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Taboola acquisisce ConvertMedia: offrirà pubblicità video native in-feed

Taboola ha annunciato di aver acquisito ConvertMedia, fornitore di pubblicità video nativa in-feed. I termini finanziari dell’accordo non sono stati resi pubblici. Secondo quanto dichiarato dalla piattaforma di scoperta di contenuti, ConvertMedia registra ricavi annuali per 50 milioni di dollari.

Taboola integrerà la tecnologia di ConvertMedia con i suoi dati e il suo motore di personalizzazione. Secondo Adam Singolda, Ceo e fondatore della piattaforma, la società combinata sarà in grado di generare più di un miliardo di flussi video giornalieri. L’obiettivo è aiutare gli editori a garantire esperienze rilevanti e viewable ai giusti consumatori nel momento appropriato, oltre a monetizzare dal loro inventario video.

L’acquisizione consente a Taboola di completare la propria offerta video e offrire agli editori opzioni di personalizzazione, conferendo loro maggiore controllo sull’erogazione e sui relativi punti di prezzo. “Fino ad ora, Taboola ha lavorato con aziende media in tutto il mondo per inviare pubblico alle loro stesse pagine web. Ora stiamo permettendo ai marketer di vendere video all’interno dei feed; così, invece di reindirizzare altrove gli utenti, questi guarderanno il contenuto in quella stessa pagina. Stiamo consentendo agli inserzionisti di inviare video su tutti i siti dei nostri editori”, ha spiegato Singolda.

Taboola la grande ambizione di diventare una delle prime cinque aziende tecnologiche operative nel video. “Grazie alla nostra scala esistente, abbiamo la possibilità di raggiungere questo obiettivo. Forniamo già 14 miliardi di raccomandazioni al giorno. È possibile raggiungere scala video per marketer ed editori sul web aperto, e non nei giardini murati”, ha concluso il Ceo.

Programmatic native, accordo tra Taboola e AppNexus

La piattaforma di scoperta di contenuti Taboola ha annunciato oggi un’integrazione per la pubblicità nativa in real-time bidding con AppNexus, che permetterà ai clienti dell’azienda ad-tech di comprare inserzioni premium via Programmatic in scala.

Alle DSP e ai compratori in RTB sarà possibile raggiungere un livello di scala paragonabile a quella di Facebook, oggi considerata la più grande piattaforma per la pubblicità nativa programmatica e uno dei principali rivali di Taboola anche in termini di reach (leggi l’articolo dedicato). Più di ottanta marketer hanno già acquistato o attivato campagne native in Programmatic sulla piattaforma.

Il nuovo accordo permette agli inserzionisti di fare offerte sull’inventory premium di Taboola usando la console di acquisto di AppNexus per comprare pubblicità nativa in scala su siti di alto profilo. L’integrazione RTB è costruita sull’OpenRTB Specification Version 2.3 dello IAB, il primo standard dell’associazione per supportare gli annunci nativi.

“Il nostro obiettivo è offrire agli inserzionisti più scelta e controllo su come costruiscono le loro attività native, coinvolgendo il loro pubblico di riferimento nei momenti più preziosi, quando sta per scoprire qualcosa che potrebbe gradire e che non sapeva esistesse”, ha detto Adam Singolda, fondatore e Ceo di Taboola. La tecnologia predittiva dell’azienda analizza centinaia di segnali in tempo reale (come geografia, tipo di dispositivo, tendenze social e altro) per associare le persone a contenuti che avrebbero interesse a fruire.

“Taboola è stato un grande partner per noi e siamo felici di poter contribuire alla massimizzazione della loro offerta”, ha detto a MediaPost Andrew Eifler, Vice President of Product Managerment di AppNexus, “Ciò che è particolarmente degno di nota a proposito di questa alleanza è la scala, perché le nostre forze combinate permetteranno agli inserzionisti di raggiungere oltre un miliardo di utenti nel mondo. Questa è una grande opportunità per noi e per i marketer digitali che cercano arrivare ai consumatori attraverso una piattaforma di content discovery come Taboola”.

Con questo accordo, AppNexus conferma la sua strategia di rafforzamento nel settore della pubblicità nativa, risale, infatti, a soli due mesi fa un analogo accordo con Ligatus (leggi l’articolo dedicato), il network europeo di native e performance advertising.

Programmatic: ecco le società non (ancora) quotate più “hot” del mercato

Indipendenti, acquisite da società più grandi o pronte allo sbarco in Borsa. Che il mercato dell’advertising tecnologico fosse un ecosistema complesso di numerosissimi player lo sapevamo già, e sarà ancora così anche nei prossimi anni, come stimano studi recentemente pubblicati. Tuttavia in mezzo a questa galassia ci sono stelle che brillano in maniera particolare, e le cui performance sono sempre più seguite dall’occhio attento degli analisti.

La testata Business Insider ha stilato una classifica delle 37 più “hot”, ossia quelle società di ad tech che per fatturato, numero di dipendenti, investimenti raccolti e reputazione sono quelle ritenute più “interessanti” nel mercato.

Al primo posto della classifica troviamo AppNexus. La società, guidata da Brian O’Kelley, conta oltre un migliaio di dipendenti e più di 250 milioni di dollari di fatturati netti stimati. La società, che nel 2014 ha ricevuto un importante investimento da parte di WPP, sforna continue innovazioni di prodotto: per citare solo le più recenti, i Viewable Deals, ossia un sistema di pagamento solo per le impressioni visibili, il plug-in Headerbid Expert dedicato all’header bidding, e lo Streaming Data, uno strumento per misurare le campagne in real time. La società è particolarmente attiva anche sul fronte delle partnership: da quella con Ligatus per il Programmatic Native, a quella di qualche mese fa con una serie di società specializzate nelle inventory video come Teads e StickyAds per la creazione di un “outstream open video marketplace”, alternativa ai walled garden di Google e Facebook.

Tra i primi posti del ranking troviamo anche Moat, specialista in analytics, misurazioni e viewability per piattaforme del calibro di Facebook, Twitter e Youtube. La società ha recentemente ha raccolto 50 milioni di dollari di investimenti e sta attualmente lavorando a un nuovo metodo di misurazione della pubblicità online, con l’obiettivo di farne una metrica standard per la compravendita di adv digitale.

Rispettivamente all’ottavo e al nono posto, due grossi nomi del content discovery: Taboola e Outbrain. La prima recentemente ha ricevuto un finanziamento tra i 20 e i 30 milioni di dollari dal colosso cinese Baidu, e ha da poco annunciato di aver raggiunto più di un miliardo di utenti unici mensili, un traguardo secondo soltanto ai numeri di Facebook. Cospicua iniezione di capitale anche per Outbrain, che con un nuovo fondo di 45 milioni di dollari spingerà l’innovazione di prodotto, sia supportando e migliorando prodotti esistenti sia attraverso acquisizioni esterne, e rafforzerà il business a livello globale.

Nella seconda decina di posizionamenti della classifica troviamo altri importanti nomi del panorama Programmatic: Quantcast, arrivata in Italia un anno fa con Ilaria Zampori come direttore generale; Integral Ad Science, fresca di apertura della sua prima sede italiana, alla cui guida è stata chiamata Elisa Lupo; e Teads, specialista del formato outstream video, che ha da poco nominato in Italia il suo nuovo managing director Dario Caiazzo e il suo sales director Massimo Di Gennaro.

Di seguito la classifica completa:

  1. AppNexus
  2. MediaMath
  3. OpenX
  4. The Trade Desk
  5. Moat
  6. Mediaocean
  7. Videology
  8. Taboola
  9. Outbrain
  10. IronSource
  11. Quantcast
  12. Integral Ad Science
  13. Teads
  14. Centro
  15. InMobi
  16. AdRoll
  17. Applift
  18. WideOrbit
  19. PageFair
  20. Sourcepoint
  21. Data Xu
  22. RadiumOne
  23. Sprinklr
  24. Kenshoo
  25. Turn
  26. Drawbridge
  27. Captify
  28. LiveIntent
  29. xAd
  30. Socialbakers
  31. Beeswax
  32. PubMatic
  33. Innovid
  34. Kargo
  35. Accordant Media
  36. Sharethrough
  37. Taykey

Taboola: record di utenti, seconda sola a Facebook

Taboola, la piattaforma di scoperta dei contenuti, ha annunciato oggi il raggiungimento di più di un miliardo di utenti unici mensili, un traguardo secondo soltanto ai numeri di Facebook. Il dato è la somma degli oltre 200 milioni di utenti mobile di Taboola e degli oltre 810 milioni di utenti unici desktop mensili conteggiati da comScore attraverso il suo Media Trend Report di marzo 2016.

In oltre di cinquanta paesi, Taboola ha dichiarato di aver più che raddoppiato la sua reach, dai 500 milioni di utenti unici di un anno fa. La compagnia lanciò la sua piattaforma di content discovery nel 2010 ed attualmente è concentrata sull’evoluzione della sua tecnologia di personalizzazione e previsione.

Il risultato giunge mentre la compagnia si sta espandendo globalmente in vari mercati, inclusi Brasile, Messico, Korea, Cina, Nuova Zelanda e Russia. Nei mesi recenti, ha anche siglato degli accordi con MSN di Microsoft e AOL di Verizon per espandere ulteriormente la sua reach.

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“Crediamo che, quando si parli di dati, in questo mercato chi vince prende tutto. O conosci la persona dietro lo schermo, oppure no. Sapere se qualcuno è un fan dei video o se è incline a sottoscriversi rappresentano domande binarie che permettono agli editori di innescare la vera personalizzazione sui loro siti”, ha commentato a MediaPost Adam Singolda, CEO di Taboola.

Singolda ha spiegato che mentre Facebook ha ammassato un’enorme quantità di dati, l’obiettivo di Taboola è di attingere dalla “propria collezione di informazioni riguardanti come le persone consumano i contenuti attraverso il web per mettere i partner editori nelle condizioni di sfruttare al meglio la tecnologia di personalizzazione e i dati gratuiti, anonimi e azionabili degli utenti, con l’obiettivo di costruire pubblico, coinvolgimento e ricavi”.

Il funzionamento di Taboola è quello di un motore di ricerca all’inverso: usando la sua tecnologia predittiva, l’azienda analizza centinaia di segnali in tempo-reale, inclusi il tipo di dispositivo, la geografia, il contesto, la fonte di referenze e le tendenze dei social media per collegare le persone con gli argomenti ai quali è più probabile che siano interessate.

A febbraio il roll-out delle AMP di Google. Tra i partner pubblicitari, tante big dell’ad tech

Le Accelerated Mobile Pages diventeranno presto realtà.

Con un blog post firmato da Richard Gingras, head of News di Google, e una conferenza stampa dedicata negli Stati Uniti, Google ha annunciato che il progetto AMP prenderà ufficialmente il via a febbraio 2016, quando verrà integrato all’interno del motore di ricerca.

Contestualmente all’ufficializzazione del roll-out, Google ha resi noti anche i nomi di nuovi partner pubblicitari del progetto, che vanno ad aggiungersi a quelli già annunciati qualche settimana fa. Tra le strutture che si occuperanno a vario titolo della gestione della pubblicità su AMP, e che attualmente stanno collaborando con Big G alla fase di test degli annunci, ci sono diverse big dell’ad tech: oltre DoubleClick e AdSense, anche Outbrain, AOL, OpenX, Taboola, Pubmatic, Integral Ad Science, Moat e Teads.

Quello della pubblicità è uno degli ambiti del progetto su cui Google sta attualmente lavorando: secondo quanto rivela il blog post, la roadmap iniziale su questo fronte include annunci dal caricamento più veloce, annunci dalle misure adattabili e supporto per la viewability, oltre all’integrazione con data management providers e fornitori di contenuti sponsorizzati. Così come editori e partner tecnologici, sono stati coinvolti in questa fase anche alcuni buyers come Annalect, sigla ad-tech di Omnicom Media Group.

Anche sul fronte analytics fervono i lavori, insieme ai partner comScore, Adobe Analytics, Parse.ly, Chartbeat, Nielsen, ClickTale e, ovviamente, Google Analytics. Le prime funzionalità verranno attivate già questo mese, con nuovi tool nelle settimane successive e l’avvio dei test definitivi nella seconda metà di gennaio.

Diversi gli editori che hanno manifestato l’intenzione di adottare le Accelerated Mobile: dall’italiana La Stampa al New York Times e al Washington Post, oltre a piattaforme digitali come Twitter, Pinterest, Linkedin e WordPress.

Leggi l’articolo completo su Engage.

Baidu investe oltre 20 milioni nel content recommendation di Taboola

Baidu punta a un nuovo settore, quello del content-recommendation. E per farlo ha scelto un importante partner, Taboola.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, infatti, il colosso di internet ha compiuto un investimento strategico sulla piattaforma di content recommendation, con un finanziamento tra i 20 e i 30 milioni di dollari.

Con oltre 200 milioni di dollari di revenue annuali, Taboola, di base a New York, è uno dei player dominanti nel mondo del content recommendation, insieme ad Outbrain, fondata in Israele e anch’essa con headquarter nella Grande Mela. Una competizione alla quale si stanno aggiungendo nuovi altri player, inclusi i “grandi” Yahoo, AOL e Google, che solo un mese fa ha introdotto il suo personale widget di content-recommendation “Matched Content”.

Il widget di Taboola contiene link a contenuti sponsorizzati e non sponsorizzati sui siti dei publisher, dove vengono di solito posizionati in fondo alle pagine degli articoli. Tra gli editori che utilizzano lo strumento ci sono USA Today, NBC News, Business Insider, The Chicago Tribune, Fox Sports e The Weather Channel.

Taboola può contare su una presenza molto forte negli Stati Uniti, ma recentemente ha cominciato a guardare oltre i suoi confini nazionali: l’anno scorso ha avviato una partnership con Yahoo Japan per espandersi in Giappone, ed ha impresso una forte accelerata anche nel mercato israeliano, patria del suo principale competitor Outbrain.

Adesso, a quanto pare, il suo prossimo obiettivo è Pechino, complice una collaborazione con un player di internet che non è esattamente l’ultimo arrivato: Baidu infatti è il più grande motore di ricerca cinese e uno dei cinque più grandi del mondo. Il player collaborerà in maniera attiva per espandere la portata di Taboola e per portare i suoi servizi anche nel Paese del Dragone.

«Impiegheremo molto tempo con Baidu per scoprire qual è il modo migliore di approcciare il mercato cinese, e per individuare i bisogni degli editori del Paese», ha dichiarato Adam Singolda, chief executive di Taboola.

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