Main partner:

Jobs

Realtà virtuale e realtà aumentata, il mercato cresce: entro il 2022 varrà 59,5 miliardi di dollari

Quello della realtà aumentata e della realtà virtuale è un mercato su cui sta crescendo sensibilmente l’interesse dei big di Internet. L’ultima testimonianza è quella di Facebook, che in occasione della sua conferenza F8 ha annunciato il lancio di Facebook Spaces, un’app che rende possibile interagire con i propri amici in virtual reality.

Ma quanto vale questo mercato, e quanto varrà nel prossimo futuro? Secondo uno studio di Allied Market Research intitolato “Augmented and Virtual Reality Market: Global Opportunity and Forecasts, 2014-2022”, il mercato della realtà aumentata e virtuale a livello globale, che nel 2015 valeva 760 milioni di dollari, si stima raggiungerà i 59,5 miliardi entro il 2022, con un tasso medio di crescita annuale del 65,7% dal 2016 al 2022.

A trainare la crescita esponenziale del settore sarà soprattutto l’espansione dell’utilizzo nella community dei gamer, l’aumento della popolarità di prodotti e servizi, e la maggiore informazione sui benefici delle soluzioni tra gli utenti finali. Ma non mancheranno dei freni a uno sviluppo ancora maggiore: soprattutto la mancanza di sviluppo a livello infrastrutturale e gli alti costi.

La ricerca segnala come principali operatori del mercato Google Inc., Intel Corporation, Magic Leap, Inc., Marxent Labs LLC, Microsoft Corporation, NVIDIA Corporation, Oculus VR, LLC, Qualcomm Inc., Samsung Electronics Co., Ltd., e Vuzix Corporation. Player che, secondo le stime, andranno espandendo la loro presenza attraverso acquisizioni o alleanze strategiche con startup e operatori locali, e punteranno sempre più su un aumento delle social experience e sull’introduzione di soluzioni ad hoc per specifiche industry, in modo da presidiare nuovi settori.

Imille al Programmatic Day, Pascolo: «Una realtà virtuale al servizio dei dati è possibile»

Non solo intrattenimento. Secondo Paolo Pascolo, Ceo e Co-fondatore de Imille, gli strumenti per la realtà virtuale possono trovare applicazione anche in ambito dati. Questo perché tali tecnologie, attraverso il tracciamento dei movimenti della testa e degli occhi, sono in grado di trasmettere informazioni più dettagliate rispetto ad altri mezzi di comunicazione.

In quest’ambito, la cosiddetta mixed reality rappresenta una delle frontiere più interessanti e, secondo quanto affermato da Pascolo nell’intervista rilasciata nel corso del Programmatic Day, presto offrirà nuove opportunità non solo ai consumatori ma anche ai marchi. La realtà virtuale è stata oggetto di una tavola rotonda nella Sala Blu del Multisala Orfeo, intitolata “VR: hype tecnologico o nuova via per brand experience innovative?”, a cui ha partecipato lo stesso Ceo dell’agenzia pubblicitaria.

Programmatic Day: VR, Native e Startup. L’evoluzione in tre parole

Dopo le tavole rotonde verticali che hanno interessato la prima parte della mattinata di lavori in Sala Blu al Programmatic Day 2017 (leggi qui l’articolo dedicato), altri importanti momenti hanno arricchito la mattinata di lavori della Sala Blu del Programmatic Day, come quelli dedicati agli ultimi trend del digital e, inevitabilmente legati anche al programmatic adv, come il Native Advertising e la Virtual Reality, o come il momento dedicato alle startup italiane che si stanno imponendo entro i nostri confini e anche all’estero.

A parlare di Virtual Reality sono stati Paolo Pascolo, Ceo e socio-fondatore di Imille; Luca Deriu, fondatore di PlaySys; e Guido Geminiani, Ceo di Impersive.

Partendo dalla citazione di Jasper Brodin, Managing Director Ikea – “La realtà virtuale si sta sviluppando rapidamente e in un decennio diventerà parte integrante della vita quotidiana” – la discussione si è subito accesa. Paolo Pascolo di Imille ha detto: «La VR crea esperienze immersive di altissimo valore, capaci di trasportarti in un altro mondo. Questo la configura come una grande opportunità per i brand in un mondo alla ricerca costante di nuovi modi di emozionarsi».

Sala Blu-VR-Pascolo
Paolo Pascolo (Imille)

Le applicazioni di questa tecnologia oggi vanno ormai oltre l’ambito del gaming: «Con Impersive stiamo l’applicazione della VR sta varcando i confini in ambito medico e militare e siamo ben oltre il mondo ludico», spiega Guido Geminiani.

Sala Blu-ProgrammaticDay-Geminiani
Guido Geminiani

Invece più radicato al mondo del gaming è PlaySys: «Noi siamo nati e continuiamo a essere molto legati a questo ambito. Ma a prescindere dalla dimensione di applicazione, quello su cui PlaySys si sta impegnando è quello dei Dati. Dall’esperienza immersiva si possono trarre importanti informazioni che possono rappresentare oro».

ProgrammaticDay-SalaBlu-Deriu
A destra Luca Deriu (PlaySys)

In conclusione, quello che è emerso da questo incontro è che la VR è un lusso che però possono permettersi più settori, persone, brand.

Il Native come nuovo banner

Un altro importante momento, dedicato al Native, ha visto salire sul palco Simone Pepino, Sales Director di Ligatus Italia; Roberto Barberis, Chief Executive Officer di 4w MarketPlace; Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople; e Alessandro Ceratti, Head di Quantum Advertising Italy.

Partendo dalla precisazione che il Native è un mondo composito ed eterogeneo, fatto di quanti lo considerano di più come vero e proprio formato e di chi invece lo interpreta come storytelling dedicato a contenuti di brand, la discussione ha subito messo in evidenza che ormai il native è una realtà consolidata e destinata a crescere ancora, e che è arrivato il momento di riconoscere come formato che funziona: «È ora che il Native – soprattutto i formati in-feed, di recommendation e i widget – venga riconosciuto come parte dell’adv display, e in quanto tale venga valutata e remunerata agli editori che li ospitano», dice Simone Pepino di Ligatus.

Programmatic-Day-Pepino-Ligatus
Simone Pepino (Ligatus)

Sta di fatto, però, che il Native piace sia agli utenti che agli investitori: «Perché non interrompe la navigazione, perché offre informazioni aggiuntive su un prodotto di interesse e perché crea nuova inventory», afferma Giorgio Mennella di Ciaopeople.

Programmatic-Day-Sala-Blu-Native-Mennella
Giorgio Mennella (Ciaopeople)

Si è passati poi a discutere del felice matrimonio tra Native e programmatic: «Un matrimonio felice e potenzialmente perfetto», dice Ceratti. «Un formato che piace e che può essere pianificato con l’ausilio di targetizzazioni e dati, prassi propria del programmatic, è un grande valore aggiunto». Resta però ancora un’incognita sull’incontro tra canale distributivo (piattaforma programmatica) e la creatività. Ma Ceratti aggiunge: «Se si creano i presupposti sarà la tecnologia a doversi adattare alla creatività».

ProgrammaticDay-Ceratti-Mennella-Native
Da sinistra: Alessandro Ceratti (Quantum Advertising) e Giorgio Mennella (Ciaopeople)

In conclusione, Barberis di 4w MarketPlace, che proprio in questi giorni ha lanciato la soluzione 4w Native Matic, dichiara: «È un incontro naturale e una grande opportunità, anche a fronte del fatto che ormai le aziende sono pronte a comunicare attraverso i contenuti e mettendo a frutto le informazioni in loro possesso».

ProgrammaticDay-Native-Barberis
Roberto Barberis (4w MarketPlace)

Largo alle start up

In chiusura della mattinata di lavori, hanno calcato il palco del Programmatic Day anche i rappresentanti di 3 startup italiane che si stanno facendo largo nel panorama tech italiano: Instal.com, Refine Direct e Hej!

Programmatic Day-Startup-Satolli-Rizzardi
Da sinistra: Filippo Satolli (Instal.com) e Francesco Rizzardi (Refine Direct)

Sul palco, Filippo Satolli Co-founder & Coo di Instal.com, specializzata in mobile e in-app advertising, oltre che nell’analisi delle attività post download. Francesco Rizzardi, Partner di Refine Direct, dedicata all’inedito Programmatic Email grazie a una piattaforma tecnologica proprietaria che, in forma totalmente anonima e indipendente, de-duplica i contatti tra i primari database italiani di email e i database degli inserzionisti. In pratica una specie di DSP dell’e-mail marketing, con una copertura di 45 milioni di indirizzi. E poi Paolo De Santis e Stefano Argiolas, rispettivamente Founder e Ceo di Hej!, specializzata nell’applicazione e sviluppo di chatbot.

ProgrammaricDay-StartUp-DeSantis-Argiolas
Da sinistra: Paolo De Santis e Stefano Argiolas di Hej!

Dalla voce di ciascuno di loro, emerge una criticità in fase di exit per quanti tentano di fare impresa nell’ecosistema digitale italiano. Ma a parte questo, si può fare innovazione e presidiare nuovi ambiti in Italia con successo, e anche puntare a sbarcare in altri mercati.

Le più lette