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Viralize arricchisce la DMP ​Audience​ Network con nuovi segmenti

Viralize ha lanciato la sua DMP proprietaria Viralize Audience Network lo scorso ottobre. Adesso, la società che supporta editori, creatori di contenuti e inserzionisti nell’esecuzione di strategie di distribuzione e advertising video online, ha annunciato un arricchimento della piattaforma.

Sulla DMP sono infatti stati aggiunti nuovi segmenti che hanno arricchito considerevolmente la varietà delle audience raggiungibili. Ad oggi, Viralize Audience Network comprende segmenti per gran parte delle categorie di interesse IAB, sia di primo livello che di secondo livello, oltre a dati socio-demo più precisi ed affidabili in post-valutazione.

Grazie alla piattaforma, è possibile definire audience personalizzate per la creazione di target estremamente precisi. Algoritmi di analisi semantica, capacità di elaborazione del linguaggio naturale e dati su siti visitati e video visualizzati consentono alla tecnologia di Viralize di profilare gli utenti sulla base dei loro interessi e di criteri socio-demografici.

Inoltre, attraverso l’Audience Builder di Viralize è possibile creare in prima persona audience personalizzate da utilizzare poi come target per le campagne pubblicitarie.

L’ampliamento dei segmenti di Viralize Audience Network non è la sola novità della società in questa prima parte del 2018. Viralize ha anche annunciato il lancio di nuove soluzioni pubblicitarie all’interno della sua offerta: gli Interactive Videos e i formati video abbinati a Skin (leggi l’articolo su Engage).

Viralize vola: +300% nel 2016. Marco Paolieri: «In cantiere una nuova DMP»

Viralize, la piattaforma tecnologica per la distribuzione e monetizzazione di contenuti video capace di connettere content owner, advertiser e publisher, ha appena concluso un anno molto importante della sua storia, segnato dall’avvio di una forte espansione internazionale e coronato da un incremento sulle revenue superiore al 300%. Ciononostante, la società non accenna a fermare il suo sviluppo: i suoi progetti in cantiere infatti sono tanti, dalla creazione di una Content Side Platform, che permetterà di rendere disponibili contenuti video su base d’asta, alla realizzazione di una DMP volta a fornire anche ad editori medio-piccoli degli strumenti per collezionare e monetizzare i dati della propria audience. Ce ne parla Marco Paolieri, Ceo di Viralize.

Come si posiziona Viralize nell’ecosistema del Programmatic Advertising?

«Viralize è una piattaforma altamente tecnologica per la distribuzione e monetizzazione di contenuti video, che connette content owner, advertiser e publisher. L’ecosistema del Programmatic Video mette oggi in comunicazione advertiser e publisher attraverso piattaforme come le DSP e gli SSP/Exchange. Noi ci immaginiamo un modello di Programmatic esteso che coinvolge anche un terzo attore, il content owner. A questo proposito, stiamo lavorando allo sviluppo di quella che noi chiamiamo CSP (Content Side Platform), che permetterà di rendere disponibili contenuti video su base d’asta come avviene per campagne e posizionamenti, ottenendo i benefici di monetizzazione e scalabilità già dimostrati per editori e inserzionisti».

Parliamo di dati. Quali sono secondo lei i vantaggi di un loro corretto utilizzo?

«I dati rappresentano di fatto una dimensione di targeting aggiuntiva ed altamente mirata, oltre che un modo efficace di diminuire la dispersione di una campagna. Come per l’inventory, però, tutto dipende dalla qualità e ci troviamo ancora in una fase iniziale in cui è ancora difficile comparare soluzioni diverse. Editori grandi e piccoli sono senz’altro consapevoli del valore dei dati e i più strutturati sono senz’altro già attrezzati per trarne beneficio. Quello che forse manca, tuttavia, è la presenza sul mercato di attori affidabili ed altamente tecnologici che si rivolgano ai piccoli-medi editori e che possano accompagnarli nel percorso di raccolta e monetizzazione dei dati della propria audience a 360 gradi».

Viralize come risponde a questa situazione?

«Stiamo lavorando ad una tecnologia DMP che sarà alla base del nostro Audience Network, una novità che rilasceremo nel corso di quest’anno. Viralize sarà in grado di segmentare gli utenti su base semantica e socio-demografica, oltre che a raggrupparli per intenzione di acquisto o propensione al completamento di determinate azioni. Inoltre forniremo ad editori medio-piccoli strumenti per collezionare e monetizzare i dati della propria audience».

Come avete chiuso il 2016 in termini di performance? Avete già fissato degli obiettivi per il 2017?

«Il 2016 è stato un anno molto importante per Viralize: abbiamo avviato l’espansione internazionale con l’apertura di uffici commerciali a Londra, New York e Madrid. In termini di risultati abbiamo registrato una forte crescita rispetto al 2015, con un incremento sulle revenue superiore al 300%. Per il 2017 puntiamo a mantenere questo trend e a consolidare i mercati esteri».

Ad blocking, native e programmatic: le sfide per il mercato

Sono 3,8 milioni gli italiani che hanno istallato un ad block sul proprio PC pari al 13% della popolazione on line su desktop. Lo rivela Fabrizio Angelini ceo di SenseMaker-Comscore Italia durante il Programmatic Day nella tavola rotonda Ad blocking, i numeri e le sfide per il mercato.

“Per quanto riguarda il mese di gennaio 2016, il 13 % della popolazione online su desktop ha installato un filtro della pubblicità sul proprio pc. Sono prevalentemente uomini (54%) e si distribuiscono in maniera omogenea su tutte le fasce d’età. Si tratta di utenti con un livello di conoscenza della rete superiore alla media. Il nostro Paese è allineato con altri Paesi europei come la Spagna e l’Olanda non arrivando a toccare i livelli di Germania e Francia, che hanno percentuali più alte di utilizzo di ad blocker (24% e 27% rispettivamente). Alcune categorie, come games e news-information hanno un’incidenza maggiore di altre, come retail e travel, arrivando a una riduzione dell’inventory di un quinto. Alcuni publisher hanno un’incidenza doppia rispetto agli altri: sono quelli che hanno una viewability più bassa e un alto affollamento pubblicitario in pagina. Per ora non molti utenti fanno un uso dinamico dell’ad-blcker: una volta installato viene usato su tutto e non è attivato o disattivato a seconda dei siti visitati”.

Gli editori stanno affrontando questo fenomeno cercando di analizzare i dati relativi all’utenza in maniera sempre più puntuale. “E’ di oggi la notizia di come comScore sia la prima società a offrire misurazioni accreditate da MRC sui GRP di campagne Video e Digital Display” (seguirà un articolo dedicato all’argomento).

Ma perché gli italiani usano gli ad blocker? A spiegarlo una ricerca di Teads, introdotta da Hugues Templier Programmatic Business Development Director della società. Hugues ha dapprima fornito qualche dato che riguarda l’adozione dei filtri a livello globale. Secondo i dati di PageFair dell’anno scorso, si è vista una crescita del 41% dell’uso di blocchi di annunci nel q2 2015 rispetto al q2 2014 a livello globale. A giugno 2015 sono 198 milioni gli utenti con ad blocker installati in tutto il mondo. Il costo globale per i publisher è stata per il 2015 pari a 22 miliardi di dollari mentre la spesa di adv digital è stata di 170 milardi, segnando un -13%.

“Per quanto riguarda le motivazioni di utilizzo degli ad blocker, vengono scelti principalmente perché l’adv interrompe l’esperienza sulla rete (73%), rallenta la velocità del browser (55%), perché è irrilevante (50%). L’avversione verso i formati invasivi è globale ed è sentita maggiormente su mobile. Per quanto riguarda l’Italia, il 76% degli utenti accetta i mobile ads mentre il native risulta maggiormente tollerato rispetto al pre-roll. Tra le soluzioni indicate per frenare l’adozione dei blocchi delle pubblicità è il dare la possibilità di saltare l’annuncio se ritenuto non interessante (57%), la possibilità di poterlo interrompere quando si desidera (49%) e l’impiego di formati non invasivi“.

Ecco che il native, caratterizzato dall’essere non fastidioso, e il programmatic, che colpisce target precisi, possono essere indicati come una soluzione all’adozione degli ad blocker. Se ne parla nella prossima tavola rotonda Native adv, i contenuti viaggiano in programmatic, in cui l’argomento è stato affrontato, oltre che da Templier, da Claudio Vaccaro, ceo e co-founder di BizUp, Giorgio Mennella, director di Ciaopeople Advertising, Sebastiano Cappa, country manager Italy di Ligatus, Marco Paolieri, chief executive officer di Viralize, Giacomo Zampieron, country manager Italy di Zebestof.

Conclusione sostanziale della tavola rotonda è che questa modalità di veicolazione dei contenuti di brand in programmatic può rappresentare un’opportunità sia per gli editori in termini di maggiore definizione del target e di monetizzazione dell’inventory sia per gli spender che attraverso questo tipo di comunicazione possono puntare a una maggiore reach per i propri messaggi.

Viralize apre all’erogazione della pubblicità video mobile in autoplay

La visualizzazione di un video su mobile attualmente non è una cosa semplice. Per vedere un filmato, infatti, è necessario ricorrere ai player nativi delle varie piattaforme mobile, e la riproduzione dei video avviene necessariamente in fullscreen interrompendo di fatto la fruizione dei contenuti annessi e l’esperienza degli utenti. Un limite, senza dubbio, anche per le aziende che pianificano campagne adv video.

Per rispondere a questa esigenza, Viralize ha lanciato una nuova tecnologia player, compatibile con i browser mobile delle piattaforme iOS e Android, che permette di erogare contenuti video in autoplay, senza restrizioni.

Grazie ad essa, i nuovi formati di Viralize InText, OutStream e Display consentono l’erogazione video pubblicitaria in autoplay all’interno delle pagine mobile web su tutti i browser tablet e mobile diffusi oggi sul mercato. Il nuovo player mobile è inoltre compatibile con lo standard VAST IAB, garantendo così la piena compatibilità e l’integrazione dell’inventory con le principali piattaforme di RTB e Programmatic Buying, e supporta il tracciamento della Viewability.

Viralize è una piattaforma tecnologica italiana specializzata nel video advertising e partner di YouTube, e annovera tra i suoi clienti aziende del calibro di TIM, Samsung, Aruba, Fineco, Sky e Mini.

Forte degli ottimi risultati in termini di giro d’affari, con un incremento del 100% del fatturato nel Q1 2015 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, la società ha tanti programmi per il 2015, come ha spiegato a Programmatic Italia Ugo Vespier, cpo di Viralize: «Gli obiettivi, dopo il lancio della nuova piattaforma avvenuto lo scorso aprile, sono quelli di ampliare l’offerta commerciale nei confronti di inserzionisti, editori e creatori di contenuti. Viralize vuole essere una piattaforma unificante, che permetta ad Advertisers, Publishers e Creators di collaborare nella realizzazione di modelli di business sostenibili nell’ambito del video online. In particolare, punteremo nei prossimi mesi al lancio di un modello collaborativo in cui i creatori di contenuti collaborano con i publisher per fornire inventory video di qualità agli inserzionisti».

«Con il lancio del nuovo player mobile inoltre – ha aggiunto -, vogliamo affermarci come operatori nel campo del video adv su piattaforme mobile, mercato in forte crescita. La nuova tecnologia player rappresenta un’importante milestone in questa direzione e uno dei nostri obiettivi è proprio quello di ampliare la nostra inventory su piattaforme mobile».