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Qualità degli spazi pubblicitari online, IAB Italia rilascia i primi dati del Quality Index

Prima verifica superata per gli editori premium italiani sul fronte della qualità dei bacini pubblicitari digitali: è un quadro infatti confortante quello tracciato dai primi dati dello IAB Quality Index, lo strumento creato da IAB Italia per misurare e certificare la qualità dell’inventory online.

La prima edizione (disponibile qui) della ricerca – che si propone di sostenere i valori di qualità e trasparenza della rete attraverso una rilevazione “terza” e imparziale – ha infatti dato origine a oltre 200 canali certificati, più del 30% dei quali ha ottenuto la valutazione “eccellente” di tre stelle.

L’obiettivo dell’indicatore è quello di offrire ai publisher un parametro completo per valorizzare la propria offerta, e alle aziende e alle loro agenzie un criterio di scelta oggettivo dei bacini pubblicitari, per accertarsi che i propri investimenti in comunicazione siano associati a contesti di elevata qualità e per disporre di informazioni più precise e oggettive sulla pianificazione delle loro campagne.

«Siamo particolarmente orgogliosi di aver ricevuto l’adesione dei principali publisher italiani, che si sono resi disponibili a essere misurati e certificati secondo i criteri del nostro Quality Index – ha commentato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia. Condé Nast, Hearst, Il Sole 24Ore, lastminute.com, Manzoni, Mediamond, RCS, Sky, Triboo e WebAds sono i primi ad aver risposto alla nostra chiamata, a dimostrazione di un’editoria italiana online che ha il coraggio di mettersi in discussione per migliorare ed elevare il livello di qualità offerto ai propri inserzionisti».

Altri sette editori entreranno a far parte delle rilevazioni in vista della prossima edizione della ricerca, che sarà rilasciata tra tre mesi. Come spiegato in passato da IAB Italia, l’ambizione del progetto è infatti quello di ottenere l’adesione della maggior parte dell’offerta editoriale italiana, con tutte le sue properties e canali, in modo da offrire al mercato uno strumento oggettivo per orientare gli investimenti in comunicazione verso i prodotti pubblicitari che garantiscono maggiore qualità e rispetto delle regole, a supporto sia delle pianificazioni dirette sia del programmatic buying. La piattaforma permette infatti il download di un file con i canali certificati, che può essere utilizzato all’interno delle piattaforme di acquisto.

Come funziona lo IAB Quality Index

IAB Quality Index si basa sulle misurazioni condotte da comScore, Integral Ad Science e Meetrics che insieme a IAB Italia, e con il supporto di EY, valutano la qualità dei contesti online secondo cinque KPI: Viewability, Brand Safety, Invalid Traffic, Ad Clutter e rispetto dei cosiddetti LEAN Principles. Questi parametri – promossi sui mercati internazionali come le metriche di riferimento – sono oggetto di una misurazione su base trimestrale e per un periodo di quattordici giorni consecutivi in relazione ai formati pubblicitari maggiormente utilizzati, video e display, in ambiente sia desktop sia mobile browser.

I valori rilevati sui 5 KPI oggetto di misurazione sono riportati su scala 0-100 e confluiscono nell’algoritmo di calcolo che determina il valore finale dello IAB Quality Index, secondo una media ponderata. Se il punteggio finale dell’IQI supera una soglia minima il publisher ottiene la certificazione di qualità con una matricola variabile tra le due (qualità alta) e le tre (qualità molto alta) stelle.

Il tema della qualità e della trasparenza dell’advertising online è cruciale per poter attirare nuovi investimenti. «Nonostante i numerosi errori di valutazione commessi, i grandi della rete – che detengono in Italia oltre il 75% degli investimenti pubblicitari online – generalmente non consentono ad enti esterni di misurare direttamente le loro audience, limitandosi a fornire ai vendor di certificazione i loro dati per una misurazione indiretta. Facciamo pertanto appello agli inserzionisti affinché pretendano gli stessi standard di qualità da tutti gli attori del sistema; solo così si può ambire a un circolo virtuoso capace di innescare un processo di miglioramento continuo del nostro settore», conclude Carlo Noseda.

LinkedIn punta sulla trasparenza con un nuovo strumento per gli utenti

Quello della privacy e della trasparenza è uno dei temi caldi dell’industria digitale, e le grandi piattaforme social hanno imparato a dover fare i conti con esso, mettendo a punto soluzioni e approcci volti a rendere chiaro e comprensibile agli utenti come vengono erogate le campagne pubblicitarie e quali dati personali sono eventualmente utilizzati a questo scopo.

Così, dopo Google e Facebook, un altro social annuncia la propria personale mossa sul tema. Si tratta di LinkedIn, con il lancio di un nuovo strumento dedicato ai propri utenti.

Sulle pagine del social dei professionisti arriva infatti un nuovo tipo di schede, le schede Ads, su cui gli iscritti potranno vedere tutti i Contenuti Sponsorizzati (campagne native pianificate sul feed della piattaforma) che i brand hanno diffuso su LinkedIn nei precedenti sei mesi. Gli utenti potranno cliccare su questi annunci, ma in questo caso ai brand non verrà chiesto il pagamento dell’annuncio, e il click non verrà considerato a fini di reportistica.

“Le nuove schede Ads sono costruite sulla scia di altri simili strumenti che abbiamo recentemente introdotto per aiutare i nostri iscritti a capire e controllare le loro esperienze pubblicitarie, incluse nuove impostazioni degli annunci cui ogni utente può accedere dal proprio account LinkedIn – ha spiegato la società in un blog post -. Le schede Ads sono il primo di svariati futuri aggiornamenti volti a fornire ai nostri membri informazioni utili sulla pubblicità che vedono su LinkedIn“.

Lo strumento sarà disponibile per tutti gli utenti a livello globale nel corso delle prossime settimane.

Trasparenza nella filiera digitale: IAB Tech Lab lavora a due nuove soluzioni

IAB Tech Lab ha annunciato di aver messo a disposizione dei commenti pubblici due nuove specifiche tecniche volte a migliorare la trasparenza nella supply chain della pubblicità digitale, in particolare nella vendita in real-time bidding e in programmatic.

Il primo si chiama Sellers.json e consente ai buyer di verificare l’autenticità dei venditori diretti di un’impression o di chi agisce da intermediario. Il secondo, OpenRTB SupplyChain object, permette a chi acquista uno spazio di vedere tutte le parti coinvolte nella sua vendita o rivendita.

Le due specifiche sono aperte ai commenti pubblici per un periodo di 30 giorni, che si concluderà il 10 maggio 2019.

“Sellers.json e OpenRTB SupplyChain hanno ruoli complementari nell’estendere la trasparenza alle SSP e agli ad exchange. Quando verranno completate, ci aspettiamo che SSP e ad exchange pubblichino i loro file sellers.json perché i buyer possano vederli e valutarli”, spiega IAB Tech Lab in una nota, aggiungendo che “Le SSP e gli ad exchange dovranno aggiornare le loro integrazioni OpenRTB (nelle versioni 2.x o 3.0) per includere il supporto a SupplyChain object (un’estensione di OpenRTB). Combinando questi standard e componenti daremo ad aziende e agenzie gli strumenti per capire quello che comprano, rendendoli più sicuri e a loro agio nei loro acquisti pubblicitari“.

Le due specifiche sono state create dal gruppo di lavoro OpenRTB di IAB Tech Lab in un momento di particolare fermento sui temi della trasparenza, della brand safety e della fiducia nell’ecosistema della pubblicità digitale, cui hanno anche partecipato gli strumenti ads.txt e app-ads.txt (il suo equivalente per il mondo in-app), messi a punto dallo stesso laboratorio tecnologico dell’associazione.

Marc Pritchard (P&G): «Trasparenza? Siamo solo al primo step del percorso»

La battaglia di Marc Pritchard, il chief brand officer di Procter & Gamble, per un ecosistema digitale più trasparente non si è esaurita nel 2018. Anzi.

Secondo quanto ha dichiarato il manager in un’intervista a margine del CES di Las Vegas, i progressi compiuti dal mercato sul tema trasparenza sono solo giunti alla fine «del primo step», con le piattaforme che hanno affidato a società esterne la verifica dei propri livelli di viewability, frode, reach e brand safety.

Ora è giunto il momento di compiere nuovi passi avanti. E il primo di questi step, attualmente in corso, è la richiesta di accreditamento da parte delle grandi piattaforme come Facebook e Google («a cui ne dovranno seguire altre», precisa Pritchard) al Media Rating Council per le loro metriche pubblicitarie. Successivamente, il tema della trasparenza dovrà toccare altre misurazioni, come il conteggio del numero di volte che un individuo vede un annuncio su varie piattaforme, in modo che inserzionisti come P&G possano evitare di disturbare i consumatori con troppe pubblicità sullo stesso prodotto.

Perché questo sia possibile, però, saranno necessarie capacità di misurazione cross-piattaforma difficili da realizzare in presenza di walled garden. Secondo il manager, una possibilità potrebbe essere quella di offrire degli incentivi: «Quegli editori e partner media che sono disposti a condividere dati utili a evitare un’eccessiva frequenza pubblicitaria riceveranno soldi. Probabilmente questo sarebbe il migliore incentivo», ha dichiarato.

Proprio questa “eccessiva frequenza pubblicitaria”, inutile e addirittura controproducente ai fini della conversione all’acquisto, secondo Pritchard sarebbe parte di quello “spreco di investimenti” che P&G già da qualche tempo si è impegnata ad eliminare nella sua strategia di ottimizzazione della spesa adv, con l’obiettivo di puntare su canali e modalità realmente efficaci. «Abbiamo intenzione di spendere tanto quanto se non addirittura di più rispetto ad oggi. Non si tratta di ridurre gli investimenti, quanto piuttosto di avere una maggiore efficacia».

AppNexus, ora i brand possono vedere quanto budget media va agli editori

Per le aziende che acquistano pubblicità in programmatic, il tema della trasparenza è quanto mai importante oggi. E questo tema tocca anche la questione delle fee tecnologiche, ossia quanto dell’investimento media iniziale si perde tra gli operatori della filiera prima di arrivare nelle tasche degli editori che vendono gli spazi.

AppNexus ha annunciato di aver fatto un importante passo avanti per rendere queste fee più trasparenti. Oggi infatti le aziende possono scoprire quanto dei loro budget è categorizzato come “tech fee” quando acquistano gli spazi di un editore attraverso le piattaforme della società di AT&T.

La novità arriva dopo mesi di rinegoziazione dei contratti con i venditori, precedentemente scritti e strutturati in maniera tale da non poter rendere pubbliche tali informazioni. Oggi le aziende potranno vedere le fee relative al 58% delle transazioni pubblicitarie effettuate a livello globale e l’82% di quelle effettuate in Nord America. Queste informazioni consentiranno ad esse di analizzare tali importi per ogni editore da cui acquistano, riconoscendo spazi “rivenduti” dall’accumulo di “rimbalzi” tra compratore e venditore, ed usare questi insight per ottimizzare il supply path alla ricerca delle fee più basse e del minor numero di rimbalzi.

AppNexus connetterà queste informazioni ai suoi fornitori AD/FIN, Amino Payments e Lucidity, consentendo agli inserzionisti di visualizzarle attraverso di essi. Inoltre, la SSP della società sta testando una reportistica di trasparenza nativa al proprio interno.

Il Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Nella nostra rassegna di oggi spazio al tema della trasparenza, al mercato della Programmatic TV e ai nuovi step del progetto Advertising ID Consortium.

Daniel Spears, Programmatic Director del Guardian: «Il mercato è “opaco by design”»

Un mercato in salute è nutrito dalla fiducia dei suoi investitori, e la fiducia è costruita sull’affidabilità. Un assunto che vale anche per il mondo della pubblicità online, in cui gli “investitori” – siano essi aziende alla ricerca del ROI o editori che monetizzano le loro property – hanno a che fare con un certo livello di “opacità” dei processi che certo non giova al loro “sentiment” nei confronti del mercato. Questa opacità, secondo il Programmatic Director del Guardian Daniel Spears, è “by design”, cioè insita nelle dinamiche del mercato stesso. Per questo, il raggiungimento della trasparenza non è cosa semplice, per quanto lo vogliano i diretti interessati. Ma una soluzione c’è, e non passa dalla blockchain. Leggi di più su ExchangeWire.

La spesa in Programmatic TV cresce: in USA toccherà i 4,7 miliardi di dollari nel 2020

In USA gli investimenti pubblicitari in Programmatic TV raggiungeranno nel 2020 i 4,7 miliardi di dollari, dall’attuale cifra di 1,7 miliardi. E’ quanto prevede il nuovo report di eMarketer sull’Advanced TV, che ha indagato l’andamento del mercato anche per quanto riguarda la parte Addressable e OTT. Nel prossimo futuro, la maggior parte degli accordi di Programmatic TV verranno condotti privatamente, e concordati su regole di transazione tra selezionati inserzionisti e venditori, con garanzie di inventory e di prezzo. Leggi di più su eMarketer.

Prosegue il progetto Advertising ID Consortium

LiveRamp, dataxu e Index Exchange hanno lanciato la prima dimostrazione prativa dell’Advertising ID Consortium di cui fanno parte. Si tratta di un prodotto che posiziona l’IdentityLink di LiveRamp direttamente nei flussi d’asta, saltando così i processi di sincronizzazione dei cookie ticipamente richiesti per associare le informazioni contenute nelle DSP e nelle SSP. Intanto, Bill Simmons, co-fondatore e CTO di dataxu, si è unito al board del consorzio. Leggi di più su AdExchanger.

Trasparenza, le nuove guideline di Sizmek per partner e fornitori

Pratiche discutibili come il bid caching o la manipolazione delle aste sono emerse di recente, e sono state causa di non pochi problemi, particolarmente per quanto riguarda la perdita di fiducia dei clienti verso i vendor. Sizmek ha assunto un chiaro impegno verso la trasparenza nei confronti dei marketer per mantenere la fiducia in prima linea, e ha definito il 2018 “L’anno della trasparenza totale”, con aggiornamenti e rilasci dei nostri prodotti che hanno rispecchiato questo obiettivo. Nell’ambito del suo continuo impegno per la totale trasparenza, Sizmek vuole specificare esattamente cosa ci si aspetta da dei fornitori di DSP, e quali saranno i requisiti necessari per lavorare con loro.

I partner editoriali condividono con Sizmek un punto di vista simile. Brendan Cleary, Vice Presidente del Programmatic Sales and Ad Operations del Guardian U.S. afferma: “Il Guardian è stato in prima linea nel movimento per la trasparenza e continua a sostenere un mercato programmatico equo ed equilibrato. Pur comprendendo le crescenti sfide nella regolamentazione di un ambiente automatizzato, rispettiamo e apprezziamo le partnership che condividiamo con i fornitori che chiedono attivamente un cambiamento positivo”.

Le dinamiche attuali lato fornitori

Il ruolo chiave di un fornitore di DSP è quello di offrire ai marketer un percorso più pulito possibile verso la brand-safety, con media senza bot e con aste eque e corrette. Invece, alcuni partner sul lato dell’offerta si sono comportati in maniera scorretta creando delle finte aste, facendo bid caching, infrangendo l’infrastruttura DSP con bid multipli per la stessa impression, utilizzando ad network reseller non diretti, consentendo il traffico non autorizzato, e tanto altro. Queste pratiche hanno eroso la fiducia dei marketer, che non accettano spiegazioni sul perché aste e tattiche poco chiare hanno portato ad una dispersione degli sforzi fatti per raggiungere i consumatori. Queste dinamiche hanno indotto grandi brand e grandi agenzie a riconsiderare il programmatic e a domandarsi se davvero valesse la pena investire in questo ambito. La situazione è molto delicata e la mission di Sizmek è quella di mantenere alto il livello di transparency in modo che i marketer possano ancora beneficiare dell’incredibile efficienza e scalabilità che il programmatic offre, senza dubitare delle azioni che vengono implementate.

L’approccio di Sizmek

Sizmek fornisce ai buyer gli strumenti di cui hanno bisogno per ottimizzare il percorso verso la migliore esperienza possibile, garantendo al contempo l’integrità complessiva dell’ecosistema. Ad esempio, fornisce miglioramenti specifici per gli annunci ads.txt e controlli mirati del percorso progettati per responsabilizzare sia gli acquirenti che i fornitori.

Inoltre, Sizmek sta ridefinendo le policy lato offerta per dare linee guida chiare, eque e trasparenti su ciò che si aspettano dai partner in merito al codice di condotta che dovrebbero seguire.

I fornitori di Sizmek dovranno per esempio presentare un elenco completo e trasparente dei loro editori e rivenditori diretti, insieme agli identificativi unici degli editori e dei rivenditori utilizzati nelle aste. O ancora viene esplicitato che non devono utilizzare tattiche di multi-bidding con differenti piani di bid per la stessa impression in modo da aggiudicarsi l’asta con il più alto valore di bid possibile.

La transparency è parte integrante dell’approccio client-first di Sizmek e lo stesso approccio viene esteso ai partner. Queste nuove guideline mostrano il profondo impegno di Sizmek nel creare un ambiente totalmente trasparente che permette ai clienti di lavorare con Sizmek al meglio.

Borriello, Arkage: «Grazie alla blockchain più trasparenza e fiducia nella filiera pubblicitaria»

La blockchain è certamente una delle tecnologie del momento, e molti nella industry sono convinti che il suo utilizzo potrebbe aiutare a risolvere le inefficienze della filiera della pubblicità digitale. Non ultima l’UPA, che proprio pochi giorni fa ha ufficializzato l’avvio di un progetto finalizzato all’applicazione di questa tecnologia alla supply chain, in modo da avere totale visibilità dell’attività di tutti i soggetti coinvolti nell’erogazione delle campagne, o IAB, che quasi un anno fa ha dato vita a un tavolo di lavoro su questo argomento, volto alla realizzazione di un libro bianco.

Oltre alle associazioni di mercato, poi, ci sono diverse società che si stanno impegnando in prima persona nell’analisi di come la blockchain può essere applicata a sistemi e processi della pubblicità digitale. E tra queste c’è Arkage che, in occasione della presentazione dei risultati della Ricerca 2017-2018 dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, ha annunciato un progetto di sviluppo di una piattaforma di media delivery basata su blockchain.

Secondo Arkage, la blockchain è infatti la soluzione giusta per rendere la filiera pubblicitaria più trasparente ed efficiente, innescando una maggiore fiducia reciproca tra i vari attori all’interno del mercato. In questa intervista, il Ceo della società Pasquale Borriello ci spiega il perché, fornendoci anche un suo punto di vista sulla possibile evoluzione dell’applicazione di questa tecnologia al mondo della pubblicità digitale.

Puoi parlarci un po’ meglio del progetto che hai annunciato all’Osservatorio Internet Media? In cosa consiste e quando vedrà la luce?

«Come Arkage stiamo lavorando ad un proof of concept di implementazione della blockchain al media planning e buying, che possa permettere una notevole ottimizzazione della filiera. In una prima fase ci limiteremo a studiarne la fattibilità teorica e le ripercussioni concrete su tutti i player in termini di business e di trust. Successivamente cercheremo partner tecnologici per sviluppare concretamente la piattaforma. Sappiamo che da più parti – Marc Pritchard di P&G ha cominciato a parlarne oltre 1 anno fa – arrivano pressioni per migliorare un sistema che non sembra più funzionare a dovere. Pensiamo che l’industry della comunicazione debba rispondere a questa richiesta dall’interno, senza lasciare alle grandi piattaforme il pallino del gioco. Ad esempio, Facebook sta lavorando ad una blockchain per i sistemi di pagamento, ma se pensiamo che la maggior parte delle transazioni su Facebook avviene per l’acquisto di spazi media…».

A tuo parere, quali sono gli aspetti (o le criticità) del programmatic che la blockchain può contribuire a risolvere?

«Il programmatic ha diversi problemi legati alla brand safety e alla transparency, lo sappiamo bene. Ma questo vale non solo per il programmatic: in tutta la media supply chain manca trasparenza, omogeneità sulle metriche e sul calcolo delle performance. E poi ci sono troppi attori e fee poco chiare. Insomma, il sistema è diventato esageratamente complesso e quindi difficile da controllare».

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Tecnicamente, in che modo la blockchain può promuovere una maggiore trasparenza nell’ecosistema del trading programmatico?

«I costi di tecnologia e d’intermediazione sono i principali problemi che si possono risolvere in modo ovvio con la tecnologia blockchain. La filiera ne guadagnerebbe in efficienza e, ne siamo convinti, anche in efficacia. Applicando la tecnologia che sta rivoluzionando il fintech all’advertising digitale, andremo a migliorare il livello di servizio e questo migliorerebbe la relazione tra partner: aziende investitrici, agenzie e centri media, fornitori di tecnologia. Persino gli utenti potrebbero giovare di un ecosistema più sano, perché s’innescherebbe una maggiore fiducia reciproca all’interno del mercato pubblicitario. Pensiamo di averne davvero bisogno».

C’è già qualche azienda che si sta muovendo in tal senso (come Unilever insieme a IBM). Che tipo di evoluzione vedi nell’applicazione della blockchain alla pubblicità digitale?

«Ci sono tanti esperimenti in fase beta. Uno dei più interessanti è ad esempio la “blockchainizzazione” dell’Ads.txt: la blockchain può servire a validare in modo certo e sicuro la lista dei seller autorizzati dall’editore. Ce n’è un altro particolarmente interessante: si chiama XCHNG e cerca di standardizzare le fasi dell’acquisto media cercando di rendere validabile attraverso la blockchain ogni transazione che potrà quindi anche essere automatizzata completamente: la negoziazione di acquisto-vendita dello spazio pubblicitario, la misurazione delle performance e ovviamente il pagamento».

«Crediamo che l’evoluzione non sarà tanto l’implementazione di piattaforme di blockchain per il media buying, quanto le ripercussioni indirette che ci saranno – e per la verità già cominciano a vedersi – quando tutti i player capiranno che il sistema va migliorato e c’è una soluzione a portata di mano. Accadrà in piccolo quello che sta avvenendo nel sistema bancario: una tecnologia disruptive porterà innovazione anche laddove non arriva perché i player (e forse perfino gli utenti) vorranno avere subito i vantaggi che tale tecnologia può garantire. Come nel caso del banking, è tutta una questione di sicurezza, trasparenza e fiducia nell’intermediazione. Ne vedremo delle belle».

Sizmek tra le 10 aziende più innovative nel media & entertainment secondo Insights Success

Il business magazine Insight Success ha inserito la tech company Sizmek tra le 10 aziende più innovative del 2018 nel settore media ed entertainment, perché “combina un’eccellente esposizione pubblicitaria con una trasparenza impareggiabile“.

“Siamo felici di aver ricevuto questo riconoscimento, perché innovazione e l’essere di ispirazione per il mercato sono capisaldi della nostra azienda”, dichiara Enrico Quaroni, Managing Director Italy di Sizmek. “Le nostre soluzioni integrate consentono di lavorare senza barriere o limitazioni con dati, creatività e media. Il nostro motore decisionale basato sull’intelligenza artificiale identifica, infatti, gli insight dei dati in 5 dimensioni chiave su cui garantiamo affidabilità e trasparenza: campagne, consumatori, contesto, creatività e costi”.

Dietro ogni annuncio pubblicitario che vediamo si nasconde un impegno enorme in termini di ricerca, pianificazione e impiego di risorse. Team di professionisti, assistiti da potenti sistemi di Intelligenza Artificiale (AI), contribuiscono alla sua creazione, decidendo strategia, tempistiche e delivery. Si tratta di investimenti sostanziosi in ambiente digitale, quindi soggetto a completa misurabilità: per questo gli inserzionisti richiedono una sempre maggiore visibilità su risultati che giustifichino le risorse economiche allocate.

Tuttavia, le compagnie che gestiscono gli investimenti nell’ambito della pubblicità digitale, sono sempre state riluttanti a condividere informazioni precise sul ROI delle campagne. Secondo Insight Success, Sizmek è un’azienda che sta rivoluzionando il settore con un approccio unico nel fornire servizi che combinano l’esposizione pubblicitaria mirata con la tanto richiesta trasparenza.

Parte di questo successo, sottolinea la società in una nota, è merito dell’impostazione data da Mark Grether, Ceo di Sizmek dal 2017. Il mandato di Mark è stato fin da subito caratterizzato da un forte cambiamento e infatti ha rinnovato la struttura dell’azienda per dare ai Country Manager, che meglio conoscono i propri mercati locali, il potere di prendere più decisioni, pur continuando a sentirsi parte di una grande multinazionale.

Un ultimo motivo alla base del successo di Sizmek, secondo Insight Success, è quello della capacità di anticipare il cambiamento per essere pronti ad affrontare al meglio il futuro.

IAB Seminar, focus su qualità e trasparenza il 5 luglio a Roma

Sarà focalizzato su “Qualità e trasparenza: le leve per un’industria digitale europea competitiva” il nuovo IAB Seminar, il secondo organizzato quest’anno da IAB Italia dopo quello del 16 marzo “Digital Power: Dive into Data Driven Business”.

L’evento, che si terrà il 5 luglio a Roma presso la Camera dei Deputati, vedrà i professionisti del settore, le associazioni, le istituzioni e i principali player dell’industria digitale riflettere sulla necessità di garantire un contesto pubblicitario qualitativo ed equo tra gli attori del sistema ed approfondire l’impatto della normativa GDPR a livello locale.

Si parlerà di temi come il futuro della privacy, la gestione del dato e le opportunità per l’industria europea, e la trasparenza nella filiera dell’advertising online. Questioni quanto mai delicate e attuali del web, in un momento in cui i nuovi regolamenti europei, lo scandalo Cambridge Analytica, le discussioni sulla web tax e la trasparenza della filiera in ambito programmatico, impongono riflessioni attente sulla necessità di garantire un contesto pubblicitario qualitativo ed equo tra gli attori del sistema.

L’agenda dell’evento

La mattinata vedrà susseguirsi tre tavoli di discussione, moderati dal giornalista Luca Telese, e aperti dal Presidente IAB Italia Carlo Noseda e dall’On. Alessandro Fusacchia, Capogruppo in Commissione Cultura della Camera dei Deputati.

Il primo tavolo di discussione sarà focalizzato sulla gestione del dato e sulle opportunità per l’industria europea, e vedrà confrontarsi sul tema Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per la Protezione dei dati personali, Luca Bolognini, Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, Guido Scorza, Responsabile Affari Regolamentari nazionali ed europei del Team digitale, Marco Bani, Capo della segreteria tecnica Agenzia per l’Italia Digitale, e Marco Delmastro, Direttore del servizio economico statistico AGCOM.

Il secondo tema affrontato sarà quello della trasparenza nella filiera dell’advertising online, su cui discuteranno Angelo Marcello Cardani, Presidente Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Giovanna Maggioni, Direttore Generale Upa, Vincenzo Guggino, Segretario Generale Iap, Guido Surci, Chief Intelligence Officer Havas Media e Fabrizio Angelini, CEO Comscore.

La terza tavola rotonda sarà infine sul tema dell’importanza dell’equità fiscale per lo sviluppo della filiera, e vedrà la partecipazione dell’On. Francesco Boccia, Membro della Commissione Bilancio Camera dei Deputati, Giovanni Gallucci, Senior Manager International Tax Services EY, Giulio Centemero, Capogruppo in Commissione Finanze Camera dei Deputati, Alessandro Amitrano, Membro della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, e Aldo Agostinelli, Vicepresidente IAB Italia. L’evento si chiuderà con un intervento di Daniele Sesini, Direttore Generale IAB Italia.

E’ possibile iscriversi all’evento entro il 3 luglio alle ore 11.00 a questo link.