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Adform, confermata la certificazione del MRC sul rispetto degli standard di viewability

Importante riconoscimento per Adform. Alla piattaforma ad tech indipendente, il Media Rating Council (MRC) ha rinnovato la certificazione sul rispetto degli standard di viewability delle impression erogate in ambienti Desktop, Mobile Web e Mobile In-App per adv display e video.

«Questa convalida esterna da parte di MRC conferma ulteriormente la fama di Adform, un’azienda che opera con il massimo livello di integrità e trasparenza – afferma Kristina Kaganer, Global VP Commerce Data and Analytics di Coty -. Continuiamo ad avere la massima fiducia in Adform e siamo lieti che il settore ne riconosca l’affidabilità».

«Ci congratuliamo con Adform per aver ottenuto ancora una volta la certificazione MRC – commenta George W. Ivie, CEO e Executive Director di MRC -. L’azienda ha ricevuto il riconoscimento per la prima volta nel 2017 e ha sempre dimostrato una ferma dedizione al rispetto degli standard di settore per una misurazione di alta qualità, nonostante la rigorosità maggiore dei nostri requisiti. In questo contesto, Adform dimostra chiaramente il proprio impegno per un mercato equo e trasparente».

In un’epoca in cui i brand puntano sempre più su fiducia e trasparenza, Adform mostra al settore il proprio impegno per diventare l’unica suite full stack completa e integrata di AdServer, DSP e DMP, con certificazione della viewability. «Grazie alla certificazione MRC, l’azienda assicura ad advertiser e partner l’affidabilità della propria piattaforma pubblicitaria», dichiara Davide Corcione, Country Manager di Adform Italia.

«Il riconoscimento MRC è una grande risorsa quando si lavora con le migliori agenzie ed inserzionisti diretti a livello globale. Il processo di audit di MRC è complesso e richiede un ampio lavoro da parte dei diversi team – aggiunge Jochen Schlosser, Chief Strategy Officer di Adform -. Anche se la conferma della certificazione da parte di MRC potrebbe sembrare immediata, i cambiamenti continui che avvengono nel nostro settore rendono questo processo piuttosto complesso. Siamo particolarmente lieti di poterci differenziare con questa prestigiosa certificazione e marchio di trasparenza».

L’accreditamento fa seguito alla conferma di Adform nella sezione “Leader” della seconda edizione di Magic Quadrant di Gartner dedicato all’ad tech.

Le GIF brandizzate diventano misurabili: accordo tra Giphy e Oracle

Il motore di ricerca di GIF Giphy ha siglato un accordo con la piattaforma Moat di Oracle Data Cloud per la misurazione di viewability, erogazione pubblicitaria e traffico invalido delle gif brandizzate.

Una partnership volta a spingere più inserzionisti ad utilizzare a fini pubblicitari uno strumento sempre più popolare tra gli utenti. «La piattaforma di Giphy consente ai brand di essere al centro di momenti culturali – spiega Alexis Berger, president of revenue di Giphy -. Con l’integrazione di Moat, le aziende potranno adesso avere maggiore fiducia sul fatto che gli annunci erogati tramite Giphy siano visibili, misurabili e raggiungano utenti reali».

Moat misurerà le GIF brandizzate su desktop, in-app e mobile web, ma per il momento non sarà operativa sulle integrazioni di Giphy sulle app di messaggistica come WhatsApp o Skype.

L’Italia è il primo Paese a superare l’80% di viewability. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha reso noti i dati del suo Report sulla Media Quality relativo al primo semestre del 2019, fornendo una panoramica delle prestazioni e della qualità dei media digitali in Italia, includendo per la prima volta benchmarks globali.

Il Report, in particolare, evidenzia le tendenze di brand safety, ad fraud e viewability per pubblicità display, video, mobile web e in-app, analizzando i dati provenienti da migliaia di miliardi di impression di campagne pubblicitarie globali che si sono svolte tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2019.

In Italia i tassi di viewability più alti di sempre

Il nuovo report della società di misurazioni rivela che per la prima volta i livelli di viewability globali, in tutti i formati e ambienti, hanno superato il 60% durante il primo semestre 2019, riflettendo un impegno mondiale per una maggiore qualità dei media. La viewability delle impression mobile in-app display, probabilmente seguendo l’evoluzione dei modelli di consumo dei media, è migliorata maggiormente in termini assoluti, aumentando di quasi 9 punti percentuali dal 53,5% al 62,3%, tra il primo semestre 2018 e il primo semestre 2019.

Tra tutti i benchmark e tutti i paesi analizzati, l’Italia ha registrato il tasso più alto di viewability con l’80,4% degli annunci video su mobile web rimasti visibili per almeno 2 secondi, mentre anche la metà o più dello schermo era in-view.

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E l’Italia è anche il mercato più sicuro per i brand

La media di brand risk è stata in gran parte ridotta tra il 2018 e il 2019. A livello mondiale il report ha registrato un tasso del 4,7% per l’inventory desktop display, del 6,9% per quella desktop video e del 5,9% per quella mobile web display. La percentuale nel formato video su mobile web è rimasta sostanzialmente invariata al 7,8%.

Su quasi tutti i dispositivi e formati, l’Italia ha prevalso come il mercato più sicuro per i brand, con l’eccezione del mobile web video in cui il tasso di brand risk del 4,8% in Australia è appena inferiore al 4,9% dell’Italia. Il tasso di brand risk più basso in Italia si trova nel formato desktop display all’1,9%, in calo rispetto al 2,8% dell’anno precedente.

«Questo report indica un consistente miglioramento della brand safety in Italia – commenta Elisa Lupo, Amministratore Delegato di IAS in Italia -, con livelli di viewability che continuano ad aumentare. Se confrontato a livello globale, il mercato italiano appare costantemente tra i primi in classifica, mostrando l’alta qualità della pubblicità digitale in Italia. È grazie a questo livello di informazioni granulare e globale che i brand possono proteggere i loro investimenti pubblicitari e garantire il massimo rendimento».

Snapchat, accordo con DoubleVerify per viewability e verifiche anti-frode

DoubleVerify è diventato ufficialmente uno Snapchat Measurement Partner, ossia uno dei partner certificati del social del fantasmino per l’autenticazione della viewability e per la prevenzione delle frodi pubblicitarie e del traffico non valido (SIVT).

Grazie al nuovo accordo siglato tra le due società, gli inserzionisti potranno verificare la qualità delle inventory di Snapchat utilizzando i dati e le tecnologie di verifica delle frodi e della viewability di DoubleVerify. La società, si legge in una nota, è l’unico fornitore di verifiche che copre Filtri, Lenti e formati Snap Ads (display e video) e Story Ads.

La società è anche partner di misurazioni di Facebook, Instagram, YouTube e Twitter.

Misurazione della viewability in-app: Google integra l’SDK Open Measurement di IAB

Google estende le opzioni di misurazione della viewability sulle proprie inventory. Il colosso di Mountain View ha infatti annunciato di aver integrato l’Open Measurement Software Development Kit (OM SDK) di IAB nei propri annunci Google Mobile Ads (GMA) e Interactive Mobile Ads (IMA).

Una novità “che ci consente di attivare l’Open Measurement su più dell’85% delle impression display e video in-app sugli editori di Google AdMob e Google Ad Manager – spiega Big G in un blog post -. Ciò significa che gli inserzionisti di queste inventory possono ora misurare la viewability utilizzando soluzioni come quelle di Integral Ad Science, DoubleVerify, Comscore e Moat oltre a quelle precedentemente disponibili con Active View”.

Sviluppato dallo IAB Tech Lab, l’Open Measurement SDK fornisce agli inserzionisti codici e librerie comuni per facilitare l’accesso di terze parti a dati di misurazione, di fatto eliminando la necessità di implementare svariati SDK per misurare la viewability su display, native e video.

«Il progetto Open Measurement di IAB Tech Lab rende più facile per compratori e venditori di pubblicità lavorare insieme per la misurazione della viewability e per altri bisogni di verifica – spiega Dennis Buchheim, Executive Vice President and General Manager di IAB Tech Lab -. Il lato vendita sta adottando rapidamente OM, e chiediamo ora a brand, agenzie e DSP di agire e trarre vantaggio da ciò che OM può offrire».

“Crediamo che Open Measurement abbia il potenziale per contribuire a creare un ecosistema media digitale più trasparente e affidabile tra i vari schermi” dichiara Google nel blog post, sottolineando come la società stia continuando a lavorare con il gruppo di lavoro Open Measurement di IAB Tech Lab per espandere lo standard a nuove casistiche d’uso oltre la viewability e a nuovi ambienti come il video web.

Teads lancia un marketplace di impression 100% viewable, certificate da Moat

Teads continua lo sviluppo della sua offerta di soluzioni per la pubblicità online e annuncia il lancio di un marketplace per l’acquisto di impression pubblicitarie “100% viewable”, ossia con la garanzia di essere effettivamente visibili dall’utente. Questo è possibile grazie a un’integrazione con Moat, una delle principali società specializzate nella verifica indipendente delle metriche online.

L’integrazione con Moat, spiega Teads in una nota, consente agli inserzionisti di acquistare solo le impression che rispettano determinati obiettivi di viewability, sulla base di specifici KPI. Alla base della collaborazione tecnologica c’è il tempo d’esposizione in-view totale di ogni singola impression.

L’integrazione, abbinata ai modelli d’acquisto legati alla viewability di Teads come il CPCV (cost per completed view) e il vCPM (viewable CPM), consente ai buyer di selezionare qualsiasi billing point al miglior prezzo e a Teads – al contempo –  di erogare solo impression viewable al 100% e certificate da Moat.

Al cliente sarà inoltre fornito un report con tutti i KPI al momento del billing event, al fine di avere una comprensione molto più chiara delle performance di campagna.

Bertrand Quesada: “Noi in prima linea”

“Moat è entusiasta di supportare questa iniziativa al fianco di Teads, poiché crediamo che sia un modo trasparente e aperto per consentire ai media buyer di pagare solo per impression effettivamente visibili”, afferma Jonah Goodhart, Ceo e cofondatore di Moat.

Un altro tassello si aggiunge dunque all’offerta di Teads, per soddisfare le crescenti esigenze del settore. “Gli advertiser necessitano di nuovi modelli d’acquisto per la viewability. Noi siamo in prima linea su questo fronte perché crediamo che non abbia senso per i buyer pagare per delle impression non viewable” dice Bertrand Quesada, Ceo di Teads. “Con la combinazione dei nostri pricing model unici sul mercato, le tecnologie di intelligenza artificiale di Teads e la nuova integrazione di Moat, siamo in grado di garantire agli advertiser informazioni dettagliate su cosa stanno realmente acquistando, in maniera cost effective.”

Teads: possibili novità sul fronte societario

Teads, “The global media platform”, gestisce spazi pubblicitari su moltissimi dei principali editori online al mondo e collega gli inserzionisti a un pubblico dichiarato di oltre 1,5 miliardi di persone ogni mese. La società, che conta su un team di oltre 750 persone in 26 paesi, continua dunque a sviluppare la propria offerta lato prodotto mentre si attendono news anche sul fronte societario.

Altice, l’attuale capogruppo di Teads, sarebbe infatti sul punto di cedere la compagnia nel tentativo di ridurre il proprio debito e, come riportato dalla stampa internazionale, starebbe valutando le offerte presentate da diversi fondi di private equity tra cui Cinven, Permira e Bridgepoint.

L’operazione vedrebbe strettamente coinvolti i manager della società, capeggiati dal presidente esecutivo Pierre Chappaz, che potrebbero mantenere una partecipazione del 20% nel nuovo assetto della compagnia. L’importo della vendita, secondo Bloomberg, sarebbe tra 1 e 1,6 miliardi di euro.

Viewability in-app, in Italia il programmatic supera gli acquisti diretti. I dati IAS

Nella seconda metà del 2018, i livelli di viewability della pubblicità acquistata in programmatic nel formato mobile in-app sono più alti rispetto a quelli di acquisto diretto in Italia. È quanto riporta l’ultimo Report sulla Media Quality della società tecnologica Integral Ad Science (IAS).

In termini globali, ogni giorno IAS misura, in tempo reale, miliardi di impression su tutti i dispositivi, canali e formati. Secondo i benchmark del settore presentati in questo report, che analizza i milioni di annunci delle campagne realizzate nel mercato italiano tra l’1 luglio ed il 31 dicembre 2018, la viewability della pubblicità programmatic in formato display in mobile in-app ha raggiunto il 54,4%, con un miglioramento del 10% nell’ultimo semestre rispetto al precedente, mentre negli acquisti diretti ha raggiunto il 49,4%. Anche la viewability nel formato display web per dispositivi mobili e desktop è aumentata, passando dal 36,4% al 41,9% (mobile) e dal 47,4% al 53,1% (desktop) tra il primo e il secondo semestre del 2018.

Ma ancora una volta, il report rivela che è il formato video quello con i livelli di viewability più alti in Italia: il 73,6% degli annunci video su desktop è considerato “in-view”, e la cifra sale al 76,6% per quanto riguarda la pubblicità video in formato mobile web.

Secondo Elisa Lupo, Director di IAS in Italia, «i dati confermano una crescita continua della pubblicità programmatic con livelli di viewability pari, o anche più elevati, rispetto alle impression in direct buying. Inoltre, possiamo dire che il formato video e i dispositivi mobili sono il tandem che raggiungono numeri di viewability più alti e quindi prestazioni migliori».

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Elisa Lupo

Il report fa anche riferimento ai livelli di brand safety, che nella seconda metà del 2018 risultano essere leggermente migliorati. Il numero di annunci su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand su desktop display è stato ridotto, passando dal 2,8% al 2,1%. Un calo ancora più evidente si è visto nel formato desktop video, dove il rischio è passato dal 4,5% al 3% durante lo stesso periodo.

Per quanto riguarda l’ad fraud, le campagne che hanno utilizzato tecnologie o strategie di prevenzione del fenomeno hanno visto i numeri di frodi abbassarsi. Questi miglioramenti sono ancora più evidenti se si guarda al formato video su desktop, dove l’ad fraud è passata dall’1% allo 0,5%. Invece, tra coloro che non usano questa tecnologia, il report indica che uno su dieci annunci globali (10,1% per la desktop display e 9,6% per la desktop video) viene sprecato per colpa delle frodi.

«I numeri mostrano come la tecnologia consente agli inserzionisti di ridurre drasticamente i rischi a cui i brand sono esposti su Internet», aggiunge Elisa Lupo.

Prime Real Time è il reseller in esclusiva per l’Italia di Browsi

Prime Real Time, l’azienda parte del gruppo Triboo, ha stretto una partnership esclusiva come reseller in Italia dell’adtech company Browsi, società israeliana attiva nello sviluppo di soluzioni tecnologiche finalizzate all’incremento della viewability e alla sua monetizzazione con Google Adx.

Browsi, che la società presenta come soluzione capace di risolvere i problemi di viewability degli editori, si basa su un sistema di posizionamento dinamico dei banner, legato ad un algoritmo che interpreta il tempo di lettura degli utenti e “stampa” i banner nel corretto viewport.

Browsi si integra con diverse piattaforme al fine di permettere l’erogazione delle campagne e dell’Adx del publisher secondo i livelli di viewability certificati dal proprio adserver. A ciò si aggiunge una soluzione in grado di prevedere in tempo reale il livello della viewability dei banner, ai quali agganciare soluzioni dinamiche di floor price capaci di raddoppiare il valore eCPM nell’open market delle viewable impressions, spiega la nota stampa.

Secondo Nathaniel Zenou, co-fondatore e Ceo di Browsi, il tema della viewability richiede la capacità di ottimizzarla e prevederla in tempo reale. Per questo motivo Zenou è convinto che la tecnologia avanzata di Browsi sia la soluzione perfetta per gli editori italiani che mirano ad aumentare la visibilità degli annunci, senza ridurre le dimensioni né sconvolgere la base di utenti con le modifiche di UX, spiega il comunicato.

Oracle lancia un nuovo strumento per inventory sicure, visibili e autentiche in pre-bid

Oracle unisce le tecnologie ottenute da due recenti acquisizioni, quella del player specializzato in brand safety Grapeshot ad aprile e quella della società di misurazioni Moat lo scorso anno, in un nuovo prodotto. Si chiama Pre-Bid by Moat ed analizza le inventory prima che siano messe all’asta sulle piattaforme programmatiche, per verificare che siano brand safe, viewable e libere da frodi.

La soluzione sarà disponibile all’interno del già esistente filtro di brand safety pre-bid di Grapeshot, e integrato con varie DSP come Adobe Advertising Cloud, Amobee, dataxu, MediaMath e The Trade Desk.

Già a partire dall’acquisizione delle due società, le soluzioni di verifica e controllo di Grapeshot e Moat sono state messe a disposizione degli utilizzatori di Oracle Data Cloud. Ma, stando a quanto dichiara l’Head of Product Mark Kopera, si tratta della prima volta che l’analisi delle inventory da parte di Moat per traffico invalido e viewability è reso disponibile prima che gli spazi vengano messi all’asta. Precedentemente, il servizio era disponibile nel momento del caricamento della pagina per acquisti non in programmatic (nel caso bloccando l’erogazione dell’annuncio), o – nel caso di ambienti programmatici – dopo l’acquisto.

Adesso, nel caso Moat o Grapeshot individuino dei problemi in pre-bid, l’asta non verrà condotta.

Pubblicità digitale, in aumento la viewability in Italia. I dati di IAS

Integral Ad Science (IAS) ha ufficializzato i dati del suo ultimo report sulla Media Quality per il mercato italiano.

Lo studio ha preso in considerazione oltre 500 miliardi di annunci pubblicitari di campagne nazionali ed internazionali, pubblicati tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2018, rivelando che attualmente meno della metà degli annunci in formato Desktop Display soddisfa gli standard minimi di viewability (un annuncio viene considerato “in-view” se almeno il 50% dei pixel è visualizzato sullo schermo per almeno un secondo, nel caso di display su desktop o mobile, o se viene riprodotto mentre almeno il 50% dell’immagine è sullo schermo per un minimo di due secondi consecutivi nel caso di spot video). Il dato è comunque in aumento (+9,7%), essendo passato dal 43,2% nella seconda metà del 2017 al 47,4% nella prima parte del 2018.

Per la prima volta, il report ha evidenziato anche i livelli di viewability nei formati video e mobile. La viewability per gli annunci video su desktop raggiunge il 68,8% e il 77,9% per dispositivi mobile web. D’altra parte, solo il 46,9% degli annunci display sulle applicazioni mobili viene considerato “in-view”.

«Capire le differenze tra i dispositivi è essenziale per aiutare gli inserzionisti ad attrarre il loro pubblico – commenta Elisa Lupo, Director di IAS in Italia -. Questo report evidenzia un progresso significativo e positivo per il settore della pubblicità digitale, con una percentuale più elevata di annunci che superano gli standard di viewability».

Lo stato della Brand Safety

Anche i livelli di Brand Safety sono migliorati nella prima metà del 2018. Il numero di annunci pubblicati su pagine che potrebbero danneggiare l’immagine e la reputazione dei brand è infatti diminuito del 35% (dal 4,3% nel 2017 al 2,8% quest’anno).

Il report mostra anche una riduzione del fenomeno dell’Ad Fraud in Italia del 12,3% – dal 0,9% alla fine del 2017 fino al 0,8% all’inizio del 2018. Questi dati sono rappresentativi per le campagne ottimizzate contro le frodi (campagne che impiegano tecnologie o strategie di prevenzione delle frodi pubblicitarie).

«Guardando al futuro – aggiunge Elisa Lupo -, dobbiamo essere più consapevoli di non concentrarci su un solo fattore della Media Quality. Dobbiamo avere una visione più olistica dei media e dell’impatto che hanno».

La ricerca è scaricabile qui.