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Weborama: 6 motivi per cui puntare sull’analisi dei dati nel 2020

Secondo i dati dell’ultimo “Data & Marketing Association Business Report”, condotto dalla società di ricerca americana Winterberry Group, l’80% dei CMO negli Stati Uniti aumenterà gli investimenti in analisi predittive, a conferma di quanto questo approccio strategico sia stato efficace in termini di ROI. In particolare, la società di ricerca non solo ha stimato una crescita nel 2019 di investimenti delle aziende in analisi dei dati a favore di una maggiore personalizzazione, ma ha previsto che i segmenti relativi ai big data e ai data service cresceranno del 6,3% nel 2020, raggiungendo i 23,2 miliardi di dollari grazie ad un maggiore utilizzo delle Customer Data Platform.

«Gli advertiser hanno la possibilità di attingere ad un’immensa quantità di dati, ma spesso non hanno in casa gli strumenti tecnologici, le risorse umane e le competenze necessari per analizzarli nel modo più corretto ed efficace, perdendo così infinite possibilità di crescita – commenta Roberto Carnazza, Managing Director di Weborama Italia -. I dati citati confermano ciò che noi viviamo quotidianamente, ovvero che vi è una molteplicità di aziende che, dopo aver testato i reali benefici di questo approccio, continua ad investire, sviluppando ulteriormente il proprio business».

«Inoltre – aggiunge Carnazza – un aspetto determinante per il 2020 sarà l’affermazione dell’Intelligenza Artificiale come strumento di elaborazione dei dati, non solo per trarre insight strutturati ma anche e soprattutto per costruire modelli predittivi che possano meglio supportare le azioni di marketing delle aziende. Negli ultimi cinque anni sono stati investiti 11 miliardi di dollari in AI a livello globale. Weborama è stata tra le prime realtà ad implementarla nel processo di analisi dei dati e prevediamo un incremento di utilizzo anche nel nostro Paese».

In questo contesto, la data science company Weborama suggerisce i sei principali motivi per cui i brand dovrebbero implementare una strategia data-driven al fine di ottimizzare gli investimenti e garantire un elevato ROI.

1 – Per arricchire il più possibile il tuo CRM

Il CRM contiene dati importantissimi sulle abitudini di acquisto dei clienti. Cosa comprano, con che frequenza, quanto spendono. Ma l’orizzonte è limitato al proprio mondo. Arricchire queste informazioni con dati di seconda e di terza parte permetterà di conoscere i clienti a 360°.

2 – Per analizzare i dati e trovare i consumer insight più interessanti

Attraverso l’analisi dei dati – di prima, seconda e terza parte – si potrà avere una fotografia dei propri clienti. Chi sono? Come si comportano? Cosa hanno in comune tra loro? Lasciar parlare i dati, senza assunzioni di principio e preconcetti, migliorerà la capacità di relazionarsi con i clienti e di offrire loro la migliore esperienza di acquisto possibile.

3 – Per conoscere le reali “personas”

Grazie all’analisi dei dati si potranno individuare le cosiddette “personas”, ossia profili che descrivano i clienti-tipo: il compratore d’impulso che acquista spinto dall’ispirazione del momento, il cacciatore di offerte, quello che confronta per settimane il prezzo di uno stesso prodotto su tutti i siti, il fedelissimo che compra sempre e solo da un brand oppure il cliente casuale.

4 – Per rendere le campagne pubblicitarie ancora più efficaci

Le personas possono diventare target per campagne di acquisizione, in programmatic, in reservation oppure tramite email marketing. Ogni canale di contatto online può essere indirizzato tramite i dati. Ma c’è di più, grazie alla riconciliazione dei dati di comportamento online con il CRM i brand potranno anche sfruttare queste informazioni nel mondo fisico con campagne direct estremamente personalizzate. Secondo i dati del “2019 Personalization Development Study” di Monetate condotto su un campione di oltre 600 Senior Marketer di aziende attive in tutto il mondo, il 45,4% degli intervistati ha segnalato un incremento di investimenti nell’implementazione di una strategia data-driven negli ultimi 12 mesi.

5 – Per personalizzare al massimo i contenuti, i prodotti e le offerte

I dati non hanno solo una funzione pubblicitaria. Grazie ai dati si potrà rendere il proprio sito in grado di adattarsi ai gusti e agli interessi del cliente, proponendo a ciascuno i prodotti migliori e le offerte più adatte. La personalizzazione dei contenuti è essenziale per creare un legame e instaurare un rapporto di fiducia. A riprova dell’efficacia delle strategie data-driven, secondo i dati del “2019 Personalization Development Study” di Monetate, il 77% delle realtà che hanno attuato strategie di data driven marketing, ha aumentato le proprie revenue. In particolare, l’86% delle aziende intervistate ha addirittura raddoppiato il proprio ROI. Una corretta personalizzazione deriva quindi da una perfetta analisi dei dati.

6 – Per sviluppare il proprio business e diversificare i propri prodotti

Ogni azione, sia essa una campagna pubblicitaria, l’inserimento di un nuovo prodotto o un’offerta speciale, permetterà di raccogliere nuove informazioni per arricchire le analisi di un brand. Il tracciamento aiuterà ad avere un’idea sempre più chiara dei clienti e permetterà di riconoscerli a colpo d’occhio nella massa degli utenti del web. Non è tutto, i dati aiutano a prendere anche decisioni di sviluppo del business: quali nuovi prodotti inserire in assortimento? Quali nicchie di interesse poter sfruttare per differenziarsi dai competitor? A quali prodotti o servizi i clienti più fedeli potrebbero essere interessati, domani, anche se ancora non lo sanno? Le risposte? Si trovano tutte nei dati.

Weborama lancia Impact, nuovo marketplace per formati Rich Media in programmatic

Una piattaforma per editori e concessionarie per pubblicità ad alto impatto, trasparente e senza limiti: così Weborama descrive Impact, la sua nuova soluzione tecnologica di formati Rich Media in programmatic.

Appena lanciata sul mercato dalla data science company, Impact offre uno strumento tecnologico all’avanguardia e allo stesso tempo semplice da adottare, che lascia piena autonomia a editori e concessionarie per quanto riguarda l’offerta economica e i principali aspetti operativi della pianificazione come la gestione della frequenza.

Un nuovo marketplace, in cui sono presenti innumerevoli formati Rich Media, tra cui la Skin interattiva, in grado di adattarsi in modo automatico allo spazio pubblicitario del sito dell’editore, evitando così spiacevoli problemi di visualizzazione. Grazie al supporto del team tecnico italiano di Weborama, inoltre, per editori e concessionarie il processo iniziale di integrazione e configurazione di Impact risulta agile e rapido senza richiedere ulteriori controlli che possano interrompere i flussi di erogazione.

“È un dato di fatto che le creatività ad alto impatto siano indispensabili per ogni strategia adv – spiega la società in una nota – e grazie ad Impact è possibile mantenere una soluzione di continuità per lo stesso sito sia su desktop sia su mobile e raggiungere il target corretto. Lato inserzionisti, la flessibilità della tecnologia di Weborama conferma Impact come mezzo per valorizzare il proprio brand all’interno di un network in continua crescita. Impact offre, infatti, molte tipologie di formati in programmatic altamente performanti tra cui Skin, Super Header, Billboard Video, Mobile Cube e Interscroller che si adattano automaticamente al sito di ciascun editore”.

Roberto-Carnazza-Weborama
Roberto Carnazza

«Con Impact – commenta Roberto Carnazza, Managing Director di Weborama Italia – Weborama si inserisce in un mercato in forte crescita, rilanciando la propria offerta Rich Media e, conoscendo la richiesta del settore, ha sviluppato uno strumento per gli editori che desiderano ottimizzare il rendimento attraverso formati esclusivi in programmatic. Il modello sviluppato da Weborama si compone quindi di un mix di tecnologia all’avanguardia e creatività, il tutto coordinato dal team italiano di esperti di Weborama per l’intero processo di adozione e avviamento di Impact».

Weborama, nel 2018 investiti 5 milioni in tecnologia. Annunciata la nuova value proposition

Weborama ha affrontato un percorso di evoluzione che, negli ultimi tre anni, l’ha portata ad aumentare del 30% gli investimenti dedicati all’implementazione tecnologica per una cifra di 5 milioni di euro solo nel 2018.

Grazie a questi investimenti, l’azienda ha sviluppato tre asset – AI semantica, scoring tecnologicamente avanzati e team dall’elevata competenza – e strutturato la sua offerta in quattro segmenti complementari e integrati: Insight, Segmentation, Activation e Measurement.

L’obiettivo è quello di proporsi al mercato italiano come la principale data science company.

Roberto Carnazza, Managing Director di Weborama Italia, commenta l’evoluzione della società: «Sin dalla sua fondazione l’obiettivo di Weborama è stato fornire ai clienti soluzioni data driven per accelerare la crescita, anche in termini di business, e ridurre o ottimizzare i costi. Gli importanti sviluppi tecnologici, realizzati grazie agli investimenti, ci permettono di realizzare la nostra vision in modo ancora più efficace e veloce».

I tre asset della nuova Weborama

Il motore di AI semantica, analizza e interpreta il linguaggio utilizzato dagli utenti del web per comunicare tra loro in modo da comprendere e classificare i contenuti prodotti.

Mediante l’asset Scoring, poi, crea e organizza in tempo reale gruppi e community di profili affini al target del cliente e destinatari finali delle campagne.

Infine, la competenza dei membri del team di esperti di Weborama accompagna il cliente in tutti i processi: dalla definizione del target corretto, all’individuazione delle relative personas fino all’esecuzione pratica di ogni fase della data strategy.

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La nuova struttura di Weborama

Gli asset sostengono i quattro segmenti ideati da Weborama ovvero: Insight, la soluzione per anticipare le richieste dei clienti; Segmentation, per comprendere i segnali d’acquisto; Activation: per individuare il giusto target nel giusto momento e attraverso il media corretto; e, infine, Measurement, per tracciare l’efficacia delle campagne e il relativo ROI.

«La data science è un mondo complesso e ricco di opportunità e grazie ai nostri talenti interni, sono certo che potremo apportare un elevato valore aggiunto al mercato in termini di conoscenza a favore della cultura del corretto utilizzo dei dati a supporto concreto di ogni business», conclude Carnazza.

Weborama esce dall’asta Sizmek: l’ad server andrà ad Amazon

Manca solo l’ufficializzazione finale, ma sembrerebbe che la curiosa storia della vendita dell’ad server e della tecnologia di Dynamic Creative Optimization di Sizmek stia definitivamente volgendo al termine, con la vittoria di Amazon.

Sizmek, in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense, aveva messo in vendita i due business lo scorso mese e, il 31 maggio, Amazon aveva annunciato di aver firmato un accordo per la loro acquisizione. Tuttavia, con un colpo di scena, nella trattativa si era inserita una decina di giorni fa Ycor, società francese cui fa capo il player specializzato in tecnologia e dati Weborama, rilanciando l’offerta messa sul piatto dal colosso di Seattle.

Tuttavia, sembrerebbe questa offerta non sia bastata. Secondo quanto rivelano dei documenti depositati a una corte di New York, Amazon ha a sua volta aumentato la propria proposta economica, e il player francese a quel punto ha deciso di tirarsi fuori dall’asta. Rimasto da solo e intenzionato a chiudere il processo, Amazon, non volendo rischiare un’altra volta di trovarsi nuovi contendenti, ha siglato una lock-up letter con Cerberus (investitore di Sizmek), chiudendo le porte ad ulteriori possibili offerte.

I documenti non riportano cifre sulla vendita finale, ma la testata AdWeek, citando sue fonti, stima che il valore dell’operazione possa essere tra i 30 e i 50 milioni di dollari.

Nel frattempo, ci sono novità anche su un altro “pezzo” di Sizmek: la sua soluzione di targeting contestuale Peer39. Secondo quanto riporta Business Insider (articolo a pagamento), la divisione sarebbe stata scorporata dal resto della società da un gruppo di veterani del mercato ad tech, capitanati dall’ex Sizmek Mario Diez. Proprio Diez sarà alla guida, in qualità di CEO, della nuova azienda autonoma.

Ad aprile, Sizmek aveva ceduto le proprie DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari.

Weborama si inserisce nell’acquisizione di Sizmek Ad Server: superata l’offerta di Amazon

Colpo di scena nell’acquisizione dell’ad server di Sizmek da parte di Amazon. Nella trattativa per assicurarsi il secondo maggiore ad server a livello globale (superato di gran lunga dalla divisione Ad Manager di Google) si è infatti inserita la società francese Ycor, casa madre del player specializzato in tecnologia e dati Weborama.

Il gruppo d’oltralpe che vede ai vertici Alain Lévy ha infatti annunciato di aver formulato un’offerta che supera quella del colosso di Seattle per l’acquisizione della parte Ad Server di Sizmek, insieme alla sua soluzione di ottimizzazione dinamica della creatività (DCO) “con l’intento di costruire l’alternativa indipendente di cui l’industria pubblicitaria ha bisogno”, si legge in una nota.

Weborama è una società europea leader nel settore della tecnologia e dei dati, con clienti globali nei comparti dell’ad serving, del data management e dell’intelligenza artificiale. Il giro d’affari dell’azienda – si legge su Le Figaro – si aggira sui 30 milioni di euro annui, con 230 impiegati -. Weborama e Ycor, recita il comunicato “hanno trascorso gli ultimi due mesi a valutare l’acquisizione di Sizmek Ad Server e DCO. Riteniamo che rilanciare rispetto all’attuale offerta sia la decisione migliore da un punto di vista di tutta la industry. L’acquisizione sarà effettuata da Ycor, la società madre di Weborama”.

Sizmek attualmente è in amministrazione controllata dopo aver richiesto il Chapter 11 statunitense. Lo scorso 31 maggio, Amazon ha annunciato di aver firmato un accordo per l’acquisizione di due pezzi pregiati tra i suoi asset – appunto, Sizmek Ad Server e Sizmek DCO -. La nuova offerta di Ycor però avrebbe rimescolato le carte e sarebbe attualmente al vaglio della autorità competenti.

Alain Lévy, Ceo di Weborama e Partner di Ycor, ha dichiarato: “Ovviamente, siamo consapevoli che, date le incommensurabili risorse di Amazon, si possa pensare a uno scontro di ‘Davide contro Golia’. Oggi ci esponiamo da un punto di vista finanziario, tenendo conto di ciò che è in gioco per l’industria nel suo complesso: prevenire l’avvento di un duopolio. Crediamo che nessuno dovrebbe chiudere un occhio sul fatto che Sizmek Ad Server potrebbe essere acquisito da una piattaforma globale – che si tratti di Amazon o di qualcun altro. La molteplicità dell’offerta sul mercato deve prevalere”.

Editoriale Il Fatto sceglie Weborama per accelerare lo sviluppo data-driven

Editoriale Il Fatto ha annunciato di aver avviato una collaborazione con Weborama, la società europea specializzata in data science e profilazione semantica guidata in Italia da Roberto Carnazza.

L’editore de Il Fatto Quotidiano si avvarrà del supporto di Weborama per adottare un approccio sempre più “data-driven” , tra i principali obiettivi del piano di sviluppo della società, che si prepara alla quotazione in Borsa.

Alla base della collaborazione c’è l’utilizzo della DMP Weborama Audience Manager per raccogliere, analizzare e segmentare tutti i dati di prima parte del sito Ilfattoquotidiano.it e delle altre testate della stessa società editoriale (tra cui il mensile Millennium e la piattaforma di contenuti tv Loft). Incrociando questi dati con il database di Weborama (oltre 70 milioni di profili comportamentali e socio-demografici in Italia), Editoriale Il Fatto potrà avere una conoscenza più approfondita della propria audience per operare in modo più efficace sia sul mercato pubblicitario, sia nello sviluppo del prodotto e dell’attività in settori in cui è stata finora meno presente.

“Per una società editoriale è fondamentale analizzare la propria audience individuando specifici cluster, insight di impatto e correlazioni significative tra profili comportamentali e contenuti. In questo processo, Weborama agirà come un vero e proprio partner di Editoriale Il Fatto per quanto riguarda la Data Science, aggiungendo ulteriore valore e profondità a queste analisi”, si legge nel comunicato.

Cinzia Monteverdi, Presidente e Amministratore Delegato di Editoriale Il Fatto, nel piano industriale che descrive lo sviluppo dei prossimi tre anni ha confermato che l’approccio data-driven ha un forte impatto su tutte le fonti di ricavo: la trasformazione dell’azienda in senso data-driven modifica positivamente la proposizione commerciale di ogni prodotto dell’editoriale.

«Diventare una data-driven company è uno dei nostri grandi obiettivi – dichiara Luca D’Aprile, consigliere delegato all’innovazione di Editoriale Il Fatto -. Alcune implicazioni sono già molto chiare e hanno portato a primi risultati positivi. Questo è l’inizio di un percorso che sicuramente porterà Editoriale Il Fatto ad esplorare ed utilizzare in modo sempre più proficuo le infinite possibilità che una data-driven strategy può fornire al mondo dell’informazione».

«L’approccio de Il Fatto è totalmente in sintonia con la nostra filosofia e la nostra visione del mondo dei dati», aggiunge Roberto Carnazza, Managing Director di Weborama Italia. «Editoriale Il Fatto è una delle prime realtà in Italia ad aver compreso il valore del dato non solo in termini pubblicitari ma come asset fondamentale per sviluppare e migliorare il proprio prodotto editoriale, per dialogare con i propri utenti e per fidelizzare i nuovi lettori. Il cosiddetto data journalism non è solo una bella etichetta modaiola ma un modo totalmente innovativo di costruire e ottimizzare una realtà editoriale all’avanguardia».

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Roberto Carnazza

Editoriale Il Fatto ha chiuso il 2017 con ricavi per oltre 26 milioni di euro, mentre l’utile netto è stato di 618 mila euro. Per quanto riguarda la pubblicità online l’editore (che lavora con Sport Network sul cartaceo) da gennaio ha affidato la raccolta a Moving Up e nei primi 5 mesi dell’anno dichiara una crescita dei ricavi del 15%.

Talks Media lancia una data management platform dedicata all’intrattenimento

Talks Media, concessionaria esclusiva di Everyeye.it, portale italiano per gli appassionati di videogiochi, e Gamestop.it, sito del primo rivenditore italiano in ambito videoludico, presenta al mercato una data management platform focalizzata sull’intrattenimento, aprendo nuove possibilità di targeting, segmentazione dell’audience e modalità di acquisto agli inserzionisti del settore videogiochi, cinema/serie tv e tecnologia.

Il prodotto, che si aggiunge alle attività di vendita di spazi pubblicitari da parte della concessionaria, è stato progettato da Talks Media con il supporto tecnologico di Weborama. La DMP, già operativa, consente di disporre di tutti i dati di navigazione degli utenti di Everyeye.it e Gamestop.it e permette il presidio di un pubblico esigente, alto spendente e sempre più ampio.

Questi sono alcuni dei KPI rilevati sui profili dei videogiocatori e disponibili agli investitori:

  • Hardware e piattaforme di gioco
  • Software con marchi, PEGI, piattaforma di riferimento, genere e classificazione
  • Prezzo software/hardware
  • Azioni compiute durante la navigazione (condivisioni, sondaggi, visione di trailer, ecc.)
  • Acquisti online di prodotti videoludici fisici e/o digitali, adesioni a promozioni o scambio in usato

La prossima fase nell’implementazione della soluzione sarà un’ulteriore qualifica del database attraverso l’incrocio dei dati basati sui cookie con i profili dei clienti contenuti nei CRM dei due editori. Tutti i dati saranno raccolti in maniera anonima ed in ottemperanza alle vigenti normative sulla privacy.

“Grazie alla collaborazione dei nostri editori e del partner tecnologico credo che stiamo per dare in mano agli inserzionisti uno strumento unico sul mercato, che permette di utilizzare dati su tutto il percorso di acquisto del videogiocatore italiano, dall’informazione sul prodotto al reale acquisto finale. Ci aspettiamo oltre 5.000.000 di cookie unici con una profondità e ricchezza di informazioni eccezionale grazie alla quantità e qualità dei dati dei due siti coinvolti. Credo che ragionare data-driven oggi sia necessario, soprattutto avendo a disposizione un patrimonio di dati di prima parte di questo valore, che credo rendano unica la nostra offerta nel panorama italiano”, commenta Emiliano Messeni, direttore commerciale di Talks Media.

“GameStop spinge ancora una volta l’acceleratore sulla tecnologia. Grazie alla DMP di Weborama, potrà fornire un servizio sartoriale ai propri clienti migliorando la qualità della relazione e la velocità di reazione. Siamo molto soddisfatti del lavoro fatto finora e siamo certi che il futuro sarà ancora più roseo”, dichiara Alessandro Barchetti, Head of Digital di Gamestop.it.

“Siamo estremamente soddisfatti della collaborazione instaurata con dei partner così importanti nel panorama videoludico italiano. Il servizio di DMP sarà un’importante aggiunta per la nostra offerta commerciale, che poggia su un progetto editoriale, quello di Everyeye.it, in continua espansione: costruito con l’obiettivo di fornire un prodotto di infotainment incisivo e trascinante, ma soprattutto corretto, ai nostri utenti”, aggiunge Domenico Panebianco, Fondatore & CTO di Everyeye.it.

“Questo progetto ci rende particolarmente orgogliosi, sia perché è il frutto di un lavoro armonioso che unisce diversi operatori della filiera (un rivenditore, un editore, una concessionaria e ovviamente una data company come Weborama), sia perché mette in pratica quello che è sempre stato il nostro mantra, ovvero un approccio al marketing fortemente data-driven, che va a creare un enorme valore aggiunto per tutto il mercato. Valore che è immediatamente traducibile in termini di monetizzazione del dato ma anche e soprattutto di analisi, insight e ottimizzazione delle azioni di comunicazione in ottica sia di prospecting che di fidelizzazione”, conclude Roberto Carnazza, Country Manager di Weborama.

Vivian Ceresero nuova Head of Programmatic di Moving Up

Vivian Ceresero è stata nominata nuova Head of Programmatic di Moving Up.

All’interno della media company fondata e guidata da Marco Valenti, Ceresero avrà la responsabilità di dirigere l’intero comparto Programmatic, gestendo le diverse piattaforme, implementando la formula proprietaria di header bidding ed occupandosi dell’efficientamento delle transazioni in private deal e open marketplace.

«Abbiamo deciso di investire su Vivian in virtù della sua comprovata esperienza maturata all’interno dell’industria digitale; il suo ingresso fa parte di un più ampio piano di crescita della struttura. Con le sue competenze, intendiamo specialmente valorizzare la nostra soluzione di header bidding dedicata agli editori», ha commentato Valenti.

«Credo davvero che Moving Up abbia un potenziale elevatissimo, perciò ho deciso di accettare l’incarico. La società è giovane ma, finora, ha registrato tassi di crescita notevoli, dimostrando di avere tutti i numeri giusti per imporsi sul nostro mercato. L’idea di affrontare questa nuova sfida professionale mi entusiasma. In più, il fatto che si tratti di una realtà tutta italiana, con tecnologie, capitali e professionalità reperiti sul territorio nazionale, è per me un ulteriore motivo di orgoglio», ha aggiunto Ceresero, che in precedenza ha lavorato come Chief Operations Officer in Talks Media e in qualità di Head of Client Services in Weborama.

La nuova Head of Programmatic si unisce così al team di cui fanno già parte Tommaso Genova, Ad Operations Specialist, e Antonino Scannaliato, Publishers Manager, e sarà operativa, insieme con Yari Crapanzano, da febbraio Head of Digital Sales & Marketing, nella sede milanese di Moving Up.

Il pilastro di Moving Up: una soluzione proprietaria di header bidding

Marco Valenti, Ceo e fondatore di Moving Up, ha precisato che lo strumento di header bidding della società, sviluppato in toto all’interno della struttura, si distingue dai prodotti concorrenti sia per l’algoritmo alla sua base, sia per la metodologia di utilizzo.

Si tratta di una tecnologia dinamica e applicabile ad ogni genere di transazione che ottimizza in tempo reale i posizionamenti pubblicitari sulle pagine degli editori, valorizzandone appieno l’inventory. Secondo i dati rilasciati dalla media company, grazie a questa soluzione le testate clienti hanno registrato un incremento medio della monetizzazione pari al 30%.

Weborama e Integral Ad Science insieme. Tutti i dettagli della partnership

Weborama e Integral Ad Science insieme.

L’azienda europea leader nella Data Science e nell’ad-tech, ha scelto il leader globale nella valutazione della media quality per creare un’esclusiva integrazione fornendo una maggiore capillarità nella misurazione qualitativa dell’inventory per le campagne video.

La tecnologia di Integral Ad Science consentirà di monitorare a tutti i livelli il rischio di brand safety, le frodi derivanti da attività bot e le percentuali di viewability. Weborama utilizzerà dunque la data intelligence di Integral Ad Science per facilitare ulteriormente il processo di set up delle attività video.

«L’ascesa del Programmatic Advertising ha dato la possibilità di accedere a enormi bacini di inventory, richiedendo l’utilizzo di Tool in grado di verificare la qualità di ogni ad-impression prima dell’effettivo acquisto. Sui video preroll c’è poi spesso la necessità di passare attraverso ulteriori step con le ad-ops per poter misurare la qualità e la viewability delle impression», spiega Roberto Carnazza, Weborama Italy Country Manager. «Con questa partnership abbiamo eliminato la necessità di questi ulteriori step di trafficamento così che tutti i clienti Weborama che vorranno utilizzare il nostro formato video VPaid Html5 potranno accedere alla suite di servizi IAS già implementata».

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Elisa Lupo, Country Manager Italia per Integral Ad Science, aggiunge: «Integral Ad Science è felice di aver stretto questa collaborazione con Weborama garantendo una misurazione per i formati video il più dettagliata possibile ed assicurando ai clienti un processo di implementazione semplice e veloce. Weborama da questo momento può fornire a tutti i propri clienti le metriche IAS integrate nativamente all’interno del formato video preroll VPaid Html5. Questa è la prima integrazione nativa sul formato preroll che viene effettuata sul mercato italiano».

I clienti di Weborama beneficeranno di un processo di set up semplificato: nel momento in cui i file video vengono inviati al team operativo di Weborama, il formato preroll potrà essere erogato da ogni DSP o adserver della concessionaria. In questa fase e in modo automatico, IAS verificherà tutti i dati in termini di brand safety, percentuali di viewability e tipologie di frode.

Weborama è la prima azienda in Italia a integrare le capacità tecnologiche video di IAS per il formato VPaid Html5.

Questa partnership esclusiva, evidenzia la determinazione di Weborama di innovarsi continuamente nel settore del digital video advertising, aiutando a offrire formati con maggiore interazioni per l’utente combinando la brand safety, viewability e minimizzando l’impatto delle eventuali frodi.

In Europa DMP in ascesa: entro il 2018 il 92% delle società ne utilizzerà una

Entro il 2018 il 92% delle società (publisher, agenzie media e inserzionisti) in Europa implementerà una DMP. A rivelarlo è il report “State of the European Data Management Platform market: media usage already mature, but the evolution is not complete”, realizzato da ExchangeWire Research in collaborazione con Weborama che Engage e Programmatic Italia pubblicano in esclusiva per il mercato italiano.

L’analisi, nello specifico, rivela che oggi sono più del 68% le società (publisher, agenzie media e inserzionisti) che dichiarano di averne implementata una. Un numero, come già anticipato, destinato a salire in pochi anni.

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Opinione condivisa tra il campione di professionisti del marketing digitale coinvolto nella ricerca (360 tra Regno Unito, Italia, Spagna, Francia) è che una DMP sia da considerare uno dei motori alla base del miglioramento nell’efficienza del media buying in termini sia di tempo sia di costi.

Cosa spinge all’adozione di una DMP

Le revenue e l’efficienza sono i fattori chiave che spingono all’adozione di una Data Management Platform.

Le DMP si sono imposte velocemente come tecnologia imprescindibile, soprattutto per le organizzazioni basate sulla pubblicità, come gli editori (il 76% le utilizza) e i trading desk (il 75% le utilizza) che usano le DMP per creare nuovi flussi di introiti a partire dai dati, e per adempiere alla promessa del “messaggio giusto, al momento giusto, al pubblico giusto”.

Questi sono stati i motori alla base della diffusione tra i publisher di questa tecnologia relativamente nuova negli ultimi due anni.

Per quanto riguarda i brand/advertiser, c’è stata un’impennata nell’utilizzo tra il 2011 e il 2013 (il 43% dei brand con una DMP riporta di essere stato attivo per più di 24 mesi), seguita da un periodo di calma durante il 2014 e il 2015 e una recente tendenza all’adozione (43%) negli ultimi 12 mesi.

È probabile che i brand compresi nella categoria di coloro che hanno iniziato presto a utilizzare una DMP (più di due anni) siano i maggiori investitori in termini di budget pubblicitario, ossia FMCG, assicurazioni e banche e i comparatori di prezzi di viaggi. Queste aziende sono sedute su grosse quantità di dati e ciò significa che c’è un beneficio proporzionalmente ampio nell’utilizzo di una DMP.

L’integrazione con l’offerta tecnologica esistente è la priorità più spesso indicata come numero uno o due (17%) tra i criteri di scelta della piattaforma, seguita dal costo (18%) e dalle funzionalità (17%). Le priorità più basse per la selezione sono state il servizio (8%), le referenze/raccomandazioni (10%) e il rapporto precedente (11%).

Integrazione dei dati

I dati più spesso acquisiti dalle DMP sono i dati di navigazione web (87% degli intervistati), seguiti dai dati di CRM (64%). Solo il 43% degli intervistati dichiara di integrare nella propria DMP dati dai social media.

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Il ROI di una DMP

Calcolare il ritorno sugli investimenti (ROI) è complicato, ma la maggioranza degli intervistati (55%) dice di aver calcolato un ROI positivo dalla propria DMP.

Inoltre, il giudizio sull’esperienza è positivo (il 90% degli intervistati è “molto” o “alquanto” soddisfatto delle proprie DMP). Un dato incoraggiante è che quasi un quarto (23%) degli intervistati ha detto che la propria DMP non ha alcun limite. Ciò si lega al fatto che il 24% degli intervistati ha detto di essere “molto soddisfatto” dell’attuale DMP.

Cosa impedisce l’implementazione di una DMP

Mancanza di tempo, competenze e supporto impediscono alle organizzazioni di implementare una DMP.

Gli AdNetwork sono i più inclini a riportare la mancanza di tempo come barriera (2.3 volte la media europea e il 43% di tutti gli intervistati).

I publisher li seguono (1.9 volte la media europea). Tuttavia, per gli editori, la mancanza di competenze/conoscenza era la barriera principale (1.6 volte la media europea, il 45% di tutti gli intervistati).

I brand erano più propensi a riportare la mancanza di competenze/conoscenza come barriera (il 36% degli intervistati), seguita da una mancanza di appoggio all’interno dell’organizzazione. I brand erano il gruppo che maggiormente ha indicato la mancanza di un appoggio all’interno dell’organizzazione come barriera.

È chiaro che un approccio unico non funziona e non funzionerà per le DMP.

Ogni organizzazione ha diverse esigenze per quanto riguarda i dati in base al tipo di attività e alla fase di maturità nell’era digitale. Inoltre, anche l’organizzazione “data-driven” più all’avanguardia non ha completato il percorso e ci aspettiamo che negli anni a venire ci sarà un continuo sviluppo in quest’area.

La situazione in Italia

Dal report apprendiamo alcuni dati chiave sul nostro Paese. Primo nell’ordine è che la maggior parte (55%) degli intervistati in Italia ha rivelato che la propria DMP è operativa da meno di un anno. È la cifra più elevata in questo range temporale rispetto ai paesi analizzati e ciò dimostra che le DMP non sono ancora diffuse in questo paese quanto nel resto d’Europa.

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Tra le principali sfide nella realizzazione di una DMP, gli intervistati italiani sono quelli che meno di frequente hanno riportato “mancanza di competenze interne” (1.4 volte in meno rispetto alla media europea, 30%). I “set di dati eterogenei” (1.2 volte in meno rispetto alla media europea, 40%) sono stati la sfida indicata più spesso, insieme a “sostituzione di /integrazione con la tecnologia esistente”; “scarsa cooperazione tra i reparti” (4.6 volte in meno rispetto alla media europea, 10%); “bisogno di consulenza esterna/mancanza di project management” (1.9 volte in meno della media europea, 10%) e “requisiti di legge” (1.2 volte in meno rispetto alla media europea, 25%).

Tuttavia, gli intervistati italiani hanno riportato più spesso della media una “mancanza di comprensione da parte della dirigenza” (1.2 volte la media europea, 35%).

Davanti a queste evidenze, il report spiega “È possibile che la relativa immaturità del mercato italiano renda le sfide meno apparenti”.

Inoltre, il report sottolinea che per le società italiane privacy e sicurezza sono le principali priorità, con il 40% degli intervistati che le ha poste tra i primi due criteri fondamentali su cui basare la selezione di una DMP. Mentre, sempre rispetto alla selezione della soluzione migliore, le “funzionalità della piattaforma” sono state indicate dal 35% degli intervistati. Inoltre, l’Italia è stato il solo Paese in cui “l’integrazione con l’offerta tecnologica esistente” non ha raggiunto i primi tre criteri di selezione.

Infine, rispetto al grado di soddisfazione in Europa rispetto alla DMP adottata, gli italiani sono stati i meno inclini a dichiararsi “molto soddisfatti” (11%, circa 2.2 volte meno della media).

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