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Programmatic buying: cinque cose che i marketer devono sapere

Il programmatic adv ha fatto molta strada dai tempi dell’open market con il real time bidding (RTB), ma i suoi progressi sono stati così tanto veloci da lasciare nel loro percorso un pò di confusione sulle best practice e sui reali benefici della pubblicità data-driven.

Yahoo Advertising ha stilato una lista di cinque cose da sapere affinché i professionisti del marketing possano beneficiare appieno del potenziale del programmatic buying. Eccoli:

1. La scelta

Oggi il programmatic si suddivide in varie tipologie di formati e metodi di acquisto. E’ possibile infatti acquistare display, video e native per vari dispositivi, e la compravendita può essere effettuata tramite mercati aperti o privati. Inoltre, i processi possono essere affidati all’esterno, attraverso piattaforme demand-side, trading desk e altri media buyer, gestiti in-house o attraverso piattaforme self-service, e, non da ultimo, si può fare affidamento ai dati, provenienti dalle stesse aziende, dagli editori o da società terze, per targettizzare e personalizzare le proprie campagne.

2. La tecnologia non serve a essere dappertutto

A causa della paura di perdere reach e opportunità di fare adv, alcuni professionisti del marketing utilizzano fino a 40 vendor e piattaforme diverse. Ma se le campagne vengono frammentate su troppe piattaforme, si finirà con non ottenere la visibilità di cui si ha bisogno, aumentando i costi e compromettendo la precisione delle misurazioni rispetto agli obiettivi.

3. Iniziamo a misurare da subito

Molti marketer aspettano fino a quando una campagna è finita per capire come ha performato e il suo ritorno sull’investimento. In realtà, il programmatic è un processo vivo che deve essere continuamente aggiustato a seconda delle performance.  E’ importante analizzare le performance della campagna online e offline mentre essa è attiva,  in modo da poter intervenire proattivamente e massimizzare il ROI.

4. ABC = Always be connecting

I consumatori si trovano in punti diversi del ciclo di vita della relazione azienda-cliente e le piattaforme di programmatic permettono agli addetti marketing di identificare e targettizzare gli utenti a ogni step di questo ciclo con messaggi appropriati ed efficaci, rivolgendosi sempre alla giusta audience. Questo rappresenta un prezioso aiuto per i buyer a evitare il classico approccio “un messaggio per tutte le esigenze” e differenziare invece in base ai diversi interessi di clienti e prospect.

5. Transparency doesn’t mean self-service

Nel campo del programmatic adv ci sono molte piattaforme che permettono di gestire in piena autonomia la propria campagna e, per le aziende che hanno le risorse necessarie per la pianificazione e l’esecuzione di una campagna, questa è una valida opzione che offre loro pieno controllo e visibilità. Tuttavia, portare in-house le attività di programmatic advertising non significa necessariamente guadagnare in trasparenza. Molti vendor di programmatic offrono soluzioni gestite in cui chi fa pubblicità può intervenire e prendere decisioni riguardo ai dati, al target e avere visibilità su spesa e performance.

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