Main partner:

Jobs

TV connesse, Adobe amplia la partnership con White Ops per inventory più sicure

Molte aziende penseranno che le TV connesse siano un canale non coinvolto dal fenomeno delle frodi pubblicitarie, ma in realtà non è così. Se è vero che tipicamente chi usa servizi su tv connesse deve autenticarsi o effettuare login per accedere ai contenuti, e dispositivi come smart tv e OTT sono naturalmente meno predisposti all’azione di bot, pure questo mezzo rimane tanto soggetto a fenomeni come spoofing e rappresentazioni ingannevoli delle inventory quanto gli ambienti desktop e mobile.

Per questo, Adobe Advertising Cloud ha ampliato la sua integrazione con White Ops all’individuazione dell’ad fraud sugli spazi pubblicitari delle Connected TV. Grazie all’accordo, tutte le inventory video disponibili su Adobe Advertising Cloud saranno scansionate da White Ops, per selezionare l’eventuale presenza di fenomeni fraudolenti.

Le aziende che utilizzano Adobe Advertising Cloud possono acquistare inventory OTT da servizi specializzati come Dish, Hulu e FuboTV, da un centinaio di network televisivi, e da partner di vendita come Freewheel, Telaria e SpotX.

AppNexus investe ancora sulla qualità dell’inventory: partnership con White Ops

AppNexus ha stretto una partnership con la società di cybersecurity White Ops, nell’ambito degli sforzi per minimizzare l’impatto dei comportamenti fraudolenti nella pubblicità online.

L’accordo prevede che la compagnia americana, cui fa capo una delle piattaforme più utilizzate per la compravendita degli spazi pubblicitari in programmatic, usi la tecnologia di White Ops per potenziare la prevenzione delle frodi pre-bid su tutto l’AppNexus Marketplace.

White Ops ha sviluppato alcune tra le più sofisticate tecnologie presenti sul mercato per proteggere le imprese da minacce come l’ad fraud, il credential stuffing (furto di user e password degli utenti) ed il fake engagement sui social, condotte da bot maligni.

AppNexus si avvarrà delle soluzioni di White Ops anche per estendere il lavoro del team interno dedicato alla qualità dell’inventory, indirizzandolo anche verso il contrasto di fenomeni emergenti e dannosi per l’ecosistema pubblicitario, come l’hate speech e le fake news.

“L’unico modo per porre fine alla frode pubblicitaria digitale è cambiare il sistema di vantaggi economici” ad essa collegati, ha dichiarato Brian O’Kelley, Ceo di AppNexus. “Adottando la tecnologia di prevenzione e rilevamento White Ops, leader si settore in questo campo, possiamo sfruttare la nostra posizione di mercato per escludere gli attori fraudolenti dalle loro entrate prima – e non dopo – che abbiano truffato l’inserzionista. Renderemo questo lo standard predefinito sull’Appnexus Marketplace, e spero che altri seguiranno il nostro l’esempio”.

Pubmatic, inventory video e mobile più sicura grazie a un accordo con White Ops

White Ops e PubMatic hanno annunciato oggi di aver stretto un accordo che proteggerà le inventory video e mobile della SSP da frodi e traffico non umano.

La partnership prevede l’implementazione da parte di PubMatic delle soluzioni pre-bid e post-bid di White Ops per la rilevazione delle frodi e la loro prevenzione, a livello globale.

«PubMatic è un leader globale con una reach incredibile in ambito video – dichiara Rajeev Goel, Co-Founder e CEO di PubMatic -. Crediamo che il modo migliore di servire i nostri clienti sia quello di fornire loro trasparenza e qualità. Quando le frodi pubblicitarie sono evitate, è una vittoria per tutti. I nostri editori, che hanno contenuti e audience di qualità, ne avranno maggiori ricavi, e i partner della nostra DSP acquisteranno pubblicità con un maggiore senso di fiducia».

«Le frodi da bot minacciano il futuro della pubblicità digitale e, in senso più ampio, quello di internet – aggiunge Sandeep Swadia, CEO di White Ops -. PubMatic si è impegnata a creare una maggiore trasparenza nel programmatic advertising. Siamo contenti di star lavorando con loro per combattere le frodi nell’ecosistema della pubblicità digitale e nella rete in generale».

The Trade Desk e White Ops insieme per combattere le frodi pubblicitarie

The Trade Desk e White Ops hanno siglato un accordo finalizzato a verificare e garantire le visualizzazioni della pubblicità online.

Nell’ambito di questa iniziativa, la piattaforma tecnologica e la società anti-frode collocheranno server e centrali dati in Nord America, Europa e Asia per analizzare in tempo reale ogni impression in asta a livello globale.

A partire dal primo ottobre, dunque, nel momento in cui saranno ordinati acquisti di spazi in programmatic attraverso The Trade Desk, bot e altre tipologie di traffico non umano saranno identificati da White Ops e eliminati dalla demand-side platform, che bloccherà l’erogazione di quelle impression.

“Per troppo tempo, il traffico non valido è stato parte del nostro settore”, ha dichiarato Jeff Green, Chief Executive e Co-fondotore di The Trade Desk, “Ma non c’è livello di frode che sia accettabile. La nostra collaborazione con White Ops indica che siamo la prima piattaforma pubblicitaria a bloccare le impression non umane alla porta di ingresso”.

Pubblicità digitale, il mercato chiede maggiore trasparenza. E The Trade Desk risponde

Questo asse anti-frode sembrerebbe essere una risposta decisa alla sfiducia molti marketer dell’industria nutrono nei confronti degli operatori dell’ad-tech; molti marketer sospettano che una parte consistente dei loro investimenti in pubblicità digitale sia vanificato dal traffico non autentico.

E, probabilmente, non è un caso che l’iniziativa sia stata promossa proprio da The Trade Desk, DSP scelta da Procter & Gamble dopo che la multinazionale del largo consumo aveva riveduto radicalmente la propria strategia programmatica con l’obiettivo di ottenere maggiori trasparenza. La stessa P&G, per bocca del suo Chief Brand Officer, Mark Pritchard, è stata la prima grande azienda investitrice ad esprimere pubblicamente dubbi e perplessità, che da tempo serpeggiavano nel mercato, riguardanti la filiera del marketing su web.

La stipulazione dell’accordo segue di soli tre giorni la notizia dei rimborsi emessi da Google a favore degli inserzionisti penalizzati dal traffico pubblicitario non umano su DoubleClick Bid Manager.

Le frodi pubblicitarie online diminuiranno nel 2017

Quest’anno, l’impatto monetario globale delle frodi pubblicitarie subirà un calo. In più, la quantità di frodi mobile che si verifica nell’ecosistema è molto più basso di quanto temuto e il Programmatic può raggiungere lo stesso grado si sicurezza delle vendite dirette, se i compratori implementano le giuste misure.

Sono le buone notizie segnalate dal terzo studio annuale sullo stato delle frodi pubblicitarie digitali redatto dall’Association of National Advertisers (ANA) e White Ops.

La società di rilevamento di bot stima perdite finanziarie per 6,5 miliardi di dollari causate da frodi nel 2017, in riduzione del 10% dai 7,2 miliardi stimati nel 2016. Il dato relativo a quest’anno è leggermente più elevato rispetto alla somma di 6,3 miliardi che le due società avevano previsto nel loro primo rapporto relativo al 2015.

Nonostante 6,5 miliardi di dollari rappresenti un numero importante, secondo Michael Tiffany, Ceo di White Ops, il declino nella portata delle frodi è incoraggiante: “Ciò a cui stiamo assistendo è finalmente il primo macro segnale che la guerra può essere vinta, nonostante sia ancora lontana dall’esserlo”.

La tendenza è cambiata non perché i truffatori abbiano rallentato le loro attività ma perché gli incentivi economici a commettere frodi diminuiscono per il fatto che marketer stanno diventando più abili nel proteggersi.

“Il costo necessario al successo delle frodi è cresciuto e, come risultato, l’età d’oro degli investimenti in display di basso livello, dove puoi acquistare traffico bot per meno di un centesimo e monetizzarlo in inventario a bassi CPM, è finita”, ha aggiunto Tiffany.

Secondo il rapporto, le frodi in ambiente display desktop scenderanno dall’11% del 2016 anno al 9% di quest’anno. Ma la situazione è diversa per il video, che rimane il ricettacolo dell’attività bot. Il tasso di frodi legate alla spesa in video desktop ammonterà al 22% quest’anno, in lieve calo in paragone al 23% dello scorso anno. Questo perché CPM più elevati disponibili per l’inventario video desktop giustificano ancora i comportamenti fraudolenti.

In ultimo, a proposito di Programmatic, l’ANA e White Ops hanno registrato le tecnologie per l’automatizzazione pubblicitaria non costituiscono più un rischio intrinseco: le sofisticate adottate da un crescente numero di piattaforme ed editori per contrastare le fonti di traffico fasullo stanno funzionando con successo.

Frodi adv, hacker russi “rubano” 5 milioni di dollari al giorno. Angelini: «Serve approccio sistematico»

La società di cyber security White Ops ha scoperto forse la più grande frode pubblicitaria digitale mai esistita: un’azione, coordinata da un gruppo di hacker russi chiamato “Methbot”, volta a falsificare visualizzazioni pubblicitarie video, indirizzando su siti fake inserzionisti convinti di avere acquistato inventory premium su property come Huffington Post, The Economist, Fortune, ESPN, Vogue, Facebook e migliaia di altri domini.

L’azione, che ha coinvolto il mercato statunitense, ha generato fino a 5 milioni di dollari di revenue fraudolente al giorno. “Utilizzando una quantità di browser automatizzati con indirizzi IP acquisiti in maniera fraudolenta, l’operazione methbot ha ‘visualizzato’ fino a 300 milioni di spot al giorno su siti fake disegnati per apparire come inventory di editori premium – ha dichiarato White Ops, riportata da eMarketer -. Più di 6 mila editori sono stati colpiti, rendendo l’azione capace di attirare milioni di investimenti pubblicitari”.

L’operazione methbot, partita ad ottobre secondo White Ops, ha creato più di mezzo milione di utenti fake e 250 mila siti web falsi. E se fosse andata avanti un anno intero, al ritmo di 5 milioni di dollari al giorno, avrebbe accumulato in maniera fraudolenta 1,8 miliardi di dollari, oltre il 15% di quanto eMarketer stima sia la cifra spesa in pubblicità video digitale negli Stati Uniti nel 2016. «Questo fatto ha un impatto economico reale – ha spiegato Mike Tiffany, CEO e co-founder di White Ops -. Sono stati derubati sia gli editori, perché è stata la loro inventory a venire contraffatta, sia gli inserzionisti, che hanno speso milioni di dollari pensando di acquistare spazi su editori reali».

La faccenda porta ancora una volta alla luce il tema della trasparenza della compravendita automatizzata di pubblicità. Questione spinosa per la digital industry (“trasparenza” è stata votata dal mercato parola dell’anno) e su cui gli operatori si stanno ultimamente mobilitando in maniera particolare anche nel nostro mercato.

Abbiamo chiesto a Fabrizio Angelini, ceo di SenseMaker-comScore Italia, un parere sulla questione. Ecco cosa ci ha risposto.

«Il fenomeno dei fake cresce proporzionalmente alla crescita del mercato programmatic. Che si tratti di inventory o di contenuti (news o video), aspetto quest’ultimo nell’occhio del ciclone in questo momento, il problema resta enorme e presto potrebbe avere ripercussioni sostanziali su tutti i mercati, compreso il nostro. Un approccio sistematico al problema dell’inventory fraudolenta e della trasparenza si sta così rendendo necessario. E in questo senso, un’iniziativa apprezzabile – e la prima sostanziale promossa a livello internazionale, a quanto ci risulta -, è quella del Libro Bianco sul tema frodi promosso da UPA».

«Altrettanto importante», continua Angelini, «è l’attivazione di strumenti di tutela, come il nostro VCE, che offre la possibilità di schermare siti fraudolenti. Come? Attraverso l’utilizzo di sistemi semantici evoluti e a una contestuale analisi del traffico invalido, altro indice di grande valenza per accreditare un sito come premium oppure no. Dei campanelli di allarme, insomma, possono essere attivati e va fatto al più presto, perché più crescerà il mercato programmatico, più aumenteranno questo tipo di iniziative».

TubeMogul rinnova la sua offerta display: nuovi accordi e soluzioni per i marketer

TubeMogul, piattaforma pubblicitaria cross-canale, ha annunciato un rinnovamento della sua offerta display per aumentare l’affidabilità della piattaforma e migliorare l’efficacia delle campagne cross-canale di brand e performance.

In virtù di questa operazione, l’azienda ha rinsaldato la sua collaborazione con Integral Ad Science, che ha oggi annunciato di aver raggiunto oltre 90 milioni di euro di fatturato, per un più ampio utilizzo dei suoi filtri pre-bid per la viewability e il traffico fraudolento. L’obiettivo è assicurare che gli annunci display siano sempre visualizzati da utenti reali.

Tubemogul ha anche introdotto il supporto per la funzionalità Deal ID sui private marketplace, inclusi DoubleClick Ad Exchange di Google, Index Exchange e Rubicon Project; una aggiornamento motivato dal fatto che la maggior parte delle inserzioni display è acquistata attraverso scambi privati.

L’azienda ha poi stretto un accordo con Jivox, una piattaforma per il marketing e la pubblicità digitale personalizzati, per erogare creatività dinamiche in formato rich-media. Attraverso l’integrazione, il team creativo interno di TubeMogul aiuterà i marketer a sviluppare annunci display rich-media altamente personalizzati, come banner espandibili, unità Rising Stars e creatività che cambiano dinamicamente basandosi su fattori come il tempo, la posizione, l’ora del giorno, dati clienti di prima parte e dati utenti di terza parte.

Inoltre, la società sta apportando delle modifiche al suo Non-Human Traffic Credit Program per includere formati display e nativi. Lanciato a febbraio per gli annunci video, il programma risarcisce automaticamente i clienti della piattaforma per il traffico identificato come fraudolento da White Ops. I nuovi termini saranno effettivi dal primo ottobre.

L’offerta display di TubeMogul mette in campo anche un nuovo algoritmo di ottimizzazione delle conversioni, che permetterà di incrementare le funzionalità già esistenti, come la gestione della frequenza attraverso i canali, il targeting per sito, dispositivo, pubblico, argomento e regione geografica oltre a strumenti per la trasparenza e la reportistica.

Frodi pubblicitarie, crescono le preoccupazioni dei marketer

Nonostante i grandi progressi compiuti nella lotta contro le frodi pubblicitarie (leggi qui l’opinione di Duncan Trigg di comScore sul tema), il fenomeno costa ancora agli inserzionisti display americani miliardi di dollari.

Un sondaggio condotto ad aprile 2016 da MyersBizNet, riportato da eMarketer, mostra chiaramente come questo tema, ed altre questioni ad esso correlato, costituisca la principale preoccupazioni degli operatori. Le frodi dei clic e il traffico bot sono state alcune delle preoccupazioni più citate, in proposito di acquisto e pianificazione media, tra le agenzie e i marketer degli Stati Uniti. Anche la viewability, che si scopre essere sempre più interconnessa con le frodi, è considerata con apprensione dai professionisti.

210563[1]

Nonostante il tempo, l’attenzione e le risorse impiegate dall’industria per combattere le frodi display, i suoi effetti sono tuttora pervasivi. Uno studio, intitolato “Bot Baseline: Fraud in Digital Advertising” e rilasciato dall’Association of National Advertisers (ANA) e dall’azienda di rilevazioni White Ops, ha scoperto che i livelli di frodi basate sui bot sono rimasti relativamente immutati dal 2014 al 2015 a livello globale. La ricerca ha inoltre previsto un costo per gli inserzionisti pari a 7,2 miliardi per quest’anno.

203888[1]

IAB e la società di investigazione frodi EY hanno stimato che il traffico non valido sono costati all’industria americana della pubblicità digitale display 4,6 miliardi di dollari nel 2015, somma che include sia l’effetto diretto delle parti fraudolente sia la spesa stimata di 169 milioni effettuata per combattere e neutralizzare il traffico non-umano.

Inoltre, i due enti hanno previsto ulteriori 1,1 miliardi di dollari persi per il “malvertising”, un’etichetta che include pratiche come il dirottamente dei broswer degli utenti, lo scaricamento illegale di virus sui dispositivi e altre operazioni ingannevoli.

L’inventario programmatico, soprattutto quello venduto nei mercati aperti, spesso è più soggetto a frodi rispetto a quello venduto direttamente. Diversamente dagli scambi diretti tra compratore a venditore, i mercati aperti si affidano pesantemente agli intermediari e ciò rende più facile per editori e parti fraudolente inserirsi nella transazione.

210432[1]

In una ricerca relativa al primo trimestre del 2016 Integral Ad Science ha esaminato negli Stati Uniti un campione di annunci display scoprendo che l’8,3% di tutte le impressioni erano fraudolente, mentre la quota relativa agli annunci venduti direttamente corrispondeva al 2,5%.

Videology: accordo con White Ops per contrastare il traffico di bot

Videology e White Ops, azienda operante nella rilevazione delle frodi pubblicitarie online, annunciano una partnership volta a contrastare bot e altre attività non umane nei video online su larga scala.

Questo annuncio rappresenta il risultato degli sforzi intrapresi congiuntamente dalle due aziende contro la piaga globale delle botnet, già dall’inizio del 2014.

La partnership tra Videology e White Ops rappresenta un passo avanti verso l’identificazione e il contrasto della sempre più forte presenza di attività non umane nella video online advertising, grazie all’offerta di soluzioni multi-piattaforma di blocco e identificazione in tempo reale ai clienti Videology di tutto il mondo.

L’accordo con White Ops consente di integrare nella piattaforma Videology la soluzione di rilevazione e prevenzione in tempo reale contro bot e attività non umane, proteggendo gli operatori dell’advertising digitale dalle minacce informatiche per consentire loro di focalizzarsi sulla propria audience. Mentre le soluzioni precedenti erano solo disponibili in fase di pianificazione e misurazione, questa integrazione fornisce ai clienti Videology la possibilità di assicurare la qualità dei media per tutto il ciclo di vita di una campagna, bloccando attività automatiche non umane e ottimizzando nel contempo gli obiettivi chiave. La tecnologia di White Ops identifica le bot nel momento in cui compaiono, le localizza nei media e ne differenzia la navigazione rispetto a quella umana anche quando provengono dalla stessa macchina compromessa. Le soluzioni di bot detection e prevention “always-on” di White Ops si integrano completamente nella piattaforma Videology e sono disponibili in qualsiasi campagna – su ogni device – da questa servita. I clienti Videology sono in grado di implementare senza problemi le soluzioni White Ops per identificare le bot, ottimizzare il ROI e raggiungere il livello ottimale di traffico umano nei propri dispositivi e campagne.

In un mercato caratterizzato da scarsità di inventario quale quello dei video online, la capacità di individuare le bot e altre attività non umane a livello di impression piuttosto che eliminando intere URL è di grande valore per gli advertiser. A differenza di altre soluzioni che si affidano a metodologie basate sui domini o sui cookie e non forniscono risultati per singole impression, l’integrazione della tecnologia tra White Ops e Videology scova attività sospette su vasta scala in tempo reale per ogni impression. Questo consente a Videology di offrire ai clienti un elevato livello di media reach mantenendo rigorosi controlli di qualità sull’inventario.

Le più lette