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Pubblicità fastidiosa, la digital industry si compatta: “non lasciamo la questione all’iniziativa dei browser”

Nella battaglia contro gli annunci pubblicitari fastidiosi e invadenti sono recentemente scesi in campo nuovi operatori del mercato internet: i browser. Negli scorsi mesi, quasi in concomitanza, due dei principali software di navigazione, Chrome di Google e Safari di Apple, hanno annunciato di voler porre dei limiti alla pubblicità visibile attraverso i loro programmi, andando a toccare in alcuni casi la gestione dei cookie per il tracking degli utenti, e in altri i formati pubblicitari con l’installazione di ad blocker proprietari.

Ma le associazioni di categoria non sono d’accordo su questa “intromissione”, vedendo nella discesa in campo di queste realtà una “ostentazione di potere” di Google e Apple.

Già un mese fa alcune tra le principali associazioni avevano scritto una lettera aperta ad Apple, chiedendole di rinunciare alle modifiche sul tracking introdotte con gli ultimi aggiornamenti del software. Ma a quanto pare l’iniziativa non ha avuto risposta. Ora, IAB, ANA e 4A si sono nuovamente alleate per chiedere alla Coalition for Better Ads, un organismo fondato lo scorso anno per creare degli standard globali per la pubblicità online, di promuovere l’adozione di quello che loro chiamano il “Better Ads Experience Program”.

Si tratterebbe di un impegno volontario, per tutte le società coinvolte nella pubblicità digitale, a rispettare gli standard pubblicitari stabiliti dalla Coalition for Better Ads, messi a punto qualche tempo fa. Qui la lettera completa.

La lettera non chiama direttamente in causa Google e Apple, ma sottolinea come “ogni programma volto a ridurre agli utenti esperienze sgradevoli deve essere basato su una regolamentazione autonoma a livello di mercato, e non lasciato all’iniziativa individuale di browser o altre società di tecnologie di erogazione, che agiscono sulla base delle loro personali interpretazioni e dei loro giudizi”.

Questo tipo di società è comunque chiamato a fare la propria parte di controllo dell’aderenza dei siti agli standard della CBA e rafforzamento dell’impegno comune a promuovere un ambiente digitale rispettoso dell’utente.

Le iniziative di Apple e Google sono state oggetto di critiche e preoccupazione da parte del mercato, in quanto considerate potenzialmente dannose per l’industria pubblicitaria, ponendo dei pesanti freni al modello economico su cui si è finora basata la sopravvivenza del mercato digitale.

In arrivo Brave, un nuovo browser che blocca la pubblicità

Uno degli argomenti più sentiti e importanti in questo momento per il settore della pubblicità digital è quello della diffusione degli ad blcking da parte degli utenti, che mal sopportano le forme di pubblicità più invasive.

Una soluzione rivoluzionaria potrebbe arrivare da Brave, la start up fondata da Brendan Eich, padre del JavaScript e uno dei fondatori di Mozilla.

Come spiega Business Insider, la nuova realtà ha ideato il browser omonimo Brave che blocca di default ogni tipologia di annuncio per poi sostituirli con altri, meno fastidiosi, sfruttando le tecnologie del programmatic.

La nuova interfaccia di navigazione va incontro alle esigenze degli utenti, che preserveranno la propria privacy, visto che non saranno erogati ad che utilizzano sistemi di tracciamento, e potranno navigare senza essere rallentati dai banner più invadenti, con una velocità 40% superiore su desktop e fino a quattro volte più veloce su mobile.

Agli editori andà direttamente il 55% degli introiti pubblicitari, il 15% andrà a Brave e il 15% al partner che ha fornito l’annuncio. Infine, un 10-15% potrebbe arrivare agli utenti sotto forma di credito da utilizzare per pagare i siti preferiti, su cui vedrebbero scomparire gli annunci.
(Leggi l’articolo completo su Engage.it)