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Borriello, Arkage: «Grazie alla blockchain più trasparenza e fiducia nella filiera pubblicitaria»

La blockchain è certamente una delle tecnologie del momento, e molti nella industry sono convinti che il suo utilizzo potrebbe aiutare a risolvere le inefficienze della filiera della pubblicità digitale. Non ultima l’UPA, che proprio pochi giorni fa ha ufficializzato l’avvio di un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla supply chain, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne, o IAB, che quasi un anno fa ha dato vita a un tavolo di lavoro su questo argomento, volto alla realizzazione di un libro bianco.

Oltre alle associazioni di mercato, poi, ci sono diverse società che si stanno impegnando in prima persona nell’analisi di come la blockchain può essere applicata a sistemi e processi della pubblicità digitale. E tra queste c’è Arkage che, in occasione della presentazione dei risultati della Ricerca 2017-2018 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, ha annunciato un progetto di sviluppo di una piattaforma di media delivery basata su blockchain.

Secondo Arkage, la blockchain è infatti la soluzione giusta per rendere la filiera pubblicitaria più trasparente ed efficiente, innescando una maggiore fiducia reciproca tra i vari attori all’interno del mercato. In questa intervista, il Ceo della società Pasquale Borriello ci spiega il perché, fornendoci anche un suo punto di vista sulla possibile evoluzione dell’applicazione di questa tecnologia al mondo della pubblicità digitale.

Puoi parlarci un po’ meglio del progetto che hai annunciato all’Osservatorio Internet Media? In cosa consiste e quando vedrà la luce?

«Come Arkage stiamo lavorando ad un proof of concept di implementazione della blockchain al media planning e buying, che possa permettere una notevole ottimizzazione della filiera. In una prima fase ci limiteremo a studiarne la fattibilità teorica e le ripercussioni concrete su tutti i player in termini di business e di trust. Successivamente cercheremo partner tecnologici per sviluppare concretamente la piattaforma. Sappiamo che da più parti – Marc Pritchard di P&G ha cominciato a parlarne oltre 1 anno fa – arrivano pressioni per migliorare un sistema che non sembra più funzionare a dovere. Pensiamo che l’industry della comunicazione debba rispondere a questa richiesta dall’interno, senza lasciare alle grandi piattaforme il pallino del gioco. Ad esempio, Facebook sta lavorando ad una blockchain per i sistemi di pagamento, ma se pensiamo che la maggior parte delle transazioni su Facebook avviene per l’acquisto di spazi media…».

A tuo parere, quali sono gli aspetti (o le criticità) del programmatic che la blockchain può contribuire a risolvere?

«Il programmatic ha diversi problemi legati alla brand safety e alla transparency, lo sappiamo bene. Ma questo vale non solo per il programmatic: in tutta la media supply chain manca trasparenza, omogeneità sulle metriche e sul calcolo delle performance. E poi ci sono troppi attori e fee poco chiare. Insomma, il sistema è diventato esageratamente complesso e quindi difficile da controllare».

meccanica-programmatic

Tecnicamente, in che modo la blockchain può promuovere una maggiore trasparenza nell’ecosistema del trading programmatico?

«I costi di tecnologia e d’intermediazione sono i principali problemi che si possono risolvere in modo ovvio con la tecnologia blockchain. La filiera ne guadagnerebbe in efficienza e, ne siamo convinti, anche in efficacia. Applicando la tecnologia che sta rivoluzionando il fintech all’advertising digitale, andremo a migliorare il livello di servizio e questo migliorerebbe la relazione tra partner: aziende investitrici, agenzie e centri media, fornitori di tecnologia. Persino gli utenti potrebbero giovare di un ecosistema più sano, perché s’innescherebbe una maggiore fiducia reciproca all’interno del mercato pubblicitario. Pensiamo di averne davvero bisogno».

C’è già qualche azienda che si sta muovendo in tal senso (come Unilever insieme a IBM). Che tipo di evoluzione vedi nell’applicazione della blockchain alla pubblicità digitale?

«Ci sono tanti esperimenti in fase beta. Uno dei più interessanti è ad esempio la “blockchainizzazione” dell’Ads.txt: la blockchain può servire a validare in modo certo e sicuro la lista dei seller autorizzati dall’editore. Ce n’è un altro particolarmente interessante: si chiama XCHNG e cerca di standardizzare le fasi dell’acquisto media cercando di rendere validabile attraverso la blockchain ogni transazione che potrà quindi anche essere automatizzata completamente: la negoziazione di acquisto-vendita dello spazio pubblicitario, la misurazione delle performance e ovviamente il pagamento».

«Crediamo che l’evoluzione non sarà tanto l’implementazione di piattaforme di blockchain per il media buying, quanto le ripercussioni indirette che ci saranno – e per la verità già cominciano a vedersi – quando tutti i player capiranno che il sistema va migliorato e c’è una soluzione a portata di mano. Accadrà in piccolo quello che sta avvenendo nel sistema bancario: una tecnologia disruptive porterà innovazione anche laddove non arriva perché i player (e forse perfino gli utenti) vorranno avere subito i vantaggi che tale tecnologia può garantire. Come nel caso del banking, è tutta una questione di sicurezza, trasparenza e fiducia nell’intermediazione. Ne vedremo delle belle».

Sizmek tra le 10 aziende più innovative nel media & entertainment secondo Insights Success

Il business magazine Insight Success ha inserito la tech company Sizmek tra le 10 aziende più innovative del 2018 nel settore media ed entertainment, perché “combina un’eccellente esposizione pubblicitaria con una trasparenza impareggiabile“.

“Siamo felici di aver ricevuto questo riconoscimento, perché innovazione e l’essere di ispirazione per il mercato sono capisaldi della nostra azienda”, dichiara Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek. “Le nostre soluzioni integrate consentono di lavorare senza barriere o limitazioni con dati, creatività e media. Il nostro motore decisionale basato sull’intelligenza artificiale identifica, infatti, gli insight dei dati in 5 dimensioni chiave su cui garantiamo affidabilità e trasparenza: campagne, consumatori, contesto, creatività e costi”.

Dietro ogni annuncio pubblicitario che vediamo si nasconde un impegno enorme in termini di ricerca, pianificazione e impiego di risorse. Team di professionisti, assistiti da potenti sistemi di Intelligenza Artificiale (AI), contribuiscono alla sua creazione, decidendo strategia, tempistiche e delivery. Si tratta di investimenti sostanziosi in ambiente digitale, quindi soggetto a completa misurabilità: per questo gli inserzionisti richiedono una sempre maggiore visibilità su risultati che giustifichino le risorse economiche allocate.

Tuttavia, le compagnie che gestiscono gli investimenti nell’ambito della pubblicità digitale, sono sempre state riluttanti a condividere informazioni precise sul ROI delle campagne. Secondo Insight Success, Sizmek è un’azienda che sta rivoluzionando il settore con un approccio unico nel fornire servizi che combinano l’esposizione pubblicitaria mirata con la tanto richiesta trasparenza.

Parte di questo successo, sottolinea la società in una nota, è merito dell’impostazione data da Mark Grether, Ceo di Sizmek dal 2017. Il mandato di Mark è stato fin da subito caratterizzato da un forte cambiamento e infatti ha rinnovato la struttura dell’azienda per dare ai Country Manager, che meglio conoscono i propri mercati locali, il potere di prendere più decisioni, pur continuando a sentirsi parte di una grande multinazionale.

Un ultimo motivo alla base del successo di Sizmek, secondo Insight Success, è quello della capacità di anticipare il cambiamento per essere pronti ad affrontare al meglio il futuro.

IAB Seminar, focus su qualità e trasparenza il 5 luglio a Roma

Sarà focalizzato su “Qualità e trasparenza: le leve per un’industria digitale europea competitiva” il nuovo IAB Seminar, il secondo organizzato quest’anno da IAB Italia dopo quello del 16 marzo “Digital Power: Dive into Data Driven Business”.

L’evento, che si terrà il 5 luglio a Roma presso la Camera dei Deputati, vedrà i professionisti del settore, le associazioni, le istituzioni e i principali player dell’industria digitale riflettere sulla necessità di garantire un contesto pubblicitario qualitativo ed equo tra gli attori del sistema ed approfondire l’impatto della normativa GDPR a livello locale.

Si parlerà di temi come il futuro della privacy, la gestione del dato e le opportunità per l’industria europea, e la trasparenza nella filiera dell’advertising online. Questioni quanto mai delicate e attuali del web, in un momento in cui i nuovi regolamenti europei, lo scandalo Cambridge Analytica, le discussioni sulla web tax e la trasparenza della filiera in ambito programmatico, impongono riflessioni attente sulla necessità di garantire un contesto pubblicitario qualitativo ed equo tra gli attori del sistema.

L’agenda dell’evento

La mattinata vedrà susseguirsi tre tavoli di discussione, moderati dal giornalista Luca Telese, e aperti dal Presidente IAB Italia Carlo Noseda e dall’On. Alessandro Fusacchia, Capogruppo in Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Il primo tavolo di discussione sarà focalizzato sulla gestione del dato e sulle opportunità per l’industria europea, e vedrà confrontarsi sul tema Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, Guido Scorza, Responsabile Affari Regolamentari nazionali ed europei del Team digitale, Marco Bani, Capo della segreteria tecnica Agenzia per l’Italia Digitale, e Marco Delmastro, Direttore del servizio economico statistico AGCOM.

Il secondo tema affrontato sarà quello della trasparenza nella filiera dell’advertising online, su cui discuteranno Angelo Marcello Cardani, Presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Giovanna Maggioni, Direttore Generale Upa, Vincenzo Guggino, Segretario Generale Iap, Guido Surci, Chief Intelligence Officer Havas Media e Fabrizio Angelini, CEO Comscore.

La terza tavola rotonda sarà infine sul tema dell’importanza dell’equità fiscale per lo sviluppo della filiera, e vedrà la partecipazione dell’On. Francesco Boccia, Membro della Commissione Bilancio Camera dei Deputati, Giovanni Gallucci, Senior Manager International Tax Services EY, Giulio Centemero, Capogruppo in Commissione Finanze Camera dei Deputati, Alessandro Amitrano, Membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, e Aldo Agostinelli, Vicepresidente IAB Italia. L’evento si chiuderà con un intervento di Daniele Sesini, Direttore Generale IAB Italia.

E’ possibile iscriversi all’evento entro il 3 luglio alle ore 11.00 a questo link.

Out of Home data-driven, tre regole da rispettare per il targeting

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Out of Home, Google e dei nuovi tool di Facebook e Twitter per la trasparenza.

OOH, tre regole da rispettare per l’uso dei dati

L’Out of Home sta per abbracciare definitivamente le tecnologie data-driven. Per questo è giunto il momento, per chi opera in questo settore, di imparare le giuste regole da tenere in considerazione per evitare di compiere certi errori del mondo digitale, soprattutto nel campo della privacy. Ci sono in particolare tre principi che il mercato dell’OOH deve aver presente: usare i dati quanto basta per rendere efficace un’azione, essere pienamente trasparenti con l’utilizzo dei dati, e non targettizzare singoli individui con la pubblicità. Leggi di più su MediaPost.

Google riorganizza il suo programma di marketing partner: nasce Marketing Platform Partners

In seguito all’annuncio della riorganizzazione dei suoi prodotti pubblicitari, Google ha comunicato di aver ristrutturato anche il proprio programma di marketing partner. Il nuovo Marketing Platform Partners di Google combinerà insieme i Google Analytics Certified Partners e i DoubleClick Certified Marketing Partners, includendo risorse provenienti dai vari prodotti pubblicitari della piattaforma. I partner appartenenti al programma potranno essere di tre tipi: Certified Individuals, Certified Companies e Sales Partners. Leggi di più su MarTech Today.

Facebook e Twitter puntano sulla trasparenza con nuovi strumenti

Sia Facebook che Twitter hanno annunciato il lancio di una serie di nuovi strumenti per la trasparenza, con l’obiettivo di dare una spinta alla fiducia nei confronti dei social network e limitare l’azione di attori fraudolenti. In entrambi i casi, si tratta di tool che consentono di visualizzare l’elenco di tutte le campagne pianificate da un’azienda su Twitter e, nel caso di Facebook, sul social, su Instagram e su Messenger, insieme a una serie di informazioni sugli annunci. Leggi di più sul New York Times.

Blockchain nell’adv digitale: IBM e Mediaocean lanciano un programma pilota

Qualche tempo fa, IBM e Unilever avevano annunciato di avere avviato una partnership per l’utilizzo della tecnologia blockchain al fine di promuovere una maggiore trasparenza nei processi di acquisto pubblicitario dell’azienda.

Adesso, sempre con quell’intento, IBM ha lanciato, insieme alla piattaforma ad tech Mediaocean, un programma pilota per l’utilizzo della blockchain in ambito pubblicitario che raggruppa una serie di aziende, fornitori tecnologici ed editori, tra cui brand quali la stessa Unilever, Kellogg’s, Kimberly Clark e Pfizer.

Annunciato da IBM e Mediaocean in occasione del Festival Internazionale della Creatività di Cannes, il consorzio ha l’obiettivo di sfruttare la blockchain per semplificare la catena del valore del media digitale. Secondo le due società, infatti, le attuali soluzioni di controllo manuale presenti sul mercato sono troppo divise per silos e non sono sufficienti a proteggere gli inserzionisti dal rischio di frodi pubblicitarie.

La soluzione proposta dalle due società si concretizza nell’applicazione della soluzione blockchain di IBM sulla piattaforma di gestione delle campagne di Mediaocean, ed ha l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e fiducia all’interno dell’ecosistema pubblicitario. L’iniziativa, il cui lancio è atteso per il mese di luglio, mira infatti a contrastare l’opacità della supply chain data dalla rapida proliferazione di intermediari, il che rende difficile per aziende e agenzie identificare esattamente quanto dei loro investimenti va all’acquisto effettivo dello spazio media.

Grazie all’uso della tecnologia blockchain di IBM, la piattaforma di Mediaocean registrerà infatti tutte le transazioni media – dall’emissione dell’ordine di acquisto all’esecuzione della campagne al pagamento – in un modo sicuro, standardizzato e omnicomprensivo, offrendo ai brand una visione completa dell’intero percorso della loro spesa pubblicitaria.

Al momento il programma è in fase pilota, ma secondo quanto ha dichiarato in sede di presentazione il CEO di Mediaocean Bill Wise, ripreso da AdAge, questi primi esperimenti potranno evolversi in un beta di più ampia portata all’inizio dell’anno prossimo. «Penso che entro la fine del prossimo anno avremo una soluzione scalabile pienamente funzionante che verrà adottata dalla maggior parte dell’industria», ha dichiarato il manager.

Questo vuol dire che all’iniziale gruppo di partecipanti al consorzio, in cui sono presenti anche DSP come MediaMath e società di misurazione come IAS e Moat, se ne potranno anche aggiungere altri in futuro.

Sbirciare all’interno dei Walled Garden: perché la transparency crea vantaggi competitivi per tutti

Considerando l’utilizzo crescente di piattaforme online e digitali, non sorprende che i brand abbiano deciso di investire fortemente in questo settore, attuando importanti strategie di digital advertising. Negli ultimi anni è stata registrata una crescita di questi investimenti verso il programmatic: una tendenza che si conferma considerando che in Italia, nel 2018, si prevede una crescita del 20% del budget dell’adv display investito in programmatic, trainata dalla ricerca da parte di pubblicitari e i brand di massimizzare l’impatto, la reach e le conversioni della propria comunicazione.

Questo aumento della spesa è considerato come un passo avanti di rilievo per la digital advertising, ma il programmatic e il retargeting hanno sollevato la questione della trasparenza e la richiesta di avere maggiore chiarezza e controllo su come vengono spesi i soldi degli investimenti pubblicitari. Di seguito, un contributo inedito di su questo tema di Sizmek, una delle maggiori piattaforme indipendenti per l’acquisto di inventory digitale in programmatic.

L’impatto della tecnologia sulla trasparenza

Mentre altri settori, come per esempio quello sanitario, stanno già vedendo da tempo gli effetti positivi dell’intelligenza artificiale, il settore pubblicitario invece sta realizzando solo ora quanto sia importante l’intelligenza artificiale per indirizzare il messaggio alla persona giusta e per affrontare la sfida della transparency. I sistemi che implementano l’intelligenza artificiale mettono a disposizione dei pubblicitari più dati e di conseguenza più insight riguardo alla comunicazione che dovrà essere erogata, in quale momento e a quale consumatore.

La tecnologia può anche fornire dati maggiormente dettagliati sull’efficacia del budget investito. Questo rassicura i brand sul valore che stanno ottenendo dalla loro spesa pubblicitaria e stanno raggiungendo il numero ottimale di consumatori con la corretta comunicazione. Sono informazioni efficaci che possono essere usate per pianificare future campagne, attività marketing o anche strategie corporate.

Scoprendo il contenuto della scatola nera

Una cultura basata sulla segretezza genera solo una mancanza di fiducia tra agenzie, advertiser e provider di tecnologie pubblicitarie. Aprire la “scatola nera” di un sistema di adv per rivelare come funziona e come fornisce i risultati, aumenta la visibilità riguardo alla struttura dell’ecosistema pubblicitario, e mostra esattamente ciò che viene speso e fornisce importanti insight.

Scegliendo di lavorare con quello che viene definito un “walled garden” i brand e le agenzie media rischiano di perdersi delle informazioni vitali che possano essere fondamentali per prendere decisioni importanti. Per questo motivo Sizmek si impegna per avere con i suoi clienti una conversazione a doppio senso. “Dopotutto” afferma Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek “crediamo che non abbia senso ottenere, organizzare e implementare tutti questi dati se non possono essere usati per aiutare gli advertiser ad ottenere migliori risultati, imparando dai consumatori e creando delle strategie marketing efficaci.

Fiducia e trasparenza devono, dunque, diventare una norma nel settore. Senza questi due elementi i provider di tecnologia per la pubblicità rischiano danni alla loro reputazione, e danni anche a livello di risultati.

“Lo scopo finale per tutti deve essere quello di deliverare adv su larga scala alla persona giusta, nel momento perfetto e in un ambiente sicuro”, conclude Quaroni. “Il programmatic può aiutare i vendor a perseguire questo obiettivo e se mostrerà apertamente il suo modo di operare e la direzione verso cui vuole tendere, verrà ancora più apprezzato per i vantaggi dal punto di vista della personalizzazione e della rilevanza per i consumatori. Può essere quindi un approccio vincente per tutti”.

Programmatic Day(s) 2018: tra nuovi media e trasparenza, ecco come sta cambiando l’ad tech

Se c’è una parola chiave che forse più di tutte condensa l’attuale situazione del programmatic e le sfide che questo mercato si trova a dover affrontare in questi mesi, quella parola sarebbe “trasparenza”. E proprio il tema della “trasparenza” e della “fiducia” nell’ad tech sono stati i protagonisti dell’edizione 2018 di Programmatic Day(s), l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alla pubblicità automatizzata e per la prima volta quest’anno diviso in due giornate.

La manifestazione, svoltasi il 18 e 19 aprile a Milano, ha visto alternarsi sul palco oltre 40 speaker, che hanno illustrato le varie sfaccettature del mercato programmatico attuale a una platea di più di 1700 persone nel corso delle due giornate. Ecco una sintesi di quello che è successo all’evento.

La sintesi della prima giornata

I lavori sono stati aperti con i risultati di Yoursight, la ricerca sulle tendenze della comunicazione online realizzata da Engage con Human Highway che quest’anno si è concentrata in modo particolare sui punti di forza (e di debolezza) del Programmatic.

Tra i primi si segnala in modo particolarmente evidente, ha raccontato Giacomo Fusina, Ceo di Human Highway, «la capacità di targettizzare le campagne. Questa caratteristica, unita alla personalizzazione del messaggio e alla semplificazione dei processi, produce il terzo beneficio, la maggiore efficienza del sistema. La ricerca ha messo in luce, però, anche degli inibitori allo sviluppo del Programmatic, riassumibili in tre scarsità: scarsa informazione e conoscenza su questa prassi di comunicazione, scarsa trasparenza e scarso controllo sulle inventory. Tra questi, le persone che lavorano abitualmente sul digitale avvertono come forte inibitore il basso livello delle inventory».

Ad ogni modo il Programmatic, dopo aver chiuso il 2017 con una crescita del 27%, ha detto Giacomo Fusina, dovrebbe aumentare ancora nel 2018 il suo valore di mercato, con un trend del 20%, raggiungendo così il mezzo miliardo di euro.

I dati illustrati sul palcoscenico Giacomo Fusina sono quindi stati commentati in una tavola rotonda, alla presenza di Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople, Filippo Marchio, managing director di Adasta, Erik Rosa, Managing Director di Xaxis ed Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek, intervenuto in video collegamento dallo Sri Lanka.

Sul palcoscenico sono saliti Giovanni Tricarico di Mediamath (qui l’intervento), Lucio Mormile di Teads (leggi qui il resoconto) e Gaetano Polignano di Tradelab, intervenuto sul tema dell’efficacia.

La tavola rotonda dedicata al tema della trasparenza (qui l’articolo), con protagonisti Integral Ad ScienceAnnalect (OMG), FCA, Italiaonline e 4w Marketplace, ha chiuso la prima parte della giornata, prima di un coffee break.

La seconda parte della mattinata si è aperto con l’intervento di Italiaonline: Carmine Laltrelli e Sabina Lombardo hanno raccontato come la concessionaria abbia affrontato le sfide del programmatic grazie al concetto di “unified view”, mentre in seguito Valeria Mazzon di Adform e Andrea Stefanini di De Agostini Publishing hanno raccontato i frutti di una collaborazione in campo ad tech che dura orma da oltre 5 anni.

Ma il Programmatic, oggi, vuol dire anche approdo a nuovi media, al di fuori dell’online dove il trading automatizzato aveva avuto origine. A tal proposito, una delle novità di quest’anno è il rapido sviluppo del Programmatic Audio: la crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta infatti mettendo questo canale in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Se ne è parlato in chiusura di prima giornata in un focus organizzato con DigitalMDE cui hanno preso parte anche S4M, Gruppo Triboo e Dentsu Aegis Network.

Gli highlight del secondo giorno

Il Programmatic Advertising continua la sua corsa e vede aumentare ancora il suo peso nel mercato del digital advertising. «Dopo i risultati positivi ottenuti negli scorsi anni», ha detto Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano aprendo i lavori della seconda giornata di Programmatic Day(s), che ha registrato ancora una buona affluenza con quasi 700 ingressi all’Auditorium Iulm di Milano, «il Programmatic dovrebbe chiudere il 2018, secondo le nostre previsioni, con un incremento nell’ordine del 20%, o qualcosa di meno». Il giro d’affari salirà così a 480-490 milioni di euro, sfiorando il mezzo miliardo, contro i 409 milioni del 2017.

Il Programmatic rappresenterà a fine anno quasi il 30% di tutta la spesa display, confermandosi così un fenomeno sempre in salute e ormai consolidato, anche se il trend sarà meno positivo rispetto agli anni passati. Se il 2015 è stato l’anno del boom del Programmatic, i numeri del 2016 e il 2017 ne hanno certificato le potenzialità e anche l’inizio della maturazione. Dopo il +113% registrato dal comparto nel 2015 e un comprensibilmente più contenuto, ma incoraggiante +35% nel 2016, il 2017 ha visto la voce “Programmatic Advertising” registrare un +30% nel giro d’affari, mentre il 2018, come detto, dovrebbe registrare sempre una crescita intorno al 20%.

All’interno del Programmatic, il Video giocherà un ruolo fondamentale, così come la voce Private & Direct che peserà più del 45% «a discapito non tanto delle transazioni in open market ma più in generale della compravendita diretta». Passando al peso del Video sul totale Programmatic, i dati dell’Osservatorio dicono che arriverà nel 2017 a essere superiore al 35%: «È questa la principale voce che ha dato una forte spinta al Programmatic e al mercato della pubblicità digitale in generale».

I lavori sono proseguiti con una tavola rotonda dedicata proprio al nuovo scenario di mercato del Programmatic, che ha visto gli interventi di Sara Buluggiu di Rubicon Project, Cristina Ughes di Publicis Media Italy e Simone Pepino di Ligatus.

Sui dati, e sul futuro del loro utilizzo in pubblicità, si è incentrato anche l’intervento di Oliver Kanders, VP Marketing di Zeotap, mentre di creatività ed evoluzione dei formati acquistabili in Programmatic ha parlato Stefania Giovinazzo, Account Director Italy di Sublime Skinz. Tra gli ospiti anche Patrizia Conte, Ceo & Founder di Oyster Technology, che ha delineato le basi di una strategia programmatica di qualità nell’ambito di uno scenario per certi versi sempre più complesso.

Focus quindi su un altro tema caldo dell’advertising digitale: le nuove guidelines in termini di “annunci pubblicitari accettabili” definite dalla Coalition for Better Ads e adottate da Google come criterio di filtraggio per il browser Chrome: qual è l’impatto reale che questa novità sta avendo sul mercato della pubblicità online? Se ne è parlato in una tavola rotonda con, tra gli altri, Francesco Apicella di Evolution Adv, Andrea Ceccoli di Smart, Edoardo Negri di Instal e Davide Ingrassia di Adform.

Spazio quindi ai media, partendo dall’online con Cristina Pianura, Ceo di Prime Real Time e Coo di Triboo Media (leggi qui l’intervento). Dopo esserci occupati di radio e di Programmatic Audio il giorno precedente, la panoramica delle prospettive “programmatiche” dei mezzi “tradizionali” è proseguita con la tv, grazie all’intervento di Daniel Bishoff, Marketing Director di RTL AdConnect, sul palco insieme a Luca Di Cesare, Managing Director di Smartclip, e con l’OOH con il contributo di Carlo Grillo, Chief Operating Officer di Kinetic Italia, e di Erik Rosa, Managing Director di Xaxis (qui la cronaca). Ha chiuso i lavori Giorgio Mennella, Advertising Director di Ciaopeople, con un intervento sul ruolo degli editori e sull’importanza del dato nell’informazione.

PubMatic e Sizmek siglano un accordo globale all’insegna della trasparenza

Un ambiente sicuro per gli acquisti pubblicitari e una maggiore trasparenza nell’ambito della filiera del Programmatic. E’ quello a cui punta il nuovo accordo globale siglato tra PubMatic e Sizmek. Le due società di ad tech hanno annunciato di aver avviato una partnership di supply path optimization (SPO) a livello mondo, che consentirà a PubMatic di essere inserita nel network di piattaforme di vendita preferenziali di Sizmek.

L’accordo prevede inoltre che Sizmek possa fornire alle aziende un accesso prioritario sicuro all’inventory premium del portfolio di editori di PubMatic via programmatic direct, sfruttando i prodotti PMP-Guaranteed e Targeted PMP della SSP.

«Con questo accordo, i nostri inserzionisti potranno avere accesso ad audience targettizzate in ambienti brand-safe, migliorando in ultima istanza il ritorno della loro spesa pubblciitaria», commenta Mike Caprio, Chief Growth Officer di Sizmek.

«Il consolidamento è inevitabile con l’evoluzione del mercato ad tech e la sempre maggiore attenzione alla supply chain digitale. In PubMatic abbiamo investito parecchio in qualità, inventory sicure per i brand e infrastrutture efficienti per i nostri inserzionisti. Siamo entusiasti che Sizmek abbia capito il valore della nostra piattaforma, e che grazie a questo accordo questi benefici possano essere portati anche ai clienti condivisi», aggiunge Rajeev Goel, Co-Founder e CEO di PubMatic.

Tre iniziative per portare trasparenza e qualità nella pubblicità digitale

In linea generale, la pubblicità digitale dovrebbe essere trasparente, garantire la brand safety e avere costi ragionevoli. Tuttavia, due dei più grandi problemi a cui devono far fronte gli inserzionisti di oggi sono l’opacità della catena del valore programmatica e la qualità nel mercato della pubblicità digitale.

Al fine di risolvere tali problemi, AppNexus sta realizzando una serie di investimenti a lungo termine per mettere la brand safety e la trasparenza al centro dell’ecosistema della pubblicità digitale.

Gli aspetti cruciali del nostro impegno nell’offrire maggior trasparenza e sicurezza agli acquirenti sono: rimborsi per traffico non valido, adozione rigorosa di ads.txt e trasparenza sui costi della catena del valore.

Supporto di Ads.txt

AppNexus ambisce a diventare un marketplace globale, efficace e affidabile nel mondo della pubblicità digitale. Per questo motivo sosteniamo iniziative che ottimizzano l’ecosistema dell’advertising online e rendono più trasparente la catena del valore.

Ads.txt è un metodo che permette agli editori di elencare in maniera trasparente i partner autorizzati al programmatic advertising dei loro siti, al fine di evitare la vendita non autorizzata della loro inventory. Pioniera nel sostegno all’iniziativa, AppNexus utilizza i file ads.txt degli editori. Per questo l’AppNexus Programmable Platform (APP) impedisce, automaticamente e senza eccezioni, l’acquisto di inventory non autorizzate.

Ad oggi sono molti gli editori che hanno adottato ads.txt  (oltre l’80% dei top 1000 domini disponibili sul marketplace AppNexus dispongono di un file ads.txt). AppNexus impedisce l’acquisto attraverso l’APP da parte di soggetti non direttamente identificati come rivenditori autorizzati dai file ads.txt dell’editore.

Trasparenza delle commissioni

La diffusione del programmatic advertising ha generato un ecosistema in cui la trasparenza non sempre è totale. In tale contesto, gli inserzionisti si sforzano di comprendere appieno dove sono diretti i propri investimenti pubblicitari e in quale percentuale questi giungono agli editori.

Una delle principali preoccupazioni dei nostri clienti è l’esistenza di un’ingente “tassa ad tech” che assorbe  tra il 40-60 per cento degli investimenti in programmatic advertising.

Per fare chiarezza in questa situazione, riteniamo che le aziende di ad tech debbano rendere visibili le proprie commissioni ai clienti, in modo che questi ultimi possano facilmente tracciare quanto del loro budget arriva agli editori. AppNexus aspira a diventare il marketplace più trasparente del settore e a garantire che gli inserzionisti siano sempre a conoscenza di come viene utilizzato il loro budget.

A gennaio AppNexus e Adobe hanno annunciato una collaborazione in tema di trasparenza delle commissioni (leggi l’articolo qui). Le due società hanno comunicato che i clienti di Adobe Advertising Cloud avranno totale trasparenza sulle commissioni delle inventory acquistate nell’AppNexus Marketplace. Questi inserzionisti disporranno di una completa visibilità delle commissioni applicate nelle auctions e riceveranno report periodici sul budget destinato all’editore finale.

Rimborsi di traffico non valido

Il traffico non valido, benché sulla nostra piattaforma sia esiguo grazie a un monitoraggio dinamico, rappresenta una legittima preoccupazione per inserzionisti e editiori. È per tale motivo che, a partire dal 31 marzo, AppNexus ha messo in atto nuove politiche per accelerare il processo di rimborso per gli acquirenti che hanno acquistato traffico non valido sulla sua piattaforma. Gli inserzionisti che hanno comprato traffico artefatto hanno la possibilità di presentare una richiesta di risarcimento all’AppNexus Business Support, attraverso il Centro Assistenza Clienti. Tali politiche end-to-end accrescono la responsabilità della nostra piattaforma, in modo che inserzionisti ed editori possano essere sicuri di accedere ad inventory e traffico legittimi.

Nel settore sono in molti a credere che la piena trasparenza e la brand safety siano una chimera che si realizzerà solo tra molti anni. In realtà oggi non siamo cosi distanti. Nel momento in cui tali meccanismi diventeranno standard di settore nei prossimi anni, prevediamo un miglioramento nella fiducia nell’intero sistema e un aumento degli investimenti in pubblicità digitale da parte dei brand.

AppNexus Italia affronterà questi ed altri temi il 12 aprile a Bologna in occasione dell’evento ADworld Experience.

Le nuove sfide della pubblicità digitale? Trasparenza, brand safety e misurazioni

Trasparenza, brand safety, misurazioni accurate. Secondo una ricerca di Integral Ad Science (IAS), sono queste oggi le sfide principali per l’industry della pubblicità digitale.

Stando ai risultati dello studio, che ha coinvolto 816 professionisti del digital, tra i principali ostacoli per la spesa pubblicitaria digitale ci sono le inventory fraudolente, citate dal 73,4% degli intervistati, e il posizionamento degli annunci in presenza di contenuti “sensibili”, menzionato dal 64,9%.

Un altro tema sul tavolo della industry è poi quello della standardizzazione delle misurazioni. La maggior parte dei professionisti coinvolti nello studio (il 74,5%) reputa che questa sia una questione necessaria da risolvere, anche se non si riesce ad ottenere un consenso generale su quale dovrebbe essere lo standard. Per il 48,9%, infatti, i parametri fissati dal Media Rating Council (MRC) sulla viewability non sono abbastanza stringenti.

Integral Ad Science ha anche chiesto a brand, agenzie ed editori che valore economico attribuirebbero agli spazi pubblicitari, alla luce delle loro preoccupazioni sulla trasparenza. Gli editori hanno risposto che utilizzerebbero per lo più un modello a cost-per-thousand (CPM) semplice o a CPM viewable, cioè per impression realmente visibili. Tra i professionisti lato acquisto, invece, al di là della preferenza assoluta per il CPM, c’è una maggiore apertura a costi a performance come cost-per-click (CPC) o cost-per-action (CPA).

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Nonostante le nuove sfide, però, marketer ed editori sono convinti che le tecnologie programmatiche sono e saranno in futuro sempre più fondamentali, anche grazie a innovazioni come AI e Machine Learning.