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Twitter prepara la sua offerta in programmatic. E non sarà un “walled garden”

In un mercato in cui i social network creano “giardini chiusi” intorno alla loro offerta data-driven, con l’obiettivo di mantenere un alto controllo del proprio patrimonio di dati e non solo, una piattaforma manifesta l’intenzione di approcciare il programmatic in maniera totalmente diversa.

Si tratta di Twitter che, secondo indiscrezioni riportate da AdAge, starebbe mettendo a punto un piano per portare al di fuori dei propri canali la sua inventory pubblicitaria in programmatic. Il social, in particolare, starebbe puntando a varie integrazioni con DSP e trading desk.

Questo significa che le sue audience potrebbero presto essere acquistabili in modalità automatizzata tramite piattaforme esterne, con un conseguente maggior controllo della spesa da parte degli inserzionisti. Cosa che potrebbe fare molto piacere alle aziende, oggi più che mai attente al tema della trasparenza, e che costituisce una vera rarità nel mondo dei social. In questo settore, infatti, gli operatori di solito vendono i loro spazi esclusivamente tramite le proprie piattaforme, recintando la propria offerta pubblicitaria all’interno di cosiddetti “walled garden” non integrati col resto dell’ecosistema digitale.

Twitter starebbe testando la nuova offerta pubblicitaria con alcune aziende e agenzie ed avrebbe in piano di avviare accordi con i trading desk delle principali holding pubblicitarie, come WPP, Dentsu Aegis e Omnicom, e con varie DSP.

La società ha deciso dunque di puntare sull’ad tech per dare una spinta alle proprie performance pubblicitarie, come del resto aveva comunicato già in occasione della sua quarta trimestrale 2017 un mese fa. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, Twitter ha visto crescere solo dell’1% i propri ricavi pubblicitari, a quota 644 milioni di dollari. E adesso intende attirare nuovi inserzionisti cercando di capitalizzare al massimo le proprie risorse: un’offerta composita di formati e un patrimonio non indifferente di dati sugli utenti.

Omnicom, cresce il Programmatic nel Q4, ma Accuen è in calo

Non sono tempi positivi per Accuen, il trading desk di Omnicom. Dall’ultima trimestrale della holding pubblicitaria, relativa al Q4 2017, emerge un nuovo calo del business della piattaforma, che a livello di giro d’affari ha perso nel trimestre 12 milioni di dollari a livello globale anno su anno.

E’ il secondo trimestre in discesa per il trading desk, che fino a metà del 2017 aveva visto i propri ricavi crescere tra i 18 e i 45 milioni di dollari ogni trimestre dal 2014.

Il motivo di questo calo? Non problemi legati alla specifica piattaforma, quanto piuttosto la generica recente tendenza di diverse aziende ad abbandonare i trading desk in favore di altre forme e modelli di acquisto, come ha dichiarato lo stesso CFO di Omnicom Phil Angelastro in occasione della call di bilancio. «Complessivamente il nostro business programmatico è molto forte, ma continuiamo a notare un passaggio di alcuni clienti verso modelli più tradizionali di rapporto con le agenzie rispetto alla nostra soluzione a pacchetti basata sulle performance. Ci aspettiamo che questo trend continuerà in futuro».

Quello a cui si riferisce Angelastro è un passaggio da modelli di acquisto cosiddetti “non-disclosed” a “disclosed”. I primi, tipici di vari trading desk Accuen compreso, si riferiscono ad accordi dove un intermediario (in questo caso il trading desk) acquista media per un’azienda senza rivelare ufficialmente l’effettivo prezzo d’asta per l’inventory comprata, ma fornendo solo un costo finale, che può includere fee e altre spese aggiuntive.

Angelastro, in particolare, ha sottolineato come nonostante «svariati clienti» si trovino bene ad acquistare pubblicità attraverso il modello cosiddetto “non-disclosed” di Accuen, dal 2016 alcuni hanno preferito passare a metodi di acquisto “disclosed”, che prevedono cioè la divulgazione dei costi effettivi dell’acquisto dello spazio.

Nonostante le performance di Accuen, tuttavia, il business programmatico di Omnicom sembra non soffrire particolarmente. Sempre in occasione dell’ufficializzazione dei dati di bilancio, il CEO della holding John Wren ha dichiarato che il fatturato associato al programmatic «è attualmente in crescita a doppia cifra».

Omnicom, Accuen perde terreno ma cresce la piattaforma dati Annalect

Omnicom ha chiuso il periodo luglio-settembre 2017 con un fatturato di oltre 3,7 miliardi di dollari, in diminuzione dell’1,9%, mentre a livello organico la crescita è stata del 2,8%.

Rispecchiando tale risultato, anche Accuen, il trading desk della holding statunitense, ha registrato un calo nei suoi risultati finanziari, perdendo nel terzo trimestre dell’anno 9 milioni di dollari negli Stati Uniti, -0,2% rispetto allo stesso periodo del 2016. La società ha dichiarato che ciò è accaduto perché “i clienti stanno continuando a preferire gli acquisti programmatici totalmente esplicitati”.

In altri mercati, dove le transazioni non dichiarate sono state generalmente più accettate da parte dei marketer, il bilancio di Accuen si è mantenuto quasi stabile, crescendo di 2 milioni di dollari nel trimestre. “Non abbiamo perso clienti ma abbiamo cambiato il modo in cui facciamo business con loro passando ad una metodologia completamente trasparente”, ha dichiarato John Wren, Ceo di Omnicom.

Tuttavia, per consentire lo svelamento dei margini ottenuti sulle operazioni programmatiche, fa notare AdExchanger, il Gruppo sta trasferendo i suoi specialisti da Accuen all’interno delle sue agenzie. Un’operazione che si accompagna ai tagli, del valore di 500 milioni di dollari, alla spesa improduttiva. In altre parole, Omnicom sta assemblando dei team su misura per i clienti nelle diverse strutture controllate con il fine di eliminare i silos interni.

Nel frattempo la holding continua a sviluppare la piattaforma dati Annalect siglando ulteriori accordi con fornitori di dati di prima parte.

Paolo Pacifici entra in Accenture Interactive come Digital Marketing Manager

Paolo Pacifici ha fatto ingresso in Accenture Interactive in qualità di Digital Marketing Manager, con il compito di supervisionare la data management platform e le attività programmatiche della società di consulenza.

Pacifici viene da Havas Media, dove ha lavorato per circa quattro anni nell’ambito del programmatic. All’interno della centrale, l’incarico più recente è stato quello di Head of Affiperf, il trading desk di Havas Group, mentre precedentemente ha lavorato come Media Trader occupandosi di real-time bidding e video.

In passato, ha rivestito il ruolo di Sales Account Manager di Clickpoint e di Performance Campaign Manager di Quisma, l’agenzia di performance marketing controllata da GroupM.

Da giugno Paolo Pacifici è Iab Board Advisor per il Programmatic e l’automazione del marketing.

Trading Desk, Piattaforma Programmatica, DSP: ancora tanta complessità

Non serve parlare ancora dell’importanza del Programmatic all’interno del mercato dell’Internet Advertising. I dati presentati dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano parlano di un’incidenza del 23% del Programmatic sul totale della Display Advertising con una stima di crescita del 25% entro fine anno, cifre che dovrebbero convincere anche chi è ancora riluttante al suo utilizzo in una campagna di marketing digitale.

Tuttavia oggi c’è un pò di confusione all’interno dello scenario programmatico, confusione  che non è legata né alla crescita del Programmatic nel settore pubblicitario, né agli strumenti che mette a disposizione, ma piuttosto alla complessità di un ecosistema ricco di attori e in continuo movimento. Come ogni mercato dinamico e in crescita, la modalità di acquisto tramite aste ha portato a nuove sfide sul mercato e al susseguirsi di posizionamenti e riposizionamenti di svariati player.

Numerosi inserzionisti si perdono nel capire quali sono le differenze tra Trading Desk, DSP (Demand Side Piattaform) e piattaforme programmatiche e come queste si inseriscono all’interno di un ecosistema complesso. E’ importante fare un pò di chiarezza su questi tre posizionamenti per aiutare gli inserzionisti a risolgersi alla soluzione migliore per raggiungere i propri obiettivi di business.

Demand Side Platform

Piattaforma tecnologica per l’acquisto di spazi pubblicitari il cui funzionamento può essere sintetizzato con la presenza di tre elementi principali: un bidder, un advertiser e una infrastruttura (che permette di connettersi alle inventory). Una DSP è caratterizzata da una dimensione tecnica e tecnologica senza una vera presenza umana diretta.

Trading Desk

I Trading Desk sono delle strutture – agenzie o indipendenti – caratterizzate da una componente tecnica e strategica, che si occupano dell’acquisto di spazi pubblicitari tramite l’utilizzo di tecnologie terze. Numerosi Trading Desk, a seconda della loro struttura, tendono a posizionarsi come piattaforme programmatiche, attraverso lo sviluppo di tecnologie che si connettono a DSP aperte ma senza nessuna tipologia di customizzazione.

Piattaforma Programmatica

E’ un posizionamento relativamente nuovo nell’environment programmatico, che Tradelab ha portato per primo in Europa nel 2014, il quale prevede l’utilizzo di tecnologie proprietarie customizzabili e una componente umana. Le piattaforme programmatiche utilizzano soluzioni sviluppate per incrementare l’efficacia pubblicitaria e la gestione dei dati. Tradelab integra tecnologie proprietarie, che permettono di costruire algoritmi personalizzati sul cliente e che differiscono degli algoritmi di acquisto standard “one fits all” di mercato, a una forte componente umana esperta presente durante tutto il processo di deployment e sviluppo della campagna per ottimizzarne le performance. Una Programmatic Platform si pone come soluzione ideale per gli inserzionisti che vogliono testare una soluzione di acquisto programmatico in grado di creare algoritmi costruiti sulle proprie criticità e obiettivi.

Omnicom, il trading desk non cresce più. Wren: «Cambiano le richieste dei clienti»

Ricavi stabili, nel primo trimestre dell’anno, per Accuen, il trading desk di Omnicom. E’ la prima volta in due anni che il braccio programmatico del gruppo riporta un giro d’affari costante. Dal 2014 i suoi ricavi erano aumentati tra i 18 e i 45 milioni di dollari ogni trimestre, anche se ultimamente le crescite erano rallentate.

Durante la call di bilancio in cui sono state commentate le performance del gruppo, tuttavia, il Ceo di Omnicom John Wren non ha mostrato particolare preoccupazione. Secondo il manager, il trend stabile è dovuto a un cambiamento nelle richieste dei clienti, che sempre più abbandonano metodi di acquisto in programmatic poco trasparenti, in cui le agenzie ottengono inventory e le rivendono ai clienti con un sovrapprezzo non quantificato.

«Molti clienti adesso vogliono questi servizi su base completamente trasparente, il che ci mette nella posizione di essere i loro agenti, piuttosto che vendere loro un prodotto», ha dichiarato Wren.

Le performance di Accuen, insomma, non sarebbero da imputare a un business non in salute, ma sarebbero invece la diretta conseguenza di un generale cambiamento nell’approccio delle aziende al Programmatic, desiderose di più trasparenza circa i prezzi dei loro acquisti pubblicitari automatizzati. «Il business sottostante in effetti è cresciuto – ha spiegato il Ceo di Omnicom -. Ma il metodo con il quale il nostro servizio è acquistato è cambiato, il che porta ai numeri che abbiamo visto».

Complessivamente, Omnicom ha messo a segno una crescita del fatturato globale del 2,5% a 3,6 miliardi di dollari nel trimestre (leggi qui la notizia sul bilancio riportata da Engage).

Lastminute.com group spinge sul Programmatic con The Travel People: focus su native, content marketing e video

Un anno fa nasceva The Travel People, il nuovo dipartimento media di lastminute.com group che si proponeva di portare sul mercato europeo soluzioni innovative di marketing digitale. Elemento caratterizzante di TTP era un’offerta pubblicitaria incentrata sul Programmatic, capace di profilare in maniera ancora più accurata specifiche porzioni di pubblico sull’intero portafoglio di property del gruppo.

Al momento del lancio Alessandra Di Lorenzo, Chief Commercial Officer – Media and Partnerships di lastminute.com group, ci aveva raccontato TTP in questa intervista; adesso l’abbiamo risentita per farci raccontare come sta evolvendo l’iniziativa, e per farci fare un bilancio del primo anno di vita del progetto.

A un anno dalla nascita di The Travel People, come sta andando il progetto? Qual è stata la risposta degli inserzionisti a questa piattaforma?

«Abbiamo lavorato sulle piattaforme, sulla proposta commerciale e sulla formazione del team con ottimi risultati sia in termini di ottimizzazione delle campagne che dei ricavi. Dal lancio, abbiamo gestito più di 1200 campagne per oltre 300 clienti, con una crescita dei ricavi del 30% anno su anno. Stiamo portando sul mercato novità importanti sposando le nostre competenze nel programmatic con una serie di nuove offerte editoriali e di contenuto. Queste competenze ci permettono di massimizzare l’effetto delle campagne, dando ai nostri clienti ottimi risultati sia in termini di engagement che di return on investment.

L’Ufficio del Turismo di Malta è uno dei nostri partner e con loro l’autunno scorso abbiamo girato una campagna che ha avuto ottimi risultati, con l’obiettivo di portare traffico sull’isola durante la bassa stagione. Siamo partiti dalla nostra audience, facendo un lavoro di segmentazione con la DMP (Data Management Platform); abbiamo poi creato creatività specifiche per ogni segmento, in particolare lavorando su coppie e famiglie. Abbiamo registrato CTR (Click-Through Rate) fino a sette volte superiori a campagne non targettizzate, con un aumento delle vendite di quasi il 300%.

I nostri dati sono una fonte unica di informazioni che ci permette di ridurre gli sprechi di marketing e di lavorare su campagne di qualità ad alto margine».

Subito dopo aver aver lanciato TTP, avete acquisito WAYN. Che risultati avete ottenuto da questa operazione?

«L’acquisizione di WAYN ha aggiunto alla nostra audience europea una community di 20 milioni di utenti di tutto il mondo, che scambiano opinioni e contenuti tutti i giorni sul social network. Inoltre WAYN ci ha portato competenze nuove nel mondo del content e social marketing che ci permettono di offrire ai nostri clienti tutta una serie di strumenti nuovi per interagire con la nostra Audience pronta a viaggiare. Uniamo infatti gli ingredienti che rendono WAYN unica, come le foto e le storie che si scambiano i nostri utenti, con tutta la forza del programmatic e dell’audience re-targeting. Un mix che ci rende unici sul mercato.

Recentemente abbiamo lavorato con l’Ufficio del Turismo delle Mauritius per promuovere l’isola. Abbiamo raccontato la storia delle isole con contenuti scritti e immagini, promuovendo la meta come destinazione ideale per le vacanze. Il connubio tra contenuto ed amplificazione del messaggio tramite programmatic sia on che off-site, ha portato oltre 400,000 utenti a diventare followers della destinazione su WAYN e dall’inizio della campagna oltre 41,000 utenti si sono messi in viaggio per raggiungere l’isola».

Quando l’avete lanciato, TTP offriva spazi IAB standard e rich media. Da allora, avete ampliato le soluzioni?

«Usiamo formati IAB standard per garantire ai nostri clienti facile accesso alla nostra audience, formati che affianchiamo a posizioni native. Stiamo infatti sperimentando molto con il native e da poco l’abbiamo lanciato in programmatic. Questo genere di formati ci consente di fornire ai nostri clienti un’esperienza integrata sia su desktop che su mobile, con risultati paragonabili ai nostri IAB ad alto impatto».

Con quali SSP collaborate?

«Lavoriamo con diverse SSP, con alcune differenze a seconda del mercato. Google Adx è il nostro partner principale, con il quale stiamo lavorando molto bene sia da un punto di vista di programmatic guaranteed che di PMP (Private Market Place). La dynamic allocation ci permette di gestire la bid pressure in modo ottimale, aiutandoci a massimizzare la monetizzazione della nostra inventory».

Approssimativamente, in termini percentuali, quanti annunci del gruppo sono venduti direttamente e quanti attraverso il Programmatic? Quali trend avete visto in questa ripartizione?

«Anche se ci sono lievi variazioni di mercato, siamo intorno al 100% di fill rate, con il 20-30% del nostro traffico venduto via open market place. Stiamo lavorando sempre di più sul Private Market Place e modelli di Programmatic Direct che ci permettono di evolvere il canale diretto ottimizzando sia la performance delle campagne che il flusso puramente amministrativo.

A metà dell’anno scorso abbiamo creato un trading desk interno all’azienda, portandoci in casa competenze di media buying che ci permettono di ottimizzare in tempo reale e di ridurre i costi operativi. Questo set up mette al centro della scena i nostri dati di prima parte dandoci massimo controllo e competenze uniche sul mercato».

Come evolverà la vostra offerta pubblicitaria nei prossimi mesi?

«Quest’anno lavoreremo su tre filoni: il native, il content marketing e il video. Stiamo sperimentando nuovi modi di ottimizzare le campagne unendo il potere del real time bidding con immagini, storie e racconti. Abbiamo creato un vero e proprio hub creativo dove lavoriamo a 360 gradi, creando storie, immagini e video ad alto impatto, unendo le nuove tecnologie con un tocco di creatività. I risultati sono straordinari e stiamo aprendo la strada ad una nuova fase del marketing digitale».

Parliamo infine del mercato. Dal punto di vista di un operatore sell-side, quali sono secondo te le principali tendenze che stanno influenzando il Programmatic oggi?

«Il Programmatic sta costantemente diventando sempre più mainstream ma, dato che anche gli investimenti, sempre più massicciamente, sono diretti verso il programmatico, non ci sorprende che gli inserzionisti vogliano maggiore visibilità e maggior controllo sul loro impegno finanziario. Due modelli emergenti giocheranno un ruolo importante nell’aiutarli ad assumere il controllo: il Private Marketplaces, che permette agli inserzionisti di decidere la destinazione degli annunci e quali dati saranno ad essi associati, e il Programmatic Guaranteed – essenzialmente un’evoluzione dell’ordine di inserimento – che semplifica molto il processo di investimento pubblicitario.

La trasparenza nel mondo programmatico significa assicurarsi che gli inserzionisti siano costantemente informati su dove vengono messi i loro annunci e quanto costano. Mentre inserzionisti e brand diventano sempre più esperti sull’acquisto di spazi mediatici, l’intero settore dovrà muoversi verso una maggiore trasparenza – che può essere solo una cosa positiva.

E mentre la pubblicità nativa diventa sempre più avanzata, offre anche nuove opportunità nel programmatico. Al momento stiamo esplorando queste opportunità e siamo particolarmente interessati alla tecnologia mobile».

Accuen, il fatturato aumenta di 86 milioni di dollari nel 2016. Ma la crescita rallenta

Positive le performance 2016 di Accuen, il trading desk di Omnicom, trainate dalle positive performance del quarto trimestre.

In occasione dell’ufficializzazione dei propri dati di bilancio, il gruppo ha reso noti anche gli andamenti del proprio “braccio programmatico”. La struttura ha visto nel Q4 2016 una crescita dei propri ricavi di 33 milioni di dollari, e di 86 milioni nell’intero anno. L’ultimo trimestre è quello che ha registrato gli incrementi più considerevoli, contro i 10 milioni del Q3, i 18 del Q2 e i 25 del Q1. Omnicom non ha fornito dati sulle entrate totali della piattaforma.

Le performance del 2016 tuttavia non raggiungono quelle dell’anno precedente. Nel 2015 infatti Accuen ha messo a segno performance ancora più brillanti, crescendo nel Q4 di 45 milioni, nel Q3 di 25 milioni, nel Q2 di 30 e nel Q1 di 40. Un andamento che probabilmente rispecchia il generale aumento, nel 2015, dell’adozione del Programmatic da parte delle aziende, e in particolare da parte dei clienti di Omnicom Media Group.

«Il business programmatico continua ad evolversi oltre l’iniziale gruppo di aziende focalizzate principalmente sul raggiungimento di un ROI», ha spiegato il Chief Financial Officer Phil Angelastro durante la call di bilancio, aggiungendo che anche il modo in cui Omnicom acquista in Programmatic sta cambiando, alla luce delle questioni sulla trasparenza emerse a giugno da un report dell’ANA. «Non sarei sorpreso nel vedere una riduzione della quota di Programmatic implementato “a pacchetti” e una crescita di quella del Programmatic eseguito in maniera tradizionale», ha dichiarato il manager. Le stesse questioni sulla trasparenza potrebbero tra l’altro avere influito sul rallentamento della crescita della piattaforma nel 2016.

Intanto, a livello gruppo, Omnicom ha registrato una crescita del fatturato nel 2016 dell’1.9%, a 15,4 miliardi di dollari. Nel quarto trimestre, il giro d’affari è aumentato del 2,1% a 4,2 miliardi (qui l’articolo con tutti i dati).

Turbo chiude il 2016 con fatturato a +55%. Ora il focus è su DMP e piattaforma Self Service

Sin dalla sua nascita nel 2014, Turbo si è sempre posizionata come primo Trading Desk italiano indipendente, a servizio dei player lato domanda della filiera del Programmatic. Oggi la società ha un’offerta completa di soluzioni demand side, con una serie di piattaforme tecnologiche (le DSP) sincronizzate con la Turbo Audience Lab, la DMP proprietaria. «Le DSP ci servono per acquistare al meglio e ottimizzare le campagne, attraverso un team dedicato che si occupa di sfruttare al massimo le potenzialità di ciascuna di esse – ci spiega Claudio Calzolari, Co-Founder & CEO di Turbo -. La DMP è invece la fondamentale base di partenza per la creazione di campagne qualitative». Abbiamo chiesto al manager come si articola l’offerta data-driven della società, e qual è la sua personale opinione sull’importanza del dato e sul suo effettivo utilizzo da parte di aziende ed editori.

Parliamo di dati. Quali sono secondo lei, per aziende ed editori, i vantaggi di un loro corretto utilizzo?

«Il corretto utilizzo dei dati, per aziende ed editori, deve portare ad una migliore qualificazione della profilazione di ogni singola impression venduta/acquistata sul mercato. Per l’advertiser vuol dire raggiungere utenti potenzialmente più interessati di altri all’oggetto della campagna, mentre per l’editore significa valorizzare al meglio il proprio bacino di inventory, fornendo agli investitori quello di cui hanno bisogno. Il miglioramento qualitativo dei due fronti porta benefici reciproci: l’advertiser tornerà ad investire, premiando l’editore che gli garantisce i risultati che cerca. L’editore potrà anche usare il dato per far vivere ai propri utenti un’esperienza di navigazione più personalizzata sui loro interessi. Questo meccanismo virtuoso può diventare utile e funzionale anche per gli stessi utenti web. L’adv viene spesso percepito come “fastidioso”. La crescita dell’uso degli ad blocker è un fenomeno che può creare problemi all’intera industry. L’utilizzo intelligente e non invasivo del data-driven marketing può aiutare anche a restituire valore alla pubblicità digitale».

A suo parere, c’è ancora un freno da parte di aziende ed editori alla piena valorizzazione del dato?

«E’ sbagliato generalizzare; ci sono aziende che hanno capito perfettamente che il dato può portare valore alla propria comunicazione ed altre che stanno ancora cercando di capire come usarlo. Esistono poi variabili importanti legate alla tipologia del dato, alla sua qualità, alla numerosità, ecc. Avere dati certi, rilevanti e numericamente importanti permette di fare la differenza e spendere meglio i propri budget. Quelli più puntuali e precisi sono i dati proprietari (i dati di 1° parte); le aziende devono però essere certe che questi vengano utilizzati solo per le loro attività e non vengano condivisi con il mercato. Per l’editore, il tema è forse più commerciale. In Italia sono ancora pochi gli advertiser disposti a pagare un sovrapprezzo al CPM dello spazio media acquistato. Questo porta ad un rallentamento nell’adozione e nell’utilizzo delle DMP da parte degli editori».

Ci descrive la vostra DMP? Come si differenzia dalle altre presenti sul mercato?

«Turbo Audience Lab, la nostra DMP proprietaria, è stata sviluppata con un duplice obiettivo: innanzitutto mettere a disposizione del nostro team interno uno strumento per gestire al meglio le campagne dei nostri clienti; poi proporre alle aziende che hanno capito l’importanza dell’utilizzo dei dati proprietari due possibili soluzioni. La prima, sviluppata ad hoc e customizzata in base alle specifiche esigenze, permette un più completo controllo del dato e del suo posizionamento ed è aperta ad ulteriori sviluppi e richieste successive. L’esempio che ci piace raccontare riguarda Unicredit Group che ha scelto e sta utilizzando da oltre un anno questo prodotto. La seconda prevede l’accesso alla nostra DMP mediante una partizione dedicata per lo storage dei propri dati e lo sfruttamento delle istanze di calcolo di Turbo Audience Lab. Le caratteristiche peculiari della nostra DMP riguardano la massima flessibilità, garantita dal nostro team di sviluppo, che ci permette di creare un abito su misura in base alle specifiche esigenze del cliente e un supporto locale sempre presente che risponde e interviene in tempo reale. Infine, la possibilità di offrire una soluzione veramente proprietaria e sicura installata in un ambiente dedicato, garantisce il completo controllo della tecnologia e dei dati, che non sono in alcun modo a contatto con banche dati esterne».

Come sta evolvendo l’offerta di prodotti di Turbo per la pubblicità in programmatic?

«Una società come la nostra vive necessariamente in continua evoluzione e segue gli sviluppi che il mercato esterno propone, cogliendo le migliori opportunità. Ma a noi piace anche sviluppare soluzioni nostre; recentemente abbiamo lanciato due nuovi prodotti che pensiamo possano rispondere a necessità che abbiamo colto. Il primo riguarda una soluzione Self Service della Turbo Campaign Manager, sviluppata in collaborazione con AppNexus, la DSP americana. Risponde alle necessità di aziende con forte focus sul digital, o ad agenzie che intendono gestire in autonomia le campagne in programmatic, senza dover affrontare elevati costi di ingresso e l’onere di formare personale specializzato. Crediamo di aver realizzato un prodotto completo, ma intuitivo, che sfrutta tutta la potenza della DSP americana e, grazie all’interfaccia semplificata e all’assenza di costi fissi di set-up, permette a chiunque di gestire in autonomia e flessibilità le proprie campagne in Programmatic, sfruttando anche i dati della nostra DMP. Il secondo, DMP Survey+, è invece un prodotto sviluppato insieme a Doxa, l’agenzia di ricerca con cui collaboriamo, che concilia le informazioni ricavabili da ricerche mirate su panel digitali e la potenza di analisi e calcolo offerta dalla nostra DMP. Si tratta di una soluzione snella, ma molto efficace per migliorare il targeting delle campagne in Programmatic. Presenteremo allo IAB Forum una case study realizzata per Save The Children, con cui collaboriamo da oltre un anno, che si pone l’obiettivo di raccogliere fondi per aiutare i bambini bisognosi. E’ un esempio virtuoso di come possano essere utilizzati dati provenienti da fonti eterogenee per ottimizzare i risultati delle campagne digitali».

Come chiuderete il 2016 in termini di performance? Avete già fissato degli obiettivi finanziari e strategici per il 2017?

«Siamo ormai al termine del 2016; Turbo chiuderà con ottimi risultati incrementali di fatturato (+55%) e un dato positivo di Ebitda. Siamo in linea con gli obiettivi di inizio anno e superiamo le stime di crescita del mercato digitale e del Programmatic. Nel 2017, dal punto di vista strategico, spingeremo molto sul prodotto Self Service e sulla linea DMP. Abbiamo in cantiere anche altri sviluppi sinergici che speriamo di poter annunciare a breve».

L’Oreal USA: in-house la gestione del programmatic

Chi fa da sè fa per tre. E’ quello che deve aver pensato L’Oreal USA, che pare abbia deciso di portare in house la gestione degli acquisti in programmatic.

L’azienda ha postato un annuncio di lavoro per un assistant VP of Precision Advertising Information Technology con esperienza nella supervisione di DMP e DSP utilizzate per costruire trading desk in-house. Obiettivo della persona sarà identificare “quali piattaforme potranno essere sperimentate e settate per un acquisto di spazi efficiente e per il tracking degli stessi acquisti”.

In effetti già da diverso tempo L’Oreal Usa (che tra l’altro di recente ha rivisto l’incarico media con un pitch, conclusosi con la vittoria di MEC) stava esplorando varie opzioni per la gestione degli acquisti automatizzati, come aveva confermato alla stampa la chief digital officer dell’azienda Lubomira Rochet.

L’Oreal non sarebbe la prima grande azienda a dotarsi di un trading desk interno: già prima di lei si era mossa la concorrente Procter & Gamble, che alcuni anni fa aveva lanciato i primi test del progetto Hawkeye, e fuori dal settore beauty si possono annoverare gli esempi di Kellogg, Walmart e Target. Gli ultimi due, in particolare, sono tra i vari retailer che in America gestiscono l’erogazione di pubblicità anche per i loro brand fornitori, in una sorta di nuova forma di comunicazione promozionale.

Secondo alcuni, gestire da sé l’acquisto automatizzato permetterebbe inoltre alle aziende di avere maggiore controllo su aspetti come trasparenza e frodi, che soprattutto negli Stati Uniti sono stati particolarmente assimilati all’ambito programmatic.


Aggiornamento dell’8 febbraio: 

La notizia, inizialmente riportata dalla testata AdAge, è stata poi smentita da una dichiarazione del portavoce della multinazionale, che ha precisato: «L’Oréal Usa non intende portare le attività programmatic in house. L’approccio su cui stiamo ragionando sarà una partnership con la nostra agenzia media per il supporto sotto il profilo decisionale, operativo e tecnologico».