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Sublime in partnership con Sizmek per campagne meno intrusive

Sizmek e Sublime, prima Sublime Skinz (qui l’articolo sul rebranding), hanno siglato un accordo per fornire ai propri clienti l’accesso a strumenti avanzati di targeting e a una inventory ampliata.

Entrambe le società, quindi, integreranno le rispettive piattaforme al fine di offrire agli inserzionisti l’accesso a una più ampia gamma di risorse per produrre campagne più creative e meno intrusive.

La partnership fornirà agli inserzionisti l’accesso automatico al parco di formati di Sublime in un ambiente sicuro e consentirà l’accesso a un pubblico più definito attraverso l’uso dell’AI di Sizmek all’interno della piattaforma Sublime.

Andrew Buckman, amministratore delegato di Sublime Emea, ha commentato: «Grazie all’integrazione con la tecnologia AI di Sizmek, la nostra piattaforma consentirà ai marketer di indirizzare il pubblico in modo ancora più efficiente, con un coinvolgimento maggiore e migliori risultati di business. Questo è essenziale in un momento in cui i consumatori sono sempre più esigenti e le loro necessità sono in costante evoluzione».

«Siamo molto entusiasti dell’opportunità di collaborare con Sublime, che sin dalla sua nascita ha dimostrato grandi capacità nella costruzione di nuovi formati programmatici ad alto impatto – ha dichiarato Kees de Jong, direttore generale Emea di Sizmek. – Sono certo che questa partnership sarà reciprocamente vantaggiosa nel rispondere alle sfide pubblicitarie attuali e future».

Entrambe le società affermano che la loro offerta combinata può risolvere molti dei problemi che i marketer devono affrontare in termini di sicurezza del marchio, intrusività e targeting con il 38% degli inserzionisti che ammettono di aver pubblicato annunci su siti Web dannosi o non sicuri.

Facebook lancia un cookie di prima parte per targeting e analytics

L’era del cookie di terze parti volge al termine? Forse. Dopo che alcuni importanti browser – Safari e Firefox – hanno deciso di bloccare l’attività dei “cookie esterni”, le piattaforme pubblicitarie hanno iniziato a studiare delle opzioni alternative all’utilizzo di questi strumenti per il targeting e la reportistica delle loro campagne pubblicitarie.

La prima è stata Google un anno fa, a cui è seguita Microsoft lo scorso gennaio. E adesso è la volta di un’altra big, Facebook.

Il social di Zuckerberg ha comunicato ai propri inserzionisti il rilascio di un nuovo cookie di prima parte: una soluzione per advertiser, editori e sviluppatori capace di misurare e ottimizzare gli annunci della piattaforma e catturare dati di analytics su quei browser che bloccano i cookies “terzi”.

Ecco come funziona. Quando un utente clicca su un annuncio erogato da Facebook, una stringa unica di codice si “attacca” all’url della landing page. Quando sul sito ci sono pixel autorizzati alla condivisione con Facebook di dati da cookie di prima parte, questo parametro della url verrà registrato nel browser dell’utente come “cookie di prima parte”. I pixel poi includeranno questi cookie tra le informazioni da riportare a Facebook.

Secondo Facebook, questa nuova soluzione potrà essere utilizzata per attivare un targeting continuo e per misurare le performance degli annunci e gli analytics dei siti per il traffico derivante da browser.

Gli inserzionisti potranno decidere di mantenere i cookie di terza parte, e in quel caso Facebook provvederà a fornire dei modelli capaci di stimare le conversioni da Safari. La piattaforma non ha tuttavia fornito particolari sul funzionamento di tali modelli.

Dal 5 ottobre, le aziende potranno, su Events Manager, modificare le loro preferenze, scegliendo tra cookie di prima o terza parte per i pixel di Facebook. Avranno tempo fino al 24 ottobre per scegliere di non utilizzare il nuovo cookie di prima parte; dopo quella data la soluzione verrà attivata di default, salvo per i nuovi inserzionisti che potranno scegliere in qualsiasi momento.

TripAdvisor lancia una API di marketing per i proprietari di ristoranti

Dopo aver comunicato di voler avviare la sua trasformazione da semplice sito di recensioni di viaggi a piattaforma social per utenti, influencer, editori e brand, TripAdvisor annuncia adesso il lancio di una nuova API di marketing e il primo partner della piattaforma: MomentFeed, società specializzata nella gestione della consumer experience mobile per brand multi-location.

Attraverso la nuova API di TripAdvisor, MomentFeed potrà vendere il formato pubblicitario sponsorizzato TripAdvisor Ads ai propri clienti, consentendo loro di monitorare e gestire la soluzione adv direttamente attraverso la piattaforma della società.

“Sfruttando la nuova API di TripAdvisor, rivenditori, agenzie e partner come MomentFeed potranno consentire ai ristoranti di tutte le dimensioni di gestire facilmente i loro investimenti di marketing e attirare più clienti. In più, l’API semplifica gli acquisti di gruppo per le aziende che hanno più sedi, introducendo opzioni di pagamento più flessibili per TripAdvisor Premium e TripAdvisor Ads, e permette a chi ha sottoscritto TripAdvisor Ads di darne la gestione esternamente“, spiega TripAdvisor in una nota.

TripAdvisor Premium è un programma che consente ai proprietari di ristoranti di mostrare più in risalto i loro esercizi ai potenziali clienti. Gli iscritti possono ottimizzare la loro presenza sulla piattaforma mettendo in evidenza le loro foto e review migliori tramite Storyboard, una presentazione visiva dinamica che appare in cima alla lista di ristoranti. I proprietari possono anche condividere pubblicamente i tre principali motivi per cui i potenziali clienti dovrebbero scegliere il loro ristorante.

I TripAdvisor Ads sono invece dei formati targettizzati che consentono ai ristoranti di essere scoperti dai locali e dai viaggatori che cercano attivamente un posto dove mangiare. La targettizzazione avviene sulla base delle loro ricerche, includendo anche categorie come il prezzo medio dei pasti, il tipo di cucina e l’occasione del pasto (colazione, pranzo o cena). Gli utenti vedranno questi annunci al primo posto della categoria di ristoranti rilevanti sulla piattaforma, e in cima ai risultati delle loro ricerche. Il pagamento dell’annuncio è su base cost-per-click.

«Da quando abbiamo lanciato TripAdvisor Premium nel 2016, abbiamo lavorato per fornire ai proprietari di ristoranti una suite di strumenti di marketing online facile da usare – spiega Bertrand Jelensperger, Senior Vice President di TripAdvisor Restaurants -. Siamo entusiasti di collaborare con aziende come MomentFeed e di rendere scalabile il mod0 in cui offriamo i prodotti TripAdvisor Premium e TripAdvisor Ads per aiutare i ritoranti indipendenti e multi-location a raggiungere meglio gli oltre 200 milioni di utenti locali e viaggiatori che ogni mese cercano su TripAdvisor un posto dove andare a mangiare».

Snapchat punta sull’ecommerce: ufficializzato il lancio globale dei Collection Ads

Gli ultimi giorni sono stati particolarmente dinamici per Snapchat. Dopo aver comunicato pochi giorni fa l’avvio di un accordo con Amazon per testare uno strumento capace di identificare oggetti nelle foto ed acquistarli sul sito ecommerce, il social adesso annuncia altre novità in ambito pubblicitario.

Una è il lancio ufficiale di Collection Ads, un formato pubblicitario simile a dei cataloghi di prodotto, che mostra una serie di articoli all’interno di un singolo annuncio; allo sfioramento di un prodotto l’utente accede a informazioni aggiuntive su di esso e alla possibilità di acquistarlo. La soluzione, inizialmente annunciata a giugno con il nome di Shoppable Snap Ads e da allora testata con una serie di partner tra cui eBay e Guess, da ottobre sarà ufficialmente disponibile per tutte le aziende a livello globale.

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I nuovi Collection Ads di Snapchat

Sempre a proposito di “cataloghi”, le aziende avranno adesso anche la possibilità di importare i loro “feed di prodotto” – ossia elenchi contenenti informazioni come immagini, prezzi e colori dei prodotti – all’interno dell’Ad Manager di Snapchat, per creare in maniera più rapida e semplice i loro annunci pubblicitari sul social.

Un’altra novità annunciata dalla società è poi l’ampliamento delle possibilità di targeting offerte dai pixel Snapchat, grazie a cui gli inserzionisti potranno non solo tracciare quali pagine del loro sito i consumatori hanno visitato, ma anche eventuali specifiche azioni compiute nel corso della navigazione: tutte informazioni utili per erogare campagne personalizzate al pubblico.

Il social continua dunque a mettere a punto la propria offerta di strumenti pubblicitari self-service. Il social ha definitivamente spostato l’intera sua offerta in programmatic, compresi i formati in Realtà Aumentata, e il suo business adv sta sempre più virando verso il modello a performance, combinando realtà virtuale e aumentata con l’e-commerce, come testimoniano le novità annunciate in questi giorni. In occasione di una recente incontro con la stampa italiana, Tanya Ridd, Director of Communications EMEA di Snapchat, ha dichiarato: «Stiamo rendendo le nostre soluzioni sempre più flessibili e accessibili per i nostri inserzionisti. Il rilascio dello strumento self-serve Ad Manager, gli accordi con i partner di misurazione e l’apertura dell’inventory al programmatic si inseriscono in questa strategia».

Facebook eliminerà oltre cinquemila segmenti di targeting

Facebook rimuoverà migliaia di opzioni di targetig pubblicitario dalla piattaforma.

“Ci impegniamo a proteggere le persone dalla pubblicità sulle nostre piattaforme. Per questo stiamo eliminando oltre cinquemila parametri di targeting per impedire un cattivo utilizzo degli strumenti di marketing. Se da una parte queste opzioni sono state utilizzate in modo legittimo per raggiungere utenti interessati in un certo prodotto o servizio, pensiamo che minimizzae il rischio di abusi sia più importante”, si legge in un articolo pubblicato sul blog di Facebook.

La società specifica, inoltre, che limiterà la possibilità di degli inserzionisti di escludere segmenti di pubblico in relazione a caratteristiche come etnia o religione. Questi filtri non saranno più disponibili per le nuove campagne a partire dal quattro settembre, mentre saranno sospesi il primo ottobre per quelle in corso.

Inoltre, a breve il social network richiederà agli inserzionisti di certificare la visione delle politiche antidiscriminatorie della compagnia e la conformità alle stesse. Lo strumento di cerfificazione, presente all’interno di Ads Manager, sarà rilasciato prima negli Stati Uniti e in seguito negli altri Paesi.

Pinterest si rafforza sul targeting con Audience Insights

Novità sul fronte data-driven per Pinterest. Il social ha introdotto nella sua offerta agli inserzionisti Audience Insights, uno strumento che aiuta le aziende a conoscere meglio il loro pubblico sulla piattaforma.

La soluzione unisce dati demografici sugli utenti con informazioni di tipo comportamentale, come ricerche o salvataggi. In questo modo, offre una conoscenza migliore del pubblico di un brand su Pinterest, e di chi l’azienda potrà raggiungere in futuro, dando anche informazioni sugli argomenti preferiti dagli utenti. Informazioni preziose per distribuire contenuti rilevanti e campagne coinvolgenti e per realizzare media plan efficaci.

Audience Insights è attualmente accessibile, attraverso gli strumenti di Analytics di Pinterest, ai clienti Business dei Paesi di lingua inglese.

Il targeting basato su interessi e caratteristiche degli utenti è più efficace di quello contestuale?

Oggi nella nostra rassegna parliamo di targeting, brand data-driven “coraggiosi” e di una novità di Snapchat.

Il targeting basato su interessi e caratteristiche degli utenti è più efficace di quello contestuale?

Nell’era post-GDPR, in cui raccogliere e utilizzare i dati degli utenti è diventato più complicato, molti vedono una possibile rinascita del targeting contestuale. Ma questo tipo di segmentazione basata sul contesto della pubblicità è efficace come quella fondata sugli interessi e sulle caratteristiche degli utenti? L’agenzia britannica di marketing a performance Roast ha effettuato insieme a Teads un test. E dai suoi risultati è emerso che ai costi e ai rischi per la privacy di utilizzare dati di terza parte sugli utenti per classificarli in base a interessi, caratteristiche demografiche e altro non corrisponde un’efficacia significativamente più alta di quella dell’acquisto di un’audience su base contestuale. Leggi di più su MarTech Today.

Marketing data-driven: i 10 brand più “coraggiosi”

Per una grande azienda, cambiare il proprio approccio al marketing non è cosa semplice, eppure può essere fondamentale per rispondere alle caratteristiche e ai bisogni in evoluzione del pubblico. Ci sono dei brand che si sono assunti il rischio di fare questo passo, con l’obiettivo di averne dei benefici di business nel lungo termine. Alcuni di loro hanno messo in discussione i loro rapporti con le agenzie in nome della trasparenza, altri sono stati pionieri nell’uso della tecnologia per rendere più efficaci gli investimenti pubblicitari, altri ancora hanno puntato sui dati in loro possesso per ottimizzare le strategie a livello multicanale. Tra di loro ci sono AB InBev, Kellogg’s, Nestle e Unilever. Leggi di più su AdExchanger.

Snapchat, l’ecommerce arriva nei contenuti degli influencer

Da qualche tempo, Snapchat ha iniziato ad approcciare il mondo ecommerce, dando la possibilità ai suoi utenti di acquistare prodotti direttamente dal social network. Adesso la piattaforma compie un nuovo passo avanti in questa direzione, col lancio di un nuovo strumento che consente di inserire store in-app all’interno dei contenuti postati dagli influencer. Questo vuol dire che si potranno acquistare prodotti non più solo dai contenuti aziendali, ma anche da quelli dei “top creator”. Prima utilizzatrice dello strumento è stata Kylie Jenner, che il 28 giugno ha postato uno Snap Video in cui mostrava il suo prodotto di make-up The Sorta Sweet Palette for Kyshadow: con uno “swipe” gli utenti avevano la possibilità di acquistare l’articolo. Leggi di più su Digiday.

GDPR e Contextual Targeting: trend e implicazioni

L’entrata in vigore del GDPR non porterà una riduzione della pubblicità online, ma una diversa gestione dei dati personali eliminando alcune delle possibili attività “poco trasparenti” nella creazione di profili di utenti da parte di alcuni attori del mercato pubblicitario.  Questo cambiamento sarà positivo, con una maggiore tutela e trasparenza dei dati personali di ogni utente e costituirà un’opportunità per aumentare la fiducia dell’audience nella pubblicità online.

Alla base, l’introduzione del GDPR imporrà in primo luogo una più trasparente gestione della catena di autorizzazioni alla profilazione, direttamente dall’utente al “profilatore”, e una più formale presa in carico della valutazione e gestione del rischio di trattamento dati personali da parte dei vari attori.

Questo ovviamente impatterà alcuni dei 3rd party profiler che non abbiano chiaro accesso diretto all’autorizzazione del cliente sul media finale (il publisher), con la potenziale riduzione della disponibilità di profili su cookie in vendita.

La naturale implicazione, che consolida un trend già avviato, sarà un maggiore utilizzo del targeting contestuale (con al centro l’attenta selezione del contesto di comunicazione a livello di pagina in linea con il contenuto/messaggio pubblicitario) ed una accelerazione del 1st party profiling (attivazione dei propri dati clienti e costruzione di propri profili digitali da parte dei principali brand e agenzie).

Il targeting contestuale è ovviamente completamente GDPR compliant (scelgo solo meglio a livello di pagina il media su cui comunicare in funzione del messaggio) se è l’indicazione dell’interesse istantaneo del cliente legato alla lettura di quel contenuto e quindi indirettamente dell’eventuale intento istantaneo legato ad un’offerta “allineata a quell’interesse”.

Un maggiore utilizzo del contestuale ha alcune possibili implicazioni:

  • In linea generale il contextual targeting è più economico rispetto al behavioural targeting (1/5 o 1/10), per cui permette un maggiore investimento in media con un maggiore reach a parità di spesa.
  • Una maggiore attenzione al giusto contesto per il targeting ha come immediato effetto l’attenzione al vero brand safety, cioè all’eliminazione di tutti i contenuti dannosi per il brand e non solo quelli “inaccettabili”  rinforzando l’attuale trend verso il “Brand Care” (cosi tanto spinto da molti grandi buyers come P&G).
  • Inoltre, una maggiore attenzione al contestuale porterà ad un maggiore focus sui premium publisher secondo la logica che se non posso comprare ovunque “i cookies che voglio”, comprerò le qualified audience di premium publisher che creano contenuti premium per attrarre quella determinata audience.

Come secondo trend, già evidente dall’aumento dei casi in cui grandi brand si dotano della propria DMP per i loro progetti di digital activation, brand/agenzie con accordi diretti tenderanno ad investire per creare i propri 1st party profiles e ad attivare i propri dati (controllando la fonte dei dati e la modellizzazione dei propri profili).

Nell’insieme dei dati di 1st party ci saranno anche gli interessi dimostrati nella navigazione dei propri clienti/prospect per cui la analisi contestuale diventerà anche base fondamentale di “1st Party Interest profiles”.

Behavioural targeting con profili cookie di 3rd party continueranno ad essere importanti nelle pianificazioni ma con una più attenta selezione dei players, degli effettivi risultati di perfomance incrementale e con il possibile rischio di riduzione di volumi di cookie disponibili.

Una maggiore attenzione al “contestuale di qualità” e alla “personalizzazione” della selezione del contesto porterà ad una maggiore sensibilità sulla qualità delle tecnologie usate in questo ambito. Tecnologie a Keywords che offrono solo media precision e solo per categorie standard faticheranno rispetto a tecnologie “full semantic” (Natural Language Processing con reti semantiche cognitive) che hanno massima precisione anche nella massima personalizzazione e che sono la base anche di estrazione di molteplici dati di pagina per 1st party profiling.

Targeting efficace? Secondo i marketer sono importanti contesto e livello di attenzione

L’ambiente che circonda gli annunci pubblicitari e il grado di attenzione dell’utente sono secondo le aziende i fattori più importanti per l’efficacia del targeting pubblicitario. Lo rivela lo studio “Digital Brand Advertising and Measurement 2018” di IAB Europe, che ha coinvolto circa 650 professionisti di aziende, agenzie ed editoria.

Secondo la ricerca, il contesto editoriale è considerato da circa l’80% degli stakeholder intervistati come il più importante fattore capace di assicurare che le campagne di branding raggiungano il giusto utente. Seguono, a breve distanza, le “informazioni sulla posizione del consumatore nel processo di decisione d’acquisto” (78%) e “informazioni sul comportamento di ricerca online e sui siti visitati” (77%). Più indietro nel ranking indicatori predittivi come la “predizione del grado di engagement con l’annuncio sulla base degli interessi e/o di precedenti esposizioni ad annunci simili”.

Quanto detto riguarda la reach delle campagna. Altro discorso, invece, per la ricettività del messaggio di branding. La maggioranza degli intervistati ha dichiarato che il livello di attenzione dell’utente ha un impatto sulla percezione del messaggio significativamente maggiore di altre variabili come ad esempio il luogo e la situazione (luogo di lavoro, second-screening, tragitto casa-ufficio).

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Migliorare la misurabilità nel programmatic

Attualmente circa la metà della spesa pubblicitaria display in Europa è commercializzata in programmatic, e il settore è in crescita. Non stupisce dunque che il 90% delle aziende, l’88% delle agenzie e l’85% degli editori siano concordi sul bisogno di avere riferimenti condivisi a livello di industry sul pubblico online e sull’efficacia pubblicitaria disponibili sugli strumenti di trading programmatico, insieme a dati su compravendite e misurazioni. E sempre sul tema misurazioni, secondo lo studio l’impatto del GDPR e il bisogno di identificare più chiaramente i ruoli dei vari operatori nei processi di gestione dei dati aumenterà il bisogno di avere più informazioni di analytics all’interno dei tool di trading programmatico nei prossimi mesi.

zeotap e Cadreon energizzano per Red Bull gli ordini di food delivery: +115% di engagement rate

Successo, grazie ai dati di zeotap, per la campagna di Cadreon per Red Bull.

Circa una anno fa, zeotap aveva annunciato una collaborazione con il brand di bevande energetiche per la sua campagna @Work testandone la qualità dei profili verificati telco, e all’epoca aveva consentito all’iconico brand di raggiungere il 70% di maggior engagement rispetto ad altri data provider. La collaborazione era poi proseguita anche al di fuori dei confini italiani, con zeotap che ha recentemente aggiunto la possibilità di creare segmenti custom per la delivery in-app attraverso l’accesso a 10.000 app, derivanti da accordi esclusivi raggiunti con i maggiori data partner globali.

Nelle scorse settimane, attraverso l’utilizzo delle app di food delivery, con la nuova campagna Occasion @Work Red Bull ha voluto incoraggiare gli italiani ad accompagnare il proprio pranzo con gli energy drink, per combattere lo stress della vita urbana. Grazie alle nuove data partnership, zeotap è stata quindi in grado di creare segmenti che includevano solo utenti app attivi dei servizi Foodpanda, HelloFresh, McDonald’s, Domino’s, Flyfood, Doordash, Grubhub e UberEats (quest’ultima, insieme a Red Bull, faceva inoltre parte di una promozione parallela della campagna).

Ancora una volta, Red Bull e il trading desk Cadreon (gruppo IPG) hanno coinvolto vari data provider, utilizzati con le stesse specifiche di planning programmatico, al fine di poter valutare quali tra questi avrebbero raggiunto i risultati migliori. In questo contesto, zeotap ha ottenuto +115% di engagement rispetto a tutti gli altri data provider coinvolti sul progetto.

«Questi risultati sono ottimi e non avremmo potuto essere più soddisfatti – commenta Francesco Cilea, Head of Brand Advertising & Media di Red Bull Italia -. Ancora una volta, zeotap ha dimostrato di essere un data provider di fiducia, non solo attraverso l’utilizzo di dati deterministici socio-demografici, ma anche attraverso l’utilizzo di accurati dati d’interesse, particolarmente difficili da reperire oggi nel mercato. Essere in grado di conoscere con precisione ciò che è realmente interessante per un utente è un potente strumento di targeting, che apre molte nuove strade per raggiungere i nostri clienti».

«Il nostro obiettivo è sempre stato quello di raggiungere la massima qualità dei dati, al fine di produrre i migliori risultati in termini di performance – dichiara Riccardo Polizzy Carbonelli, Country Manager zeotap Italia -. In aggiunta ai nostri dati socio-demografici, siamo particolarmente soddisfatti di poter offrire capacità di targeting su larga scala legate a molteplici fonti di dati. Quando abbiamo iniziato a lavorare sui segmenti d’interesse disponibili, ci era stata allora sottolineata dal mercato la mancanza di trasparenza e flessibilità dei segmenti disponibili, ricavati dall’utilizzo di dati connessi ad eventi non recenti.  Abbiamo oggi tra le mani una proposta veramente unica, perché siamo in grado di aggregare utenti di singole app per costruire segmenti customizzati in base a brief individuali per ogni settore. Il processo con il quale sono creati i segmenti è completamente trasparente, e gli aggiornamenti giornalieri che riceviamo dai nostri data partner assicurano che i dati siano sempre freschi».

«Siamo felici della collaborazione che abbiamo fin qui sviluppato con zeotap, confermata dalla qualità dei dati d’interesse, chiaramente evidenziata dai risultati delle campagne da noi gestite – aggiunge Luca Nicolai, Head of Cadreon Italy -. zeotap è diventata per noi un preferred partner e gli eccellenti risultati generati continuano a supportarci nel soddisfare uno dei nostri clienti più importanti ed esigenti».