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Scambio di dati per l’addressable TV: Comcast lancia Blockgraph. Publitalia tra i partner

Creare un metodo sicuro di utilizzo dei dati e condivisione delle informazioni. Con questo obiettivo, Comcast Cable Advertising, divisione di Comcast Corporation, ha lanciato il progetto Blockgraph, un’iniziativa di settore volta a favorire uno scambio sicuro di informazioni relative all’audience, che siano conformi con le normative sulla privacy, ai fini della pubblicità addressable.

Attualmente, Comcast sta collaborando all’iniziativa con vari partner di settore, e con ulteriori imprese di comunicazione e distributori di programmazione video multicanale (MVPD) i cui nomi saranno divulgati prossimamente.

Blockgraph è stato ideato per fungere da “identity layer” all’interno del settore televisivo e fornisce una piattaforma tramite la quale le imprese di comunicazione e gli editori possono offrire agli addetti al marketing efficienti funzionalità di gestione dei dati, senza divulgare a terzi informazioni identificabili degli utenti; il che permette di aggiungere ulteriori tutele sul fronte della privacy.

Ma come funziona il progetto? “Al centro dell’iniziativa c’è la piattaforma Blockgraph – spiega Comcast in una nota -. Si tratta di un software con tecnologia blockchain, sviluppato fino ad ora in seno al gruppo FreeWheel di Comcast, che permette alle imprese di comunicazione e alle emittenti televisive di controllare, connettere e attivare in modo sicuro grandi quantità di dati. Comcast ha sviluppato il software con il fine ultimo di migliorare l’efficienza e l’efficacia della pubblicità e del marketing televisivi basati sui dati, riuscendo a migliorare i processi di pianificazione, targeting, esecuzione e misurazione sui diversi dispositivi”.

Blockgraph facilita la risoluzione delle problematiche in materia di attivazione dei dati per tutti gli attori dell’ecosistema della pubblicità televisiva, ovvero i compratori, i venditori e, soprattutto, i consumatori stessi. Caratteristica intrinseca della piattaforma è la tutela della privacy dei consumatori, poiché ogni dato dei partecipanti al progetto Blockgraph rimane nel sistema di partenza e il partecipante continua a tutelare i dati e a gestire la privacy dei suoi utenti, rispettando inoltre qualsiasi scelta da parte di questi ultimi relativamente al trattamento dei dati.

«I dati vanno protetti, in quanto risorsa preziosa e delicata per le imprese di comunicazione e i consumatori – afferma Jason Manningham, General Manager di Blockgraph -. Allo stesso tempo, tuttavia, al giorno d’oggi i dati alimentano i media e la pubblicità. La comunità televisiva deve assicurarsi di poter competere con le capacità di elaborazione dei dati adoperate dalle aziende “digital first”. Riteniamo che la soluzione ideale sia rappresentata da un metodo sicuro che permetta di tutelare i dati usufruendo al tempo stesso delle informazioni collettive, e siamo convinti che Blockgraph offra questa possibilità».

Attualmente, per unire gli attributi dei dati di due diverse parti, quale un inserzionista e un’impresa di comunicazione, generalmente è necessario inviare i dati a un provider centralizzato esterno. Il provider in questione provvede dunque a individuare automaticamente associazioni bilaterali tra le due parti, per poi restituire i segmenti di dati non identificabili che possono essere utilizzati a fini di targeting o misurazione. Al contrario, Blockgraph è una piattaforma peer-to-peer che permette a tutti i partecipanti di combinare i dati automaticamente, garantendo la tutela delle informazioni personali tramite tecnologie di crittografia, dati non identificabili e protocolli blockchain. Oltre a una sicurezza e un controllo maggiori, Blockgraph permette ai partecipanti di beneficiare delle conoscenze condivise della rete, poiché attributi aggiuntivi sono confrontati con Identificatori Blockgraph crittografati.

Attualmente, Comcast sta collaborando con NBCUniversal per testare il potenziale di Blockgraph, con l’intenzione di aggiungerlo all’offerta addressable agli inizi del 2019, ed è inoltre in contatto con diversi potenziali partecipanti al progetto Blockgraph per futuri roll-out, al fine di amplificare la portata e il sostegno dell’iniziativa. Tra questi, ci sono Viacom e Publitalia.

«Blockgraph è un altro esempio di collaborazione che investe l’intero settore, nell’ottica di adottare nuovi standard e tecnologie che ci permetteranno di competere in modo più efficace in quanto mezzo di comunicazione e incrementare al tempo stesso il valore offerto ai nostri clienti pubblicitari – commenta Paola Colombo, General Manager Adtech & Business Development presso Publitalia, divisione pubblicitaria di Mediaset -. Poiché Blockgraph è una rete peer-to-peer, un suo utilizzo più diffuso da parte del settore televisivo corrisponderà a conoscenze in materia di dati più definite e di maggiore portata. Siamo lieti di collaborare con i nostri partner a questa iniziativa comune».

E il progetto è aperto a nuove collaborazioni, come sottolinea Marcien Jenckes, Presidente di Comcast Cable Advertising: «Comcast ha investito nello sviluppo della tecnologia Blockgraph, ma non vogliamo che rimanga un’iniziativa esclusivamente di nostra competenza. Invitiamo l’intero settore televisivo a partecipare al progetto affinché diventi davvero un’impresa collettiva. Quando dati su larga scala non identificabili personalmente diventano disponibili per tutti, l’attenzione è rivolta a cosa è in grado di farne il singolo fornitore di servizi e come possono essere utilizzati questi dati per contribuire al raggiungimento dei risultati desiderati. Riteniamo che quando capacità avanzate di gestione dei dati incontrano i vantaggi derivanti dall’engagement e dalla consapevolezza tipici della TV e del premium video, si ottiene un livello di performance difficilmente superabile».

Pubblicità Video, i quattro principali trend 2019 secondo SpotX

Quello della pubblicità video è un mondo in grande fermento, che sta evolvendo profondamente sia nelle aspettative degli utenti che nei canali in cui vive. SpotX ha provato a tracciare i principali trend di questo mercato, nel suo nuovo report “2019 Video Advertising Trends”, in cui ha raccolto dati di terze parti, opinioni di inserzionisti, editori e altri operatori di settore.

Ecco quali sono i quattro trend che la SSP ha individuato:

  • La disponibilità di nuove offerte per i servizi video OTT;
  • La televisione tradizionale continuerà a trasformarsi per avvicinarsi sempre più al panorama digitale odierno;
  • L’evoluzione delle aspettative dei consumatori per quanto riguarda le esperienze pubblicitarie e l’utilizzo dei dati personali porterà a innovazioni nelle transazioni e nella distribuzione degli annunci;
  • Gli sforzi legati a trasparenza e compliance stimoleranno maggiori investimenti nella gestione dei dati.

«Dal report si evince che quest’anno inserzionisti ed editori dovranno essere più che mai flessibili e pronti al cambiamento sia che si tratti di diversificare la spesa pubblicitaria o di cercare nuove opportunità globali per aumentare il valore della propria inventory – commenta Mike Shehan, co-founder e CEO di SpotX -. La riservatezza dei dati rimane una delle principali preoccupazioni per gli stakeholder e l’intero settore dovrà conformarsi alle nuove normative. Tuttavia, il 2019 ci riserverà opportunità interessanti grazie alla tecnologia che continuerà a migliorare infondendo nuova fiducia per il futuro: basta pensare ai progressi nell’Addressable TV e all’abilitazione dei dati nelle OTT».

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Mike Shehan, Ceo e Co-fondatore di SpotX

La ricerca ha individuato inoltre altri fattori chiave, tra cui:

  • Le abitudini dei consumatori a livello globale guideranno l’innovazione delle OTT;
  • Migliori esperienze pubblicitarie per i consumatori, grazie all’avanzamento del targeting per gli inserzionisti;
  • I fornitori di OTT, MVPD virtuali, telco e altro, cercheranno di espandersi in nuovi mercati globali;
  • Gli editori faranno leva sui dati di prima e terza parte per aumentare il valore della propria inventory;
  • Si registrerà una crescita del live advertising man mano che continuerà la convergenza tra TV tradizionale e OTT;
  • Editori e inserzionisti cercheranno soluzioni per il crescente problema legato all’ad fraud;
  • Ci saranno nuove iniziative per aumentare la trasparenza nel settore e ottimizzare l’accesso all’inventory degli editori.

La società proprietaria di SpotX si rafforza nel video con una nuova acquisizione

RTL Group si rafforza sul video programmatic con l’acquisizione della società di ad tech britannica Yospace.

Yospace, acquistata dal gruppo per circa 29 milioni di euro, è proprietaria di una tecnologia avanzata per l’inserimento dinamico di pubblicità lato server (SSDAI), che consente la sostituzione di spot programmati in una trasmissione in streaming con pubblicità più targettizzata e personalizzata. “Ci si aspetta che la SSDAI diventi lo standard de facto per l’erogazione fluida di spot pubblicitari negli ambienti streaming premium. In sostanza la tecnologia all’avanguardia di Yospace eroga la giusta pubblicità nel giusto momento, in base alle regole stabilite dai proprietari dei media”, spiega RTL Group in una nota. La tecnologia è attualmente utilizzata da svariati broadcaster in Europa, America e Asia, tra cui BT Sport, TV4, ITV e Seven West Media.

L’acquisizione di Yospace va a completare la stack ad tech di RTL Group, arricchendola in un settore a forte crescita come quello video, attualmente presidiato dal gruppo attraverso SpotX.

«L’acquisizione di Yospace è un passo importante nella costruzione del nostro portfolio Total Video e ci aiuterà a raggiungere due obiettivi strategici – commenta Bert Habets, CEO di RTL Group -. Innanzitutto, guadagneremo una soluzione competitiva, pienamente integrata e profittevole, che sarà determinante per far crescere ulteriormente il nostro business ad-tech. Il nostro scopo è quello di ampliare SpotX rendendola una piattaforma indipendente di punta per la monetizzazione di editori, broadcaster e servizi di video on demand. Secondariamente, questa acquisizione ci aiuterà a costruire campioni di streaming locali in quei mercati in cui abbiamo forti famiglie di canali. La tecnologia di Yospace rende la pubblicità sui servizi streaming più personalizzata, il che significa una migliore consumer experience per una monetizzazione superiore della nostra inventory premium».

L’acquisizione della società dovrebbe chiudersi il 1° febbraio 2019.

Dentsu Aegis Network si rafforza nel video data-driven con una nuova acquisizione

Dentsu Aegis Network ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di Videobeat Networks, agenzia tedesca full-service per campagne video TV e online.

Fondata nel 2011, la società ha il suo quartier generale ad Amburgo e uffici a New York, Berlino, Londra e Parigi, per un totale di 72 dipendenti. La sua offerta ha il suo punto forte in un software proprietario capace di migliorare il posizionamento, la gestione e l’analisi di contenuti video a livello cross-piattaforma, ottimizzati in tempo reale. Questa tecnologia è ulteriormente arricchita ha strumenti per l’ottimizzazione e l’analisi data-driven, per assicurare un ROI misurabile per ogni campagna video.

Dopo l’acquisizione, Videobeat rimarrà un brand autonomo, condividendo con la holding servizi e competenze.

L’accordo raggiunto è relativo all’acquisizione del 70% delle quote della società, con l’opzione di comprare il rimanente 30% in futuro. Attualmente l’operazione è soggetta all’approvazione dell’antitrust tedesco.

L’ecosistema televisivo sta per entrare in una nuova era: si passa all’Addressable TV

Quando si affronta il tema dell’ecosistema televisivo, alcuni argomenti spiccano in particolare, tra tutti l’Addressable TV. Il potere della televisione, come fattore determinante per generare impatto pubblicitario, è indiscutibile. Detto ciò, la tecnologia addressable unisce i vantaggi della televisione lineare con quelli del digitale, come il targeting del pubblico attraverso un mass media di grande impatto, offrendo al tempo stesso un ambiente ibrido, innovativo e flessibile. Nel 2017, i telespettatori nei cinque maggiori mercati europei hanno consumato in media 3 ore e 48 minuti di TV al giorno, con l’81% degli europei dai 15 anni in su che usufruiscono di contenuti video tutti i giorni. Sembra evidente che sia giunto il momento per l’industria di iniziare a convergere la visione tradizionale della TV con i contenuti online.

L’adozione dell’addressable TV è in avanzamento sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito. Negli Stati Uniti, ad esempio, 43 milioni di famiglie l’hanno già adottata. Questa crescita mostra chiaramente come la tecnologia addressable possa essere una proposta allettante per qualsiasi mercato.

L’addressable TV cambierà il modo di vendere i media – sarà il cambiamento più significativo dopo l’arrivo del programmatic. Nel 2019, questa tecnologia aprirà una porta nell’ecosistema televisivo a un nuovo segmento di inserzionisti, che saranno in grado così di raggiungere un pubblico di nicchia in qualsiasi momento. La televisione tradizionale opera in un sistema dove ogni programma è fortemente collegato ad un pubblico specifico – quello principale – e gli inserzionisti, di conseguenza, si rivolgono a quel pubblico indistintamente.

In un prossimo futuro invece, gli inserzionisti saranno in grado di indirizzare diversi messaggi, sullo stesso programma, a diverse sezioni dello stesso pubblico, cosa che in precedenza non era possibile poiché tali segmenti erano considerati troppo piccoli e non abbastanza redditizi. Ciò rappresenta una grande opportunità per gli inserzionisti più piccoli in quanto i costi delle campagne diventeranno più accessibili.

L’introduzione dell’addressable TV sul mercato forzerà non solo le emittenti ad adattarsi al cambiamento, ma l’intero settore: telecomunicazioni, partner tecnologici, ecc. Di recente, si sono viste discussioni formarsi tra diversi operatori; in vista del 2019 dovremmo cercare di definire un linguaggio comune, accettato e usato da tutti i player. Mentre l’industria si impegnerà per raggiungere questo allineamento, assisteremo ad un consolidamento delle iniziative già esistenti tra emittenti locali che mirano a testare e ad imparare attraverso diversi mezzi, come nel caso di Salto in Francia e ProSieben in Germania.

Nel video di seguito le predizioni di FreeWheel.

What’s up 2019? #2 Addressable TV – FreeWheel from FreeWheel, A Comcast Company on Vimeo.

Hulu punta sulla pubblicità in programmatic con un nuovo private marketplace

Dal 1° gennaio 2019, l’offerta pubblicitaria di Hulu si arricchirà di un nuovo private marketplace dedicato agli inserzionisti. Una soluzione che l’app di streaming video definisce come “il private marketplace premium e scalabile più ampio per raggiungere i consumatori sull’OTT”.

La piattaforma sarà gestita dalla SSP video Telaria, con le aziende che potranno effettuare delle offerte sulle inventory in vendita attraverso le loro DSP o trading desk. Hulu stessa ha precisato che tali offerte in programmatic verranno trattate allo stesso modo di quelle effettuate attraverso il team di vendita diretta della società.

E proprio come per gli acquisti effettuati tramite il team commerciale, anche quelli via PMP avranno accesso a una serie di funzionalità come i segmenti di audience proprietari di Hulu (i brand potranno anche usare dati di prima e terza parte), misurazioni sulla viewability, frequency-cap e separazione da altre categorie di inserzionisti.

Le aziende potranno effettuare il bid autonomamente, senza aver bisogno di entrare in contatto con team commerciale di Hulu per accedere all’inventory e stabilire il prezzo. Attraverso il PMP potranno effettuare l’offerta che pensano sia più appropriata per lo spazio da acquistare; Hulu stabilirà comunque un floor price, ossia un prezzo minimo da rispettare per poter accedere all’asta, anche se tale riferimento al momento non è stato ancora deciso.

Alle aziende potrebbe inoltre essere chiesto di pagare una quota per accedere agli spazi adv tramite questa nuova piattaforma.

Per Hulu non si tratta del primo private marketplace: la società ne aveva già aperto uno a fine 2015, modificandolo poi negli anni seguenti, ma all’epoca si trattava di una prima soluzione per l’acquisto di inventory programmatiche. Adesso, rispetto a quel primo esperimento, il programmatic non è più sinonimo di invenduto – e lo testimonia il fatto che adesso la vendita pubblicitaria tramite la nuova PMP è messa sullo stesso piano di quella effettuata tramite il team sales – e l’inventory di Hulu è cresciuta sensibilmente, dai soli pre-roll e break sui video on-demand di qualche anno fa alla possibilità di inserire adv anche sui contenuti live di oggi. E l’offerta è destinata ampliarsi ulteriormente: negli ultimi NewFront, la società ha parlato dell’intenzione di aggiungere l’inserimento dinamico di annunci sul suo servizio tv live e della possibile creazione di altri nuovi formati, ad esempio nei video scaricati dagli utenti per la visione offline.

La società sta intanto lavorando anche a un nuovo tipo di spot adv, chiamato “Pause Ads”, che verrà erogato quando gli utenti mettono in “pausa” la visione di un programma, e che potrebbe essere venduto già dall’anno prossimo.

Teads e Adform, partnership per l’offerta programmatic outstream

È una partnership esclusiva quella formalizzata tra la Global Media Platform, Teads, e Adform, piattaforma tecnologica indipendente tra le più affermate del mercato dell’advertising.

Grazie all’accordo, Teads sarà da oggi integrata direttamente con la piattaforma di programmatic buying di Adform.

Questa operazione consentirà quindi alle agenzie e ai brand che collaborano con Adform di avere accesso all’inventory outstream, scalabile e di qualità, di Teads, attraverso un marketplace esclusivo (PMP), che comprende i più prestigiosi publisher del mondo: BBC, Apple News, Bild, Business Insider, Clarin, Corriere.it, El Mundo, El Pais, Spiegel, Forbes, Fortune, Gannett, L’express, Les Echos, Cosmopolitan, Gioia, The Business Times, Times, Vanity Fair e molti altri.

Data la capillare diffusione dei formati di outstream video advertising in Europa, che raggiunge ormai il 54,1% della spesa sul digitale, risulta necessario ampliare l’offerta disponibile anche via programmatic buying.

L’accordo di integrazione siglato tra le due realtà va incontro a questa esigenza, rendendo disponibile a buyers di Europa, Nord America, MENA e APAC nuove inventory.

Hugues Templier, EMEA Programmatic Business Development Director di Teads.tv ha affermato: «Siamo lieti di estendere la scalabilità dell’inventory premium di Teads grazie a questo importante accordo. Attraverso l’integrazione diretta dell’inventory di Teads in Adform, una delle più importanti piattaforme di acquisto in RTB, gli advertiser e le agenzie avranno accesso al network dei più prestigiosi publisher al mondo. In questo modo, potranno avere la garanzia che i loro annunci vengano distribuiti all’interno di ambienti viewable e brand-safe».

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Hugues Templier

Rick Jones, SVP Global Revenue Development di Adform ha poi aggiunto: «Siamo davvero entusiasti di aver finalizzato questo accordo di diretta integrazione con la piattaforma di Teads che, siamo sicuri, conferirà maggior prestigio alla nostra offerta e supporterà i nostri clienti nell’obiettivo di creare nuove opportunità per distribuire pubblicità ad alto impatto comunicativo in contesti di qualità. Teads è stata in grado in questi anni di rafforzare la sua offerta scalabile con una inventory di alta qualità e di distinguersi nel mercato soprattutto per i suoi formati video, che costituiscono ormai una delle forze che trainano il mercato dell’advertising. Per questi motivi, siamo certi che trarremo ampi benefici da questa partnership».

Il break pubblicitario televisivo del futuro? Lo attiveranno gli utenti

Il break pubblicitario televisivo del futuro? Potrebbe essere attivato dagli stessi utenti.

Secondo quanto riporta Variety, Hulu conta di iniziare a vendere l’anno prossimo un tipo di spot adv, chiamato “Pause Ads”, che verrà erogato quando gli utenti mettono in “pausa” la visione di un programma. Il concetto alla base di questo formato è che il pubblico possa rivelarsi più favorevole a spot che non interrompono in maniera arbitraria la visualizzazione di un contenuto, ma partono invece quando è l’utente stesso a decidere di volere sospendere la visione. E le “pause”, ora che si vanno diffondendo sempre più le “maratone televisive”, di certo non mancano.

L’iniziativa di Hulu non è nuova ad altre società. Anche Xandr, la unit ad tech di AT&T, starebbe testando qualcosa di simile, il cui lancio è previsto anch’esso il prossimo anno: una tecnologia capace di inserire un video sullo schermo nel momento in cui l’utente decide di fare un break. Il management di AT&T aveva peraltro sollevato qualche mese fa il tema del bisogno, per le nuove forme di intrattenimento video come lo streaming, di un maggiore supporto pubblicitario, necessario per sostenere i costi della produzione di contenuti. I soli ricavi provenienti dagli abbonamenti ai servizi di video on demand non sono sufficienti, secondo la telco, per tutti i contenuti che vengono sviluppati. Questo tipo di annunci non invasivi potrebbe dunque essere una soluzione.

I “Pause Ads”, inoltre, potranno essere meglio profilati attraverso piattaforme data-driven, aprendo interessanti opportunità di targeting. Basti pensare a come diverse persone, ad esempio, mettono in pausa i programmi mentre cucinano.

Se una volta era il break pubblicitario a dettare le pause dei telespettatori, tra poco potrebbe essere il contrario.

Cresce l’header bidding mobile, spinto dall’adozione in-app. I dati PubMatic

Il Mobile Video è la tipologia di spot più in crescita tra i consumatori, e quella che attualmente ha la più alta quota di tempo speso, e anche in considerazione di ciò, è un canale che sta destando sempre più l’interesse delle aziende e creando opportunità di ricavi in aumento per gli editori.

E’ quanto rivela il terzo Quarterly Mobile Index (QMI) 2018 di PubMatic, lo studio trimestrale con cui la SSP indaga l’andamento della pubblicità su smartphone e tablet e i suoi principali trend, dal mobile video all’header bidding e all’espansione della monetizzazione cross-canale.

Tra le principali evidenze dello studio, la crescita dell’header bidding mobile, man mano che la tecnologia inizia ad essere applicata anche all’ambiente in-app. Il volume dell’header bidding mobile è quasi raddoppiato, con un +95% anno su anno nel terzo trimestre (su desktop la tecnologia è cresciuta del 3%). Anche il “parallel bidding in-app” (l’equivalente dell’header bidding) sta proseguendo la sua ascesa, raggiungendo il 14% del volume complessivo dell’header bidding mobile.

Lo studio ha anche evidenziato un’importante spinta (a tre cifre) del volume della pubblicità mobile nel settore retail, trainato dalla stagione del Back to School. Gli editori del mondo retail hanno infatti visto un aumento del 142% nel volume delle impression mobile monetizzate nel trimestre. Le impression monetizzate tramite app sono aumentate di 62 volte anno su anno, arrivando a coprire il 41% del volume mobile erogato attraverso PubMatic nel 2018.

Ligatus entra nel Native Video con il formato Motion

Ligatus amplia la propria offerta di programmatic native con Ligatus Motion: un nuovo formato video più coinvolgente, basato sui dati e profondamente mirato.

Un’estensione, quella dell’offerta di prodotti Ligatus, “che segna il passaggio a formati pubblicitari nativi personalizzati, più accattivanti e non intrusivi, ora anche video – spiega la società in una nota -. Altri vantaggi includono flessibilità, facilità di integrazione e ricavi significativamente più elevati per gli editori”.

Ligatus Motion è stato creato appositamente per il coinvolgimento tramite contenuti in forma breve. Il video inizia solo quando il lettore è in-view e si ferma se l’utente prosegue con lo scorrimento della pagina, attivandosi solo quando è veramente visto, in modo da non falsificare le statistiche di reporting. “La funzionalità short-form è ideale per aumentare la notorietà del marchio – prosegue la nota -, catturare l’attenzione dei potenziali clienti – in particolare sul cellulare – e ha un tasso di completamento più elevato per garantire che i brand condividano il loro messaggio completo con gli utenti”. L’audio viene attivato solo su scelta dell’utente. Dopo il completamento, il player si chiude automaticamente, e può comunque essere chiuso in qualsiasi momento.

Il nuovo formato è stato integrato nell’intero premium marketplace Ligatus, che comprende, solo per citarne alcuni: Le Monde, Il Sole 24 Ore, RTL.fr, Il Fatto Quotidiano, PNP.de, Gala.de, LaSexta.com, Wetter.de, ChefKoch.de, Stern.de, ViaMichelin.de, Cumhuriyet.com.tr, Huffingtonpost.fr, Mopo.de, Antena3.es, EsDiario.com. Le campagne sono disponibili attraverso un servizio gestito o programmaticamente tramite la DSP preferita.

Per Motion, Ligatus ha scelto un modello di pagamento a CPM visibile, “per focalizzarsi su metriche che i marketer apprezzano, come la visibilità e la lunghezza della visualizzazione, oltre ad aiutarli a non sprecare la loro spesa pubblicitaria”.

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Andreas Van de Ven

«Ligatus Motion è il riflesso della nostra missione di offrire esperienze pubblicitarie positive per tutte le parti interessate – commenta Andreas Van de Ven, Chief Product Officer di Ligatus -. Sappiamo che i video nativi funzionano, ma che solo con il giusto approccio possono raggiungere il loro pieno potenziale. Abbiamo unito le ultime tecnologie con insight sui consumatori per sviluppare un formato che sia accattivante, ma che lasci il controllo all’utente, evitando così ogni forma di irritazione. Questi annunci non sono forzati, ma attraggono e incoraggiano l’interazione per una migliore user experience. Mentre gli editori ricercano formati pubblicitari su misura e non intrusivi che si integrano perfettamente con il loro contenuto, in Ligatus stiamo assistendo a un aumento dell’adozione di annunci nativi, in particolare video».