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Google, dal 15 giugno obbligatorio il tracciamento parallelo per la pubblicità video

L’emergenza Coronavirus non solo fa cancellare o rimandare gli eventi (da ultimo, l’annuncio odierno dello spostamento a ottobre dei Cannes Lions 2020), ma fa anche slittare alcune scadenze fissate dalle società tech.

Google Ads, ad esempio, aveva fissato il giorno 31 marzo come termine ultimo per rendere obbligatoria la funzione del tracciamento parallelo per le campagne video sulle sue property. Adesso, l’annuncio di un’estensione del periodo.

“Considerati i recenti eventi globali, vogliamo dare ulteriore tempo a tutti per effettuare questa transizione – ha spiegato in un blog post Nicky Rettke, product manager director di Google Video Ads -. Se avete già completato la maggior parte del lavoro richiesto per adottare il tracciamento parallelo, completate pure il processo e fate opt-in. In ogni caso, questo passo non sarà obbligatorio fino al 15 giugno 2020“.

La funzione del tracciamento parallelo, già obbligatoria per le campagne Search, Shopping e Display su Google, da gennaio era stata fissata come opzionale anche per la pubblicità sulle property della piattaforma, dando qualche mese di tempo alle aziende per adattarsi prima che diventasse obbligatoria.

Cos’è il tracciamento parallelo

Il tracciamento parallelo è una modalità di tracciamento dei click su un annuncio, che di fatto, invece di reindirizzare l’utente che clicca su una campagna su un’URL di tracciamento di Google prima di portarlo sul sito dell’inserzionista, separa il tracciamento pubblicitario dalla user experience, avviando il meccanismo in background al click dell’utente.

Quindi, col tracciamento parallelo, una volta che l’utente clicca su un annuncio, verrà trasferito direttamente alla pagina di destinazione, mentre, separatamente e in background, viene caricato il click tracker di Google Ads e l’URL di monitoraggio.

Senza il monitoraggio parallelo, l’utente invece passa attraverso uno o più reindirizzamenti prima di raggiungere la pagina di destinazione. Con la conseguenza di impiegare più tempo a raggiungere la pagina dell’inserzionista.

Google, dal 31 luglio per gli annunci display sarà obbligatorio il tracciamento parallelo

Si avvicina la data in cui Google renderà il tracciamento parallelo la modalità di default per tracciare attraverso società esterne le performance degli annunci Display. A partire dal 31 luglio, le aziende che utilizzano parametri di tracciamento esterni, dovranno necessariamente effettuare il passaggio al cosiddetto “parallel tracking”.

“Il tracciamento parallelo diventerà obbligatorio per tutte le campagne Display a partire dal 31 luglio 2019 – scrive Google nella pagina di assistenza -. Se lavorate con un fornitore di misurazioni di click, contattatelo e assicuratevi di essere pronti per questo cambiamento. Questo dovrebbe assicurarvi che non ci siano problemi col vostro sistema di misurazioni”.

Il metodo, già di default per la valutazione delle performance degli annunci Google Search e Shopping Ads, sarà più avanti reso disponibile anche per le campagne Video di Google.

Cos’è il tracciamento parallelo e come funziona

Ma cos’è e come funziona il tracciamento parallelo? Si tratta di una modalità di tracciamento dei click su un annuncio, che di fatto, invece di reindirizzare l’utente che clicca su una campagna su un’URL di tracciamento di Google prima di portarlo sul sito dell’inserzionista, separa il tracciamento pubblicitario dalla user experience, avviando il meccanismo in background al click dell’utente.

Quindi, col tracciamento parallelo, una volta che l’utente clicca su un annuncio, verrà trasferito direttamente alla pagina di destinazione, mentre, separatamente e in background, viene caricato il click tracker di Google Ads e l’URL di monitoraggio.

Senza il monitoraggio parallelo, l’utente invece passa attraverso uno o più reindirizzamenti prima di raggiungere la pagina di destinazione. Con la conseguenza di impiegare più tempo a raggiungere la pagina dell’inserzionista.

Google, da oggi il tracciamento parallelo è obbligatorio. Cosa cambia per i brand

A partire da oggi, Google renderà il tracciamento parallelo la modalità di default per tracciare attraverso società esterne le performance degli annunci Google Search e Shopping Ads. Da marzo 2019 la funzione sarà obbligatoria anche per le campagne display e video sulla piattaforma.

Fino ad ora, la funzione del tracciamento parallelo era opzionale. Introdotta da Google lo scorso anno, essa prevede che i clienti che cliccano su un annuncio vengano indirizzati direttamente dall’annuncio all’URL finale (senza passare prima per URL di monitoraggio), mentre la misurazione dei click viene eseguita in background.

Di fatto, una soluzione che consente di ridurre le latenze tra i click e il caricamento delle pagine, riducendo la perdita di visitatori e dunque contribuendo all’aumento delle conversioni e a un miglioramento del rendimento degli annunci.

Cos’è il tracciamento parallelo e come funziona

Ma cos’è e come funziona il tracciamento parallelo? Si tratta di una modalità di tracciamento dei click su un annuncio, che di fatto, invece di reindirizzare l’utente che clicca su una campagna su un’URL di tracciamento di Google prima di portarlo sul sito dell’inserzionista, separa il tracciamento pubblicitario dalla user experience, avviando il meccanismo in background al click dell’utente.

Quindi, col tracciamento parallelo, una volta che l’utente clicca su un annuncio, verrà trasferito direttamente alla pagina di destinazione, mentre, separatamente e in background, viene caricato il click tracker di Google Ads e l’URL di monitoraggio.

Senza il monitoraggio parallelo, l’utente invece passa attraverso uno o più reindirizzamenti prima di raggiungere la pagina di destinazione. Con la conseguenza di impiegare più tempo a raggiungere la pagina dell’inserzionista.

Cosa devono fare le aziende

Alcune aziende non dovranno fare nulla per prepararsi a questa novità, da oggi obbligatoria. Si tratta, in particolare, di quei brand che non utilizzano tracker pubblicitari terzi – che implicano un passaggio tra Google e il sito dell’inserzionista – e che semplicemente registreranno una velocizzazione del tempo di caricamento delle pagine in maniera automatica.

Gli inserzionisti che invece utilizzano tracker che impongono “rimbalzi” o “reindirizzamenti” hanno invece delle azioni da compiere per evitare problemi nel tracciamento pubblicitario e difficoltà nella loro capacità di misurare le performance delle campagne. Dovranno, ad esempio, confermare che i loro sistemi di tracciamento utilizzino HTTPS, controllare la codifica delle URL e assicurarsi che il tracking continui a monitorare tutti gli utenti dopo la migrazione al nuovo sistema.

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