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Machine learning per ottimizzare gli acquisti pubblicitari: IBM porta Watson in Europa

Dopo gli Stati Uniti, IBM ha iniziato a utilizzare anche in Europa il suo programma di intelligenza artificiale Watson per gli acquisti pubblicitari.

E’ la Gran Bretagna il primo mercato del Vecchio Continente a sfruttare le abilità di machine learning del programma per pianificare e acquistare inventory pubblicitarie in Programmatic. Attraverso la DSP di The Trade Desk (da anni partner di IBM), Watson nel tempo imparerà come una particolare campagna performa su differenti utenti e in differenti momenti, luoghi, dispositivi e browser di navigazione, e sfrutterà queste informazioni per consentire alle aziende di fare acquisti ancora più oculati. Nello specifico, partecipando solo alle aste delle inventory relative a determinati pubblici, e tenendo presenti tutti gli altri fattori nella valutazione del valore dello spazio media.

IBM utilizza Watson per la pianificazione delle sue campagne online negli Stati Uniti da oltre un anno (leggi qui il nostro articolo), e con ottimi risultati: secondo l’azienda il cost per click è diminuito in media del 35%, grazie al programma, con picchi del 71%.

E adesso l’obiettivo di IBM è quello di spingere ulteriormente sull'”ottimizzazione cognitiva delle aste” – o “cognitive bid optimization” come viene definita dall’azienda – e in ultima istanza di pianificare e acquistare in questo modo tutte le sue campagne digital.

Adyoulike utilizzerà l’intelligenza artificiale di IBM-Watson sulla sua piattaforma

All’interno della nuova piattaforma pubblicitaria di Adyoulike sarà integrato Watson, il software di intelligenza artificiale di IBM, utilizzato per la prima volta al fine di ottenere un targeting semantico più efficace per la pubblicità nativa.

Come parte della soluzione della società specializzata in tecnologie per formati contestuali, Watson scansiona tutte le pagine all’interno del network globale di editori premium di Adyoulike e le analizza, si legge nella nota, attraverso le stesse modalità in cui lo farebbe una mente umana: cercando contestualmente argomenti, opinioni e semantiche, invece di scansionare esclusivamente semplici parole chiave.

Ciò permette alla piattaforma di fornire contenuti nativi in-feed nella maniera più rilevante e mirata possibile. Watson guarda dove, perché e come l’esistente contenuto editoriale su ogni sito “sta trattando” i diversi temi e garantisce che gli inserzionisti stiano erogando, in maniera dinamica, i contenuti più coerenti.

I dati sono attualmente disponibili attraverso la DMP di Adyoulike e saranno utilizzabili dai compratori programmatici nel primo trimestre del prossimo anno. In Italia, i servizi della società di Programmatic sono forniti in via esclusiva da Good Move, start-up fondata da Alessandro Mandelli e Massimo Vimini (qui l’articolo dedicato).

IBM punta sul suo supercomputer Watson per la gestione degli acquisti in Programmatic

Il futuro dell’ad-tech? Secondo IBM è il “cognitive bid optimization“.

E’ per questo che il colosso tecnologico da un anno ha iniziato ad utilizzare Watson, il “supercomputer” cognitivo che impara e prende immediate decisioni, per una parte dei suoi acquisti pubblicitari digital in Programmatic.

Apparentemente, il contributo di Watson è stato così positivo che IBM ha reso nota l’intenzione di utilizzare il programma di machine learning per tutte le sue campagne in Programmatic entro la fine di quest’anno.

Secondo quanto riporta AdAge, IBM ha dichiarato che Watson ha ridotto il cost per click in media del 35%, con picchi del 71%, rispetto a precedenti metodi d’acquisto. E considerando che l’azienda ha speso nel 2014 circa 53 milioni di dollari in pubblicità digital display, secondo dati Kantar, anche il risparmio di centesimi di dollaro diventa rilevante, come ha sottolineato Ari Sheinkin, VP of marketing analytics di IBM: «Visti i volumi e i dollari coinvolti, cercare di risparmiare queste frazioni di dollaro, o frazioni di centesimi, ci interessa molto», ha detto il manager, aggiungendo «La cosa davvero emozionante è che il sistema apprende. E’ questa l’essenza delle tecnologie cognitive».

Dietro le performance di Watson c’è infatti l’apprendimento continuo dai casi precedenti, o dalle campagne precedenti in questa circostanza. Il che lo rende più simile a una mente umana. «[Watson] ha effettivamente cominciato ora ad apprendere. Ha già un gran numero di campagne da cui imparare, per cui migliorerà sempre di più perchè ogni volta che viene attivato impara dall’ultima cosa che ha fatto. Questa è la sua caratteristica più importante e distintiva».

Alla base del suo funzionamento naturalmente ci sono i dati: Watson infatti usa analytics avanzati per efficientare i processi di bidding, assimilando una grande mole di dati e assegnando valore al target potenziale in base al momento della giornata, al device, alla lingua parlata e al browser utilizzato. Il sistema, inoltre, ha anche accesso a quell’80% di dati, i cosiddetti “dark data”, che non possono essere letti dalla maggior parte dei computer, ad esempio dare un senso a quello che gli utenti comunicano con testi in lingua casuale o con la condivisione di immagini, video o audio sui social media.

IBM sta lavorando anche a come rendere la tecnologia di Watson disponibile per agenzie e ad exchange.

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