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Ligatus entra nel Native Video con il formato Motion

Ligatus amplia la propria offerta di programmatic native con Ligatus Motion: un nuovo formato video più coinvolgente, basato sui dati e profondamente mirato.

Un’estensione, quella dell’offerta di prodotti Ligatus, “che segna il passaggio a formati pubblicitari nativi personalizzati, più accattivanti e non intrusivi, ora anche video – spiega la società in una nota -. Altri vantaggi includono flessibilità, facilità di integrazione e ricavi significativamente più elevati per gli editori”.

Ligatus Motion è stato creato appositamente per il coinvolgimento tramite contenuti in forma breve. Il video inizia solo quando il lettore è in-view e si ferma se l’utente prosegue con lo scorrimento della pagina, attivandosi solo quando è veramente visto, in modo da non falsificare le statistiche di reporting. “La funzionalità short-form è ideale per aumentare la notorietà del marchio – prosegue la nota -, catturare l’attenzione dei potenziali clienti – in particolare sul cellulare – e ha un tasso di completamento più elevato per garantire che i brand condividano il loro messaggio completo con gli utenti”. L’audio viene attivato solo su scelta dell’utente. Dopo il completamento, il player si chiude automaticamente, e può comunque essere chiuso in qualsiasi momento.

Il nuovo formato è stato integrato nell’intero premium marketplace Ligatus, che comprende, solo per citarne alcuni: Le Monde, Il Sole 24 Ore, RTL.fr, Il Fatto Quotidiano, PNP.de, Gala.de, LaSexta.com, Wetter.de, ChefKoch.de, Stern.de, ViaMichelin.de, Cumhuriyet.com.tr, Huffingtonpost.fr, Mopo.de, Antena3.es, EsDiario.com. Le campagne sono disponibili attraverso un servizio gestito o programmaticamente tramite la DSP preferita.

Per Motion, Ligatus ha scelto un modello di pagamento a CPM visibile, “per focalizzarsi su metriche che i marketer apprezzano, come la visibilità e la lunghezza della visualizzazione, oltre ad aiutarli a non sprecare la loro spesa pubblicitaria”.

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Andreas Van de Ven

«Ligatus Motion è il riflesso della nostra missione di offrire esperienze pubblicitarie positive per tutte le parti interessate – commenta Andreas Van de Ven, Chief Product Officer di Ligatus -. Sappiamo che i video nativi funzionano, ma che solo con il giusto approccio possono raggiungere il loro pieno potenziale. Abbiamo unito le ultime tecnologie con insight sui consumatori per sviluppare un formato che sia accattivante, ma che lasci il controllo all’utente, evitando così ogni forma di irritazione. Questi annunci non sono forzati, ma attraggono e incoraggiano l’interazione per una migliore user experience. Mentre gli editori ricercano formati pubblicitari su misura e non intrusivi che si integrano perfettamente con il loro contenuto, in Ligatus stiamo assistendo a un aumento dell’adozione di annunci nativi, in particolare video».

FreeWheel lancia Drive, nuova suite di soluzioni per l’adv televisiva

FreeWheel ha annunciato il lancio di Drive, la sua nuova suite di soluzioni per la pubblicità televisiva, disegnata per aiutare le aziende a raggiungere i propri consumatori su vari schermi tv, inclusi Over-the-Top (OTT), Set-top Box Video on Demand (STB VOD) e video digitale, utilizzando dati avanzati e capacità di misurazione.

Attraverso la soluzione sarà possibile raggiungere un’offerta aggregata di inventory provenienti dai vari partner “supply” della società, da AOL a DirecTV, da Fox a NBC Universal, da Turner a Viacom, così come gli spazi digitali dei fornitori televisivi a pagamento e di altri editori.

Tra i plus di Drive, le possibilità di misurazione, che si basano su metriche comparabili a quelle della TV lineare, di fatto abbattendo uno dei principali ostacoli per chi fa pubblicità su OTT e Video on Demand. La soluzione misurerà le audience utilizzando i Digital Ad Ratings di Nielsen, capaci di fornire una visione omnicomprensiva del pubblico digitale in un modo comparabile a quello della tv lineare. Utilizzando una metodologia proprietaria di FreeWheel, in particolare, Drive consente alle aziende di stimare la reach televisiva totale tra visualizzazioni lineari e digitali, controllare la frequenza, e – in ultima istanza – associare i risultati a dati, anonimi, a livello di nuclei familiari.

Addressable TV, ecco perché le alleanze tra emittenti sono importanti per la pubblicità

Oggi la frammentazione di TV e video, con relativo impatto sulla pubblicità, è un tema particolarmente caldo nel settore, perché gli utenti accedono ai contenuti attraverso un ventaglio sempre più ampio di canali, piattaforme e dispositivi.

Eppure, tale varietà porta con sé tante opportunità quante sfide. Con la costante evoluzione del settore pubblicitario nascono nuove soluzioni pensate per ottimizzare i processi esistenti e migliorare i risultati.

Prendiamo ad esempio l’avvento dell’addressable TV.

Grazie ad un targeting avanzato, questa tecnologia garantisce una maggiore efficienza, consentendo agli editori di offrire posizionamenti in grado di raggiungere segmenti selezionati del pubblico televisivo, con pubblicità diverse proposte a livello domestico, nel quadro di campagne nazionali. Tuttavia, sebbene l’addressable TV goda di una diffusione sempre crescente, dovuta a caratteristiche quali velocità e precisione (secondo le stime  un terzo della pubblicità audiovisiva sarà addressable entro il 2022), le difficoltà da superare non mancano.

Unire tecnologie moderne e tradizionali non è semplice e, a livello globale, i tassi di adozione sono diversi. Nonostante l’eccezionale avanzata dell’addressable TV negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove i programmatori integrano inventory lineari e digitali in un’unica offerta, la sua applicazione risulta più lenta nel frammentato mercato europeo, caratterizzato da una normativa più ferrea soprattutto in Francia e in Germania.

Lo sfruttamento del pieno potenziale dell’addressable TV richiede, da un lato, collaborazioni all’interno del settore mirate all’unificazione delle piattaforme tecnologiche e, dall’altro, partnership tra aziende nel campo dei mass media, oltre che a una maggiore condivisione dei dati tra editori e fornitori di tecnologie.

In realtà, la nascita di alleanze sembra una tendenza crescente nel campo della pubblicità, in particolare tra le emittenti.

Ad esempio, con la nascita di European Broadcaster Exchage (EBX) Mediaset gestisce inventory insieme a ProsiebenSat.1 (Germania) e TF1 (Francia). Nonostante le difficoltà intrinseche legate al consolidamento sul piano internazionale (lingue diverse, restrizioni giuridiche e strumenti), le emittenti e gli operatori sono consapevoli dell’importanza strategica di tali partnership per la prosperità del settore. In occasione del recente DMEXCO, RTL AdConnect è intervenuta al fianco di ProSiebenSat.1, Telekom Deutschland e Channel 4 per spiegare perché una convergenza su larga scala sia fondamentale al fine di preservare la competitività dei media europei.

Ma le alleanze non finiscono qui. Gli editori, infatti, puntano anche a colmare il divario di acquisto tra TV e digitale. Attualmente, i gruppi di vendite per TV e digitale sono spesso trattati come entità separate dalle emittenti, le quali offrono opzioni pubblicitarie altrettanto frammentate. Ora, però, è fondamentale fornire acquisti integrati che uniscano contenuti lineari e online, sia che si tratti di soluzioni basate su abbonamento o Video on Demand da set-top box (STB VoD), facendo leva su strumenti di trading efficienti quali gli acquisti programmatici.

In questa “età dell’oro” di televisione e video, per le emittenti i contenuti sono vitali. Eppure, è indispensabile capire come associare i contenuti a strategie pubblicitarie pensate in funzione di un approccio multicanale, al fine di massimizzare le inventory e offrire la miglior esperienza utente possibile.

Twitch punta sul Programmatic Guaranteed per ampliare l’offerta

Twitch punta sul Programmatic Guaranteed per ampliare la propria offerta pubblicitaria ed aumentare il numero di brand inserzionisti.

Secondo quanto riporta Digiday, citando fonti vicine ai fatti, già dall’inizio di quest’anno la piattaforma di streaming video di Amazon specializzata nel mondo dei videogame ha cercato di avviare accordi in programmatic guaranteed per la vendita della propria inventory video desktop, chiedendo alle aziende di impegnarsi a spendere almeno 50 mila dollari per campagna in cambio di un certo numero di impression garantite.

Una strategia su cui la società starebbe puntando anche in vista della chiusura, a ottobre, dell’opzione di visualizzazione ad-free per gli abbonati Twitch Prime, che porterebbe a un cospicuo aumento delle inventory disponibili.

Attualmente i brand possono comprare spazi in programmatic su Twitch in due modi: o sulla sola Twitch in private marketplace o programmatic guaranteed, o nell’ambito di un’acquisto “a pacchetto” su Amazon. Possono inoltre utilizzare per la segmentazione dell’audience sia i loro dati che informazioni di terze parti attraverso la DMP Krux; e fare affidamento su ad server esterni, i Digital Ad Ratings di Nielsen e le misurazioni sulla viewability di Moat per tracciare in maniera indipendente le performance degli annunci.

Xaxis lancia un nuovo formato video mobile-first da 6 secondi

Xaxis, il braccio programmatico di GroupM, ha lanciato un nuovo formato video breve, che consentirà ai suoi clienti di portare le loro campagne su varie piattaforme tra cui Twitter, Snapchat, Spotify e l’editore radiofonico britannico Global.

Si tratta di una soluzione mobile-first da 6 secondi, compatibile con gli altri prodotti video di Xaxis. La soluzione in Italia non è ancora disponibile (è attiva solo in UK), ma lo sarà nei prossimi mesi.

«Il video brevi rappresentano per i brand un’opportunità per offrire ai consumatori contenuti di rapida e facile fruibilità allo stesso tempo garantendo migliori brand recall e affinità – commenta Harry Harcus, MD at Xaxis UK -. Siamo contenti di lanciare il primo prodotto di questo tipo, che rappresenta un modo economicamente efficiente di ampliare la reach e la frequenza della pubblicità video digitale sui vari canali social premium, affiancandosi a formati più lunghi. Offrire contenuti agli utenti con formati brevi attraenti e rilevanti è una formula vincente sia per i brand che per i consumatori».

L’erogazione delle campagne avverrà tramite un acquisto unificato su tutte le piattaforme in cui la soluzione è disponibile, e il pagamento verrà effettuato su base cost-per-completed-view, anziché CPM. Il formato potrà godere anche degli strumenti di dati e analytics di [m]Platform per l’individuazione degli utenti target: la segmentazione del pubblico avverrà in maniera anonima attraverso codici ID, e non via cookies.

Secondo quanto riporta Digiday, oltre alle già citate quattro piattaforme, altri partner potrebbero essere interessati a partecipare al progetto, tra cui Sky. La testata americana sottolinea inoltre come il lancio del formato da parte di Xaxis potrebbe essere stato motivato anche dalla volontà di trovare un’alternativa a Facebook e Youtube per i propri clienti, che possa essere brand-safe e trasparente in tema metriche.

Come monetizzare gli eventi live sui video OTT? La risposta in un white paper

Come monetizzare i grandi eventi in diretta sui video OTT? SpotX, Akamai e Yospace hanno sviluppato un white paper per rispondere a questa domanda, intitolato “Go Live: Addressable, Ad-Supported, Live Video At Scale”.

Il documento prende spunto dall’esperienza dei tre player – Akamai esperto nell’erogazione di esperienze digitali, SpotX nella monetizzazione video e Yospace nelle tecnologie di ad insertion lato-server – focalizzandosi sui tre punti nodali dei grandi eventi telvisivi, ossia monetizzazione, scalabilità ed esperienza dello spettatore, e facendo luce sulle complessità tecniche sollevate dalla loro compresenza in un ambiente che da un lato registra continui record di visualizzazioni e dall’altro vede crescere la domanda di pubblicità data-driven.

«L’inventory live è un settore in crescita del nostro business, e con il pubblico che fruisce sempre più i contenuti su molteplici piattaforme come quelle OTT, la monetizzazione dei video in diretta diventa ancora più importante – spiega Mike Shehan, co-founder e CEO di SpotX -. Crediamo che il mercato media abbia bisogno di capire la tecnologia che sta dietro quello che rende davvero scalabile i video in diretta personalizzabili e dotati di pubblicità, e questo white paper mostra tutte le informazioni indispensabili».

Il documento è scaricabile a questo link.

Il Programmatic in Europa vale 12 miliardi di euro. I numeri di IAB

Come ogni anno, il DMEXCO è anche l’occasione per fare un punto sulle dimensioni e i principali trend del mercato programmatico in Europa, grazie alla presentazione dei risultati di un apposito studio di IAB Europe, un appuntamento fisso all’evento tedesco.

Ed anche quest’anno l’associazione non ha mancato di ufficializzare i numeri del mercato.

Un mercato, quello del Programmatic Display, che nel 2017 ha registrato una crescita a doppia cifra, +27,1%, raggiungendo un valore di 12 miliardi di euro. L’anno scorso il 62% della spesa display è stato transato in modalità automatizzata.

Ancora una volta è il Mobile a farla da padrone: su questo mezzo infatto è stato commercializzato tramite piattaforma l’80% delle inventory. Molto bene anche i formati Video, il 74,1% dei quali è stato transato in programmatic. Il Video ancora una volta è stato tra i principali traini del mercato programmatico, con una crescita del 64,6% a quota 3,9 miliardi di euro, seguito dal Mobile con un +53,2% a 6,8 miliardi.

Quanto alla geografia dei mercati, in Europa Occidentale il mercato programmatico ha raggiunto un valore di 10,8 miliardi di euro (+24%), mentre quello dell’Europa Centrale e Orientale di 1,2 miliardi (+65%).

IAS lancia una soluzione che protegge la spesa pubblicitaria video delle aziende

Integral Ad Science (IAS) lancia una nuova soluzione volta a proteggere la spesa pubblicitaria video delle aziende.

Si tratta di un nuovo tag, costruito all’interno della tecnologia di bloccaggio della società per desktop e mobile web, e dedicato precisamente agli spot pubblicitari. Indipendentemente dall’ad server utilizzato, la soluzione consente di bloccare l’erogazione degli annunci laddove viene riconosciuto che lo spazio che la ospiterà non è brand-safe, o è fraudolento. In questo modo, consente alle aziende di evitare sprechi di investimenti pubblicitari, dal momento che i brand non sono tenuti a pagare l’ad server o l’editore se l’impression non viene erogata.

Un recente report di IAS sulla qualità dei media ha svelato che aziende e agenzie che hanno lavorato in maniera proattiva per proteggere le loro campagne video dalle frodi hanno registrato una riduzione del 5,5% degli sprechi di investimenti, a confronto con chi non ha utilizzato alcuna tecnologia di prevenzione.

E l’esigenza di protezione per gli inserzionisti è tanto maggiore quanto sono cospicui e in continua crescita gli investimenti in pubblicità video: secondo uno studio di WARC, quest’anno le aziende hanno speso in video adv circa 30 miliardi di dollari.

«Dal momento che i brand stanno sempre più puntando sul video, essi hanno bisogno di una soluzione completa che li possa proteggere a livello globale nei vari canali e formati che utilizzano – commenta David Hahn, Chief Strategy Officer di IAS -. La nostra missione in IAS è di proteggere i clienti ovunque, ed avere una sofisticata soluzione di bloccaggio per l’ambiente video è fondamentale a questo scopo».

La nuova soluzione di IAS è attualmente disponibile per tutti i clienti della società.

In calo la viewability in Italia nel Q2 2018: -8%. I nuovi dati Meetrics

Cala la viewability in Italia nel secondo trimestre 2018. Secondo i nuovi dati di Meetrics, il tasso medio di visibilità delle inventory italiane ha registrato un -8% negli ultimi tre mesi, passando dal 64% del primo trimestre al 56%. Secondo la società, si tratta del valore più basso per il mercato italiano finora.

Uno sguardo più dettagliato nei numeri indica che il risultato è determinato da un sempre crescente volume di traffico mobile.

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Simone Fortunato

Un campanello d’allarme, secondo il Country Manager Italia di Meetrics Simone Fortunato: «L’ultimo rapporto di riferimento sulla viewability mostra come i tassi di visibilità nel mercato italiano siano inferiori alla media europea. C’è molto spazio per migliorare e dobbiamo usarlo per garantire una qualità costante. Anche se è il valore complessivo è particolarmente limitato nel risultato dall’alto numero di dispositivi mobili utilizzati nel periodo, alcuni formati display vedono ridursi i loro tassi di viewability».

A livello internazionale, il benchmark di viewability si attesta al 61%, guidato dal mercato austriaco con un tasso del 73%, seguito dalla Svezia al 64%. Significativi miglioramenti vengono attesi nel mercato polacco dove il tasso di viewability è esattamente del 50%, evidenziando come solo la metà degli annunci pubblicati venga effettivamente vista.

La viewability video

Anche i tassi di viewability video stanno decrescendo proporzionalmente in Italia. Nel primo trimestre il valore era piuttosto incoraggiante: 72%. Ma stavolta volta l’analisi descrive un’effettiva visualizzazione solo del 60% degli annunci video. Per quanto in calo, il riferimento resta comunque positivo se comparato alla media internazionale, attestata al 53%.

La base dei Benchmark sulla viewability di Meetrics è la definizione “50/1” di IAB e del Media Rating Council (MRC) per cui almeno il 50% dello spazio pubblicitario deve essere stato nell’area visibile del browser per almeno un secondo. Per gli annunci video, il parametro è “50/2”, il che significa che l’annuncio video deve essere stato visibile per almeno 2 secondi con almeno il 50 percento dell’area.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting contestuale, mercato video OTT e podcast.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

La combinazione tra le restrizioni imposte dal GDPR e gli avanzamenti nel machine learning stanno incoraggiando sempre più le aziende a considerare il “contesto” come alternativa al targeting audience-based. L’utilizzo del contesto per migliorare l’efficacia della comunicazione è nato probabilmente insieme alla pubblicità digitale stessa, ma con l’arrivo del programmatic advertising è stato progressivamente messo in secondo piano rispetto alla targettizzazione dell’audience. Tuttavia, tale approccio sta ultimamente cambiando tra i brand, complici sia le preoccupazioni sulla brand safety dallo scorso anno, che hanno portato gli inserzionisti a spostare la propria spesa su editori premium, sia la recente introduzione del GDPR, che ha posto nuove difficoltà all’utilizzo dei dati degli utenti. Leggi di più su Warc.

Video adv, gli approcci “a silos” frenano il mercato OTT

Nonostante il suo pubblico sia in aumento, sia a livello di volumi che di engagement, il mercato delle piattaforme video OTT (fornitori autonomi di contenuti video digitali in streaming) ha ancora delle barriere da superare per trarre il massimo potenziale dalla sua utenza. Le principali “sfide” per il settore sono la content discovery, le misurazioni e il fill rate, e molte di esse sono dovute ad approcci “a silos” delle stesse piattaforme. Ogni piattaforma è infatti un “feudo” a sé stante, o una sorta di “universo chiuso”, e tale mancanza di dialogo tra “contenitori” rende difficile sia per gli utenti trovare i contenuti che cercano, sia per le aziende riuscire a misurare le campagne, laddove ci siano appositi strumenti. Leggi di più su AdExchanger.

I podcast continuano a crescere (oltreoceano)

Per quanto in Italia la situazione sia molto diversa, e ancora ben lontana da questi numeri, all’estero quello dei podcast è un mercato florido con un’utenza in forte crescita. Secondo nuovi dati di Edison Research e Triton Digital, in America il 44% degli utenti oltre i 12 anni hanno ascoltato almeno un podcast quest’anno, e il 26% lo ha fatto nell’ultimo mese. Ironicamente, la crescita dei podcast è trainata per lo più da programmi delle radio lineari, in particolari quelli offerti dalla National Public Radio, i cui contenuti vengono scaricati ogni settimana da più di 5 milioni di utenti unici. Leggi di più su MediaPost.