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Martin Sorrell: «Dalle agenzie i clienti vogliono velocità»

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Carat, Turner e del rapporto tra clienti e agenzie secondo Martin Sorrell.

Sorrell: «I clienti dalle agenzie vogliono velocità»

«Quando chiedi [ai grandi clienti] qual è il loro più grande problema, essi dicono la mancanza di velocità. I clienti dicono questo anche delle agenzie. Sono troppo lente. Anche le agenzie più piccole e indipendenti non agiscono alla velocità che vogliono i clienti. Il principale valore sta nella rapidità». A dirlo è Martin Sorrell, ex boss di Wpp e ora executive chairman di S4 Capital, che in occasione del CES di Las Vegas ha fatto il punto su alcune nuove tendenze del mercato digitale, tra cui il rapporto tra brand e agenzie. «Ma anche i clienti devono cambiare le loro strutture – ha aggiunto -. E’ giusto fare pressione [sulle agenzie] per cambiare, ma anche [le aziende] devono farlo. Esse soffrono delle lungaggini delle loro procedure interne. Queste aziende non si muovono esattamente alla velocità della luce». Leggi di più su AdExchanger.

Carat nomina il suo primo chief intelligence officer globale

Carat ha annunciato la nomina di Fabrice Otaño a primo chief intelligence officer globale. Il manager, proveniente da AccorHotels dove era senior vice-president e chief data officer, si occuperà di guidare il braccio di intelligence dell’agenzia media, composto dalla piattaforma dati people-based M1 e da più di 4500 specialisti di data science, analytics e tecnologia. Riporterà al presidente globale di Carat, Christine Removille. Leggi di più su Campaign.

Turner attiverà i dati proprietari di AT&T

Sei mesi dopo aver completato l’acquisizione di Time Warner, e tre mesi dopo il lancio ufficiale della unit ad tech Xandr, AT&T ufficializza nuove opportunità pubblicitarie nate dall’unione dei due che vedranno la luce quest’anno. Tra queste, una delle principali è il fatto che Turner potrà ora godere dei dati di prima parte provenienti dai 40 milioni di set-top box di AT&T, che potrà utilizzare per migliorare il targeting e l’attribuzione della propria offerta pubblicitaria su digital e tv lineare. Leggi di più su MediaPost.

AT&T-Time Warner, ecco cosa potrebbe cambiare per la pubblicità televisiva (e non solo)

Nella notte tra sabato e domenica la compagnia di telecomunicazioni americana AT&T ha acquisito Time Warner, la società controllante CNN, HBO e Warner Bros., per 85,4 miliardi di dollari.

La notizia ha, nell’immediato, fatto sensazione per la rapidità delle trattative, per il valore e per la natura stessa dell’operazione, ritenuta, per certi versi, simile a quella siglata nel 2001 con Aol. In seguito, l’industria digitale ha cominciato ad interrogarsi circa le implicazioni dell’accordo dal lato dei contenuti e da quello pubblicitario.

L’acquisizione avrà un impatto sul modo in cui i programmi televisivi sono distribuiti e consumati, ma, spiega AdAge, è improbabile che altererà drasticamente il panorama pubblicitario, almeno nel breve termine.

AT&T-Time Warner: le parole dei Ceo

Non vi è dubbio che combinando le vaste collezioni di dati appartenenti ad un gigante delle telecomunicazioni e ad un emittente di rilievo sarà possibile un targeting più preciso del pubblico e una maggiore rilevanza della pubblicità.

In una telefonata con la stampa, Jeff Bewkes, Ceo di Time Warner, ha dichiarato che l’accordo innescherà un importante processo di innovazione e che le inserzioni diventeranno più efficaci.

“Con dei grandi contenuti è possibile costruire servizi video davvero differenziati, sia su Tv tradizionale, OTT o su mobile”, ha commentato il Ceo di AT&T, Randall Stephenson, “La nostra distribuzione lungo Tv, mobile e banda larga e le relazioni dirette con i clienti forniscono insight unici da cui possiamo offrire pubblicità indirizzabile e contenuti misura. Si tratta di un un approccio integrato e pensiamo sia il modello vincente”.

Targeting, le soluzioni già in campo

In questo segmento, sono già attive, con prodotti differenti, entrambe le compagnie. AT&T, che ha acquisito DirecTv lo scorso anno, trasmette annunci mirati in specifiche abitazioni attraverso l’unità AdWorks.

La divisione Turner di Time Warner, d’altro canto, ha aiutato la compagnia a guidare l’industria televisiva per quanto riguarda il targeting sugli spettatori. Il suo portafoglio di dati, nonostante ancora nelle fasi iniziali, permette agli inserzionisti di acquistare inventario basandosi su specifici obiettivi di consumatori, piuttosto che sui tradizionali dati demografici Nielsen di età e sesso.

AT&T-Time Warner: le opinioni dell’industria

Nonostante ciò, alcuni professionisti sostengono che non si faranno progressi davvero significativi nella pubblicità “addressable”, soprattutto alla luce del fatto che Adworks è uno strumento poco sviluppato.

Ad ogni modo, c’è consenso attorno al fatto, che grazie alla fusione, la vendita di pubblicità digitale presenterà sinergie di costi e ricavi, in quanto i compratori avrebbero la possibilità di raggiungere lo stesso pubblico sulle proprietà digitali di Time Warner o attraverso l’ISP di AT&T.

Anche il collocamento dell’intera infrastruttura di ad tech e di vendita sulle piattaforme comuni potrebbe permettere ulteriori risparmi di costi. Altre rilevanti implicazioni per il comparto pubblicitario, notano gli esperti, potrebbero verificarsi grazie all’integrazione dei clienti e dalla spesa sui media da parte delle aziende.

Social media, il futuro del targeting televisivo?

I social media? Potrebbero essere il futuro del targeting televisivo.

Ad aprire la strada a questo utilizzo delle piattaforme sociali in ottica data-driven per la tv lineare è Turner Broadcasting. L’editore televisivo, in seguito a un accordo con la società di data analytics cross-screen 4C, ha costruito per la prima volta un segmento di audience potenzialmente interessata a un film di futura programmazione sulla base del comportamento degli utenti su Twitter. In occasione degli show preferiti di questo segmento di telespettatori è stata poi erogata una campagna dedicata al film.

Il social engagement all’interno di questo gruppo di utenti è stato 2,89 volte più alto che tra i telespettatori di altri programmi.

Nel commentare l’iniziativa, Dan Aversano, SVP of ad innovation and programmatic solutions di Turner, ha sottolineato come per gli advertiser ci siano molti vantaggi nel riuscire ad essere più precisi nelle proprie pianificazioni. E in effetti, come sottolinea il sito adexchanger, i social media possono essere uno strumento molto utile per i broadcaster in tal senso, visto che normalmente gli editori televisivi mancano di dati storici sui propri prodotti. Dati che possono essere recuperati dalle conversazioni sui trailer e sulle celebrità di cui i social network sono pieni: «I social sono il più vasto e pratico focus group», ha commentato Aversano.

4C ha scansionato i profili social alla ricerca degli utenti potenzialmente interessati al film in uscita. In particolare, ha cercato comportamenti che indicassero un’affinità al genere cinematografico, agli attori, o a film simili, unendo poi questi profili ricavati di utenti ai dati di visualizzazione individuali di Nielsen e dunque alla loro storia di visualizzazione.

Al segmento creato è stata poi applicata la soluzione di targettizzazione di Turner Targeting Now, per una pianificazione della campagna capace di arrivare alla maggiore reach possibile sul target.