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Tutte le mosse di Google per adeguarsi alla GDPR

Mancano meno di venti giorni al 25 maggio, quando diverrà l’attivazione della General Data Protection Regulation Law (GDPR). E tutti gli operatori della filiera, di qualsiasi dimensione, si stanno preparando a quella che si configura forse come una delle date più temute dall’industria digitale.

Persino il colosso della pubblicità online Google sta adottando una serie di misure per adeguarsi alle nuove norme e garantire una maggiore sicurezza dei dati personali degli utenti. Questo perché la GDPR tutela i cittadini e residenti dell’Unione Europea anche se le aziende che raccolgono e trattano determinate informazioni hanno sede al di fuori dell’area.

A marzo, Big G aveva comunicato con una lettera ai suoi partner come sarebbe cambiata la gestione dell’utilizzo dei dati per chi fa uso delle sue piattaforme per la pubblicità. Innanzitutto, è stata aggiornata la “user consent policy” europea per renderla conforme alle nuove condizioni legali. Ogni sito o app che utilizza soluzioni pubblicitarie di Google dovrà necessariamente ottenere il consenso valido dell’utente finale per usare cookie, raccogliere dati o condividerli per erogare campagne mirate.

È stato inoltre introdotto Funding Choices, che consente ottenere il consenso per il tracciamento degli utenti da parte degli editori. Lo strumento attiva la visualizzazione, da parte dei naviganti, che visitano un sito, una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari e una ben visibile risposta “sì” o “no”. Esso permette la condivisione del consenso raccolto a soli dodici partner ad-tech, inclusa Google, tra SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, tag di tracciamento o misurazione, plug-in e fornitori di dati di terza parte.

La società ha anche lanciato una serie di soluzioni per facilitare la conformità dei suoi partner alla nuova normativa europea. Tra questi, una che aiuterà gli editori a mostrare annunci non-customizzati a quelle persone che hanno fatto opt-out della raccolta dati; dei controlli per AdMob, DFP, AdX e AdSense che consentiranno ad inserzionisti ed editori di gestire le società terze abilitate ad erogare e misurare annunci in Europa; uno strumento per il mantenimento e la cancellazione dei dati su Google Analytics; e delle soluzioni per limitare il trattamento delle informazioni personali dei minori.

Gli aggiornamenti dell’ecosistema digitale e tecnologico di Google riguardano anche YouTube. La piattaforma video cesserà di supportare l’erogazione di pubblicità da server di terze parti in Europa a partire dal 21 maggio. Lo stesso giorno, sarà effettiva anche la politica riguardante l’interruzione del supporto per il tracciamento dei pixel di terza parte, annunciata a gennaio dello scorso anno.

L’ultimo provvedimento in ordine di tempo interessa la piattaforma DoubleClick, che non consentirà più l’utilizzo degli ID a chi usa il suo servizio di trasferimento dati. Lo strumento funzionerà ancora, ma i suoi dati non saranno esportabili all’esterno.

GDPR e Web Marketing: istruzioni per l’uso

Tra poco più di un mese entrerà in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation) il nuovo regolamento dell’Unione Europea per la raccolta e il trattamento dei dati degli utenti.

La normativa impatterà anche i professionisti del digitale e il modo in cui si approcciano ai dati nel loro lavoro, nonché i processi adottati dalle aziende nella raccolta, gestione e conservazione dei dati online di cittadini europei. In questa infografica, Tradelab riassume i punti più importanti da conoscere sul GDPR e le buone pratiche da adottare per non arrivare impreparati al cambiamento.

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GDPR, Oath mette in campo misure per la conformità a livello globale

Oath è una delle prime grandi società pubblicitarie a fornire un orientamento sulla General Data Protection Regulation, il provvedimento che regola la gestione e la raccolta dei dati personali dei cittadini europei. In vista dell’entrata in vigore delle nuove norme, prevista il 25 maggio, la controllata di Verizon ha avviato un processo di adeguamento a livello internazionale.

Rispettando il principio di “privacy by design”, Oath ha formato una squadra globale per la privacy con lo scopo di supervisionare la conformità e nominerà un data protection officer, requisito essenziale per rientrare nel canone della GDPR.

In un articolo, Doug Miller, Chief Privacy Officer della società, ha delineato alcuni importanti cambiamenti nell’approccio alla riservatezza e alla protezione dei dati, sia per quanti utilizzano i servizi di Oath sia per gli inserzionisti e gli editori.

Queste azioni includono l’aggiornamento dei sistemi pubblicitari e l’aggiornamento dei contratti per garantire una corretta raccolta, distribuzione ed elaborazione dei dati. Inoltre, la società ha in programma di introdurre un pannello di controllo per la privacy che permetterà agli utenti di modificare le loro preferenze sui dati per qualunque marchio controllato.

Per gli editori, Oath introdurrà un sistema di gestione del consenso per captare, immagazzinare e validare dati posseduti e gestiti, inclusi quelli di terza parte.

Sizmek illustra i piani di sviluppo in Italia per il 2018

Con il 2017 si è conclusa la fase di integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel, che ha portato alla nascita di un unico team di trenta specialisti altamente qualificati guidato da Enrico Quaroni, Managing Director per l’Italia di Sizmek, e con sede a Milano.

Il 2018 apre le porte a grandi opportunità per l’azienda, riporta la nota, che prevede di crescere in Italia puntando sui tre argomenti chiave che domineranno le conversazioni di quest’anno: l’integrazione delle soluzioni, il GDPR e le novità di Chrome e Safari relativamente al blocco della pubblicità.

La crescente integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel

Marketer e agenzie chiedono sempre più di poter accedere a tutti i dati sulle proprie campagne da un’unica piattaforma. La fusione tra Sizmek e Rocket Fuel ha dato vita alla più grande piattaforma buy-side indipendente al mondo, caratterizzata dalla capacità di raccogliere e analizzare tutti i dati relativi all’intero piano media per aiutare marchi e marketer a creare pubblicità altamente personalizzate e raggiungere il giusto utente nel momento migliore.

L’obiettivo è che da un unico pannello di controllo sia possibile ottenere tutte le informazioni necessarie su:

  • Performance delle campagne su tutti i canali, per capire quali attività siano più performanti;
  • Consumatori, per ottenere una profonda conoscenza della propria audience e consegnare il giusto messaggio a ogni utente;
  • Contesto, per raggiungere le persone nel momento in cui visitano siti che trattano temi rilevanti per il brand e sono più ricettive verso il suo messaggio;
  • Creatività, grazie all’ad server è possibile conoscere nel dettaglio quali creatività ottengano migliori risultati, per creare esperienze personalizzate più coinvolgenti;
  • Costi delle campagne, frequenza, conversion, visibilità e frodi per gestire nel modo migliore la pubblicazione di pubblicità attraverso DSP e publisher diversi.

Sizmek è già conforma alla GDPR

Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il GDPR (General Data Protection Regulation), il regolamento della Commissione Europea per la protezione dei dati personali degli utenti. Tutte le aziende che gestiscono i dati di cittadini dell’Unione Europea dovranno rispettare le norme relative alla raccolta e al trattamento delle informazioni personali degli utenti. Il mancato adempimento agli obblighi comporterà multe salate per le aziende.

Sizmek garantisce ai propri clienti di essere già conforme al regolamento e che i dati trattati sulla propria piattaforma verranno gestiti a norma di legge. Agenzie e marketer non dovranno quindi preoccuparsi di dover rilasciare garanzie relativamente al trattamento e alla protezione dei dati gestiti tramite le soluzioni di Sizmek.

In particolare, per quanto riguarda il settore pubblicitario, il GDPR introduce una chiara distinzione tra informazioni a carattere personale, che identificano chiaramente gli utenti, e categorie di dati meno personali comunemente usati come pseudonimi e utilizzati dalle aziende per proteggere la vera identità delle persone, come ID, cookie o indirizzi IP. Le soluzioni di Sizmek non dovranno subire aggiornamenti, in quanto già si limitano a raccogliere informazioni anonimizzate relativamente al customer journey degli utenti.

Aggiornamento ad blocking di Chrome e Safari

L’aggiornamento del browser Chrome previsto per il 15 febbraio introdurrà funzionalità per il blocco delle pubblicità ritenute fastidiose dagli utenti (leggi qui l’intervista a Scott Spencer di Google sull’argomento). Questa misura è stata presa in seguito alla pubblicazione da parte della Coalition of Better Ads dell’Initial Better Ads Standard che identifica le pubblicità invadenti e indesiderate. L’aggiornamento non richiederà alcuna modifica delle impostazioni dell’ad server di Sizmek, poiché l’azienda si è sempre impegnata nell’innovazione creativa per consegnare pubblicità rilevanti e interessanti agli utenti.

Inoltre, gli aggiornamenti iOS 11 e macOS 10.13 hanno introdotto per gli utenti Safari l’Intelligent Tracking Prevention (ITP) per limitare le attività di tracciamento, proteggere la privacy degli utenti e migliorare la loro esperienza sul web. Gli aggiornamenti limitano la possibilità per le aziende di verificare e aggiornare i cookie di prima parte quando non si trovano direttamente sul sito aziendale. In altre parole, impediscono di accedere ai cookie di prima parte in un contesto di terza parte. Tuttavia, entrambi gli aggiornamenti non avranno conseguenze sull’utilizzo dell’ad server e della DSP di Sizmek, dato che entrambe le piattaforme non fanno uso di cookies di prima parte.

«Sizmek aggiorna costantemente le proprie soluzione per rimanere sempre al passo con i tempi. Dalla protezione delle informazioni personali alla creazione di pubblicità piacevoli e non intrusive, ci impegniamo per garantire agli utenti le migliori esperienze possibili, assicurando ai nostri clienti i migliori risultati per le loro campagne, possibili solo inviando il messaggio corretto alla persona giusta nel momento più adatto», ha commentato Quaroni.

Tre ragioni per cui la GDPR non è poi così male

Attendi l’entrata in vigore della GDPR? Ne siamo sicuri, ma capiamo il nervosismo. Il recente ritratto della GDPR sulla stampa è spaventoso: le imprese sono state allertate con multe da circa 20 milioni di euro dovendo rispettare requisiti complicati come, ad esempio, la nomina di un responsabile della protezione dei dati.

Certo, bisogna prepararsi per il nuovo regolamento, ma non è stato studiato per far spendere i soldi delle aziende in multe, o far loro un dispetto. Il regolamento ha i suoi vantaggi, e qui elenchiamo i primi tre.

1. Vantaggio Competitivo

La GDPR riconosce il valore che i cittadini dell’UE attribuiscono ai propri dati e al modo in cui sono trattati. Nell’era delle aziende che raccolgono e sfruttano grandi quantità di dati, diventa sempre più importante rassicurare i clienti sul fatto che nessun terzo ha accesso ai loro dati.

Pertanto, le imprese che sono GDPR compliant hanno un vantaggio enorme. Dimostrando ai clienti che i loro dati sono al sicuro, si stabilisce un rapporto di fiducia, il che significa maggior propensione all’acquisto di prodotti e servizi. Il tutto si traduce in maggiori entrate per queste aziende.

2. Qualità oltre la quantità

Il focus del regolamento sui dati di prima parte (dati acquisiti direttamente da un cliente) significa che i dati che le aziende raccolgono sui clienti sono della massima qualità, poiché provengono direttamente da loro, con il loro consenso. L’autorizzazione a conservare e utilizzare questi dati di prima parte garantisce l’accesso a migliori e più elevate conversioni. Analizzando questi dati, le aziende sono anche in grado di comprendere meglio i loro clienti. Questo permette loro di estrarre valore reale dai dati e di aumentare ulteriormente le conversioni attraverso un targeting avanzato.

I dati di terza parte memorizzati senza consenso sono di qualità inferiore, in quanto questi utenti non hanno scelto di interagire con l’azienda – potrebbero infatti non avere alcun interesse nei prodotti o servizi offerti. I dati di terzi aumentano il volume dei dati, ma non favoriscono la qualità. Con fino all’ 85% di tutti i dati memorizzati dalle aziende che sono considerati ROT (Redundant, Obsolete, Trivial), il costo è altissimo, in termini di spazio del server, denaro e tempo. Prepararsi alla GDPR è un’opportunità da cogliere.

3.  Coesione in tutta l’UE

Prima dell’entrata in vigore della GDPR, la protezione dei dati nell’UE era disciplinata dalla legge sulla protezione dei dati. Si trattava di una direttiva, nel senso che i membri dell’UE dovevano garantire un’adeguata protezione dei dati dei cittadini, ma il modo in cui lo facevano era controllato solo da loro. Ciò ha portato a una vasta gamma di norme e regolamenti diversi in tutta Europa, rendendo difficile per le imprese che operano in più paesi all’ interno dell’UE, in quanto dovevano soddisfare condizioni diverse per quanto riguarda la protezione dei dati se operavano all’estero.

Uno degli obiettivi della GDPR è fornire un quadro chiaro che tutte le imprese dell’UE possano seguire. Ciò renderà molto più facile e chiaro operare in tutta Europa e impegnarsi in partnership, proteggendo i consumatori allo stesso livello in tutta l’Unione, riducendo l’incertezza e i costi.

Prendetevi del tempo per riconoscere i benefici

L’obiettivo principale della GDPR è garantire che le informazioni personali degli utenti siano utilizzate solo con il loro consenso e assicurare la coerenza della normativa sulla protezione dei dati in tutta l’Unione Europea. Entrambe sono essenziali affinché il commercio e il marketing digitali rimangano sostenibili e competitivi per i consumatori all’ interno dell’UE. I vantaggi non si limitano però solo ai consumatori: se le imprese traggono il massimo vantaggio dall’essere pienamente conformi, possono beneficiare anche di una maggiore fiducia da parte dei clienti e di benefit transfrontalieri e competitivi. Questo è il motivo per cui troviamo che la GDPR non sia così male dopo tutto.

PubMatic, a Milano la nuova edizione italiana della PubAcademy

La trasparenza nel settore della pubblicità digitale è il tema a cui è dedicata l’ultima edizione italiana della PubAcademy, che si terrà mercoledì otto novembre presso il Palazzo Parigi Hotel and Grand Spa di Milano. L’evento, organizzato da PubMatic, consterà di con un incontro di carattere riservato, previsto per il mattino, e un altro aperto, che si svolgerà nel pomeriggio.

Al primo, parteciperanno professionisti senior e manager selezionati provenienti da tutta la filiera (editori, centri media e trading desk), nel secondo, si alterneranno gli interventi di Cristian Coccia, Regional Director Southern Europe di PubMatic e di altri esponenti internazionali della società ad-tech.

In particolare, Adam McEnery, Solutions Engineer di PubMatic, parlerà delle dinamiche d’asta in Programmatic e di quanto sia importante comprendere le modalità in cui gli spazi pubblicitari sono commercializzati; Amelie Grenier-Bolay, Director, Advertiser Solutions, Southern Europe, condurrà il panel intitolato “What Do Buyers Want From Publishers?”, dopodiché Diana Zighetti, Customer Success Manager, Southern Europe, si soffermerà sullo strumento ads.txt e di come possa essere utile per combattere le frodi relative agli annunci digitali. Infine, Lapo Curini Galletti, Founding Partner dello Studio Legale DGRS, spiegherà ai partecipanti tutto quello che c’è da sapere sulla General Data Protection Regulation, la norma europea sulla protezione dei dati personali.

«La missione della PubAcademy, format ben collaudato che ha già toccato numerose altre città europee, è prettamente divulgativa: intendiamo esporre il nostro punto di vista sulle principali questioni che riguardano l’industria della pubblicità digitale, cercando al contempo di sensibilizzare gli operatori sui temi più critici», ha commentato Coccia.

L’inizio dei lavori è previsto per le 16:00, la chiusura dell’incontro avverrà invece alle 18:30.

MailUp nomina Alberto Miscia Data Protection Officer

MailUp comunica la nomina di Alberto Miscia a Data Protection Officer, la figura aziendale nata con il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR – General Data Protection Regulation), il testo di legge che, operativo dal 25 maggio 2018, definirà norme uniche per i trattamenti effettuati nell’Unione Europea.

Miscia, già Head of Deliverability and Compliance della società, si occuperà di osservare, valutare e organizzare il trattamento e la protezione dei dati personali all’interno della società, assicurando il rispetto della normativa e fungendo da interfaccia tra i soggetti coinvolti: il Garante Privacy, gli interessati e le divisioni operative all’interno dell’azienda.

Grazie a competenze trasversali in campo informatico, giuridico, di risk management e analisi dei processi, Alberto Miscia rappresenta il profilo ideale a cui affidare i compiti del Data Protection Officer, tra le più consistenti novità della riforma europea.

La nomina rientra in un più esteso programma di aggiornamento dei processi aziendali agli obblighi e alle opportunità aperte dal GDPR, con l’obiettivo di tradurre la data protection da mero argomento giuridico a tema strategico all’interno della nuova economia dei dati.

«È un onore per me poter essere parte attiva nel processo di conformitàe dell’azienda verso il GDPR. Accolgo molto positivamente la nuova normativa, che è incentrata sui doveri e sulla responsabilizzazione sia del titolare del trattamento che degli incaricati; questo porterà le aziende ad adottare necessariamente un modello organizzativo specifico e centrato sulla protezione dei dati personali. Sono altrettanto felice di ritrovare nel testo del Regolamento alcuni concetti chiave, specialmente per quanto riguarda il consenso, dei quali MailUp si è fatta promotrice già da diversi anni», ha commentato Alberto Miscia, Head of Deliverability and Compliance e da oggi Data Protection Officer di MailUp.

Privacy, le aziende sono pronte per affrontare la nuova norma europea?

Manca meno di quanto si pensi all’entrata in vigore della General Data Protection Regulation (GDPR). Il provvedimento con il quale la Commissione Europea intende rafforzare e uniformare la protezione dei dati personali all’interno dei confini dell’Unione sarà infatti applicato a partire dal 25 maggio 2018, ma l’industria digitale si scopre ancora impreparata all’adeguamento alle nuove norme.

Lo rivela World Federation of Advertisers che, intervistando 18 marketer globali responsabili di un investimento marketing annuale di oltre 20 miliardi di dollari, ha registrato che ben sette aziende su dieci credono che i marketer delle loro aziende non siano pienamente a conoscenza delle implicazioni della GDPR. Inoltre, secondo il sondaggio, i marketer che si trovano al di fuori dell’Unione Europea sono ancora meno informati sulla questione.

È bene ricordare, infatti, che la regolamentazione si applicherà a qualsiasi compagnia che offre beni o servizi a consumatori in Europa o monitora il comportamento di persone situate in Europa, indipendentemente da dove essa sia basata e posizionata.

Esaminando i numeri, il 56% dei rispondenti ha dichiarato che i team europei sono maggiormente informati sulla GDPR, rispetto al 44% della media globale. Il 40% ha riferito che è “estremamente sfidante” o “sfidante” aumentare a livello interno la consapevolezza sulle questioni di privacy dati.

Le due difficoltà maggiori che gli operatori affrontano sono “coordinare i dati immagazzinati nelle differenti divisioni delle aziende” e “rivedere e comprendere i livelli di conformità tra terze parti”, citate, rispettivamente, come estremamente sfidanti o sfidanti dal 66% e dal 73% dei rispondenti.

Le priorità per i marketer includono, invece, la revisione dei meccanismi di consenso per la raccolta e l’elaborazione dei dati (priorità elevata per il 94% dei rispondenti), rivedere e aggiornare le politiche di privacy (63%) e controllare l’inventario dei dati per valutarne la conformità (56%).

Solo il 41% dei rispondenti dichiara di avere una strategia/sistema in atto mentre uno su quattro intervistati si trova ancora nelle fasi iniziali di pianificazione. Infine, due terzi dei marketer interpellati si aspetta di essere pienamente conforme alla GDPR prima che le regole entrino in vigore il prossimo anno. Il dato suggerisce che alcune grandi aziende sono ancora a rischio sanzioni in quanto potrebbero infrangere le nuove norme.