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Integral Ad Science, accordo con FreeWheel per la qualità della pubblicità video

Integral Ad Science (IAS) ha annunciato la stipulazione di un accordo con FreeWheel che permette agli editori di misurare la qualità del video digitale secondo i parametri di viewability, sicurezza del marchio e livello di frodi.

Gli strumenti di IAS saranno disponibili globalmente su Video Ad Serving Template (VAST) e Video Player Ad Interface Definition (VPAID) su desktop e mobile web.

La collaborazione, attiva anche in Italia, permette agli editori che utilizzano la piattaforma di monetizzazione video di FreeWheel di comunicare facilmente la qualità dei loro spazi pubblicitari e garantire ai marketer che gli annunci siano posizionati in ambienti viewable e senza frodi. Inoltre, l’integrazione aiuta gli editori ad essere più trasparenti e fornire agli inserzionisti esperienze online in sicure per il marchio.

“Siamo entusiasti di collaborare con FreeWheel per accrescere la nostra copertura video”, ha commentato Nick Morley, Managing Director EMEA MD di IAS, “Oggi più che mai, la verifica di terza parte è essenziale affinché tutti gli operatori dell’industria possono investire efficacemente e con fiducia. IAS è impegnata nel supporto sia del lato acquisto sia del lato vendita e nella promozione di alti standard qualitativi in ambito media, e questo accordo ci permette di proseguire la nostra iniziativa”.

“Creare soluzioni e standard globali per il video digitale è un fattore critico per la salute dell’intero ecosistema televisivo”, ha dichiarato Thomas Bremond, General Manager di Freewheel International, “L’integrazione di FreeWheel con i servizi di misurazione di IAS incrementerà la fiducia degli inserzionisti nell’integrità dell’inventario che stanno acquistando e permetterà agli editori di seguire strategie di monetizzazione più consapevoli”.

In calo la viewability in Italia nel Q2 2018: -8%. I nuovi dati Meetrics

Cala la viewability in Italia nel secondo trimestre 2018. Secondo i nuovi dati di Meetrics, il tasso medio di visibilità delle inventory italiane ha registrato un -8% negli ultimi tre mesi, passando dal 64% del primo trimestre al 56%. Secondo la società, si tratta del valore più basso per il mercato italiano finora.

Uno sguardo più dettagliato nei numeri indica che il risultato è determinato da un sempre crescente volume di traffico mobile.

Simone-Fortunato_Country-Manager-Meetrics-Italia
Simone Fortunato

Un campanello d’allarme, secondo il Country Manager Italia di Meetrics Simone Fortunato: «L’ultimo rapporto di riferimento sulla viewability mostra come i tassi di visibilità nel mercato italiano siano inferiori alla media europea. C’è molto spazio per migliorare e dobbiamo usarlo per garantire una qualità costante. Anche se è il valore complessivo è particolarmente limitato nel risultato dall’alto numero di dispositivi mobili utilizzati nel periodo, alcuni formati display vedono ridursi i loro tassi di viewability».

A livello internazionale, il benchmark di viewability si attesta al 61%, guidato dal mercato austriaco con un tasso del 73%, seguito dalla Svezia al 64%. Significativi miglioramenti vengono attesi nel mercato polacco dove il tasso di viewability è esattamente del 50%, evidenziando come solo la metà degli annunci pubblicati venga effettivamente vista.

La viewability video

Anche i tassi di viewability video stanno decrescendo proporzionalmente in Italia. Nel primo trimestre il valore era piuttosto incoraggiante: 72%. Ma stavolta volta l’analisi descrive un’effettiva visualizzazione solo del 60% degli annunci video. Per quanto in calo, il riferimento resta comunque positivo se comparato alla media internazionale, attestata al 53%.

La base dei Benchmark sulla viewability di Meetrics è la definizione “50/1” di IAB e del Media Rating Council (MRC) per cui almeno il 50% dello spazio pubblicitario deve essere stato nell’area visibile del browser per almeno un secondo. Per gli annunci video, il parametro è “50/2”, il che significa che l’annuncio video deve essere stato visibile per almeno 2 secondi con almeno il 50 percento dell’area.

AppNexus lancia Guaranteed Views, per l’acquisto di inventory 100% visibili

AppNexus lancia una nuova sfida al duopolio Google-Facebook con il lancio di una nuova soluzione. Si chiama Guaranteed Views ed è un prodotto con cui l’operatore ad tech si propone di cambiare il modo in cui la pubblicità è comprata e venduta sul mercato aperto. Parallelamente, la società americana ha ufficializzato una partnership con White Ops per contrastare il fenomeno dell’ad fraud (ne parliamo qui).

Per quanto riguarda Guaranteed Views, si tratta di uno strumento che consente ad aziende e agenzie di pagare solo gli annunci identificati come “viewable” e AppNexus lo definisce “il primo prodotto in programmatic che consente l’acquisto di spazi 100% visibili in maniera scalabile al di fuori di Facebook e Google”.

Guaranteed Views utilizza una tecnologia di predizione della visibilità per determinare il valore di una impression, con AppNexus che si assume il rischio di pagare all’editore un CPM per ogni impression anche se l’inserzionista paga solo per gli annunci visibili, creando in tal modo un mercato “liquido”. La soluzione è stata creata per lavorare con società di viewability esterne, e può aderire sia alla definizione standard di viewability di IAB che a definizioni customizzate.

Secondo la società, lo strumento si propone di rivoluzionare il trading programmatico sul mercato aperto, offrendo alle aziende un’alternativa sicura e affidabile al duopolio Google-Facebook: «Fino ad ora, quando le aziende compravano in programmatic sul mercato aperto, solo il 50% degli annunci era visibile. Noi stiamo cambiando questa situazione – dichiara Tom Shields, Chief Strategy Officer, AppNexus -. Siamo convinti che questo possa aiutare ad invertire lo sproporzionato flusso di investimenti pubblicitari che attualmente va ai walled garden come Google e Facebook».

Fino ad ora, infatti, spiega la società in una nota, “acquistare inventory visibili al 100% era possibile soltanto tramite Facebook e il Google Display Network, e il raggiungimento delle soglie di viewability sul mercato aperto richiedeva un lavoro lungo e complesso per ottimizzare la visibilità sulla base di medie storiche”. Ed ovviamente, tenendo in considerazione la piccola fetta di inventory storicamente ad alta visibilità, le aziende ignoravano ampi bacini di inventory più economiche sul mercato aperto che potevano essere “in-view”. Grazie a Guaranteed Views, gli inserzionisti potranno ora fissare come obiettivo l’interno mercato aperto, dare per scontata la viewability e ottimizzare piuttosto le campagne su altri KPI.

La soluzione è a disposizione sul marketplace di AppNexus a livello globale, dove è accessibile dalla DSP di AppNexus, ma sono previste integrazioni anche con piattaforme di acquisto esterne. E’ già in versione beta l’integrazione con The Trade Desk, mentre quella con Adform è attesa nei mesi a venire.

Qualità delle inventory: i trend a livello globale in uno studio di DoubleVerify

La qualità delle inventory è ancora in cima ai pensieri di chi acquista pubblicità online, e non a caso. Una nuova ricerca di DoubleVerify, fornitore indipendente di soluzioni per la misurazione dei media digitali, ha svelato che nel 2017 il numero di violazioni della brand safety è aumentato del 25%, trainato da un aumento della diffusione di fake news e contenuti non verificati, e che insieme ad esso sono aumentati anche i casi di frodi su device mobili (+800%) sulla base dell’aumento degli investimenti in pubblicità su smartphone e tablet.

Uno scenario davanti al quale, secondo il CEO della società Wayne Gattinella, è necessario un approccio olistico alla qualità degli spazi media: «Con queste quote più alte che mai, è fondamentale che i marketer digitali di tutto il mondo adottino un approccio olistico alla brand safety, alle frodi pubblicitarie digitali e alla viewability. Gli inserzionisti chiedono chiarezza e affidabilità rispetto alla qualità delle piattaforme online e ai contenuti a cui i loro brand vengono associati».

Ecco qualche evidenza dello studio:

  • La qualità dei media continua ad essere tra i principali elementi capaci di influenzare le performance digitali oggi. Gli inserzionisti sono sempre più alla ricerca di modi per autentificare in maniera indipendente la qualità dei loro investimenti digitali.
  • La diffusione di fake news, violenza e contenuti incitanti l’odio ha riportato in auge il problema della brand safety. Un tema che si sta evolvendo, con le richieste degli inserzionisti di una sempre maggiore trasparenza per assicurare che i loro brand siano inseriti in posizionamenti appropriati e “autentici”: le aziende, infatti, si stanno muovendo concretamente per modificare le loro strategie di brand safety globali al fine di evitare contenuti violenti, sensibili o non verificati.
  • Le frodi sono diventate un fenomeno “mobile”. Se su desktop il fenomeno è diventato più gestibile, la diffusione di inventory “fake” si sta diffondendo rapidamente su smartphone e tablet, con la nascita di tecniche come falsificazione di app, annunci nascosti e dispositivi manipolati.
  • La viewability continua a crescere a livello globale, anche se il suo valore è ancora basso rispetto alle aspettative delle aziende: sono visibili il 56% delle impression display e il 63% di quelle video, contro un obiettivo fissato da IAB al 70%. D’altra parte, significativi progressi sono stati compiuti per espandere le misurazioni effettuate da società terze su social, ambienti in-app e piattaforme OTT e Connected TV.
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Credits: PRNewsfoto/DoubleVerify

Integral Ad Science (IAS): Vista Equity Partners acquisisce la maggioranza della società

La società di private equity Vista Equity Partners ha firmato un accordo per acquisire la maggioranza di Integral Ad Science (IAS), la società specializzata in soluzioni per la verifica e l’ottimizzazione della pubblicità online. L’operazione è finalizzata a supportare i piani di crescita globale della società e dovrebbe finalizzarsi nel terzo trimestre dell’anno.

Si spengono così i rumors circa una possibile quotazione di IAS, di cui si era iniziato a parlare dopo che i suoi principali competitor erano stati acquisiti: è il caso di Moat (comprata da Oracle per una cifra vicina agli 850 milioni di dollari) e DoubleVerify (passata sotto il controllo del fondo Providence per circa 200 milioni). Al momento, l’ammontare dell’investimento di Vista Equity Partners non è stato specificato.

Fondata nel 2009, con sede principale a New York e uffici in 13 Paesi, IAS è leader di mercato nelle soluzioni tecnologiche in grado di garantire che ogni annuncio digitale raggiunga utenti reali in ambienti viewable e brand safe.

L’operazione permetterà a IAS di intensificare i suoi piani di sviluppo, salvaguardandone al tempo stesso la neutralità, come sottolinea la stessa società in una nota: “l’accordo con Vista offre a IAS il meglio di entrambi i mondi. La partnership consente a IAS di rimanere una terza parte neutrale, aspetto fondamentale per fornire fiducia e trasparenza non solo ai nostri clienti, ma all’industria nel suo complesso. Inoltre, [questa operazione] ci aiuterà ad accelerare la nostra crescita e la nostra visione“.

Per Vista non si tratta del primo investimento nel campo delle tecnologie per l’advertising online. Il fondo ha infatti acquisito Mediaocean nel 2015 e l’azienda fornitrice di software per l’automazione del marketing Marketo nel 2016 per 1,8 miliardi di dollari.

Viewability, non tutti i marketer sono d’accordo con la definizione di IAB

La maggior parte dei marketer riconosce l’importanza della viewability ma pochi sono d’accordo sul modo in cui debba essere definita.

Lo evidenzia il CMO Council, che ha intervistato nei primi tre mesi dell’anno 233 marketer senior da tutto il mondo. Secondo il sondaggio, sono pochi i rispondenti che condividono appieno le linee guida sul parametro fornite dall’Interactive Advertising Bureau, il quale fa riferimento agli standard del Media Rating Council per cui un annuncio video è viewable se il 50% di esso è visibile sullo schermo per almeno due secondo consecutivi.

viewability

Ma se da un parte è facile disapprovare le indicazioni canoniche, tuttavia proporre alternative è ancora più difficile. Oltre quattro su dieci persone hanno dichiarato di essere d’accordo con lo standard dell’industria ammettendo al contempo di avere difficoltà a trovare migliori definizioni.

GroupM utilizza un parametro di visibilità più stringente, secondo cui deve essere visualizzato il 100% dei pixel di un annuncio. Uno standard che anche il MRC, impegnato in processo di revisione, starebbe pensando di adottare.

LinkedIn sceglie Moat per la misurazione della viewability video

Moat, il fornitore di misurazioni di proprietà di Oracle, è stato selezionato da LinkedIn per la misurazione della viewability e dei segnali di attenzione sulla sua piattaforma.

La collaborazione, annunciata con una nota ufficiale, verterà soprattutto sui Video for Sponsored Content, il nuovo formato video rilasciato circa un mese fa. “Grazie all’integrazione – recita la nota -, Moat sarà il primo fornitore a offrire misurazioni sulla viewability video e sull’attenzione sulle maggiori piattaforme digitali americane”.

Grazie a questo accordo, i marketer potranno comprendere più in profondità le performance delle loro campagne e i risultati ottenuti dall’acquisto degli spazi video su LinkedIn. Il servizio sarà reso disponibile ai clienti nel corso di quest’anno.

Oracle arricchisce la piattaforma Marketing Cloud

Intanto, Oracle arricchisce la propria piattaforma Marketing Cloud grazie a nuove integrazioni con le piattaforme 6sense, Demandbase, LookBookHQ e Mintigo. Un arricchimento volto a fornire informazioni data driven più accurate, capaci di consentire ai team vendite delle aziende di indentificare clienti ad alto potenziale, aumentare l’engagement e realizzare accordi più velocemente.

Integral Ad Science rilascia la prima edizione italiana del Media Quality Report

Integral Ad Science ha pubblicato l’edizione italiana del Media Quality Report relativo al secondo semestre del 2017.

Rispetto al benchmark globale, la viewability in Italia è complessivamente inferiore al 22,6%. Tuttavia, l’indagine, la prima condotta specificamente sul nostro mercato su un totale di cinque miliardi di impression, rivela che nel periodo che va da giugno a dicembre dello scorso anno la viewability del formato display in ambiente desktop, partendo da un tasso del 40,8% nel primo semestre, è aumentata del 5,8%. Questo dato rispecchia, secondo il documento, gli sforzi compiuti dai principali marchi a livello mondiale.

Nel periodo in esame, le campagne non ottimizzate, ossia non facenti impiego di tecnologie di prevenzione, hanno attirato meno frodi pubblicitarie. E sebbene si sia riscontrato un leggero aumento delle frodi per le campagne ottimizzate, ossia facenti utilizzo di tecnologie di prevenzione, queste rimangono comunque alla pari con la media globale. La media delle frodi ottimizzate è stata dello 0,7% a livello mondiale rispetto allo 0,9% in Italia.

La maggior parte delle impression rischiose segnalate in Italia è considerata dai marchi come rischio moderato. Dal primo al secondo semestre del 2017, il brand risk rimane dunque invariato. Complessivamente, il rischio nel nostro Paese è inferiore alla media globale. Rispetto al benchmark globale del 7,9%, il brand risk in Italia è inferiore di oltre il 4,5%.

La maggior parte del brand risk in Italia deriva da contenuti classificati come contenuti per adulti (28,1%), linguaggio offensivo (25,0%) e download illegali (16,3%). Il maggiore incremento dal primo semestre del 2017 riguarda i contenuti segnalati per violenza, con un aumento di quasi il 139%. Tuttavia, la violenza rimane una minima parte del rischio totale.

«Che la modalità di vendita sia diretta o programmatica, la percentuale di frodi pubblicitarie nel nostro Paese non sono ad un livello allarmante. Per quanto riguarda la sicurezza del marchio, si può dire le minacce sono contenute. Questi dati dimostrano che il mercato italiano è all’avanguardia perché tutti gli operatori tengono sotto controllo le operazioni di acquisto online», ha commentato Elisa Lupo, Director di Integral Ad Science nel nostro Paese.

Viewability, nel primo trimestre torna a salire in Italia

Dopo una chiusura del 2017 in perdita di cinque punti di percentuale, la viewability torna a crescere nel mercato italiano. Dall’ultimo Viewability Benchmark rilasciato da Meetrics, emerge che il tasso di visibilità è aumentato infatti di un punto di percentuale, passando dal 63% al 64%. Un risultato positivo che consente di selezionare in modo più accurato i posizionamenti pubblicitari e ottimizzare l’intero processo.

“Questa nuovo report mostra che i tassi di viewability nel mercato italiano sono tornati ad essere superiori al tasso medio europeo. Tuttavia ci sono ancora molte opportunità per migliorare e l’intero mercato ora deve iniziare a collaborare”, afferma Simone Fortunato, Country Manager per l’Italia della società ad-tech specializzata nella misurazione della qualità e della trasparenza del marketing digitale.

In Europa il tasso medio è del 62%, guidato dall’Austria con un tasso del 71% a cui segue la Svezia con il 65%. Si posiziona invece all’ultimo posto il mercato svizzero che registra un tasso di visibilità del 50%.

Per la prima volta il rapporto ha inoltre misurato anche la viewability dei video per l’Italia, stabilendo un tasso di visibilità del 72% e una viewtime di 20,8 secondi.

I Viewability Benchmark di Meetrics si basano su dati che soddisfano la definizione di viewability rilasciata dal Media Rating Council e da IAB: almeno il 50% della superficie di un annuncio deve apparire nell’area visibile del browser per almeno un secondo (50/1) se si tratta di pubblicità display e per almeno due secondi (50/2) in caso di video.

Gli annunci viewable aumentano il traffico nei punti vendita del 53%

Molti marketer considerano ancora la pubblicità display come un mero veicolo per la conoscenza del marchio e non come uno strumento di direct response. In realtà, può essere entrambe le cose e, affinché ciò avvenga, il fattore viewability è determinante.

Uno studio di Moat e Placed ha infatti scoperto che le impressioni pubblicitarie visibili hanno effettivamente un impatto concreto sulle visite e le conversioni offline.

Ma il dato più importante emerso dalla ricerca è il seguente: le esposizioni viewable degli utenti hanno accresciuto direttamente le visite in negozio e le vendite rispetto agli utenti inclusi nel gruppo di controllo e quelli che non sono entrati in contatto con annunci viewable. Nel dettaglio, le impressioni viewable hanno determinato un aumento del 53% nelle e il 20,4% di aumento delle conversioni nei punti vendita.

Per condurre l’indagine, Moat ha determinare la viewability mentre Placed ha tracciato le visite utilizzando la localizzazione mobile. Per effettuare la misurazione del traffico reale, Moat ha apposto un pixel di Placed alla campagna per distinguere le impression viewable da tutte le altre impression. Placed ha poi comparato i tassi di conversione degli utenti raggiunti da un annuncio visibile, degli utenti raggiunti da annunci non visibili e del gruppo di controllo non esposto alla campagna, con l’obiettivo di determinare se le persone raggiunge da un annuncio visibile hanno mostrato dei tassi di visita più alti.

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