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Video adv: negli USA oltre il 50% della spesa sarà in programmatic nel 2016

Secondo i nuovi dati diffusi da AOL, il 91% dei media buyer e l’88% degli editori utilizza già le piattaforme programmatiche per comprare e vendere inventory video. Cresce nelle aziende la tendenza a internalizzare le competenze

di Simone Freddi
26 ottobre 2015
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Il Programmatic advertising è un treno che non si ferma, ormai in piena corsa anche nel video.

Lo conferma un nuovo studio realizzato da AOL (che intanto ha completato con successo l’acquisizione da 250 milioni di dollari di Millennial Media, qui l’articolo dedicato), su oltre 300 media buyer e editori americani, secondo cui il 91% dei brand e delle agenzie media attualmente acquista spazi video in programmatic e l’88% dei publisher vendono la loro video inventory attraverso piattaforme programmatiche.

Inoltre, secondo la ricerca, il 67% delle agenzie e il 49% dei brand ha in programma di aumentare il proprio budget per il programmatic video nel 2016. Secondo i calcoli di AOL, negli Stati Uniti la spesa in programmatic video arriverà a 5,4 miliardi di dollari, pari al 56% di tutto l’online video ad spending (un dato allineato a quello delle previsioni di eMarketer, che parla di 5,37 miliardi).

A titolo di confronto, secondo IHS in Europa la spesa in programmatic video nel 2014 è arrivata ad appena 205 milioni di euro (qui tutti i dati sul programmatic in Europa).

L’interesse per il Programmatic cresce anche sul versante degli editori: secondo lo studio di AOL i publisher in media destinano il 42% della loro inventory alla vendita in programmatic, il 12% in più rispetto allo scorso anno. L’accesso alla maggiore domanda da parte dei media buyer è la causa più citata per questo incremento.

A livello “qualitativo”, dal rapporto emerge un altro spunto interessante: sempre più marche stanno valutando soluzioni per internalizzare il programmatic. Quest’anno, il 68% delle aziende sondate o ha sviluppato capacità di acquisto di programmatic video “in-house”, o ha in piano di farlo entro i prossimi 12 mesi. Il numero di brand che hanno portato al proprio interno una serie di capacità di acquisto in programmatic è già doppio rispetto allo scorso anno.

Tra i motivi che spingono all’internalizzazione, vengono citati, come prevedibile, la facoltà di integrare il programmatic buying con il CRM e la possibilità di generare efficienze nella pianificazione, l’acquisto e la reportistica. Ma anche un certo scetticismo sulle reali competenze delle agenzie sul programmatic.

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