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Adform avvia il suo programma di partner certificati: nasce “Trusted Partners Program”

Adform ha annunciato il lancio di un proprio programma di partner certificati, Trusted Partners Program.

In questo modo, la piattaforma indipendente di ad tech vuole offrire ai propri clienti “nuovi ed esistenti” una soluzione “pronta all’uso, certificata e indipendente” per consolidare e ottimizzare i propri servizi in outsourcing e i processi di integrazione nell’ambito dell’advertising online verso una serie di fornitori di tecnologie che offrono “servizi, soluzioni e prodotti di massima qualità“, si legge in una nota.

Il programma è in fase di lancio e coinvolge nove partner accreditati in diverse specializzazioni, tra cui audience data, verification, software di automazione media e marketing, come: ADmantX, Adsquare, Eyeota, Freewheel, Global Data Resources, Integral Ad Science, SAP, SAS e Semasio.

Questi partner, spiega Adform, sono “leader riconosciuti nelle proprie aree di competenza e forniscono soluzioni ampiamente utilizzate dal mercato. Soddisfano rigorosi standard di accuratezza e utilizzano metodologie affidabili per migliorare le campagne realizzate da advertiser, marketer e brand. Adform lavorerà a stretto contatto con questi player per garantire che le soluzioni rispettino la privacy degli utenti”.

Con Trusted Partners Program, Adform offre una propria risposta rispetto a un tema di attualità nell’ambito del programmatic, ossia l’estrema frammentazione del mercato. Come sottolinea la società citando Lumascape, nel settore dell’ad tech negli ultimi 10 anni si sono formate oltre 5.000 nuove società. “Trusted Partners Program si basa sugli oltre 17 anni di esperienza di Adform nel digital advertsing e offre agli inserzionisti un’alternativa trasparente, pronta all’uso, certificata e indipendente in un ecosistema sovraffollato – perché avere a disposizione un numero sempre più grande di opzioni non significa necessariamente possibilità di scelte migliori“, scrive adform.

“Il programma Trusted Partners Program di Adform punta sulla trasparenza, fornisce integrazioni più profonde, standard di servizio più elevati e rafforza l’impegno dell’azienda nel fornire un accesso semplice ai migliori dati e servizi di digital advertising del mercato. Sappiamo che tutte le piattaforme adtech consentono l’integrazione con quasi tutti gli operatori del settore, ma il modo in cui questa viene affrontata, così come il modo in cui i servizi e i prodotti vengono mostrati al cliente attraverso l’interfaccia utente, può variare notevolmente”, dichiara Filippo Gramigna, VP Business Development di Adform.

“Rimaniamo una piattaforma aperta, il cui approccio consente un metodo su misura ed efficiente in termini di risorse per tutti i partner. Continueremo a lavorare per stabilire standard comunemente accettati e soluzioni avanzate che aiutino ad alzare l’asticella nell’industry”, conclude il manager.

Un approccio olistico alla monetizzazione

I proprietari dei media stanno rapidamente raggiungendo un punto di snodo nelle loro strategie di monetizzazione, dove il successo futuro sarà determinato dalla decisione di adottare una continua rottura degli schemi.

Poiché l’evoluzione delle abitudini di visualizzazione ha modificato il panorama televisivo e video, grazie alla molteplicità di dispositivi e canali, è emersa la necessità di adeguare di conseguenza sia il modo in cui viene raggiunta l’audience, sia il modo in cui viene misurato e ottimizato il ROI. I servizi di streaming stanno valutando quanto fare affidamento sulla continua crescita di utenti e di abbonamenti, al fine di finanziare la creazione di contenuti di qualità. Allo stesso tempo, le emittenti sono consapevoli che i budget destinati alla pubblicità sono sempre più divisi tra diverse piattaforme.

In questo complesso contesto, definire il modo migliore per sfruttare i propri contenuti può sembrare un compito arduo per i proprietari di media. Tuttavia, al fine di massimizzare i profitti, i proprietari dei media devono seguire l’esempio degli utenti che utilizzano più dispositivi contemporaneamente e assumere un approccio più olistico rispetto alla monetizzazione dell’inventory.

Adattarsi alla frammentazione dei media

Sebbene la TV lineare rimanga un mezzo di comunicazione affidabile per la distribuzione di contenuti, con una visualizzazione media da parte dell’utente italiano di quattro ore di programmazione al giorno, l’uso di piattaforme online sta aumentando. Si prevede che la penetrazione della “broadband TV”, già disponibile in 3,5 milioni di case, raggiunga gli 8,5 miliardi entro il 2020, quando le piattaforme online costituiranno oltre il 61% del mercato pay TV. L’importanza della diversificazione degli introiti risulterà evidente poiché la convergenza si avvicina, favorendo una maggiore frammentazione dell’attenzione dell’audience, oltre all’integrazione di canali digitali e offline.

Al fine di ottimizzare il valore dei contenuti nelle diverse piattaforme, i proprietari dei media dovranno utilizzare una metodologia di monetizzazione ibrida ad ampio spettro che sia in grado di passare velocemente da un approccio ad un altro (inserzioni pubblicitarie, abbonamento o transazionale), a seconda del modello che offra i risultati e l’esperienza migliori.

La domanda che si pone è come arrivare a questa soluzione.

Agevolare un processo decisionale più efficiente

Prima che i proprietari dei media possano applicare efficacemente un metodo di generazione di introiti flessibile, è necessario porre le giuste basi, partendo da un’evoluzione in termini di percezione. L’atteggiamento nei confronti del valore dei contenuti deve cambiare: è necessaria una maggiore attenzione rivolta al calcolo del valore per l’intera durata dei contenuti e agli introiti prodotti complessivamente da ciascun utente, invece di analisi approfondite ma slegate l’una dall’altra sulle singole modalità in cui vengono ottenuti gli introiti. Sarà inoltre di fondamentale importanza abbattere le barriere tra contenuti commerciali e pubblicitari.

I team dedicati a queste aree, pur agendo contemporaneamente tra loro, hanno tradizionalmente operato in quanto entità completamente separate. Tuttavia, per raggiungere decisioni ponderate sui metodi di monetizzazione, è necessario che le aziende media dispongano di una visione completa dei contenuti mostrati agli utenti, non solo quelli pubblicitari. Fortunatamente, raggiungere questo obiettivo non è difficile come sembra. Grazie ai progressi fatti in materia di strumenti di analisi, è ora possibile raccogliere e accorpare i dati relativi ad abbonamenti e inserzioni pubblicitarie, compresi i dati storici di visione, all’interno di un database unificato. Utilizzando funzionalità di intelligenza artificiale è possibile creare modelli su base predittiva, stimando con precisione i risultati derivanti dall’applicazione di strategie e parametri diversi, sia che si tratti del costo complessivo delle tariffe di abbonamento o il CPM dell’inventory pubblicitaria.

Dedicarsi alla combinazione di introiti ideale

A un livello pratico una visione olistica sulle strategie di monetizzazione dovrebbe essere utilizzata per confrontare i modelli, identificare quello che apporterà il massimo rendimento ed effettuare i necessari test di validazione. Ad esempio, l’applicazione di strumenti di monitoraggio efficienti e tecnologie predittive potrebbe dimostrare come la stima degli introiti derivanti dalla pubblicità per un particolare programma superi la perdita derivante da abbonamenti o pagamenti una tantum, individuando nel modello basato sulle inserzioni pubblicitarie quello in grado di migliorare i profitti. Valutando costantemente i proventi previsti per modalità di visualizzazioni specifiche (lineare, catch up, streaming), gli operatori dei media possono adeguare i modelli di monetizzazione ai metodi più efficaci di diversificazione dei contenuiti e incremento dell’audience.

Per un’emittente che deve affrontare un alto costo di contenuti, il modello ideale potrebbe essere ibrido, combinando modelli di pagamento legati alla fruizione del contenuto al modello di monetizzazione pubblicitaria. Ma la monetizzazione pubblicitaria non è necessariamente una strada obbligata, ad esempio dare la possibilità di visualizzare alcuni eventi live senza inserzioni pubblicitarie per una tariffa una tantum, o diverse partite di un campionato durante l’anno con un abbonamento, offre una maggiore scelta ai proprietari dei media che devono rientrare dei costi elevati di distribuzione. Per quanto riguarda i servizi di streaming, una monetizzazione versatile potrebbe comportare un processo inverso: utilizzare contenuti che sono legati a significativi introiti degli abbonamenti e renderli disponibili al mercato pubblicitario che sfrutterà la possibilità di raggiungere grandi audience di appassionati, a fronte di CPM elevati.

Per eccellere nonostante i continui cambiamenti, le aziende media devono adattarsi. La visualizzazione versatile è già iniziata e presto la maggior parte delle audience televisive non sarà più legata a canali specifici, passando in modo fluido da contenuti online a contenuti offline nelle modalità e tempistiche desiderate dall’utente. Di conseguenza, le emittenti e i servizi di streaming devono evolvere con i propri utenti, allontanandosi da modelli chiusi di monetizzazione e approcciando un futuro olistico. Grazie all’adozione di strumenti di analisi che abbattono il muro tra contenuti commerciali e pubblicitari, fornendo insight trasversali, gli emittenti e i servizi di streaming hanno finalmente l’opportunità di applicare la monetizzazione flessibile, armonizzando modelli diversi con lo scopo di generare il massimo rendimento in una combinazione di media in costante espansione.

Tv lineare e digitale sono sempre più convergenti: i risultati di uno studio FreeWheel

La linea di demarcazione tra TV lineare e digitale sta progressivamente scomparendo, contestualmente all’evoluzione del panorama televisivo e del premium video. E’ quanto rilevano i dati del Video Marketplace Report (ex Video Monetisation Report) di FreeWheel, relativo al quarto trimestre 2018. La ricerca punta a mettere in luce le dinamiche mutevoli che regolano la monetizzazione dei contenuti video premium digitali da parte di proprietari e distributori di contenuti, sulla base di dati a livello censuario ottenuti tramite la piattaforma FreeWheel.

In Europa, la fiducia nel premium video continua ad aumentare, con un risultato complessivo per le visualizzazioni pubblicitarie nel 2018 del 22% superiore a quello del 2017. Tuttavia, le video views sono diminuite del 16% nello stesso periodo, a seguito dell’introduzione del GDPR e delle restrizioni di accesso ai contenuti da parte degli editori statunitensi.

I dati evidenziati nel nuovo VMR, aggiornato per focalizzare maggiormente l’attenzione sulle tendenze a livello di consumatori e lato domanda, hanno svelato una serie di temi chiave validi per tutta l’Europa. Innanzitutto, il fatto che gli editori continuano ad aumentare la monetizzazione dei contenuti live, con numeri più che raddoppiati per le ad views su base annua. Lo sport è particolarmente rilevante per la visualizzazione live in Europa e riguarda oltre la metà delle ad views totali (55%).

Inoltre, è evidente la forza della connected TV, la quale evidenzia una crescita annua del 29% (superiore a quella di mercato) ed è responsabile per il 40% delle Ad views complessive.

Le tendenze di visualizzazione per il premium video rispecchiano quelle rilevate per i contenuti lineari, anche se le ad views raggiungono un picco di visualizzazioni alle ore 22:00, e dunque più tardi rispetto alla fascia di prima serata della TV tradizionale. Considerato che l’85% delle ad views per il premium video corrisponde a video on demand (VOD), il dato sembra suggerire che le visualizzazioni siano incrementali rispetto alla televisione lineare.

«Il premium video sta consolidando la propria posizione nel mercato, offrendo nuove opportunità agli addetti al marketing – ha commentato Thomas Bremond, General Manager International di FreeWheel and Comcast Technology Solutions -. È stato un anno interessante, condizionato dall’attuazione del GDPR e dal suo effetto sugli editori. La maggiore attenzione in materia di trasparenza e brand safety ha permesso di offrire agli inserzionisti contenuti premium di alta qualità, capaci di coinvolgere l’utente e migliorare l’esperienza di visualizzazione».

I risultati dello studio hanno anche evidenziato il ruolo della syndication, che continua ad essere utilizzata come strumento per consolidare le audience e massimizzare la reach, con un aumento delle ad views per contenuti syndicated pari al 25% su base annua e una quota di mercato del 20% per il quarto trimestre.

Tra le altre evidenze emerse, il fatto che quella dei FMCG (Fast Moving Consumer Goods) sia la categoria principale di investitori all’interno del Premium video, interessando il 29% di tutte le Ad views. E che la pubblicità in programmatic sia cresciuta più rapidamente rispetto alle vendite dirette, evidenziando un aumento del 17% su base annua che equivale a un aumento del 13% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Il report si conclude affermando che l’abitudine di “guardare la televisione” oggi sarebbe dettata più dai contenuti che dal dispositivo utilizzato, segnalando che ciò potrebbe tradursi in una combinazione di TV lineare, contenuti accessibili tramite connected TV o eventi dal vivo trasmessi in streaming e visualizzati da dispositivi mobili.

Hearst Television e FreeWheel siglano un accordo in ambito video

Hearst Television, la divisione dell’editore di Esquire e Cosmopolitan che controlla e gestisce negli Stati Uniti diverse stazioni televisive e radiofoniche, sigla con FreeWheel un accordo in ambito video.

In virtù della collaborazione, Hearst Anyscreen, il prodotto pubblicitario over-the-top di Hearst Television, utilizzerà la piattaforma di gestione della monetizzazione e dei ricavi di FreeWheel per migliorare ed espandere l’accesso al proprio inventario video premium.

Ciò permetterà a Television di migliorare la scala e la trasparenza degli spazi disponibili sulle sue proprietà, potenziando le campagne pubblicitarie OTT con fonti di inventory aggiuntive all’interno del marketplace di FreeWheel.

“Stiamo costantemente evolvendo e migliorando Anyscreen verso i più alti standard di qualità dell’inventory e trasparenza”, ha dichiarato Adam Noble, Director of Ad Products di Hearst Television, “La nostra integrazione con FreeWheel ci permette una migliore connessione all’inventory premium da partner, come A+E Networks, e abilita un’offerta addizionale da partner scelti, mantenendo gli stessi elevati standard di qualità e conformità che abbiamo sempre offerto ai nostri clienti”.

“Il lavoro con Hearst si adatta perfettamente al nostro obiettivo complessivo di permettere al mezzo televisivo di operare con la facilità di una piattaforma, fornendo pubblico targettizzato in scala”, ha aggiunto James Rooke, General Manager di FreeWheel Publishers, “Siamo lieti di contribuire ad assicurare che gli inserzionisti locali possano usare la tv e il formato video per raggiungere i loro obiettivi di marketing”.

Programmatic Day, manca poco all’appuntamento. Scopri l’agenda dell’evento (parte 1)

Ci siamo: mancano pochi giorni all’edizione 2019 del Programmatic Day, l’evento di riferimento in Italia per chi vuole conoscere e scoprire tendenze e novità nell’ambito del Programmatic Advertising e delle novità tecnologiche legate al mondo della pubblicità.

L’appuntamento è all’Auditorium IULM di Milano, in via Carlo Bo, mercoledì 11 aprile. Mentre invitiamo a iscriversi chi non l’avesse già fatto (abbiamo già raggiunto quota 1500 registrazioni per questa edizione, che promette di essere come sempre molto seguita) iniziamo a scaldare i motori entrando nel dettaglio del programma, partendo dall’agenda della prima parte della giornata.

Per partire, vedremo “che aria tira” nelle percezioni degli operatori del mercato pubblicitario attorno ai temi del digital advertising e dell’ad tech. Stiamo raccogliendo gli ultimi dati per l’edizione 2019/1 di YourSight, la ricerca congiunta di Engage e Human Highway che due volte all’anno costruisce una visione d’insieme su cosa sta succedendo e cosa si prevede che accadrà nel campo della comunicazione online.

Se lo desideri, puoi dare il tuo contributo compilando questo questionario.

I risultati dello studio saranno presentati in apertura di evento (ore 9:00) da Giacomo Fusina, Ceo di Human Highway, e saranno discussi nel primo panel della giornata che coinvolgerà Davide Fiorentini (Manager, Demand Sales di FreeWheel Italia) e Massimo Pattano (Marketing Manager di 4w MarketPlace).

James Prudhomme, Executive Vice President International di Index Exchange, sarà invece il protagonista del primo speech della giornata (9:25). Ogni anno, il Programmatic Day è vetrina di una novità per il nostro mercato, e stavolta tocca a questo importante marketplace canadese, che ha appena aperto un ufficio a Milano e parteciperà per la prima volta a un evento pubblico nel nostro Paese, condividendo la sua visione circa le nuove frontiere della monetizzazione pubblicitaria.

Il palinsesto del Programmatic Day 2019 darà ampio spazio ai temi del mobile, ambito da cui passano gran parte delle aspettative del mercato pubblicitario per l’uso intensivo che gli utenti fanno dello smartphone e per i margini di crescita in ambito ecommerce e proximity. Diversi e ricchi di spunti gli interventi dedicati: limitandoci alla prima parte della giornata Nicolò Palestino, Country Manager Italy di Widespace, spiegherà come districarsi tra le possibili strategie data-driven (9:45); mentre Stefania Giovinazzo, Account Director Italy e Stefano Guidi, Business Development Manager di Sublime illustreranno come realizzare campagne mobile che uniscono creatività ed efficacia (11:50).

Dopo i primi anni di crescita rapida e per certi versi “incontrollata”, il Programmatic sta acquisendo una certa maturità, e questo porta a dover approcciare il settore in modo più strutturato ed evoluto sfruttando tutte le opportunità fornite dalla tecnologia, dai formati e dalla multimedialità. Di questo parleranno sotto prospettive diverse Sara Buluggiu, MD Italy, Spain and MENA di Rubicon Project, che descriverà le caratteristiche salienti di un mercato del programmatic diventato “maggiorenne” (10:05); Luca Aiello, Head of Business Development di Teads Italia, che nello speech “Programmatic Match: strategie di qualità in 4 step” (10:25) sarà accompagnato da un brand tanto importante quanto universalmente conosciuto; Gaetano Polignano, Country Manager di Tradelab Italia, che spiegherà come le aziende possano progressivamente prendere un maggior controllo sulle strategie dell’ad tech; e Francesco Apicella, Co-Founder di Evolution ADV, che ci aiuterà a tracciare i contorni di una nuova prospettiva di “qualità” nel Programmatic a beneficio degli editori (12:10).

Dati, KPI e Performance sono senz’altro tre parole chiave dell’edizione 2019 del Programmatic Day: approfondiremo ulteriormente questi punti in un panel apposito (11:25) con Greta Gilardi, Sales Director di Viralize; Elisa Lupo, Director Italy di IAS; Enrico Quaroni, VP of Global Sales di Fanplayr; Gino Ruli, Programmatic Sales Director di Ogury Italia e Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing BU Large Account di Italiaonline.

Non mancheranno poi interventi dedicati a due ambiti emergenti: l’audio, un settore di cui si stanno letteralmente riscrivendo le regole sotto la spinta del digitale e delle tecnologie, come spiegherà Cristina Pianura, Direttore area Media and Advertising di Triboo (10:45); e l’intelligenza artificiale, che entra anche nel programmatic aprendo nuovi scenari non solo in fatto di targeting ma anche di personalizzazione del contenuto. A illustrare questo trend (12:30) sarà Julien Gardès, VP Southern Europe & Middle-East Africa di Adform, cui spetta il compito di chiudere la prima parte della giornata, prima del lunch break by Edimaker e della seconda parte dei lavori, di cui parleremo nei prossimi giorni… annunciando anche qualche sorpresa!

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FreeWheel lancia una nuova divisione dedicata ai player lato domanda

In occasione dei suoi primi upfront, FreeWheel ha ufficializzato il lancio di “FreeWheel Media”, una nuova divisione dedicata alle aziende e ai player lato domanda, che raggrupperà la parte di account buy-side e il business di ad-serving.

Brian Wallach, senior vice president-CRO di FreeWheel Media, ha descritto la novità come «il partner più scalabile, trasparente ed efficace dell’intero ecosistema video», sottolineando come alla base della creazione della unit ci sia l’intenzione di mettere insieme dati, contenuti premium e pubblico, «tutti sostenuti dalla tecnologia alla base dell’ecosistema televisivo. L’obiettivo ultimo è quello di associare ai clienti i risultati desiderati».

Alla base della unit, tre asset: attribuzione, conoscenza dell’audience e trading programmatico. Per rafforzarsi su questi fronti, FreeWheel ha stretto una serie di partnership. La prima è con il fornitore di soluzioni di attribuzione Data Plus Math, grazie al quale potrà offrire informazioni più rapide sulle performance delle campagne. Sul fronte “conoscenza del pubblico”, soprattutto in campo video in streaming, la società ha invece stretto un accordo con Inscape, la data unit del produttore americano di smart tv Vizio: questa collaborazione consentirà alla società di andare ben oltre i data set della sua capogruppo Comcast, aggiungendo al proprio bacino gli insight provenienti da oltre 10 milioni di televisori intelligenti, utili per il targeting e la vendita di pubblicità televisiva.

Infine, FreeWheel collaborerà con Adobe per facilitare le transazioni in programmatic in ambito premium video, in particolare avvicinando le modalità di acquisto televisive a quelle tipiche della display, maggiormente familiari alle DSP: «Stiamo sviluppando la nostra piattaforma Drive (la nuova suite per la pubblicità tv annunciata lo scorso ottobre, ndr) per essere capaci di promuovere le audience [presso le DSP] attraverso dei Deal ID, in modo che possano essere acquistabili in programmatic», ha spiegato Wallach.

L’offerta di FreeWheel Media è attualmente in fase pilota, e il suo lancio è atteso negli Stati Uniti per l’ultimo trimestre di quest’anno. In Europa e nel nostro Paese, almeno per il momento, non sarà disponibile.

Addressable TV, nasce un nuovo consorzio per l’erogazione della pubblicità

Nasce un nuovo consorzio tra broadcaster televisivi e operatori ad tech, con l’obiettivo di stabilire degli standard comuni per la pubblicità su dispositivi addressable.

Si chiama “Project OAR“, acronimo che sta per “Open Addressable Ready”, e punta a sviluppare un nuovo standard aperto per l’erogazione di annunci a singoli nuclei familiari tramite smart TV.

Attualmente, il gruppo comprende vari operatori di punta, tra cui NBC Universal, CBS, Disney Media Networks, Discovery, AMC Networks, Turner, Xandr (AT&T), FreeWheel (Comcast) e Hearst TV, a cui si aggiunge Inscape, divisione del produttore di televisori Vizio, che svilupperà la tecnologia.

Se ormai da tempo si parla di targeting pubblicitario tv, pure ancora il processo di erogazione di annunci personalizzati presenta delle difficoltà per le media company, a causa della moltitudine di tecnologie, data set e approcci di misurazione diversi che queste società si trovano a dover utilizzare in base ai partner tecnologici con cui lavorano. In tal senso, l’obiettivo di Project OAR è quello di fornire una soluzione comune, in modo da evitare che inserzionisti e rispettive agenzie media si trovino a dover replicare i processi per ogni tecnologia che utilizzano.

Lo standard su cui si sta lavorando sarà aperto, in maniera tale che ogni produttore di tv connesse potrà adottarlo, e sarà abbastanza flessibile da poter essere utilizzato con varie tecnologie pubblicitarie, come quella di FreeWheel o di Google. Un primo prototipo dovrebbe essere disponibile più avanti nel corso dell’anno, mentre il lancio definitivo della soluzione dovrebbe avvenire all’inizio del 2020.

FreeWheel: «Video sempre più centrale, soprattutto nella sua componente premium»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Secondo gli ultimi dati del Politecnico di Milano, nel 2018 la pubblicità automatizzata in Italia ha raggiunto un valore di 482 milioni di euro, in aumento del 18% sull’anno precedente. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Davide Fiorentini, Manager Demand Sales di FreeWheel. Ecco cosa ci ha risposto.

Quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«Nel 2019 il video sarà sempre più centrale nelle transazioni in programmatic, specialmente nella sua componente premium. Come riportato dal Video Monetization Report Q2 2018 di Freewheel, il trend sarà in continuità con quello già osservato lo scorso anno, dove abbiamo assistito a una crescita significativa sia dei video visti sia delle ad views, con un rispettivo incremento del 22% e del 31% se consideriamo il mercato europeo. La monetizzazione è cresciuta su tutti i tipi di contenuto (+45% sui live, +30% sugli episodi completi, + 28% sulle clip) in Europa e la crescita della componente dei live streaming dimostra come sempre più spettatori televisivi stiano adottando nuovi dispositivi di fruizione (Over The Top, Set-Top Box Video On Demand). Tuttavia abbiamo ancora necessità di migliorare targeting e misurazione sui grandi schermi connessi e nel 2019 vedremo intensificare gli sforzi delle tecnologie in questa direzione.

Il premium video continuerà quindi ad essere il formato che porta maggiori risultati alle aziende che investono in pubblicità, le quali però hanno sempre più bisogno di strumenti efficienti e capaci di seguire lo spettatore nella sua viewer journey su tutti gli schermi, dallo smartphone a quello televisivo. Le tecnologie programmatic dovranno affrontare questa nuova sfida facendo attenzione a tre elementi in particolare: capacità di fornire reach su scala; sofisticatezza, come la possibilità di erogare OTT e CTV; semplicità, come la possibilità di utilizzare deal su private marketplace con condizioni e costi chiari e trasparenti».

Nel 2018 il Programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Sotto i riflettori c’è la convergenza tra linear TV e digital video, anche perché sempre più inserzionisti vogliono poter declinare un approccio omnichannel al media: desiderano quindi capire meglio i dispositivi e gli schermi che possono acquistare in programmatic, quali sono i broadcaster disponibili, qual è la reach e quali opzioni di targeting è possibile applicare. Da segnalare che la composizione delle ad views sul mercato europeo ha visto la forte crescita della componente Set-Top Box Video On Demand e OTT, che oggi insieme rappresentano il 30% delle impression erogate. Un passo avanti importante per un mercato frammentato come quello europeo.

Anche la brand safety rimarrà un tema centrale, ma il focus si sposterà dal problema alle soluzioni: qui il premium video si pone come un “porto sicuro”, in primis perché i contesti premium sono per definizione brand safe, esenti da frode e facilmente riconoscibili; in secondo luogo, perché le tecnologie focalizzate sul video premium, come Freewheel, consentono a domanda e offerta di negoziare in trasparenza tutte le condizioni di acquisto e vendita».


FreeWheel sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain e di due nuovi accordi nel mercato della pubblicità digitale.

Quanto sono preparate le aziende a usare la blockchain?

Nella industry si parla della blockchain come della nuova grande parola chiave del mercato, con le sue prime applicazioni in vari settori, tra cui quello della pubblicità digitale. Ma quanto ne sanno davvero le aziende su questa tecnologia? Secondo uno studio condotto in USA, non molto: circa il 64% dei professionisti d’azienda coinvolti hanno dichiarato di sapere che si tratta di una nuova tecnologia, ma all’interno di queste società ben il 46% ammette di sentirsi impreparato ad utilizzarla nella maniera più efficace. Leggi di più su MediaPost.

FreeWheel, accordo con Nielsen per l’utilizzo della DMP

FreeWheel utilizzerà la DMP di Nielsen per migliorare targeting e misurazioni in ambiente video. La piattaforma di gestione dei dati servirà in particolare per costruire segmenti di audience su dispositivi come le tv connesse, l’OTT e in generale il video digitale. Secondo l’accordo, la DMP di Nielsen fornirà ai clienti di FreeWheel Markets informazioni sul consumo media e dati di acquisto per aiutarli a pianificare in maniera più efficace le loro campagne e misurarne le performance. Leggi di più su AdWeek.

Taboola amplia la partnership con Business Insider

Insider Inc., società proprietaria di Business Insider, ha annunciato di aver siglato un accordo con il player di content-discovery Taboola, in virtù del quale il Feed di contenuti raccomandati di Taboola, che consiglia articoli collegati e contenuti di terze parti, verrà integrato all’interno delle news di Business Insider in forma di annunci native. La collaborazione, della durata di due anni, amplia una precedente partnership quinquennale tra le due società, che prevedeva l’utilizzo da parte dell’editore di un widget di Taboola per il suggerimento di contenuti correlati. Leggi di più su MarTechSeries.

Che opportunità offre il Programmatic alla TV? L’analisi del FreeWheel Council for Premium Video Europe

Se il Programmatic è considerato da molti un modo efficace per raggiungere audience cross-screen, i suoi vantaggi sono spesso ancora fraintesi. Per questo, con l’obiettivo di fare più chiarezza sulle dinamiche del trading automatizzato in particolare in ambiente video, il FreeWheel Council for Premium Video Europe (FWCE) ha realizzato “Cracking the programmatic conundrum“, un nuovo documento di approfondimento che esamina il modo in cui le emittenti e gli operatori di pay TV stanno adottando l’ad tech per potenziare le proprie offerte.

L’ultimo documento del Council – che è composto da 18 membri europei tra cui Channel 4, Nent Group, Sky Media, Canal+ e Publitalia – prende in considerazione innanzitutto gli approcci strategici adottati dai broadcaster e dagli operatori di pay TV relativamente al trading programmatico. Questi approcci comprendono l’utilizzo della pubblicità programmatica per tre scopi: stimolare la crescita dei mercati locali, promuovere una gestione più efficiente dell’inventory e accrescere il valore complessivo del mercato.

Il documento fornisce inoltre alcuni esempi di applicazione efficace di tali approcci per i fornitori di contenuti premium video, come ad esempio il caso di AdSmart di Sky, che ha permesso a un nuovo mercato di inserzionisti di concentrarsi su audience specifiche – con una spesa complessiva inferiore – invece di raggiungere una reach a livello nazionale. L’approfondimento si conclude con le definizioni di alcune delle principali soluzioni di trading programmatico, come Open Marketplace, Private Marletplace e Programmatic Guaranteed.

Fino a questo momento, i fornitori di contenuti premium video hanno gestito attentamente la progressiva adozione delle tecnologie di automazione al fine di evitare potenziali erosioni di valore. Tuttavia, i vantaggi derivanti dall’utilizzo tattico del trading programmatico insieme ai canali di vendita tradizionali sono evidenti, come sottolinea Emmanuel Josserand, Brand, Agency and Industry Relations di FreeWheel: «L’ecosistema premium video è in continua evoluzione e il progresso tecnologico ha ridotto gli ostacoli all’adozione delle tecnologie programmatiche. Questo documento dimostra la necessità di analizzare i vantaggi che la pubblicità programmatica offre alle realtà commerciali televisive, e di individuare le associazioni con flussi di lavoro e tecnologie esistenti al fine di sfruttarne appieno il potenziale. La velocità di adozione da parte del mercato sarà determinata dagli investimenti nelle tecnologie, dalla disponibilità di dati e da una gestione efficiente dell’inventory. La piena comprensione, da parte del settore, delle opportunità offerte dalla pubblicità programmatica rappresenterà un vantaggio per tutti gli attori della catena di valore».