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GDPR, Google ancora al lavoro sull’implementazione del Framework IAB

A maggio, pochi giorni prima dell’entrata in vigore del GDPR, Google aveva ufficializzato la sua posizione in tema di protezione dei dati, dimostrandosi aperta a partecipare al Transparency and Consent Framework di IAB Europe, la piattaforma lanciata dall’associazione per creare uno standard per la raccolta e la condivisione del consenso sul trattamento dei dati all’interno della filiera pubblicitaria. Un’apertura che – a detta di Big G – si sarebbe tramutata entro agosto in una effettiva e concreta adozione del framework, dopo un’attenta analisi delle sue caratteristiche e del suo funzionamento.

A più di tre mesi di distanza, però, Google non ha ancora mantenuto fede alla promessa fatta: l’attuale soluzione per la gestione dei consensi della società, Funding Choices, non è ancora infatti una CMP registrata nelle liste di IAB, il che vuol dire che il consenso che raccoglie non è libero di essere condiviso con altre piattaforme compatibili al Framework.

Uno dei punti forte del Framework IAB, infatti, è che consente alle CMP compatibili di far circolare i consensi raccolti tra le varie piattaforme (SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, servizi di tracking e misurazione) di cui l’editore si serve per i propri servizi, pubblicitari e non. La maggior parte degli operatori del programmatic ha sviluppato CMP compatibili con tale framework, ma ancora non Google, appunto, che al momento ritiene valido solo il consenso raccolto attraverso piattaforme di sua proprietà.

Big G, a quanto pare, starebbe ancora studiando il Framework, e sarebbe in procinto di formalizzare la sua partecipazione, come ha dichiarato un portavoce della società alla testata AdExchanger: “Negli scorsi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con IAB Europe per assicurare che i nostri prodotti siano interoperabili con il Transparency and Consent Framework – ha spiegato-. Siamo in procinto di formalizzare la nostra partecipazione al framework e ci auguriamo che l’integrazione possa venire il più velocemente possibile“. Nessuna nuova data però è stata comunicata per il lancio della CMP ufficiale di Google.

All’indomani dell’entrata in vigore, a fine maggio scorso, del GDPR, e dopo che numerosi exchange avevano registrato una forte riduzione di domanda in particolare da parte di Google DBM (anche in Italia), Google aveva sviluppato una soluzione temporanea in modo da consentire agli editori con CMP compatibile col framework IAB di passare a Google il consenso raccolto per la targettizzazione della pubblicità. Google aveva anche avviato degli accordi con alcuni operatori del programmatic per facilitare il passaggio dei consensi.

Ma nonostante questa mossa ad interim, il ritardo della partecipazione di Google al Transparency and Consent Framework costituisce un problema per molti editori e fornitori di tecnologia, come fa notare AdExchanger. E tra le sue conseguenze potrebbe non esserci solo un eventuale calo di domanda e CPM per le inventory non targettizzabili.

Il fatto che Google non abbia una CMP compatibile col Framework, infatti, può costituire anche un freno in generale all’adozione delle CMP. Basti pensare a quanto utilizzati sono gli strumenti di Google dalla maggior parte degli editori in Europa. Editori che, con ogni probabilità, tenderanno ad affidarsi alle soluzioni della società – anche se non sono compatibili col framework IAB – anche per la policy GDPR.

Google, modifiche per la CMP “Funding Choices”: tolto il limite dei 12 partner tecnologici

Google ha annunciato una serie di modifiche sul progetto della sua piattaforma di gestione del consenso (CMP), ideata in vista dell’entrata in vigore del GDPR e attualmente in fase beta.

Circa un mese fa, la società aveva annunciato di stare testando “Funding Choices“, uno strumento volto alla raccolta delle autorizzazioni degli utenti per il trattamento dei dati. Il tool mostrava agli utenti che visitavano un sito una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Tra le caratteristiche della piattaforma, tra l’altro, c’era che il consenso così raccolto poteva essere condiviso con solamente 12 partner ad tech, inclusa Google. Un limite troppo stretto per gli operatori, che normalmente lavorano con molte più piattaforme e che aveva fatto pensare a molti operatori del mercato che Google volesse sfruttare il GDPR a proprio vantaggio, cercando di invogliare i publisher ad utilizzare le proprie soluzioni.

Proprio questo limite, tuttavia, sarà eliminato. Tra le modifiche alla piattaforma comunicate nei giorni scorsi agli editori da Google, infatti, ci sarebbe proprio l’eliminazione del numero massimo di partner tecnologici di un editore, visibili quando viene chiesto all’utente di dare il proprio consenso all’uso dei dati. Un cambiamento «in linea con la nostra priorità di rendere lo strumento un framework flessibile per gli editori», ha dichiarato Vegard Johnsen, Google product manager for GDPR and sustainable advertising, ripreso da AdExchanger.

Una scelta che viene incontro alle critiche del mercato? Può darsi, anche se, secondo quanto rivela la testata americana, chi utilizza i prodotti di Google avrà ancora dei vantaggi rispetto agli altri: i clienti di DFP o AdSense saranno facilitati nella sincronizzazione delle autorizzazioni nel caso in cui ci siano ad esempio modiche dei partner o della policy, mentre gli altri potranno dover riottenere il consenso per l’intera supply chain.

Quello dell’abbattimento del limite di partner non è la sola novità per la piattaforma. Attraverso le notifiche di opt-in, infatti, adesso gli utenti potranno accedere anche alle pagine di privacy policy di altri specifici partner degli editori, e, più in generale, la piattaforma adesso offrirà controlli maggiori agli utenti, mostrandosi più in linea con le altre CMP che aderiscono al Transparency and Consent Framework di IAB Europe. Inoltre, Google consentirà agli editori di utilizzare altre forme di monetizzazione nel caso gli utenti non rilascino il loro consenso all’uso dei dati: oltre ad offrire annunci non-personalizzati, potranno anche sfruttare forme di paywall attraverso il sistema di pagamento Google Contributor lanciato da Big G lo scorso anno.

Nel frattempo, Google sta continuando a lavorare su un modo per connettere il consenso raccolto sul suo network con quello ottenuto da altre piattaforme che utilizzano il framework di IAB, in attesa di integrarsi con lo strumento entro agosto.

GDPR, Clickio lancia il suo Consent Tool, compatibile con Google Ad Exchange

Clickio lancia il suo strumento per la gestione dei dati conformi al nuovo regolamento europeo, il GDRP, che entrerà definitivamente in vigore il 25 maggio.

La soluzione, che si chiama Clickio Consent Tool, aderisce al Transparency and Consent Framework rilasciato da IAB e ha il vantaggio rispetto ad altri strumenti analoghi di offrire la completa integrazione con i codici di Google Ad Exchange – AdSense.

Clickio Consent Tool è stato creato per rispondere all’esigenza dei publisher che fanno fatica a trovare maggiori informazioni su come mettersi in regola con la normativa. Lo strumento non consente soltanto ad editori di ottenere in maniera semplice il consenso dei consumatori all’uso dei loro dati, ma semplifica il salvataggio di tali consensi in maniera sicura e soprattutto si integra automaticamente con i tag di Google AdSense, AdX, DFP e con tutti i fornitori che supportano lo IAB Transparency & Consent Framework.

Tale integrazione permetterà secondo le funzionalità dei demand partner di mostrare o non mostrare annunci personalizzati.

L’interfaccia gestionale del Clickio Consent Tool permetterà ai publisher di modificare il messaggio usato per raccogliere il consenso, e mette a loro disposizione un pannello statistico dove si potranno misurare il numero totale di consensi ottenuti, l’ammontare dei consensi e dei rifiuti, la quantità di pop up abbandonati.

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Un’immagine dell’interfaccia

IAB rilascia ufficialmente il Transparency & Consent Framework

IAB Europe e IAB Technology Laboratory hanno rilasciato le specifiche tecniche per la prima versione del Transparency & Consent Framework, a seguito di una consultazione pubblica della durata di trenta giorni avvenuta tra marzo e aprile.

Lo standard riflette i numerosi riscontri provenienti da editori, agenzie e società ad-tech raccolti durante la fase di commento e, in futuro, sarà aggiornato con nuove funzioni e caratteristiche. L’infrastruttura coinvolge diverse industrie e supporta i servizi online e gli operatori nelle attività volte a garantire trasparenza e meccanismi di scelta per gli utenti. In conformità con la GDPR, gli utenti ora possono essere messi a conoscenza non solo dell’utilizzo dei loro dati personali da parte dei servizi online ma anche dell’uso di quei dati da servizi di terze parti che assistono quei servizi mostrando pubblicità e misurando l’efficacia di quest’ultima.

Il framework, si legge nella nota, è particolarmente rilevante per le prime parti, ossia gli editori, e per gli altri fornitori di servizi online, che collaborano con terze parti (venditori) per permettere a quelle terze parti di elaborare i dati degli utenti secondo le direttive legali stesa della norma.

“La GDPR comporterà che gli utenti europei ottengono più informazioni e controllo su chi tratta i loro dati. Questo dovrebbe dare loro una maggiore sicurezza online, che è allo stesso tempo la sfida e l’opportunità che la legge dell’Unione Europea presenta nella sua complessità. Il Transparency & Consent Framework si posiziona nell’intersezione tra utenti, editori e partner di terza parte, ossia i venditori, che supportano gli editori nella monetizzazione de contenuti”, ha dichiarato Townsend Feehan, Ceo di IAB Europe.