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LinkedIn, più dati a disposizione delle aziende

Più dati sulle campagne e possibilità di targettizzazione per chi pianifica su LinkedIn.

Il social network dei professionisti ha infatti stretto un accordo con la società di data intelligence per il marketing DataSift, che consentirà ai clienti di quest’ultima – tra cui si annoverano Publicis Media, Mindshare e Motley, piattaforma di analytics di Dentsu Aegis Network – di avere più informazioni sugli annunci e più segmenti di audience nel momento in cui acquistano inventory sulla piattaforma.

In sostanza, LinkedIn “venderà” i propri dati a DataSift, anche se in effetti, da quest’ultima non avrà un tornaconto economico. L’intenzione del social network sarebbe infatti quella di spingere più inserzionisti ad acquitare pubblicità sulla sua piattaforma, e a spendere di più per essa, avendo a disposizione strumenti che consentono migliori opzioni di targeting e dunque una maggiore ottimizzazione dei propri investimenti.

Secondo i suoi più recenti dati finanziari prima dell’acquisizione da parte di Microsoft per 26,2 miliardi di dollari, LinkedIn acquisiva solo il 18% del proprio fatturato (ossia 175 milioni su 960 milioni totali) dalla raccolta adv, indicata come “Marketing Solutions”, e nei piani della società c’è adesso sicuramente una crescita del business pubblicitario.

Secondo il ceo di DataSift Tim Barker, l’accordo avrà ripercussioni positive non solo a livello di media planning, ma anche di content marketing e di native advertising. «L’obiettivo è di fornire insight che aiutino le aziende ad identificare sia il pubblico da raggiungere con le proprie campagne su LinkedIn, sia il tipo di contenuti che hanno più appeal». Di fatto, come sottolinea Sudeep Cherian, group manager di LinkedIn Marketing Solutions, la partnership rappresenta «fino ad ora il più completo accordo di data licensing» per il social.

Grazie all’intesa tra le due società, le aziende potranno ora effettuare ricerche sul comportamento di determinate fasce di pubblico di LinkedIn, analizzare segmenti di audience per carica, competenze e localizzazione geografica, e identificare i segmenti sulla base della loro interazione con contenuti sovrapponibili a propri modelli. Potranno inoltre effettuare analisi sulla concorrenza, osservando come gli utenti di LinkedIn interagiscono con gli altri brand, e targettizzare non solo i propri annunci pubblicitari ma anche i contenuti.

Twitter venderà da sola i propri dati: niente più "reseller" da agosto

I dati? Un business sempre più strategico per Twitter, che si appresta a gestirli in house rinunciando a partner terzi, come aveva fatto finora. Il social di San Francisco si appresta infatti a bloccare l’accesso ai propri dati nei confronti di una serie di reseller, ovvero di rivenditori, indipendenti. Tra questi ci sono la britannica DataSift e la giapponese NTT. L’obiettivo è quello di gestire questo asset internamente.

Twitter ha già costruito un discreto business dalla la vendita dei propri dati a terze parti, che a loro volta li fornivano – nel rispetto della privacy – ad agenzie e centri media interessati ad avere insights sugli interessi degli utenti in base alle conversazioni sul social network. Twitter genera gran parte dei suoi ricavi con l’adv, ma ha comunque incassato 147 milioni di dollari lo scorso anno grazie a “data licensing e altre attività”.

Tutto questo fino a un anno fa, quando Twitter ha acquisito una di queste società, Gnip, portando il data selling al proprio interno. Attività che ora vuole gestire per intero. La notizia, in effetti, è stata pubblicata da DataSift, una delle compagnie “tagliate”, in un tweet.

La decisione ha generato un certo disappunto nei partner: “Per diversi mesi abbiamo lavorato duramente per rinnovare il nostro contratto con Twitter”, ha esternato sul blog aziendale Nick Halstead, fondatore e Ceo di DataSift, società che nelle scorse settimane aveva annunciato il via a un’analoga partnership con Facebook. “I negoziati erano promettenti. In diversi momenti sembrava che l’accordo fosse imminente. E’ un risultato estremamente deludente per noi e per l’ecosistema di aziende che abbiamo aiutato a costruire soluzioni sui dati di Twitter”.

Si chiude così una partnership che durava dal 2011 e che scadrà ufficialmente il 13 agosto.

Facebook apre a selezionati advertiser la sua preziosa mole di dati

Per la prima volta, Facebook mette ufficialmente a disposizione di selezionate aziende una parte della sua preziosissima mole di dati. Una mossa abbastanza rivoluzionaria per il social network, annunciata con un post sul suo blog ufficiale.

In particolare, Facebook fornirà ai marketers informazioni sulle tipologie di persone che stanno parlando di specifici temi sulla piattaforma, indicando anche in che termini ne stanno parlando. Dati particolarmente preziosi per le aziende, grazie ai quali essi potranno, ad esempio, conoscere nuovi gruppi di consumatori, carpire informazioni su quali prodotti gli utenti vogliono che vengano distribuiti o messi in luce con una nuova campagna pubblicitaria, o anche, più semplicemente, conoscere il sentiment attorno al loro brand.

Tutto ciò avverrà attraverso il tool di analytics Topic Data, sviluppato dalla sigla specializzata in social data DataSift (con cui Facebook ha avviato una partnership) e per ora solamente disponibile negli Stati Uniti e in UK.

Facebook tiene a precisare che il processo sarà completamente privacy-friendly, e che sarà utilizzato solo per “informazioni generali” e non per annunci targettizzati. “Non riveleremo informazioni personali identificative dei nostri utenti a nessuno, inclusi i nostri partner e inserzionisti”, recita il blog post.

Facebook metterà a disposizione sia i dati provenienti da post pubblici sia quelli relativi a post privati condivisi con un altro utente sulla piattaforma, ma non le conversazioni su Facebook Messenger. Quanto ai commenti, saranno forniti in blocco come numero di commenti su un determinato tema, senza che il singolo contributo individuale venga rivelato.

Ma non è questa l’unica novità annunciata in questi giorni dal social network di Mark Zuckerberg. Con l’evidente obiettivo di monetizzare gli utenti che effettuano acquisti in rete, Facebook ha infatti comunicato venerdì 13 marzo, senza rendere noto il valore economico dell’operazione, di aver acquisito TheFind, motore di ricerca per lo shopping online.

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