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La pubblicità sui podcast? È efficace su tutte le metriche chiave, secondo Nielsen

Nella nostra rassegna di oggi parliamo di podcast, frodi in-app e dell’ultima novità di Amazon.

La pubblicità sui podcast? E’ efficace su tutte le metriche chiave, secondo Nielsen

I podcast sono un canale di comunicazione efficace per le aziende? Secondo uno studio di Nielsen, sì. La società ha rilevato che gli annunci su podcast hanno avuto successo su varie metriche chiave, come la brand awareness, l’ad recall, l’affinità, la recommentation e l’intenzione di acquisto. Il formato più popolare sui podcast, il cosiddetto “host-read” ossia quando il conduttore del podcast legge l’annuncio, sembra essere particolarmente apprezzato sia dai brand che dal pubblico. Leggi di più su MediaPost.

In un anno le frodi in-app sono raddoppiate. Lo rivela uno studio di DoubleVerify

La nuova frontiera dell’ad fraud? Le app mobile. Secondo un nuovo studio di DoubleVerify, le impression non valide su mobile sono raddoppiate anno su anno dal 2017, e il numero totale di “app fraudolente” è aumentato di oltre il 150% tra il 2017 e il 2018. E di queste app, oltre la metà sono categorizzate come “giochi” o “utilities”. Leggi di più su AdWeek.

Amazon prepara il lancio di un servizio di streaming musicale supportato da pubblicità

Amazon starebbe per lanciare un nuovo servizio di streaming musicale, gratuito e supportato da pubblicità, che andrebbe ad aggiungersi ai già esistenti prodotti a pagamento Prime Music e Amazon Music Unlimited. Secondo indiscrezioni, non confermate da Amazon, il lancio sarebbe imminente, già la prossima settimana. Il servizio consentirà di trasmettere musica attraverso gli speaker Echo: basterà chiedere ad Alexa un brano. Leggi di più su Billboard.

Nielsen lancia una divisione dedicata alla pubblicità su Video Addressable

Protagonisti oggi della nostra rassegna sulle ultime novità ad tech internazionali, sono Nielsen, DoubleVerify e IAB Europe.

Nielsen lancia una divisione dedicata alla pubblicità su Video Addressable

Una settimana dopo l’acquisto del venditore di media addressable Sorenson Media per 11,25 milioni di dollari, Nielsen ha ufficialmente annunciato l’apertura di una nuova unit: il Nielsen Advanced Video Advertising Group. Una mossa che testimonia la volontà della società di misurazioni di rafforzare la propria posizione in un canale pubblicitario in grande ascesa, quello del Video Addressable. La divisione comprenderà, oltre a Sorenson Media, Gracenote, proprietaria di una tecnologia per l’inserimento di pubblicità dinamica nelle smart tv, e Qterics, sviluppatrice di una soluzione per la gestione della privacy. Leggi di più su AdExchanger.

DoubleVerify si rafforza negli analytics della pubblicità video con un’acquisizione

DoubleVerify ha acquisito Zentrik, società di tecnologie per i video. L’acquisizione, che si è chiusa il 15 febbraio, contribuirà alla creazione di un tag per il blocco di video e la misurazione, volto a proteggere i brand e misurare la qualità degli spazi su desktop, mobile app e piattaforme video OTT. In particolare, il tag sarà rivolto ad individuare e risolvere il problema del cosiddetto “breakage”, ossia l’impossibilità per un annuncio di essere erogato a causa di problemi tecnici, e delle latenze che ritardano la visualizzazione dello spot. Leggi di più su MediaPost.

Attivisti della privacy puntano il dito sull’approccio di IAB Europe al GDPR

Un gruppo di attivisti della privacy ha puntato il dito contro IAB Europe, accusando i suoi standard di non essere conformi al GDPR. Ad essere posto sotto accusa, in particolare, sarebbe il protocollo OpenRTB. Secondo le associazioni di attivisti, nelle transazioni pubblicitarie in RTB gli utenti attualmente non possono venire informati sull’utilizzo dei loro dati personali, e IAB ne sarebbe a conoscenza. Dal canto suo, IAB ha negato le accuse, dicendo che sono “non solo false ma anche intenzionalmente dannose”. Leggi di più su The Drum.

Scoperto un sistema di frodi che sfrutta la popolarità di ads.txt

Quando è nata due anni fa, ads.txt è stata descritta da IAB come una possibile soluzione alle frodi pubblicitarie. Purtroppo però, la sua efficacia è stata messa in dubbio in questi giorni da DoubleVerify.

Il fornitore di misurazioni ha annunciato di avere infatti scoperto un nuovo network di bot che compie frodi riuscendo ad aggirare le protezioni di ads.txt. Si tratterebbe di un sofisticato tipo di frodi, che ruba contenuti dai siti degli editori premium e crea copie falsificate delle pagine originali sul proprio server.

Il bot network, secondo quanto rivela DoubleVerify, crea nuovi posizionamenti pubblicitari che normalmente non esistono sul sito originale, e utilizza URL falsificate per ingannare le piattaforme pubblicitarie: in particolare apre degli account con i venditori categorizzati come “reseller” approvati sui file ads.txt degli editori (questi non hanno un rapporto diretto con i publisher per la vendita dei loro spazi, ma li acquisiscono da intermediari per poi rivenderli) e poi vende gli spazi attraverso questi reseller, sapendo che i brand che faranno l’acquisto li troveranno tra i rivenditori autorizzati su ads.txt.

Chiaramente, il network fraudolento sarebbe riuscito a sfruttare una falla nel sistema ads.txt, in particolare legata al fatto che non tutte le parti in causa nel trading pubblicitario effettuano i giusti controlli sulle inventory. In questo caso, i reseller autorizzati, che dovrebbero verificare in maniera più approfondita le inventory che vendono. Ma in realtà, come spiega Roy Rosenfeld, capo del Fraud Lab di DoubleVerify: «Più giù si va nella coda lunga di reseller, aggregatori e ad network, più allentati sono i processi di controllo».

Paradossalmente, il bot network sfrutterebbe proprio la crescente popolarità di Ads.txt, oggi sempre più utilizzata dai player sia lato domanda che lato offerta. DoubleVerify ha stimato che la frode potrebbe essere costata agli inserzionisti una cifra tra i 70 e gli 80 milioni di dollari in un anno di operatività.

Le aziende in USA e UK spendono più in martech che in stipendi

Oggi nella nostra rassegna parliamo degli investimenti delle aziende in marketing tecnologico, di gestione in-house della comunicazione e di un’acquisizione di DoubleVerify.

Le aziende spendono più in martech che in stipendi

Oggi le aziende spendono più in tecnologie di marketing che in stipendi per il proprio staff. E’ quanto rivela una ricerca condotta da Gartner in UK e USA. Secondo i dati dello studio, i marketer lo scorso anno hanno speso il 29% dei loro budget (nella cifra non sono incluse spese media o fee di agenzia) in martech, a fronte di un 24% di risorse destinate al pagamento dei dipendenti. Nel 2017, le percentuali erano, rispettivamente, il 22% e il 27%. Leggi di più su MarTech Today.

DoubleVerify si rafforza nella brand safety con un’acquisizione

DoubleVerify, società di ad tech specializzata nelle misurazioni, ha annunciato l’acquisto di Leiki, agenzia finlandese attiva nella classificazione dei contenuti. Leiki sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare testi, come notizie complesse o video contestuali, attraverso una tecnologia che DoubleVerify potrà ora utilizzare per classificare i contenuti e filtrare le offerte pubblicitarie su determinati posizionamenti. Grazie all’acquisizione, DoubleVerify potrà analizzare contenuti in 40 lingue, e rafforzare la propria presenza nell’Europa Orientale e nei mercati scandinavi e russi. Leggi di più su AdWeek.

Babbel: «A volte gestire la comunicazione in-house è più semplice che affidarla alle agenzie»

In certi settori merceologici “di nicchia”, gestire la comunicazione in-house è più semplice che affidarla alle agenzie. A pensarlo è Julie Hansen, CEO di Babbel U.S., che, intervistata da Digiday, ha detto la sua sul tema dell’internalizzazione delle attività data-driven. «Facciamo da noi ricerche e strategia. Utilizziamo le agenzie per gli acquisti media in tv e radio. Abbiamo uno strumento per gli acquisti SEM ma li gestiamo internamente. Il resto lo facciamo tutto in-house. L’apprendimento di una lingua è un’attività di nicchia. Selezionare un’agenzia e spiegarle il mondo dell’apprendimento delle lingue richiede tempo, si fa prima a sviluppare le capacità internamente». Leggi di più su Digiday.

MoPub, inventory più sicure grazie a un accordo con Pixalate e DoubleVerify

MoPub, l’ad exchange mobile di Twitter, ha annunciato di aver siglato un accordo con Pixalate e DoubleVerify, volto a ridurre il traffico non-valido e le frodi pubblicitarie in-app all’interno della sua inventory.

Il fenomeno dell’ad fraud è in crescita nell’ambiente mobile, in particolare nel mondo in-app, dove si stima sia costato al mercato circa 5 miliardi di dollari nel 2018. L’integrazione con Pixalate e DoubleVerify comporta il controllo dei segnali di traffico e il blocco delle richieste di bid non valide in tempo reale e in pre-bid, e l’analisi delle attività post-bid per aiutare gli editori a migliorare la qualità del loro traffico.

Per individuare il traffico non valido, sono svariati i segnali utilizzati: tra di essi ci sono i tassi di viewability, il posizionamento sugli app store, il numero di download, la quota di mercato, il contenuto dell’app, la user experience, le possibilità pubblicitarie, e altri indicatori di General invalid traffic (GIVT) e Sophisticated invalid traffic (SIVT).

Secondo l’head of product di MoPub Boris Logvinskiy, l’accordo con le due società rappresenta un passo cruciale per eliminare le frodi pubblicitarie sull’ad exchange: «Fornitori accreditati dal MRC come Pixalate e DoubleVerify offrono l’esperienza, la tecnologia, l’integrità di dati e il servizio necessari per aiutarci a mantenere un exchange pulito per i migliaia di miliardi di chiamate pubblicitarie che gestiamo».

DoubleVerify, accordo con Twitter per la certificazione della qualità delle inventory

DoubleVerify, fornitore indipendente di misurazioni, ha annunciato di aver stretto un accordo con Twitter per certificare la qualità degli annunci video sulla piattaforma social.

Inizialmente, le misurazioni saranno relative all’inventory video, sia desktop che mobile web e in-app, a cui si aggiungerà nei prossimi mesi anche la display. “DoubleVerify è il primo partner ad integrarsi con la API completa di Twitter – spiega la società in una nota – rendendo più facile adattare e aggiungere nuove funzionalità nel tempo”.

Attraverso gli strumenti di DoubleVerify, gli inserzionisti di Twitter potranno avere una chiara visione della qualità degli annunci sul social, attraverso metriche come la viewability e audibility per tipologia di dispositivo, il tasso di frodi sempre per device e i livelli di performance di campagne e creatività.

«Continuiamo a investire in accordi con fornitori di misurazioni esterni come DoubleVerify – commenta Bruce Falck, Revenue Product Lead di Twitter – Crediamo che questa sia una componente fondamentale per aiutare i nostri partner pubblicitari a misurare meglio l’impatto dei loro investimenti media, ed assicurare coerenti controlli della qualità per le loro campagne omnicanale».

Qualità delle inventory: i trend a livello globale in uno studio di DoubleVerify

La qualità delle inventory è ancora in cima ai pensieri di chi acquista pubblicità online, e non a caso. Una nuova ricerca di DoubleVerify, fornitore indipendente di soluzioni per la misurazione dei media digitali, ha svelato che nel 2017 il numero di violazioni della brand safety è aumentato del 25%, trainato da un aumento della diffusione di fake news e contenuti non verificati, e che insieme ad esso sono aumentati anche i casi di frodi su device mobili (+800%) sulla base dell’aumento degli investimenti in pubblicità su smartphone e tablet.

Uno scenario davanti al quale, secondo il CEO della società Wayne Gattinella, è necessario un approccio olistico alla qualità degli spazi media: «Con queste quote più alte che mai, è fondamentale che i marketer digitali di tutto il mondo adottino un approccio olistico alla brand safety, alle frodi pubblicitarie digitali e alla viewability. Gli inserzionisti chiedono chiarezza e affidabilità rispetto alla qualità delle piattaforme online e ai contenuti a cui i loro brand vengono associati».

Ecco qualche evidenza dello studio:

  • La qualità dei media continua ad essere tra i principali elementi capaci di influenzare le performance digitali oggi. Gli inserzionisti sono sempre più alla ricerca di modi per autentificare in maniera indipendente la qualità dei loro investimenti digitali.
  • La diffusione di fake news, violenza e contenuti incitanti l’odio ha riportato in auge il problema della brand safety. Un tema che si sta evolvendo, con le richieste degli inserzionisti di una sempre maggiore trasparenza per assicurare che i loro brand siano inseriti in posizionamenti appropriati e “autentici”: le aziende, infatti, si stanno muovendo concretamente per modificare le loro strategie di brand safety globali al fine di evitare contenuti violenti, sensibili o non verificati.
  • Le frodi sono diventate un fenomeno “mobile”. Se su desktop il fenomeno è diventato più gestibile, la diffusione di inventory “fake” si sta diffondendo rapidamente su smartphone e tablet, con la nascita di tecniche come falsificazione di app, annunci nascosti e dispositivi manipolati.
  • La viewability continua a crescere a livello globale, anche se il suo valore è ancora basso rispetto alle aspettative delle aziende: sono visibili il 56% delle impression display e il 63% di quelle video, contro un obiettivo fissato da IAB al 70%. D’altra parte, significativi progressi sono stati compiuti per espandere le misurazioni effettuate da società terze su social, ambienti in-app e piattaforme OTT e Connected TV.
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Credits: PRNewsfoto/DoubleVerify

Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Nella rassegna di oggi parliamo di Google e di due editori internazionali: il New York Times e Newsweek Media Group.

Google punta a far diventare la tecnologia delle AMP uno standard “open”

Google ha annunciato oggi di voler portare il progetto delle sue Accelerated Mobile Pages (AMP) al di fuori dei suoi confini, rendendolo uno standard utilizzabile da tutti. Se da un lato le AMP sono uno strumento apprezzato dagli utenti, che vedono caricare le pagine internet in maniera più veloce, dall’altro lato sono spesso viste dagli editori come l’ennesimo “walled garden”, in quanto per potere usifruire di prestazioni veloci su mobile i contenuti devono essere caricati su domini Google. Adesso la società ha dichiarato di star provando a convincere le associazioni deputate alla creazione degli standard digitali ad adottare la tecnologia alla base del funzionamento delle sue AMP, rendendola un framework di riferimento utilizzabile per tutte le pagine internet. Leggi di più su The Verge.

Vendita in Programmatic o diretta? Stesso team per il New York Times

E’ finita l’era della distinzione tra programmatic e non-programmatic. Almeno nei team vendita degli editori. Il New York Times ha recentemente assorbito la propria squadra dedicata al programmatic all’interno del suo team vendite generale. L’idea è quella di formare tutti i membri della squadra commerciale sulla vendita automatizzata, in modo che siano capaci di vendere qualsiasi tipo di formato pubblicitario della testata a qualsiasi tipo di inserzionista. Leggi di più su Digiday.

Inventory fraudolente, Newsweek Media Group sotto i riflettori

Tempi difficili per Newsweek Media Group. DoubleVerify avrebbe identificato, all’interno di alcune property dell’editore, un codice fraudolento capace di impedire a società di misurazione terze di determinare in maniera accurata la viewability di un annuncio durante la navigazione. L’editore ha dichiarato di aver prontamente rimosso il codice dai propri siti, e di avere anche licenziato due dipendenti legati alla faccenda. Intanto però alcune piattaforme di vendita, come AppNexus e SpotX, hanno deciso di interrompere i loro rapporti con il gruppo. Leggi di più sul Wall Street Journal.

“Verification stripping”: SpotX e DoubleVerify scoprono un nuovo tipo di frode. Ecco come funziona

Quello delle inventory fraudolente è un trend in crescita nel mercato dell’advertising digitale. Secondo recenti stime di WhiteOps, nei prossimi mesi (quelli del Black Friday e del periodo prenatalizio, quando aumenta l’impegno pubblicitario delle aziende), il fenomeno dell’ad fraud costerà al mercato ben 3,5 miliardi di dollari. Nel tempo, tra le possibili soluzioni al problema, quella della verifica e validazione delle impression da parte di società specializzate è parsa essere quella più diffusa ed efficace. In alcuni casi, però, potrebbe risultare inutile.

SpotX e DoubleVerify hanno infatti identificato, dopo una serie di studi, un nuovo tipo di bot specializzato nel cosiddetto “verification stripping” (che potremmo tradurre come “annullamento della verifica”), il quale agisce proprio sul processo di verifica dell’impression, attraverso la manipolazione o lo smantellamento del codice che viene trasmesso ai partner preposti al controllo. Così facendo, il bot riesce a nascondere il domain spoofing o altro tipo di frodi, e in alcuni casi ad evitare persino che le impression vengano sottoposte al processo di verifica.

Una volta scoperto questo bot, le due società si sono messe al lavoro per identificare le inventory soggette a questo tipo di frode e rimuoverle dalla piattaforma di SpotX.

«DoubleVerify ha scoperto che fino al 10% dei picchi di frodi pubblicitarie avviene per il verification stripping. Stiamo lavorando a stretto contatto con SpotX, con la nostra tecnologia contro le frodi avanzate, per rimuovere queste impression fraudolente dalla supply chain e per assicurare sempre la qualità degli spazi sulla piattaforma», ha dichiarato Matt McLaughlin, COO di DoubleVerify.

«Siamo orgogliosi di stare lavorando con DoubleVerify per frenare l’impatto del verification stripping sulle inventory transate sulla nostra piattaforma – ha aggiunto Josh Cariveau, SVP, Global Operations di SpotX -. Mentre noi agiamo per risolvere questo problema, gli inserzionisti dovrebbero essere consapevoli del fatto che questo tipo di frode può essere presente anche sulle loro piattaforme».

Per questo motivo, le due società fanno queste raccomandazioni alle aziende:

  • Monitorare picchi anormali nel traffico invalido sofisticato (SIVT);
  • Cercare ogni discrepanza tra il numero delle impression acquistate in programmatic e la cifra di quelle sottoposte a verifica, estrapolabile dai report delle società di misurazioni;
  • Immediatamente fare delle indagini su ogni discrepanza significativa, perché potrebbe indicare un caso di verification stripping volto a manipolare verifiche e misurazioni.

Sizmek, accordo con DoubleVerify, comScore e Integral Ad Science per verifiche e misurazioni

Sizmek annuncia la propria partnership con DoubleVerify, comScore e Integral Ad Science (IAS) per garantire agli inserzionisti una maggiore efficienza del flusso di lavoro nella misurazione di video HTML5. In contemporanea, la società ufficializza la scomparsa del marchio Rocket Fuel, la cui acquisizione è stata completata a settembre, e la nuova carica di Enrico Quaroni, diventato Managing Director per l’Italia di Sizmek.

Insieme alle funzionalità di attivazione dati, ottimizzazione creativa ed esecuzione media dell’azienda, il Verification API framework di Sizmek offre un modo unificato e accelerato di operare, evitando di dover manualmente definire e scambiare ripetutamente i tag tra fornitori tecnologici, attività che può ritardare il lancio delle campagne, amplificare l’errore umano e aggiungere latenza con conseguenze sull’esperienza dell’utente.

«In un ecosistema sempre più complesso, i nostri clienti chiedono maggiore controllo e trasparenza», ha commentato Quaroni, «Questi accordi sono essenziali per supportare al meglio i nostri clienti e dimostrano il nostro impegno nell’aiutare i marketer a sfruttare i vantaggi di una piattaforma unificata che opera sull’intero piano media».

“Con la crescita esponenziale della pubblicità video digitale, è fondamentale che le piattaforme tecnologiche riescano a offrire la velocità e la precisione necessarie per rispondere alle esigenze dei clienti”, ha dichiarato Steve Woolway, SVP of Business Development di DoubleVerify. “Sizmek ha il merito di investire nelle tecnologie e nell’integrazione essenziali per supportare i livelli più avanzati di autenticazione e misurazione video di terze parti”.

Il framework per video HTML5 è pienamente supportato dai formati In-Stream HTML5-based VPAID e In-Stream Enhanced Video di Sizmek.

“Il nostro obiettivo non è solamente migliorare l’efficienza operativa ma consentire anche ai nostri clienti di essere proattivi relativamente alla qualità dei media”, ha commentato Harmon Lyons, SVP of Business Development di IAS. “Grazie all’integrazione con Sizmek, gli annunci che non rispondono alle aspettative dei clienti per quanto riguarda brand safety, frodi e conformità geografica possono essere bloccati per sempre”.

“I nostri clienti chiedono sempre di più la garanzia che i propri ad siano visibili e vengano veicolati a utenti reali”, ha dichiarato Steve Ahlberg, SVP of digital advertising products di comScore. “Le nostre soluzioni di verifica leader di mercato introducono questa certezza nel digital advertising e la nostra partnership con Sizmek offre ai clienti un modo ancora più efficiente di trarre benefici da questi servizi”.