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Babbel lancia la sua nuova campagna, all’insegna del Programmatic

Ci sarà anche il Programmatic nel piano media della nuova campagna istituzionale di Babbel.

L’app per l’apprendimento delle lingue ha dato il via in questi giorni a una nuova comunicazione istituzionale, «Il primo step di un progetto di posizionamento di brand molto più lungo – spiega a Programmatic Italia Elisa Menozzi, country manager Southern Europe di Babbel -. Il nostro intento è quello di comunicare un posizionamento chiaro, quello di un’app che propone un approccio di insegnamento pratico, con lezioni basate su situazioni autentiche d’uso della lingua».

Della nuova brand strategy è stata incaricata l’agenzia londinese Wieden+Kennedy, selezionata dopo una gara che ha coinvolto numerose agenzie internazionali.

La campagna, cominciata il 24 ottobre in Germania e partita poi in Italia e in altri otto Paesi il 30 ottobre, prevede due spot da 20 secondi e sarà pianificata, almeno in un primo momento, in tv e online. «Attualmente il piano media, che è gestito da noi internamente, comprende televisione e internet – prosegue Menozzi -, ma stiamo valutando, per il primo trimestre dell’anno prossimo, anche l’utilizzo di altri mezzi che possano rafforzare visivamente il concept, come la stampa e l’out of home. Per quanto riguarda internet, faremo pianificazioni display e native e utilizzeremo anche il Programmatic».

«Il nostro target è complessivamente molto ampio – spiega la manager -, uomini e donne dai 25 ai 55 anni, ma ciascuno dei nostri utenti o potenziali tali decide di usare la nostra app per motivi diversi. Noi ne abbiamo identificate tre: lavoro, viaggio o interesse personale. In base a queste tre macro aree creiamo creatività diverse, con formati e messaggi diversi, che veicoliamo al target giusto grazie al Programmatic».

Babbel cura internamente le sue pianificazioni data-driven, come ci ha rivelato l’azienda in questa recente intervista, appoggiandosi da un punto di vista tecnologico alla DSP Mediamath.

L’azienda ha investito quest’anno sul digital il 60% del suo budget pubblicitario, destinando il rimanente 40% alla tv, ma probabilmente nei primi mesi del prossimo anno le quote saranno paritarie, a fronte di un maggiore sforzo sul fronte televisivo.

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