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Facebook si prepara alla GDPR; Condé Nast punta sulla data science; McDonald’s e i walled garden

Nuova giornata di rassegna per la rubrica di Programmatic Italia che raccoglie ogni giorno le notizie internazionali più interessanti sul mondo dell’advertising tecnologico, scovate in giro per la rete.

Oggi fari puntati su Facebook, Conde Nast e McDonald’s.

Anche Facebook si prepara alla GDPR

In occasione di un evento a Bruxelles, il COO di Facebook Sheryl Sandberg ha dichiarato che sul social network nei prossimi mesi sono in arrivo grandi cambiamenti sul fronte della privacy. Una mossa volta a rendere la piattaforma conforme alla GDPR dell’Unione Europea, la cui definitiva entrata in vigore è prevista a maggio. La manager ha spiegato che verrà presto lanciato un nuovo “privacy center” globale, un luogo unico in cui verranno contenuti i setting principali di Facebook per i dati personali, che renderà molto più facile per gli utenti la gestione dei propri dati. Leggi di più su TechCrunch.

Condé Nast acquisisce una società di data science

Condé Nast sembra particolarmente interessata a rafforzare la propria data stack. L’editore ha infatti acquisito la società di data science Lighthouse Datalab, e portato all’interno del proprio team il fondatore Sriram Subramanian e altre due persone, che si occuperanno di rafforzare le capacità di Intelligenza Artificiale e machine learning della sua piattaforma dati Spire. L’obiettivo ultimo è quello di migliorare le performance di annunci pubblicitari e contenuti ospitati sulle property. Leggi di più su AdExchanger.

McDonald’s e i “walled garden”

Le aziende avrebbero molto da guadagnare se perseguissero una visione olistica del consumatore e riducessero la loro dipendenza dai “walled garden”. E’ quanto ha detto Bob Rupczynski, Global Vice President/Media, CRM & Digital Merchandising di McDonald’s, in occasione della conferenza ad:tech New York. Secondo il manager, molti potenziali partner dei brand costruiscono deliberatamente dei “giardini chiusi” di dati che rendono difficile avere una visione completa dei consumatori. Per questo, è necessario «riprendere il controllo nelle nostre mani» e cercare di generare autonomamente insight sugli utenti ed esperienze capaci di entusiasmarli», invece che «fare esclusivamente affidamento sui grandi colossi del mercato per darci ciò di cui abbiamo bisogno». Leggi di più su Warc.

Condé Nast accelera sul Programmatic Native e crea un marketplace con Adyoulike in Francia

Condé Nast France e Adyoulike si uniscono per creare un private marketplace per la pubblicità contestuale in Programmatic.

L’accordo, appena siglato, consentirà ad aziende e trading desk di avere accesso diretto alle inventory premium native dell’editore, utilizzando la tecnologia di Adyoulike e implementando i propri dati. Condé Nast farà riferimento alla SSP di Adyoulike per promuovere le sue campagne di programmatic native.

La mossa di Condé Nast si inserisce in una precisa strategia di accelerazione dell’editore sul fronte programmatico, testimoniata anche dalla recente nomina del primo Head of Programmatic di Vogue.

«Condé Nast è leader nel programmatic e anche tra i pionieri della pubblicità nativa – commenta Tony Nguyen, Head of Programmatic di Condé Nast -. Questa forma di pubblicità è estremamente rilevante ed innovativa per i vari comparti della nostra industry, specialmente quello fashion/beauty e lusso. Consente di amplificare i modi in cui i brand possono comunicare offrendo loro una piattaforma dedicata dove i consumatori sono particolarmente ricettivi alle campagne. Sono questi i principali motivi che ci hanno portato a creare un nuovo spazio per il native advertising, attraverso la nostra partnership con Adyoulike».

«Costruita sulla base di una partership di oltre tre anni, siamo soddisfatti di avere avuto l’opportunità di lanciare questo nuovo private native marketplace con Condé Nast. E’ gratificante vedere che la nostra expertise e tecnologia contribuirà a sviluppare i loro canali di vendita sul native e che l’editore potrà beneficiare della nostra SSP che è già integrata con oltre 40 DSP», aggiunge Yohan Elmaalem, Chief Operating Officer (COO) & Co-Founder di Adyoulike.

Alleanze tra editori per competere con i “Big”. Ecco un nuovo caso

Di fronte all’appeal pubblicitario di Google e Facebook, i singoli editori si sono spesso trovati in difficoltà, dovendo competere con grandi numeri e cospicue possibilità di targettizzazione.

Una possibile soluzione a questo problema sono le coalizioni tra publisher, ossia delle alleanze in cui differenti realtà editoriali mettono insieme inventory e partner tecnologici per creare un’offerta che possa realmente competere con quella dei colossi di Internet per reach e scalabilità. Di esempi, a livello globale, ce ne sono tanti, da La Place Media in Francia a Pangaea in Gran Bretagna, dall’australiano Apex al canadese CPAX, dal giapponese Delta Publisher Alliance all’italiano Gold 5.

Adesso a queste alleanze se ne aggiunge un’altra, che mette insieme tre importanti publisher americani: Condé Nast, NBCUniversal e Vox Media. I tre editori hanno deciso di unire la loro offerta pubblicitaria di branded content e mobile video. Grazie a questa nuova alleanza si viene di fatto a creare un bacino di spazi particolarmente cospicuo per i brand. E anche particolarmente appetibile. L’offerta delle tre società, infatti, è particolarmente votata a un pubblico specifico, quello dei millennial. Insieme, i tre editori hanno detto di poter raggiungere oltre 200 milioni di utenti negli Stati Uniti, e il 99% dei millennial.

La partnership non prevede solo la vendita congiunta delle inventory, ma anche un diretto coinvolgimento delle rispettive piattaforme pubblicitarie: Spire di Condé Nast, che combina dati comportamentali con informazioni sugli acquisti on e offline e offre la possibilità ai brand di ottimizzare e personalizzare le loro campagne in tempo reale, e Concert di Vox Media e NBCUniversal che, secondo quanto hanno fatto sapere i due editori, fornisce un livello di engagement cinque volte più alto delle altre piattaforme pubblicitarie premium.

Come parte della collaborazione, Condé Nast, NBCUniversal e Vox Media hanno anche sviluppato insieme due nuovi formati pubblicitari focalizzati su mobile video, contenuti brandizzati e dati.

Condé Nast investe sull’influencer marketing, siglata intesa con Influential

Condé Nast ha annunciato un accordo con Influentialpiattaforma di influencer marketing e partner sviluppatore di IBM Watson, grazie al quale l’editore utilizzerà la piattaforma Watson per permettere ai clienti inserzionisti di entrare in contatto più efficacemente con il pubblico sui social media e di guadagnare insight misurabili sulle campagne.

Utilizzando la tecnologia di IBM Watson, sulla cui intelligenza artificiale si basa anche l’assistente digitale per il marketing LucyInfluential consentirà a Condé Nast di offrire ai suoi marchi clienti una piattaforma di influencer marketing maggiormente targettizzata.

L’azienda utilizza Personality Insights di IBM per analizzare dati destrutturati dal feed di social media di una personalità popolare sul web e identificare le caratteristiche chiave che incontrano il favore di un segmento demografico preciso. I social influencer amplificheranno le campagne di marchio attraverso le piattaforme digitali di ogni pubblicazione e forniranno insight e reportistica in tempo reale agli inserzionisti.

L’intesa con Influential, finalizzata allo sfruttamento delle capacità cognitive di Watson per identificare gli influencer appropriati e attivarli nelle giuste campagne, dà ai nostri clienti un vantaggio e migliora le nostre prestazioni”, ha dichiarato Matt Starker, General manager, digital strategy e initiatives in Condé Nast, “Coinvolgiamo i nostri utenti attraverso modalità innovative su tutte le piattaforme e questo accordo è un ulteriore passo in avanti verso quell’obiettivo di innovazione”.

“Siamo entusiasti di collaborare con Condé Nast in qualità di loro partner preferito di influencer marketing”, ha dichiarato Ryan Detert, Ceo di Influential, “Posseggono il più ricercato e innovativo portafogli di marchi e crediamo che l’aggiunta della nostra piattaforma tecnologica, alimentata da IBM Watson e dal nostro network di influenzatori, migliorerà significativamente le attività di Condé Nast”.

Le funzionalità di Watson incorporate nella piattaforma di Influential offrono a Condé Nast un modo innovativo per identificare gli influencer social che trovano il favore con il pubblico di un marchio e forniscono un engagement di maggior valore”, ha dichiarato Stephen Gold, Vice presidente di IBM Watson, “Sempre di più, realizziamo che la tecnologia cognitiva è una risorsa preziosa per i marketer nel momento in cui utilizzano i dati non strutturati per ottenere nuovi insight e migliorare le strategie di marketing”.

Condé Nast sigla un’intesa con 1010data per un nuovo servizio di targeting

L’editore Condé Nast si affida a 1010data, piattaforma di data anlytics di proprietà di Advance Publications, per lanciare Condé Nast Spire, un nuovo servizio che permette gli inserzionisti di fare targeting sui consumatori sulla base delle loro abitudini di consumo e altri comportamenti.

La soluzione integra i dati comportamentali di prima parte di Condé Nast, raccolti dal suo network di siti e società affiliati, con dati d’acquisto degli utenti compilati da 1010data al fine di identificare e raggiungere i consumatori facendo leva sulle correlazioni tra il loro utilizzo di contenuti e lo storico degli acquisti. Spire permette agli inserzionisti di creare e targettizzare micro-segmenti strutturati attorno a tutte queste caratteristiche, per poi produrre un contenuto personalizzato e ottimizzare le campagne in tempo reale per erogare messaggi personalizzati agli utenti. Le sue funzionalità includono anche l’individuazione di connessioni tra modelli di consumo in categorie apparentemente non connesse, in modo da dare un’immagine più completa dei pubblici in obiettivo.

Ad esempio, i dati proprietari dei partner mostrano che i consumatori che guardano video relativi all’umorismo, al design e alla politica avevano più probabilità di essere interessati a comprare un computer. Fornendo del contenuto mirato, incluse raccomandazioni e recensioni, a questo gruppo, gli inserzionisti possono accelerare, secondo l’editore, l’acquisto dei computer del 25%.

Nella prima parte dell’anno Condé Nast aveva svelato dei progetti di un grande incremento nelle offerte pubblicitarie programmatiche, in particolar modo il servizio Premium at Scale, che permette ai marketer di raggiungere il pubblico online dell’editore usando dati demografici e contestuali attraverso un’interfaccia automatizzata. Le nuove offerte includono, inoltre, segmenti personalizzati basati sui dati prima parte della stessa Condé Nast.

Introdotta anche una nuova soluzione di estensione del pubblico, con l’opzione di raggiungere uno specifico gruppo di consumatori con reach addizionale al di fuori dal network della compagnia, tutto eseguito attraverso un singolo acquisto in Programmatic.

Condé Nast nomina il suo primo head of Programmatic: è Evan Adlman

Condé Nast spinge sulla pubblicità data-driven, nominando il suo primo head of Programmatic a livello internazionale.

Si chiama Evan Adlman, ed arriva da PubMatic, dove fino a dicembre è stato VP publisher development. Adesso, nel nuovo ruolo presso il gruppo editoriale, avrà il compito di espandere la già esistente offerta in programmatic del gruppo per gli inserzionisti, costruendo e coordinando un team ad hoc di specialisti.

Riporterà a Lisa Valentino, chief revenue officer di Condé Nast, che così ha commentato la nomina: «La sua conoscenza ed esperienza sul Programmatic sarà fondamentale per noi, per continuare a far evolvere la nostra offerta pubblicitaria per i clienti e il nostro posizionamento nei confronti dei partner».

DoubleClick lancia il Programmatic Guaranteed in tutto il mondo

DoubleClick, la società che gestisce i prodotti pubblicitari di Google, ha annunciato il lancio globale del Programmatic Guaranteed, disponibile per tutti gli inserzionisti che usano DoubleClick Bid Manager, e per tutti i publisher che utilizzano DoubleClick for Publishers Premium.

Il Programmatic Guaranteed costituisce, in un certo senso, l’anello di congiunzione tra gli scambi pubblicitari tradizionali e il real-time bidding, utilizzando l’infrastruttura dell’RTB per dare alle vendite dirette i benefici della tecnologia programmatica, con prezzo fisso e inventory riservata.

Con Programmatic Guaranteed, «gli inserzionisti e le agenzie hanno accesso a inventory premium garantite», scrive sul blog aziendale Kurt Spoerer, Senior Product Manager di DoubleClick, che assicura: «Con Programmatic Guaranteed i publisher hanno maggiore sicurezza sui ricavi, possono fare forecast sugli accordi programmatici e godersi la semplicità del sistema di raccolta e fatturazione automatico. Tutto questo senza bisogno di inviare tag tramite email, senza preoccupazioni sul controllo creativo, discussioni sulle discrepanze, né interminabili scambi di fax».

Il lancio ufficiale (in versione beta) del Programmatic Guaranteed da parte di DoubliClick arriva dopo sei mesi di test, che hanno coinvolto 300 inserzionisti e 200 editori, permettendo a Google di perfezionare il prodotto.

Tra i partner che hanno scelto di puntare su questo prodotto, DoubleClick cita anche Condé Nast Italia, che ha scelto di “automatizzare i processi, per dedicare più tempo alle strategie e all’analisi”. Con il supporto di MediaCom, l’editore ha adottato “un nuovo approccio basato sulla pubblicità programmatica garantita, che elimina la necessità di interminabili scambi di email, fatture e documenti con i clienti”.

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Così Elia Blei, Commercial Director Digital and Large Markets, Condé Nast Italia: “Come editori premium, automatizzeremo i processi che oggi sono manuali. Programmatic Guaranteed è sicuramente una soluzione completa. È esattamente quello di cui un publisher come noi ha bisogno in uno scenario digitale in continua evoluzione e sempre più esigente”.

“Programmatic Guaranteed – dichiara invece Andrea Di Fonzo, Managing Director di MediaCom Italy – aiuta i publisher a offrire inventari di altissima qualità agli inserzionisti. Quando avviamo una campagna, dobbiamo sempre confrontarci per prima cosa con il publisher: una volta stabilito il prezzo, definiamo il posizionamento, le tempistiche e poi il volume. In questo modo, se paragoniamo la vendita diretta al Programmatic Guaranteed, otteniamo risultati migliori”.

Le forme “dirette” – ossia finalizzate a “automatizzare” gli scambi pubblicitari one-to-one – di programmatic advertising rappresentano uno dei comparti a maggior crescita per l’advertising online. Secondo una recente ricerca di eMarketer, solo negli Stati Uniti il programmatic direct dovrebbe aver raggiunto un valore di 8 miliardi di dollari, pari a oltre il 50% del giro d’affari annuale del programmatic adv.

Condé Nast conferma la sua strategia programmatica: «solo private deal»

L’online è sempre di più al centro delle attività di Condé Nast Italia. Nonostante l’indubbia tenuta anche sul fronte dei cartacei (dove la quota di mercato dell’editore nel nostro Paese è raddoppiata negli tra il 2007 e il 2014: dal 12% al 24%), è al digital che il management rivolge la propria attenzione rispetto alle sfide del futuro, con l’obiettivo di diventare una “multimedia communication company”. Anche perché, come dimostrano i dati 2014, a fronte di una faticosa tenuta della raccolta cartacea (-1% rispetto al 2013), in casa Condé Nast la pubblicità su internet cresce del +18% in un anno (su Engage l’articolo completo con tutti i numeri 2014 dell’editore).

«Con un documento interno di settembre 2012, “Reinventing the business”, abbiamo tracciato le linee guida di questa evoluzione, e oggi posso dire che questo progetto ha compiuto dei passi davvero significativi», ci ha spiegato Gianpaolo Grandi, presidente e a.d. di Condé Nast Italia. «Nasciamo nella carta e cerchiamo di restarci con autorevolezza e fiducia nei nostri brand, che restano un asset dal valore unico sul mercato, ma ci stiamo muovendo con decisione verso il mondo mondo degli schermi. Perché? Banalmente, perché è lì che c’è il pubblico. Fatte 100 le interazioni con un media, oggi l’80% avviene attraverso uno schermo, che sia la tv o uno smartphone».

L’approccio al digital di Condé Nast Italia riflette in un certo senso quello adottato nel mercato tradizionale: lo sforzo è quello di affermare un posizionamento “premium” in grado di valorizzare l’unicità di brand come Vanity Fair, Wired, Vogue e GQ.

Ciò vale per i video, con la scelta di puntare su una piattaforma proprietaria come CN Live! che sta regalando molte soddisfazioni sia sul piano del traffico che su quello commerciale – a 9 mesi dal lancio, il video vale già già il 20% della raccolta web -, sia nel Programmatic. Un settore da cui non si può restare fuori, ma dove si può comunque provare a dettare qualche condizione.

«Abbiamo deciso di entrare nel Programmatic con lo stesso approccio scelto per i video – spiega Fedele Usai, deputy managing director di Condé Nast Italia (nella foto in alto) – : abbiamo deciso di attivare esclusivamente dei deal privati, parlando direttamente con i clienti, per avere il controllo del princing».

La fase di test, iniziata a luglio, ha portato all’ufficializzazione ad ottobre di un private marketplace, affidato alla guida di Elia Blei, attraverso cui Condé Nast mette a disposizione banner, video e mobile ads, con l’obiettivo di fornire impressions altamente qualificate, garantendo ai buyer efficienza e ottimizzazione dell’investimento.

«Siamo convinti di questa scelta, l’open market non è coerente con il nostro posizionamento sul mercato. Al contrario, crediamo molto nella tecnologia come metodo per acquisire traffico sempre più profilato in modo scientifico, dando agli advertiser la possibilità di ottimizzare il risultato delle proprie campagne», conclude Usai.

 

Condé Nast si apre al programmatic con un private marketplace

Edizioni Condé Nast ha annunciato l’apertura alla commercializzazione della pubblicità sulle proprie properties online attraverso il programmatic buying.

Coerentemente con l’alto posizionamento dei propri prodotti editoriali, la modalità scelta dall’editore di Vanity Fair e Wired, tra le altre testate, per approcciare il mercato programmatico è quello del private marketplace (ossia una piattaforma tecnologica di compravendita aperta a una serie limitata di acquirenti).

Stando alla nota inviata alla stampa, tra i formati che Condé Nast mette a disposizione attraverso il programmatic buying ci sono banner, video e mobile ads, con l’obiettivo di fornire impressions altamente qualificate, garantendo ai buyer efficienza e ottimizzazione dell’investimento.

«Con questo metodo di gestione permetteremo di acquistare utenti e traffico sempre più profilati in modo scientifico, dando agli advertiser la possibilità di avere un maggior controllo delle loro campagne e ottimizzandone il risultato», afferma Elia Blei, direttore commerciale digital di Condé Nast, che sottolinea come l’apertura al programmatic costituisca un «doveroso passaggio per un gruppo che sulle proprie online properties ha un traffico di oltre 15 milioni di utenti censuari e oltre 220 milioni di pagine viste al mese».

L’avanzamento nella tecnologia di gestione della pubblicità online si inserisce, sottolinea l’editore, nell’importante crescita del network Condé Nast. Il mese di settembre ha visto protagonista VanityFair.it, con oltre 7.2 milioni di utenti unici e 150 milioni di pagine viste, GQitalia.it che – dopo la presentazione del nuovo sito lo scorso 4 giugno – registra un aumento pari al 30% in termini di utenti unici rispetto allo stesso mese dello scorso anno, e per CN Live! che consolida 10 milioni di video views nel network. A tutto ciò si aggiunge Wired.it, che chiude il mese a 3,8 milioni di utenti unici e Vogue.it con oltre 2 milioni di utenti unici.

Negli Stati Uniti, gli investimenti pubblicitari display gestiti tramite il programmatic buying raggiungeranno – secondo stime eMarketer – quota 17 miliardi di dollari nel 2017, un valore più che doppio rispetto ai dati del 2013. In Italia, dove il mercato ha iniziato ad approcciare con convinzione questa modalità di acquisto più di recente, si stima che il programmatic possa generare il 15% circa del mercato display entro il prossimo anno.