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Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari in occasione dei Mondiali di Calcio

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Visa, Facebook e Spotify.

Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari

Si avvicinano i Mondiali di Calcio, e Visa ne approfitta per ripensare il proprio modus operandi pubblicitario. In occasione della campagna di sponsorizzazione del torneo, la società avrebbe chiesto ai suoi partner creativo (AMVBBDO) e media (Starcom) di puntare non più ai tradizionali obiettivi di campagna, ma ad obiettivi più ampi di business. In particolare Visa vorrebbe che queste attività di comunicazione puntino a soddisfare priorità di business globali invece della sola awareness, come succedeva finora per le campagne in occasione di grandi eventi come Olimpiadi e Super Bowl. L’azienda valuterà dunque il successo delle campagne non più solo sulla base di reach ed engagement, ma anche in relazione, ad esempio, all’aumento della propria quota nel mercato del mobile commerce o alla risposta del pubblico all’incoraggiamento ad utilizzare all’estero le sue carte invece dei contanti. Leggi di più su Digiday.

Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace

Quasi due anni dopo il lancio della sezione di annunci, Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace. A partire da questi giorni gli utenti potranno “spingere”, a pagamento, i loro annunci per renderli più visibili nel News Feed. Questo tipo di promozione sarà particolarmente semplice da utilizzare, richiedendo solo il setup di budget e durata della campagna, e non consentirà targettizzazione al di là dell’età (oltre i 18 anni) e del codice postale. Contemporaneamente, Facebook ha annunciato l’apertura di Marketplace anche alla pubblicità delle aziende, che potranno inserire la sezione annunci all’interno delle property del social su cui far comparire le proprie campagne. La funzione è operativa in USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Leggi di più su TechCrunch.

Spotify fa sul serio con il suo progetto hardware

Qualche mese fa, Spotify aveva iniziato a cercare talenti per la costruzione del suo primo prodotto hardware. Adesso l’ipotesi di un futuro lancio di un prodotto “fisico” sembra farsi ancora più concreta. La società si è infatti registrata alla Commissione federale per le comunicazioni americana, un procedimento indispensabile per vendere hardware negli Stati Uniti, in particolare per prodotti che utilizzano connessioni wireless. Secondo indiscrezioni circolate in passato, Spotify starebbe lavorando ad un dispositivo per le automobili, capace di far funzionare l’app di streaming musicale all’interno di veicoli più datati. Leggi di più su Variety.

Spotify, la pubblicità in Programmatic cresce del 94% nel Q1 2018

Cresce a ritmi vertiginosi il business programmatico di Spotify. In occasione del bilancio Q1 2018, il primo dalla sua quotazione a Wall Street all’inizio di aprile, la società ha reso noto che la raccolta dalla vendita pubblicitaria automatizzata è aumentata del 94% anno su anno.

Nonostante questo sorprendente incremento, la maggior parte del fatturato pubblicitario dell’azienda arriva da pubblicità venduta in maniera diretta. A fare la parte del leone resta la pubblicità audio, che copre gran parte del business adv dell’azienda e registra crescite solide, tuttavia più contenute di quelle del video. Complessivamente, la raccolta adv di Spotify nel trimestre ha raggiunto i 102 milioni di euro, in aumento del 38% anno su anno.

Spotify ha lanciato la versione beta della sua piattaforma pubblicitaria self-service Ad Studio lo scorso settembre, e da allora ha portato a bordo della soluzione centinaia di inserzionisti, “e altre migliaia in più si sono iscritte al programma per richiedervi accesso – spiega Spotify in una nota -. Sebbene ancora limitati, i primi risultati del prodotto sono stati incoraggianti, e ci aspettiamo che col tempo il self-service diventi una fetta significativa del fatturato della nostra app Ad-Supported“.

Adesso tra i prossimi obiettivi pubblicitari della società c’è quello di aprire la piattaforma a nuovi canali adv, come i podcast, e di sfruttare il proprio prezioso bacino di dati su preferenze e abitudini degli utenti al di là della pubblicità, per aiutare artisti ed etichette discografiche a commercializzare i loro prodotti. Spotify ha tra l’altro recentemente avviato un restyling della versione gratuita dell’app, con un’ampliamento delle funzionalità per gli utenti e, col tempo, maggiori possibilità di targeting pubblicitario.

Il fatturato complessivo di Spotify nel trimestre è cresciuto del 26% anno su anno a 1,13 miliardi di euro, con 170 milioni di utenti mensili attivi (+30%). Gli utilizzatori della versione gratuita e con pubblicità dell’app sono aumentati del 21% a 99 milioni, mentre quelli della versione a pagamento hanno raggiunto i 75 milioni (+45%). La società, tuttavia, continua a perdere denaro, con perdite operative pari al 5% del fatturato, e stima di raggiungere nel prossimo trimestre tra gli 1,1 e i 1,3 miliardi di euro di giro d’affari, in aumento del 29% anno su anno, ma potenzialmente al di sotto delle aspettative del mercato.

Spotify, restyling per la versione gratuita dell’app. Ecco cosa cambia per la pubblicità

In occasione della sua recente quotazione a Wall Street, Spotify ha annunciato che avrebbe puntato ad arricchire la propria offerta “free”, nell’intento (a breve termine) di aumentare i propri ricavi pubblicitari e (a lungo termine) di spingere gli abbonamenti alla versione premium dell’app, che presenta una serie di servizi aggiuntivi e non contiene annunci.

E a distanza di poche settimane, la società svedese ha mantenuto la promessa, lanciando una nuova versione dell’app gratuita, che, nelle versioni iOS e Android, sarà disponibile a livello globale nelle prossime settimane.

Tra le principali differenze con l’edizione precedente, la possibilità per gli utenti di ascoltare musica on demand (all’interno di una selezione di playlist), cosa che prima era disponibile solo nell’app a pagamento. “Quindici nuove playlist on demand danno la possibilità di scegliere e ascoltare qualsiasi brano tra le playlist curate editorialmente da Spotify, senza dover saltare tracce o aspettare che la modalità shuffle porti la musica preferita. Le playlist on demand saranno uniche per ciascun utente e basate sui propri gusti musicali e, inoltre, potranno includere playlist curate editorialmente da Spotify – da RapCaviar e Viva Latino a Ultimate Indie e Alternative R&B ma anche playlist personalizzate come Discover Weekly, Release Radare Daily Mix”, spiega la società in una nota.

Tra le altre novità, anche l’aggiunta di suggerimenti per le playlist create dagli utenti, sulla base dei brani inclusi, e una modalità “low-data” che – a detta della società – abbassa l’utilizzo di dati internet di circa il 75%.

Restyling di Spotify: cosa cambia per la pubblicità?

Secondo quanto dichiarato da Danielle Lee, global head of partner solutions di Spotify, in occasione della presentazione del restyling a New York, la pubblicità video, audio e display avrà sempre lo stesso aspetto e verrà erogata allo stesso modo che nella versione precedente dell’app. Gli inserzionisti «non dovranno realizzare nuove creatività o modificare le loro campagne, perché esse verranno trasportate nel nuovo sistema man mano che gli utenti cambieranno versione dell’app».

L’obiettivo a lungo termine sarà quello di imparare di più dai consumatori, in modo da poter tagliare su misura le esperienze pubblicitarie sulla base delle loro abitudini e del loro utilizzo dell’app. Nel tempo infatti, secondo quanto ha spiegato la manager, i brand potranno estrarre sempre più dati di Spotify attraverso l’app gratuita, per migliorare il targeting della pubblicità e individuare nuove audience. Informazioni inerenti, ad esempio, lo stato d’animo o i gusti.

Attualmente la versione gratuita dell’app di Spotify conta circa 90 milioni di utenti, mentre quella ad-free a pagamento 70 milioni.

Adobe lancia un programma di certificazione sull’utilizzo della sua DMP

Spotify, Adobe e GroupM protagonisti della nostra rassegna di oggi.

Adobe lancia un programma di certificazione sull’utilizzo della sua DMP

Adobe ha lanciato un nuovo programma di certificazione insieme a Digitas, dedicato all’utilizzo della sua DMP e aperto sia ai partner della società che al pubblico. L’esame, che consentirà di determinare se i partecipanti possiedono le competenze necessarie per gestire la piattaforma dati, è volto a semplificare e standardizzare il processo di ricerca di esperti nell’uso di Adobe Audience Manager. Leggi di più su MediaPost.

Spotify, dopo la quotazione un maggiore focus sulla pubblicità?

Adesso che Spotify si è quotata in Borsa, aziende e agenzie si aspettano che l’app ponga un maggiore focus sul suo business pubblicitario. Nonostante la società di streaming musicale abbia rapidamente messo a punto una fiorente offerta adv, da settembre arricchita da una piattaforma self-service in programmatic, la sua maggiore forza rimane ancora la versione dell’app “ad-free” in abbonamento, da cui arriva la maggior parte dei suoi ricavi. Adesso il mercato attende un maggiore bilanciamento tra le parti. Leggi di più su Digiday.

GroupM, Irwin Gotlieb lascia il ruolo di chairman globale

Irwin Gotlieb lascia il ruolo di chairman globale di GroupM, passando a una posizione di senior advisor in WPP. Gotlieb, veterano della comunicazione, è stato CEO di GroupM dalla fondazione della divisione media nel 2003 fino al 2012, quando ha assunto il ruolo di Chairman globale. Dopo aver fondato MediaVest nel 1993, il manager si è poi unito alla squadra di WPP nel 1999 come primo ceo globale di Mindshare, per poi occuparsi del lancio di GroupM nel mondo. GroupM continuerà ad essere guidata da Kelly Clark, global chief executive della società dal 2016. Leggi di più su Campaign.

BuzzFeed accelera sul Programmatic, tra partnership e rapporti diretti con le aziende

Nella nostra rassegna di oggi parliamo della strategia ad tech di BuzzFeed, della quotazione sempre più vicina di Spotify e di una nuova acquisizione di Apple.

BuzzFeed accelera sul Programmatic

Il Programmatic è una delle parole d’ordine di BuzzFeed quest’anno. La testata, che ha cominciato a vendere spazi tramite piattaforma solo la scorsa estate, sta adesso spingendo l’acceleratore sul fronte ad tech, grazie a una serie di integrazioni con vari operatori del settore quali AppNexus, Index Exchange, Teads, OpenX, Rubicon Project e Kargo. E adesso l’intenzione è quella di portare il Programmatic Buying all’interno del team vendite, con l’obiettivo di avviare conversazioni non solo con trading desk e agenzie, ma anche direttamente con gli inserzionisti. Leggi di più su Digiday.

Spotify, la quotazione si avvicina

Secondo indiscrezioni, la quotazione di Spotify al New York Stock Exchange ha già una data più o meno precisa. L’app di streaming musicale diventerà pubblica nella settimana del 2 aprile, subito dopo Pasqua. Spotify non ha optato per il tradizionale processo di IPO in vista della quotazione, ma ha preferito scegliere il listing diretto, che non prevede la presenza di intermediari nè un prezzo iniziale per azione. Leggi di più su Variety.

Apple arricchisce l’app News grazie a una nuova acquisizione

Apple ha fatto shopping, acquisendo Texture, un’edicola digitale a pagamento che consente ai suoi abbonati di accedere a oltre 200 riviste per dieci dollari al mese. Proprietari del servizio erano un consorzio di grandi editori (tra cui Condé Nast, Hearst e Meredith), la società di telecomunicazioni Rogers Media e la compagnia di investimenti KKR, che la avevano lanciata nel 2012 come tentativo di creare una sorta di “Netflix” della stampa digitale. Adesso il colosso di Cupertino conta di integrare i contenuti di Texture all’interno della sua app News. Leggi di più su Venture Beat.

Spotify, ecco quanto pesa il Programmatic nel business pubblicitario

Spotify si prepara alla quotazione. L’app di streaming musicale ha ufficialmente presentato alla US Securities and Exchange Commission i documenti per lo sbarco a Wall Street, scegliendo la strada di un listing diretto (cioè senza intermediari) sul New York Stock Exchange.

I documenti presentati rendono pubblica una panoramica dei dati finanziari della società, utenti e business pubblicitario compresi. Scopriamo così che nel 2017 la società ha registrato 5 miliardi di dollari di ricavi e che nello stesso anno la raccolta pubblicitaria è aumentata del 41%, raggiungendo quota 147 milioni di dollari.

Una crescita trainata anche dal Programmatic: nell’anno il numero di impression vendute in maniera automatizzata sono aumentate del 31% e il costo medio per impression è cresciuto del 7%. Lo scorso anno il Programmatic ha coperto quasi la metà delle impression vendute su Spotify, il 49% per l’esattezza, ed ha fornito il 18% dei ricavi pubblicitari. Di per sé, la raccolta in programmatic è aumentata del 100% anno su anno nel 2017.

La vendita automatizzata di spazi, del resto, rimane centrale nella strategia dell’app, come ha dichiarato la stessa società: “Offrire agli inserzionisti ulteriori modi di acquistare la pubblicità in programmatic è un tema chiave con cui intendiamo espandere il nostro portafoglio di soluzioni pubblicitarie ed aumentare i nostri ricavi adv. Offrendo alle aziende maggiori ‘opzioni self-service’ ci aspettiamo di aumentare efficienza e scalabilità della nostra piattaforma pubblicitaria”.

All’interno dell’offerta adv di Spotify, i documenti hanno evidenziato anche le positive performance delle soluzioni Video, cresciute del 74% nel 2017 e oggi responsabili del 29% del business pubblicitario della piattaforma.

Ancora oggi la maggior parte del fatturato di Spotify (il 90%) proviene dagli abbonamenti – gli abbonati lo scorso anno erano 71 milioni, in crescita del 46% sul 2016. Ma l’app sembra essere molto focalizzata strategicamente sulla crescita della sua offerta ad-supported, che come dichiarato nei documenti per l’IPO è “un prodotto stand-alone forte e sostenibile con considerevoli opportunità a lungo termine di crescita”.

I documenti forniscono anche alcuni dati sull’utenza dell’app, che nel 2017 ha contato 159 milioni di utenti attivi al mese, e 92 milioni in particolare per la versione con pubblicità (in aumento del 19% sul 2016).

Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Nella rassegna internazionale di oggi, i nuovi progetti di due app di streaming musicale e di una società di ad tech.

Spotify al lavoro sul suo primo prodotto hardware

Non solo streaming musicale per Spotify. La società starebbe per debuttare nel mercato hardware, secondo quanto rivela un annuncio di lavoro della stessa azienda. Spotify sarebbe alla ricerca di un operation manager per un “prodotto hardware” e, nella descrizione della posizione, spiegherebbe apertamente di essere “al lavoro alla creazione del suo primo prodotto fisico” senza tuttavia fornire altri dettagli specifici. Visto il core business di Spotify, l’ipotesi più logica sarebbe probabilmente quella della produzione di speakers o di qualche altro oggetto connesso all’utilizzo dell’app. Leggi di più sul Guardian.

Tapad lancia una Customer Data Platform per il mercato delle telco

Il core business di Tapad è sempre stato quello del marketing cross-canale, offrendo supporto alle aziende che volevano raggiungere lo stesso utente attraverso vari dispositivi. Adesso, la società statunitense fa un passo avanti con il lancio di una Customer Data Platform (CDP), uno strumento volto ad aiutare i marketer a connettere e raggiungere sia i clienti esistenti che i nuovi. La piattaforma importa i dati di prima parte degli inserzionisti all’interno del già esistente device graph di Tapad e poi li attiva attraverso i vari partner della società come Facebook e The Trade Desk. La particolarità è che la CDP è tagliata sulle esigenze di specifiche industry: al momento sarà rivolta ai brand di telecomunicazioni. Leggi di più su MarTech Today.

L’app di streaming musicale Pandora apre al Programmatic Audio

Una nuova piattaforma di streaming musicale debutta nell’arena del Programmatic Audio. Pandora, concorrente di app come Spotify e iHeartRadio, ha annunciato che i suoi inserzionisti potranno adesso comprare i suoi spazi audio in modalità programmatica attraverso un private marketplace, utilizzando le DSP The Trade Desk, MediaMath e AudioMatic di AdsWizz. Tra i primi tester della soluzione ci sarebbero alcuni clienti di Omnicom Media Group, tra cui Volkswagen. Leggi di più su AdExchanger.

La pubblicità Audio batterà il Video nelle strategie delle aziende?

Tra pubblicità Audio e Video è battaglia o i due media sono complementari? Se lo chiede

Audio vs. Video

Il digital audio è uno dei media “hot” del momento e, nonostante la pubblicità video continui a farla da padrone negli investimenti delle aziende, gli spot “audio-only” sono in piena crescita, sia nelle strategie di marketing che a livello di prodotti e tecnologie a supporto. Quest’anno la competenza tra i due canali è forte, ma è giusto dire che l’uno sfida l’altro, o piuttosto si tratta di due strumenti complementari per dialogare con gli utenti? E’ la domanda che si pone Marco Bertozzi, Vice-President ed Head of Sales di Spotify EMEA. Leggi di più su Campaign.

Dati e privacy, oggi gli utenti sono più consapevoli

Con la GDPR alle porte, “dati” e “privacy” sono due temi particolarmente presenti nelle discussioni interne delle aziende. Ma cosa ne pensano, oggi, gli utenti della rete? Una ricerca condotta dalla DMA in UK ha evidenziato che, rispetto a qualche anno fa, l’attitudine delle persone nei confronti di questi due argomenti è profondamente cambiata, rivelando una maggiore consapevolezza non solo dei rischi ma anche dei potenziali benefici derivanti dalla cessione dei propri dati. Leggi di più su WARC.

EBay, 2018 all’insegna di AI, realtà aumentata e dati

EBay punta sulla tecnologia. La socierà di ecommerce lancerà nel corso di quest’anno una serie di prodotti di realtà aumentata per rendere l’acquisto e la vendita di oggetti sul suo sito più coinvolgente, e starebbe valutando anche la possibilità di avviare un programma di crediti per i venditori per incoraggiarli a investire sulla piattaforma. Strategici saranno anche intelligenza artificiale e dati, per personalizzare quello che l’utente vede nell’home page sulla base dei suoi gusti e preferenze. Leggi di più su Bloomberg.

Spotify, l’offerta evolve e il team si amplia: Elena Moriondo nominata Programmatic Account Director

Quando si tratta di pubblicità, gli utenti «possono chiudere gli occhi, ma non le orecchie». È questo, secondo Luca Daher, Sales Director di Spotify Italia, uno dei principali vantaggi dell’audio digitale. Per la sua stessa natura, il formato offre inedite opportunità ai marchi inserzionisti perché possono comunicare con gli utenti attraverso molteplici punti di contatto.

In questo contesto, cruciale è il ruolo dei dati e della tecnologia, che la piattaforma di streaming musicale impiega per segmentare i propri ascoltatori e vendere programmaticamente il suo inventario.

Qual è lo stato delle vostre capacità di automatizzazione pubblicitaria?

«Abbiamo cominciato a costruire la nostra offerta di Programmatic audio oltre un anno fa, dopo aver attentamente valutato le opportunità offerte da questo mercato e le diverse esperienze internazionali. L’audio digitale è uno dei principali traini dell’industria pubblicitaria e ha attratto un grande interesse da parte dei clienti.

Attualmente, permettiamo di comprare spazi in formati audio solo in ambienti mobile ma siamo al lavoro per permettere ai clienti di acquistare anche su desktop. Il formato video è invece venduto in maniera automatizzata su entrambi gli ambienti.

Il nostro inventario è acquistabile in modalità private marketplace e Open RTB, introdotto in seguito ad una fase di sperimentazione. Ad ogni modo, per i benefici portati in ambito targeting e qualitativo, riteniamo che le modalità private di scambio abbiano intrinsecamente un elevato valore aggiunto».

Questi investimenti in tecnologia hanno determinato, conseguentemente, anche investimenti in risorse umane esperte in quest’ambito.

«Esattamente. Proprio perché stiamo puntando sempre di più sul programmatic e crediamo fortemente nell’innovazione e nell’automazione, siamo impegnati nello sviluppo di un team prodotto competente e qualificato.

Faccio riferimento non solo alle nomine di Marco Bertozzi e Zuzanna Gierlinska, rispettivamente Vice-President of Sales e Head of Programmatic per l’Europa, ma anche al recente ingresso nella squadra italiana di Elena Moriondo, diventata Programmatic Account Director. Elena è investita della responsabilità di guidare e coordinare tutti i nostri accordi con i partner programmatici».

Quanto sono importanti i dati per una piattaforma come la vostra?

«Il nostro servizio di streaming musicale è imperniato sui dati e proprio per questa ragione abbiamo stipulato degli accordi strategici con le principali holding pubblicitarie per massimizzare il valore delle informazioni sugli utenti, basti pensare all’intesa con Wpp Data Alliance. In questo modo, riusciamo a confezionare i giusti set di dati per soddisfare al meglio le esigenze dei marchi inserzionisti».

Come sta andando il business di Spotify in Italia?

«Siamo entusiasti di come stanno procedendo le attività nel nostro Paese, come lo siamo anche per la scelta del nostro team. Per quest’anno, abbiamo registrato ottimi risultati, in linea con quanto ci aspettavamo. Gli investimenti in programmatic audio, d’altra parte, stanno restituendo i loro frutti, senza dubbio è un segmento in forte crescita. Registriamo anche un aumento dei nostri clienti, con relativo incremento dei settori merceologici con cui collaboriamo; abbiamo anche riscontrato una crescita nei progetti speciali curati in collaborazione con i nostri partner».

Nasce Spotify Ad Studio, la nuova piattaforma self-service per le campagne audio sull’app

Spotify punta sulla pubblicità audio con una novità: l’apertura di una nuova piattafoma per l’acquisto di pubblicità audio in modalità self-service.

Si chiama Spotify Ad Studio ed è attualmente in beta test negli Stati Uniti. Come spiega un blog post di Spotify, la piattaforma nasce con l’obiettivo di “rendere più facile che mai per le aziende raggiungere il giusto consumatore nel giusto momento”, attraverso strumenti per la creazione e gestione di campagne audio con budget flessibili, adatti anche ad imprese medie e piccole.

Ecco come funziona: per creare uno spot basterà caricare sulla piattaforma uno script e scegliere un sottofondo. A questo punto, Spotify Ad Studio assemblerà un annuncio completo. Sullo strumento sarà possibile anche caricare campagne già create. Ad Studio consentirà inoltre di mettere a punto il targeting dell’annuncio, sulla base di variabili come età, genere, localizzazione, attività e gusti musicali, e di decidere il canale di veicolazione della campagna (mobile, desktop o entrambi), la sua durata e il budget. Una volta partita la campagna, sarà possibile tracciarne i risultati.

«Con il lancio di oggi, continuiamo il nostro viaggio verso la realizzazione di una piattaforma pubblicitaria full-scale, che consenta agli inserzionisti di creare, targettizzare, ottimizzare e misurare il mezzo che produce risultati di business – commenta Khurrum Malik, global director of monetization product marketing di Spotify -. Il beta pubblico di Spotify Ad Studio è davvero la prima piattaforma pubblicitaria self-service che consente alle PMI di creare facilmente un annuncio audio in pochi minuti».