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Quello dell’ad tech è ancora un mercato frammentato. I dati di uno studio IDC

Nonostante le varie acquisizioni che si sono susseguite negli ultimi tempi, il mercato dell’ad tech, in particolare quello dei software pubblicitari, è ancora molto frammentato. Lo rivela uno studio di IDC, secondo cui nel 2017 i principali 15 fornitori di software pubblicitari rappresentavano meno del 40% del mercato complessivo, per lo più invece costituito da piccoli vendor specializzati con fatturati di minori dimensioni.

Quello dell’ad tech, del resto, è un mercato in crescita, e destinato a vivere un trend positivo anche nel prossimo futuro. Secondo lo studio, il settore nel suo complesso è aumentato del 38% anno su anno dai 9,2 miliardi di dollari del 2016 ai 12,7 miliardi del 2017, e la quota di ricavi da ad tech sul totale delle vendite pubblicitarie è aumentata dal 4% del 2016 al 4,7% del 2017, una percentuale che IDC stima possa arrivare al 7,8% entro il 2022.

Una crescita cui contribuirà l’aumento complessivo del volume della spesa adv e l’incremento delle tecnologie di automazione nei processi pubblicitari, ma soprattutto, secondo la società, la progressiva transizione dalla pubblicità su tv tradizionale a quella su digital video, nello specifico sulle tv connesse.

Big Data, quest’anno il mercato vale 46 miliardi di dollari

Quello dei Big Data è un mercato che non conosce crisi né tantomeno battute d’arresto.

Un rapporto pubblicato da MarketReseachReports.biz, dal titolo “The Big Data Market: 2016 – 2030 – Opportunities, Challenges, Strategies, Industry Verticals And Forecasts” presenta una valutazione approfondita del settore evidenziando i principali motori di crescita, le sfide, il potenziale di investimento e le diverse opportunità. Il documento contiene, inoltre, stime riguardanti le dimensioni del mercato dell’hardware, del software e dei servizi professionali dal 2016 al 2030.

Big Data nacque originariamente come termine per descrivere set di dati la cui dimensione andava oltre la capacità dei tradizionali database di catturarli, immagazzinarli e gestirli e analizzarli. Il perimetro di questa espressione si è significativamente espanso con il passare degli anni. Big Data ora si riferisce non solo ai dati stessi ma anche ad un insieme di tecnologie che immagazzinano, gestiscono e analizzano grandi e variabili quantità di informazioni dati per risolvere problemi complessi.

Ecco le conclusioni formulate dalla ricerca:

  • Nel 2016, i venditori di Big Data intascheranno oltre 46 miliardi di dollari da hardware, software e ricavi da servizi professionali;
  • Gli investimenti in Big Data sono attesi in aumento ad un tasso di crescita annuo composto (CAGR) del 12% nei prossimi quattro anni, totalizzando oltre 72 miliardi di dollari entro la fine del 2020;
  • Il mercato è maturo per acquisizioni di startup, contemporaneamente aumenta la competizione tra gli incombenti;
  • Quasi ogni venditore IT di grandi dimensioni possiede un portafogli Big Data;
  • Allo stato attuale, il mercato è largamente dominato, in termini di ricavi, da vendite hardware e servizi professionali;
  • A tendere, i venditori software, in particolare quelli nel segmento di analytics di Big Data, aumenteranno significativamente il loro peso nel mercato;
  • Entro la fine del 2020, SNS Research si aspetta che i ricavi da software Big Data eccederanno gli investimenti in hardware di oltre 7 miliardi.