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Il Trasparency Consent Framework nel mondo drive-to-store: S4M aderisce in tutte le country

S4M, l’ad-tech company specializzata in campagne mobile drive-to-store guidata nel nostro Paese da Andrea Pongan come country manager, annuncia di aver aderito al nuovo Trasparency Consent Framework (TCF v2) di IAB dall’inizio di aprile, in tutti i mercati in cui opera in Europa: Italia, Francia, UK e Spagna.

Il nuovo TCF segue la direzione della sua precedente versione, ossia quello di garantire una crescente trasparenza e consapevolezza per gli utenti nella fruizione di contenuti pubblicitari digitali: grazie al TCF v2, i consumatori ricevono una chiara comunicazione della finalità e modalità di utilizzo dei propri dati e possono decidere, in modo consapevole, se acconsentire al loro utilizzo e se esercitare il diritto di opporsi al loro trattamento.

“Il TCF v2 è un importante riferimento per il mercato del mobile advertising, che coinvolge inserzionisti, publisher, agenzie e ad-tech company” afferma Pongan. “Dall’annuncio del nuovo TCF, S4M è stata coinvolta nel suo sviluppo attraverso lo Steering Group di IAB Europe e tavoli di lavoro con le Data Protection Authorities. Ci siamo subito organizzati per essere conformi al nuovo regolamento, per noi è fondamentale far parte di quel 30% di aziende aderenti. La trasparenza dovrebbe essere un pilastro per tutte le aziende che svolgono campagne altamente profilate con obiettivo drive-to-store, in cui si utilizzano dati molto granulari di geolocalizzazione e behaviour. Ed è la linea che abbiamo seguito in tutti gli upgrade di Fusio”.

Fusio è la piattaforma drive-to-store di S4M, una DSP direttamente integrata con i data provider più rilevanti nei Paesi di riferimento dell’azienda e con partner di misurazione indipendenti, che verificano i dati di visite ai punti vendita per ciascuna campagna.

Grazie ai data provider e alle capacità di geotargeting di Fusio stessa, la piattaforma è in grado di raggiungere l’audience giusta, che viene ottimizzata in real-time e attraverso algoritmi di machine learning sulla base delle visite registrate nell’arco della campagna.

Gestione dei consensi: ora c’è più tempo per adattarsi al nuovo framework IAB

Chi possiede una piattaforma di gestione dei consensi aderente al Transparency & Consent Framework (TCF) IAB v1.1 avrà più tempo per passare alla nuova versione v2.0.

IAB Europe ha infatti reso noto che il suo tavolo di lavoro dedicato al Transparency & Consent Framework ha votato per estendere la scadenza oltre la quale l’associazione non offrirà supporto tecnico al TCF v1.1, la prima versione dello standard per la raccolta e gestione dei consensi all’uso dei dati in conformità al GDPR.

Da qualche tempo il framework è stato aggiornato a una nuova versione, più efficiente e aderente ai bisogni del mercato, e pian piano editori e fornitori terzi stanno adattando le loro piattaforme di gestione dei consensi (CMP) alle regole del nuovo standard. Attualmente sono 400 i fornitori registrati al TCF v2.0.

Molti, tuttavia, sono rimasti ancora indietro e, complice il Covid-19, stanno avendo più difficoltà a tenersi al passo: il passaggio dalla versione 1.1 alla 2.0 dello standard, infatti, richiede consulti e modifiche a livello ingegneristico e legale, che con il lockdown stanno diventando più complicati da gestire.

Inizialmente, IAB aveva dichiarato che avrebbe fornito supporto tecnico per lo standard TCF v1.1 fino al 30 giugno. Adesso, invece, la scadenza è stata estesa al 15 agosto 2020. Entro quella data l’associazione auspica che nel mercato il passaggio alla nuova versione del framework sia stata completata.

Il Consent Tool di Clickio conforme al Transparency and Consent Framework (TCF V2.0)

Clickio ha annunciato che il suo Consent Tool è tra le prime Consent Management Platform a superare tutti i controlli di conformità per il Transparency and Consent Framework (TCF) v2.0, la nuova versione principale del framework di conformità allo GDPR dello IAB. Finora, si legge nella nota diffusa dalla società, solo 11 CMP su 74 hanno superato i controlli.

Clickio Consent Tool è una soluzione che consente agli editori di essere pienamente conformi al GDPR in modo semplice e flessibile. Essa raccoglie i consensi e li condivide sia con i vendor iscritti al framework IAB che con i prodotti Google Ads. Clickio, inoltre, è ufficialmente registrata tra i Consent Management Provider di IAB.

Clickio Consent tool offre piena conformità sia alla politica di consenso degli utenti UE di Google sia alle richieste di altri partner di domanda, e fornisce agli editori massima flessibilità nella scelta delle loro preferenze. È possibile infatti scegliere i processi di raccolta del consenso raccomandati da Google su Cookiechoices.org, così come approcci alternativi.

Cresce tra gli operatori l’adozione del Transparency & Consent Framework IAB

Sempre più società operanti nell’industria della pubblicità digitale stanno adottando l’ultimo aggiornamento al Transparency & Consent Framework (TCF) v2.0. Lo dichiara in una nota IAB Europe, secondo cui dal lancio del nuovo framework, avvenuto lo scorso agosto, 365 operatori lo hanno integrato.

Negli ultimi sei mesi, vendor e CMP hanno infatti aggiornato la loro offerta tecnologica per essere conformi alle specifiche tecniche e alle policy entro il 31 marzo 2020, data del passaggio al TCF v.20. Secondo l’associazione, gli sforzi finora compiuti forniscono alla comunità degli editori la sicurezza che il settore sia pronto a sostenere le funzionalità potenziate disponibili all’interno del nuovo protocollo.

“TCD v.2 è un avanzamento importante che fornisce ai consumatori maggiori comprensione e controllo su come i loro dati sono usati, con innovazioni importanti. È anche una manna per le autorità regolatrici che cercano di far rispettare le leggi nel nostro complesso ecosistema. Il suo successo dipende dalla una larga adozione da parte del mercato. Siamo davvero incoraggiati e impressionati dal fatto che nonostante le attuali difficili circostanza legate alla COVID-19, oltre 350 fornitori di tecnologia abbiano pubblicamente affermato il loro impegno nel nuovo framework. Nelle ultime settimane abbiamo visto un incremento del 100% nelle registrazioni, il che dimostra come l’industria si stia impegnando non solo a mantenere ma anche a progredire nell’ambito degli standard di privacy dei consumatori”, ha dichiarato Townsend Feehan, Ceo di IAB Europe.

IAB Europe continuerà a supportare la v1.0 e la v2.0 del TCF fino alla fine del secondo trimestre, quindi fino a giugno del 2020. Successivamente, sarà disponibile per editori, fornitori e CMP solo il TCF v2.0.

IAB Europe lancia la seconda versione del Transparency and Consent Framework

IAB Europe, in collaborazione con IAB Tech Lab, ha annunciato il lancio della seconda versione del Transparency and Consent Framework, strumento che sostiene gli operatori dell’ecosistema pubblicitario digitale nel processo di conformità al GDPR e e alla direttiva ePrivacy.

Il lancio è stato preceduto da un periodo di revisione di dodici mesi, durante i quali sono stati raccolti pareri di tutti i settori dell’industria, in particolare editori, e si sono svolti nove incontri con le varie Data Protection Authorities (DPAs) europee.

Il TFC è composto da specifiche tecniche e documentazioni che permettono agli operatori di lavorare su congrue basi legali quando elaborano dati personali in ogni mercato in cui operano. Si tratta di un framework per editori, venditori di tecnologia, agenzie e inserzionisti per comunicare chiaramente e coerentemente con gli utenti finali riguardo le modalità con cui i dati sono usati, fornendo allo stesso tempo a questi l’opportunità di negare il consenso.

Il TCF 2.0 dunque rafforza l’intera impalcatura del TCF per accrescere la trasparenza e le possibilità di scelta dei consumatori, migliora la gestione del consenso e della conformità e la collaborazione all’interno dell’industria.

Gli editori che impiegano TFC 2.0 ottengono maggiore controllo e flessibilità per quanto riguarda il modo in cui si integrano e collaborano con i loro partner tecnologici. Una nuova funzionalità permette infatti di restringere le finalità per cui i dati personali sono elaborati dai fornitori.

GDPR, quest’estate il nuovo framework di IAB. E parteciperà anche Google

Prende forma il progetto della nuova versione del Transparency and Consent Framework di IAB Europe. L’associazione ha infatti annunciato la disponibilità per i commenti pubblici delle specifiche tecniche del nuovo standard di riferimento, volto a facilitare la conformità dei player dell’ad tech alle direttive del GDPR.

La nuova versione del Framework, come la precedente, si pone come uno standard per la gestione della raccolta dei consensi all’uso dei dati da parte degli operatori del digital, nel rispetto delle nuove normative in materia, ma in più tiene in considerazione le richieste da parte degli editori di avere maggiori controlli e una serie di arricchimenti dal punto di vista delle tecnologie e delle policy.

In particolare, tra le novità c’è l’aumento delle possibili motivazioni all’utilizzo dei dati, che prima erano 5 e adesso sono 12; la possibilità, per gli utenti, di esprimere direttamente attraverso una Consent Management Platform conforme al Framework il proprio “diritto di opposizione” nei confronti di una società che sta utilizzando i suoi dati sulla base del legittimo interesse (prima questo diritto veniva gestito al di fuori del framework); e maggiori controlli su se e come i fornitori possono usare alcune tipologie di dati, come quelli di geolocalizzazione.

Ma al di là di tutte queste aggiunte, tra i motivi che rendono particolarmente attesa la disponibilità di questo nuovo standard, c’è l’impegno che Google ha preso di rendersi conforme ad esso. Big G non ha mai sottoscritto la prima versione del Framework IAB (causando non poche difficoltà all’interno del mercato pubblicitario, considerando il cospicuo peso della società nel comparto), ma ha dichiarato di voler ufficialmente allinearsi alla nuova edizione non appena verrà immessa sul mercato.

Una data che però non è imminente: le nuove specifiche del framework saranno disponibili per i commenti pubblici fino al 25 maggio. Per il lancio, invece, bisognerà aspettare quest’estate.

GDPR, presto una nuova versione del Framework IAB. Ci sarà anche Google

Entro quest’anno IAB Europe lancerà una nuova versione del suo Transparency and Consent Framework, e Google salirà definitivamente a bordo del progetto.

Inizialmente immesso sul mercato la scorsa primavera, in vista dell’entrata in vigore del GDPR a maggio, il framework di IAB è un sistema creato per stabilire uno standard per la raccolta e la condivisione del consenso sul trattamento dei dati all’interno della filiera pubblicitaria. Il nuovo regolamento europeo infatti impone a chi raccoglie e tratta dati di utenti appartenenti all’UE di essere conformi a una serie di regole, tra cui avere il consenso chiaro e informato da parte degli utenti sull’utilizzo delle loro informazioni personali, pena multe fino a 20 milioni di euro o il 4% dei ricavi annuali. In questo senso, il framework IAB standardizza il processo di richiesta del consenso, rendendo più facile anche la sua condivisione tra i vari attori della supply chain.

Dal suo lancio ad aprile, il sistema è stato adottato da sempre più operatori del mercato, che ad esso hanno adattato le proprie CMP (piattaforme di gestione dei consensi). Tra di essi, però, c’è sempre un grande assente: Google. Big G a tutt’oggi non ha ancora reso il suo strumento Funding Choices conforme al TCF di IAB, e questo ha causato non poche difficoltà all’interno del mercato pubblicitario, considerando il cospicuo peso del colosso di Mountain View nel comparto. A onor del vero, Google ha espresso sin dall’inizio la sua volontà di far parte del progetto, tuttavia ha sempre rimandato la messa in conformità della propria piattaforma dichiarando di voler prima studiare a fondo le caratteristiche e il funzionamento del framework IAB.

Adesso però ci sono delle novità. Secondo quanto ha dichiarato IAB Europe alla testata MarTech Today, l’associazione sta preparando una nuova versione del framework, raccogliendo i feedback degli operatori inclusa Google, e dovrebbe lanciarla entro quest’anno. Dal canto suo, Big G ha fatto sapere che si allineerà al nuovo standard non appena verrà immesso sul mercato.

«Google supporta il Transparency & Consent Framework di IAB Europe, che aiuterà gli editori grandi e piccoli a rendersi conformi alle richieste del GDPR – ha dichiarato un portavoce di Google -. Noi abbiamo firmato un contratto con IAB Europe per entrare nel Framework e stiamo lavorando con IAB per integrarci prima possibile».

IAB Europe e IAB Tech Lab starebbero attualmente incorporando i commenti dei vari editori europei sul nuovo TCF, con l’intenzione di arricchirlo dal punto di vista delle tecnologie e delle policy. Tra i commenti al vaglio dell’associazione, in particolare, ci sarebbero la richiesta di controlli più granulari e l’integrazione del concetto di “legittimo interesse”. Proprio le stesse tematiche che un paio di mesi fa erano state oggetto di una serie di incontri tra Google e vari editori, agenzie e fornitori di ad tech.

Google e il framework di IAB per il GDPR, ecco gli ultimi sviluppi

Da un po’ di tempo non si sentiva più parlare della questione dell’implementazione da parte di Google del Transparency and Consent Framework di IAB per il GDPR. A settembre, con un mese di ritardo rispetto alle scadenze prefissate, Big G non aveva ancora adottato il framework, la sua soluzione per la gestione dei consensi Funding Choices non era ancora una CMP registrata nelle liste di IAB, e dunque il consenso da lei raccolto non era libero di essere condiviso con altre piattaforme compatibili al Framework.

Tre mesi dopo, tutto è ancora com’è, ma sembrerebbe che, in sordina, qualcosa si stia muovendo. Secondo quanto riporta Digiday, Google si sarebbe riunita questa settimana a Londra, insieme ad alcuni grossi editori britannici e tedeschi, agenzie e altri fornitori di ad tech, per discutere e giungere a un compromesso su con quali motivazioni i “data processor” possono utilizzare i dati degli utenti degli editori quando si tratta di erogare annunci personalizzati.

L’incontro sarebbe stato il culmine di qualcosa come 18 conference call e un precedente meeting con il gruppo di lavoro del Purposes Committee dello IAB Transparency and Consent framework. Nel corso di tutte queste varie discussioni, Google e gli altri fornitori tecnologici hanno sottolineato l’esigenza di una minore granularità di motivazioni e di un’unica motivazione per quelle “categorie” che sono profondamente legate tra loro, come ad esempio l’erogazione di un annuncio e la sua misurazione. Secondo Google, in particolare, separare motivazioni di utilizzo dei dati che sono intrinsecamente legate tra loro potrebbe portare a interpretazioni confuse da parte degli utenti a cui viene chiesto il consenso.

Dall’altra parte, però, tradizionalmente gli editori sono stati invece più propensi ad una maggiore granularità, con l’obiettivo di avere un maggiore controllo su come i vari partner della supply chain utilizzano le informazioni provenienti dai loro siti. Alla fine, sembrerebbe che il lato di Google e dei tech vendor si sia rivelato d’accordo a un compromesso per una maggiore granularità.

Da quanto scrive il sito americano, 12 “motivazioni” sarebbero state accettate in occasione di questo incontro, e al centro delle discussioni ci sarebbe stato anche il modo di considerare e trattare i dati di localizzazione. Il prossimo passo sarà quello di concordare sul linguaggio da utilizzare per trasmettere queste motivazioni agli utenti; e tutto questo dovrà poi essere ratificato dal Purposes Committee dello IAB Transparency and Consent framework, di cui peraltro fanno parte molte delle società che hanno partecipato ai tavoli di lavoro.

Proprio la necessità di trovare accordi comuni sulle motivazioni per l’uso dei dati sarebbe stata una delle cause del ritardo dell’adozione del framework IAB da parte di Google, insieme ad alcune specifiche tecniche riguardanti l’integrazione del “legittimo interesse” nel framework. Adesso, man mano che i lavori vanno avanti, ci si aspetta che Big G compia l’attesa mossa, ufficializzando il lancio di una CMP registrata nelle liste IAB.

GDPR, Google ancora al lavoro sull’implementazione del Framework IAB

A maggio, pochi giorni prima dell’entrata in vigore del GDPR, Google aveva ufficializzato la sua posizione in tema di protezione dei dati, dimostrandosi aperta a partecipare al Transparency and Consent Framework di IAB Europe, la piattaforma lanciata dall’associazione per creare uno standard per la raccolta e la condivisione del consenso sul trattamento dei dati all’interno della filiera pubblicitaria. Un’apertura che – a detta di Big G – si sarebbe tramutata entro agosto in una effettiva e concreta adozione del framework, dopo un’attenta analisi delle sue caratteristiche e del suo funzionamento.

A più di tre mesi di distanza, però, Google non ha ancora mantenuto fede alla promessa fatta: l’attuale soluzione per la gestione dei consensi della società, Funding Choices, non è ancora infatti una CMP registrata nelle liste di IAB, il che vuol dire che il consenso che raccoglie non è libero di essere condiviso con altre piattaforme compatibili al Framework.

Uno dei punti forte del Framework IAB, infatti, è che consente alle CMP compatibili di far circolare i consensi raccolti tra le varie piattaforme (SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, servizi di tracking e misurazione) di cui l’editore si serve per i propri servizi, pubblicitari e non. La maggior parte degli operatori del programmatic ha sviluppato CMP compatibili con tale framework, ma ancora non Google, appunto, che al momento ritiene valido solo il consenso raccolto attraverso piattaforme di sua proprietà.

Big G, a quanto pare, starebbe ancora studiando il Framework, e sarebbe in procinto di formalizzare la sua partecipazione, come ha dichiarato un portavoce della società alla testata AdExchanger: “Negli scorsi mesi abbiamo lavorato a stretto contatto con IAB Europe per assicurare che i nostri prodotti siano interoperabili con il Transparency and Consent Framework – ha spiegato-. Siamo in procinto di formalizzare la nostra partecipazione al framework e ci auguriamo che l’integrazione possa venire il più velocemente possibile“. Nessuna nuova data però è stata comunicata per il lancio della CMP ufficiale di Google.

All’indomani dell’entrata in vigore, a fine maggio scorso, del GDPR, e dopo che numerosi exchange avevano registrato una forte riduzione di domanda in particolare da parte di Google DBM (anche in Italia), Google aveva sviluppato una soluzione temporanea in modo da consentire agli editori con CMP compatibile col framework IAB di passare a Google il consenso raccolto per la targettizzazione della pubblicità. Google aveva anche avviato degli accordi con alcuni operatori del programmatic per facilitare il passaggio dei consensi.

Ma nonostante questa mossa ad interim, il ritardo della partecipazione di Google al Transparency and Consent Framework costituisce un problema per molti editori e fornitori di tecnologia, come fa notare AdExchanger. E tra le sue conseguenze potrebbe non esserci solo un eventuale calo di domanda e CPM per le inventory non targettizzabili.

Il fatto che Google non abbia una CMP compatibile col Framework, infatti, può costituire anche un freno in generale all’adozione delle CMP. Basti pensare a quanto utilizzati sono gli strumenti di Google dalla maggior parte degli editori in Europa. Editori che, con ogni probabilità, tenderanno ad affidarsi alle soluzioni della società – anche se non sono compatibili col framework IAB – anche per la policy GDPR.

Google, modifiche per la CMP “Funding Choices”: tolto il limite dei 12 partner tecnologici

Google ha annunciato una serie di modifiche sul progetto della sua piattaforma di gestione del consenso (CMP), ideata in vista dell’entrata in vigore del GDPR e attualmente in fase beta.

Circa un mese fa, la società aveva annunciato di stare testando “Funding Choices“, uno strumento volto alla raccolta delle autorizzazioni degli utenti per il trattamento dei dati. Il tool mostrava agli utenti che visitavano un sito una notifica pop-up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Tra le caratteristiche della piattaforma, tra l’altro, c’era che il consenso così raccolto poteva essere condiviso con solamente 12 partner ad tech, inclusa Google. Un limite troppo stretto per gli operatori, che normalmente lavorano con molte più piattaforme e che aveva fatto pensare a molti operatori del mercato che Google volesse sfruttare il GDPR a proprio vantaggio, cercando di invogliare i publisher ad utilizzare le proprie soluzioni.

Proprio questo limite, tuttavia, sarà eliminato. Tra le modifiche alla piattaforma comunicate nei giorni scorsi agli editori da Google, infatti, ci sarebbe proprio l’eliminazione del numero massimo di partner tecnologici di un editore, visibili quando viene chiesto all’utente di dare il proprio consenso all’uso dei dati. Un cambiamento «in linea con la nostra priorità di rendere lo strumento un framework flessibile per gli editori», ha dichiarato Vegard Johnsen, Google product manager for GDPR and sustainable advertising, ripreso da AdExchanger.

Una scelta che viene incontro alle critiche del mercato? Può darsi, anche se, secondo quanto rivela la testata americana, chi utilizza i prodotti di Google avrà ancora dei vantaggi rispetto agli altri: i clienti di DFP o AdSense saranno facilitati nella sincronizzazione delle autorizzazioni nel caso in cui ci siano ad esempio modiche dei partner o della policy, mentre gli altri potranno dover riottenere il consenso per l’intera supply chain.

Quello dell’abbattimento del limite di partner non è la sola novità per la piattaforma. Attraverso le notifiche di opt-in, infatti, adesso gli utenti potranno accedere anche alle pagine di privacy policy di altri specifici partner degli editori, e, più in generale, la piattaforma adesso offrirà controlli maggiori agli utenti, mostrandosi più in linea con le altre CMP che aderiscono al Transparency and Consent Framework di IAB Europe. Inoltre, Google consentirà agli editori di utilizzare altre forme di monetizzazione nel caso gli utenti non rilascino il loro consenso all’uso dei dati: oltre ad offrire annunci non-personalizzati, potranno anche sfruttare forme di paywall attraverso il sistema di pagamento Google Contributor lanciato da Big G lo scorso anno.

Nel frattempo, Google sta continuando a lavorare su un modo per connettere il consenso raccolto sul suo network con quello ottenuto da altre piattaforme che utilizzano il framework di IAB, in attesa di integrarsi con lo strumento entro agosto.

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