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Triboo Media, accordo con Integral Ad Science per viewability, brand safety e frodi

Secondo dati forniti dalla società, il 60% delle pianificazioni gestite da Triboo Media è monitorato lato cliente sulla viewability, un concetto questo, insieme alla brand safetey, che si conferma oggi sempre più importante nella ricerca di qualità nella pubblicità online.

Per rispondere, quindi, alle attuali richieste di mercato, Triboo Media ha avviato una partnership con Integral Ad Science (IAS) al fine di monitorare in toto la sua offerta in termini di viewability, salvaguardia del marchio e frodi pubblicitarie sia per la display che il video, diventando così la prima realtà in assoluto in Italia ad aver scelto di essere certificata interamente da un operatore di terza parte come IAS.

Dopo un’iniziale fase di test, i risultati raggiunti e consolidati per il mese di agosto hanno restituito performance superiori ai riferimenti del mercato italiano ma soprattutto, si legge nella nota, sono diventati una cartina di tornasole per continue ottimizzazioni e miglioramenti anche tecnici relativi all’inventory gestita. Tutti gli editori in concessione a Triboo Media sono dunque parte di questo aggiornamento.

«Siamo entusiasti di unire le forze con Triboo Media per monitorare la loro inventory in termini di brand safety, ad fraud e viewabilbity», afferma Roberto Bigotti, Senior Sale Manager Italia presso Integral Ad Science. «Questa partnership rafforza la confidenza per i clienti di Triboo che i loro brand sono protetti e allo stesso tempo viewable».

smartclip, accordo con Triboo Media per la pubblicità video

smartclip e Triboo Media, la digital media company di Triboo hanno avviato un accordo commerciale volto all’integrazione e rafforzamento delle due offerte nell’ambito della pubblicità video.

La collaborazione riguarda la gestione in esclusiva del formato Out-Stream video Intext per tutto il network dei siti di Triboo Media e permette alla piattaforma ad-tech di allargare il proprio bacino video con oltre 200 nuovi editori che fanno parte della media company. L’accordo consente a smartclip di rafforzare tutte le principali aree tematiche con una conseguente crescita dell’audience del network e una maggiore capacità di raggiungere nuovi target di pubblico. Triboo Media tramite questo accordo punta ad ampliare le soluzioni possibili per remunerare il suo bacino editoriale, tramite l’aggiunta di un nuovo formato, complementare alle attuali soluzioni pubblicitarie, e una collaborazione sull’ampio bacino pre-roll gestito.

«L’accordo che annunciamo con Triboo Media ci rende doppiamente orgogliosi: da un lato un player di grande importanza per il nostro mercato ci ha scelti per la gestione in esclusiva di un formato di grande impatto e qualità, riconoscendo in smartclip un interlocutore competente e tecnicamente all’avanguardia, dall’altro, con Triboo Media possiamo rafforzare la qualità della nostra offerta editoriale in ambiti quali: donne, mamme, sport, automotive, business & finance, food & cooking, giovani, green e hi-tech», ha dichiarato Elena Giovanetti, Publisher Network Manager di smartclip.

«Lo scopo dell’accordo è fornire in maniera trasparente ai nostri publisher in concessione una soluzione tecnologicamente avanzata che possa ulteriormente valorizzare la continua produzione di contenuti di qualità e la crescita costante dell’inventory. Questo nuovo posizionamento da “HUB di formati adv” permetterà di offrire ai nostri partner editoriali nuove e continue implementazioni anche di terze parti, per essere sempre in linea con i trend di mercato e le richieste degli inserzionisti, potenziando il rapporto di concessione esclusiva con Triboo Media. Oltre a una remunerazione maggiore data da un formato aggiuntivo, infatti, riteniamo questo accordo un rafforzamento del nostro programma di partnership con i nostri editori tramite l’offerta di un’unica interfaccia per più linee di monetizzazione della loro audience», ha aggiunto Elisabetta Parodi, Chief Partnership Program di Triboo Media.

Triboo ha chiuso il primo semestre 2017 con ricavi pari a 31,6 milioni di euro, in crescita del 3,6% rispetto allo stesso periodo del 2016 (qui l’articolo dedicato ai conti del Gruppo).

Ad blocker nei browser. Ecco cosa ne pensano gli operatori del mercato

Nelle ultime settimane i filtri anti-pubblicità sono tornati ad essere uno dei temi caldi dell’industria pubblicitaria. E’ successo dopo che Google ha annunciato che il prossimo anno aggiungerà un ad blocker al suo browser Chrome. Annuncio seguito, a breve distanza, da quello di Apple, relativo a due nuove, prossime funzionalità di Safari, entrambe volte a mettere dei paletti all’invasività pubblicitaria.

Le novità di Google ed Apple hanno subito riscosso ampia risonanza. La prima perché Chrome è il browser più utilizzato in assoluto (secondo statistiche della società specializzata NetMarketShare, lo usano quasi 6 dispositivi su 10 tra desktop e mobile), e dunque l’integrazione di un ad blocker in esso potrebbe avere un impatto molto rilevante sul mercato. La seconda perché, nonostante non si sappia se la soluzione sarà attivata di default su Safari, quanto a livello di configurazione sarà richiesto agli utenti e se essa verrà estesa anche alla versione mobile del browser, la novità rimane comunque un decisivo passo di Cupertino verso la salvaguardia della privacy dei propri utilizzatori e potrebbe andare a discapito della industry pubblicitaria, soprattutto quella data-driven.

Naturalmente, il mercato adesso si interroga su quali potrebbero essere le reali conseguenze dell’integrazione di filtri all’interno di due tra i principali browser utilizzati.

Lo abbiamo chiesto ad alcuni dei principali operatori del mercato italiano, lato acquisto e lato vendita. Ecco cosa ci hanno risposto (clicca sui titoli per leggere le interviste).

Andrea Di Fonzo, Blue 449: «Il mercato dell’advertising saprà trovare soluzioni opportune»

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Andrea Di Fonzo

Roberto Zanaboni, RCS Pubblicità: «Potenzialmente l’effetto potrebbe essere devastante»

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Roberto Zanaboni

Andrea De Togni e Antonello D’Elia, GroupM Italia: «L’impatto dipenderà dai criteri di filtro degli annunci»

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Andrea De Togni e Antonello D’Elia

Giangiacomo Corno, Triboo Media: «Una possibile opportunità per la nostra industry»

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Giangiacomo Corno

Irene Carta, Phd: «Necessario trovare un punto di sostenibilità»

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Irene Carta

Fabrizio Tomei, SpeeD – Gruppo Monrif: «Possibili conseguenze pesanti sui ricavi degli editori»

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Fabrizio Tomei

Alessandro Ceratti, Quantum Native Solutions: «E’ ora che la pubblicità rimetta al centro l’utente»

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Alessandro Ceratti

Pattano, 4W MarketPlace: «Una questione allarmante»

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Massimo Pattano

Pianura, Prime Real Time-Gruppo Triboo: «Con Sharethrough creiamo la “Terza via” della pubblicità video»

Con “terza via” si indicano posizioni politiche divergenti che cercano di conciliare una posizione intermedia tra destra e sinistra. Una locuzione che, secondo Cristina Pianura, Managing Director di Prime Real Time – Gruppo Triboo, e Paolo Velluto, Chief Sales Officer di Triboo Media, intervenuti allo Iab Seminar Video advertising, è applicabile anche nell’ambito della pubblicità video digitale, e vede la sua realizzazione attraverso la proposta annunci video nativi.

«Siamo convinti di aver raggiunto una nuova frontiera. Abbiamo sperimentato metriche e competenze sia per quanto riguarda l’in-stream, con i pre-roll, che l’out-stream, con gli interstitial e gli in-text. Grazie ad un formato video integrato all’interno di un feed native, abbiamo qualcosa di completamente nuovo, con i suoi vantaggi: maggiore attenzione, ricordo e ingaggio con il consumatore. Inoltre, trattandosi di un formato integrato, non si “sfregiano” i siti degli editori e non si disturbano gli utenti. Questo è oggi possibile solo con Sharethrough, in Programmatic, sull’invenduto e per l’inventario prenotato», ha commentato Pianura.

Leggi l’articolo completo su Engage.it.

Triboo Media, pronta l’offerta Native Video. Girerà sulla piattaforma di Sharethrough

La nuova offerta video native di Triboo Media arriverà in autunno e sfrutterà e perfezionerà tutte le caratteristiche intrinseche del Native.

L’annuncio arriva all’indomani del Native Advertising Summit, il più importante evento mondiale dedicato al Native Advertising svoltosi a San Francisco qualche giorno fa e che ha visto alternarsi sul palco tutti i principali player oggi impegnati a sviluppare questa nuova Era del Digital Advertising. Facebook, Google, Linkedin, nonché grandi editori internazionali hanno trascorso un’intera giornata a riflettere sul futuro della pubblicità online e sulle nuove dinamiche di fruizione nonché di monetizzazione che questo comporta.

L’evento è stato organizzato da Sharethrough, realtà internazionale e leader di mercato nei formati Native In-Feed di cui Prime Real Time (Gruppo Triboo Media) è distributore esclusivo per il nostro Paese.

«Crediamo in modo significativo ai trend che ruotano intorno al Native Advertising», dichiara Gabriele Mirra, Ceo di Triboo Media. «Spinti da questo, già a partire da settembre saremo pronti a presentare al mercato le nostre soluzioni native che faranno leva sul In-Feed Video e che gireranno sulla piattaforma di Sharethrough».

Leggi l’articolo completo su Engage.

Il Programmatic native di Sharethrough arriva in Italia. La piattaforma è integrabile con le maggiori DSP

A più di due mesi dell’annuncio ufficiale sull’accordo con Prime Real Time, avvenuto alla fine di aprile (leggi qui l’articolo dedicato), Sharethrough ha presentato al mercato italiano la sua soluzione dedicata alla pubblicità nativa.

Sharethrough è la più grande piattaforma tecnologica indipendente focalizzata sul native advertising (e in particolare sui formati in-feed) negli Stati Uniti. Nel 2015 la società ha generato un giro d’affari di oltre 100 milioni di dollari con una quota di mercato superiore al 50%. L’approdo nel nostro paese è stato possibile proprio grazie all’intesa stretta con la piattaforma di real time bidding del gruppo Triboo Media, che ha ottenuto il ruolo di distributrice esclusiva del prodotto.

Uno strumento pensato e progettato per fornire agli editori strumenti volti all’ingegnerizzazione, erogazione e gestione della vendita di formati contestuali, in particolare contenuti sponsorizzati e in-feed. Gli scambi sono effettuabili attraverso quattro modalità di vendita: diretta, in private marketplace, programmatic e network. La tecnologia consente anche di utilizzare al suo interno molteplici DSP; AppNexus e The Trade Desk sono quelle già disponibili in Italia ma, ha rivelato Chris Quigley, Managing Director EMEA di Sharethrough, sono in corso di definizione ulteriori integrazioni con MediaMath, DoubleClick Bid Manager, AdForm e Turn.

«Non bisogna pensare che in Italia non ci sia mercato per il native, basti pensare, ad esempio, agli elevati investimenti attuati sui canali di Facebook. L’obiettivo di Sharethrough, attraverso Prime Real Time, è proprio quello di attrezzare gli operatori per fare concorrenza all’offerta dei social network; dobbiamo dirottare parte di questi introiti a favore degli editori», ha commentato Cristina Pianura, Managing Director per l’Italia di Prime Real Time, «In primo luogo, abbiamo cominciato a testare la tecnologia sui siti nel portafoglio di Prime Real Time, sono circa venti siti premium, e al momento siamo in contatto con diversi editori per proporre la nostra soluzione; il responso si sta dimostrando positivo», ha concluso Pianura, intervenuta a maggio allo Showcase “Going Native”.

Chris Quigley
Chris Quigley

Il native advertising si sta imponendo come una delle forme pubblicitarie di maggiore interesse tra gli operatori dell’industria digitale. Secondo quanto esposto da Quigley nel corso del suo intervento, i formati contestuali sono in grado di raggiungere livelli maggiori di coinvolgimento e un più alto tasso click-through rispetto ai formati tradizionali a schermo. Alcune ricerche condotte da Sharethough hanno inoltre registrato che la pubblicità nativa riceve un’attenzione visiva doppia rispetto alle altre tipologie di annuncio e, nel caso di formati con testo, è oggetto di una effettiva lettura da parte degli utenti. In più, la pubblicità nativa sembrerebbe più tollerata dagli utenti e quindi meno soggetta ai blocchi pubblicitari (leggi l’articolo dedicato).

Ulteriori segnali dell’attenzione che il mercato sta dedicando al tema provengono proprio dal settore dell’editoria. The Guardian, il quotidiano d’informazione inglese, ha infatti avviato The Guardian Labs, un’unità interna dedicata proprio allo sviluppo del native che impiega nel suo organico oltre cento persone. Un altro caso è osservabile otre oceano: la divisione T Brand Studio del New York Times, specializzata in questi formati, ha totalizzato ricavi pari a 35 milioni di dollari.

Prime Real Time porta in Italia le soluzioni Native di Sharethrough

Prime Real Time, la piattaforma italiana di real time bidding che fa capo al gruppo Triboo Media, diventa distributrice esclusiva delle soluzioni proprietarie di Sharethrough in Italia.

Sharethrough è la più grande piattaforma tecnologica indipendente focalizzata sul native advertising (e in particolare sui formati in-feed) in America. Nel 2015 la società ha generato un giro d’affari di oltre 100 milioni di dollari con una quota di mercato superiore al 50%.

Grazie a un accordo esclusivo, Prime Real Time distribuirà nel nostro Paese le soluzioni proprietarie di Sharethrough che permettono l’ingegnerizzazione, l’erogazione e la gestione della vendita di native advertising, semplificandone sia il processo di distribuzione, sia quello di acquisto. La caratteristica principale di questa tecnologia, risiede in una App che è in grado di integrarsi con i sistemi di real time bidding, consentendo agli editori di valorizzare anche l’invenduto, secondo i protocolli più avanzati in questo segmento.

Prime Real Time proporrà la vendita della tecnologia Sharethrough su due livelli differenti: come tecnologia capace di erogare in modo ingegnerizzato il formato in-feed native e come prodotto media in programmatic advertising.

Secondo Business Insider, in America, il native advertising raggiungerà 21 miliardi di dollari di spesa nel 2018, e una quota del 15% della pubblicità digitale entro il 2020. I ricavi del real time bidding, invece, supereranno gli 11 miliardi nel 2016, e una quota del 50% del mercato digitale da qui al 2020.

In Italia, non è ancora possibile avere uno spaccato degli investimenti pubblicitari display suddivisi per queste categorie. Più in generale nel nostro Paese il programmatic advertising dovrebbe arrivare a un valore di 300 milioni di euro quest’anno, secondo quanto emerso al Programmatic Day. Nell’ambito dell’evento, l’incontro tra Native Advertising e piattaforme di compravendita automatizzate è stato evidenziato come uno dei trend più interessanti del mercato.

«Abbiamo intuito fin da subito le enormi potenzialità di questa tecnologia per il mercato italiano – afferma Cristina Pianura, Managing Director di Prime Real Time -. Per questo motivo, siamo particolarmente orgogliosi che un player del calibro di Sharethrough abbia scelto di lavorare in esclusiva con Prime Real Time. Questa alleanza rafforza il posizionamento di Prime Real Time, da sempre riconosciuta per il suo ruolo di innovatore nel mercato di riferimento».

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Cristina Pianura

La stessa potenzialità è stata individuata dall’azienda americana, che attraverso il suo Ceo e Co-Founder, Dan Greenberg, dichiara: “Il mercato italiano è un importante passo per Sharethrough, che continua la sua espansione e posizionamento in Europa. Formati pubblicitari che si inseriscono nella user experience di un sito sono il nuovo standard e il mercato italiano è un’enorme opportunità per aiutare gli editori a capitalizzare i molti benefici del native e programmatic advertising. Il focus digitale e la propensione all’innovazione del Gruppo Triboo Media lo rende il partner ideale in questo mercato. Il Gruppo Triboo Media ha dimostrato eccellenza trasversale su tutto il mondo advertising ed editoriale italiano e questa partnership per la tecnologia leader mondiale sul mondo native di Sharethrough è una potente combinazione.”

Si tratta, infatti, del primo caso nella storia di Sharethrough, in cui l’azienda decide strategicamente di entrare in un mercato nazionale, avvalendosi della collaborazione di una società locale in qualità di vendor esclusivo.

Triboo Media accelera sul fronte programmatic: acquisita Prime Real Time

Continua la campagna acquisti di Triboo Media: dopo la recentissima acquisizione di Brown Editore, il digital publishing network guidato da Giulio Corno ha sottoscritto un accordo per l’acquisizione del ramo d’azienda italiano di Prime Real Time, concessionaria indipendente specializzata in programmatic advertising e leader nella gestione di Private Market Place basati su inventory Premium.
Il controvalore dell’operazione, che dovrà perfezionarsi entro il 16 dicembre, è di 2,7 milioni di euroCristina Pianura, confermata nella carica di Ceo, andrà a rafforzare ulteriormente il nuovo management del gruppo Triboo Media.

Prime Real Time, lanciata in Italia nel 2013, nei primi 6 mesi del 2015 ha realizzato 2,4 milioni di euro di ricavi, con il 10% di Ebitda. Attualmente, è impegnata nel lancio del Prime Data Collector, il primo data marketplace in Italia, di cui la stessa Pianura e Davide Schioppa, Head of Sales and Marketing di Prime Real Time, ci ha parlato in occasione di IAB Forum, alla vigilia dell’ufficializzazione dell’accordo con Triboo Media.

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Triboo Media: +12,7% il fatturato nel semestre, l’utile raddoppia. Trainanti gli investimenti in RTB

Ricavi netti consolidati pari a 15,9 milioni di euro (con una crescita organica del 12,7% rispetto ai 14,1 milioni di euro del primo semestre 2014) e un risultato netto consolidato pari a 1,8 milioni di euro (in crescita del 102% rispetto agli 0,9 milioni di euro del primo semestre 2014).

Sono queste le performance registrate nel primo semestre 2015 da Triboo Media S.p.A., tra le principali aziende italiane indipendenti specializzate nella pubblicità e nell’editoria online di ultima generazione.

Nel corso del semestre, i ricavi hanno seguito una dinamica particolarmente favorevole, migliore rispetto al mercato di riferimento, grazie agli investimenti effettuati nel segmento del Real Time Bidding, in sinergia con lo sviluppo dei formati performance, e al rafforzamento delle competenze tecnologiche sulle varie piattaforme utilizzate dal Gruppo, che ha continuato a puntare sull’innovazione tecnologica e di prodotto.

«All’interno del contesto dinamico in cui si trova, il Gruppo si è sempre distinto per l’innovazione e per la capacità di anticipare i cambiamenti di mercato, attraverso uno sviluppo costante del proprio business sia per linee interne che esterne – commenta Alberto Zilli, a.d. di Triboo Media -. Il continuo investimento in formati pubblicitari, nuovi prodotti editoriali e nuove tecnologie disponibili, garantisce al Gruppo Triboo Media stabilità nella crescita e un posizionamento di mercato distintivo. L’offerta pubblicitaria del Gruppo oggi è in grado di offrire un mix di prodotti sia a livello brand sia a livello performance. Questo grazie anche a una continua evoluzione dei prodotti esistenti e alla creazione di nuovi formati pubblicitari: campagne pubblicitarie che includono attività editoriali e progetti speciali creati appositamente, con la capacità di raggiungere i lettori digitali tramite formati desktop e mobile. L’inclusione delle competenze editoriali, rafforzate dalle recenti acquisizioni, rappresentano un’ulteriore opportunità di crescita e differenziazione dell’offerta del Gruppo all’interno del contesto competitivo digitale».

«Continua il percorso di successo di Triboo Media anche nella prima parte del 2015 – ha dichiarato Giulio Corno, presidente di Triboo Media -. Gli esiti positivi della nostra strategia, che prevede il rafforzamento dell’operatività tra concessionarie ed editori, sono stati particolarmente evidenti nel corso del primo semestre dell’esercizio 2015, grazie principalmente all’attività di cross-selling iniziata sui vari network editoriali e all’implementazione dei progetti speciali focalizzata nei settori dove il Gruppo si è rafforzato in seguito alle acquisizioni. L’esito di tale processo ha contribuito positivamente sia sui risultati delle properties di Triboo Media, sia su quelli dei publisher in concessione, che stanno beneficiando di maggiori investimenti da parte dei clienti. I nostri obiettivi futuri prevedono di continuare il nostro percorso di crescita sia a livello organico, grazie alla continua integrazione con le realtà già acquisite e ai continui processi di sviluppo dei prodotti e delle tecnologie messi in atto, sia tramite linee esterne. Siamo alla continua ricerca di realtà promettenti da acquisire e integrare all’interno del nostro Gruppo. Le sinergie sino ad oggi create in seguito al percorso intrapreso con HTML.it e Mediaprime stanno dimostrando la valenza della nostra organizzazione e l’efficienza in quello che, crediamo, sia un progetto condiviso e con grandi prospettive sul futuro. Il nostro processo di scouting è rivolto verso le realtà editoriali, tecnologiche e pubblicitarie più innovative e promettenti e ci permetterà di rafforzare ulteriormente il nostro posizionamento sul mercato dei media e dell’editoria digitali».

Leggi l’articolo completo su Engage.

Alberto Zilli, Triboo Media: «Il programmatic? Un nuovo approccio che “costringe” a migliorare»

Pioniere nel Programmatic, il Gruppo Triboo Media ha iniziato a muovere i primi passi nell’RTB quando era ancora in stato embrionale in Italia. Una scelta che l’ha portato oggi ad essere più che strutturato in questo segmento, con un’offerta completa che passa per targetizzazione dell’utenza e valorizzazione ottimale delle proprie properties, come spiega Alberto Zilli, co-fondatore e amministratore delegato del Gruppo Triboo Media.

Quando avete iniziato a muovere i primi passi nel mondo del programmatic?
Siamo stati pioneristici in tal senso nel rispetto della nostra natura digitale e di media company innovativa che si vuole porre sempre all’avanguardia rispetto alle nuove tecnologie e modalità di acquisizione degli spazi pubblicitari con l’obiettivo di offrire un servizio sempre migliorativo e tangibile in termini di risultati verso i propri stakeholder. Diciamo, quindi, che quando ancora era in una fase embrionale in Italia, qualche anno fa, abbiamo immediatamente iniziato a studiare l’ecosistema dell’RTB e, successivamente, del programmatic implementandolo con algoritmi proprietari, comportamentali e semantici, sviluppati in casa e stringendo accordi con partner tecnologici leader nel settore. Questo ha permesso fin da subito, da un lato, di accantonare dati preziosi in termini di profilazione della nostra audience e, dall’altro, di ottenere una significativa riduzione nella dispersione di acquisto attraverso l’utilizzo strategico e analitico dei dati e un aumento delle conversioni delle campagne.

Ad oggi, quali sono le principali opportunità che offrite al mercato in ambito programmatic?
In primis dati puliti e targettizzazione ottimale per l’erogazione delle nostre campagne. Mi spiego meglio: attraverso una DMP per la raccolta dei dati, siamo in grado di ottenere una segmentazione e delivery mirata delle campagne. Il ciclo è molto semplice e in tal modo raggiugiamo diversi obiettivi di comunicazione. In più tale procedimento permette due modelli di targeting differenti che rispondono a esigenze di comunicazioni diversi. Il primo è il retargeting: seguiamo gli utenti che hanno mostrato interesse per uno specifico brand e attraverso un’analisi dei big data ed un successivo raffinamento degli obiettivi e di fine tuning, riproponiamo loro creatività ad hoc durante la navigazione sul nostro network. Il secondo modello di targeting ci consente di individuare i prospecting: individuiamo i potenziali acquirenti grazie alla verticalità del nostro data cloud e ad una scelta mirata dei cluster, con il duplice effetto di ottimizzare il raggiungimento di audience in target per le campagne branding e di abbassare la CPA per le campagne performance.

Qual è in generale la vostra visione sull’evoluzione tecnologica dei processi di compravendita di spazi adv online?
Come avrete potuto comprendere tale evoluzione permette anche a noi una crescita; in un certo senso ci “costringe” a essere migliori e sicuramente più competitivi su un mercato che va a una velocità doppia in termini di rinnovamento. Abbiamo puntato molto sul programmatic anche attraverso figure professionali specializzate che hanno contribuito a una crescita significativa, in termini qualitativi e di revenue.

Alcuni editori “temono” il programmatic adv perché pensano di perdere potere contrattuale sulla propria inventory. Qual è il vostro punto di vista su questo tema?
Per quanto ci riguarda il programmatic adv e l’RTB in generale è rappresentato per la maggioranza da accordi privati premium che valorizzano le inventory dei publisher, automatizzando i processi operativi e incrementando i livelli di profilazione grazie ai dati. Questo ha permesso pertanto di liberare risorse operative e investire su altri temi per valorizzare ancora meglio i nostri publisher, in particolare facendo emergere prodotti quali il native advertising e tutta la parte di produzione progettuale che sta a monte dell’offerta. Anche in questo, complice l’acquisizione di Gruppo HTML e del suo background commerciale ed editoriale, abbiamo rafforzato la nostra posizione di leadership sul mercato. Riusciamo a coprire tutto il ciclo produttivo, dall’ideazione alla messa online fino alla reportistica e allo studio degli obiettivi prefissati, fornendo al cliente un progetto chiavi in mani dalla resa sicuramente efficace. Per ritornare, quindi, alla domanda iniziale, la risposta è no, non crediamo che il programmatic ci abbia fatto perdere potere contrattuale sulla nostra inventory, ma anzi lo abbia rafforzato in termini qualitativi.