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Amobee si aggiudica l’asta per gli asset di Videology

Con un’offerta da 117,3 milioni di dollari, Amobee si è aggiudicata il controllo degli asset Videology, la società specializzata in tecnologie per il programmatic video advertising su tv e online.

Amobee, società controllata al 100% da Singtel, il gruppo di tlc di Singapore, si era già impegnata a rilevare il controllo della compagnia americana lo scorso maggio, dopo che quest’ultima essere ricorsa al Chapter 11 onde evitare la bancarotta. In quel caso si era parlato di un’offerta da 45 milioni di dollari, già approvata dal board di Videology. In seguito, tuttavia, come riporta The Drum l’emittente britannica ITV si è inserita nella trattativa con una controfferta e quindi si è proceduto con un aggiudicazione all’asta, che ha ancora premiato Amobee ma a fronte di un impegno economico decisamente superiore.

Grazie all’acquisizione di Videology, Amobee potrà giocare un ruolo da maggior protagonista nel mercato dei servizi pubblicitari per le aziende. Lo scorso febbraio la società asiatica, presente anche in Europa con un ufficio a Londra, aveva messo a segno un’altra importante acquisizione nell’ambito dell’ad tech: quella di Turn, per circa 300 milioni di dollari.

Fondata nell’ormai lontano 2007, Videology ha raccolto un totale di 201 milioni di dollari di finanziamenti. Secondo quanto recentemente dichiarato dal Ceo Scott Ferber, nonostante le difficoltà finanziare (lo scorso anno era stati stata varato un piano di ristrutturazione con il taglio del 6% della forza lavoro), dovute anche al fatto che l’attuale fase che il mercato pubblicitario video sta attraversando necessità di capitali sempre più ingenti, ha ancora buone opportunità di crescita. Lo scorso novembre, Videology aveva ad esempio segnalato un incremento del 60% delle campagne pubblicitarie veicolate sulla sua piattaforma.

La DSP di Amobee arriva in Europa: accordo strategico con Amnet in Francia

Amnet France e Amobee hanno annunciato un accordo strategico per gli acquisti di media in Programmatic.

La sede francese del trading desk di Dentsu Aegis Network sarà la prima in Europa ad attivare la DSP del gruppo Amobee in modalità self-service per l’audience buying integrato su programmatic e social.

La nuova partnership rappresenta un deciso passo in avanti per la presenza europea di Amobee nello scenario del programmatic. Controllata al 100% al 100% da Singtel, telco di Singapore, e presente nel vecchio continente con un ufficio a Londra, Amobee ha recentemente compiuto investimenti notevoli in tecnologia pubblicitaria, acquistando tra l’altro due player di primo piano dello scenario ad-tech come Turn e Videology e sviluppando una piattaforma di acquisti cross-channel, che include integrazioni Api con Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest e Snapchat.

“La DSP di Amobee ci interessa particolarmente per la sua capacità di combinare gli acquisti in  programmatic lungo tutto lo spettro del digital, dal display al video e al social, e questo attraverso una sola piattaforma», ha commentato Marie Le Guevel, Ceo di Amnet Francia.

Videology passa di mano: accordo con Amobee da 45 milioni di dollari

Passa di mano il controllo di Videology, la società specializzata in tecnologie per il programmatic video advertising su tv e online.

Dopo essere ricorsa al Chapter 11, onde evitare la bancarotta attraverso un piano di ristrutturazione finanziaria, l’ad tech company di New York è stata ora acquisita da Amobee, una società di digital marketing controllata al 100% da Singtel, il gruppo di tlc di Singapore.

Amobee, nel febbraio dello scorso anno, aveva comprato un altro importante attore del mondo programmatico, la piattaforma pubblicitaria Turn, mettendo sul piatto 310 milioni di dollari. Ora, grazie all’acquisizione di Videology, la società californiana, presente in Europa con gli uffici di Londra, potrà giocare un ruolo da maggior protagonista nel mercato dei servizi pubblicitari per le aziende.

Secondo il Wall Street Journal, la proposta presentata da Amobee, accetta all’unanimità dal board di Videology, si aggirerebbe intorno ai 45 milioni di dollari. Ora bisogna capire se le altre parti in causa, ovvero gli attuali azionisti, decideranno di rilanciare con un’offerta migliorativa. Videology, lanciata sul mercato nel 2007, conta oggi nella sua compagine azionaria investitori come Catalyst Investors, Comcast Ventures, Nea, Pinnacle Ventures e Valhalla Partners. Secondo Crunchbase, queste società avrebbero iniettato negli anni capitali per 201 milioni di dollari, cifra che sfiora i 300 milioni invece per il Wall Street Journal.

“Siamo convinti che l’accordo odierno rappresenti la migliore soluzione per il futuro di Videology e sia nel migliore interesse di tutti i nostri azionisti”, ha commentato Scott Ferber, fondatore e coo di Videology. “L’operazione fornisce infatti a Videology la stabilità finanziaria necessaria per sostenerne la crescita futura”.

Secondo Scott Ferber, nonostante le difficoltà finanziare riscontrate dalla società (lo scorso anno è stata varato un piano di ristrutturazione con il taglio del 6% della forza lavoro), dovute anche al fatto che l’attuale fase che il mercato pubblicitario video sta attraversando necessita di capitali sempre più ingenti, ha ora buone opportunità di crescita. Lo scorso novembre, Videology aveva ad esempio segnalato un incremento del 60% delle campagne pubblicitarie veicolate sulla sua piattaforma.

Il gruppo è inoltre uno dei partner del progetto Luminate, la nuova suite di prodotti pubblicitari avanzati appena lanciata da The Walt Disney, mentre risale allo scorso novembre l’annuncio dell’accordo con Fox Network Group per la fornitura delle sue tecnologie per la pubblicità televisiva.

 

Aumentano gli investimenti pubblicitari su tv connesse. I dati di Videology

La crescita della pubblicità su tv addressable e data-driven lineare, la riorganizzazione di Microsoft e i tagli di Snapchat. Ne parliamo nella nostra rassegna.

In aumento gli investimenti pubblicitari su tv lineari connesse

La pubblicità su Advanced TV lineare (intesa come tv addressable e data-driven) è in piena crescita. Secondo una ricerca di Videology, ben il 79% di aziende e agenzie contano di aumentare gli investimenti su questo mezzo nei prossimi 12 mesi: una percentuale in netta crescita rispetto allo scorso anno. Lo stesso studio riporta che, invece, la pubblicità su tv lineare tradizionale, seppur ancora importante nelle strategie media dei brand, è in declino. Leggi di più su MediaPost.

Microsoft si riorganizza: focus su cloud e intelligenza artificiale

Microsoft ha annunciato di aver diviso il team ingegneristico di Windows: una riorganizzazione con cui la società punta ad accelerare il suo focus su business nuovi e a rapida crescita come il cloud computing e l’intelligenza artificiale data driven. In occasione dell’annuncio, il CEO della multinazionale Satya Nadella ha sottolineato il ruolo centrale di questi due temi nel mercato, e il loro potenziale per l’intera offerta di prodotti Microsoft. Leggi di più su New York Times.

Snapchat riduce il team pubblicitario

Si riduce il team pubblicitario di Snapchat. La società ha ridimensionato il suo organico di ben 100 dipendenti, molti dei quali all’interno della squadra commerciale. Un taglio presumibilmente conseguente al forte aumento di assunzioni subito dopo la quotazione, voluto per costruire e mettere a punto velocemente la propria offerta pubblicitaria. Leggi di più su Mashable.

Videology, cresce la pubblicità sulla televisione connessa

Cresce la pubblicità su televisione connessa negli Stati Uniti. Secondo un rapporto di Videology, intitolato Q4 2017 U.S. TV & Video Market At-A-Glance, dal 2015 si è registrato un aumento del 175% negli ordini pubblicitari per la televisione connessa sulla piattaforma. Anche le impressioni pubblicitarie hanno subito un’impennata: quelle avvenute esclusivamente su televisione connessa sono cresciute del 230% dall’ultimo trimestre.

Gli inserzionisti hanno adottato diversi approcci di targeting per questo canale; Shopping & Retail, Lifestyle, e Demo sono i segmenti più popolari. Per la prima volta, l’analisi ha anche riguardato i principali dispositivi targetizzati sulla televisione connessa, scoprendo che i dispositivi Roku sono i più utilizzati, seguiti dalle console videoludiche e Amazon Fire Tv.

Secondo il rapporto, è cresciuto l’utilizzo di dati di prima parte proprietari da parte degli inserzionisti. Nel quarto trimestre 2017, il 18% delle campagne tv su Videology che hanno impiegato il targeting ha utilizzato i dati di prima parte di un’azienda.

Inoltre, nel corso dell’anno, Videology ha osservato una crescita di quindici volte nel numero di campagne che utilizzano propri dati di prima parte per il video online. I principali inserzionisti che li utilizzano appartengono alla categoria Health & Wellness, Food & Drink, and Auto. Il documento ha rivelato che, dal 2015, il numero complessivo di campagne di televisione lineare sulla piattaforma di Videology è cresciuto di nove volte.

Molti inserzionisti nel quarto trimestre 2017 hanno scelto di gestire le loro campagne video su schermi multipli: infatti, il 97% delle campagne è stato avviato su schermi diversi, con il 60% dei loro contenuti dotato di una componente di televisione connessa.

Videology fornirà a Fox servizi di ottimizzazione per la tv lineare

Videology fornirà le sue tecnologie per la pubblicità televisiva a Fox Network Group (FNG). In particolare, la società ad-tech darà supporto per l’ottimizzazione lineare a Audience Insights Manager (AIM), una soluzione che permette ai partner inserzionisti di raggiungere efficacemente gli utenti sull’inventory di FNG.

Oltre a questo, Videology sosterrà la partecipazione del gruppo televisivo ad OpenAP, un consorzio che FNG ha co-fondato con Viacom e Turner per fornire ai marchi targeting cross-editore.

“In quanto fornitori di tecnologie pubblicitarie, offriamo le migliori soluzioni per far evolvere l’ecosistema televisivo nel suo complesso. Il nostro lavoro continuo con Fox ne è un grande esempio”, ha dichiarato Scott Ferber, Fondatore e Ceo, di Videology, “Poiché le compagnie media impiegano sempre di più il targeting delle audience su Tv, il mercato ora è in grado di fornire pubblicità più efficace e rilevante. Siamo entusiasti di supportare Fox continuando ad impegnarci per rendere la televisione avanzata un medium valido e redditizio”.

Videology, credito da 80 milioni per sviluppare la Programmatic tv

Videology, la società specializzata in tecnologie per il programmatic video advertising su tv e online, ha annunciato di aver ottenuto una linea di credito da 80 milioni di dollari da FastPay e Tennebaum Capital.

L’operazione fornirà alla compagnia più liquidità per espandere la propria attività di sviluppo nel mercato del programmatic advertising televisivo a livello globale.

Videology ha già raccolto circa 121 milioni di dollari di capitali dalla sua fondazione, avvenuta 10 anni fa. A questo stadio avanzato del ciclo di vita della società, ha spiegato il Ceo della compagnia Scott Ferber, l’ottenimento di una linea di credito è stata individuata come soluzione più idonea per lo sviluppo del business, piuttosto che impegnarsi un nuovo costoso round di Venture Capital.

“Vediamo grandi opportunità nel fare per i nostri clienti della TV lineare quello che abbiamo fatto con digitale, ossia rendere le transazioni più fluide”, ha affermato Ferber.

Non è la prima volta che FastPay, società specializzata in soluzioni finanziarie e servizi di pagamento, fornisce credito alle società di digital media advertising o ai network pubblicitari online per pagare i propri costi media in attesa di essere a loro volta remunerati da agenzie media o clienti diretti.

Ora, questo tipo leva finanziaria potrebbe agevolare la crescita del mercato del Programmatic su mezzi nuovi come radio e soprattutto tv, un mercato già in forte crescita: secondo eMarketer, solo negli Stati Uniti la spesa in pubblicità televisiva “programatica” crescerà del 75,7% quest’anno, arrivando a 1,13 miliardi di dollari, per arrivare nei due anni successivi alla soglia dei 3,80 miliardi.

First-party data: quanto sono usati nell’acquisto di pubblicità video?

La percentuale di campagne tv e video che utilizzano i dati degli inserzionisti è aumentato dal 5% del 2015 all’11% del 2017. Lo rivela una ricerca di Videology, che ha analizzato il tasso di adozione di first-party data sulle campagne video transate attraverso la propria piattaforma.

L’uso dei dati di prima parte, per quando ancora limitato, è in crescita. Questo tipo di informazioni, inerenti i clienti di un brand o i visitatori del suo sito, è percepito sempre più come vantaggioso dagli inserzionisti, in quanto utile a raggiungere i propri consumatori o a crearne di nuovi attraverso messaggi targettizzati e tagliati su misura per il tipo di utente.

Secondo i risultati dello studio, il 69% degli inserzionisti digitali ammette di utilizzare i propri dati per la pianificazione e l’acquisto di pubblicità, mentre il 61% dice di farlo per acquisire informazioni sui propri consumatori, e circa la metà per migliorare i servizi di CRM. In ogni caso, sembra che i dati di prima parte vengano utilizzati per lo più per fare retargeting sugli attuali clienti (così dicono tutti i rispondenti), mentre più della metà li sfrutta per anche per misurare l’efficacia di una campagna o per tagliare su misura dei messaggi in base a comportamenti passati dell’utente.

Naturalmente, l’utilizzo di questo tipo di dati non è cosa semplice, e comporta anche delle sfide. I risultati del report di Videology rilevano che per circa il 30% degli inserzionisti è difficile attivarli al meglio. Tra le principali criticità ci sono i costi, la scalabilità e l’accuratezza, e l’implementazione.

Videology, Tim Gentry è il nuovo SPV advertiser & agency

Tim Gentry è stato nominato nuovo SVP advertiser & agency di Videology, riporterà a Jana Eisenstein, managing director Emea della società ad-tech.

Il manager proviene del quotidiano britannico The Guardian, dove fino allo scorso settembre ha rivestito il ruolo di global revenue director. Gentry ha lavorato vent’anni per l’editore, ricoprendo differenti posizioni in ambito commerciale.

È stato tra i principali responsabili dello sviluppo dell’impianto programmatic della testata, della fusione tra le squadre vendita dell’edizione cartacea e digitale, e tra i principali promotori di Pangea, la coalizione tra Guardian, Financial Times, CNN International, Economist e Reuters.

Gentry sarà alla guida di una squadra di 40 persone e avrà l’obiettivo di rafforzare le sinergie con clienti e agenzie, cercandone di nuovi. Comincerà a lavorare da marzo negli uffici londinesi di Videology.

Viewability video: in 5 chart, la situazione a livello globale

Viewability video: se ne parla tanto, tra l’esigenza di definizioni più rispondenti alla realtà del mercato, e il riconoscimento della sua importanza (o meno) nella riuscita di una campagna pubblicitaria. E con la crescita della spesa in pubblicità video, il tema è ancora più d’attualità.

Ma qual è attualmente lo stato della viewability video a livello globale? Vediamolo insieme in cinque chart, riportate dal sito Digiday.

Viwability Video, Paese per Paese

Secondo il report “Global State of Play” di Google, il tasso di viewability video (i dati non tengono presente YouTube, che secondo Big G arriva al 93% di annunci visibili) varia molto da Paese a Paese. In cima alla lista c’è l’Olanda, con l’81% di video adv visibile, mentre guardando alle performance anno su anno, solo UK, Stati Uniti e l’Italia hanno notevolmente migliorato le proprie medie di viewability, il nostro Paese passando da un 54% a un 58%.

La media per device

Per quanto riguarda i device, sempre Google ci dice che a livello web, il 73% delle campagne video sono visibili su mobile, contro il 64% su desktop. Tra i motivi, il fatto che su desktop un video considerato non visibile può essere posizionato su una diversa scheda, o in basso nella schermata. In ogni caso, tra il 2015 e il 2016, lo scarto tra i due mezzi si è fatto più breve, con un aumento del tasso di viewability su desktop e un calo su smartphone

Le modalità di vendita

Il report di Videology analizza anche differenti tassi di visibilità in base alle modalità di vendia. La quota di viewability media sui private marketplace infatti è del 77%, in crescita sul 66% del 2015, mentre le vendite dirette hanno registrato tra un anno e l’altro un sensibile calo.

Vendite “tradizionali” Vs Programmatic

Infine, qual è la situazione tra vendite “tradizionali” e in Programmatic? Ce lo svela stavolta Integral Ad Science: in un suo studio è emerso che il 65% dell’inventory video venduta in maniera diretta era viewable, dato che scendeva al 32% per inventory vendute in Programmatic. Ma se il tasso di visibilità all’inizio dei video è sensibilmente più alto per gli spazi venduti in modalità diretta (52%) che per quelli automatizzati (25%), il calo di viewability nel corso della durata degli spot segue lo stesso andamento per entrambi.

Gli obiettivi delle aziende

Ma la viewability è davvero il principale obiettivo degli inserzionisti? Secondo una ricerca di Videology a livello EMEA, no. Secondo il report, è il view through rate, ossia il tasso di visualizzazione dell’intero spot, l’obiettivo principale per il 62% delle campagne erogate tramite la piattaforma, in crescita del 53% tra la prima e la seconda metà dell’anno. La massimizzazione del cosiddetto viewable rate, invece, è stato segnalato come principale obiettivo solo nel 5% dei casi.

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