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Impression fraudolente: 4 modi per combatterle

La World Federation of Advertisers ha pubblicato la sua prima guida contro le frodi pubblicitarie, con i consigli per combattere un fenomeno che, entro il 2025, arriverà a valere 50 miliardi di dollari

di Alessandra La Rosa
07 giugno 2016
ad-fraud

Quello delle frodi pubblicitarie è un fenomeno la cui portata è più grande di quel che sembra: entro il 2025 arriverà a valere 50 miliardi di dollari, e virtualmente ogni acquisto in programmatic può diventarne vittima. E’ il monito che lancia la World Federation of Advertisers (WFA), l’associazione che raggruppa gli inserzionisti pubblicitari a livello globale rappresentando circa il 90% della spesa marcom mondiale.

Secondo l’organizzazione è necessario per la industry fare qualcosa per difendersi da un trend che sta prendendo sempre più piede, con l’aumento degli investimenti in pubblicità digitale e programmatic in particolare.

Per migliorare la situazione le strade da percorrere possono essere diverse, ma a monte, secondo la WFA, deve esserci innanzitutto un cambio di mentalità, raggiungibile solo con un’adeguata comprensione del fenomeno e con un approccio comune condiviso.

Così, l’associazione ha pubblicato la sua prima guida con i consigli per le aziende volti a ridurre la loro esposizione alle frodi pubblicitarie. Eccoli di seguito:

  1. Persone e tecnologia: le aziende hanno bisogno di creare delle risorse internet che possano supportare la selezione dei vendor pubblicitari, di lavorare con i partner di cyber security e di richiedere una piena trasparenza sugli investimenti, inclusa la dichiarazione dei siti utilizzati per promuovere i loro prodotti o servizi.
  2. Educazione e comunicazione: le aziende hanno bisogno di stabilire chiare aspettative riguardo a ciò che chiedono ai loro partner. Dovrebbero quindi definire metriche appropriate che, dove possibile, siano connesse ai risultati di business. Dovrebbero inoltre incoraggiare la condivisione di informazioni aperte per prevenire le frodi.
  3. Standard: le aziende dovrebbero evitare gli acquisti su exchange a favore di database di siti sicuri. Gli inserzionisti che intendono raggiungere un preciso obiettivo digitale potrebbero dover accettare che esso non è raggiungibile senza l’esposizione ad alti livelli di frodi.
  4. Governance: i contratti con agenzie e vendor hanno bisogno di essere ben analizzati per assicurarsi che ci siano chiare pene per l’allocazione di budget su inventory fraudolente, laddove venga contemplata anche una prevenzione del fenomeno. A quegli anelli della catena dell’ad-tech che hanno beneficiato delle attività fraudolente in forma di commissioni e fee dovrebbe essere chiesto di ridarli indietro alle aziende.

In tutto ciò, è richiesto alle aziende di collaborare attivamente con i propri partner, una condizione che secondo la WFA è imprescindibile nella lotta alle frodi pubblicitarie. «Le aziende sono le uniche vittime delle frodi pubblicitarie e la WFA vuole fornire loro gli strumenti per minimizzare la loro esposizione. C’è molto che gli inserzionisti possono fare per migliorare la situazione in termini di definizione di nuovi standard, modifica dei contratti e richiesta di maggiore trasparenza, ma in ultima istanza è richiesto un cambio di atteggiamento all’interno della industry», ha commentato Stephan Loerke, ceo di WFA.

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