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Marketing tecnologico, i budget continuano a crescere

Le tecnologie per il marketing sono sempre in cima ai pensieri dei professionisti, che siano utilizzate per generare lead o valorizzare ulteriormente i dati. L’anno prossimo non si verificherà di certo un’inversione di tendenza, infatti, sette professionisti su dieci si aspettano un incremento delle proprio budget in martech nel 2017.

Lo rivela un sondaggio compiuto dalla società di marketing e pubbliche relazioni Walker Sands Communications e Chief Marketing Technologist, blog specializzato sulle tecnologie per il marketing, in cui sono stati coinvolti 335 operatori americani. La ricerca è stata limitata ai marketer attualmente impiegati in società o organizzazioni.

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Metà dei partecipanti ha dichiarato di aspettarsi un leggero aumento dei suoi investimenti in marketing tecnologico, uno su cinque prevede di accrescerli in maniera significativa. Alcuni rispondenti, poco meno di un quarto, non varieranno i budget, mentre solo il 2% ha detto che lo diminuirà leggermente.

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Lo studio ha anche registrato che la maggior parte degli operatori dedica meno del 25% del proprio budget marketing a strumenti tecnologici o venditori. Circa un terzo allocherà tra l’1 e il 10% mentre il 36% dei rispondenti ha dichiarato che allocherà tra l’11 e il 25%. Pochi intervistati (9%) dedicheranno più del 50% dei loro fondi a queste voci.

L’ascesa del Chief Marketing Technologist: sostituirà il CMO?

L’ascesa dei dati e della tecnologia sta favorendo la comparsa di una nuova figura professionale, il Chief Marketing Technologist (CMT). Un ruolo sempre più importante che, secondo più di un terzo dei marketer britannici, potrebbe addirittura sostituire la tradizionale figura del Chief Marketing Officer nei prossimi 5 anni.

A dirlo è una ricerca di DataXu, effettuata in Gran Bretagna (mercato che spesso anticipa le tendenze emergenti del settore) su 250 decision maker dell’area comunicazione.

Il 70% degli intervistati prevede che nei prossimi 5 anni un numero crescente di brand attiverà azioni di recruiting per dotarsi di questa figura, la cui importanza è giudicata in netta ascesa, tanto che il 31% dei marketer dichiara che sarebbe interessato ad assumere questo ruolo in prima persona.

Se come abbiamo visto il 35% ritiene addirittura che il CMT potrebbe sostituirsi all’attuale CMO, il 53% degli intervistati ha detto a DataXu che la maggior parte delle organizzazioni dovrebbero impiegare sia una CMO sia un CMT, o almeno dotarsi nella direzione marketing di una figura senior focalizzata sulla tecnologia.

Nel complesso, il 56% dei marketer del Regno Unito già gestisce la tecnologia in-house, in primo luogo perché prevede un impatto positivo in termini di costi e ricavi (secondo il 41%).

L'ascesa del Chief Marketing Technologist: sostituirà il CMO?

L’ascesa dei dati e della tecnologia sta favorendo la comparsa di una nuova figura professionale, il Chief Marketing Technologist (CMT). Un ruolo sempre più importante che, secondo più di un terzo dei marketer britannici, potrebbe addirittura sostituire la tradizionale figura del Chief Marketing Officer nei prossimi 5 anni.

A dirlo è una ricerca di DataXu, effettuata in Gran Bretagna (mercato che spesso anticipa le tendenze emergenti del settore) su 250 decision maker dell’area comunicazione.

Il 70% degli intervistati prevede che nei prossimi 5 anni un numero crescente di brand attiverà azioni di recruiting per dotarsi di questa figura, la cui importanza è giudicata in netta ascesa, tanto che il 31% dei marketer dichiara che sarebbe interessato ad assumere questo ruolo in prima persona.

Se come abbiamo visto il 35% ritiene addirittura che il CMT potrebbe sostituirsi all’attuale CMO, il 53% degli intervistati ha detto a DataXu che la maggior parte delle organizzazioni dovrebbero impiegare sia una CMO sia un CMT, o almeno dotarsi nella direzione marketing di una figura senior focalizzata sulla tecnologia.

Nel complesso, il 56% dei marketer del Regno Unito già gestisce la tecnologia in-house, in primo luogo perché prevede un impatto positivo in termini di costi e ricavi (secondo il 41%).

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