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Google, stop ai “managed services” sulle sue piattaforme pubblicitarie

In occasione del recente Google Marketing Partners, il summit dedicato ad agenzie, società di consulenza e altri fornitori di servizi, Google ha annunciato alcune importanti novità.

Stando a quanto riporta la testata AdExchanger, tra queste ci sarebbe la dismissione dei cosiddetti “managed services”, un tipo di servizio nato in passato per promuovere le piattaforme programmatic di Big G, e che consente a brand e agenzie di affidare a personale interno di Google la gestione delle proprie campagne su Google Display & Video 360, Search Ads 360, Google Analytics 360 o Campaign Manager.

Per il momento, la decisione di dismettere questi servizi è limitata ai soli Stati Uniti, e Google non ne ha annunciato una data ufficiale di termine. Tuttavia, come parte del processo di transizione, la società faciliterà il dialogo tra gli attuali clienti del programma e i propri Marketing Partner, con l’obiettivo di far loro acquisire i clienti che non seguirà più direttamente.

Secondo quanto scrive la testata, i Managed Services di Google sono utilizzati attualmente dal 30% di brand e agenzie.

Intanto, tra le altre novità annunciate da Big G, c’è anche una riorganizzazione dei criteri richiesti dai fornitori di servizi per diventare Premier Partner, il grado più alto di Marketing Partner solitamente affidato a quelle società che offrono competenze su un elevato numero di soluzioni e tecnologie Google.

Il colosso di Mountain View riorganizzerà ora questi criteri in “menù” di servizi che i partner dovranno provare di poter offrire: dalla marketing strategy alle strategie di misurazione, dal design organizzativo ad altre ampie aree. Tali gruppi di servizi verranno poi mappati all’interno di un modello “di maturità” sviluppato internamente dalla stessa Google.

LinkedIn lancia Website Demographics, per analizzare i visitatori dei siti web

LinkedIn ha rilasciato Website Demographics, uno strumento che permette ai marketer di analizzare nel dettaglio i visitatori del sito web di un’azienda. La scomposizione del traffico di utenti può essere effettuata secondo otto categorie, incluse professione, settore, società e posizione.

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Per connettere i dati personali degli iscritti alle visite dei siti, il social network professionale utilizza la stessa tecnologia di tracciamento di Matched Audiences, la soluzione di targeting pubblicitario di LinkedIn. Gli inserzionisti possono effettuare l’analisi degli utenti anche sulle singole pagine del loro sito.

Website Demographics sarà disponibile gratuitamente a tutti quelli che utilizzano lo strumento Campaign Manager.

Arriva su LinkedIn il nuovo strumento di conversion tracking

Finalmente anche su LinkedIn il tracciamento di conversione, il cosiddetto conversion tracking: uno strumento, presente già da tempo su Facebook, Google, Twitter e Pinterest, che permette agli inserzionisti di registrare i momenti in cui i loro annunci reindirizzano gli utenti allo svolgimento di attività sul sito web di un marchio, come l’acquisto di un prodotto o la registrazione di un profilo.

Il social network professionale, acquisito da Microsoft nel mese di giugno per 26,2 miliardi di dollari, non solo ha deciso di introdurre questa nuova funzione ma anche di differenziarla rispetto a quanto offerto dai suoi concorrenti: oltre a conteggiare quante persone hanno visualizzato, cliccato un’inserzione e svolto un’attività sul sito di un’azienda sarà in grado di eseguire riferimenti incrociati con i dati degli utenti LinkedIn.

In questo modo i marketer saranno in grado di rilevare quante conversioni sono state generate dai loro annunci dividendole per segmento di pubblico, ossia i settori in cui gli utenti lavorano, l’anzianità della loro posizione, i ruoli professionali e la dimensione delle compagnie in cui lavorano.

La soluzione è inclusa all’interno del Campaign Manager di LinkedIn, lanciato un anno fa. Come descritto sul blog ufficiale, gli inserzionisti potranno visionare il numero di lead generate, le iscrizioni, gli scaricamenti di contenuti e gli acquisti che stanno ricevendo dai loro contenuti sponsorizzati e dalle campagne di testo. Inoltre, essi saranno in grado di tracciare le conversioni da desktop e mobile, identificando se esse sono state precedute da una semplice visualizzazione o da un clic.

“Il conversion tracking è stata una delle funzionalità più richieste da parte dei nostri clienti, i quali cercano sempre maggiori insight circa la generazione di lead dei loro annunci”, ha scritto nel post Ivye Khilnani, Product manager di LinkedIn.

Uno strumento per migliorare il ROI delle campagne

“Il nostro obiettivo è aiutare gli inserzionisti a comprendere con facilità il ROI delle loro campagne LinkedIn senza dover mai lasciare Campaign Manager per farlo. Con un breve sguardo, possono ottenere dati sul conto delle conversioni, sul costo-per-conversione e sui tassi di conversione, ha dichiarato a MediaPost Russell Glass, Head of product di LinkedIn.

Per utilizzare lo strumento gli inserzionisti devono aggiungere un tag singolo, uno universale o una porzione di codice ai loro siti e dopo definire quali specifiche URL corrispondono alle varie tipologie di conversione. Le aziende possono utilizzare una lista predefinita di conversioni fornita da LinkedIn, che include acquisti, lead, iscrizioni, e scaricamenti, o creare le proprie definizioni per attività non incluse nell’elenco.

Per il momento, il conversion tracking funziona solo per gli annunci Sponsored Content e Text ma il social network pianifica di implementare lo strumento per tutti i suoi formati, incluse le campagne Sponsored InMail.

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