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Segmentazione degli utenti, da GfK una nuova soluzione per le aziende del mondo finanziario

GfK Italia amplia l’offerta con una nuova soluzione per la segmentazione degli utenti e l’ottimizzazione delle strategie commerciali, di marketing e di retention, specificamente pensata per banche, aziende finanziarie e società di assicurazioni.

Si chiama Sinottica Fin ed è rivolta alle aziende che vogliono liberare il potenziale inespresso di database proprietari autoreferenziati, consentendo di evolvere le tradizionali segmentazioni – fondate su credit scoring e dati comportamentali finanziari interni – con informazioni che raccontano lo stile di vita e le attitudini verso servizi e prodotti finanziari degli italiani.

«Sinottica Fin è frutto della nuova vision di GfK sulle ricerche di mercato per il settore Finance – commenta Giampaolo Falconio, Sales Lead di GfK Italia -. In uno scenario di mercato in piena digital trasformation, GfK sposta il focus dalla ricerca e raccolta dati – siano esse derivate da panel continuativi oppure da studi ad hoc – all’integrazione delle informazioni e dei risultati nei sistemi di CRM. Sinottica Fin diventa il punto di partenza di un ecosistema a supporto di banche e assicurazioni. Non una soluzione fine a sé stessa da interrogare all’occorrenza, ma un reference layer per arricchire a livello di singolo record i database CRM, alimentando quindi le strategie commerciali e di marketing dei nostri clienti».

GfK Sinottica Fin permette di analizzare gli individui e creare delle segmentazioni personalizzate, moltiplicando l’efficacia di dati che già esistono negli istituti finanziari e consentendo l’attivazione di campagne mirate su target prioritari. «Si inizia in un contesto di laboratorio, creando una segmentazione di partenza personalizzata in Sinottica Fin, con variabili non solo finanziarie – continua Simona Grieco, Key Account Manager di GfK -. Il passaggio successivo è trasferire queste informazioni nel CRM, che viene arricchito a livello di singolo record, in modo che ogni individuo abbia un suo indice di affinità al segmento; questo consente l’attivazione di comunicazioni mirate e dedicate alle esigenze del cliente. Come ultimo passaggio, GfK riproduce i segmenti a livello di popolazione per attività di monitoraggio dei principali KPI di brand e comunicazione, consentendo un perfezionamento continuo delle strategie di marketing e commerciali».

«Si tratta di un ecosistema che si autoalimenta nel tempo grazie a dati esterni e interni, e che aiuterà le banche, le assicurazioni e tutti gli operatori del settore a migliorare la propria presenza sul mercato, nel rispetto delle diversità dei singoli individui», conclude Daniela Mastropasqua, Key Account Manager di GfK.

Un italiano su tre è disposto a condividere i suoi dati in cambio di un vantaggio immediato

In Italia, una persona su tre si dichiara favorevole a condividere i suoi dati personali in cambio di un vantaggio immediato. E’ quanto è emerso da uno studio di GfK, che ha coinvolto un campione internazionale di oltre 22.000 persone.

Secondo i risultati dello studio, la percentuale di persone disposte a comunicare i propri dati in cambio di qualcosa è superiore a quella di chi è totalmente contrario. In particolare, circa un quarto degli intervistati (27%) si è dichiarato d’accordo con la possibilità di condividere i propri dati personali in cambio di vantaggi come servizi, promozioni, ma anche un’esperienza di acquisto più rapida e personalizzata. Per contro, il 19% delle persone ha dichiarato di essere totalmente in disaccordo con questa idea.

I risultati dell’indagine a livello internazionale

Lo studio ha messo in luce alcune differenze tra i Paesi, informazioni che possono essere utili alle aziende per capire come rivolgersi ai potenziali clienti nel momento in cui si richiede la cessione di alcuni dati personali. La Cina conta la percentuale più alta di persone disposte a condividere i propri dati personali in cambio di benefici: ben il 38% degli intervistati ha dichiarato di essere sicuramente disposta a farlo. Altri paesi dove la percentuale di persone favorevoli è più alta della media sono il Messico (30%), la Russia (29%) e l’Italia (28%).

I cinque paesi con le percentuali più alte di persone fermamente contrarie alla possibilità di condividere i propri dati sono Germania (40%), Francia (37%), Brasile (34%), Canada (31%) e Paesi Bassi (30%).

Ventenni e trentenni i più disposti a condividere i propri dati

L’età dell’intervistato sembra influenzare la facilità con cui si accetta di condividere i dati personali. Ventenni e trentenni sono in assoluto i più propensi a comunicare i propri dati: nella fascia 30-39 anni i favorevoli sono il 34%, mentre nella fascia 20-29 anni sono il 33%. A differenza di quanto succede in Italia, a livello internazionale gli adolescenti (15-19 anni) sono abbastanza favorevoli (28%) rispetto a questa opportunità.

Non emergono invece grandi differenze tra uomini e donne su questo tema: entrambi i generi si attestano al 27% di persone favorevoli. Tra le donne è però più alta la percentuale di chi si dichiara fortemente in disaccordo con la possibilità di condividere i propri dati in cambio di un vantaggio (21%, contro il 18% degli uomini).

La situazione in Italia

Le risposte degli italiani si collocano leggermente al di sopra della media internazionale: il 28% degli intervistati ha infatti dichiarato di essere disposto a comunicare i propri dati in cambio di benefici di qualche sorta.

Questa percentuale non varia tra uomini e donne, mentre emerge chiaramente come i più favorevoli alla condivisione dei dati siano i trentenni (32%), seguiti dalle fasce d’età 20-29 anni (31%) e 40-49 anni (30%). I meno favorevoli in assoluto sono gli over 60 con il 24%, mentre a sorpresa i più giovani sono quelli che esprimono maggiori perplessità: nella fascia d’età 15-19 anni ben il 31% degli intervistati si dichiara fortemente in disaccordo.