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Integral Ad Science, accordo con FreeWheel per la qualità della pubblicità video

Integral Ad Science (IAS) ha annunciato la stipulazione di un accordo con FreeWheel che permette agli editori di misurare la qualità del video digitale secondo i parametri di viewability, sicurezza del marchio e livello di frodi.

Gli strumenti di IAS saranno disponibili globalmente su Video Ad Serving Template (VAST) e Video Player Ad Interface Definition (VPAID) su desktop e mobile web.

La collaborazione, attiva anche in Italia, permette agli editori che utilizzano la piattaforma di monetizzazione video di FreeWheel di comunicare facilmente la qualità dei loro spazi pubblicitari e garantire ai marketer che gli annunci siano posizionati in ambienti viewable e senza frodi. Inoltre, l’integrazione aiuta gli editori ad essere più trasparenti e fornire agli inserzionisti esperienze online in sicure per il marchio.

“Siamo entusiasti di collaborare con FreeWheel per accrescere la nostra copertura video”, ha commentato Nick Morley, Managing Director EMEA MD di IAS, “Oggi più che mai, la verifica di terza parte è essenziale affinché tutti gli operatori dell’industria possono investire efficacemente e con fiducia. IAS è impegnata nel supporto sia del lato acquisto sia del lato vendita e nella promozione di alti standard qualitativi in ambito media, e questo accordo ci permette di proseguire la nostra iniziativa”.

“Creare soluzioni e standard globali per il video digitale è un fattore critico per la salute dell’intero ecosistema televisivo”, ha dichiarato Thomas Bremond, General Manager di Freewheel International, “L’integrazione di FreeWheel con i servizi di misurazione di IAS incrementerà la fiducia degli inserzionisti nell’integrità dell’inventario che stanno acquistando e permetterà agli editori di seguire strategie di monetizzazione più consapevoli”.

Google, su Display & Video 360 si potrà acquistare solo inventory autorizzata da Ads.txt

Google rafforza l’applicazione del protocollo di ads.txt, lo strumento di contrasto alle frodi pubblicitarie introdotto da IAB circa un anno fa.

Sulla piattaforma Display & Video 360, nuovo nome assegnato a DoubleClick Bid Manager in seguito alla riorganizzazione dell’offerta tecnologica della società, è stata introdotta una funzione che permette di acquistare solo inventory autorizzata dal file di testo apposto dall’editore al dominio del proprio sito. Ciò significa che d’ora in poi aziende e agenzie possono scegliere di attivare campagne esclusivamente su siti che adottano ads.txt, escludendo dall’acquisto quelli che non lo utilizzano.

Google aveva cominciato a filtrare l’inventory non autorizzata dai suoi sistemi lo scorso autunno e ora che l’adozione dello strumento di IAB è elevata alla nuova funzione è stato dato il valore di impostazione predefinita su Display & Video 360.

Integral Ad Science rilascia la prima edizione italiana del Media Quality Report

Integral Ad Science ha pubblicato l’edizione italiana del Media Quality Report relativo al secondo semestre del 2017.

Rispetto al benchmark globale, la viewability in Italia è complessivamente inferiore al 22,6%. Tuttavia, l’indagine, la prima condotta specificamente sul nostro mercato su un totale di cinque miliardi di impression, rivela che nel periodo che va da giugno a dicembre dello scorso anno la viewability del formato display in ambiente desktop, partendo da un tasso del 40,8% nel primo semestre, è aumentata del 5,8%. Questo dato rispecchia, secondo il documento, gli sforzi compiuti dai principali marchi a livello mondiale.

Nel periodo in esame, le campagne non ottimizzate, ossia non facenti impiego di tecnologie di prevenzione, hanno attirato meno frodi pubblicitarie. E sebbene si sia riscontrato un leggero aumento delle frodi per le campagne ottimizzate, ossia facenti utilizzo di tecnologie di prevenzione, queste rimangono comunque alla pari con la media globale. La media delle frodi ottimizzate è stata dello 0,7% a livello mondiale rispetto allo 0,9% in Italia.

La maggior parte delle impression rischiose segnalate in Italia è considerata dai marchi come rischio moderato. Dal primo al secondo semestre del 2017, il brand risk rimane dunque invariato. Complessivamente, il rischio nel nostro Paese è inferiore alla media globale. Rispetto al benchmark globale del 7,9%, il brand risk in Italia è inferiore di oltre il 4,5%.

La maggior parte del brand risk in Italia deriva da contenuti classificati come contenuti per adulti (28,1%), linguaggio offensivo (25,0%) e download illegali (16,3%). Il maggiore incremento dal primo semestre del 2017 riguarda i contenuti segnalati per violenza, con un aumento di quasi il 139%. Tuttavia, la violenza rimane una minima parte del rischio totale.

«Che la modalità di vendita sia diretta o programmatica, la percentuale di frodi pubblicitarie nel nostro Paese non sono ad un livello allarmante. Per quanto riguarda la sicurezza del marchio, si può dire le minacce sono contenute. Questi dati dimostrano che il mercato italiano è all’avanguardia perché tutti gli operatori tengono sotto controllo le operazioni di acquisto online», ha commentato Elisa Lupo, Director di Integral Ad Science nel nostro Paese.

Madvertise diventa membro della Coalition Against Ad Fraud

Madvertise ha annunciato di essere diventata un membro della Coalition Against Ad Fraud (CAAF). Si tratta di un’iniziativa promossa da Adjust a cui hanno aderito i leader del settore performance mobile marketing intenzionati a unire le forze e il loro know-how per contrastare frontalmente le frodi pubblicitarie.

La coalizione ha l’obiettivo di garantire sicurezza e certificazione di qualità per gli inserzionisti, attraverso la creazione di appositi strumenti tecnologici. Durante eventi e riunioni dedicate, CAAF si occuperà inoltre di analizzare l’attuale situazione del mercato a livello mondiale. Ad oggi sono già stati realizzati incontri a Tokyo, Berlino e San Francisco e altre iniziative verranno realizzate durante tutto il 2018.

Ad oggi hanno aderito e sono membri della coalizione società come IronSource, Adcolony, Applift e molte altre che si uniranno nei mesi a venire.

Forte della tecnologia proprietaria Appsfire (società acquisita dal gruppo nel 2015), del suo sistema antifrode e, da oggi, della certificazione CAAF, Madvertise si propone come partner per campagne cost-per-download con garanzie di sicurezze del marchio.

Attualmente la struttura lavora con tutti i principali sistemi di tracciamento operativi a livello internazionale, (Adjust, Appsflyer, Kochava, MAT) e da questo mese la sua tecnologia è integrata con Firebase, la nuova soluzione creata da Google.

Madvertise ha già ottenuto la certificazione dell’inventory da parte di Nielsen ed è stata valutata conforme sia ai requisiti della GDPR sia della Coalition for Better Ads

Migliori misurazioni sono necessarie per accrescere gli investimenti in programmatic

Non è nei confronti del programmatic che gli inserzionisti nutrono dubbi e preoccupazioni, bensì verso l’attuale modello di misurazione adottato dalla maggior parte dell’industria pubblicitaria digitale.

Riporta Infectious Media in una ricerca che, infatti, il 90% dei marketer sarebbe disposto a investire “leggermente” o “significativamente” in automatizzazione se si avesse la certezza di avere migliori metriche.

La questione, con tutte le problematiche relative, emerge nettamente da un ulteriore dato: il 66% dei rispondenti l’ha definita “estremamente” o “molto” sfidante, considerando che la maggior parte delle aziende che si affida ancora sui click per comprovare il successo delle loro campagne.

Tutto ciò ha alimentato la richiesta di una riforma radicale delle misurazioni, con il 53% degli inserzionisti coinvolti nel sondaggio che dichiarano di cercare attivamente soluzioni alternative a quelle in uso.

Dal nostro studio è chiaro che le aziende stanno realizzando il fatto che il modello di misurazione su cui hanno fatto affidamento per le loro campagne programmatiche è malfunzionante e, come risultato, la spesa in pubblicità digitale è frenata. I marchi esigono che le agenzie dimostrino maggiore impegno nel miglioramento del sistema. Sfortunatamente, molti operatori si sono accontentati della facile opzione di spendere i soldi degli inserzionisti su un inventario a basso prezzo, che incontra obiettivi di click senza però considerare i rischio legati alle frodi o ad uno scarso ROI”, ha commentato Martin Kelly, Chief Executive e Co-fondatore di Infectious Media.

Il programmatic arriva a valere 63,4 miliardi di dollari, ma crescono i timori dell’industria

Continua a crescere l’automatizzazione in ambito pubblicitario ma, con essa, anche le preoccupazioni degli operatori.

Il Global Ad Trends di Warc stima che lo scorso anno, nel mondo, sono stati spesi 63,4 miliardi di dollari di dollari in programmatic, anche se, d’altra parte, mette in evidenza le minacce che incombono sull’ecosistema, quali la trasparenza della filiera, la gestione della reputazione, le frodi, la qualità dei media e la viewability.

Il rapporto rilasciato dall’organo ha inoltre calcolato che solo 17,8 miliardi (28%) potrebbe aver effettivamente raggiunto “media funzionanti”, assumendo un tasso di frode del 30%.

Oltre la metà dei marketer senior intervistati dal CMO Council ha sottolineato i rischi derivanti dai social media e dalla gestione della reputazione online. Uno su tre ha indicato le frodi pubblicitarie, la scorretta collocazione degli annunci e la viewability, mentre un quarto ha citato la trasparenza dell’acquisto media.

Trasparenze e “tassa tecnologica”, i dati di Warc

Se i professionisti riconoscono universalmente che le tecnologie di automatizzazione hanno accresciuto l’efficienza delle transazioni pubblicitarie, hanno osservati che queste, in alcune circostanze, hanno finito per assorbire, in misure differenti, parte degli investimenti dei marchi.

La World Federation of Advertisers (WFA) ritiene che il 55% degli investimenti costituisca proprio ciò che alcuni hanno soprannominato “tassa tecnologica”, ossia il danaro speso nei trading desk, demand-side platform, ad exchange e servizi di dati, targeting e verifica.

Se l’ammontare di questa “tassa” varia tra mercati, agenzie e offerte tecnologiche, le ricadute economiche sono allineate con le stime, cioè 34,9 miliardi di dollari.

Collocazione degli annunci e reputazione online

Laddove i marketer utilizzino frequentemente modalità di scambio aperte per acquistare spazi, il controllo sul posizionamento dei messaggi può ridursi o addirittura annullarsi.

Il 43% dei marketer senior afferma di aver già avuto problemi di reputazione dopo che i propri annunci pubblicitari erano apparsi vicino a contenuti sgradevoli. Come conseguenza, quasi due su cinque (37%) hanno già ritirato quelle inserzioni o intendono ritirarle.

Lato consumatore, uno su cinque persone (19,5%) afferma che intraprenderebbe una qualche forma di azione diretta contro i marchi se la pubblicità apparisse affianco a contenuti sgradevoli, boicottando il marchio (10,5%) o parlandone apertamente (9%).

La scorretta collocazione degli annunci, che può verificarsi in cui le creatività sia erogata anche in contesti media di scarsa qualità, varia significativamente a seconda del mercato, del formato e della tipologia d’acquisto. Il rischio medio per la display desktop su undici mercati maggiori è calcolato al 6,9%.

Il rischio è più alto nelle Americhe. I dati di Warc mostrano che, per la seconda metà del 2017, i pericoli per i marchi sono stati più alti quando l’annuncio è acquistato programmaticamente, in particolare nel caso del formato video.

Il pericolo delle frodi pubblicitarie

L’Association of National Advertisers (ANA) stima che lo scorso anno sono stati persi in frodi pubblicitarie circa 6,5 miliardi nel mondo. Gli sprechi avrebbero potuto ridursi a 700 milioni se l’intera industria avesse aderito alle linee guida di sicurezza.

I tassi di frode per la desktop display variano da mercato a mercato: in Italia si registra il 16,1%, in Germania il 15,9%, in Francia il 14,6%, negli Stati Uniti l’11,3%, in Giappone l’8,4%, in Regno Unito l’8,3%, in Australia il 7,7% e 3% in Spagna.

Oltre alle impressioni fasulle, sono parecchio diffusi i click non umani. I dati mostrano che circa tre su quattro click su annunci 300×600 half page acquistati programmaticamente sono fraudolenti. In media, uno su tre click fatti su annunci programmatici, indipendentemente da dimensioni e piattaforme, è fraudolento.

Da qualche anno, l’industria nella sua interezza si sta attivando per implementare parametri e soluzioni per contrastare il fenomeno, come l’ads.txt, sempre più utilizzato dagli editori digitali.

La questione della viewability

Gli annunci acquistati programmaticamente hanno prestazioni sotto la media in termini di viewability rispetto gli standard del Media Rating Council. In media, registra la ricerca di Warc che circa la metà (46%) degli annunci programmatici non è viewable.

E anche se l’annuncio è viewable, è poco probabile che sia visto. Global Ad Trend mostra che solo uno su quattro annunci (23%) display desktop definiti viewable dal MRC è effettivamente visto, e solo il 4% degli annunci misurati è visto per oltre un secondo.

Al fine di offrire maggiori trasparenza e garanzie agli inserzionisti, l’organo starebbe considerando di rendere ancora più stringenti i parametri di viewability, portando la percentuale di pixel visibili di un banner o un video dal 50% al 100%.

SpotX rinnova la certificazione del Trustworthy Accountability Group

SpotX ha rinnovato la certificazione del Trustworthy Accountability Group (TAG) per tutti i sigilli ufficiali, inclusi Certified Against Fraud Seal, Certified Against Malware Seal, Certified Against Piracy Seal e il Certified Inventory Quality Guidelines (IQG).

TAG è un programma inter-settore elaborato al fine di eliminare il traffico fraudolento, combattere i malware, prevenire la pirateria su internet e promuovere maggiore trasparenza lungo la filiera della pubblicità digitale.

Il riconoscimento, precisa la nota, sottolinea il continuo impegno della società nel contrastare le frodi e migliorare la sicurezza del marchio in ambiente video. Per soddisfare gli standard di TAG, SpotX ha dovuto intraprendere diverse azioni, come il filtraggio della lista dei domini, della lista di IP dei centri dati e l’implementazione del protocollo Payment ID.

Infine, allo scopo di rispettare il programma di certificazione, aggiunge il comunicato, è scansionata la totalità dell’inventario gestito attraverso la sua piattaforma.

Che impatto avranno i problemi in ambito frodi, viewability e brand safety sul mercato pubblicitario digitale?

Il dibattito sulle frodi pubblicitarie, sulla viewability e sulla sicurezza del marchio online è stato ulteriormente alimentato dalle parole di Keith Weed di Unilever all’Annual Leadership Meeting dell’Interactive Advertising Bureau, tenutosi la scorsa settimana.

Nel corso del suo intervento, il Chief Marketing Officer della multinazionale del settore dei beni di largo consumo ha invocato con forza maggiore esperienza all’interno dell’ecosistema, minacciando che la società non avrebbe pianificato annunci su siti e piattaforme che non rispettano determinati standard etici. Le dichiarazioni di Weed fanno eco a quelle ormai famigerate di March Pritchard di Procter & Gamble, pronunciate un anno fa nel corso dello stesso evento.

Ma nonostante i timori e le preoccupazioni del mercato relative a queste problematiche, gli inserzionisti non credono che la spesa pubblicitaria subirà un calo.

Secondo un sondaggio condotto globalmente da Warc a ottobre 2017, degli oltre seicento professionisti del marketing e della pubblicità coinvolti, quasi la metà smentisce il concetto secondo cui le aziende ridurrebbero i loro investimenti in comunicazione digitale se non saranno risolti i problemi legati alle frodi, alla viewability e alla sicurezza del marchio. Solo un terzo di loro, invece, è d’accordo sul fatto che la spesa declinerà se la situazione non vedrà miglioramenti.

Ciò vuol dire che, nonostante le attività fraudolente e i problemi di protezione del marchio persistano sui media digitali, gli inserzionisti difficilmente potranno permettersi di sospendere i loro investimenti, anche alla luce del tempo sempre maggiore che le persone passano su queste piattaforme.

Blockchain, gli operatori sono al lavoro per applicarla alla pubblicità digitale

Le criptovalute non sono l’unico ambito di applicazione della blockchain. AdLedger, fondazione senza scopo di lucro di cui fanno parte manager della pubblicità e dell’editoria, ha annunciato che intende utilizzare la blockchain per risolvere le maggiori problematiche dell’industria pubblicitaria, come le frodi e l’opacità dei processi all’interno della filiera.

Il consorzio, che ha reso pubblica una lista di tutte le agenzie e le aziende coinvolte nell’iniziativa, ha lo scopo di sfruttare la tecnologia per supportare la crescita di una rete decentralizzata peer-to-peer.

Tra i membri, circa trenta provenienti da operatori tecnologici e agenzie, figurano comScore, GroupM, IAB Tech Lab, IBM, IPG Media Brands, Integral Ad Science, MADNetwork, Mediaocean, Meredith, Neustar, Publicis, RhythmOne, Wavemaker e molti altri. I soggetti aderenti definiranno regole e standard per quanto riguarda la segmentazione degli utenti, conformità e criptaggio.

Il funzionamento della blockchain e la sua applicazione in ambito pubblicitario sono stato descritte dettagliatamente in un articolo da Pierpaolo De Vita, Sales Specialist, Advertising Solution Leader di Adobe.

Da Meetrics cinque consigli per contrastare le frodi pubblicitarie

Meetrics ha fornito al mercato alcune linee guida per rilevare e prevenire le frodi pubblicitarie.

Sono cinque le tipologie di frodi pubblicitarie più comuni secondo la società tedesca di misurazioni: la suspicious page, ossia pagine web che mostrano elementi sospetti, il botnet trafic, quando si trovano possibili visitatori non umani, il suspicious behaviour, quando gli utenti manifestano un comportamento sospetto sulla pagina, il browser malware, quanto vengono rilevate tracce di malware ed infine l’incentivized surfbar, quando si evidenziano indicazioni per traffico a pagamento.

Nel 2017 il fenomeno dell’Ad Fraud è diventato un crimine informatico da 20 miliardi di dollari e si stima che entro il 2025 la frode pubblicitaria sarà il secondo mercato illegale più grande al mondo con un costo per i contribuenti di oltre 1 trilione di dollari all’anno. L’unica buona notizia è che finalmente gli investitori hanno preso consapevolezza del problema e stanno cercando soluzioni capaci di individuarlo e prevenirlo”, afferma Simone Fortunato, Country Manager Italia di Meetrics.

A conferma del suo impegno nella lotta alle attività fraudolente, la struttura ha sviluppato una soluzione per prevenire la segnalazione di Traffico Non Valido e ottenuto l’accreditamento MRC per il rilevamento e la filtrazione della Sophisticated IVT per il traffico web su desktop e mobile.

Le frodi pubblicitarie si manifestano quindi sotto molteplici aspetti, e proprio per fornire supporto agli operatori per contrastare il fenomeno Meetrics offre cinque consigli:

  1. Verificare i prezzi, se troppo bassi la fonte potrebbe non essere attendibile
  2. Esaminare con attenzione i dettagli di analisi
  3. Affidarsi a società di verifica ed insistere per ads.txt
  4. Utilizzare black e white list con le società di verifica per tenerle aggiornate
  5. Non aspettare che se ne prende cura qualcun altro

Le soluzioni di Meetrics contro le frodi

Per identificare le frodi pubblicitarie, Meetrics offre ai propri clienti Ad Fraud Prevention, uno dei quattro tool di misurazione che caratterizzano Ad Attention Manager Suite, la soluzione principale della società. Questo strumento si traduce in un approccio duplice contro l’attività fraudolenta perché utilizza dati sia comportamentali che biometrici per identificare comportamenti sospetti per ogni singola impression.

Nel dettaglio, le incoerenze nei dati trasmessi (ad esempio l’utente dichiarato non corrisponde al comportamento di rendering) e gli strani valori aggregati (come la distribuzione temporale delle visualizzazioni o la confusione di annunci) vengono utilizzati per identificare i siti sospetti, mentre un’analisi approfondita basata su dati biometrici permette di convalidare gli avvisi di frode. La moltitudine di parametri di input registrati rende quasi impossibile agli sviluppatori di bot simulare il comportamento umano.