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Misurazioni, Integral Ad Science amplia la collaborazione con Facebook

Integral Ad Science (IAS) ha annunciato oggi di aver ampliato la propria partnership con Facebook per rispondere alle crescenti preoccupazioni in fatto di trasparenza e viewability nel settore pubblicitario digitale.

I marketer possono così accedere a strumenti di misurazione e reportistica avanzati su Facebook, Instagram e sulla piattaforma Audience Network, che si aggiungono alle funzionalità già introdotte nel 2016 in seguito alla prima integrazione tra la società di analisi e il social nettork. Questa estensione della collaborazione, secondo una nota, garantirà una maggiore visibilità delle prestazioni delle campagne.

Nel dettaglio, per quanto riguarda Facebook, alla valutazione della viewability di annunci video, display e delle frodi, si aggiungono strumenti per misurare le prestazioni delle campagne in base allo standard della visibilità del 50% per 1 secondo per gli annunci displaySul social network fotografico ora diventano disponibili i dati su frodi e viewability per gli annunci display e video. Infine, i dati relativi le frodi sono disponibili anche sulla piattaforma Audience Network per gli annunci video acquistati utilizzando l’obiettivo del numero di visualizzazioni, estendendo la misurazione di terze parti all’inventario al di fuori delle piattaforme proprietarie gestite da Facebook.

“Il nostro settore deve collaborare per superare le sfide attuali in fatto di trasparenza e misurazione”, ha dichiarato David Hahn, CPO di Integral Ad Science, “Ecco perché continuiamo a lavorare per ampliare le nostre partnership con società come Facebook, per affrontare direttamente questi problemi e fornire ai nostri clienti una visuale più completa dei loro acquisti di spazi pubblicitari”.

comScore potenzia il servizio validated Campaign Essentials

comScore aggiorna validated Campaign Essentials, la multi-piattaforma proprietaria per la misurazione della pubblicità digitale.

I miglioramenti comprendono la protezione contro le frodi sofisticate, nuovi accreditamenti del settore, reportistica globale estesa e ulteriore reportistica per Facebook, Instagram e il network di partner di Facebook, incluso un perfezionamento dell’esperienza utente. L’obiettivo della società è affrontare la crescente necessità di trasparenza nell’ecosistema della pubblicità digitale, consentendo agli inserzionisti di essere sicuri che i loro investimenti nelle campagne stiano raggiungendo il pubblico in target.

“Il messaggio era chiaro al recente Leadership Forum annuale di IAB: i principali inserzionisti richiederanno sempre più verifiche affidabili delle campagne da parte di terzi“, ha affermato Dan Hess, Executive vice president of products di comScore, “Dopo aver aperto la strada in questo mercato, siamo lieti di condividere i nostri continui progressi nell’accreditamento MRC, nella copertura del reporting, nel rilevamento delle frodi, e nella misurazione mobile e nell’usabilità, rafforzando la posizione di vCE come una soluzione avanzata e completa per il settore”.

Con un unico tag integrato, vCE fornisce metriche complete sulla validazione di campagne e audience, quali consegna in target demografico, GRP (Gross Rating Points) validati, visibilità, traffico non valido (IVT) e sicurezza del marchio, per campagne display e video su desktop e piattaforme mobile.

Protezione dalle frodi sofisticate

Attraverso un team di analisi dati focalizzato sulla IVT e altre forme di frodi sulla pubblicità digitale, comScore continua ad espandere le sue capacità per rilevare e filtrare tali attività. Mentre il rilevamento dell’IVT generale richiede solo una lista nera standard di frodi note al settore, la società applica informatica forense sofisticata per identificare forme precedentemente sconosciute che possono gonfiare o offuscare il traffico. Nel 4° trimestre 2016, ad esempio, la Sophisticated IVT (SIVT) ha rappresentato l’86% di tutto l’IVT rilevato e filtrato da comScore, a sottolineare l’importanza fondamentale per il settore di una rilevazione efficace.

Funzionalità di reportistica estese

Con il miglioramento del reporting di vCE per Facebook, ora comScore può rilevare metriche di visibilità chiave per gli annunci pubblicati sul social, Instagram e gli editori esterni nella Facebook Audience Network. La società e Facebook stanno attualmente lavorando per allargare questa collaborazione aggiungendo la verifica del target demografico delle campagne per gli Stati Uniti su tutti i siti affiliati a Facebook, con altri mercati che seguiranno durante il 2017.

Innovazione tecnologica a beneficio di editori, inserzionisti e fornitori di servizi

comScore ha anche concentrato gli sforzi di sviluppo di vCE su un sostanziale miglioramento di produttività, prestazioni e facilità d’uso per i clienti nell’ecosistema pubblicitario. Ne sta migliorando l’esperienza utente attraverso l’implementazione di una nuova interfaccia di reportistica che rende più facile per i clienti monitorare e ottimizzare le campagne in atto facendo emergere rapidamente le metriche più importanti relativamente a editori, posizionamenti e strategie. Esso permette inoltre agli utenti di utilizzare facilmente le norme vCE per confrontare il rendimento della campagna con i benchmark di settore.

La nuova interfaccia sarà a disposizione dei clienti entro l’inizio del secondo trimestre.

Tinder rende la propria inventory disponibile anche in Programmatic

Da oggi sarà possibile acquistare su Tinder pubblicità in Programmatic.

In occasione della sua call di bilancio relativa alla quarta trimestrale 2016, l’app di dating online ha dichiarato di aver avviato una partnership con Facebook Audience Network per offrire alle aziende la possibilità di acquistare in maniera in maniera automatizzata i propri spazi pubblicitari. Utilizzando il network di siti esterni di Facebook come terza parte, l’app potrà massimizzare il suo potenziale di monetizzazione, ha detto Peter Foster, general manager of global advertising di Match Media Group, società cui Tinder fa capo.

In un’intervista a Campaign US, Foster ha precisato l’obiettivo della partnership: «Questo ci consentirà di avere annunci di alta qualità e ben targettizate vendute ed erogate da Facebook, per ogni impression che non vendiamo noi direttamente. Potremo focalizzarci sull’instaurare relazioni con grandi aziende ed agenzie per promuovere programmi di sponsorizzazione più integrati, mentre l’ampio marketplace di Facebook ci aiuterà ad acquisire ricavi utilizzando l’inventory rimanente». Il manager ha puntualizzato che l’app ha triplicato le sue vendite dirette anno su anno, e che il team commerciale non riesce più a star dietro alla domanda.

Per le campagne erogate attraverso Facebook Audience Network, Tinder lavorerà insieme al social anche sulla user experience e sulla tecnologia programmatica.

Le aziende che non vogliono pianificare sulle app di incontri come Tinder potranno deselezionare la categoria “dating app” dal Facebook Audience Network.

Un miliardo di utenti vede pubblicità su Facebook Audience Network

Un miliardo di persone. Questa la portata mensile di Facebook Audience Network, secondo dati rilasciati dallo stesso social network.

La società ha fatto sapere questa quota di utenti, di cui la maggior parte è mobile, consente agli inserzionisti che pianificano sul network di raggiungere il 16% di pubblico in più di quanto già offrano la piattaforma social e Instagram.

Facebook Audience Network permette alle aziende di raggiungere i consumatori fuori da Facebook, continuando tuttavia ad utilizzare i dati del social per la targettizzazione delle loro campagne. Dati che consentono di indentificare utenti “reali”, come sottolinea Brian Boland, vp of publisher solutions di Facebook: «Stiamo parlando di raggiungere un miliardo di persone ogni mese, e sono persone reali. Non si parla di cookie o browser o dispositivi o ID, dove un’unica persona può sembrare sei persone diverse. Parliamo di di un miliardo di persone effettive che possono essere raggiunte sull’audience network».

Dalla fine del 2014 quando è stato lanciato, Facebook Audience Network ha ampliato la propria offerta di strumenti, aggiungendo ad esempio il mobile web alla portata del network, lanciando un nuovo sistema di ranking per i posizionamenti pubblicitari, o avviando i test di una soluzione di header bidding. E allo stesso tempo ha ampliato il numero di siti, che ora includono, tra gli altri, il Washington Post e il Daily Mirror. Nell’ultimo trimestre del 2015, Facebook Audience Network era già vicino a raggiungere il miliardo di dollari di spesa pubblicitaria passata in un anno dalla sua piattaforma.

L’83% delle campagne erogate sul network è Native, ma, stando a quanto riporta la testata AdWeek, Boland ha fatto sapere che anche il Video sta rapidamente crescendo. Secondo il manager, il consumo di video alla fine del 2016 era 10 volte maggiore di quello registrato all’inizio dell’anno.

Facebook, su Audience Network più valore agli spazi che garantiscono conversioni

Non tutti i posizionamenti di Facebook Audience Network sono uguali.

A dirlo è la stessa Facebook, che qualche giorno fa ha annunciato l’introduzione di un sistema di ranking pubblicitario che identificherà i posizionamenti pubblicitari più performanti tra siti e app terze che fanno parte del suo Audience Network.

La particolarità di questo sistema di classificazione sta nei criteri alla sua base, che vanno ben oltre il semplice click-through rate, dando invece più peso alle conversioni generate dalle campagne, ossia a eventuali azioni successive al clic sull’annuncio. Ad esempio l’iscrizione a una mailing list, o l’acquisto di un prodotto, o ancora la richiesta di un campione omaggio.

Il sistema si applicherà a ogni tipo di formato, da quelli native agli interstitial, e in particolar modo alle pubblicità che portano gli utenti ai siti web dell’inserzionista, da cui le possibilità di “azione” possono essere diverse.

Naturalmente, i posizionamenti classificati come più efficaci sulla base di questi nuovi criteri avranno un costo maggiore. La novità sarà attiva entro la fine dell’anno.

Dopo la chiusura di LiveRail (leggi la notizia) e dell’ad exchange FBX (qui l’articolo dedicato), Facebook ha esplicitamente puntato sull’arricchimento di Audience Network, e quest’ultima mossa conferma l’importanza rivestita da questa piattaforma nella strategia pubblicitaria del social network.

Come fa notare il sito AdExchanger, se da un lato gli inserzionisti apprezzavano la possibilità di applicare il targeting di Facebook su siti e app esterni al social, dall’altro Facebook aveva poco controllo sui formati e sulle policy delle property all’interno di Audience Network. Per esempio, non poteva vietare che alcuni posizionamenti favorissero clic accidentali, e non poteva far nulla se alcuni formati avevano un valore di attribuzione bassissimo o nullo. Insomma, non poteva garantire sull’effettiva qualità di quegli spazi pubblicitari.

Grazie al nuovo sistema di ranking, invece, Facebook spera di dare una spinta alla qualità dell’inventory di Audience Network, premiando quegli editori più “virtuosi” in termini di potenziali conversioni. E attirando a sè inserzionisti diposti a pagare profumatamente per posizionamenti pubblicitari realmente efficaci.

Header bidding: nell’arena adesso arriva anche Facebook

Facebook lancia una nuova sfida a Google debuttando in quella che è senza dubbio la tecnologia dell’anno: l’header bidding. Il social network, come riportato inizialmente dalla testata The Information e poi confermato dalla stessa società con una nota ufficiale, ha infatti intenzione di ampliare la portata di Facebook Audience Network integrando la piattaforma all’interno di un wrapper di header bidding.

L’header bidding è una tecnologia che di fatto consente a molti competitor di Google di “tagliare la fila” nel momento in cui si bidda per una inventory. Normalmente, gli editori che vendono pubblicità in programmatic decidono quali ad exchange usare, in base a quanto ciascun exchange ha pagato precedentemente per quello spazio. Il che non equivale sempre a vendere al miglior prezzo. Attraverso l’header bidding, invece, più ad exchange possono competere tra di loro per uno spazio, venendo avvertiti tramite uno specifico codice quando lo spazio pubblicitario è disponibile: alla fine, l’inventory viene acquistata da chi propone il prezzo più vantaggioso per l’editore. E non si tratta sempre di Google AdX.

Ciò comporta innegabili vantaggi sia lato buy che lato sell, aprendo lo spazio a una maggiore concorrenza per un determinato spazio adv. E proprio per questo, l’header bidding è diventato col tempo molto popolare: secondo uno studio di Business Insider Intelligence, lo scorso anno circa il 70% degli editori ha adottato la tecnologia (era zero due anni fa).

Dunque, Facebook ha confermato di aver cominciato ad “esplorare l’header bidding con un ristretto numero di publisher”. Tra di essi, sempre secondo The Information, dovrebbero esserci USA Today e Hearst. La mossa, che coinvolgerà sia posizionamenti native che formati standard IAB, implica due cose: per Facebook, un’espansione non da poco del suo Audience Network, con nuovi publisher che avranno accesso agli utenti di Facebook e Instragram su desktop e mobile. E per gli editori, una nuova fonte di inserzionisti per spingere la loro raccolta.

Stando a quanto riporta AdAge, il lancio della soluzione di header bidding avverrà tra settembre e ottobre.

Sempre in ottica di un rafforzamento di Audience Network, che rimane elemento di punta del business pubblicitario del social dopo la chiusura di LiveRail (qui l’articolo dedicato), Facebook starebbe testando un altro modo per potenziare la domanda native della piattaforma. Secondo quanto riporta AdExchanger, la società starebbe lavorando a delle connessioni dirette con piattaforme native (società come TripleLift, Sharethrough e Nativo), per avere accesso diretto a template, format creativi e, naturalmente, editori.

Quattro decisioni di Facebook che potrebbero segnare la fine del Programmatic così come lo conosciamo

L’anno si sta rivelando intenso per Menlo Park. In un paio di mesi Facebook ha comunicato un paio di annunci che facilmente andranno a ridefinire il futuro del programmatic media buying. Facebook ha preso una chiara posizione contro l’ecosistema programmatico esistente e ha chiuso ulteriormente il suo recinto, creando, in sostanza, un proprio ecosistema pubblicitario completamente controllato, in netto contrasto con l’inventory crescente degli ad-stack di Google che abbraccia un concetto di ecosistema programmatico aperto e che guida la gran parte di esso.

Diamo un’occhiata alle quattro grandi decisioni che Facebook ha recentemente annunciato:

  1. Addio FBX – Facebook spegne Facebook Exchange (FBX) (leggi qui l’articolo dedicato ) che ha permesso alle terze parti di acquistare l’inventario su Facebook in modalità programmatica tramite real-time bidding. Facebook ha capito che FBX ha offerto un controllo limitato sulla qualità degli annunci e sulla monetizzazione e ha introdotto alternative più avanzate, come Custom Audience, Dynamic Product Ads, e Ads API, che permettono il controllo diretto e completo su tutta la transazione.
  2. Addio LiveRail – Due anni dopo l’acquisizione di LiveRail, Facebook interrompe l’offerta video attraverso SSP e il publisher ad server (leggi qui l’articolo dedicato), soprattutto dopo aver realizzato che la stragrande maggioranza dell’inventory video presente in LiveRail era fraudolenta.
  3. Addio Atlas DSP – Facebook ha deciso di bloccare i suoi piani sulla DSP dopo che la versione beta ha indicato chiaramente che l’inventory dell’ecosistema programmatico era in gran parte inutile – fraudolenta e non garantiva la viewability. A differenza di gran parte del settore, Facebook non era disposta a consentire consapevolmente ai marketer di comprare spazzatura, e quindi ora richiede il pieno controllo sulla qualità e il valore del suo inventario.

Benvenuto Facebook Audience Network – Facebook ha esteso la reach di Facebook Audience Network, prodotto in forte crescita da un miliardo di dollari di fatturato che consente agli sviluppatori di applicazioni e agli editori di monetizzare, sfruttando la forte domanda dei tre milioni di inserzionisti combinata al targeting di Facebook e alla sua misurazione. Facebook Audience Network è stata creata come un’offerta di monetizzazione per mobile app, ma è stata estesa a tutto il web mobile all’inizio dell’anno, e solo di recente al web su desktop. Si è inoltre ampliata in modo tale da servire non solo gli 1,65 miliardi di utenti di Facebook ma tutti, anche i non utenti.

Facebook si muove verso il “tutto incluso” con Facebook Audience Network

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Come si può vedere sopra, la differenza di strategia tra il social e Google non potrebbe essere più chiara. Facebook si sta allontanando da un ad stack programmatico aperto per andare verso un ad stack chiuso incentrato su Facebook Audience Network. Non sarebbe molto sorprendente se Atlas ad server fosse il prossimo prodotto che verrà accantonato, dato il suo limitato valore di marketing finora dimostrato. Questo taglierebbe l’ultimo legame di Facebook all’inventario non-Facebook, lasciando Facebook Audience Network come unico prodotto che consente agli editori e alle applicazioni di monetizzare, e ai marketer di raggiungere un pubblico al di fuori della piattaforma Facebook. Allo stesso tempo Google sta prendendo la direzione opposta e ha appena completato l’ultimo pezzo mancante nella sua inventory pubblicitaria programmatica aperta – una DMP chiamata Audience Center 360, che fa parte della nuova suite Google Analytics 360.

I Marketer hanno un rapporto di amore-odio nei confronti del programmatic

Quindi i marketer saranno entusiasti della direzione alternativa intrapresa da Facebook? Possibile. Non è tutto rose e fiori per i marketer quando si parla di programmatic. In effetti, il programmatic media buying è cresciuto rapidamente e guida più dei due terzi degli investimenti in pubblicità display, il cui driver principale è costituito dal fattore economico – l’acquisto di mezzi in programmatic in generale offre una distribuzione su larga scala a costi significativamente più bassi.

Ma che cosa ottengono realmente i marketer pagando meno? Nonostante i marketers stiano aumentando la spesa programmatica, il 69% di loro sono preoccupati per le frodi, e il 64% è preoccupato per la mancanza di trasparenza. E per una buona ragione – anche AppNexus, uno dei più grandi e più rispettati player nel mercato, ha affermato all’inizio di quest’anno che uno sbalorditivo 65% del suo inventario era fraudolento. Google ha riferito che il 56% degli annunci display non vengono mai visti.

Gran parte di questi problemi derivano dalla natura complessa dell’ecosistema. Shiv Singh di Visa ha detto di recente – “Il media buying assomiglia sempre di più ad un incauto acquisto di un’auto da un venditore senza scrupoli”. I marketer sono ancora in gran parte poco fiduciosi quando si tratta di programmatic media buying, soprattutto quando devono gestire infiniti intermediari nel processo, gli stessi intermediari che afferrano il 70% del valore dei media, prima di raggiungere gli editori. Poche persone al di fuori dal settore ad-tech possono effettivamente decifrare i famigerati programmatic Lumascapes.

Infine, il programmatic buying si presta ad obiettivi di direct response, ma, mentre registra un relativo successo nel generare conversioni cost-efficient, risulta molto più limitato quando i marketer si trovano alle prese con brand che hanno a cuore l’engagement reale del proprio pubblico, ambienti brand safe, e modi innovativi per raccontare le loro storie.

Facebook Audience Network: programmatic perfezionato

Facebook mira a fornire soluzioni ai problemi elencati poc’anzi attraverso un ecosistema pubblicitario chiuso, offrendo scalabilità e efficienza simile in termini di costi, azzerando le frodi, in piena trasparenza e con un robusto monitoraggio del ROI, introducendo nuovi formati pubblicitari per gli obiettivi top-of-funnel dei brand, il tutto non costringendo i marketer a gestire numerosi intermediari. Come ha detto Brian Boland di Facebook – “Stiamo spingendo verso questa nuova generazione di ad tech, che significano davvero qualità, valore, e un ecosistema programmatico che fornisce un reale ROI per gli inserzionisti.”

Nel frattempo, i marketer hanno già deciso di dedicare la maggior parte del loro nuovi investimenti pubblicitari verso le due piattaforme che ritengono preziose e degne di fiducia – Google e Facebook. Secondo un recente rapporto di Morgan Stanley, l’85% dei nuovi investimenti pubblicitari digitali nel 2016 andrà ai due giganti. I marketer aspirano a ridurre al minimo l’ingombro dei media e molti stanno concentrando i propri acquisti multimediali su tre canali – Facebook e Google direttamente e il resto in modalità programmatica.

Tutto rientra nel grande piano di Facebook

Questo è solo l’inizio. La progressiva evoluzione dei modelli di contenuti distribuiti, la distribuzione stessa dei contenuti e la monetizzazione si stanno allontanando dagli editori verso piattaforme come Facebook Instant Articles, Google AMP, e Snapchat Discover, trasformando gli editori in puri creatori di contenuti, e limitando ulteriormente l’accesso programmatico a tale inventario.

Instant Articles e Facebook Audience Network sono due prodotti sinergici. Mentre Google ancora una volta ha scelto un approccio aperto che consente agli editori di monetizzare Google AMP attraverso terze parti, come Outbrain, AOL e OpenX, gli unici modi per monetizzare gli Instant Articles sono Facebook Audience Network e le vendite dirette degli editori. Quindi, anche se un editore non vuole integrare Facebook Audience Network sulle sue property, si ritroverà comunque presto a sperimentare il potenziale di monetizzazione di Facebook Audience Network con la distribuzione dei suoi contenuti attraverso gli Instant Articles.

Dunque, momento interessante a Menlo Park.

Dopo la chiusura di FBX, Facebook si prepara a dismettere anche LiveRail

Dopo la conferma della chiusura il primo di novembre dell’ad exchange FBX, dedicato all’acquisto di spazi display su desktop per azioni di retargeting, Facebook si prepara a dismettere un altro suo prodotto pubblicitario. Si tratta di LiveRail, l’ad exchange video acquisito nel 2014 per una cifra tra i 400 e i 500 milioni di dollari.

Già qualche mese fa LiveRail aveva dismesso la sua parte di business relativa all’ad serving, e ad aprile i suoi dipendenti erano stati invitati da Facebook a cercare altre opportunità professionali. Lo stesso ceo Mark Trefgarne aveva lasciato la società proprio in quel periodo. Dunque, da tempo ci si aspettava che qualcosa bollisse in pentola.

Adesso arriva una conferma dalla stessa Facebook, riportata dal sito Re/Code. Un portavoce del social network ha dichiarato: «Stiamo fermando le attività di LiveRail Private Exchange per concentrarci a trovare modi migliori perché gli editori possano vendere direttamente i loro spazi agli inserzionisti, e per espandere la nostra offerta pubblicitaria video tramite Audience Network. Questo è quello che moltri publisher ci hanno detto di volere, e crediamo che questo possa rendere le campagne video ancora più rilevanti per gli utenti che le guardano».

Senza girarci troppo intorno, la società ha rivelato il suo focus del momento: Audience Network. La piattaforma peraltro proprio in questi giorni è stata oggetto di un importante potenziamento: tramite di essa, infatti, le aziende potranno ora veicolare pubblicità verso tutti gli utenti web, inclusi quelli che non hanno o non usano un profilo sul social network.

Novità per Facebook Audience Network

La novità arriva a due anni dall’introduzione di Facebook Audience Network, con cui finora era possibile per gli inserzionisti “estendere” la portata degli annunci su Facebook verso un network di siti ed applicazioni esterni ai confini del social, e dopo l’opportunità di estendere la reach degli annunci video introdotta qualche giorno fa (leggi l’articolo dedicato).

In un modo non molto diverso da come ha fatto Google con AdSense, Facebook comincerà dunque a monetizzare tramite tutti quegli utenti non presenti sul social, di cui tuttavia carpisce informazioni utili per il targeting ogni volta che visitano siti con tecnologia Facebook, ad esempio quelli con il pulsante “Like”. Un bacino molto più vasto dei suoi attuali 1,6 miliardi di utenti al mese comunicati nell’ultima trimestrale (qui l’articolo dedicato).

La novità mette dunque in competizione Facebook non solo con il già citato AdSense, ma anche con tutti quei player che osservano e targettizzano gli utenti, come fa notare il sito AdAge, riportando una dichiarazione di Bosworth in cui il manager sottolinea un importante vantaggio di Facebook rispetto alla concorrenza: «Dal momento che capiamo le persone in generale, possiamo utilizzare tutte le cose che abbiamo imparato sul marketing people-based per mostrare agli utenti pubblicità basate sulle informazioni che abbiamo a disposizione su di essi. Penso che questo sia un grosso vantaggio competitivo rispetto alle altre società che fanno questo tipo di lavoro». Ma se è facile conoscere i propri utenti, non sempre lo è per quelli che non hanno un account: un limite riconosciuto dal manager, che a tal proposito ha precisato che nel caso in cui Facebook non dovesse avere abbastanza informazioni rilevanti su una determinata persona, non la includerà nell’Audience Network.

Più controllo per gli utenti

L’annuncio della novità, effettuato tramite il blog in un post dal titolo “pubblicità migliore per tutti”, è accompagnato da un maggiore set di funzionalità messe a disposizione degli utenti internet per esercitare il controllo sui contenuti promozionali visualizzati, “inclusi gli strumenti per scegliere di non vedere più inserzioni basate sugli interessi degli utenti”.

Se gli utenti registrati possono farlo direttamente dalle impostazioni di Facebook, indipendentemente dal dispositivo utilizzato per accedere al social, d’ora in avanti sarà possibile scegliere di non visualizzare le inserzioni su siti e app non offerti da Facebook in base alle proprie impostazioni relative alle inserzioni. “È possibile impostare tale scelta visitando le impostazioni di Facebook o cliccando sull’icona AdChoices in corrispondenza di una inserzione su Audience Network”, fa sapere il social.

Facebook estende l’offerta video di Audience Network pensando alle campagne di branding

Facebook estende la portata della video adv su Audience Network.

La piattaforma di siti e app terze, infatti, storicamente votata alle campagne direct response sia foto che video, da oggi avrà un’offerta più ampia di formati pubblicitari video, pensata per gli inserzionisti che vogliono aumentare brand awareness e recall.

“Gli inserzionisti – si legge sul blog post ufficiale – vogliono che i loro video raggiungano più persone giuste in più posti. Ecco perchè vogliamo estendere Audience Network aggiungendo all’offerta della piattaforma i video pubblicitari di aziende che hanno obiettivi di branding. Adesso, oltre a vedere questi filmati su Facebook e Instagram, gli utenti li visualizzeranno anche sugli altri siti e app su cui impiegano il loro tempo”.

I nuovi formati video saranno posizionati sia in-stream che in-article. In particolare, gli in-stream video ads potranno apparire durante una pausa nel video (mid-roll), prima dell’inizio di un video (pre-roll) o dopo la fine di un video (post-roll).

I video ads in-article invece appariranno tra i paragrafi di testo e saranno riprodotti automaticamente quando almeno la metà dei pixel sono visualizzabili. Al momento, gli in-article ads sono disponibili solo in Instant Articles.

Tra i primi partner che hanno testato, rispettivamente, i formati in-stream e quelli in-article, ci sono USA Today Sports Media Group e Daily Mail.

La novità verrà messa a disposizione degli inserzionisti a livello globale nel corso delle prossime settimane.

Ecco perché gli Instant Articles possono accelerare il business programmatic di Facebook

Gli Instant Articles di Facebook non sono nati solo per rendere più veloce l’esperienza di fruizione di un contenuto editoriale, ma anche per estendere il “giardino chiuso” di Facebook e arricchire il business da 1 miliardo di dollari della sua piattaforma programmatic Facebook Audience Network.

A dirlo è la testata specializzata AdExchanger, che in un suo articolo (lo trovate qui) sottolinea come gli articoli istantanei, lungi dall’essere solo un nuovo metodo di distribuzione di contenuti editoriali, sono anche potenziale “cavallo di Troia” per Audience Network.

La testata sottolinea come Instant Articles non consente una monetizzazione dei contenuti editoriali tramite il coinvolgimento di terze parti: gli editori possono o vendere autonomamente la propria inventory, o altrimenti utilizzare Facebook Audience Network. Per molti di quelli che optano per questa seconda soluzione, si tratta della prima volta che viene utilizzata la piattaforma ad-tech di Facebook.

Riportando alcuni casi di publisher che monetizzano i loro Instant Articles usando Audience Network, come LittleThings, editore social, e il Washington Post, l’articolo di AdExchanger sottolinea come il rendimento delle pubblicità transate dalla piattaforma di Facebook si avvicina molto a quello dell’adv venduta sulle web page degli editori. A questo, però, si aggiunge la possibilità, da parte di Audience Network, di targettizzare in maniera profonda l’utenza a cui veicolare l’adv, e di farlo in maniera veloce, utilizzando la sua enorme mole di dati deterministici.

Il risultato? Secondo AdExchanger sarà una progressiva espansione della reach di Audience Network, con sempre più editori, specialmente quelli maggiormente impegnati a monetizzare su mobile, che si affideranno per la prima volta a Facebook per vendere la propria inventory.

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