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Turn ha un nuovo ceo: è Bruce Falck, già top manager di BrightRoll e Google

Turn ha un nuovo chief executive officer. Si tratta di Bruce Falck, ex chief operating officer di BrightRoll, oggi parte di Yahoo.

Precedentemente, Falck ha lavorato per otto anni in Google, occupandosi dello sviluppo dei business inerenti il digital advertising dell’azienda, tra cui Invite Media e Google Display Network e mietendo successi che non sono passati inosservati agli occhi dei boss di Turn.

«Bruce ha raggiunto risultati da record trasformando Google Display Network, DoubleClick Bid Manager e DoubleClick AdX in business multi milionari – ha dichiarato infatti Jim Barnett, founder e chairman di Turn -. Ora con Bruce nella nostra squadra l’azienda è pronta a premere sull’acceleratore e realizzare il suo pieno potenziale di piattaforma advertising indipendente su cui i professionisti del marketing di tutto il mondo possono contare».

Richard Robinson nuovo managing director EMEA di Turn

Bruce Falck sarà a capo di un team di executive che vede tra le sue fila anche delle new entry: Wendy MacGregor, primo chief revenue officer di Turn, precedentemente in AOL, e Richard Robinson, nuovo managing director EMEA, anche lui proveniente da un’esperienza in Google.

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Richard Robinson

Presso il gigante di Mountain View, Robinson era director of brand development ed era responsabile della trasformazione dei business attraverso l’impiego delle strategie digitali. Ancora prima, Richard è stato vice president di IDC dove si è occupato della gestione del business europeo della società di consulenza per i servizi marketing oltre a seguire la divisione servizi internazionale basata in EMEA.

Nel nuovo ruolo, Richard Robinson avrà la responsabilità di Europa, Medio Oriente e Africa, lavorando a stretto contatto con brand, agenzie e trading desk delle varie regioni. Sarà suo compito supportare i professionisti del marketing nell’uso dei big data per aumentare l’efficacia delle campagne, oltre a continuare ad accrescere la conoscenza del programmatic all’interno del comparto.

Fondata nel 2006, la piattaforma di ad-tech Turn attualmente collabora con oltre 5000 advertiser su scala globale, tra cui Accuen, American Express, AMNET, Dentsu, DirecTV, eBay, Experian, HP, Kia, Kraft, L’Oreal USA, Progressive Insurance, Sky Italia, StubHub, Thomas Cook e Zales.

Turn nomina Richard Robinson nuovo managing director e vice president EMEA

La digital ad tech company Turn ha nominato Richard Robinson nuovo managing director e vice president EMEA.

Robinson ricopriva precedentemente il ruolo di director of brand development di Google. Prima di essere impegnato in Big G, il manager era vice president di IDC, dove si è concentrato sulle campagne di digital marketing dei clienti europei ed EMEA.

Nella sua nuova sfida professionale, Robinson supervisionerà nello specifico l’uso della programmatic ad platform di Turn e della piattaforma di data management (DMP) nella regione Europe, Middle East and Africa.

Teads e Turn: partnership globale per il video adv in Programmatic

Due importanti player dell’ad-tech internazionale uniscono le forze, per offrire nuove formule di monetizzazione per i publisher online.

Stiamo parlando di Teads e Turn, che hanno siglato in questi giorni una importante partnership globale che consentirà l’accesso ad inventory video premium anche in Programmatic.

Grazie a questa collaborazione, infatti gli advertiser che utilizzano la piattaforma di Turn potranno acquistare e analizzare le campagne video outstream attraverso l’inventory video premium di Teads, composta da oltre 500 importanti publisher internazionali inclusi Reuters, Forbes, The Washington Post, La Razón, Die Welt, II Sole 24 Ore, The Guardian, The Telegraph, O Globo e TF1.

«Gli annunci pubblicitari video sono estremamente efficaci quando raggiungono l’audience in target e quando vengono distribuiti all’interno degli spazi migliori dei siti premium – spiega Pierre Chappaz, executive chairman di Teads -. Insieme a Turn possiamo offrire sia agli advertiser che alle agenzie l’accesso ad un’incredibile ventaglio di nuove inventory video premium su scala internazionale, come mai in precedenza. Inoltre, i nostri formati view to play, altamente engaging, come l’inRead, hanno già dimostrato di aumentare in maniera incredibile l’efficacia delle campagne e la percezione positiva del brand». L’efficacia degli annunci video è stata peraltro recentemente provata da uno studio condotto da Nielsen e Teads.

«Negli ultimi mesi – ha aggiunto Mark Balabanian, vice presidente e business & corporate development di Turn – abbiamo notato un notevole incremento di campagne di video advertising e, nello specifico, è sempre maggiore il bisogno di accedere ad inventory premium. Con i formati di Teads come l’inRead, ora disponibili anche tramite la piattaforma di Turn, gli advertiser possono raggiungere le proprie audience attraverso nuove modalità grazie all’in-view advertising».

L’inRead di Teads è un formato di video advertising oustream sviluppato per desktop e device mobile. Consentendo il posizionamento dei video pubblicitari tra due paragrafi di un articolo all’interno dei contenuti editoriali dei publisher, supera i limiti dei cosiddetti modelli “instream”, tra cui viewability, scarsa inventory premium e negativa user experience, aumentando tra l’altro la quantità di inventory premium disponibile visto che non ha bisogno dello streaming di un altro video su cui sovrapporsi.

Facebook exchange (FBX): tagliati oltre 15 partner certificati

Facebook ha dimezzato il numero dei partner certificati autorizzati a collegarsi al proprio Facebook Exchange (FBX), nell’ambito della revisione del suo programma di marketing partnership, presentato in questi giorni.

Tra i partner non più titolari del “badge” che li certifica all’acquisto di inventory attraverso FBX ci sono alcuni big del mercato programmatico, come Adobe, Advertising.com (AOL), Rocket Fuel IgnitionOne. In totale, il numero di partner ufficiali di FBX si è ridotto da più di 25 ad appena 12 (qui la lista completa). Tra le terze parti che rimangono qualificate ad acquistare audience sul Facebook Exchange ci sono tra le altre Criteo, AdRoll, AppNexus, MediaMath, Turn and Sociomantic Labs.

Secondo AdExchanger, ci sarebbe poi una lista di altre strutture che, pur non rientrando tra i partner ufficiali, sono comunque abilitate da Facebook a collegarsi a FBX. Si tratterebbe di una rosa ridotta, che potrebbe includere DoubleClick di Google e DataXu.

Nel medio termine, la riduzione del set di FBX partners si sposa con la volontà di Facebook di sviluppare maggiormente la propria offerta di inventory RTB in altri sistemi, come le Api e il programma Custom Audiences, riservando all’FBX solo le operazioni di retargeting sulla versione desktop del sito (FBX non dà accesso all’inventory mobile).

Si sa già, infatti, che molte tra le strutture depennate dai partner FBX continueranno a effettuare acquisti basati su piattaforma in Facebook attraverso le altre risorse. Un esempio di questa migrazione riguarda Rocket Fuel, la cui integrazione con l’API di Facebook è stata annunciata negli scorsi giorni, e sarà pronta a marzo. Una volta che questa sarà pienamente attiva, Rocket Fuel si aspetta di essere ri-certificata da Facebook, stavolta come Ad-Tech Partner.

Big Data elemento chiave per una campagna di marketing efficace. Lo rivela uno studio di Turn e Forbes Insights

Investire in strategie data-driven ha un impatto positivo sull’efficacia delle attività di marketing? Evidentemente sì, stando a quanto rivela una recente ricerca di Turn e Forbes Insights.

Secondo il 55% degli oltre 300 manager intervistati nell’ambito dello studio, infatti, i dati sono un elemento chiave di una strategia di marketing proficua.

Il report, che indaga lo stato dell’arte del marketing-driven, classifica gli intervistati in base alla familiarità e all’impegno delle loro imprese sul fronte Big Data, individuando quattro figure, chiamate “leaders”, “contenders” (in competizione), “dubblers” (dilettanti) e “laggards” (ritardatari).

Stando ai risultati, è proprio tra quelle società che hanno una profonda cultura data-driven che i benefici sulle strategie di marketing sono ancora più pronunciati: le organizzazioni che sono “leader” nel marketing basato sui dati evidenziano infatti più alti livelli di customer engagement e di crescita nel mercato rispetto ad altre più indietro sul fronte Big Data.

Quasi tre quarti dei “leaders” dicono di aver visto aumentare il customer engagement proprio in relazione ai loro sforzi in ambito dati, contro solo il 24% dei “laggards”. Allo stesso modo, mentre due terzi dei leaders stanno notando un incremento del numero dei consumatori in risposta alle loro attività, solo il 19% del laggards stanno acquisendo nuovi consumatori. E la maggioranza dei leaders riportano anche alti livelli di customer satisfaction e di retention, legati ad azioni di marketing data-driven, a paragone, rispettivamente, con il 29% e il 13% dei laggards.

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Insomma, gli esperti del marketing sembrano essere d’accordo: il marketing data-driven risulta cruciale per avere successo in un’iper-competetitiva economia globale. Ma se l’importanza dello strumento è assodata, e l’impegno nei confronti del marketing basato sui dati è in crescita, con la maggior parte delle organizzazioni che hanno in piano di aumentare i propri sforzi a riguardo, tuttavia circa la metà degli intervistati ha ammesso che l’impegno nel settore è ancora poco e che è gestito all’interno di business unit “a silos”, il che non consente di trarre il massimo beneficio da queste risorse.

Dopo i cookie i “supercookie”: il caso Verizon-Turn dei tracker che si rigenerano

Da alcuni sono chiamati Supercookie, da altri Zombie Cookie, ma indipendentemente dal loro nome, secondo molti sono un pericolo per la privacy degli utenti in rete, e a causa loro, una delle società leader nell’advertising programmatico e data-driven è stata messa sotto accusa.

Ma partiamo dal principio.

Come spiega il Washington Post, a novembre alcuni esperti di privacy avevano avvisato dell’esistenza di una nuova tecnologia di tracking, chiamata “supercookie”, che faceva sì che gli utenti Wireless di Verizon continuassero ad essere “monitorati” nei loro movimenti in rete, anche se avevano preso provvedimenti per proteggere il loro anonimato. Verizon aveva risposto all’accusa minimizzando la questione. Gli utenti della telco in effetti possono scegliere se condividere i loro dati demografici con i partner pubblicitari di Verizon, ma non possono decidere sull’esistenza dei supercookie, che di fatto possono liberamente tracciare le loro navigazioni online.

Ma in questi giorni si è scoperto che Turn, agenzia di advertising digitale e data-driven, sta usando proprio i supercookie per tracciare le attività online degli utenti Verizon. In particolare, secondo quanto riporta Re/Code, la società identifica gli utenti utilizzando lo Unique ID Header (UIDH) di Verizon, e rigenera così i cookie che le persone hanno precedentemente cancellato. Una volta che i cookie sono stati rigenerati, Turn può continuare a tracciare l’utente, costruendo dei profili utili alle aziende che vogliono posizionare delle campagne targettizzate e condividendo gli ID con altre terze parti.

Una questione spinosa, a cui Verizon, sviluppatore del supercookie, ha risposto sottolineando, come ha detto al Washington Post il portavoce di Verizon Wireless Adria Tomaszewski «che sono in atto delle verifiche su come terze parti stanno utilizzando il codice UIDH» e che «prenderemo in cosiderazione delle risposte appropriate».

Dal canto suo, Turn, per bocca del suo general counsel e chief privacy officer Max Ochoa, ha difeso l’operato dell’agenzia, sostenendo che la cancellazione dei cookie non necessariamente significa che l’utente non voglia essere tracciato. Ma i difensori della privacy non sono d’accordo. In ogni caso, Turn rivaluterà il suo metodo e sospenderà la rigenerazione dei cookie.

Al di là di chi ha ragione e di chi ha torto, resta il fatto che, come sottolinea AdAge, identificatori come i perma-cookie stanno diventando sempre più importanti oggi per il mondo dell’advertising digitale. Dal momento che i cookie non funzionano bene sui device mobili, ci sono pochi modi per gli inserzionisti di targettizzare in maniera efficace su tutti gli schermi. Uno è attraverso i dati di login, per esempio con Facebook e MySpace, l’altro è attraverso i gestori telco, che possono creare dei loro tracker. E il potere che gli utenti hanno sugli operatori telefonici, attualmente, è ancora molto più basso di quello che hanno con i cookie tradizionali, che possono semplicemente essere cancellati dal browser.

 

I trend 2015 del Programmatic secondo Turn: profiling, Prospect Management e verticalità

Protagonista del recente IAB Forum e ormai ufficialmente riconosciuto come key trend della pubblicità digitale, il Programmatic Advertising ha registrato una consistente evoluzione nel corso del 2014 e, stando ad una recente ricerca di IAB, ad oggi l’89% degli editori europei, degli inserzionisti e delle agenzie dichiara di credere che esso avrà un impatto significativo sull’advertising digitale.

Il 2014 è stato l’anno del “rising” del Programmatic, e della sua finale consacrazione a modalità di trading pubblicitario. Ma cosa succederà adesso? Quali saranno le nuove tendenze globali che riguarderanno il settore ad-tech nel 2015?

Turn, tra i leader nell’advertising programmatico e data-driven, ha analizzato il mercato e ha delineato tre linee guida sui trend che caratterizzeranno il mercato nell’anno che verrà. Vediamole insieme.

  1. Le identità sono essenziali – Secondo Turn, ci sarà un’ampia adozione di soluzioni riguardanti le identità da parte degli inserzionisti e dei loro provider digitali. I maggiori player del settore, come Amazon, Facebook, Yahoo e Google, che possiedono PII (Personal Identifiable Information), e player di nicchia specializzati nel “cross-device”, discuteranno della portata, dell’accuratezza e della conformità alla privacy dei loro dati di profilazione degli utenti. Questo causerà qualche piccolo ritardo nell’adozione, ma alla fine i budget passeranno ai player con affidabili soluzioni per le identità. È improbabile che vedremo un professionista di marketing disposto a inserire i suoi dati in molti sistemi differenti, quindi si assisterà ad un naturale consolidamento del mercato. Entro la fine del 2015, l’identità non sarà un prodotto autonomo o un business di nicchia, piuttosto una componente integrata e centrale di soluzioni più ampie, in modo che i venditori possano mappare gli ID da qualunque punto di accesso digitale.
  1. CRM fa rima con PRM: Prospect Relationship Management – Un numero sempre maggiore di brand si servirà dei vantaggi forniti dai dati del proprio CRM (Customer Relationship Management) per informare il marketing in forma anonima. Alcuni brand hanno utilizzato le procedure di CRM onboarding (il processo di raccogliere dati CRM anonimi e aggregati e associarli a un cookie o ad un ID mobile), ma il ritardo del mercato, la mancanza di formazione e di standardizzazione nella corrispondenza degli ID e il timore della conformità sulla privacy hanno rallentato l’ampio potenziale, per i marketer, di ottimizzare l’uso dei dati. Poter pensare ora ad attività che mettano in relazione CRM e marketing permetteranno ai brand di coordinare i loro messaggi e ottimizzare gli investimenti in pubblicità. Inoltre, l’aumento della disponibilità dei dati (sia di terze parti che first-party) promuoverà la profilazione dei consumatori da sporadici esperimenti su scala ridotta all’implementazione massiva in tempo reale. I professionisti di marketing sono ora più interessati a pensare alle varie fasi del ciclo di vita degli utenti e a come espandere la base utenti in linea con il target individuato. Siamo giunti al momento in cui ci sono le condizioni giuste perché gli advertiser possano utilizzare importanti informazioni sui consumatori in modo sicuro e anonimo, in modo da rendere più efficaci le loro campagne pubblicitarie.
  1. L’approccio programmatico si fa verticale Durante gli ultimi tre anni il settore ad-tech ha costruito l’infrastruttura necessaria perché si sviluppasse il buying programmatico, evoluzione naturale di quello che all’inizio era solo il Real Time Bidding (RTB). Ora che i sistemi necessari sono pronti e disponibili, c’è l’opportunità di sviluppare approcci più sofisticati al programmatico. Nei prossimi dodici mesi vedremo un numero maggiore di soluzioni su misura per specifici mercati verticali, ad esempio CPG, B2B e servizi finanziari. Applicare i dati alle strategie di contenuto che vanno oltre l’advertising tradizionale può aiutare a cambiare l’attitudine del consumatore e, infine, incoraggiare il comportamento relativo ad un acquisto. Questo andrà molto oltre le semplici procedure di inventory, bensì permetterà di offrire soluzioni altamente customizzate per la gestione dei processi e rispondere alle specifiche richieste dei diversi segmenti verticali.

«Il modo di pensare dell’industria pubblicitaria è sensibilmente cambiato nel 2014 – commenta Pierre Naggar, managing director EMEA di Turn -. Il video advertising non è più considerato un canale separato e i brand stanno cominciando a pensare alla creatività per la TV e a quella per i video online nello stesso modo, concentrandosi ora maggiormente sul pubblico che rappresenta il loro target. Nei prossimi dodici mesi possiamo aspettarci maggiore innovazione nell’approccio programmatico; i venditori avranno informazioni migliori sui comportamenti del loro target di riferimento, sia anticipatamente grazie ai sistemi CRM, sia attraverso numerose interfacce che implementeranno soluzioni cross-device per le identità. L’integrazione dell’approccio programmatico nel più vasto mondo del marketing aprirà opportunità completamente nuove per i professionisti di questo settore come fornire esperienze molto più personalizzate che includono quelle basate sulle specializzazioni verticali».

Sky Italia affida il 70% della pubblicità alla piattaforma di marketing basata sui dati di Turn

Sky Italia punta sul programmatic advertising e, relativamente alle inventory delle sue web properties, sceglie Turn come piattaforma di gestione dei dati (DMP), con l’obiettivo di fornire esperienze di advertising maggiormente personalizzate ai propri clienti e rispondere ad una serie di esigenze di digital marketing, incluso il real-time bidding.

Sky si sta fortemente orientando verso il programmatic: attualmente ben il 70% delle campagne dell’azienda sono implementate su base programmatica attraverso la piattaforma Turn. Per rispondere alle specifiche esigenze dell’emittente, Turn ha sviluppato 22 profili di consumatori specifici, su cui far leva per offrire contenuti ed esperienze personalizzate. A supportare la partnership, un ruolo chiave è stato ricoperto da Simple Agency (AMNET), l’agenzia di Sky Italia.

La piattaforma Turn permette a Sky Italia di costruire la propria architettura per targetizzare i consumatori, consentendo all’emittente di offrire contenuti creativi diversi e rispondere alle esigenze e preferenze individuali della propria base utenza. Per questo, Sky Italia ha identificato nella piattaforma Turn diverse funzionalità particolarmente in linea con le proprie esigenze. Tra queste:

  • La capacità di analizzare e intervenire sui big data in millisecondi: l’attività di marketing ruota sempre più attorno alle interazioni e alle reazioni in tempo reale, perciò apparire con il messaggio giusto nel momento giusto per un determinato tipo di audience è fondamentale.
  • La possibilità di targetizzare il pubblico in modo anonimo in base alle attività, preferenze e abitudini d’acquisto: attraverso l’implementazione della piattaforma Turn e del suo modello di profilazione anonima – che utilizza informazioni esclusivamente non riconducibili a singoli individui – i consumatori ricevono comunicazioni rilevanti in linea con il proprio profilo, senza fornire dettagli personali. Sky Italia ha utilizzato, anche, il concetto di personalizzazione per ottimizzare il contenuto del sito web con esperienze creative basate sui dati demografici e gli interessi degli utenti.

«La grande quantità di dati a disposizione dell’industria televisiva ha reso il digital marketing sempre più complesso. I nostri utenti richiedono esperienze di visualizzazione più personalizzate, e questo vale per tutti i canali e le modalità che utilizziamo per raggiungerli e coinvolgerli nelle nostre campagne di marketing – ha affermato Aldo Agostinelli, digital marketing e sales director di Sky Italia -. Avevamo bisogno di un sistema in grado di combinare i dati con la narrazione e la creatività per fornire le esperienze di visualizzazione premium per le quali Sky è famosa. Stiamo già riscontrando ottimi risultati da questo approccio; il tasso di click-through sulle inserzioni pubblicitarie è raddoppiato e il bounce rate dal nostro sito è diminuito del 40%».

«Oggi sono svariate le tecnologie a disposizione dei professionisti di marketing – prosegue Agostinelli – ma la piattaforma di Turn ci garantisce uno strumento estremamente efficace per rispondere a quelle che possono essere le richieste dei nostri utenti, sia attuali che future. Lavorando sia sul fronte marketing che su quello tecnologico, ora Sky Italia può realmente crescere grazie ad un approccio “audience first” basato su insight reali sul quale costruire la nostra strategia».

«Turn ha fornito a Sky Italia una piattaforma di gestione dei dati su misura per le sue esigenze di business – ha affermato Pierre Naggar, managing director EMEA di Turn -. In un panorama mediatico altamente competitivo, in cui il pubblico fruisce di contenuti su canali diversi, è fondamentale che i professionisti del marketing si affidino a partner tecnologici in grado di facilitare l’analisi dei big data. Gli strumenti digitali sono i catalizzatori per fornire esperienze pubblicitarie maggiormente personalizzate e rilevanti. Mettendo in atto la giusta strategia, ogni singolo byte di comunicazione aziendale può portare a grandi risultati».

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