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L’ANA lancia un nuovo progetto contro le frodi e la tech tax

La statunitense Association of National Advertisers ha lanciato un progetto pilota di sei mesi per combattere l’ad fraud e fare chiarezza sulle commissioni e tariffe trattenute dalle aziende ad tech nel settore della pubblicità digitale.

Secondo i dati dell’ANA, infatti, solo 30-40 centesimi di ogni dollaro speso in pubblicità digitale raggiungono effettivamente gli editori. Dal canto loro, le aziende ad tech dichiarano di addebitare queste spese per ottimizzare le campagne pubblicitarie, per trovare, ad esempio, il giusto target di un annuncio o l’inventory migliore. In questo però l’Associazione vede un maggior ritorno per gli operatori di tecnologia oltre che frodi difficili da individuare nella loro complessità.

L’obiettivo dell’iniziativa è quello di portare questa cifra fino a 70 centesimi, recuperando 20 miliardi di dollari da vari intermediatori o da processi fraudolenti. Il progetto pilota parte con 35 inserzionisti e oltre 50 milioni di spesa su 30 editori online premium, e tra i suoi scopi c’è naturalmente anche quello di misurare quanto effettivamente, di un investimento pubblicitario, si perde nella lunga catena del valore.

In particolare, l’iniziativa coinvolge TrustXad exchange realizzato dalla Digital Content Next (DCN), associazione di categoria che rappresenta alcune tra le più importanti aziende mediali globali, con l’obiettivo di portare maggiore trasparenza nella pubblicità online (leggi l’articolo dedicato). La piattaforma garantisce che gli inserzionisti paghino solo per le transazioni umane e visualizzabili in ambienti brand-safe.

I membri dell’ANA e altri marketers erano già liberi di utilizzare TrustX. Ora sono resi disponibili dati aggiuntivi e analisi attorno alla quota di budget che arriva effettivamente nelle tasche degli editori.

I big dell’editoria digitale americana lanciano un ad exchange congiunto

Digital Content Next (DCN), associazione di categoria che rappresenta alcune tra le più importanti aziende mediali globali, sta per lanciare un proprio ad exchange, chiamato TrustX, con l’obiettivo di portare maggiore trasparenza nella pubblicità online.

La piattaforma tecnologica permetterà ai marketer di acquistare spazio pubblicitario sulle proprietà dei marchi editoriali, inclusi ABC, Condé Nast, Hearst, NBCUniversal, il Washington Post, Meredith, ESPN, Vox Media e News Corp. TruxtX opererà come una sussidiaria senza scopo di lucro di DCN e, stando a quanto dichiarato al Wall Street Journal da Jason Kint, Chief Executive della sigla, è stata progettata per riportare trasparenza nella sempre più complicata filiera della pubblicità online.

“È stato chiaro che per ripristinare fiducia nel mercato avevamo bisogno di entrare in gioco in maniera più diretta”, ha dichiarato Kint. Digital Content Next ha inoltre affermato che TrustX si concentrerà nel generare benefici di lungo termine per operatori e editori, senza concedersi ad investitori esterni e perseguire finalità di profitto. digital-content-next-trustx

L’ad exchange garantirà che i marketer pagheranno per annunci visionati solo da parte di consumatori reali e promette anche di fornire totale trasparenza circa i costi di erogazione della campagna. Kint prevede che TrustX sarà operativo entro la prima parte del prossimo anno. La società ad tech Iponweb è stata selezionata per costruire la tecnologia sottostante la piattaforma.

Già in passato alcune società operanti nell’editoria digitale si erano impegnate in simili alleanze, sempre in ambito Programmatic. Tra le più importanti figurano Pangea, composta da The Guardian, CNN International, The Financial Times, Reuters e l’Economist e, in Francia, il consorzio La Place Media, attivo dal 2012.

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