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Google Display Network vs. DSP; la risposta delle holding pubblicitarie ai walled garden

Qual è lo strumento migliore per aumentare la reach della pubblicità display? Dipende dai casi. Intanto le holding adv rispondono ai walled garden con le loro piattaforme dati proprietarie, e il mercato della pubblicità mobile prova a superare alcuni importanti ostacoli.

Google Display Network o DSP?

Le piattaforme utilizzabili da chi acquista campagne display sono tante, ma in genere chi passa dalla search alla display e ha voglia di aumentare la proria reach tende per vari motivi ad affidarsi al Google Display Network. Siamo sicuri però che questa scelta sia sempre la migliore? Tra utilizzare GDN o DSP la decisione più adatta non sempre è la più ovvia: entrambi, infatti, hanno pregi e difetti. Leggi di più su Marketing Land.

Ad ogni holding la sua piattaforma dati

Agli inserzionisti fa gola poter utilizzare i preziosi dati forniti dai walled garden, tuttavia al di fuori dei confini di quelle piattaforme non è cosa possibile. Per rispondere a questi desideri dei buyer, le principali holding pubblicitarie hanno sviluppato delle piattaforme dati proprietarie: Spine di Publicis Groupe, AMP di IPG Mediabrands, mPlatform di WPP, M1 di Dentsu Aegis Network e Annalect di Omnicom. Ma che differenza c’è tra l’una e l’altra? Leggi di più su AdExchanger.

Le nuove sfide del Mobile Advertising

Nonostante la rapida crescita, la pubblicità su mobile ha ancora degli ostacoli da superare per raggiungere il suo pieno potenziale. La frammentazione di formati e standard, infatti, limita le possibilità data-driven del mezzo. Il consolidamento di standard di riferimento, diversi da quelli desktop e più appropriati alle specificità di smartphone e tablet è ancora lontano, ma miglioramenti su misurazioni e trasparenza si stanno già cominciando a intravedere. Leggi di più su eMarketer.

Google, il sistema di misurazione di YouTube anche su DoubleClick e Display Network

Il sistema di misurazioni di YouTube, è ora utilizzabile sui media acquistati attraverso DoubleClick e Google Display Network. Ads Data Hub è progettato per fornire insight della spesa pubblicitaria e delle performance di campagna sulle proprietà di Google, rispettando al contempo la privacy degli utenti.

L’obiettivo è risolvere le incongruenze nelle misurazioni emerse, specialmente in ambiente mobile, a causa della frammentazione nell’ecosistema”, ha dichiarato Geoff Samek, Senior Product Manager for Ads Data and Privacy di Google.

Ads Data Hub è attivo nel deposito di dati analitici di Google, BigQuery, che mantiene sicure le informazioni mentre impedisce ad inserzionisti e venditori di tecnologica di estrarre dati individuali. Attraverso questo strumento, i marketer possono immettere i loro dati di prima o terza parte nel database per combinarli con dati post-campagna associati ai vari ID utente, incluse le informazioni sull’accesso degli utenti.

In questo modo, gli inserzionisti e i loro venditori ad-tech possono accedere una maggiore quantità di dati anonimizzati rispetto a quelli accessibili impiegando per un pixel per la misurazione.

Google ha recentemente annunciato una serie di altre novità relative a DoubleClick: un flusso di lavoro orientato al machine learning per Bid Manager e la prossima disponibilità dello strumento di misurazione Unique Reach (leggi l’articolo).

Google, le nuove misure per la brand safety non calmano le preoccupazioni delle aziende

Dopo Havas Uk, anche alcune grandi compagnie americane come AT&T, Verizon e Johnson & Johnson hanno deciso di rimuovere le loro pubblicità dalle piattaforme di Google (leggi qui la notizia), preoccupate delle ricadute a livello di immagine causate da una possibile apparizione delle loro campagne accanto a contenuti “sensibili”.

Non sono bastate, dunque, a placare le preoccupazioni degli inserzionisti le rinnovate misure per la brand-safety annunciate in questi giorni da Google.

In un blog post, Philipp Schindler, chief business officer di Google, aveva scritto che la società stava “prendendo dure misure nei confronti di contenuti offensivi, dispregiativi e instiganti odio. Ciò include una più efficiente rimozione delle campagne da contenuti che attaccano o molestano altre persone sulla base della loro razza, religione, genere o categorie simili. Questo cambiamento ci metterà nelle condizioni di agire, laddove appropriato, su una più ampia gamma di campagne e di siti”.

Al di là di una più severa classificazione dei contenuti ritenuti “sensibili”, comunque, i cambiamenti della policy pubblicitaria di Google sono volti anche a dare risposta alle preoccupazioni di quei brand che recentemente hanno visto le loro campagne accanto a video di estremisti religiosi su YouTube. Schindler scrive che Google “si accerterà che le campagne vengano mostrate solo su contenuti prodotti dai membri dello YouTube Partner Program, e non su quelli di chi rappresenta altri canali o viola le linee guida della community”, e che nuove misure verranno prese in termini di policy pubblicitarie.

Ma quali saranno queste nuove misure?

Innanzitutto un rinnovamento delle impostazioni di pianificazione di default. “Stiamo cambiando le impostazioni predefinite per le campagne, in modo che gli annunci vengano mostrati su contenuti che rispettano un livello più alto di brand safety, escludendo contenuti potenzialmente spiacevoli. Le aziende che lo vorrano potranno comunque scegliere di pianificare su una più ampia tipologia di contenuti”.

Poi, una gestione semplificata delle esclusioni. “Introdurremo nuovi controlli a livello account per rendere più facile per gli inserzionisti escludere specifici siti e canali da tutte le loro campagne su AdWords for Video e Google Display Network, e gestire le impostazioni di brand safety per tutti i loro annunci semplicemente cliccando un pulsante”.

Infine, più controlli di fine-tuning. “Introdurremo nuove modalità di controllo per facilitare le aziende che vogliono escludere contenuti ad alto rischio ed affinare il posizionamento delle loro campagne”.

Le nuove misure per la brand safety, che saranno guidate da tecnologie di intelligenza artificiale e machine learning, verranno attivate nel giro delle prossime due settimane.

Erbs, Google: «La creatività ha bisogno del Programmatic per affrontare le nuove sfide del digitale»

Tra i protagonisti della seconda giornata dell’IF! Italians Festivalorganizzato e promosso dall’Art Directors Club Italiano e Assocom/Pr Hub al Teatro Franco Parenti di Milano, c’è stata Katie Erbs, Platforms Branding & Creative Strategy Lead, EMEA di Google. Intervistata a margine del suo intervento dedicato al real-time marketing, Erbs ha descritto il ruolo che Google svolge in supporto alla creatività in ambito pubblicitario, approfondendo, in modo particolare, il grande tema del rapporto tra tecnologie programmatiche e creatività.

Questa manifestazione è dedicata principalmente alla creatività, perché Google è qui oggi a parlare di questo? Cosa state facendo, nello specifico, per incentivarla e sostenerla?

Ci troviamo in un momento in cui la creatività tradizionale è ancora molto rilevante ma in cui, allo stesso tempo, le modalità di consumo dei media da parte degli utenti stanno cambiando. Le persone sono arrivate a possedere un’ampia gamma di dispositivi connessi e gli operatori dell’industria devono pensare a rendere rilevanti le creatività su tutti questi diversi ambienti. Google è presente in ognuno di loro, siamo ben posizionati per aiutare i creativi a valorizzare il loro lavoro, con il fine di fornire le migliori esperienze per i clienti.

Dal punto di vista di DoubleClick, forniamo diversi strumenti che i creativi possono sfruttare all’interno del canvas, noi siamo lì con la tecnologia e loro con le idee.

Nell’industria digitale c’è chi pensa che il Programmatic possa limitare la creatività. Che rapporto c’è tra di essa e questo tipo di tecnologie?

È una situazione che si sta evolvendo, negli ultimi anni abbiamo fatto molta strada. Il Programmatic può sicuramente potenziare la creatività, costituisce la piattaforma attraverso cui veicolare storie fantastiche. Esso permette di parlare ad un target specifico, in un momento preciso, con un messaggio definito ma, ad ogni modo, le idee hanno bisogno di essere creative e in grado di emergere.

Il Programmatic deve esser visto come uno strumento capace proficuamente di connettere in tempo reale dati e insight all’interno dei vari processi, e proprio perché le creatività partono sempre dagli insight, chi sono i consumatori, cosa li guida, ecc., bisogna considerare il Programmatic come una grande opportunità, non come una barriera.

Quindi pensa che, almeno sul lungo periodo, le agenzie abbandoneranno gli scetticismi per adottare un approccio differente verso lo strumento?

È essenziale che si adeguino a questo nuovo scenario, specialmente se guardiamo ai media digitali. Gli investimenti in Programmatic stanno aumentando vertiginosamente, gran parte della spesa in media si sta direzionando proprio verso questo spazio. Se i creativi non accettano e adottano queste tecnologie si troveranno in difficoltà.

Su quali prodotti è al lavoro Google ultimamente?

Stiamo investendo molto in questo segmento e aumentiamo i nostri sforzi per avvicinare i flussi di lavoro creativo al Programmatic. Il nostro obiettivo per i prossimi anni è semplificare le nostre piattaforme automatizzando alcune funzionalità, come quelle relative alla pianificazione; in questo modo, i creativi si potranno concentrare sulle strategie e sugli aspetti più strettamente relativi al loro lavoro.

L’altra area di lavoro in cui siamo impegnati è quella dei formati e dell’innovazione, abbiamo già unità mobile e video nel nostro portafoglio ma abbiamo da poco presentato dei formati nativi in Programmatic insieme con formati brand-friendly molto impattanti e con alti livelli di viewability.

Google, le ultime novità pubblicitarie

Nel corso di questi tre mesi, Big G ha rilasciato diverse soluzioni in ambito pubblicitario. Innanzitutto, AMP for Ads, progetto open-source che permette di creare formati di qualità in AMP HTML, per cui ha collaborato con una comunità globale di editori e altre aziende tecnologiche; poi AMP Landing Pages, pagine veloci e personalizzabili che gli inserzionisti possono creare per fare in modo che l’esperienza ottimizzata continui sulla loro landing page; i formati native in Programmaticle estensioni di località e le metriche sulle visite in negozio per Google Display Network e, infine, il remarketing cross-dispositivo.

Google lancia una soluzione per il retargeting cross-dispositivo

Google lancia, durante l’Advertising Week, una serie di novità studiate per aiutare i professionisti del marketing a raggiungere i propri clienti su tutti i canali, dalla tv al digitale, dall’online all’offline, dal mobile al desktop.

«Oggi annunciamo il remarketing cross-device per Google Display Network e DoubleClick Bid Manager per consentire ai professionisti del marketing di raggiungere lo stesso utente su qualunque dispositivo. Questa tecnologia permette di decidere, per ogni campagna, quante volte l’audience prescelta vedrà l’annuncio a prescindere dal dispositivo che sta usando», spiega nel blog post ufficiale Brad Bender, Vice President of Display and Video Advertising di Google.

Le visite nei negozi sono spesso influenzate dagli annunci online: negli Stati Uniti il 30% degli utenti che visitano un sito o un’app dal loro smartphone, fanno un acquisto in negozio nelle successive 24 ore (Fonte Google / Ipsos Connect, How devices connect consumers to stores, March 2016, n=2,013 US online respondents 18+. n=567 US online respondents A18-34).

«È per questo che oggi lanciamo le estensioni di località e le metriche sulle visite in negozio per Google Display Network – che aiuteranno a comprendere meglio il rapporto tra inserzioni online e vendite offline. Quando i consumatori visitano i siti web o interagiscono con le app favorite, è possibile raggiungerli con annunci che mostrano l’indirizzo del negozio, con direzioni su Google Maps e immagini», continua Bender.

Store Visits per Display misura l’impatto degli annunci su Display Network basandosi sull’effettivo passaggio dal punto vendita, grazie alla tecnologia di Google Maps.

Inoltre, verranno estese le funzionalità di Brand Lift, che misura l’impatto delle campagne su YouTube e sulle piattaforme digitali sul percorso del consumatore verso l’acquisto, alle campagne televisive.

Queste novità saranno tutte disponibili nei prossimi mesi.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

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