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Gli insight deterministici di zeotap arrivano sul Data Marketplace di AppNexus

zeotap ha annunciato di aver completato l’integrazione con AppNexus: un accordo grazie al quale i suoi dati deterministici saranno a disposizione degli inserzionisti che utilizzano la piattaforma ad tech.

La società guidata in Italia da Riccardo Polizzy Carbonelli farà parte infatti degli oltre 20 importanti 3rd party data provider disponibili per aree verticali, che costituiscono il Data Marketplace di AppNexus, piattaforma che fornisce un workflow efficace per l’acquisto e l’applicazione dei dati. Gli inserzionisti che avranno la possibilità di accedere al Marketplace di AppNexus in Europa, USA ed India, potranno ora beneficiare dei dati di targeting verificati di zeotap, che comprendono dati socio-demografici, di interesse, di intenzione di acquisto, di utilizzo delle app e segmenti di navigazione mobile.

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Bruno Schirò

«I dati deterministici di zeotap aiutano gli inserzionisti a targettizzare device mobili con massima sicurezza e precisione – commenta Bruno Schirò, Responsabile AppNexus per l’Italia -. Siamo contenti di poter offrire ai nostri clienti, attraverso il nostro Data Marketplace, l’accesso ai dati di targeting di alta qualità di zeotap per il raggiungimento dei loro obiettivi di performance».

«Dati mobile di elevata qualità sono molto richiesti, ma nella maggior parte dei casi sono disponibili in grande quantità solo in ambienti chiusi. L’integrazione tra zeotap ed AppNexus assicurerà che i dati di qualità siano sempre più disponibili attraverso ecosistemi digitali di larga scala – aggiunge Riccardo Polizzy Carbonelli, Country Manager Italia di zeotap -. Siamo felici di poter collaborare con AppNexus, una importante porta d’accesso per tante aziende inserzioniste, che potranno ora utilizzare i segmenti di audience desiderati anche attraverso tale piattaforma, puntando all’accuratezza e alla flessibilità dell’utilizzo del dato, in grado inoltre di generare insight di valore per ogni singola campagna».

I dati di zeotap hanno dimostrato di raggiungere e superare di 3x i benchmark di mercato su target demografici, misurando i livelli di On-Target Percentage (OTP). La società, inoltre, ha introdotto dei rigidi sistemi di data quality testing per assicurare un’alta qualità dei dati omogenea per tutti i data partners. Ad oggi, in Italia zeotap mette a disposizione del mercato 44 milioni di profili in-app di alta qualità, selezionabili attraverso attributi demografici, d’interesse e purchase intent, per assicurare che le campagne non solo raggiungano i loro obiettivi di audience targeting, ma anche ottengano volumi necessari per l’erogazione delle campagne.

Tre iniziative per portare trasparenza e qualità nella pubblicità digitale

In linea generale, la pubblicità digitale dovrebbe essere trasparente, garantire la brand safety e avere costi ragionevoli. Tuttavia, due dei più grandi problemi a cui devono far fronte gli inserzionisti di oggi sono l’opacità della catena del valore programmatica e la qualità nel mercato della pubblicità digitale.

Al fine di risolvere tali problemi, AppNexus sta realizzando una serie di investimenti a lungo termine per mettere la brand safety e la trasparenza al centro dell’ecosistema della pubblicità digitale.

Gli aspetti cruciali del nostro impegno nell’offrire maggior trasparenza e sicurezza agli acquirenti sono: rimborsi per traffico non valido, adozione rigorosa di ads.txt e trasparenza sui costi della catena del valore.

Supporto di Ads.txt

AppNexus ambisce a diventare un marketplace globale, efficace e affidabile nel mondo della pubblicità digitale. Per questo motivo sosteniamo iniziative che ottimizzano l’ecosistema dell’advertising online e rendono più trasparente la catena del valore.

Ads.txt è un metodo che permette agli editori di elencare in maniera trasparente i partner autorizzati al programmatic advertising dei loro siti, al fine di evitare la vendita non autorizzata della loro inventory. Pioniera nel sostegno all’iniziativa, AppNexus utilizza i file ads.txt degli editori. Per questo l’AppNexus Programmable Platform (APP) impedisce, automaticamente e senza eccezioni, l’acquisto di inventory non autorizzate.

Ad oggi sono molti gli editori che hanno adottato ads.txt  (oltre l’80% dei top 1000 domini disponibili sul marketplace AppNexus dispongono di un file ads.txt). AppNexus impedisce l’acquisto attraverso l’APP da parte di soggetti non direttamente identificati come rivenditori autorizzati dai file ads.txt dell’editore.

Trasparenza delle commissioni

La diffusione del programmatic advertising ha generato un ecosistema in cui la trasparenza non sempre è totale. In tale contesto, gli inserzionisti si sforzano di comprendere appieno dove sono diretti i propri investimenti pubblicitari e in quale percentuale questi giungono agli editori.

Una delle principali preoccupazioni dei nostri clienti è l’esistenza di un’ingente “tassa ad tech” che assorbe  tra il 40-60 per cento degli investimenti in programmatic advertising.

Per fare chiarezza in questa situazione, riteniamo che le aziende di ad tech debbano rendere visibili le proprie commissioni ai clienti, in modo che questi ultimi possano facilmente tracciare quanto del loro budget arriva agli editori. AppNexus aspira a diventare il marketplace più trasparente del settore e a garantire che gli inserzionisti siano sempre a conoscenza di come viene utilizzato il loro budget.

A gennaio AppNexus e Adobe hanno annunciato una collaborazione in tema di trasparenza delle commissioni (leggi l’articolo qui). Le due società hanno comunicato che i clienti di Adobe Advertising Cloud avranno totale trasparenza sulle commissioni delle inventory acquistate nell’AppNexus Marketplace. Questi inserzionisti disporranno di una completa visibilità delle commissioni applicate nelle auctions e riceveranno report periodici sul budget destinato all’editore finale.

Rimborsi di traffico non valido

Il traffico non valido, benché sulla nostra piattaforma sia esiguo grazie a un monitoraggio dinamico, rappresenta una legittima preoccupazione per inserzionisti e editiori. È per tale motivo che, a partire dal 31 marzo, AppNexus ha messo in atto nuove politiche per accelerare il processo di rimborso per gli acquirenti che hanno acquistato traffico non valido sulla sua piattaforma. Gli inserzionisti che hanno comprato traffico artefatto hanno la possibilità di presentare una richiesta di risarcimento all’AppNexus Business Support, attraverso il Centro Assistenza Clienti. Tali politiche end-to-end accrescono la responsabilità della nostra piattaforma, in modo che inserzionisti ed editori possano essere sicuri di accedere ad inventory e traffico legittimi.

Nel settore sono in molti a credere che la piena trasparenza e la brand safety siano una chimera che si realizzerà solo tra molti anni. In realtà oggi non siamo cosi distanti. Nel momento in cui tali meccanismi diventeranno standard di settore nei prossimi anni, prevediamo un miglioramento nella fiducia nell’intero sistema e un aumento degli investimenti in pubblicità digitale da parte dei brand.

AppNexus Italia affronterà questi ed altri temi il 12 aprile a Bologna in occasione dell’evento ADworld Experience.

Trasparenza sui costi del Programmatic: Adobe e AppNexus lanciano un’iniziativa congiunta

Un nuovo progetto congiunto di Adobe e AppNexus getta luce sul tema delle fee, questione da tempo al centro dei dibattiti di mercato relativi al mondo programmatico.

Le due piattaforme ad tech hanno ufficializzato la nascita di un’iniziativa volta alla promozione della trasparenza della filiera, che le vedrà rivelare i prezzi richiesti ai clienti lato domanda e offerta. L’intento è quello di aiutare i marketer a tracciare il viaggio della spesa pubblicitaria all’interno della lunga supply chain programmatica.

Per Adobe non si tratta di un’assoluta novità. Adobe Advertising Cloud già ad ottobre aveva lanciato un’iniziativa simile, chiedendo a una serie di partner supply-side, ad exchange ed SSP, di esplicitare tutte le tariffe tecnologiche lato domanda, incluse quelle in precedenza non dichiarate. In tal senso, l’iniziativa con AppNexus costituirebbe un passo in avanti verso una completa trasparenza della filiera, come ha confermato a Programmatic Italia Pierpaolo De Vita, Sales Specialist, Advertising Solution Leader di Adobe: «In aggiunta a quanto fatto a ottobre, cioè mettere in chiaro le fee dei partner supply side, con quest’ultima mossa metteremo in chiaro anche le nostre fee per tutti i clienti e le agenzie: l’intento è costruire una best practice di trasparenza totale per i clienti, che finalmente saranno in grado di conoscere la distribuzione sui vari player della filiera di ciascun dollaro speso».

Secondo quanto riporta la testata Ad Exchanger, le aziende saranno in grado di visualizzare le fee sulla loro Interfaccia Utente di Adobe Advertising già da marzo.

Quanto ad AppNexus, la società mostrerà alle aziende le quote chieste agli editori. «AppNexus vuole fortemente creare il marketplace più trasparente della industry ed assicurare che ogni brand veda esattamente quanta porzione del proprio budget ha raggiunto il publisher – ci ha spiegato Bruno Schirò, responsabile di AppNexus Italia -. Questa è una delle motivazioni per le quali AppNexus ha intenzione di raggiungere accordi di trasparenza simili con altre tecnologie DSP».

Entrambi gli operatori infatti contano di coinvolgere nel loro progetto diverse altre piattaforme, tra DSP e SSP, con l’intento ultimo di promuovere una maggiore trasparenza nella filiera e, di conseguenza, una più diffusa fiducia nell’ecosistema programmatico.

Header Bidding: tre cose che il mercato deve sapere

L’header bidding, la soluzione che consente a più brand in contemporanea di fare la propria offerta (bid) in Programmatic per la stessa impression messa a disposizione dal publisher, è diventato un faro di speranza per un settore alle prese con un periodo non troppo florido.

Portato originariamente sul mercato nel 2009, l’header bidding ha iniziato a riscuotere interesse a livello mondiale nel 2015, ed implementato nel 2016. L’Italia in questo trend si trova in ritardo, non solo rispetto ai “classici” USA e UK, ma anche a Paesi con un panorama più simile al nostro come Francia e Spagna: le prime implementazioni in Italia infatti risalgono a tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.

Un certo numero di editori ha già assistito ad un significativo aumento delle entrate grazie a questa tecnologia. Matteo Massarelli, Digital Advertising Manager presso eBay Classifieds, uno dei primi player ad adottare la soluzione di header bidding di AppNexus in Italia, dichiara che «sfruttando due soluzioni firmate AppNexus, la piattaforma SSP e prebid.js, la tecnologia open-source per header bidding molto comune nel settore, eBay ha realizzato un aumento del 44% nei profitti derivanti dal programmatic advertising».

La soluzione favorisce la reale concorrenza fra AdEx e le altre SSP, assicurando una migliore revenue per gli editori. Tuttavia, nonostante la crescente adozione ed i risultati economici certificati, l’header bidding ha sollevato anche alcuni dubbi fra gli operatori del settore, che ne hanno ad esempio lamentato l’aumento di latenza, indicandolo come lato negativo della tecnologia.

Con l’aumentare del parlare che si fa sull’Header Bidding anche nel nostro Paese, è importante dunque separare il segnale dal rumore. In particolare, ci sono tre cose fondamentali che il mercato dovrebbe sapere.

#1. L’header bidding aiuta veramente ad aumentare i profitti

A questo punto, è chiaro il fatto che gli editori che hanno implementato l’header bidding tendono a fare più soldi. Ad esempio, Livingly Media ha incrementato del 10% i ricavi a seguito dell’adozione di questa tecnologia. Ma da dove arrivano questi soldi? E, cosa più importante, si tratta di un business sostenibile? Noi crediamo ci siano tre ragioni fondamentali con cui rispondere a questi dubbi.

Primo, l’header bidding elimina ogni rischio di privilegio nell’allocazione dell’inventory di un publisher. La grande maggioranza degli editori italiani utilizza la tecnologia di Google, DoubleClick for Publishers (DFP) per gestire il proprio inventory. Succede però che Google sia anche proprietario della più grande ad network del mondo, AdExchange, creando di fatto un conflitto di interessi. L’header bidding offre invece la possibilità all’editore di sapere quello che sta accadendo: eseguendo un’asta al di fuori di DFP, l’editore ha la sicurezza di lanciare un’asta equa senza il rischio di favorire AdExchange di Google.

Secondo, attraverso l’header bidding gli editori offrono un accesso paritario alle diverse fonti di domanda. In questo modo la tecnologia riduce dunque la dipendenza da Google AdX e potenzialmente la fetta presa dagli intermediari, col risultato finale di portare più euro nelle tasche dei publisher.

In ultimo, l’header bidding garantisce all’editore una massimizzazione dell’accesso alla domanda. I buyer possono targettizzare l’inventory dell’editore a seconda di dove e come quell’inventory viene venduta, e spesso preferiscono comprare tramite fonti di inventory dove ottengono un più alto cookie rate. L’header bidding innalza di molto le chance di fare cookie match con il dato del buyer, aumentando quindi la probabilità che l’inserzionista lanci effettivamente il bid sull’inventory dell’editore.

#2.  Attenzione ai privilegi

Il vero scopo dell’Header Bidding è sostenere un ecosistema aperto e trasparente per la pubblicità online, motivo per il quale questa tecnologia dovrebbe essere gratuita ed open-source. Oggi ci sono molte soluzioni per fare header bidding, i cosiddetti wrapper, compreso prebid.js, che AppNexus e i suoi partner hanno progettato e sviluppato. Gli editori nel contempo, dovrebbero guardarsi dalle società che propongono soluzioni proprietarie: alcuni fornitori infatti potrebbero privilegiare la loro propria domanda, contraddicendo i principi stessi dell’header bidding.

Carmine Laltrelli, Head of Programmatic Sales di Italiaonline conferma e spiega: «Prebid.js ha il grandissimo vantaggio di essere un progetto open source e quindi di essere percepito come neutro dalle fonti di domanda».

Ma l’header bidding non è tutto rose e fiori : la sua implementazione infatti può essere scoraggiante. Quindi, per quegli editori che mancano di risorse, è bene affidarsi a partner che possano incaricarsi totalmente della messa a punto del sistema.

In ultimo, l’header bidding fornisce agli editori in competizione fra di loro in un panorama super frammentato, una valida alternativa all’ecosistema di DFP, chiuso ed ambiguo, dando ai publisher un maggiore controllo su ogni impression venduta in modalità diretta ed in Programmatic, e dando loro la libertà di vedere il reale valore di mercato dell’inventory e di monetizzare di conseguenza.

#3 . L’header bidding aumenta la trasparency

Le diverse SSP presenti nel mercato attuano diversi meccanismi di asta. Chi in 2nd price, chi in 1st price, chi una via di mezzo, molto spesso vaga e non chiara. Questa informazione non viene generalmente comunicata ai buyer. Tale mancanza di uniformità ed informazioni ha reso quasi impossibile per i buyer applicare le proprie strategie di acquisto. Ecco perchè AppNexus ha deciso di unirsi ad altre società e di rendere i meccanismi di asta trasparenti, al fine di creare un marketplace più equo ed aperto.

AppNexus già da fine settembre infatti comunica a tutti i bidder il tipo di asta all’interno della quale si trovano – 1st price o 2nd price– direttamente nella bid request. Non importa il tipo di asta, 1st o 2nd price, è giusto che il buyer sappia con certezza le regole del gioco, in modo da applicare la strategia di bidding migliore.


*Questo articolo è un pezzo d’opinione ed esprime il punto di vista dell’autore, che non necessariamente coincide con quello della redazione di Programmatic-italia.com.

Bruno Schirò discuterà di Header Bidding al prossimo IAB forum, in occasione di un workshop che si terrà il giorno 30 Novembre alle ore 15.45.

Italiaonline punta sull’Header Bidding: è accordo con AppNexus

Un nuovo editore italiano abbraccia l’Header Bidding, per aumentare le proprie revenue in programmatic. Si tratta di Italiaonline, che ha annunciato di avere siglato un accordo con la società di ad tech AppNexus per l’utilizzo del prodotto open source Prebid.js.

“Sempre più clienti e fonti di domanda, nell’ultimo periodo, hanno cercato di trovare soluzioni alternative a quella di fare bidding tramite i diversi exchange disponibili sul mercato – spiega la media company in una nota -. Una tendenza figlia di una insoddisfazione di fondo dovuta in prima battuta al tema essenziale della value chain (pagare una fee solo per partecipare ad un’asta abbassa il valore), al quale si è aggiunto un fattore pratico: i diversi publisher chiamano i diversi exchange all’interno di una waterfall e quindi per una singola posizione l’advertiser partecipa a decine di aste concatenate, spesso facendosi competizione da solo”. Una situazione a cui l’header bidding risponde, semplificando il meccanismo e rendendo più saldo il rapporto tra inserzionisti e fonte di domanda.

In questo modo, Italiaonline ha integrato fonti di domanda come Criteo e AppNexus, con risultati interessanti. L’obiettivo è integrare nel sistema fino ad un massimo di 5 bidder in modo da non avere effetti controproducenti sulla latenza e sul caricamento delle pagine.

Ma ad influenzare la scelta di Italiaonline di adottare questa tecnologia di vendita non sono state soltanto motivazioni legate al mercato, quanto anche cause interne. Italiaonline possiede un vasto bacino premium e nel tempo l’azienda ha lavorato sulla riduzione della pressione pubblicitaria, sulla velocità di caricamento delle pagine, su posizionamenti viewable e con alti CTR, valutando che la rinuncia ad impression di minor valore avrebbe avuto nell’immediato un basso impatto sui ricavi ma un importante ritorno nel medio termine. L’header bidding coinvolge nell’asta fonti di domanda molto attente alla qualità dell’inventory e rappresenta quindi in tal senso la soluzione migliore per portare valore all’inventory.

«Sul programmatico stiamo registrando una crescita molto importante – dichiara Carmine Laltrelli, Head of Programmatic Sales di Italiaonline – ma la cosa di cui siamo molto orgogliosi è che questa crescita passa attraverso una crescita dell’ECPM. Se l’inventario non viene venduto a corpo, a blocchi di milioni di impression indifferenziate, ma ogni impression viene valutata e venduta al suo valore, è evidente che il vantaggio in termini economici è e sarà sempre di più consistente».

«Tanti player propongono soluzioni proprietarie di Header Bidding, di ottimo livello sia da un punto di vista tecnico, che di user experience e gestione – prosegue Laltrelli – tuttavia c’era sempre un deficit di fondo: nessuno voleva entrare nell’header bidder sviluppato da un competitor. Prebid.js ha il grandissimo vantaggio di essere un progetto open source e quindi di essere percepito come neutro dalle fonti di domanda. Questo ha permesso in breve tempo di aggregare le fonti e realizzare in concreto l’operazione pianificata».

«Siamo felici di supportare Italiaonline in questo progetto – aggiunge Bruno Schirò, responsabile di AppNexus Italia -. Header Bidding non è un trend, ma il futuro della monetizzazione in Programmatic. Prebid.js è il mezzo migliore, e il più equo, per metterlo in pratica».

Bruno Schirò e Carmine Laltrelli discuteranno con altri esperti sul tema dell’Header Bidding in occasione di un workshop al prossimo IAB Forum, il 30 Novembre a Milano.

Arriva Turbo Campaign Manager, la prima soluzione basata su AppNexus e con dati italiani

Turbo, il leader italiano indipendente nel Programmatic Advertising e Data Management Solutions, annuncia oggi il lancio della nuova piattaforma di Programmatic Self Service “Turbo Campaign Manager”, sviluppata in partnership con AppNexus, la principale DSP a livello globale.

La società guidata dal CEO Claudio Calzolari ha aperto a tutti la possibilità di accedere da oggi alla propria piattaforma di self-service, a conclusione di un positivo percorso di test condotto con un numero ristretto di partner nei mesi scorsi: «Vogliamo rimuovere le barriere di accesso al mondo Programmatic soprattutto per chi vuole lavorare in autonomia sulle piattaforme, gestendo direttamente i budget dei clienti ed è frenato dal costo di ingresso alla tecnologia e dalla necessità di formare un team specializzato.  Sono davvero tante le aziende e le agenzie che ci hanno manifestato questa esigenza nell’ultimo anno e per questo motivo abbiamo lavorato insieme ad AppNexus per sviluppare la nuova piattaforma», ha dichiarato Calzolari.

Nello sviluppo del prodotto, Turbo ha beneficiato dell’esperienza del proprio team di ottimizzazione, che da 3 anni lavora quotidianamente su AppNexus. «L’interfaccia semplificata, un supporto tecnico italiano e la sincronizzazione con la nostra DMP (Turbo Audience Lab) completano la piattaforma rendendola una soluzione ideale per le agenzie ed i brand che vogliono affacciarsi in modo professionale al Programmatic”, ha aggiunto Calzolari.

La piattaforma è connessa al tutte le principali fonti di traffico, utilizza i più importanti tool per garantire viewability, brand safety, contextual ed è sincronizzata con Turbo Audience Lab che permette di sfruttare il vero valore del Programmatic, il dato.

La combinazione della modalità Self Service con l’utilizzo di una DMP studiata e progettata per il mercato italiano permette di creare campagne mirate al proprio target, sfruttando le potenzialità del programmatic in modo completo.

Turbo Campaign Manager è stata sviluppata sfruttando le più moderne metodologie di analisi e sviluppo dell’interfaccia. La piattaforma comunica attraverso un layer API REST con il motore americano AppNexus, garantendo le perfomance di una delle migliori soluzioni disponibili nel mondo programmatic declinate ai casi d’uso dell’advertising italiano.

«AppNexus, piattaforma potente e versatile, ha permesso a Turbo di sviluppare in modo efficace la sua soluzione self-service proprietaria, Turbo Campaign Manager. Con la nuova soluzione offerta da Turbo, i clienti possono creare e modificare strategie personalizzate  tra le campagne di advertising», ha aggiunto Bruno Schirò di AppNexus Italia.

AppNexus più forte sul mobile grazie ai dati di Audiens

Audiens inizierà a distribuire i dati consenziati delle compagnie di telecomunicazione ad AppNexus, la piattaforma di ad-tech indipendente leader a livello mondiale. Grazie a questo accordo, l’azienda di profilazione dati mobile e analytics offrirà dati demografici certificati di utenti italiani e presto anche di utenti europei.

In virtù di questo accordo, tutti i clienti di AppNexus (editori, inserzionisti, agenzie e aziende di programmatic) avranno ora l’opportunità di accedere facilmente ai segmenti conformi alla privacy forniti dal nuovo partner, per ottimizzare le performance delle loro campagne mobile.

Bruno Schirò, Country Manager Italia di AppNexus, ha dichiarato: «Siamo soddisfatti di questo accordo perché ci permette di offrire ai nostri clienti italiani dati locali di alta qualità». Dal versante Audiens, Marko Maras, partner dell’azienda, ha aggiunto: «Siamo lieti di questo accordo perché permette ad Audiens di connettere i propri dati con la principale piattaforma ad-tech indipendente a livello mondiale».

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