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Tv, nasce un consorzio per esplorare le opportunità offerte dai dati. Sky e Adobe tra i fondatori

Sky e Adobe ed altri importanti operatori europei dell’industria televisiva si sono uniti in un consorzio finalizzato a esplorare le opportunità offerte dai dati e, più in generale, dagli sviluppi tecnologici della tv.

L’organo sarà attivo già alla fine del mese con il supporto della European Association of Communication Agencies (EACA) dell’egta, associazione europea delle concessionarie pubblicitarie radiotelevisive.

Anche TVbeat e Alphonso, società di verifica e misurazione del pubblico televisivo, sono membri del consorzio, che esaminerà aree come il targeting avanzato, la profilazione degli utenti, la viewability, l’attribuzione e gli analytics.

Lavorando a stretto contatto con le altre società del settore, il consorzio condurrà una programma di seminari sul tema. In seguito, nel corso del secondo trimestre dell’anno, sarà pubblicato un documento che sintetizza le conclusioni e le raccomandazioni dell’associazione.

“La tv non è più il pezzo di mobilio posizionato in un angolo della stanza. La natura cross-confine e cross-dispositivo del contenuto implica che dobbiamo assicurare che, mentre l’industria si innova, siamo in grado di sfruttare i dati per accrescere l’efficacia nella pianificazione, nell’esecuzione e nell’analisi. Gli inserzionisti richiedono campagne di maggior impatto, nel rispetto del marchio, e noi dobbiamo rendere questa cosa il più semplice possibile“, dichiara Jamie West, Deputy Managing Director di Sky Media UK & Group Director of Advanced Advertising.

“Crediamo che ci sia la grande opportunità di introdurre misurazioni avanzate degli spettatori sulla tv connessa, lineare e addressable, ma l’industria deve collaborare per far ciò che questo avvenga”, aggiunge Philip Duffield, Adobe Advertising Cloud Managing Director EMEA.

L’emittente tv americana ESPN vende il suo primo annuncio in programmatic

ESPN, emittente televisiva statunitense che trasmette programmi dedicati unicamente allo sport 24 ore su 24, ha venduto il suo primo annuncio pubblicitario in programmatic. A riportarlo è il Wall Street Journal.

Ad acquistare lo spazio tramite un’asta basata sul web è stata Turbo Tax (società che distribuisce l’omonimo software fiscale), che ha visto poi l’annuncio da 30 secondi andare in onda sabato scorso (10 gennaio) all’una di notte nel corso del programma “SportsCenter”, che ripropone le notizie di punta del colosso televisivo dello sport americano. Per ESPN si tratta del primo programmatic ad venduto dopo che lo scorso mese aveva annunciato l’intenzione di aprire il propri programmi a questo tipo di azioni pubblicitarie.

In questo primo tentativo, l’annuncio non è andato in onda come uno spot standard, ma ha rappresentato un vero e proprio elemento dello show, con tanto di annuncio del voice over.

In pratica, al termine di un servizio dedicato allo scontro tra due squadre di Football, la telecamera ha tagliato verso sinistra su un altro schermo su cui è andato lo spot, sormontato sa un evidentissimo countdown dei 30 secondi (un po’ come le pubblicità video che si vedono online) che hanno separato la messa in onda degli highlights di SportCenter.

(Di seguito il video della messa in onda dello spot)

[dup_YT id=”pM1AA74hmxY”]

Resta ignota la somma pagata da Turbo Tax per vedere il proprio annuncio andare in onda su ESPN.

Anche se per ora la scelta è stata di testare questa forma pubblicitaria in ora tarda, l’esperimento rappresenta di fatto una vera innovazione per il business televisivo.

Le reti tv, anche in America, sono state e ancora sono riluttanti ad adottare le aste basate sul web per la vendita dei propri spazi, timorose che potrebbe portare a un deprezzamento della loro inventory premium.

Lentamente però si stanno manifestando segnali di maggiore interesse verso l’approccio programmatico alla vendita, e di sicuro ESPN ha deciso di affrontare la questione frontalmente. L’emittente è infatti già dotata di strumenti proprietari che consentono agli inserzionisti di pianificare annunci su “SportsCenter” ogni giorno.

Il suo “giocare d’anticipo”, anzi, dovrebbe permetterle di qualificare ulteriormente la propria inventory, posizionandola a prezzi premium.

L'emittente tv americana ESPN vende il suo primo annuncio in programmatic

ESPN, emittente televisiva statunitense che trasmette programmi dedicati unicamente allo sport 24 ore su 24, ha venduto il suo primo annuncio pubblicitario in programmatic. A riportarlo è il Wall Street Journal.

Ad acquistare lo spazio tramite un’asta basata sul web è stata Turbo Tax (società che distribuisce l’omonimo software fiscale), che ha visto poi l’annuncio da 30 secondi andare in onda sabato scorso (10 gennaio) all’una di notte nel corso del programma “SportsCenter”, che ripropone le notizie di punta del colosso televisivo dello sport americano. Per ESPN si tratta del primo programmatic ad venduto dopo che lo scorso mese aveva annunciato l’intenzione di aprire il propri programmi a questo tipo di azioni pubblicitarie.

In questo primo tentativo, l’annuncio non è andato in onda come uno spot standard, ma ha rappresentato un vero e proprio elemento dello show, con tanto di annuncio del voice over.

In pratica, al termine di un servizio dedicato allo scontro tra due squadre di Football, la telecamera ha tagliato verso sinistra su un altro schermo su cui è andato lo spot, sormontato sa un evidentissimo countdown dei 30 secondi (un po’ come le pubblicità video che si vedono online) che hanno separato la messa in onda degli highlights di SportCenter.

(Di seguito il video della messa in onda dello spot)

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Resta ignota la somma pagata da Turbo Tax per vedere il proprio annuncio andare in onda su ESPN.

Anche se per ora la scelta è stata di testare questa forma pubblicitaria in ora tarda, l’esperimento rappresenta di fatto una vera innovazione per il business televisivo.

Le reti tv, anche in America, sono state e ancora sono riluttanti ad adottare le aste basate sul web per la vendita dei propri spazi, timorose che potrebbe portare a un deprezzamento della loro inventory premium.

Lentamente però si stanno manifestando segnali di maggiore interesse verso l’approccio programmatico alla vendita, e di sicuro ESPN ha deciso di affrontare la questione frontalmente. L’emittente è infatti già dotata di strumenti proprietari che consentono agli inserzionisti di pianificare annunci su “SportsCenter” ogni giorno.

Il suo “giocare d’anticipo”, anzi, dovrebbe permetterle di qualificare ulteriormente la propria inventory, posizionandola a prezzi premium.

Come cambia l'anatomia del telespettatore nell'era digitale (Infografica)

Come è cambiata l’anatomia del telespettatore con l’avvento e la diffusione di internet prima, e dei mobile devices poi?

Innanzitutto, la moltiplicazione degli schermi ha reso gli italiani consumatori “convergenti”: quasi 18 milioni usano attivamente due mezzi di comunicazione distinti in simultanea, e 12 milioni di utenti visitano social network mentre guardano la tv.

Inoltre, l’equazione tra contenuto di qualità e piccolo schermo tradizionale, con internet relegato a contenitore di user generated contents e clip a basso costo, è da tempo messa in discussione: infatti il 59% dei consumatori sarebbe disposto a pagare per un canale “premium” su Youtube.

Insomma, non esiste più il telespettatore di una volta, e questa interessante infografica di Videology lo dimostra con i numeri.

Videology-Infografica-telespettatore

AOL, nel Q3 il 37% dei ricavi pubblicitari è Programmatico

Gli investimenti di Aol nel campo del Programmatic advertising sembrano dare buoni frutti.

Nell’ultimo trimestre, la quota del Programmatic sul totale dei ricavi pubblicitari della media company guidata dal ceo Tim Armstrong è schizzata al 37%, escludendo la search. In occasione della conferenza stampa di presentazione dei risultati del Q3, la società ha inoltre reso noto che la metà circa dei ricavi provenienti dal network Advertising.com (per la precisione il 47%) è riferita proprio al Programmatic (fino all’anno scorso la percentuale era del 18%). Complessivamente, la raccolta adv è cresciuta del 18% YoY, toccando il traguardo dei 473,4 milioni di dollari.

Secondo la lettura data da Armstrong, l’incremento è dovuto a un rapido spostamento della spesa pubblicitaria dai Network al Programmatic, un fenomeno definito come tra i più significativi negli ultimi 20 anni nell’ambito dello scenario della comunicazione. Il ceo ha inoltre sottolineato com Aol si sia mossa in modo da essere posizionata dalla parte giusta del mercato rispetto a questo cambiamento.

Ora Aol continuerà a investire su mobile e sul video, due settori che alla pari del Programmatic Advertising hanno messo a segno una crescita di oltre il 100% in un anno. Per quanto riguarda il mezzo televisivo, Armstrong intende favorire l’integrazione con l’online sia della domanda che dell’offerta. Vanno lette in quest’ottica le due recenti acquisizione di Convertro e Adap.tv. «Gli inserzionisti sono alla ricerca di un modo per integrare digital e televisione, oltre che a un modo efficiente per automatizzare le attività di attribuzione degli spazi pubblicitari e di misurazione del Roi» – ha detto Armstrong.

Il ceo ha inoltre aggiunto che le soluzioni cross device di Aol hanno un’efficacia quasi totale, del 93% (competendo con il marketing “people-based” di Facebook), un dato importante dal momento che quasi la metà del traffico delle media properties del network proviene dai canali mobile (smartphone e tablet).