Main partner:

Jobs

In calo la viewability in Italia nel Q2 2018: -8%. I nuovi dati Meetrics

Cala la viewability in Italia nel secondo trimestre 2018. Secondo i nuovi dati di Meetrics, il tasso medio di visibilità delle inventory italiane ha registrato un -8% negli ultimi tre mesi, passando dal 64% del primo trimestre al 56%. Secondo la società, si tratta del valore più basso per il mercato italiano finora.

Uno sguardo più dettagliato nei numeri indica che il risultato è determinato da un sempre crescente volume di traffico mobile.

Simone-Fortunato_Country-Manager-Meetrics-Italia
Simone Fortunato

Un campanello d’allarme, secondo il Country Manager Italia di Meetrics Simone Fortunato: «L’ultimo rapporto di riferimento sulla viewability mostra come i tassi di visibilità nel mercato italiano siano inferiori alla media europea. C’è molto spazio per migliorare e dobbiamo usarlo per garantire una qualità costante. Anche se è il valore complessivo è particolarmente limitato nel risultato dall’alto numero di dispositivi mobili utilizzati nel periodo, alcuni formati display vedono ridursi i loro tassi di viewability».

A livello internazionale, il benchmark di viewability si attesta al 61%, guidato dal mercato austriaco con un tasso del 73%, seguito dalla Svezia al 64%. Significativi miglioramenti vengono attesi nel mercato polacco dove il tasso di viewability è esattamente del 50%, evidenziando come solo la metà degli annunci pubblicati venga effettivamente vista.

La viewability video

Anche i tassi di viewability video stanno decrescendo proporzionalmente in Italia. Nel primo trimestre il valore era piuttosto incoraggiante: 72%. Ma stavolta volta l’analisi descrive un’effettiva visualizzazione solo del 60% degli annunci video. Per quanto in calo, il riferimento resta comunque positivo se comparato alla media internazionale, attestata al 53%.

La base dei Benchmark sulla viewability di Meetrics è la definizione “50/1” di IAB e del Media Rating Council (MRC) per cui almeno il 50% dello spazio pubblicitario deve essere stato nell’area visibile del browser per almeno un secondo. Per gli annunci video, il parametro è “50/2”, il che significa che l’annuncio video deve essere stato visibile per almeno 2 secondi con almeno il 50 percento dell’area.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting contestuale, mercato video OTT e podcast.

La rinascita del “contesto” grazie a brand safety e GDPR

La combinazione tra le restrizioni imposte dal GDPR e gli avanzamenti nel machine learning stanno incoraggiando sempre più le aziende a considerare il “contesto” come alternativa al targeting audience-based. L’utilizzo del contesto per migliorare l’efficacia della comunicazione è nato probabilmente insieme alla pubblicità digitale stessa, ma con l’arrivo del programmatic advertising è stato progressivamente messo in secondo piano rispetto alla targettizzazione dell’audience. Tuttavia, tale approccio sta ultimamente cambiando tra i brand, complici sia le preoccupazioni sulla brand safety dallo scorso anno, che hanno portato gli inserzionisti a spostare la propria spesa su editori premium, sia la recente introduzione del GDPR, che ha posto nuove difficoltà all’utilizzo dei dati degli utenti. Leggi di più su Warc.

Video adv, gli approcci “a silos” frenano il mercato OTT

Nonostante il suo pubblico sia in aumento, sia a livello di volumi che di engagement, il mercato delle piattaforme video OTT (fornitori autonomi di contenuti video digitali in streaming) ha ancora delle barriere da superare per trarre il massimo potenziale dalla sua utenza. Le principali “sfide” per il settore sono la content discovery, le misurazioni e il fill rate, e molte di esse sono dovute ad approcci “a silos” delle stesse piattaforme. Ogni piattaforma è infatti un “feudo” a sé stante, o una sorta di “universo chiuso”, e tale mancanza di dialogo tra “contenitori” rende difficile sia per gli utenti trovare i contenuti che cercano, sia per le aziende riuscire a misurare le campagne, laddove ci siano appositi strumenti. Leggi di più su AdExchanger.

I podcast continuano a crescere (oltreoceano)

Per quanto in Italia la situazione sia molto diversa, e ancora ben lontana da questi numeri, all’estero quello dei podcast è un mercato florido con un’utenza in forte crescita. Secondo nuovi dati di Edison Research e Triton Digital, in America il 44% degli utenti oltre i 12 anni hanno ascoltato almeno un podcast quest’anno, e il 26% lo ha fatto nell’ultimo mese. Ironicamente, la crescita dei podcast è trainata per lo più da programmi delle radio lineari, in particolari quelli offerti dalla National Public Radio, i cui contenuti vengono scaricati ogni settimana da più di 5 milioni di utenti unici. Leggi di più su MediaPost.

Timori sulla trasparenza frenano la crescita della pubblicità video in programmatic

Cresce il Programmatic Video in Europa nel primo trimestre 2018: +48%. E’ quanto emerge dal Video Monetisation Report di FreeWheel, società di ad tech del gruppo Comcast, che ha fotografato l’andamento della pubblicità premium video nei primi tre mesi dell’anno.

Sebbene gli acquisti tramite piattaforma siano in aumento, sono ancora quelli diretti a fare la parte del leone nel Vecchio Continente, coprendo l’84% delle transazioni di pubblicità premium. Questo a causa dei timori legati alla trasparenza degli acquisti programmatici.

La quota complessiva di visualizzazioni pubblicitarie derivanti da transazioni programmatiche, intanto, è pari al 16%, mentre complessivamente le ad views in Europa hanno visto nel periodo in esame un aumento del 37% nei primi tre mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, superando l’aumento rilevato negli Stati Uniti (34%). Le video views sono cresciute del 10%.

Privilegiando un equilibrio positivo tra esperienza dell’utente e monetizzazione, inoltre, il numero di annunci per interruzione nei formati long-form e on-demand è diminuito: gli utenti europei visualizzano infatti 4,6 annunci rispetto ai 4,8 rilevati nel primo trimestre del 2017, per un totale di 80 secondi (-14 secondi).

Nel frattempo, la syndication dei contenuti continua a crescere in Europa, riflettendo la volontà degli inserzionisti di aumentare reach e monetizzazione pur mantenendo i diritti di vendita primari. L’incremento si attesta al 73% su base annua, portando la percentuale di ad views complessive che riguardano contenuti diffusi per syndication al 24%. Nel frattempo, anche i siti aggregatori evidenziano una crescita significativa, con il +47% rispetto al primo trimestre del 2017.

Canali e utenza

A fare da traino a queste performance pubblicitarie è stata soprattutto la crescente popolarità delle dirette sportive e dei servizi di streaming.

In Europa e negli Stati Uniti, infatti, le ad views associate a contenuti live hanno registrato una crescita annua pari rispettivamente al 67% e 77%, sulla scia soprattutto di importanti eventi sportivi quali i Giochi olimpici invernali. Nonostante la concorrenza di altre piattaforme, inoltre, il piccolo schermo mantiene un chiaro vantaggio su entrambe le sponde dell’Atlantico al punto che, insieme, i contenuti Over-the-Top e il VoD da set-top box hanno generato la percentuale di ad views più alta in assoluto (39%). Sebbene le visualizzazioni di pubblicità da mobile e desktop abbiano pur sempre registrato tassi di crescita del 19% e 16%, tali dati denotano un rallentamento su base annua. Dal canto loro, le visualizzazioni di premium video da tablet sono invece diminuite del 2% sui dodici mesi.

Gli utenti suddividono la propria attenzione su un numero di formati e dispositivi più alto che mai; eppure, a livello generale, il completion rate resta elevato toccando quota 97% e 96% rispettivamente per gli annunci pre-roll e mid-roll. Questo aspetto non solo segnala forti livelli di engagement, ma è la prova ultima che, per gli utenti, pubblicità e contenuti premium rappresentano una combinazione vincente.

Infine, il numero di consumatori passati ai servizi di streaming è cresciuto sensibilmente (in tutta Europa gli abbonati sono ben 51 milioni) e le emittenti continuano a forgiare collaborazioni per tenere testa a giganti del calibro di Amazon e Netflix, come quella tra RTVE, Mediaset e Atresmedia, e tra le emittenti francesi TF1 e M6, annunciate nell’ambito di iniziative strategiche finalizzate a dare una scossa ai mercati OTT e SVoD.

Per il settore video, dunque, arrivano segnali positivi, specie nel contesto di un trimestre difficoltoso scandito dall’implementazione del GDPR e dalla diffusione di una serie di timori legati a trasparenza e controllo.

«Alla luce dei rapidi mutamenti in atto a livello di settore, possiamo dire che il 2017 sia stato un anno positivo per la pubblicità premium video e il 2018 mostra segnali decisamente incoraggianti – commenta Thomas Bremond, General Manager, International di Comcast -. Se è vero che bisognerà attendere per constatare le reali implicazioni del GDPR in Europa, la speranza è che le iniziative intraprese a sostegno della trasparenza e dell’ottimizzazione dell’esperienza dell’utente potranno mitigare gli effetti del regolamento, favorendo uno sviluppo continuo dei rapporti tra brand e consumatori».

Amobee si aggiudica l’asta per gli asset di Videology

Con un’offerta da 117,3 milioni di dollari, Amobee si è aggiudicata il controllo degli asset Videology, la società specializzata in tecnologie per il programmatic video advertising su tv e online.

Amobee, società controllata al 100% da Singtel, il gruppo di tlc di Singapore, si era già impegnata a rilevare il controllo della compagnia americana lo scorso maggio, dopo che quest’ultima essere ricorsa al Chapter 11 onde evitare la bancarotta. In quel caso si era parlato di un’offerta da 45 milioni di dollari, già approvata dal board di Videology. In seguito, tuttavia, come riporta The Drum l’emittente britannica ITV si è inserita nella trattativa con una controfferta e quindi si è proceduto con un aggiudicazione all’asta, che ha ancora premiato Amobee ma a fronte di un impegno economico decisamente superiore.

Grazie all’acquisizione di Videology, Amobee potrà giocare un ruolo da maggior protagonista nel mercato dei servizi pubblicitari per le aziende. Lo scorso febbraio la società asiatica, presente anche in Europa con un ufficio a Londra, aveva messo a segno un’altra importante acquisizione nell’ambito dell’ad tech: quella di Turn, per circa 300 milioni di dollari.

Fondata nell’ormai lontano 2007, Videology ha raccolto un totale di 201 milioni di dollari di finanziamenti. Secondo quanto recentemente dichiarato dal Ceo Scott Ferber, nonostante le difficoltà finanziare (lo scorso anno era stati stata varato un piano di ristrutturazione con il taglio del 6% della forza lavoro), dovute anche al fatto che l’attuale fase che il mercato pubblicitario video sta attraversando necessità di capitali sempre più ingenti, ha ancora buone opportunità di crescita. Lo scorso novembre, Videology aveva ad esempio segnalato un incremento del 60% delle campagne pubblicitarie veicolate sulla sua piattaforma.

Gestione del consenso, Google sempre sotto i riflettori sul tema GDPR

I protagonisti della nostra rassegna di oggi: Google, Wired e la pubblicità mobile.

Google sempre sotto i riflettori per il GDPR

Ritardando la sua implementazione del Transparency and Consent Framework di IAB, Google sta causando tra le aziende confusione sulla gestione dei consensi e possibili violazioni del GDPR. La società ha promesso di integrare il framework entro agosto, utilizzando temporaneamente una soluzione che secondo vari operatori sarebbe incompleta, e che starebbe potenzialmente portando alcuni clienti pubblicitari di Google ad erogare campagne targettizzate ad utenti che non hanno dato il loro consenso a pubblicità personalizzate. Con possibili conseguenze per gli operatori stessi. Leggi di più su Reuters.

Wired lancia un canale video in streaming

Wired punta sul video over-the-top con il lancio del suo primo canale streaming. Il contenitore è disponibile dal 1° luglio su Apple TV, Amazon Fire TV e Android TV, a cui prossimamente si aggiungerà anche Roku. Ospiterà i video e programmi più popolari di Wired.com e del canale YouTube di Wired. Si tratta del primo di una serie di canali video in streaming firmati Condé Nast: nel 2019 gli faranno compagnia analoghi progetti per GQ e Bon Appétit. Leggi di più su Digiday.

Nel 2022 il 70% della spesa digital USA sarà su mobile, secondo Forrester

In meno di 5 anni, circa il 70% degli investimenti pubblicitari digital andrà su mobile in USA, secondo un nuovo forecast di Forrester. La società stima che smartphone e tablet cresceranno a un ritmo medio del 14,7% ogni anno tra il 2017 e il 2022, contribuendo per l’86% all’aumento della spesa adv digital. A fare da traino saranno search e social, che copriranno l’81% dell’incremento della spesa mobile, con il social che nel 2019 supererà per la prima volta il search come principale canale mobile nel Paese. Leggi di più su MediaPost.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di misurazioni, pubblicità video su Amazon e qualità dei dati.

La “reach” è ancora una metrica chiave per la misurazione della pubblicità?

Non molto tempo fa, quello della “reach” era un termine chiave per la misurazione delle performance pubblicitarie. Le aziende potevano comprare spot all’interno degli spazi di un popolare programma tv, sicuri che la loro campagna sarebbe stata vista da milioni di persone. Ma nell’era della frammentazione dei media, con il sempre maggiore utilizzo del mobile e la moltiplicazione dei canali su cui fruire i contenuti, la “reach” ha sempre un significato così importante? Secondo alcuni, no. Come Neil Shah, global senior brand manager di Smirnoff nel gruppo Diageo, che l’ha descritta come una “metrica effimera”, spiegando come non fornisca informazioni sull’interazione o meno dei consumatori con la pubblicità che viene loro servita. Leggi di più su The Drum.

Amazon, a breve la pubblicità video su Prime?

Che prima o poi Amazon avesse unito due business strategici della sua offerta, quello video e quello pubblicitario, portando l’adv su Amazon Video, era cosa immaginabile. Ma a quanto pare, questa unione potrebbe avvenire prima di quanto ci si aspettasse. Un annnuncio di lavoro di Amazon in UK indica che l’azienda sarebbe alla ricerca di qualcuno cui affidare la supervisione delle proprie attività “Free-to-air TV and advertising” in Europa. I Free-to-air TV sono i canali televisivi cui si ha accesso attraverso sintonizzatore digitale, cable o satellite senza dover pagare per riceverli: che Amazon abbia intenzione di portarli presto su Prime, insieme agli spot? Leggi di più su TechCrunch

Per i marketer la gestione della qualità dei dati è ancora una sfida

I dati sono sempre più importanti per il marketing delle aziende, ma la loro qualità continua ad essere un problema. Secondo uno studio di Tune e Forrester Consulting effettuato su 300 mobile marketer americani, circa un terzo di essi trova sfidante la gestione della “data quality”. E parte del problema è la crescita degli investimenti adv su smartphone e tablet: con essi è in aumento infatti anche il numero di società fraudolente che da tali investimenti vogliono guadagnare. Leggi di più su eMarketer.

Ecco quali sono le 20 principali property multi-piattaforma in Italia

IAB Europe ha pubblicato in questi giorni nella sua versione integrale l’AdEx Benchmark Report 2017, lo studio, presentato in occasione di Interact 2018, che fotografa lo stato del mercato europeo della pubblicità digitale, includendo tendenze, formati e comparazioni cross-market.

All’interno dello studio, IAB ha anche stilato una classifica delle principali property digitali nei vari mercati europei in esame. Basandosi su dati comScore relativi a Dicembre 2017, l’associazione ha individuato le 20 maggiori property multi-piattaforma. Ecco quelle italiane. iab-adx-benchmark-2017

Ai primi posti non stupisce troppo trovare le big di internet Google e Facebook. Dietro ai due colossi, i principali editori multimediali nazionali Mondadori, Espresso e RCS, insieme a Oath.

Lo studio ha anche effettuato la stessa classifica sulle property a livello esclusivamente Desktop e Video. Ecco quali sono le prime 20 property Desktop in Italia.

iab-adx-benchmark-2017-desktop

In questo caso, Microsoft scalza Facebook al secondo posto, e la prima azienda italiana presente in classifica, in quinta posizione, è Italiaonline. In classifica anche società non editoriali, come Telecom Italia, Gruppo Poste Italiane e TripAdvisor, e il guru “tech” Aranzulla.it.

Di seguito, infine, le prime 20 property Video in Italia.

iab-adx-benchmark-2017-video

Sul podio ancora una volta Google e Facebook, seguiti da piattaforme musicali come Warner Music e Vevo. In classifica anche diversi siti di streaming di film.

Contenuti video: quelli lunghi o ad episodi rendono meglio a livello adv, secondo gli editori

Oggi nella nostra rassegna parliamo di video, Snapchat e società di consulenza.

Contenuti video: quelli lunghi o ad episodi rendono meglio a livello adv, secondo gli editori

Gli editori sembrano preferire video di lunga durata o ad episodi, rispetto a brevi contenuti virali. I video più corti e virali, infatti, sarebbero una fonte più instabile di ricavi pubblicitari, in quanto la loro popolarità sarebbe legata alle piattaforme di distribuzione come Facebook, e ai suoi algoritmi sempre in evoluzione. I video più lunghi, invece, risulterebbero più efficaci sia a livello di mantenimento dell’audience che di ricavi adv, in quanto percepiti come premium rispetto ad altre tipologie di contenuto. Leggi di più su Axios.

Snapchat, in autunno arriva la nuova piattaforma di gaming

Snap, la società cui fa capo Snapchat, sta attivamente lavorando ad una piattaforma di gaming, il cui lancio è previsto per questo autunno. Il progetto, a cui l’azienda sta lavorando da almeno un anno, consentirà a sviluppatori esterni di creare giochi utilizzabili all’interno dell’app di Snapchat. Una mossa con cui Snap punta ad attirare nuovi utenti sul social e portarli a passare più tempo sull’app. La società starebbe già avviando accordi con alcuni produttori di giochi. Leggi di più su CNET.

L’epoca d’oro delle società di consulenza, sull’onda del trend del marketing “in-house”

Con la tendenza di molte aziende a portare in-house la gestione di parte del proprio business pubblicitario, le società di consulenza stanno vivendo una nuova epoca d’oro. Player come Accenture Interactive, PwC e Deloitte Digital si stanno infatti ponendo sempre più sul mercato come “abilitatori”, capaci di insegnare alle aziende come gestire qualcosa prima appaltato ad agenzie esterne e su cui le imprese hanno spesso carenza di competenze. E le aziende le percepiscono come partner obiettivi, non semplici venditori. Leggi di più su Digiday.

Il programmatic cresce nel mondo: +23,2% quest’anno secondo Dentsu Aegis Network

Dalle stime di Dentsu Aegis Network sul programmatic al nuovo standard VAST di IAB, all’arrivo del targeting people-based su Bing: la nostra rassegna di oggi.

Il programmatic continua a crescere nel mondo: le nuove stime di Dentsu Aegis Network

La spesa pubblicitaria in programmatic crescerà quest’anno del 23,2% e nel 2019 del 19,1%. Lo stima Dentsu Aegis Network all’interno dei suoi nuvoi forecast sul mercato adv a livello globale. Secondo la holding media, la possibilità di consolidare le strategie di acquisto automatizzato su vari formati e dispositivi continuerà infatti a costituire per gli inserzionisti un’opportunità per raggiungere in maniera scalabile il pubblico più di valore per essi. Leggi di più su The Edge Markets.

IAB Tech Lab annuncia la versione 4.1 del suo Digital Video Ad Serving Template (VAST)

IAB Tech Lab ha ufficializzato la versione 4.1 del suo Digital Video Ad Serving Template (VAST), attualmente disponibile per i commenti pubblici. Svariate le modifiche apportate rispetto alla versione precedente, in particolare sul fronte della standardizzazione delle ad request, sullo scoraggiamento all’uso dello standard VPAID, sulla necessità di istituire template interattivi e standard per la sottotitolazione, e la rimozione di riferimenti al protocollo Flash. La fase di commenti pubblici si concluderà il 14 luglio. Leggi di più su MediaPost.

Su Bing arriva il targeting people-based, grazie a un accordo con LiveRamp

LiveRamp, società di Acxiom, ha annunciato un’integrazione con Microsoft grazie a cui metterà a disposizione dei brand (al momento nel mercato USA) le proprie tecnologie per il targeting search people-based su Bing. Questo vuol dire che sulle Custom Audience di Bing si potranno ora effettuare targeting o retargeting di annunci search grazie alla tecnologia di identity resolution di LiveRamp, IdentityLink. Le aziende potranno associare identificativi come gli indirizzi email ai cookie, e consentire così una segmentazione più profonda e precisa delle audience. La collaborazione con Microsoft arriva un anno dopo un analogo accordo firmato con Google. Leggi di più su MarTech Today.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano l’utilizzo dei dati dei contatti

Nella nostra rassegna di oggi spazio a dati mobile, fake news e servizi di streaming video.

Apple, nuove regole dell’App Store limitano lo sfruttamento dei dati dei contatti

Apple ha modificato le regole del proprio App Store per limitare le possibilità degli sviluppatori di applicazioni di raccogliere, utilizzare e condividere i dati di amici e altri contatti dei proprietari di iPhone. Una mossa che va a toccare delle pratiche impiegate per anni: gli sviluppatori di app infatti chiedono normalmente agli utenti accesso ai contatti telefonici, raccogliendo informazioni che poi utilizzano a fini di marketing e che a volte condividono o vendono ad altre società, senza il permesso dei suddetti “contatti”. Gli sviluppatori non potranno costruire database dei contatti che raccolgono dagli utilizzatori di iPhone, non potranno vendere o condividere tali informazioni e non potranno utilizzare tali insight per scopi diversi da quelli dichiarati, a meno di dover richiedere un nuovo consenso. Chi non rispetterà queste nuove regole verrà espulso dallo store. Leggi di più su AdAge.

Video in streaming: il 52% degli utenti preferisce opzioni gratuite con pubblicità ad abbonamenti

Secondo uno studio internazionale di IAB, il 67% dei consumatori a livello globale guardano video live in streaming, e il 52% ammette di preferire opzioni gratuite con pubblicità ad offerte per abbonamento (come Netflix, per intenderci). Lo studio ha anche evidenziato la presenza di ambiti di miglioramento tre le piattaforme cosiddette ad-supported: “aggiustare i processi di acquisto media e gli asset di campagna per assicurare che essi risultino rilevanti e differenti, e che siano anche accattivanti da un punto di vista creativo, è un obbligo per capitalizzare quello che abbiamo visto tramite le metriche di consumo essere un pubblico passivo e in aumento”, spiega la ricerca. Leggi di più su MediaPost.

Adblock Plus lancia un’estensione per browser che riconosce le fake news

Eyeo, l’azienda dietro il popolare ad blocker Adblock Plus, punta su un nuovo settore: quello della verifica delle news. La società ha infatti lanciato Trusted News, una nuova estensione per browser (al momento disponibile solo per Google Chrome) volta ad aiutare chi naviga in internet a individuare possibili fonti di fake news. Una volta aggiunta al browser, l’estensione mostra una piccola icona di spunta verde quando il contenuto della pagina è verificato come affidabile, o icone di altri tipo in caso di materiali non affidabili, satirici, generati da utenti, dolosi, di tipo “clickbait” o non classificabili. L’obiettivo di Eyeo è ora quello di migliorare lo strumento, grazie ai feedback e all’utilizzo della tecnologia blockchain. Leggi di più su TechCrunch.

Le più lette