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Quantum Native Solutions rilascia una nuova SSP e l’header bidding proprietario

Quantum Native Solutions cresce nel 2017 registrando in Italia un incremento del fatturato pari a +85% rispetto all’anno precedente.

“La crescita esponenziale sottolinea quanto la pubblicità nativa in programmatic sia effettivamente una soluzione win-win per editori e inserzionisti in totale rispetto dell’esperienza dell’utente. Creare, ottimizzare e portare a dei risultati è l’obiettivo del nostro team ed è per questo motivo che il network italiano di Quantum ha registrato nel 2017 oltre 3.5 milioni di utenti unici al giorno. Gli ottimi risultati raggiunti fino ad oggi ci confermano quanto il mercato avesse bisogno di un ritorno alla qualità in ambito pubblicitario sia in termini di target sia in termini di formati e grazie alla nostra piattaforma, tutto ciò avviene automaticamente. Siamo certi che l’introduzione delle nostre nuove tecnologie proprietarie agevolerà sempre di più i nostri clienti e gli editori presenti nel nostro network”, commenta Carlo Poss, Ceo di Quantum Native Solutions.

Quantum Native Solutions rilascia una nuova SSP e l’header bidder proprietario

La piattaforma, che raccoglie più di 300 editori premium e oltre 500 milioni di impressioni mensili, ha sviluppato una nuova supply-side platform proprietaria in grado di soddisfare l’aumento della domanda da parte degli inserzionisti, migliorare i ricavi di entrambi i player e garantire agli editori un rendimento più alto dall’assegnazione delle impression. L’SSP è integrata con tutte le principali demand-side platform in grado di ottimizzare il raggiungimento del proprio target di rifermento in asta in tempo reale.

Un’altra grande novità di Quantum per il 2018 riguarda lo sviluppo di un header bidder proprietario. L’header bidder è una nuova tecnologia sviluppata ad uso dell’editore in grado di attivare più aste contemporaneamente, verificare in tempo reale le offerte da parte dei partecipanti e infine assegnare l’impression al miglior offerente.

Native in-feed: arrivano due nuovi formati

Quantum annuncia anche l’introduzione due nuovi formati native in-feed: il Cinémagraph, che apre il mondo native alla GIF la quale è accompagnata da un testo evocativo. Il secondo è il Native Carousel che si visualizza nel contesto editoriale come slide show con all’interno immagini relative al prodotto, raccolte in una galleria. Aspetto importante e non invasivo è il fatto che è proprio l’utente a decidere se visualizzare a scorrimento tutte le immagini presenti.

“Le novità tecnologiche che abbiamo introdotto quest’anno sono per noi un profondo valore aggiunto e siamo certi che i nostri clienti potranno realizzare progetti altamente performanti. Gli editori conservano qualità editoriale in favore di spazi pubblicitari non invasivi per i lettori, mentre i brand hanno la reale opportunità di scegliere i formati più adatti per il loro target integrando l’adv con i contenuti del sito. Grazie alle nuove componenti, header bidder e SSP proprietari, e all’integrazione con tutte le principali DSP, cerchiamo di migliorare i business dei nostri editori. Inoltre, grazie all’header bidder di Quantum, la compravendita degli spazi diviene equa fra tutti i player e aumenta il livello di trasparenza nel mercato”, conclude Alessandro Ceratti, Head of Quantum Native Solutions Italia.

Programmatic Native: ossimoro o combinazione perfetta?

L’avvento del Native ha aperto un nuovo scenario nel campo della pubblicità digitale. Ma cosa vuol dire realmente fare Native Advertising oggi?

Lo abbiamo chiesto a Carlo Poss, Amministratore Delegato di Quantum Native Solutions in Italia, società specializzata nel Programmatic Native advertising, che, dopo aver chiarito la definizione di Native, ci ha illustrato come il programmatic sia la nuova leva di sviluppo di questo tipo di formato efficace sia per gli advertiser che per gli editori.

Cos’è il Native advertising? È un termine che tendiamo a usare a sproposito?

L’uso eccessivo e spesso errato della parola “native” ha creato una certa confusione tra i publisher e i brand. Oggi, qualsiasi pubblicità collocata in-feed tende a essere definita Native, ma in realtà è molto più di questo.

Il Native, infatti, aiuta gli editori ad aumentare sensibilmente i ricavi mantenendo al tempo stesso la massima qualità editoriale. Per quanto riguarda i brand, questo tipo di formato offre soluzioni pubblicitarie completamente personalizzabili per generare percentuali di click dalle 10 alle 30 volte maggiori di quelle ottenute attraverso metodi tradizionali.

Una pubblicità può essere considerata Native advertising quando il contenuto è contemporaneamente: editorializzato; integrato con il contenuto dell’editore, evitando così di essere percepito dagli utenti come invasivo; e coerente con il sito e il suo target di riferimento.

Per questo motivo content discovery e video in-read devono essere differenziati dagli annunci Native che invece puntano a migliorare l’esperienza dell’utente. Se gli annunci Native sono impostati nel modo corretto, creano un flusso naturale fra il contenuto editoriale e il contenuto pubblicitario. In questo caso l’annuncio non viene ideato per ingannare l’utente, ma piuttosto risulta rilevante, coerente e dunque in ultima analisi non invasivo.

Cosa può aspettarsi un brand dal Native advertising in confronto agli annunci tradizionali? Come dovrebbe essere integrato nella strategia pubblicitaria?

Il Native utilizza un approccio molto diverso rispetto ai formati tradizionali. Al contrario dei banner pubblicitari, infatti, gli annunci Native non sono una destinazione bensì una strada che conduce gli utenti dal sito dell’editore fino al brand. Immagini, video, titoli e descrizioni attentamente selezionati sono un ottimo modo per editorializzare e creare una rilevanza contestuale per ogni elemento che l’inserzionista vuole far “assaporare” al target di riferimento. Il Native advertising punta ad offrire qualità e a rendere l’annuncio accattivante così da far proseguire il viaggio all’utente verso la brand experience.

Quantum Native Solutions è specializzata in Programmatic Native advertising. E’ davvero possibile pianificare native in programmatic?

Il Programmatic ha introdotto una nuova era nel digital advertising. Realizzare transazioni dematerializzate, acquistare spazi su base d’asta e individuare obiettivi partendo dai big data, questi sono solo alcuni aspetti che hanno trasformato drasticamente le economie dell’ecosistema digitale.

Il Programmatic ha in sé un enorme potenziale per il Native advertising perché garantisce la scalabilità dei volumi e l’efficacia operativa che sono mancate a questo formato fino ad oggi. Al contrario di ciò che viene comunemente detto, il “Programmatic Native” non è affatto un ossimoro, bensì una potente combinazione di caratteristiche complementari.

La difficoltà sta nell’esecuzione. Dato che i placement Native sono, per loro stessa natura, personalizzati a seconda dei siti e perfettamente integrati, utilizzare una tecnologia programmatica in questo contesto è tutt’altro che semplice. Per questo motivo solo pochissime aziende vivono al 100% di Programmatic Native. Sharethrough e Triplelift si sono posizionati su questo tipo di tecnologia nei mercati del Regno Unito e degli Stati Uniti. In Europa, Quantum Native Solutions è stata la prima – e, per il momento, l’unica – a scommettere sull’alleanza tra Programmatic e Native e visti i tassi di crescita, la nostra scelta è stata corretta e lungimirante.

Sempre più editori e brand scelgono il Programmatic Native per poter avere il meglio di entrambi i mondi. A mio parere, il Programmatic Native incarna davvero la prossima generazione dell’advertising digitale: personalizzato, integrato, adatto ai contenuti e basato sui dati. Grazie al Programmatic Native, se usato nel modo corretto, i brand possono offrire contenuti coerenti durante tutto il funnel di vendita, su qualsiasi dispositivo e su tutti i siti più in target. Nasce così un nuovo modello per inserzionisti e agenzie, così come per gli editori.

Il Native Programmatic rappresenterà presto dal 40 al 50% del display advertising. Inutile dire che avrà un profondo impatto sui processi e sulle strategie degli inserzionisti. Oltre che ad avere bisogno di una definizione chiara – necessaria per mantenere uno standard alto di qualità – dovremo cambiare il nostro approccio “revisionistico” e adattarci ad un nuovo processo di vendita. In particolare, elementi visivi onirici dovranno essere sostituiti da titoli diretti, da descrizioni, foto e video accattivanti e attentamente selezionati.

Essenzialmente, la cura totale dei dettagli di un sito e degli asset dell’inserzionista faranno la vera differenza, in quanto il Native verrà utilizzato per incanalare il pubblico verso i contenuti più rilevanti del brand. A tal proposito, consigliamo sempre ai nostri partner di pensare in termini di KBA piuttosto che KPI. I KBA, o Key Brand Attributes, devono essere considerati al primo posto negli annunci native in quanto precursori dei Key Performance Indicator. “Dai KBA ai KPI”: è questa la formula del successo del Programmatic Native.

Quantum Native Solutions arriva in Italia. A guidare la società Alessandro Ceratti

Ce lo aveva anticipato Carlo Poss, ceo di HiMedia Group Italia, un mese fa, ma ora arriva la conferma ufficiale: debutta anche in Italia Quantum Native Solutions, il primo marketplace europeo di native advertising distribuita totalmente in programmatic, nato in Francia nel 2014 dall’incubatore di start-up promosso da HiMedia Group.

La branch italiana sarà guidata da Alessandro Ceratti, nominato head of business development. Proveniente da TheOutplay, dove era stato Publisher Development Manager, Ceratti è precedentemente stato product manager e business development manager di HiMedia Group, e ora, nel nuovo incarico in Quantum Native Solutions, torna di nuovo a collaborare con Carlo Poss, ceo di Quantum Italia e ceo di HiMedia Group Italia.

Grazie a tecnologie proprietarie, Quantum Native Solutions si propone di creare un grande marketplace composto da editori “premium” per offrire agli inserzionisti formati pubblicitari discreti e mai invasivi. L’offerta si caratterizza e distingue per la totale personalizzazione delle soluzioni adv, che si integrano al meglio sia nelle homepage degli editori che negli articoli stessi. Inoltre, all’interno di una pagina compare un solo inserzionista alla volta, a cui è offerto il 100% di viewability e dunque la possibilità di beneficiare di un CTR fino a 20 volte superiore rispetto agli standard IAB. La piena visibilità dell’annuncio è garantita dal fatto che la piattaforma mostra il messaggio solo se l’utente scrolla fino al punto di visualizzazione.

Quantum Native Solutions ha sviluppato un doppio modello di business: gli editori possono scegliere di avvalersi della tecnologia proprietaria della società, delegando a Quantum Native Solutions la valorizzazione delle proprie audience oppure possono utilizzare la piattaforma, occupandosi autonomamente della creazione, distribuzione e commercializzazione delle inventory. Infine, tutta l’inventory native di Quantum Native Solutions è acquistabile anche in RTB essendo integrata all’interno di AppNexus e di tutte le principali DSP.

«Sono entusiasta di far parte di questa nuova sfida e di poter utilizzare le esperienze vissute fino a ora per sviluppare nel mercato italiano l’offerta premium di Quantum Native Solutions – commenta Alessandro Ceratti, Head of Business Development di Quantum Native Solutions -. La nostra proposta guarda al futuro della pubblicità digitale, che sarà sempre più integrata nelle esperienze di consumo dei media e acquistata in modalità programmatica. Disponibile sia su desktop che mobile site e app, l’offerta è estremamente completa, proponendo formati totalmente customizzabili con il 100% di viewability che si integrano perfettamente con il look&feel degli editori. I lettori sono così invogliati a soffermarsi sul contenuto che non viene vissuto come intrusivo».

Quantum Native Solutions è attiva in 10 Paesi e collabora con oltre 300 siti, tutti i principali brand e trading desk internazionali, per soddisfare sia esigenze di branding che di performance, grazie all’elevata capacità di targeting offerta dal Programmatic e dal Real time bidding.

«Lo spazio di crescita della nostra soluzione è molto ampio, infatti, già in fase di presentazione abbiamo raccolto il consenso di oltre 40 siti premium che hanno scelto la tecnologia di Quantum Native Solutions. Questo ci permette di vantare un’audience mensile deduplicata superiore a 8 milioni (fonte AudiwebView, mese di Agosto 2015, ndr) di utenti unici», conclude Carlo Poss, ceo di Quantum Native Solutions.

Il quotidiano online TPI sceglie HiMedia per la raccolta. Tutta l'inventory in Programmatic

Nuova acquisizione per HiMedia: si tratta di TPI, giornale online italiano di news e storie internazionali nato nel 2010 dall’idea del giovane reporter Giulio Gambino (L’Espresso, La Stampa, freelance per il The Wall Street Journal), che ha deciso di affidare la raccolta pubblicitaria alla concessionaria guidata in Italia da Carlo Poss.

Pur occupandosi di cronaca, TPI – che dichiara 30 milioni di pagine viste al mese e quasi 1.5 milioni di utenti unici mensili – ha il suo core target nella fascia d’età 18-35: il sito si propone infatti di raccontare il mondo attraverso lo sguardo di chi è realmente “sul campo” soprattutto a giovani, per lo più viaggiatori, con un alto livello di istruzione e global-oriented. Da giugno 2015, la testata vanta tra le altre la collaborazione di Roberto Saviano.

Grazie alla partnership con HiMedia, concessionaria che pone sempre al centro l’innovazione tecnologica, l’inventory del sito di TPI (skin e rich media compresi) potrà essere totalmente gestita in programmatic (in private e open market).

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La home page di TPI

«Con l’ingresso di TPI tra i nostri editori, si amplia l’offerta di HiMedia in ambito “giovani” altospendenti, rispondendo così alla crescente esigenza degli advertiser di colpire un segmento solitamente difficoltoso da raggiungere al di fuori dei social network. TPI si inserisce nel filone dei nuovi progetti editoriali che soddisfano le aspettative di informazione di un pubblico sempre più frammentato tra differenti canali di comunicazione – commenta Carlo Poss, CEO di HiMedia Group Italia – e siamo certi che la nostra lunga esperienza nel mobile e nel programmatic possa offrire ottime soddisfazioni ad entrambi».

Importante il riferimento al mobile: il sito infatti risulta essere consultato prevalentemente in mobilità (70% degli utenti utilizza la versione mobile del sito) mentre il 30% naviga all’interno del giornale da desktop e risulta particolarmente apprezzato dalle donne che compongono ben il 61% dei lettori.

Carlo Poss, HIMedia: «Il programmatic è il trend del 2015»

Il 2015 si è aperto per HiMedia, la divisione di HiMedia Group specializzata nell’advertising digitale, con un’importante incarico: la gestione della raccolta in esclusiva de Ilfattoquotidiano.it. Il sito di news, la cui audience è molto trasversale, va ad aggiungersi a un network già ricco di publisher come, solo per citarne alcuni, WeTransfer, Viamichelin.it, Greenme.it, Believe Digital (su Youtube, ndr) e Shazam. Da tempo, HiMedia gestisce tutto il proprio inventory attraverso una piattaforma tecnologica, AppNexus. Una scelta oggi sta pagando, come spiega in questa intervista Carlo Poss, ceo di HiMedia Group Italia.

Partiamo dall’acquisizione de Ilfattoquotidiano.it. Come si inserisce nel vostro business?

Siamo molto orgogliosi che un editore innovativo come Ilfattoquotidiano.it abbia scelto di affidarsi a HiMedia per la valorizzazione dei propri spazi adv. Ilfattoquotidiano.it, terzo sito di news per comScore e addirittura il primo insieme a Sole24Ore per Audiweb per traffico puro senza TAL, registra quotidianamente oltre 450.000 utenti unici e 1.630.000 di pagine viste al giorno e offre la possibilità di creare molti progetti speciali editoriali. FQ Magazine, inoltre, sta già ottenendo ottimi risultati, toccando temi di entertainment e cultura e strizzando l’occhio a un target più femminile.

Quali considera oggi i trend più significativi per gli advertiser?

I grandi inserzionisti stanno progressivamente investendo in programmatic, in quanto è un mezzo che permette di mantenere il controllo e l’efficienza dell’investimento. Inoltre sempre più spesso il mezzo web sta entrando nelle logiche di videostrategy dei grandi investitori della tv. Un altro trend è quello legato agli investimenti mobile.

Come state interpretando tali esigenze?

Tutto il nostro inventario è nel market place di AppNexus, quindi è acquistabile sia in Open Market che in Private Deal. In programmatic è possibile acquistare banner standard e video preroll, oltre ai reach media sia desktop che mobile. Tuttavia continuiamo anche a intercettare necessità specifiche con sponsorizzazioni e special operation. La tecnologia è alla base del nostro dna e l’obiettivo è quello di continuare ad essere un Premium AdNetwork e di lanciare nuovi business in ambito Native, Video e Mobile in cui l’innovazione tecnologica possa giocare un ruolo da protagonista.

Ci descrive una case esemplificativa del vostro approccio?
Sul fronte programmatic è difficile visto che tutti i nostri clienti stanno optando per questa forma di buying. Per quanto riguarda invece i progetti mobile mi piace ricordare le campagne second screen realizzate con Shazam per molti clienti come Samsung, Vodafone, Wind, Tim, Jeep, Allianz, Banca Intesa San Paolo. Inoltre, grazie alla nuova feature Visual Recognition, Shazam è in grado di riconoscere anche le immagini sia su out of home che su stampa cartacea e il primo brand ad aver colto quest’opportunità per la stampa offline è stata Peugeot. In ambito video HiMedia propone il video interattivo in HD full screen sull’homepage di WeTransfer che sfrutta il momento di attesa di upload e download dei file. Questa soluzione permette all’advertiser di avere il 100% di viewability e di regalare agli utenti una vera total experience.

Infine, come avete chiuso i primi 6 mesi del 2015? E quali obiettivi sui 12 mesi?
Abbiamo registrato un buon Q1, mentre il Q2 si prospetta più difficile seppure in crescita rispetto a quello del 2014.

HiMedia: video, mobile e RTB guidano la crescita

HiMedia Group, internet company francese specializzata in adv digitale e pagamenti online attiva in 8 Paesi europei, tra cui l’Italia, ha reso noto il bilancio 2014.

Il gruppo lo scorso anno ha generato un fatturato consolidato proforma di 163,7 milioni di euro, in calo del calo del 10% sul 2013, realizzando un utile operativo di 14,9 milioni di euro.

HiMedia-Group-bilancio-2014

A commento dei dati, Cyril Zimmermann, fondatore e Ceo di HiMedia Group, ha affermato: «Il nostro Gruppo ha completato l’intera riorganizzazione delle proprie attività e ha rafforzato la sua struttura finanziaria così da avere entrambi i suoi business quotati in Borsa. Entrambe le società, HiMedia e HiPay, specialisti dell’advertising online e delle soluzioni di pagamento digitali, si sono riposizionate con successo e dispongono di mezzi finanziari, umani e tecnologici ormai consolidati per continuare il loro sviluppo autonomamente».

Per quanto riguarda il ramo d’attività relativo alla pubblicità online, seguito da HiMedia (l’altro business, quello dei pagamenti online, fa capo a HiPay), il fatturato è calato del 15%, da 87 a 74 milioni di euro.

In questo quadro, il video advertising online, il mobile advertising e il programmatic (RTB) hanno confermato la loro forte progressione con un fatturato di 40 milioni di euro pari ad una crescita del 20% circa.

“Rappresentando ormai il 55% dell’attività pubblicitaria del Gruppo, video, mobile e RTB guideranno più che mai la crescita del business”, si legge nella nota stampa diffusa da HiMedia Group.

Allo stesso tempo, continua la nota, la display tradizionale continua a diminuire sia in Francia che in Europa. Conseguentemente, il Gruppo ha deciso di accelerare questo trend terminando o rinegoziando alcuni onerosi contratti display “con un minimo garantito”.

Già dall’inizio del 2015, fa sapere ancora la società, HiMedia punterà sull’innovazione del prodotto e sulla distribuzione in nuovi Paesi più dinamici rispetto ai mercati europei come driver di crescita. Dall’inizio dell’anno, HiMedia ha completato l’acquisizione di Admoove, società francese leader nella pubblicità mobile geolocalizzata, come anche il network di concessionarie di pubblicità di Orange in Spagna, Miami e Messico, offrendo così la possibilità al gruppo di coprire i mercati nord e sud ispano-americani.

Per il nuovo anno, HiMedia ha fissato come obiettivo di rilanciare la crescita globale del fatturato, che dovrebbe raggiungere 85-90 milioni di euro grazie all’avanzamento delle attività che rientrano nella competenza e nelle acquisizione del 2014.

Ilfattoquotidiano.it affida la pubblicità ad HiMedia. Le campagne Premium, Programmatic e RTB gestite con AppNexus

Dal 1° gennaio, HiMedia è la nuova concessionaria di pubblicità in esclusiva del sito de ilfattoquotidiano.it, sia in versione desktop che mobile.

In un mercato advertising che sta trasformando profondamente le logiche della gestione degli spazi pubblicitari online, ilfattoquotidiano.it, che in quattro anni è diventato, secondo le rilevazioni di Comscore, il terzo sito italiano di news, conferma la via dell’innovazione anche nella scelta della concessionaria. HiMedia per prima ha saputo cogliere le sfide della tecnologia applicata all’advertising, ad esempio nel mobile e nel “programmatic”, consentendo ai propri editori di valorizzare ogni spazio delle proprie inventory, puntando sulla vendita di target e non di semplici spazi.

L’accordo tra ilfattoquotidiano.it e HiMedia sarà particolarmente strategico per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta dell’editore, che quest’anno punta a raggiungere circa 4 milioni di euro.

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Carlo Poss

«L’obiettivo è molto ambizioso – spiega a Engage Carlo Poss, ceo di HiMedia Italia -, ci concentreremo su campagne Premium, Programmatic e RTB attraverso la nostra unica piattaforma AppNexus, attraverso Mobvious per la monetizzazione dell’msite e attraverso Magic per iniziare i progetti speciali».

La concessionaria metterà dunque a disposizione dell’editore tutte e quattro le sue divisioni, compresa Fullscreen per il video advertising, per un’offerta agli investitori davvero ricca e composita.

«Attualmente l’offerta de Il Fatto è molto ampia e oltre a formati impattanti come il masthead e i video adv, sono presenti tutti i formati standard. Il sito nell’ottobre scorso è stato al centro di un importante restyling grafico e cercheremo di apportare il nostro know how, anche internazionale, a favore di questo nostro importante nuovo editore, consigliandolo e affiancandolo nelle scelte di nuovi formati o strumenti di advertising sempre più innovativi», aggiunge Poss.

«Il 2015 rappresenta per L’Editoriale Il Fatto Quotidiano, un anno di grandi cambiamenti e importanti innovazioni su tutti i prodotti da noi editi, e, in particolare, sul sito web in cui sono previsti rilasci di sezioni e prodotti nuovi e continui affinamenti del restyling andato online a fine ottobre 2014. La scelta di HiMedia, partner internazionale, fortemente tecnologico, mai fermo sul fronte dell’innovazione a livello di proposizione commerciale, ci è sembrato, in questo momento così delicato ed importante per noi, il partner ideale con cui affrontare le prossime sfide – afferma Cinzia Monteverdi, amministratore delegato de Ilfattoquotidiano.it -. HiMedia affiancherà, nel lavoro di commercializzazione dei nostri spazi pubblicitari, Publishare, a cui rimane la raccolta esclusiva del nostro quotidiano e dell’app Mia ad esso correlata».

«Siamo orgogliosi della fiducia che ci ha dimostrato un publisher così prestigioso e autorevole nel campo dell’editoria italiana. HiMedia ha colto i cambiamenti del mercato e ha scelto di accompagnare i publisher in questo momento di evoluzione. Molti editori dimostrano ancora molta diffidenza nei confronti del programmatic e del Real Time Bidding, Ilfattoquotidiano.it ha invece compreso il cambiamento in atto e che potremo valorizzare le audience grazie a una completa integrazione delle attività svolte dalle nostre business unit e a un know how specifico nel campo del Programmatic, strumento – conclude Poss – in grado di portare concreti benefici anche agli editori».

Nel Sud Europa, il 38% degli attori del mercato adv usa già il Programmatic

In Italia, Spagna e Portogallo, il 38% dei soggetti attivi del mercato pubblicitario (aziende, agenzie, centri media e editori) sta utilizzando il Programmatic advertising. Una cifra inferiore rispetto al resto del continente, dove si registra una media del 47%, ma destinata ad aumentare sensibilmente: 9 professionisti su 10, infatti, non esitano ad indicare nel Programmatic il futuro del digital advertising.

E’ quanto emerge da uno studio realizzato da HiMedia, network leader europeo nel digital advertising, e AppNexus, la più grande società tecnologica indipendente del settore (dallo scorso settembre partecipata al 15% circa da WPP), in collaborazione con WARC e IAB Europe.

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Carlo Poss

«Il Programmatic è sicuramente un vantaggio concreto sia in termini di targeting che di ottimizzazione delle campagne in real-time», afferma Carlo Poss, Ceo di HiMedia Italia. Nel 2011, HiMedia ha siglato una partnership con AppNexus ed è entrata totalmente nel mondo del programmatic buying, rendendo disponibile il 100% della propria inventory all’interno del market place proprietario Adexchange.com.

Una scelta inizialmente accolta con scetticismo, ma che si sta rivelando vincente. «Nel nostro Paese – racconta Poss – ci scontriamo ancora con le resistenze degli editori e degli advertiser all’adozione del Programmatic. Quando, però, abbiamo l’occasione di raccontarne gli effettivi benefit, accade qualcosa di magico: entrambi comprendono l’occasione che hanno. I primi, infatti, possono vendere il 100% delle inventory al giusto prezzo mentre gli ultimi possono essere certi che il loro budget sia rivolto interamente al target corretto. Un real – time targeting perfetto».

In base ai dati raccolti dalla ricerca, mentre la percentuale di centri media e agenzie già attive nel programmatic nel Sud Europa (Italia, Spagna e Portogallo) è sostanzialmente allineata al resto del continente, è effettivamente tra le aziende (15% rispetto a 32%) e, soprattutto, gli editori (appena il 22% contro il 48%) che il gap si fa sentire.

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Secondo la ricerca, inoltre, il budget non è più considerato come fattore determinante per il successo delle campagne online. Piuttosto, il targeting e la visibilità sono diventati obiettivi primari per le organizzazioni, anche del Sud Europa. L’acquisto programmatico risponde a queste necessità, grazie a un miglioramento del targeting e a una reattività in tempo reale, percepiti rispettivamente dal 47 e dal 38% delle organizzazioni come i principali vantaggi del Programmatic.

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I principali fattori di successo di una campagna online

 

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I key benefits del Programmatic advertising

«Poiché i consumatori stanno migrando verso un mondo real-time, in mobilità, always-connected e multiscreen, gli advertisers devono seguire questo trend o rischiano di perdere la loro rilevanza nel settore. I modelli tradizionali non sono scalabili e quindi il programmatic è esploso come maggiore driver di digital engagement in real-time e, secondo gli analisti, nel 2017 coprirà il 60% del totale degli investimenti dell’advertising digitale», conclude David Baranes, Country Manager Francia e Sud Europa di AppNexus.

Condotta tra aprile e maggio 2014, la ricerca ha coinvolto 660 soggetti tra Marketer, Centri media, Editori e Agenzie di pubblicità.

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