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Sharethrough integra le sue soluzioni con l’Advertising Cloud di Adobe

Sharethrough ha integrato le sue soluzioni con la Advertising Cloud di Adobe.

La connessione tra le due tecnologie permetterà agli oltre 1.000 marketer che utilizzano la demand-side platform integrata nella piattaforma cloud della società informatica di raggiungere gli utenti con video native in-feed e posizionamenti display su 1.200 siti e applicazioni presenti su Sharethrough Exchange. L’integrazione si basa sullo standard OpenRTB 2.3 di IAB, che regola le transazioni in tempo reale di pubblicità contestuale.

Lanciata a marzo, Adobe Advertising Cloud combina le caratteristiche di Adobe Media Optimizer e TubeMogul, la piattaforma di Programmatic video acquisita a novembre dello scorso anno, per semplificare l’erogazione di pubblicità video, display, search e tv su diversi canali e schermi.

In Italia, il rivenditore esclusivo dei formati nativi di Sharethrough è Prime Real Time, la piattaforma di real-time bidding controllata da Triboo Media.

Brand safety, Adobe integra Grapeshot nella sua Advertising Cloud

Adobe ha integrato Grapeshot all’offerta di strumenti di brand safety disponibili sulla sua Advertising Cloud. La società è il primo partner per le misurazioni ad essere stato selezionato in seguito al lancio della soluzione pubblicitaria, avvenuto a marzo.

Grapeshot ha sviluppato una tecnologia che scansiona in tempo reale una pagina web alla ricerca di contenuti nocivi prima che un annuncio sia visualizzato. Questi filtri si aggiungono ad altri strumenti simili già esistenti, forniti da operatori come Integral Ad Science, Proximic e WhiteOps, e sono disponibili ai clienti in modalità gratuita fino alla fine di giugno.

La software house ha anche comunicato di aver introdotto ulteriori misure di sicurezza: una squadra specializzata che verifica qualità e contenuti di siti e app, escludendo l’inventario non sicuro; il targeting contestuale, che permette agli inserzionisti di raggiungere solo pagine con contenuti rilevanti per le inserzioni; e, infine, il filtro pre-bid, per rilevare ed impedire alle creatività di essere erogate su pagine con contenuti compromettenti prima del caricamento di un sito web o una app.

Adobe lancia Advertising Cloud, per ottimizzare la spesa pubblicitaria

In occasione dell’evento Adobe Summit di Las Vegas, la software house ha presentato la nuova Advertising Cloud, una piattaforma progettata per aiutare gli inserzionisti ad ottimizzare la spesa pubblicitaria su una varietà di canali.

Il lancio della soluzione è stato possibile grazie alla crescita del segmento Marketing Cloud. Negli ultimi anni, la compagnia ha aggiunto alla propria suite di prodotti un’ampia gamma di strumenti di analytics, ottimizzazione media e gestione dei contenuti.

Advertising Cloud fornirà ai marchi un unico pannello di controllo attraverso il quale essi possono gestire e ottimizzare gli investimenti su search, display, social e gli acquisti video. Inoltre, connettendola alla Creative Cloud, sarà possibile creare inserzioni personalizzate attraverso l’ottimizzazione delle creatività dinamiche della soluzione.

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Il pannello di controllo di Advertising Cloud

Lo scorso dicembre, Adobe ha finalizzato l’acquisizione di TubeMogul. Integrando i prodotti della piattaforma di pubblicità video, la società tecnologica ha così reso disponibili ai suoi clienti funzioni di gestione di annunci video e televisione lineare.

Viant, la parent company di Myspace, lancia "Advertising Cloud": DMP con un miliardo di profili

Cosa resta di Myspace, il social network egemone nei primi anni 2000 e poi caduto in disgrazia? Dati, dati e ancora dati. Oltre un miliardo di profili registrati, non tutti attivi ma non per questo meno utili. Non a caso, la parent company, recentemente oggetto di un rebranding con il quale ha abbandonato il nome Interactive Media Holdings (IMH) per diventare Viant, ha appena annunciato il lancio di una piattaforma ad-tech cloud-based chiamata Advertising Cloud.

Advertising Cloud si compone di tre parti: una media execution platform, una data analytics platform e una Identity Management Platform. Quest’ultima nello specifico rappresenta un sistema di gestione che permette l’accesso al miliardo di profili – tutti potenziali consumatori – attualmente registrati su Myspace. Ma non solo: la piattaforma capitalizza il patrimonio di Viant che si compone di MySpace, ma anche dell’ad network Specific Media, della piattaforma di video ads Vindico e dello smart TV system Xumo.

Il progetto “Advertising Cloud” è stato concepito originariamente un anno fa, ha spiegato in un’intervista rilasciata ad Ad exchanger Tim Vanderhook, ceo di Viant, quando è stato deciso di prendere la tecnologia alla base delle quattro property della holding e di renderla disponibile per i clienti nel cloud, permettendogli di avere accesso a profili reali, più puntuali di quelli di cui si dispone in una “più classica” DMP – basata su anonimi cookie di terze parti.

L’IMP invece è diversa perché basata sui consumatori reali, o meglio su un loro profilo più puntuale costruito aggregando più informazioni: dalla visita a un sito internet alla registrazione a una newsletter; dal suo uso di una determinata applicazione mobile fino ai suoi acquisti in-store. Tutto questo viene poi trasformato in un modello sosia che può essere aggiornato in real time in modo da adattarlo di volta in volta a una campagna mirata.

A completamento del quadro, ad oggi Viant è partner di oltre 50 differenti DMP e DSP, grazie alle quali può completare il proprio quadro di definizione dati al fine di fare al meglio quello in cui è impegnata da 15 anni: la pubblicità digitale.

In numeri di Myspace

Quello che risulta certo da tutto questo è che Myspace è tutt’altro che morto e in USA vanta ancora dati di tutto rispetto. La piattaforma che ha dato vita al concetto stesso di social network annovera infatti ancora 50 milioni di visite ogni mese e lo scorso novembre ha totalizzato oltre 300 milioni di visualizzazioni video, guadagnandosi il 16° posto nella classifica Video Metrix di comScore. Inoltre, oltre al miliardo di utenti registrati a livello globale, di cui sopra, Myspace avrebbe permesso la raccolta di più di 465 milioni di indirizzi di posta elettronica negli Stati Uniti.