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Header Bidding: l’alternativa di Google è ora disponibile in tutto il mondo

Dopo una lunga fase di test, Exchange Bidding, l’alternativa di Google all’header bidding, è ora ufficialmente disponibile per tutti i clienti di DoubleClick for Publishers (DFP) a livello globale.

Ad annunciarlo è la stessa Google in un blog post, comunicando anche l’ampliamento del numero di partner della soluzione, che includono Index Exchange, OpenX, RhythmOne e Rubicon Project (qui la lista completa delle società).

Exchange Bidding consente agli editori che vogliono monetizzare i loro spazi pubblicitari di mettere in competizione diversi exchange tra loro insieme a DoubleClick Ad Exchange in un’asta unificata. La soluzione, un tool plug-and-play facile da installare, si basa su connessioni server-to-server, che essendo più veloci consentono di ridurre la latenza e migliorare la viewability degli annunci.

Altro suo punto forte sottolineato nel blog post è la reportistica. Grazie a una serie di nuove funzionalità ufficializzate proprio in occasione del lancio, lo strumento riesce infatti a fornire agli editori una visione olistica e trasparente delle performance di ogni partner pubblicitario.

Attualmente il prodotto è utilizzabile su web desktop e mobile e su ambiente in-app iOS, Android e Interstitial, ma il prossimo obiettivo sarà quello di estendere la sua portata. A tal proposito Google sta già lavorando per rendere Exchange Bidding compatibile con altri formati, come quelli video, e tipologie di transazione, come i deal in programmatic. Questi nuovi sviluppi sono attualmente in fase di alpha test chiuso, e saranno portati in beta test nel corso dei prossimi mesi.

Exchange Bidding è stato inizialmente annunciato circa due anni fa, per poi passare alla fase di beta test un anno dopo. Recentemente uno studio di OpenX – uno dei partner della soluzione – ha misurato le performance dello strumento, rivelando tra gli editori che lo hanno utilizzato sulla sua piattaforma un aumento medio dei ricavi del 48% in 12 mesi.

Google Exchange Bidding offre agli editori una monetizzazione migliore? I dati di OpenX

Lo scorso anno OpenX ha annunciato di essere diventato beta partner di Google Exchange Bidding. Adesso la piattaforma comunica alcuni numeri sulle performance della tecnologia di monetizzazione di Google.

Secondo i numeri di OpenX, gli editori che sulla sua piattaforma hanno utilizzato Exchange Bidding – la risposta di Google all’header bidding che mette in competizione gli ad exchange, insieme a Google AdEx e Doubleclick For Publishers, all’interno dell’ad server di Google – hanno visto in 12 mesi un aumento medio dei ricavi del 48%. OpenX ha rilevato inoltre che tra i primi 20 publisher la crescita dei ricavi è arrivata a superare il 130%.

Exchange Bidding si propone sul mercato come l’alternativa di Google all’header bidding, rispetto al quale sarebbe più veloce e facile da implementare. In occasione dell’apertura ufficiale del beta test aperto del programma, a giugno, Big G ha dichiarato che il prodotto ha bisogno di meno di un giorno per essere attivato, a differenza dell’header bidding che richiederebbe un set up e una gestione più complessi da parte degli editori. Exchange Bidding, inoltre, consentirebbe un ricevimento delle risposte sulle aste estremamente più rapido: entro i 60 millisecondi, contro i 500 millisecondi/1 secondo di timeout normalmente settati dagli editori in header bidding.

Google annuncia novità all’insegna dei dati per gli editori

In arrivo da Google una serie di importanti novità a supporto degli editori.

In occasione del suo Publisher Leadership Summit di Chicago, Big G ha presentato Insights Engine Project, una suite di prodotti data-driven che per la prima volta consentiranno ai publisher di avere quello stesso tipo di informazioni sul pubblico che normalmente venivano fornite solo alle aziende per l’acquisto di pubblicità targettizzata. Questo tipo di insight potranno essere utili agli editori per comprendere meglio il loro pubblico, e in ultima istanza per proporre ad esso contenuti e pubblicità più rilevanti, anche in ottica di promozione degli abbonamenti.

Dietro l’annuncio di Insights Engine Project c’è la volontà, da parte di Google, di portare le capacità della società in termini di cloud computing e machine learning all’interno dei sistemi di reportistica e forecasting di DoubleClick. Per rendere più facile questo processo, è in fase di test la connessione di DoubleClick con due strumenti: la data warehouse BigQuery e la dashboard Data Studio, entrambi in fase beta e la cui definitiva disponibilità è prevista per l’inizio del 2018. Una connessione che di fatto consentirebbe agli editori di concentrare tutte le attività riguardanti i dati in un’unica warehouse e di avere un unico strumento (Data Studio appunto) per la reportistica.

Ma non sono solo queste le novità. All’evento, Google ha annunciato anche le Insight Cards, uno strumento che verrà lanciato nei mesi a venire e che è qualcosa di simile a Google Analytics, ma potenziato dal machine learning e focalizzato su informazioni e trend di tipo pubblicitario come la viewability e la latenza, ma anche i cali di traffico e le loro possibili cause. Le Insight Cards verranno lanciate nei mesi a venire, così come un’altro strumento dell’offerta, una soluzione di forecasting che consentirà di effettuare delle previsioni su temi come i settori di crescita dei ricavi, effettuate sulla base di dati storici e di aggiustamenti stagionali.

Ultimi ma non per importanza sono Audience Insights Report e Audience Insights in Programmatic Deals, entrambi in fase di test. Il primo offrirà ai partner degli editori informazioni aggregate sugli utenti di tipo demografico o riguardanti la tipologia di contenuti che il pubblico consulta; il secondo connetterà queste informazioni alla DSP DoubleClick Bid Manager. Entrambi sono dei tool volti a rendere le inventory più pregiate e dunque meglio monetizzabili.

Novità da Google sulla piattaforma Exchange Bidding

In occasione dell’evento di Chicago, Big G ha fatto sapere che i lavori su Exchange Bidding (l’alternativa all’header bidding, ex EBDA) stanno andando avanti, e che il prodotto dovrebbe essere ufficialmente disponibile nella prima parte del prossimo anno.

Attualmente, la soluzione è in fase di fine-tuning, e Google si starebbe occupando anche della ricerca di nuovi publisher.