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IPG, completata l’acquisizione di Acxiom: diventerà una divisione indipendente

IPG ha ufficialmente completato l’acquisizione di Acxiom Marketing Solutions, ex divisione di Acxiom Corporation.

La società, specializzata in soluzioni di dati, diventerà ora una unit indipendente all’interno della holding pubblicitaria. Il suo business verrà coordinato da Arun Kumar, chief data & marketing technology officer di IPG.

«Con questa operazione abbiamo aggiunto alla nostra offerta dei nuovi data asset fondamentali e di portata globale, capaci di coprire due terzi della popolazione mondiale. Si tratta di un importante passo evolutivo per IPG, da cui i nostri clienti potranno trarre ampio beneficio – commenta Michael Roth, chairman e chief executive di Interpublic Group -. Avere la capacità di sfruttare dati in maniera scalabile ci consente di sviluppare rapporti più profondi all’interno del marketplace, e di farlo mettendo insieme due aziende con culture allineate quanto a trasparenza e rispetto del consumatore».

Grazie a questa operazione, avviata a luglio e su cui IPG ha investito 2,3 miliardi di dollari (l’acquisizione non comprendeva LiveRamp), la holding potrà unire le sue competenze media, creative, di servizi di marketing e analytics, la sua scalabilità a livello globale e i suoi insight sui consumatori con l’expertise di AMS nella gestione dei dati. Il gruppo conferma la sua attenzione verso il marketing data-driven, guardando a un futuro in cui «le soluzioni di marketing guidate dai dati – precisa Philippe Krakowsky, Chief Strategy and Talent Officer di IPG – saranno sempre più centrali per il successo dei brand».

Su Amazon il Prime Day c’è chi non risparmia: i venditori

Oggi nella nostra rassegna: Amazon Prime Day, l’integrazione di AMS nell’offerta di IPG, e uno studio su ad blocker e rilevanza degli annunci.

Su Amazon il Prime Day c’è chi non risparmia: i venditori

Gli shopper online sono pronti a una due giorni, molto importante: il Prime Day, che si svolgerà il 16 e 17 luglio e che metterà a disposizione degli abbonati Prime di Amazon una serie di offerte vantaggiose per l’acquisto dei prodotti sul suo sito. Ma se per gli utenti in quei giorni il risparmio è assicurato, non lo è invece per i venditori di prodotti. Amazon infatti ha innalzato le fee di registrazione per condurre i cosiddetti Prime Day Lightning, delle promozioni riservate agli abbonati Prime che durante la due giorni vengono messe “in evidenza” a brevi intervalli: il costo, gratuito nel 2016, è passato a 500 dollari nel 2017 ed a 750 dollari quest’anno. E con il grande traffico atteso sul sito ecommerce, Amazon sta anche spingendo i propri inserzionisti ad aumentare la spesa pubblicitaria durante il Prime Day: secondo la società, durante l’evento i venditori registrano un aumento delle vendite da annunci adv del 300%, e un aumento del 200% delle impression pubblicitarie. Leggi di più su CNBC.

Kumar (IPG Mediabrands), sull’acquisizione di AMS: «Ci aiuterà a gestire i dati di prima parte nel rispetto della privacy»

In un’intervista ad AdExchanger, Arun Kumar, chief data and marketing technology officer di IPG Mediabrands, descrive come la recente acquisizione di Acxiom Marketing Solutions andrà ad integrarsi all’interno dell’offerta di Interpublic Group, e quali saranno i benefici che porterà ai clienti della holding. La parola d’ordine è ovviamente una: dati, soprattutto quelli di prima parte, diventati ormai fondamentali nell’era post-GDPR. «[AMS] ci aiuterà a gestire i dati di prima parte in maniera conforme alla privacy», ha spiegato il manager, aggiungendo: «Avere più intelligence sul consumatore porterà benefici ai business construiti sull’attivazione delle audience. Le strategie data-driven devono essere coerenti. Non possiamo più raccogliere dati bene negli Stati Uniti e non in altri mercati». Leggi di più su AdExchanger.

Il 56% degli utenti vede campagne online di prodotti già acquistati. La pubblicità è rilevante?

Il fenomeno degli ad blocker è ancora lungi dall’essere stato debellato. Secondo uno studio di Kantar Media in USA, Brasile, Cina, Francia e UK, una persona su cinque dichiara di utilizzare sempre un filtro anti adv quando naviga, e il 33% di utilizzarlo solo a volte. E l’adozione di questi software è ormai agli stessi livelli tra i 18-34enni e i 45-64enni. Gli utenti sembrano essere particolarmente scocciati, inoltre, della non rilevanza degli annunci: il 72% dichiara di vedere continuamente gli stessi annunci, e il 56% afferma di vedere spesso campagne online di prodotti già acquistati. Il 64% vorrebbe avere maggiore controllo sulle campagne che visualizza. Leggi di più su MediaPost.

IPG Mediabrands sigla un accordo con Acxiom sul fronte dati

Un nuovo accordo globale amplia le capacità di raccolta dati e analytics di IPG Mediabrands.

La divisione media di Interpublic Group ha infatti stretto una partnership con Acxiom, società specializzata nella raccolta e analisi dei dati per il targeting delle campagne pubblicitarie, grazie alla quale le agenzie del network, tra cui Initiative e UM, potranno avere accesso agli insight dell’azienda.

L’accordo, che IPG ha dichiarato essere il più ampio finora sul fronte di analytics e integrazione di dati per la holding pubblicitaria, sarà operativo in 14 mercati a livello globale, tra cui l’Italia (gli altri sono Australia, Belgio, Canada, Cina, Danimarca, Francia, Giappone, India, Messico, Olanda, Stati Uniti, Sud Africa e UK).

Sarà Arun Kumar, nominato a marzo primo global chief data e marketing technology officer di IPG Mediabrands, a coordinare la partnership con Acxiom, che in ultima istanza consentirà alle agenzie del gruppo di potenziare la propria offerta di servizi per il targeting people-based delle aziende.

IPG Mediabrands punta sull’offerta dati. Creato il ruolo di Chief Data & Marketing Technology Officer

IPG Mediabrands punta sull’offerta di soluzioni data-driven, creando il nuovo ruolo di Chief Data & Marketing Technology Officer.

A rivestire l’incarico sarà Arun Kumar, già global president del trading desk di IPG Mediabrands Cadreon e precedentemente global market head della Media Audience Platform (MAP) di Mediabrands.

Nel nuovo ruolo, Kumar sarà responsabile di tutte le soluzioni data-driven della holding media, così come delle sue infrastrutture di analytics. Riporterà a Philippe Krakowsky, chairman di IPG Mediabrands e chief strategy officer di Interpublic.

Festival of Media Global 2015: il Programmatic Advertising sotto i riflettori

Il Programmatic è una rivoluzione, pronta a portare i suoi benefici al cuore di tutte le campagne di marketing, ben oltre la sua portata iniziale.

E’ questa l’opinione emersa nel corso del Festival of Media Global 2015, in occasione di una tavola rotonda che ha visto insieme, sul palco della kermesse, Daryl Lee, global ceo di UM, Arun Kumar, global president di Cadreon, Seth Rogin, cro di Mashable, e Luke Kigel, director, media & connections – Americas di Johnson & Johnson.

Se Lee ha riassunto il concetto di Programmatic in una singola parola, «precision», la precisione puntuale con cui si pianifica una determinata campagna presso un determinato utente in un momento altrettanto specifico, Kumar ha invece voluto evidenziare come «il Programmatic non è solo una nuova modalità di vendita e acquisto degli spazi pubblicitari, ma è anche e soprattutto un modo di utilizzare i dati per dare un senso a uno specifico target».

E proprio su questo concetto si è espresso anche il lato “azienda” della tavola rotonda: «potere utilizzare i dati è fondamentale per poter comprendere profondamente e in tempo reale il pubblico – ha dichiarato Kigel -, con l’obiettivo di deliverare contenuti specifici, e più in generale per sviluppare content strategy ad hoc».

Ma l’utilizzo del Programmatic non è tutto “rose e fiori”. Nel corso del dibattito, infatti, è stato posto l’accento anche su importanti sfide che l’ad-tech pone in ambito media, soprattutto quando esce dai confini del digital per approdare ad altri mezzi, ad esempio la tv. Per esempio l’esigenza di «trovare qualcuno capace di costruire delle “data architecture”, mettendo insieme in maniera efficiente i dati raccolti da varie parti», come sottolinea Kigel, oppure il rischio che «l’uso della tecnologia e l’eccessiva focalizzazione sui dati intacchino l’autorevolezza di un brand», esposto da Rogin.

Al Festival è stato affrontato anche un altro aspetto del Programmatic, ossia il suo rapporto con la “pubblicità tradizionale”, in particolar modo con il pensiero creativo.

Arun Kumar, Cadreon: «I principi del Programmatic guideranno il media planning e il buying nel futuro»

Tra gli ospiti del Festival of Media, in partenza a Roma il 10 maggio, ci sarà anche Arun Kumar, Global President di Cadreon, la piattaforma di Audience Management del gruppo IPG Mediabrands. In occasione del suo speech, in programma il 12 maggio, Kumar discuterà di programmatic e di come esso debba essere messo sempre più al centro di ogni campagna di marketing efficiente.

Anticipando il suo intervento, Kumar ci fornisce un’interessante visione sul programmatic buying e sui cambiamenti che esso ha portato in ambito media. Ecco un suo contributo, che vi riportiamo integralmente.


«Tre anni fa, il programmatic buying era una stella nascente con la promessa di scuotere il mercato pubblicitario dal suo compiacimento. Oggi esso ha senza dubbio varie sfaccettature ed è possibile affermare che, innegabilmente, sia stato messo in atto il cambiamento tanto promesso. Anche se la percentuale della spesa pubblicitaria relativa al programmatic rispetto alla spesa sul mezzo digitale totale varia dal 10% al 40% (aprendo così la prima vera sfida al modello d’acquisto basato sulla search di Google), il suo impatto si fa sentire su più canali e, più in generale, sull’ecosistema di negoziazione dei media.

L’industria pubblicitaria è storicamente sempre stata molto lenta nello stare al passo con le tecnologia. L’ascesa delle tecnologie programmatiche ha costretto le agenzie e le concessionarie ad apprezzare il suo ruolo e il contributo che essa può apportare al mercato. Al centro del cambiamento si trova il desiderio di qualsiasi marketer: “voglio pagare di più per parlare con le persone che possono materialmente comprare il mio prodotto, in un tempo e luogo che siano favorevoli sia per il mio consumatore sia per il mio brand”. Anche la TV, nonostante gli elevati investimenti pubblicitari che gli gravitano attorno, non ha mai pienamente soddisfatto tale desiderio. Il programmatic ha reso questo sogno sempre meno una fantasia, trasformandolo in una realtà potenziale nel prossimo futuro.

Troppo spesso, le obiezioni tendono a concentrarsi intorno alla possibilità o l’impossibilità di attuazione di questo cambiamento nella modalità di acquisto: secondo alcuni le emittenti televisive non accetterebbero mai di vendere spazi in modalità programmatic e gli editori non permetteranno che i loro prodotti vengano venduti a un prezzo eccessivamente basso. Insomma, chi più ne ha più ne metta.

Parlando in gergo strettamente tecnico, collegato all’intento principale dell’advertiser, il programmatic ci permette semplicemente di contattare quelle persone che sono ritenute essere più facilmente propense alla conversione (usando il termine in un’accezione ampia), utilizzando i dati e le tecnologie, e di pagare in modo proporzionale ad ogni media.

Le due componenti in gioco sono la tecnologia e gli scambi commerciali. La tecnologia consente di raccogliere dati, di monitorare in tempo reale i comportamenti del target e di semplificare la consegna dei messaggi per migliorarne l’efficacia. Gli obiettivi commerciali sono stati progettati per migliorare il valore e ridurre i costi. Che questo avvenga attraverso uno scambio basato su un sistema ad asta o su un mercato privato, il suo valore per un inserzionista non viene meno.

Il reale impatto di questi ultimi tre anni si farà sentire attraverso l’automazione non programmatica, almeno non nel modo in cui noi la intendiamo oggi. A prescindere dal fatto che il programmatic buying raggiunga i livelli attesi o meno, i principi che ha messo in atto guideranno il media planning e il buying nel futuro.

Così come l’ecosistema si evolve e i consumatori diventano sempre più consapevoli del valore dei loro dati e cercano di evitare attivamente pubblicità per loro irrilevanti, allo stesso modo essi cercheranno di accrescere il valore di scambio delle loro informazioni personali. Ciò consentirebbe agli inserzionisti di migliorare l’efficacia in modo proficuo su scala oggi non ancora visibile. Questo renderebbe quasi irrilevanti concetti come “visibilità” o “frode”. Quando si sa esattamente quello che ogni esposizione al messaggio pubblicitario apporta al proprio business, è altamente improbabile che si voglia spendere soldi su impression che non sono reali.

Questa è la promessa, almeno. Se guardiamo alla storia della tecnologia programmatica, è possibile affermare che essa si tramuterà in gran parte in realtà. Gli inserzionisti che non sono preparati ad affrontare questo nuovo approccio al marketing vacilleranno e perderanno il loro vantaggio competitivo.

L’ipotesi che i grandi budget, e l’influenza che ne deriva, porteranno da soli il valore e il business che si desidera sarà consegnata alla storia. Più agili sarete, grazie all’abilità di combinare insieme i dati, la tecnologia e i media, più valore otterrete dall’ecosistema più ampiamente inteso. Si tratta davvero di una scelta semplice e c’è una ricompensa enorme per chi saprà prendere le decisioni giuste»