Main partner:

Twitter prepara la sua offerta in programmatic. E non sarà un “walled garden”

Mentre gli altri social costruiscono giardini chiusi intorno alle loro soluzioni adv, la piattaforma punta ad integrazioni con DSP e trading desk esterni per facilitare l’acquisto dei suoi spazi

di Alessandra La Rosa
06 marzo 2018
twitter

In un mercato in cui i social network creano “giardini chiusi” intorno alla loro offerta data-driven, con l’obiettivo di mantenere un alto controllo del proprio patrimonio di dati e non solo, una piattaforma manifesta l’intenzione di approcciare il programmatic in maniera totalmente diversa.

Si tratta di Twitter che, secondo indiscrezioni riportate da AdAge, starebbe mettendo a punto un piano per portare al di fuori dei propri canali la sua inventory pubblicitaria in programmatic. Il social, in particolare, starebbe puntando a varie integrazioni con DSP e trading desk.

Questo significa che le sue audience potrebbero presto essere acquistabili in modalità automatizzata tramite piattaforme esterne, con un conseguente maggior controllo della spesa da parte degli inserzionisti. Cosa che potrebbe fare molto piacere alle aziende, oggi più che mai attente al tema della trasparenza, e che costituisce una vera rarità nel mondo dei social. In questo settore, infatti, gli operatori di solito vendono i loro spazi esclusivamente tramite le proprie piattaforme, recintando la propria offerta pubblicitaria all’interno di cosiddetti “walled garden” non integrati col resto dell’ecosistema digitale.

Twitter starebbe testando la nuova offerta pubblicitaria con alcune aziende e agenzie ed avrebbe in piano di avviare accordi con i trading desk delle principali holding pubblicitarie, come WPP, Dentsu Aegis e Omnicom, e con varie DSP.

La società ha deciso dunque di puntare sull’ad tech per dare una spinta alle proprie performance pubblicitarie, come del resto aveva comunicato già in occasione della sua quarta trimestrale 2017 un mese fa. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, Twitter ha visto crescere solo dell’1% i propri ricavi pubblicitari, a quota 644 milioni di dollari. E adesso intende attirare nuovi inserzionisti cercando di capitalizzare al massimo le proprie risorse: un’offerta composita di formati e un patrimonio non indifferente di dati sugli utenti.

Il programmatic nella tua e-mail. Ricevi gratuitamente la nostra newsletter

Le più lette