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Programmatic Day “re-live”: l’intervento di Luca Daher

La compravendita pubblicitaria automatizzata sta interessando in questi ultimi anni anche media legati a transazioni di tipo tradizionale.

Uno di questi è l’Audio: Luca Daher, Head of Ad Sales Southern Europe di Spotify, ha mostrato dal palco virtuale del Programmatic Day quanto il programmatic si stia dimostrando oggi un valido alleato per i brand che pianificano sulla piattaforma di streaming audio più popolare del mondo, grazie ad una sua fondamentale caratteristica: la flessibilità.

Ecco il video integrale del suo intervento:

Programmatic Day dà appuntamento il 16 giugno per la prima edizione online. Iscriviti!

Il Programmatic Day diventa “Live”, si sposta online e dà appuntamento a tutti i professionisti del marketing, della comunicazione e della pubblicità il 16 giugno, a partire dalle 9:00 per fare il punto sullo stato dell’arte e sui trend del programmatic advertising in Italia.

In un momento in cui le necessarie misure di distanziamento sociale chiamano gli organizzatori di eventi a creare nuove occasioni di aggiornamento, incontro e relazione, anche Engage raccoglie la sfida del digitale per uno dei suoi convegni di punta: Programmatic Day 2020 si svolgerà quindi completamente online, su una piattaforma dedicata in grado di “arricchire” la classica esperienza del meeting fisico con l’aggiunta di nuovi elementi di spettacolarizzazione e interattività.

La partecipazione all’evento è come sempre gratuita: è sufficiente registrarsi per avere accesso a partire dalle 8:45 di martedì 16 giugno alla piattaforma dedicata, dove una regia di tipo televisivo caratterizzerà le presentazioni dei relatori, mentre una serie di elementi interattivi, come sondaggi in tempo reale, live quiz e possibilità di proporre domande e interagire live con gli speaker renderanno la partecipazione all’evento più che mai coinvolgente.

Ricco come sempre il palinsesto di contenuti, a partire dalla rassegna su numeri e tendenze del programmatic advertising in Italia fotografati da una nuova edizione della ricerca YourSight e dalle nuove stime sugli investimenti a cura degli Osservatori Internet Media del Politecnico di Milano. Tra gli approfondimenti, spazio ai temi più caldi dell’universo ad tech: dal futuro del targeting nell’era del post-cookie alla media quality, passando per gli ultimi sviluppi ad tech che portano il “modello internet” della pubblicità anche al di fuori della rete, e in particolare nell’ambito dell’audio, della tv e dell’OOH.

Tra i partner di programmatic Day 2020 ci sono AdformRubicon Project, Spotify, Beintoo, IAS, Jellyfish, IGPDecaux, VioohEvolution Adv, NetMediaClick, Viralize, Flashtalking, 1plusX, SeedtagSublime, PubMatic, 4wMarketPlace. Partner tecnico per la virtualizzazione dell’evento è Starchestnut.

Partecipa a YourSight!

Aiutaci a individuare i trend emergenti della pubblicità online e del programmatic partecipando alla ricerca YourSight. I risultati al Programmatic Day! Compila il sondaggio qui sotto oppure clicca qui.

Spotify rende “addressable” la pubblicità sui podcast

Spotify spinge l’acceleratore sulla monetizzazione dei podcast con una importante novità, annunciata in questi giorni al CES di Las Vegas.

Si tratta di Streaming Ad Insertion, una suite di strumenti di marketing che mette a disposizione delle aziende varie informazioni sugli annunci sui podcast, come impression, frequenza, reach e insight sulle audience (come età, genere e dispositivo utilizzato). La suite sarà alla base del funzionamento dei nuovi Spotify Podcast Ads.

Spotify ha dichiarato che si tratta della prima volta che questo tipo di informazioni vengono rese disponibili per brand e creator nel mercato dei podcast.

Di fatto, lo strumento sfrutta l’erogazione in streaming dei podcast (in passato questi contenuti erano trasmessi per lo più tramite feed RSS, dunque scaricati) per offrire ai brand inserzionisti una serie di strumenti utili sia per la pianificazione di campagne sia per la loro misurazione, rendendo in poche parole la pubblicità sui podcast “addressable”.

“Grazie a una connessione diretta con milioni di ascoltatori di podcast, contenuti di primo livello e una robusta piattaforma di monetizzazione, Spotify è nella posizione migliore per rendere i podcast addressable per gli inserzionisti digitali – spiega la società in un blog post -. Gli Spotify Podcast Ads sono alimentati da Streaming Ad Insertion (SAI), che sfrutta lo streaming per mettere a disposizione l’intera suite digitale di strumenti di pianificazione, reportistica e misurazioni di Spotify. Gli Spotify Podcast Ads offrono la familiarità e la qualità della tradizionale pubblicità su podcast con la precisione e la trasparenza del marketing digitale di oggi”.

Lo strumento è stato già testato con risultati positivi da alcuni brand, tra cui Puma.

Streaming Ad Insertion è attualmente disponibile per i podcast originali ed esclusivi di Spotify solo negli Stati Uniti. La società ha dichiarato che valuterà l’espansione ad ulteriori mercati nel corso di quest’anno.

Video online e tv, l’Europa è un mercato frammentato

Oggi nella nostra rassegna parliamo di pubblicità video e audio e di una nomina globale di Spotify in campo adv.

Video online e tv, l’Europa è un mercato frammentato

Quando si parla di video online e TV, qual è la differenza tra Europa e Stati Uniti? La frammentazione del mercato innanzitutto, secondo Stephane Coruble, CEO di RTL AdConnect. L’Europa è fatta di tanti Paesi, e questo, per chi opera in campo pubblicitario, vuol dire avere a che fare con legislazioni differenti, ma anche con modi e tempi di fruizione dei media diversi (la penetrazione del SVOD varia dal 39% dell’Olanda al 13% dell’Italia) e, non da ultimo, con svariate tipologie di contenuto preferite dagli utenti: in UK piacciono musica e ballo, in Francia cibo e bevande, in Germania i viaggi, in Spagna la moda. E in Italia? L’intrattenimento per bambini. Leggi di più su ExchangeWire.

Il digital audio cresce. I dati di Dax sul mercato UK

La pubblicità digital audio cresce. Secondo uno studio condotto in UK da Dax, l’exchange di digital audio di Global, l’85% degli advertiser aumenterà i propri investimenti sul mezzo il prossimo anno, e il 75% conta di farlo nello specifico sui podcast. Sebbene complessivamente il sentiment sul digital audio sia positivo, le agenzie sembrano comunque essere più entusiaste dei brand: ben l’86% delle agenzie considera il digital audio un elemento chiave delle strategie media, mentre tra le aziende la percentuale scende del 66%. Leggi di più su Campaign.

Spotify ha un nuovo direttore creativo globale

Spotify ha un nuovo direttore creativo globale: Cameron Farrelly, ex manager di Vice Media e Universal Music Group. Dall’headquarter di New York, Ferrlly coordinerà la parte creativa delle attività di marketing per musica e artisti, e si occuperà anche dello sviluppo di campagne e attivazioni. Il suo ingresso in Spotify arriva a pochi giorni dalla notizia che il Global Head of Ad Sales Brian Benedik lascerà la società a settembre dopo sei anni. Leggi di più su Music Business Worldwide.

Su Spotify i brand ora possono targettizzare anche chi ascolta i podcast

Che Spotify stesse decisamente puntando sul mondo dei podcast è cosa ormai nota. Negli ultimi mesi l’app di straming ha messo a segno una serie di acquisizioni, quelle delle società specializzate Gimlet Media, Anchor e Parcast, che le hanno consentito di rafforzare la propria offerta di questo genere di contenuti soprattutto da un punto di vista editoriale, ponendo le basi per un successivo step: quello della monetizzazione.

Attualmente, anche in Italia, i podcast sono brandizzabili, ma la società svedese sta ancora affinando la messa a punto di un modello advertising dedicato proprio a questi contenuti, basato su migliori capacità di targeting, misurazione e reportistica. E proprio a proposito di targeting, Spotify ha appena annunciato una novità: la possibilità per i brand di targettizzare chi ascolta podcast.

Ciò significa che gli inserzionisti dell’app potranno individuare e raggiungere con le loro campagne non solo gli utenti di Spotify Free che ascoltano musica, ma anche chi ascolta podcast. Il nuovo strumento di segmentazione è disponibile in vari Paesi: in Italia, ma anche in USA, Canada, Messico, Brasile, UK, Francia, Germania, Spagna e Australia. In questi mercati, sarà possibile targettizzare gli utenti in base alle tematiche dei podcast che ascoltano, come comedy, lifestyle e salute, e business e tecnologia.

Tra i primi brand che stanno testando la novità ci sono Samsung e 3M.

In occasione dell’ultima trimestrale, Spotify ha dichiarato di avere 123 milioni di utenti mensili sulla versione gratuita della sua app (quella su cui c’è la pubblicità). Complessivamente, il servizio conta 217 milioni di utenti.

La global manager di Spotify: «Non sacrifichiamo la creatività a favore dei dati»

Oggi nella nostra rassegna parliamo di creatività data-driven, pubblicità per bambini e misurazioni multicanale.

La global manager di Spotify: «Non sacrifichiamo la creatività a favore dei dati»

Con la sempre maggiore popolarità del programmatic audio, il mercato non deve arrivare a sacrificare la creatività a favore dei dati. Ne è convinta Julie Clark, global head of automation sales di Spotify. «Ci siamo focalizzati troppo sull’analisi dei dati, e abbiamo dimenticato gli aspetti più legati al marketing e alla creatività. Penso ci siano enormi opportunità in essi», ha spiegato la manager in occasione di un evento a New York. Opportunità che hanno maggiore impatto laddove l’editore lavora all’unisono con il team creativo del partner pubblicitario, per sviluppare idee che riescano ad essere complementari con le decisioni data-driven. Leggi di più su The Drum.

Pubblicità per bambini, un mercato da 1,7 miliardi di dollari nel mondo

Entro il 2021 il mercato globale della pubblicità rivolta ai bambini toccherà il valore di 1,7 miliardi di dollari. Lo rivelano nuove stime di PwC, secondo le quali gran parte di questa cifra sarà spesa online, tra desktop e dispositivi mobili, dove gli inserzionisti sono alla ricerca di preziose inventory su piattaforme video on-demand come YouTube, motori di ricerca e social media. Leggi di più su AdWeek.

Duplicazione della reach tra le varie piattaforme: una questione prioritaria per le agenzie

Risolvere il problema della duplicazione della reach tra più piattaforme è oggi una delle principali priorità per le agenzie, secondo uno studio della American Association of Advertising Agencies (4A). Il report, che ha coinvolto oltre 600 membri dell’associazione con ruoli nei settori media, investimenti, ricerca e analytics, ha rivelato che per ben il 97% degli intervistati gli strumenti di misurazione dovrebbero fornire informazioni sulla total audience tra le varie piattaforme, e che per il 93% l’industria dovrebbe stabilire un metodo per determinare la reach non duplicata tra i vari canali. Leggi di più su MediaPost.

Spotify, cresce il programmatic. Ecco come sta evolvendo l’offerta dell’app di streaming

L’offerta editoriale e pubblicitaria di Spotify è in continua evoluzione. Recentemente, con l’acquisizione delle società specializzate Gimlet Media e Anchor, l’app è definitivamente entrata nel mondo dei podcast, non solo come distributore ma anche come produttore di contenuti, e anche in Italia sono stati realizzati i primi esperimenti “pubblicitari” su questo genere di contenuto, con i podcast brandizzati di Red Bull.

«Dove c’è la propensione alla creazione di contenuti c’è l’ascolto – ha spiegato a Programmatic Italia l’Head of Ad Sales Southern Europe di Spotify Luca Daher, intervistato in occasione di un evento della società con la stampa -. È quello che è successo con i podcast sulla nostra piattaforma, anche in Italia: man mano che sono aumentati i contenuti è cresciuta l’utenza. Ora stiamo cercando di valorizzare questo consumo crescente di podcast, anche presso le aziende, e devo dire che tra gli advertiser comincia ad esserci richiesta».

L’arrivo dei podcast amplia dunque il bacino di possibilità pubblicitarie di Spotify, che attualmente, a detta di Daher, è abbastanza equamente distribuito tra formati display, audio e video, e in cui la vendita automatizzata sta prendendo progressivamente sempre più piede: «Il Programmatic nella nostra offerta sta crescendo, anche abbastanza rapidamente e anche a livello di numero di clienti – ha dichiarato il manager -. Attualmente quasi tutta la nostra inventory è commercializzabile tramite piattaforma, ad eccezione della display mobile: quindi display desktop, e video e audio desktop e mobile».

E intanto evolvono anche le possibilità di targeting dell’app, da sempre fiore all’occhiello della società da un punto di vista pubblicitario: «Le possibilità di targeting di Spotify vanno oltre il normale targeting socio-demo, che ormai in tanti sono in grado di offrire. Noi riusciamo ad avere una visione anche “culturale” del pubblico, attraverso l’individuazione dei legami tra l’ascolto di un brano e determinati “momenti”, personali come la corsa al parco o sociali come i Mondiali di Calcio o le festività natalizie. Per i brand è fondamentale conoscere queste occasioni, per riuscire a pianificare il giusto messaggio nel momento ideale per il loro pubblico d’interesse».

Spotify quest’anno punta sui podcast. Anche da un punto di vista pubblicitario

In occasione del Ces di Las Vegas la scorsa settimana, Spotify ha fatto il punto sulla sua strategia riguardo una particolare tipologia di contenuto: i podcast.

L’app di streaming, infatti, quest’anno ha intenzione di puntare decisamente su questi contenuti: in piano ad esempio c’è l’intenzione di estendere ai podcast la tecnologia di personalizzazione già utilizzata per suggerire agli utenti brani musicali, aggiornare l’interfaccia dell’applicazione in modo da accedere più facilmente ai podcast e, non da ultimo, sfruttare questi contenuti – che concorrono a far aumentare  il tempo speso in generale sulla piattaforma – anche da un punto di vista pubblicitario.

In realtà, Spotify vende pubblicità sui podcast da metà dello scorso anno, ma adesso – con un’offerta di contenuti in costante aumento e un crescente interesse del pubblico – sarebbe giunto il momento di rendere l’offerta commerciale più scalabile. In tal senso, il management della società svedese starebbe considerando se ha senso acquistare all’esterno o costruire internamente una tecnologia per l’inserimento della pubblicità nei programmi, utile a rendere scalabile il passaggio da un metodo di vendita in-house (tramite il team commerciale della società) a uno programmatico.

In questo si inserirebbe anche la volontà di migliorare gli algoritmi che regolano i suggerimenti dei podcast: un impegno che tornerebbe utile non solo per la personalizzazione dei contenuti ma anche per il targeting pubblicitario. Dati come comportamenti e stati d’animo potrebbero infatti risultare particolarmente utili anche per l’erogazione di messaggi pubblicitari rilevanti all’interno dei podcast.

Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari in occasione dei Mondiali di Calcio

Oggi nella nostra rassegna parliamo di Visa, Facebook e Spotify.

Visa ripensa i propri obiettivi pubblicitari

Si avvicinano i Mondiali di Calcio, e Visa ne approfitta per ripensare il proprio modus operandi pubblicitario. In occasione della campagna di sponsorizzazione del torneo, la società avrebbe chiesto ai suoi partner creativo (AMVBBDO) e media (Starcom) di puntare non più ai tradizionali obiettivi di campagna, ma ad obiettivi più ampi di business. In particolare Visa vorrebbe che queste attività di comunicazione puntino a soddisfare priorità di business globali invece della sola awareness, come succedeva finora per le campagne in occasione di grandi eventi come Olimpiadi e Super Bowl. L’azienda valuterà dunque il successo delle campagne non più solo sulla base di reach ed engagement, ma anche in relazione, ad esempio, all’aumento della propria quota nel mercato del mobile commerce o alla risposta del pubblico all’incoraggiamento ad utilizzare all’estero le sue carte invece dei contanti. Leggi di più su Digiday.

Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace

Quasi due anni dopo il lancio della sezione di annunci, Facebook porta ufficialmente la pubblicità su Marketplace. A partire da questi giorni gli utenti potranno “spingere”, a pagamento, i loro annunci per renderli più visibili nel News Feed. Questo tipo di promozione sarà particolarmente semplice da utilizzare, richiedendo solo il setup di budget e durata della campagna, e non consentirà targettizzazione al di là dell’età (oltre i 18 anni) e del codice postale. Contemporaneamente, Facebook ha annunciato l’apertura di Marketplace anche alla pubblicità delle aziende, che potranno inserire la sezione annunci all’interno delle property del social su cui far comparire le proprie campagne. La funzione è operativa in USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda. Leggi di più su TechCrunch.

Spotify fa sul serio con il suo progetto hardware

Qualche mese fa, Spotify aveva iniziato a cercare talenti per la costruzione del suo primo prodotto hardware. Adesso l’ipotesi di un futuro lancio di un prodotto “fisico” sembra farsi ancora più concreta. La società si è infatti registrata alla Commissione federale per le comunicazioni americana, un procedimento indispensabile per vendere hardware negli Stati Uniti, in particolare per prodotti che utilizzano connessioni wireless. Secondo indiscrezioni circolate in passato, Spotify starebbe lavorando ad un dispositivo per le automobili, capace di far funzionare l’app di streaming musicale all’interno di veicoli più datati. Leggi di più su Variety.

Spotify, la pubblicità in Programmatic cresce del 94% nel Q1 2018

Cresce a ritmi vertiginosi il business programmatico di Spotify. In occasione del bilancio Q1 2018, il primo dalla sua quotazione a Wall Street all’inizio di aprile, la società ha reso noto che la raccolta dalla vendita pubblicitaria automatizzata è aumentata del 94% anno su anno.

Nonostante questo sorprendente incremento, la maggior parte del fatturato pubblicitario dell’azienda arriva da pubblicità venduta in maniera diretta. A fare la parte del leone resta la pubblicità audio, che copre gran parte del business adv dell’azienda e registra crescite solide, tuttavia più contenute di quelle del video. Complessivamente, la raccolta adv di Spotify nel trimestre ha raggiunto i 102 milioni di euro, in aumento del 38% anno su anno.

Spotify ha lanciato la versione beta della sua piattaforma pubblicitaria self-service Ad Studio lo scorso settembre, e da allora ha portato a bordo della soluzione centinaia di inserzionisti, “e altre migliaia in più si sono iscritte al programma per richiedervi accesso – spiega Spotify in una nota -. Sebbene ancora limitati, i primi risultati del prodotto sono stati incoraggianti, e ci aspettiamo che col tempo il self-service diventi una fetta significativa del fatturato della nostra app Ad-Supported“.

Adesso tra i prossimi obiettivi pubblicitari della società c’è quello di aprire la piattaforma a nuovi canali adv, come i podcast, e di sfruttare il proprio prezioso bacino di dati su preferenze e abitudini degli utenti al di là della pubblicità, per aiutare artisti ed etichette discografiche a commercializzare i loro prodotti. Spotify ha tra l’altro recentemente avviato un restyling della versione gratuita dell’app, con un’ampliamento delle funzionalità per gli utenti e, col tempo, maggiori possibilità di targeting pubblicitario.

Il fatturato complessivo di Spotify nel trimestre è cresciuto del 26% anno su anno a 1,13 miliardi di euro, con 170 milioni di utenti mensili attivi (+30%). Gli utilizzatori della versione gratuita e con pubblicità dell’app sono aumentati del 21% a 99 milioni, mentre quelli della versione a pagamento hanno raggiunto i 75 milioni (+45%). La società, tuttavia, continua a perdere denaro, con perdite operative pari al 5% del fatturato, e stima di raggiungere nel prossimo trimestre tra gli 1,1 e i 1,3 miliardi di euro di giro d’affari, in aumento del 29% anno su anno, ma potenzialmente al di sotto delle aspettative del mercato.

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