Main partner:

Jobs

AT&T-Time Warner, ecco cosa potrebbe cambiare per la pubblicità televisiva (e non solo)

Nella notte tra sabato e domenica la compagnia di telecomunicazioni americana AT&T ha acquisito Time Warner, la società controllante CNN, HBO e Warner Bros., per 85,4 miliardi di dollari.

La notizia ha, nell’immediato, fatto sensazione per la rapidità delle trattative, per il valore e per la natura stessa dell’operazione, ritenuta, per certi versi, simile a quella siglata nel 2001 con Aol. In seguito, l’industria digitale ha cominciato ad interrogarsi circa le implicazioni dell’accordo dal lato dei contenuti e da quello pubblicitario.

L’acquisizione avrà un impatto sul modo in cui i programmi televisivi sono distribuiti e consumati, ma, spiega AdAge, è improbabile che altererà drasticamente il panorama pubblicitario, almeno nel breve termine.

AT&T-Time Warner: le parole dei Ceo

Non vi è dubbio che combinando le vaste collezioni di dati appartenenti ad un gigante delle telecomunicazioni e ad un emittente di rilievo sarà possibile un targeting più preciso del pubblico e una maggiore rilevanza della pubblicità.

In una telefonata con la stampa, Jeff Bewkes, Ceo di Time Warner, ha dichiarato che l’accordo innescherà un importante processo di innovazione e che le inserzioni diventeranno più efficaci.

“Con dei grandi contenuti è possibile costruire servizi video davvero differenziati, sia su Tv tradizionale, OTT o su mobile”, ha commentato il Ceo di AT&T, Randall Stephenson, “La nostra distribuzione lungo Tv, mobile e banda larga e le relazioni dirette con i clienti forniscono insight unici da cui possiamo offrire pubblicità indirizzabile e contenuti misura. Si tratta di un un approccio integrato e pensiamo sia il modello vincente”.

Targeting, le soluzioni già in campo

In questo segmento, sono già attive, con prodotti differenti, entrambe le compagnie. AT&T, che ha acquisito DirecTv lo scorso anno, trasmette annunci mirati in specifiche abitazioni attraverso l’unità AdWorks.

La divisione Turner di Time Warner, d’altro canto, ha aiutato la compagnia a guidare l’industria televisiva per quanto riguarda il targeting sugli spettatori. Il suo portafoglio di dati, nonostante ancora nelle fasi iniziali, permette agli inserzionisti di acquistare inventario basandosi su specifici obiettivi di consumatori, piuttosto che sui tradizionali dati demografici Nielsen di età e sesso.

AT&T-Time Warner: le opinioni dell’industria

Nonostante ciò, alcuni professionisti sostengono che non si faranno progressi davvero significativi nella pubblicità “addressable”, soprattutto alla luce del fatto che Adworks è uno strumento poco sviluppato.

Ad ogni modo, c’è consenso attorno al fatto, che grazie alla fusione, la vendita di pubblicità digitale presenterà sinergie di costi e ricavi, in quanto i compratori avrebbero la possibilità di raggiungere lo stesso pubblico sulle proprietà digitali di Time Warner o attraverso l’ISP di AT&T.

Anche il collocamento dell’intera infrastruttura di ad tech e di vendita sulle piattaforme comuni potrebbe permettere ulteriori risparmi di costi. Altre rilevanti implicazioni per il comparto pubblicitario, notano gli esperti, potrebbero verificarsi grazie all’integrazione dei clienti e dalla spesa sui media da parte delle aziende.

Google DoubleClick: tutte le novità Programmatic, dal Native ai formati Outstream

Google estende la portata della sua offerta di Native Programmatic.

L’acquisto di pubblicità contestuale automatizzata tramite DoubleClick era stata avviata da Google alla fine dello scorso anno (vedi l’articolo dedicato), ma all’epoca era limitata al solo ecosistema delle app. Da oggi invece, per la prima volta, Big G darà la possibilità alle aziende di comprare annunci native in Programmatic attraverso DoubleClick Bid Manager anche su web, sia su desktop che su smartphone e tablet. Le campagne si adatteranno al look and feel dei contenuti che le circonderanno sul sito dell’editore.

La mossa, ufficializzata dall’azienda in occasione dell’annuale Google DoubleClick Leadership Summit, conferma ulteriormente la volontà da tempo manifestata da Google di creare esperienze pubblicitarie migliori e più veloci sui media “on the go”.

“Invece di fornire creatività completamente disegnate, le aziende potranno caricare su DoubleClick le componenti della campagna, come headline, immagini, testi e così via, e DoubleClick automaticamente le assemblerà per adattarle al contesto e al formato del sito o dell’app in cui appariranno“, scrive Paul Muret, vice president of Display, Video and Analytics di Google in un blog post ufficiale. Naturalmente, la tecnologia erogherà automaticamente l’annuncio in posizionamenti Native.

Nel contempo, Google ha anche reso nota l’attivazione di una soluzione completa per la pubblicità contestuale su DoubleClick dedicata ai publisher, tramite cui gli editori possono mettere a disposizione la loro inventory native su web e app sia per la vendita in programmatic che per quella tradizionale.

Google e Time Warner Inc.: partnership globale per il Programmatic

Sempre parlando di editori, Google ha ufficializzato una importante partnership sul fronte Programmatic con Time Warner Inc. In base all’accordo, DoubleClick lavorerà con tutti i network e brand del gruppo (come Game of Thrones, Silicon Valley, Harry Potter e CNN) e con le sue agenzie per gli acquisti in Programmatic, l’ad serving e la misurazione a livello globale.

E Time Warner non è il solo a puntare sul Programmatic. Secondo dati di Google, nel 2015 le revenue video da Programmatic per tv e media company sono aumentate di oltre sei volte su DoubleClick for Publishers, la spesa video di aziende che hanno scelto il Programmatic Direct su DoubleClick Bid Manager è cresciuta di oltre 7 volte e il numero di trading in Programmatic Direct su DoubleClick AdExchange è triplicato.

Su Google DoubleClick arriva il Video Outstream

Google, infine, ha anche annunciato la disponibilità su DoubleClick for Publishers degli Outstream Video, formati pubblicitari resi popolari da player come Teads. Le aziende possono ora acquistare inventory video anche su siti che normalmente non ne possiederebbero, di fatto ampliando le possibilità di monetizzazione di questi ultimi.

Le più lette