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Due terzi degli inserzionisti non comprendono pienamente il potenziale del proprio capitale tech

Le aziende non riescono ancora a cogliere tutte le potenzialità del loro capitale tecnologico e perciò risultano essere eccessivamente dipendenti dalle agenzie e centri media partner. È quanto emerge dal Global Media Technology Report 2017 di ID Comms.

Secondo il sondaggio, che ha coinvolto 229 professionisti marketing e media impiegati in strutture che spendono globalmente oltre 40 miliardi di dollari in pubblicità ogni anno, due terzi degli inserzionisti afferma di comprendere “parzialmente” il ruolo del loro capitale tecnologico. Quattro su dieci ammettono invece di utilizzare le tecnologia media inefficacemente.

Inoltre, nessun inserzionista dichiara una “piena comprensione” di come la propria tecnologia aiuta il business. Solo l’8%, secondo la ricerca, risulta avere una “buona comprensione”, un ulteriore 22% ha “poca comprensione” e il 3% ha ammesso di non comprendere affatto la propria tecnologia.

Da una scarsa comprensione della tecnologia deriva l’incapacità di usarla al meglio.
Infatti, solo il 15% degli inserzionisti afferma di essere in grado di usarla efficacemente mentre nessuno di loro lo sta facendo “molto efficacemente”.

Stando al rapporto, una vasta maggioranza di inserzionisti ha concordato con l’affermazione: “L’incapacità degli inserzionisti di tenere il passo con la rapida evoluzione del panorama tecnologico li rende eccessivamente dipendente dalle soluzioni fornite dalle loro agenzie”.

In totale, l’83% dei professionisti è d’accordo o in forte accordo con tale constatazione, mentre il 37% delle agenzie la ha condivisa.

Da Programmatic a Programmable advertising: l’opinione di Gaetano Polignano di Tradelab

Dal Programmatic al “Programmable”. È su questa evoluzione che si è concentrato l’intervento di Gaetano Polignano, Country Manager Italia di Tradelab, al Programmatic Day 2017. Un’evoluzione interpretata come l’inizio di una nuova era. Assodato che la tecnologia c’è, «dobbiamo riuscire a concepirla come flessibile e plasmabile sulle esigenze del singolo cliente», dice Gaetano Polignano ai microfoni di Engage al termine del proprio intervento sul palco della Conference Hall dell’evento.

Grazie a una tecnologia proprietaria, Tradelab è in grado di personalizzare l’analisi di varie fonti di dati e creare algoritmi di “bidding” specifici per diversi brand. Una metodologia illustrata attraverso la case history di Yves Rocher.

Scopriamone i dettagli dalle parole dello stesso manager.

Aumenta la spesa globale in tecnologia, spinta da software e servizi cloud

La spesa in soluzioni tecnologiche a livello globale crescerà del 3,2% quest’anno e di un ulteriore 3,9% nel 2018.

Lo rivela una ricerca di Forrester, secondo cui, se negli Stati Uniti gli investimenti tecnologici aumenteranno quest’anno di un 2,8%, mentre in Europa Occidentale, così come in Giappone e nella maggior parte dell’America Latina, registreranno una crescita più lenta, del 2% o meno.

La maggior parte degli investimenti, 640 miliardi di dollari, andrà sui software, mentre consulenze tecnologiche e integrazioni di sistema assorbiranno 572 miliardi. Interessante la cifra devoluta all’acquisto da parte di aziende ed enti pubblici di applicazioni mobile cotruite da società terze o consulenti: 22,5 miliardi di dollari.

Secondo la società di ricerca, inoltre, i servizi cloud modificheranno profondamente il mercato tecnologico quest’anno. La crescita del comparto sarà spinta soprattutto da applicativi SaaS e da servizi cloud di piattaforma, ma anche dalla sempre maggiore adozione del cloud da parte di programmi di CRM ed ePurchasing.

Gli effetti dell’intelligenza artificiale e del machine learning, invece, si faranno sentire in maniera importante solo dopo il 2018.

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