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The Trade Desk, ricavi in crescita del 33% nel primo trimestre grazie all’addressable tv

Nonostante la frenata della spesa pubblicitaria nel mese di marzo a causa del coronavirus, la demand side platform americana The Trade Desk ha chiuso un primo trimestre 2020 in decisa crescita: i ricavi sono stati pari a 160,7 milioni di dollari, in aumento di un terzo rispetto a un anno fa (+33%).

Si tratta di un risultato reso possibile soprattutto dal business della pubblicità sulle tv connesse, ha spiegato la compagnia commentando i dati della trimestrale.

Negli USA, “La televisione lineare ha subito una decelerazione costante del 3-4% negli ultimi cinque anni”, ha dichiarato Jeff Green, fondatore e Ceo di The Trade Desk. E mentre il confinamento a casa delle famiglie americane si è tradotto in un maggior consumo di schermi televisivi, l’attenzione si sta concentrando in particolare sui servizi di video on demand, mentre molti consumatori stanno mettendo in discussione i costosi fasci della tv via cavo, in cui gli sport dal vivo sono il principale richiamo.

Secondo Green, la tv connessa “rivaleggerà e addirittura supererà” la portata complessiva della TV lineare nel USA.

Fatto sta che, ha fatto sapere la compagnia, la spesa dei clienti di The Trade Desk nell’acquisto di inventory televisiva è aumentata di oltre il 100% in un anno, posizionandosi come principale driver di crescita insieme agli annunci audio (+60% in un anno) e al mobile (+38%). Dall’altra parte la DSP americana ammette di aver risentito della frenata della spesa in programmatic dovuta al coronavirus, con effetti che probabilmente si faranno sentire nel secondo trimestre.

“Il programmatic è stato danneggiato da una delle sue più grandi caratteristiche, la sua agilità”, ha osservato Green. “Nessun altro canale è facile da arrestare e avviare, quindi quando i CFO delle aziende impartiscono l’ordine di ridurre le spese, il programmatic è il primo pulsante che gli esperti di marketing anno ha disposizione da mettere “off”.

TikTok si apre a piattaforme programmatiche terze: accordo con The Trade Desk

TikTok apre la sua piattaforma a rivenditori pubblicitari terzi per la vendita di spazi in programmatic, con un importante accordo siglato con la DSP The Trade Desk.

La piattaforma di acquisto metterà a disposizione l’inventory del social in private marketplace. La partnership è relativa all’area Asia-Pacifico, coinvolgendo in tutto 11 mercati tra cui India, Australia e Giappone oltre alla Russia.

Tra i primi partner che hanno utilizzato The Trade Desk per acquistare inventory su TikTok c’è PepsiCo, con una campagna in Tailandia per il marchio di patatine Lays.

Per The Trade Desk quella con TikTok è una importante collaborazione, la prima con una piattaforma di video di breve durata. E d’altro canto, per TikTok l’accordo può costituire un modo per rendere più facile per i brand incorporare gli spazi del social nelle loro pianificazioni pubbliciarie.

Per il momento l’inventory di TikTok sarà acquistabile solo in private marketplace, ma più avanti verrà resa disponibile anche in Open RTB.

The Trade Desk: nel 2019 ricavi in crescita del 40% a 661 milioni di dollari

Il 2019 si conferma un anno importante nel percorso di crescita di The Trade Desk: la DSP californiana ha visto i ricavi impennarsi del 40% nel confronto con l’anno precedente e il Ceo Jeff Green, nel corso della conferenza di bilancio, ha spiegato agli investitori di sentirsi fiducioso come non mai per le prospettive della compagnia anche per l’anno in corso.

Complessivamente, i ricavi di The Trade Desk hanno totalizzato 661,1 milioni di dollari lo scorso anno, mentre per il 2020 la previsione dichiarata dalla società è un ulteriore balzo del 30%, con le entrate che dovrebbero superare gli 863 milioni come minimo, anche grazie al traino delle elezioni americane.

I numeri confermano quindi la capacità di The Trade Desk di proseguire il proprio percorso di crescita, in un mercato programmatico in cui molte DSP sono state acquisite o integrate in offerte più ampie.

Lo scorso anno, ha ricordato Green, The Trade Desk è stata la prima DSP a comprare gli annunci in programmatic durante i live sportivi della Disney. È stata inoltre la prima a erogare campagne globali in programmatic guaranteed su Spotify e ad andare live con il nuovo Unified Yield di FreeWheel, che applica l’header bidding alla tv.

Inoltre, ha ricordato il Ceo della compagnia, The Trade Desk è l’unica DSP di terza parte abilitata ad acquistare inventory sulla Fire TV di Amazon.

Il consorzio Prebid amplia la sua portata con l’ingresso della prima DSP: The Trade Desk

Prebid, tra le più note coalizioni di piattaforme programmatic, amplia la sua portata con una nuovo, prezioso ingresso tra i suoi membri. Si tratta di The Trade Desk, prima DSP ad entrare a far parte del gruppo.

Un ingresso importante per la coalizione, nata nel 2017 come alleanza di ad exchange volta a creare strumenti standardizzati di monetizzazione pubblicitaria in programmatic (il suo tool più importante è il wrapper open source di header bidding Prebid.js). Importante perché, aprendo le porte a un nuovo gruppo di potenziali utilizzatori – le piattaforme lato acquisto – getta le basi per un’adozione ben più ampia delle soluzioni create in seno a Prebid. Più piattaforme integrano questi strumenti, infatti, più essi si candidano a diventare dei veri e propri standard di mercato, reali alternative alle soluzioni proposte dalle grandi piattaforme media.

E il peso di The Trade Desk, nel mercato delle DSP, non è certo poco: la società è attualmente tra le principali piattaforme lato acquisto nella industry, con un valore di circa 11 miliardi di dollari. Il player aveva già all’attivo un’integrazione con la soluzione di Unified ID di Prebid, e adesso ha ampliato la sua collaborazione diventando parte integrante della coalizione: David Pickles, co-fondatore e CTO di The Trade Desk avrà anche un posto nel board di Prebid.

Il consorzio, intanto, punta ad ampliare ulteriormente i suoi orizzonti. In un’intervista riportata da AdWeek, Tom Kershaw, CTO di Rubicon Project (tra i membri fondanti di Prebid) e Chairman di Prebid.org, ha dichiarato che il consorzio ha in piano di aumentare il numero di partecipanti, raddoppiando in particolare quello degli editori (attualmente quattro), e che con l’ingresso di The Trade Desk altre DSP saranno più disposte ed entrare nel progetto. Kershaw ha spiegato anche che nel 2020 Prebid entrerà in una “nuova fase” che vedrà lo sviluppo di strumenti volti a ridurre la dipendenza degli editori dagli ad server, grazie in particolare a modelli di programmatic guaranteed in open source che includano il “pacing” e il “capping” degli annunci (entrambi legati alla quantità di annunci da erogare agli utenti) oltre che le attività di forecasting, tutte funzioni che generalmente vengono richieste a un ad server.

Tra i futuri progetti di Prebid ci saranno anche strumenti per il mondo delle TV connesse e soluzioni per consentire agli editori di implementare un floor pricing dinamico nelle aste pubblicitarie.

Prebid.org integra la soluzione di ID unificato di The Trade Desk

Prebid.org ha annunciato di avere incorporato la soluzione di ID unificato di The Trade Desk all’interno del proprio toolkit open-source, come modulo opzionale che gli editori potranno attivare a loro discrezione.

L’adozione della soluzione gratuita di ID unificato consentirà a tutti i vari player della catena del valore (SSP, DSP, DMP e fornitori di dati) di utilizzare il cookie footprint di The Trade Desk per migliorare la copertura dei propri cookie su internet. Ogni attuale utilizzatore della piattaforma Prebid.org potrà aggiornare il proprio codice ed iniziare ad utilizzare la soluzione.

«L’abbinamento di ID è una componente critica dell’ecosistema di acquisto e vendita. L’intero mercato trae beneficio dall’utilizzo di uno stesso linguaggio di identity dei cookie. La soluzione di ID unificato di The Trade Desk è un modo per gli editori di standardizzare il processo di abbinamento degli ID e condividere le identità come uno strumento comune – spiega Alexandra Smith, Chair di Prebid.org -. Implementando questi standard, arricchiamo l’esperienza dell’utente e uniamo l’internet aperto».

«Facciamo un plauso a Prebid.org per aver adottato il tool di ID unificato nella loro soluzione di header bidding – ha aggiunto Tim Sims, SVP of Inventory Partnerships di The Trade Desk -. L’header bidding copre circa l’80% dell’industria editoriale, con Prebid.org che rappresenta migliaia di publisher. La diffusa integrazione della soluzione di ID unificato valida la nostra missione collettiva di migliorare l’efficacia della pubblicità digitale».

Intanto, oltre alla partnership con Prebid.org sul fronte identity, The Trade Desk ha in questi giorni annunciato anche un’altra novità: la nomina di Jonathan Carson a suo primo Chief Revenue Officer. Carson ha precedentemente lavorato in Vevo, sempre come CRO, e in Nielsen come CEO of digital, e nel suo nuovo ruolo si occuperà di guidare la crescita dei ricavi della società, puntando in particolare sull’arricchimento dell’offerta, in particolare nei settori video e connected tv, e sulla crescita internazionale.

The Trade Desk cresce nel Q1 2019 e valuta nuove acquisizioni

Continua il periodo positivo di The Trade Desk. Due anni e mezzo dopo la sua quotazione, la società di ad tech continua a crescere, raggiungendo nel primo trimestre 2019 i 121 milioni di dollari di ricavi, in aumento del 41% rispetto agli 85,7 totalizzati un anno fa. In aumento anche la redditività, a 10,2 milioni di dollari contro i 9,1 del 2018.

In questi mesi, la società ha contribuito a solidificare la propria posizione di rilievo nel panorama delle DSP indipendenti, mantenendo un tasso di client retention del 95% da quando è entrata in Borsa.

E adesso, la società punta ancora a crescere, anche attraverso nuove acquisizioni. In occasione della comunicazione della trimestrale, il founder e CEO Jeff Green ha detto che The Trade Desk è attualmente alla ricerca di modi per investire i propri capitali, e che, ad esempio, ha valutato l’acquisto di asset di Sizmek all’indomani della presentazione dell’istanza per il Capitolo 11 del Codice di Bancarotta americano da parte della società (che poi ha venduto DSP e DMP a Zeta Global per 36 milioni di dollari).

Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Oggi nella nostra rassegna parliamo di blockchain, dati e di un importante traguardo internazionale per The Trade Desk.

Publicis Media entra nel consorzio blockchain AdLedger

Anche Publicis Media entra nel roster del consorzio blockchain AdLedger. Nel board dell’organizzazione non-profit volta a promuovere l’utilizzo della blockchain nella pubblicità digitale sono arrivati nuovi rappresentanti, tra cui la divisione media della holding francese, l’azienda di cioccolato americana The Hershey Company e la società di consulenza ed eventi Gabbcon. Vanno ad aggiungersi ad altri importanti nomi del mercato, tra cui GroupM e Omnicom. Leggi di più su AdWeek.

Microsoft, Adobe e SAP, nuovi sviluppi per l’Open Data Initiative

Lo scorso anno, Microsoft, Adobe e SAP hanno annunciato il lancio dell’Open Data Initiative, un progetto volto a rendere più facile ai clienti delle tre società il trasferimento dei dati dai servizi di uno a quelli dell’altro, attraverso la creazione di un format di dati comune e standardizzato e di un unico bacino comune di insight. Adesso, in occasione dell’Adobe Summit, le tre aziende sono tornate sul palco insieme per presentare le prime case history e per annunciare le future mosse volte a espandere il programma e portare a bordo nuovi partner. Leggi di più su TechCrunch.

The Trade Desk sbarca in Cina

Nell’ambito di un’espansione internazionale, The Trade Desk ha ufficialmente lanciato la sua piattaforma di acquisto in programmatic in Cina. Il lancio avviene dopo una fase di beta test avviata lo scorso anno, durante la quale sono state erogate campagne multicanale su inventory verticali di vari settori quali hospitality, luxury retail ed education. Leggi di più su The Drum.

Dieci big dell’editoria francese uniscono le forze per creare un sistema di login unificato

Oggi nella nostra rassegna spazio a una nuova alleanza in Francia sul fronte dati, al bilancio 2018 di The Trade Desk e alle preoccupazioni delle agenzie sul tema delle frodi.

Dieci big dell’editoria francese si uniscono per creare un sistema di login unificato

In Francia, 10 media company tra editori di news, radio e broadcaster, si sono messi insieme per lavorare a una tecnologia di login unificato. Si tratta di Le Figaro, Altice, Team, M6-RTL, Lagardère Active, Czech Media Invest France, 20 Minutes, Les Echos-Le Parisien, Le Point e Radio France (realtà che insieme raggiungono l’80% dei francesi su internet), che hanno unito le risorse, e 5 milioni di euro in 3 anni, per creare una infrastruttura tecnologica comune e indipendente che potrà in seguito essere utilizzata anche da altri publisher, e che consentirà di accedere – con lo stesso indirizzo email – a tutte le property degli editori. Un progetto utile per competere con i walled garden e per facilitare la conformità della raccolta dei dati al GDPR. Leggi di più su Digiday.

The Trade Desk, il 2018 si chiude col segno “più”

The Trade Desk chiude il 2018 in positivo. Secondo l’ultima trimestrale della società di ad tech, le aziende hanno investito sulla piattaforma 2,35 miliardi di dollari l’anno scorso, per un totale di 447 milioni di ricavi, il 55% in più del 2017. Anche il trimestre è andato bene: +56% di giro d’affari, a quota 160,5 milioni. E nel 2019, la società si aspetta una spesa lorda sulla piattaforma di 3,2 miliardi, e un fatturato di 637 milioni di dollari. A trainare la crescita, la forte customer retention, oltre al lancio di nuovi prodotti e funzionalità. Leggi di più su MediaPost.

Per le agenzie, le frodi sono il principale ostacolo all’aumento della spesa adv

In un sondaggio condotto dalla società di misurazioni Integral Ad Science (IAS) negli Stati Uniti, il 69% dei professionisti d’agenzia ha dichiarato che le frodi sono il principale ostacolo alla crescita degli investimenti pubblicitari. Un’opinione condivisa dal 52,6% di chi lavora in azienda. Sebbene non si abbia una cifra precisa, si stima che le frodi pubblicitarie possano costare in effetti agli inserzionisti una cifra stimata tra i 6,5 miliardi di dollari e i 19 miliardi. Leggi di più su eMarketer.

Negoziare con gli ad exchange per abbassare la tech tax: l’evoluzione della Supply-Path Optimization

Oggi nella nostra rassegna spazio all’evoluzione della Supply-Path Optimization, a una novità di SpotX sul fronte targeting e al rapporto tra GDPR e Influencer Marketing.

Negoziare con gli ad exchange per risparmiare sulla tech tax: la nuova frontiera della Supply Path Optimization

Tra le parole più in voga nel mondo del Programmatic, la Supply Path Optimization (SPO) consente alle aziende di individuare il modo migliore (ottimizzato, appunto) per arrivare all’inventory che desiderano. Adesso, questo processo è giunto a un nuovo step: quello in cui gli inserzionisti negoziano con le piattaforme di scambio per creare la propria strada più economica verso l’offerta. Un esempio è quello dell’agenzia Goodway Group, specializzata in programmatic lato domanda, che ha stretto un accordo con PubMatic in cui la SSP si impegna ad abbassare le proprie fee se essa aumenta i propri investimenti sulla piattaforma. Leggi di più su AdExchanger.

Anche SpotX integra la soluzione di ID unificato di The Trade Desk

Dopo Triplelift, ora anche SpotX si aggiunge alla lista di piattaforme che hanno integrato la soluzione di ID unificato di The Trade Desk, con l’obiettivo di migliorare l’indirizzamento delle campagne digitali. L’ID unificato consente a diverse società della catena di valore di integrare il modello di cookie di The Trade Desk alla propria copertura di tracciamento, aumentando così i loro match rate per un migliore targeting degli annunci. Leggi di più su MediaPost.

Gli effetti del GDPR sull’Influencer Marketing

Il mercato dell’influencer marketing è in crescita e in costante evoluzione. Ma tra le nuove difficoltà delle aziende che lo utilizzano, oltre la questione disclosure, c’è anche l’utilizzo dei dati, e i limiti che su di esso impongono normative come il GDPR. Molte delle agenzie e piattaforme che connettono i brand con potenziali influencer fanno infatti affidamento sui dati degli utenti per determinare se i follower del personaggio hanno possibilità o meno di essere attirati dal brand: per il 54% dei marketer, le informazioni sul pubblico sono una parte essenziale dell’identificazione del giusto influencer. Ma il GDPR complica le cose e, cosa non da poco, aumenta i costi. Leggi di più su eMarketer.

TripleLift, targeting migliore grazie all’ID unificato di The Trade Desk

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Native, di un’importante nuova acquisizione nel mercato programmatico, e di un’azienda che di anno in anno sta diventando un sempre più grosso spender pubblicitario.

TripleLift, targeting migliore grazie all’ID unificato di The Trade Desk

La SSP Native TripleLift ha integrato nella propria offerta l’ID unificato di The Trade Desk, una soluzione che consente a tutti i membri della supply chain (SSP, DSP, DMP e fornitori di dati) di utilizzare un identificativo unico capace di riconoscere un utente tra i vari cookie utilizzati, migliorando così i propri match rate. Un’integrazione, spiega TripleLift, che punta a soddisfare il desiderio dei brand di raggiungere le capacità di targeting dei walled garden, consentendo così di estendere al native i loro investimenti adv social. Leggi di più su PPC Land.

Ufficiale: Taptica acquisisce RhythmOne per 176 milioni di dollari

E’ ufficiale: Taptica acquisirà RhythmOne per 176 milioni di dollari. Grazie a questa operazione (di cui avevamo dato un’anticipazione in questo articolo), la società specializzata in ad tech mobile farà suoi svariati asset attualmente parte dell’azienda, tra cui le tecnologie di YuMe, Burst Media e RadiumOne. All’interno di Taptica, YuMe, la DSP Tremor Video (comprata dalla società nel 2017) e RhythmOne opereranno come divisioni separate, insieme al business principale della società che è il mobile a performance. Una volta che l’accordo verrà completato ad aprile, RhythmOne verrà ritirato dal London Stock Exchange dove è attualmente quotato. Leggi di più su AdExchanger.

Netflix punta sull’adv (da inserzionista): spesi nel 2018 1,8 miliardi di dollari

Netflix non ha pubblicità all’interno della sua offerta di video in streaming, ma ciò non vuol dire che non creda nell’adv. Anzi. Secondo documenti recentemente consegnati dalla società alla SEC americana, l’azienda ha speso nel 2018 in pubblicità circa 1,8 miliardi di dollari. La cifra, oltre il doppio degli 842 milioni investiti nel 2016, è anche in forte aumento rispetto al 2017, quando si attestava sugli 1,09 miliardi di dollari. Leggi di più su MediaPost.

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