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Gestione del consenso, Google sempre sotto i riflettori sul tema GDPR

I protagonisti della nostra rassegna di oggi: Google, Wired e la pubblicità mobile.

Google sempre sotto i riflettori per il GDPR

Ritardando la sua implementazione del Transparency and Consent Framework di IAB, Google sta causando tra le aziende confusione sulla gestione dei consensi e possibili violazioni del GDPR. La società ha promesso di integrare il framework entro agosto, utilizzando temporaneamente una soluzione che secondo vari operatori sarebbe incompleta, e che starebbe potenzialmente portando alcuni clienti pubblicitari di Google ad erogare campagne targettizzate ad utenti che non hanno dato il loro consenso a pubblicità personalizzate. Con possibili conseguenze per gli operatori stessi. Leggi di più su Reuters.

Wired lancia un canale video in streaming

Wired punta sul video over-the-top con il lancio del suo primo canale streaming. Il contenitore è disponibile dal 1° luglio su Apple TV, Amazon Fire TV e Android TV, a cui prossimamente si aggiungerà anche Roku. Ospiterà i video e programmi più popolari di Wired.com e del canale YouTube di Wired. Si tratta del primo di una serie di canali video in streaming firmati Condé Nast: nel 2019 gli faranno compagnia analoghi progetti per GQ e Bon Appétit. Leggi di più su Digiday.

Nel 2022 il 70% della spesa digital USA sarà su mobile, secondo Forrester

In meno di 5 anni, circa il 70% degli investimenti pubblicitari digital andrà su mobile in USA, secondo un nuovo forecast di Forrester. La società stima che smartphone e tablet cresceranno a un ritmo medio del 14,7% ogni anno tra il 2017 e il 2022, contribuendo per l’86% all’aumento della spesa adv digital. A fare da traino saranno search e social, che copriranno l’81% dell’incremento della spesa mobile, con il social che nel 2019 supererà per la prima volta il search come principale canale mobile nel Paese. Leggi di più su MediaPost.

Condé Nast conferma la sua strategia programmatica: «solo private deal»

L’online è sempre di più al centro delle attività di Condé Nast Italia. Nonostante l’indubbia tenuta anche sul fronte dei cartacei (dove la quota di mercato dell’editore nel nostro Paese è raddoppiata negli tra il 2007 e il 2014: dal 12% al 24%), è al digital che il management rivolge la propria attenzione rispetto alle sfide del futuro, con l’obiettivo di diventare una “multimedia communication company”. Anche perché, come dimostrano i dati 2014, a fronte di una faticosa tenuta della raccolta cartacea (-1% rispetto al 2013), in casa Condé Nast la pubblicità su internet cresce del +18% in un anno (su Engage l’articolo completo con tutti i numeri 2014 dell’editore).

«Con un documento interno di settembre 2012, “Reinventing the business”, abbiamo tracciato le linee guida di questa evoluzione, e oggi posso dire che questo progetto ha compiuto dei passi davvero significativi», ci ha spiegato Gianpaolo Grandi, presidente e a.d. di Condé Nast Italia. «Nasciamo nella carta e cerchiamo di restarci con autorevolezza e fiducia nei nostri brand, che restano un asset dal valore unico sul mercato, ma ci stiamo muovendo con decisione verso il mondo mondo degli schermi. Perché? Banalmente, perché è lì che c’è il pubblico. Fatte 100 le interazioni con un media, oggi l’80% avviene attraverso uno schermo, che sia la tv o uno smartphone».

L’approccio al digital di Condé Nast Italia riflette in un certo senso quello adottato nel mercato tradizionale: lo sforzo è quello di affermare un posizionamento “premium” in grado di valorizzare l’unicità di brand come Vanity Fair, Wired, Vogue e GQ.

Ciò vale per i video, con la scelta di puntare su una piattaforma proprietaria come CN Live! che sta regalando molte soddisfazioni sia sul piano del traffico che su quello commerciale – a 9 mesi dal lancio, il video vale già già il 20% della raccolta web -, sia nel Programmatic. Un settore da cui non si può restare fuori, ma dove si può comunque provare a dettare qualche condizione.

«Abbiamo deciso di entrare nel Programmatic con lo stesso approccio scelto per i video – spiega Fedele Usai, deputy managing director di Condé Nast Italia (nella foto in alto) – : abbiamo deciso di attivare esclusivamente dei deal privati, parlando direttamente con i clienti, per avere il controllo del princing».

La fase di test, iniziata a luglio, ha portato all’ufficializzazione ad ottobre di un private marketplace, affidato alla guida di Elia Blei, attraverso cui Condé Nast mette a disposizione banner, video e mobile ads, con l’obiettivo di fornire impressions altamente qualificate, garantendo ai buyer efficienza e ottimizzazione dell’investimento.

«Siamo convinti di questa scelta, l’open market non è coerente con il nostro posizionamento sul mercato. Al contrario, crediamo molto nella tecnologia come metodo per acquisire traffico sempre più profilato in modo scientifico, dando agli advertiser la possibilità di ottimizzare il risultato delle proprie campagne», conclude Usai.