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Twitter automatizza la vendita di pre-roll

Il social presenta un’evoluzione di Amplify: adesso le aziende possono scegliere di pianificare su una determinata categoria di contenuti, e automaticamente i pre-roll saranno posizionati su video attinenti. Ai publisher il 30% dei ricavi

di Alessandra La Rosa
09 ottobre 2015
twitter-advertise

Con una conferenza stampa a New York, alla presenza di centinaia di clienti e di Jack Dorsey (alla sua prima uscita ufficiale nel nuovo ruolo), il social network ha presentato una evoluzione di Twitter Amplify, che di fatto segna l’avvio di un diverso approccio pubblicitario ai contenuti video pubblicati sulla piattaforma, un approccio molto simile a quello di Youtube.

In particolare, editori e video maker possono caricare i loro video su Twitter, e il social erogherà pre-roll su quei contenuti, dividendone le revenue con i proprietari dei video. Che, in fondo, è proprio quello che fa Youtube. Secondo quanto riporta Re/Code, Twitter sarebbe abbastanza più economico di Youtube, dalla vendita degli spazi andrebbe a Twitter il 30% dei ricavi, mentre a Youtube va un bel pò di più, il 45%. Ovviamente, il social dei cinguettii non ha lo stesso volume di video di YouTube.

Come dicevamo, la novità è in realtà una evoluzione di Amplify, che già di fatto prevedeva l’inserimento di pre-roll. Quello che cambia è il processo di acquisto degli spazi, che ora diventa “automatizzato“. Se infatti inizialmente Amplify prevedeva un contatto diretto tra inserzionisti e produttori di contenuti, adesso nella nuova, aperta versione del programma, i brand non devono necessariamente lavorare con un determinato publisher, ma possono scegliere di pianificare su una determinata categoria di contenuti, e Twitter automaticamente posizionerà i loro pre-roll sui video twittati da publisher attinenti al tema scelto. Le aziende avranno a disposizione anche altre possibilità di targettizzazione.

Oltre all’automatizzazione del processo, e alla possibilità per i publisher di monetizzare la propria inventory, un’altra differenza con le precedenti caratteristiche di Amplify sta nel fatto che i produttori di contenuti possono mettere in blacklist alcune aziende o categorie di prodotto che non reputano essere consone con la propria linea editoriale.

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