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GDPR, quest’estate il nuovo framework di IAB. E parteciperà anche Google

Prende forma il progetto della nuova versione del Transparency and Consent Framework di IAB Europe. L’associazione ha infatti annunciato la disponibilità per i commenti pubblici delle specifiche tecniche del nuovo standard di riferimento, volto a facilitare la conformità dei player dell’ad tech alle direttive del GDPR.

La nuova versione del Framework, come la precedente, si pone come uno standard per la gestione della raccolta dei consensi all’uso dei dati da parte degli operatori del digital, nel rispetto delle nuove normative in materia, ma in più tiene in considerazione le richieste da parte degli editori di avere maggiori controlli e una serie di arricchimenti dal punto di vista delle tecnologie e delle policy.

In particolare, tra le novità c’è l’aumento delle possibili motivazioni all’utilizzo dei dati, che prima erano 5 e adesso sono 12; la possibilità, per gli utenti, di esprimere direttamente attraverso una Consent Management Platform conforme al Framework il proprio “diritto di opposizione” nei confronti di una società che sta utilizzando i suoi dati sulla base del legittimo interesse (prima questo diritto veniva gestito al di fuori del framework); e maggiori controlli su se e come i fornitori possono usare alcune tipologie di dati, come quelli di geolocalizzazione.

Ma al di là di tutte queste aggiunte, tra i motivi che rendono particolarmente attesa la disponibilità di questo nuovo standard, c’è l’impegno che Google ha preso di rendersi conforme ad esso. Big G non ha mai sottoscritto la prima versione del Framework IAB (causando non poche difficoltà all’interno del mercato pubblicitario, considerando il cospicuo peso della società nel comparto), ma ha dichiarato di voler ufficialmente allinearsi alla nuova edizione non appena verrà immessa sul mercato.

Una data che però non è imminente: le nuove specifiche del framework saranno disponibili per i commenti pubblici fino al 25 maggio. Per il lancio, invece, bisognerà aspettare quest’estate.

GDPR, presto una nuova versione del Framework IAB. Ci sarà anche Google

Entro quest’anno IAB Europe lancerà una nuova versione del suo Transparency and Consent Framework, e Google salirà definitivamente a bordo del progetto.

Inizialmente immesso sul mercato la scorsa primavera, in vista dell’entrata in vigore del GDPR a maggio, il framework di IAB è un sistema creato per stabilire uno standard per la raccolta e la condivisione del consenso sul trattamento dei dati all’interno della filiera pubblicitaria. Il nuovo regolamento europeo infatti impone a chi raccoglie e tratta dati di utenti appartenenti all’UE di essere conformi a una serie di regole, tra cui avere il consenso chiaro e informato da parte degli utenti sull’utilizzo delle loro informazioni personali, pena multe fino a 20 milioni di euro o il 4% dei ricavi annuali. In questo senso, il framework IAB standardizza il processo di richiesta del consenso, rendendo più facile anche la sua condivisione tra i vari attori della supply chain.

Dal suo lancio ad aprile, il sistema è stato adottato da sempre più operatori del mercato, che ad esso hanno adattato le proprie CMP (piattaforme di gestione dei consensi). Tra di essi, però, c’è sempre un grande assente: Google. Big G a tutt’oggi non ha ancora reso il suo strumento Funding Choices conforme al TCF di IAB, e questo ha causato non poche difficoltà all’interno del mercato pubblicitario, considerando il cospicuo peso del colosso di Mountain View nel comparto. A onor del vero, Google ha espresso sin dall’inizio la sua volontà di far parte del progetto, tuttavia ha sempre rimandato la messa in conformità della propria piattaforma dichiarando di voler prima studiare a fondo le caratteristiche e il funzionamento del framework IAB.

Adesso però ci sono delle novità. Secondo quanto ha dichiarato IAB Europe alla testata MarTech Today, l’associazione sta preparando una nuova versione del framework, raccogliendo i feedback degli operatori inclusa Google, e dovrebbe lanciarla entro quest’anno. Dal canto suo, Big G ha fatto sapere che si allineerà al nuovo standard non appena verrà immesso sul mercato.

«Google supporta il Transparency & Consent Framework di IAB Europe, che aiuterà gli editori grandi e piccoli a rendersi conformi alle richieste del GDPR – ha dichiarato un portavoce di Google -. Noi abbiamo firmato un contratto con IAB Europe per entrare nel Framework e stiamo lavorando con IAB per integrarci prima possibile».

IAB Europe e IAB Tech Lab starebbero attualmente incorporando i commenti dei vari editori europei sul nuovo TCF, con l’intenzione di arricchirlo dal punto di vista delle tecnologie e delle policy. Tra i commenti al vaglio dell’associazione, in particolare, ci sarebbero la richiesta di controlli più granulari e l’integrazione del concetto di “legittimo interesse”. Proprio le stesse tematiche che un paio di mesi fa erano state oggetto di una serie di incontri tra Google e vari editori, agenzie e fornitori di ad tech.

Google e il framework di IAB per il GDPR, ecco gli ultimi sviluppi

Da un po’ di tempo non si sentiva più parlare della questione dell’implementazione da parte di Google del Transparency and Consent Framework di IAB per il GDPR. A settembre, con un mese di ritardo rispetto alle scadenze prefissate, Big G non aveva ancora adottato il framework, la sua soluzione per la gestione dei consensi Funding Choices non era ancora una CMP registrata nelle liste di IAB, e dunque il consenso da lei raccolto non era libero di essere condiviso con altre piattaforme compatibili al Framework.

Tre mesi dopo, tutto è ancora com’è, ma sembrerebbe che, in sordina, qualcosa si stia muovendo. Secondo quanto riporta Digiday, Google si sarebbe riunita questa settimana a Londra, insieme ad alcuni grossi editori britannici e tedeschi, agenzie e altri fornitori di ad tech, per discutere e giungere a un compromesso su con quali motivazioni i “data processor” possono utilizzare i dati degli utenti degli editori quando si tratta di erogare annunci personalizzati.

L’incontro sarebbe stato il culmine di qualcosa come 18 conference call e un precedente meeting con il gruppo di lavoro del Purposes Committee dello IAB Transparency and Consent framework. Nel corso di tutte queste varie discussioni, Google e gli altri fornitori tecnologici hanno sottolineato l’esigenza di una minore granularità di motivazioni e di un’unica motivazione per quelle “categorie” che sono profondamente legate tra loro, come ad esempio l’erogazione di un annuncio e la sua misurazione. Secondo Google, in particolare, separare motivazioni di utilizzo dei dati che sono intrinsecamente legate tra loro potrebbe portare a interpretazioni confuse da parte degli utenti a cui viene chiesto il consenso.

Dall’altra parte, però, tradizionalmente gli editori sono stati invece più propensi ad una maggiore granularità, con l’obiettivo di avere un maggiore controllo su come i vari partner della supply chain utilizzano le informazioni provenienti dai loro siti. Alla fine, sembrerebbe che il lato di Google e dei tech vendor si sia rivelato d’accordo a un compromesso per una maggiore granularità.

Da quanto scrive il sito americano, 12 “motivazioni” sarebbero state accettate in occasione di questo incontro, e al centro delle discussioni ci sarebbe stato anche il modo di considerare e trattare i dati di localizzazione. Il prossimo passo sarà quello di concordare sul linguaggio da utilizzare per trasmettere queste motivazioni agli utenti; e tutto questo dovrà poi essere ratificato dal Purposes Committee dello IAB Transparency and Consent framework, di cui peraltro fanno parte molte delle società che hanno partecipato ai tavoli di lavoro.

Proprio la necessità di trovare accordi comuni sulle motivazioni per l’uso dei dati sarebbe stata una delle cause del ritardo dell’adozione del framework IAB da parte di Google, insieme ad alcune specifiche tecniche riguardanti l’integrazione del “legittimo interesse” nel framework. Adesso, man mano che i lavori vanno avanti, ci si aspetta che Big G compia l’attesa mossa, ufficializzando il lancio di una CMP registrata nelle liste IAB.

GDPR, Google ancora al lavoro sull’implementazione del Framework IAB

A maggio, pochi giorni prima dell’entrata in vigore del GDPR, Google aveva ufficializzato la sua posizione in tema di protezione dei dati, dimostrandosi aperta a partecipare al Transparency and Consent Framework di IAB Europe, la piattaforma lanciata dall’associazione per creare uno standard per la raccolta e la condivisione del consenso sul trattamento dei dati all’interno della filiera pubblicitaria. Un’apertura che – a detta di Big G – si sarebbe tramutata entro agosto in una effettiva e concreta adozione del framework, dopo un’attenta analisi delle sue caratteristiche e del suo funzionamento.

A più di tre mesi di distanza, però, Google non ha ancora mantenuto fede alla promessa fatta: l’attuale soluzione per la gestione dei consensi della società, Funding Choices, non è ancora infatti una CMP registrata nelle liste di IAB, il che vuol dire che il consenso che raccoglie non è libero di essere condiviso con altre piattaforme compatibili al Framework.

Uno dei punti forte del Framework IAB, infatti, è che consente alle CMP compatibili di far circolare i consensi raccolti tra le varie piattaforme (SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, servizi di tracking e misurazione) di cui l’editore si serve per i propri servizi, pubblicitari e non. La maggior parte degli operatori del programmatic ha sviluppato CMP compatibili con tale framework, ma ancora non Google, appunto, che al momento ritiene valido solo il consenso raccolto attraverso piattaforme di sua proprietà.

Big G, a quanto pare, starebbe ancora studiando il Framework, e sarebbe in procinto di formalizzare la sua partecipazione, come ha dichiarato un portavoce della società alla testata AdExchanger: “Negli scorsi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con IAB Europe per assicurare che i nostri prodotti siano interoperabili con il Transparency and Consent Framework – ha spiegato-. Siamo in procinto di formalizzare la nostra partecipazione al framework e ci auguriamo che l’integrazione possa venire il più velocemente possibile“. Nessuna nuova data però è stata comunicata per il lancio della CMP ufficiale di Google.

All’indomani dell’entrata in vigore, a fine maggio scorso, del GDPR, e dopo che numerosi exchange avevano registrato una forte riduzione di domanda in particolare da parte di Google DBM (anche in Italia), Google aveva sviluppato una soluzione temporanea in modo da consentire agli editori con CMP compatibile col framework IAB di passare a Google il consenso raccolto per la targettizzazione della pubblicità. Google aveva anche avviato degli accordi con alcuni operatori del programmatic per facilitare il passaggio dei consensi.

Ma nonostante questa mossa ad interim, il ritardo della partecipazione di Google al Transparency and Consent Framework costituisce un problema per molti editori e fornitori di tecnologia, come fa notare AdExchanger. E tra le sue conseguenze potrebbe non esserci solo un eventuale calo di domanda e CPM per le inventory non targettizzabili.

Il fatto che Google non abbia una CMP compatibile col Framework, infatti, può costituire anche un freno in generale all’adozione delle CMP. Basti pensare a quanto utilizzati sono gli strumenti di Google dalla maggior parte degli editori in Europa. Editori che, con ogni probabilità, tenderanno ad affidarsi alle soluzioni della società – anche se non sono compatibili col framework IAB – anche per la policy GDPR.

Google, modifiche per la CMP “Funding Choices”: tolto il limite dei 12 partner tecnologici

Google ha annunciato una serie di modifiche sul progetto della sua piattaforma di gestione del consenso (CMP), ideata in vista dell’entrata in vigore del GDPR e attualmente in fase beta.

Circa un mese fa, la società aveva annunciato di stare testando “Funding Choices“, uno strumento volto alla raccolta delle autorizzazioni degli utenti per il trattamento dei dati. Il tool mostrava agli utenti che visitavano un sito una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Tra le caratteristiche della piattaforma, tra l’altro, c’era che il consenso così raccolto poteva essere condiviso con solamente 12 partner ad tech, inclusa Google. Un limite troppo stretto per gli operatori, che normalmente lavorano con molte più piattaforme e che aveva fatto pensare a molti operatori del mercato che Google volesse sfruttare il GDPR a proprio vantaggio, cercando di invogliare i publisher ad utilizzare le proprie soluzioni.

Proprio questo limite, tuttavia, sarà eliminato. Tra le modifiche alla piattaforma comunicate nei giorni scorsi agli editori da Google, infatti, ci sarebbe proprio l’eliminazione del numero massimo di partner tecnologici di un editore, visibili quando viene chiesto all’utente di dare il proprio consenso all’uso dei dati. Un cambiamento «in linea con la nostra priorità di rendere lo strumento un framework flessibile per gli editori», ha dichiarato Vegard Johnsen, Google product manager for GDPR and sustainable advertising, ripreso da AdExchanger.

Una scelta che viene incontro alle critiche del mercato? Può darsi, anche se, secondo quanto rivela la testata americana, chi utilizza i prodotti di Google avrà ancora dei vantaggi rispetto agli altri: i clienti di DFP o AdSense saranno facilitati nella sincronizzazione delle autorizzazioni nel caso in cui ci siano ad esempio modiche dei partner o della policy, mentre gli altri potranno dover riottenere il consenso per l’intera supply chain.

Quello dell’abbattimento del limite di partner non è la sola novità per la piattaforma. Attraverso le notifiche di opt-in, infatti, adesso gli utenti potranno accedere anche alle pagine di privacy policy di altri specifici partner degli editori, e, più in generale, la piattaforma adesso offrirà controlli maggiori agli utenti, mostrandosi più in linea con le altre CMP che aderiscono al Transparency and Consent Framework di IAB Europe. Inoltre, Google consentirà agli editori di utilizzare altre forme di monetizzazione nel caso gli utenti non rilascino il loro consenso all’uso dei dati: oltre ad offrire annunci non-personalizzati, potranno anche sfruttare forme di paywall attraverso il sistema di pagamento Google Contributor lanciato da Big G lo scorso anno.

Nel frattempo, Google sta continuando a lavorare su un modo per connettere il consenso raccolto sul suo network con quello ottenuto da altre piattaforme che utilizzano il framework di IAB, in attesa di integrarsi con lo strumento entro agosto.

GDPR, Clickio lancia il suo Consent Tool, compatibile con Google Ad Exchange

Clickio lancia il suo strumento per la gestione dei dati conformi al nuovo regolamento europeo, il GDRP, che entrerà definitivamente in vigore il 25 maggio.

La soluzione, che si chiama Clickio Consent Tool, aderisce al Transparency and Consent Framework rilasciato da IAB e ha il vantaggio rispetto ad altri strumenti analoghi di offrire la completa integrazione con i codici di Google Ad Exchange – AdSense.

Clickio Consent Tool è stato creato per rispondere all’esigenza dei publisher che fanno fatica a trovare maggiori informazioni su come mettersi in regola con la normativa. Lo strumento non consente soltanto ad editori di ottenere in maniera semplice il consenso dei consumatori all’uso dei loro dati, ma semplifica il salvataggio di tali consensi in maniera sicura e soprattutto si integra automaticamente con i tag di Google AdSense, AdX, DFP e con tutti i fornitori che supportano lo IAB Transparency & Consent Framework.

Tale integrazione permetterà secondo le funzionalità dei demand partner di mostrare o non mostrare annunci personalizzati.

L’interfaccia gestionale del Clickio Consent Tool permetterà ai publisher di modificare il messaggio usato per raccogliere il consenso, e mette a loro disposizione un pannello statistico dove si potranno misurare il numero totale di consensi ottenuti, l’ammontare dei consensi e dei rifiuti, la quantità di pop up abbandonati.

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Un’immagine dell’interfaccia

IAB rilascia ufficialmente il Transparency & Consent Framework

IAB Europe e IAB Technology Laboratory hanno rilasciato le specifiche tecniche per la prima versione del Transparency & Consent Framework, a seguito di una consultazione pubblica della durata di trenta giorni avvenuta tra marzo e aprile.

Lo standard riflette i numerosi riscontri provenienti da editori, agenzie e società ad-tech raccolti durante la fase di commento e, in futuro, sarà aggiornato con nuove funzioni e caratteristiche. L’infrastruttura coinvolge diverse industrie e supporta i servizi online e gli operatori nelle attività volte a garantire trasparenza e meccanismi di scelta per gli utenti. In conformità con la GDPR, gli utenti ora possono essere messi a conoscenza non solo dell’utilizzo dei loro dati personali da parte dei servizi online ma anche dell’uso di quei dati da servizi di terze parti che assistono quei servizi mostrando pubblicità e misurando l’efficacia di quest’ultima.

Il framework, si legge nella nota, è particolarmente rilevante per le prime parti, ossia gli editori, e per gli altri fornitori di servizi online, che collaborano con terze parti (venditori) per permettere a quelle terze parti di elaborare i dati degli utenti secondo le direttive legali stesa della norma.

“La GDPR comporterà che gli utenti europei ottengono più informazioni e controllo su chi tratta i loro dati. Questo dovrebbe dare loro una maggiore sicurezza online, che è allo stesso tempo la sfida e l’opportunità che la legge dell’Unione Europea presenta nella sua complessità. Il Transparency & Consent Framework si posiziona nell’intersezione tra utenti, editori e partner di terza parte, ossia i venditori, che supportano gli editori nella monetizzazione de contenuti”, ha dichiarato Townsend Feehan, Ceo di IAB Europe.