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GDPR: Facebook aggiorna le custom audience per creare più trasparenza

Facebook sta apportando dei cambiamenti nel modo in cui gli inserzionisti gestiscono le custom audience (ossia le liste personalizzate di utenti a cui inviare campagne), per offrire agli utenti maggiore trasparenza sul perché vedono un determinato annuncio nel loro news feed.

A partire dal prossimo 2 luglio, gli inserzionisti dovranno specificare l’origine delle informazioni sugli utenti che costituiscono la custom audience, nel momento in cui la caricano sulla piattaforma.

“durante il caricamento di un file di clienti, gli inserzionisti dovranno indicare se le informazioni sono state raccolte direttamente dagli utenti, fornite da partner, o una combinazione delle due cose,” scrive Facebook.

Questo nuovo requisito permetterà agli utenti di ottenere informazioni specifiche circa il motivo per cui vedono un annuncio. Cliccando sul bottone “Why I’m seeing this?”, saranno per esempio in grado di sapere il motivo della loro appartenenza a una custom audience, e anche se l’inserzionista li ha raggiunti tramite il numero di telefono o l’indirizzo email.

L’aggiornamento è parte degli sforzi che Facebook sta compiendo per costruire un clima di maggior responsabilità attorno alle informazioni sui suoi utenti usate per la pubblicità – impegno che la società si è assunta dopo la vicenda Cambridge Analytica -. Allo stesso tempo, si può leggere in questa iniziativa anche un legame con il GDPR, il nuovo Regolamento europeo con la privacy che sta costringendo tutti gli attori della pubblicità a fornire agli individui informazioni più trasparenti sul modo in cui i loro dati vengono raccolti, trattati ed elaborati.

Twitter prepara la sua offerta in programmatic. E non sarà un “walled garden”

In un mercato in cui i social network creano “giardini chiusi” intorno alla loro offerta data-driven, con l’obiettivo di mantenere un alto controllo del proprio patrimonio di dati e non solo, una piattaforma manifesta l’intenzione di approcciare il programmatic in maniera totalmente diversa.

Si tratta di Twitter che, secondo indiscrezioni riportate da AdAge, starebbe mettendo a punto un piano per portare al di fuori dei propri canali la sua inventory pubblicitaria in programmatic. Il social, in particolare, starebbe puntando a varie integrazioni con DSP e trading desk.

Questo significa che le sue audience potrebbero presto essere acquistabili in modalità automatizzata tramite piattaforme esterne, con un conseguente maggior controllo della spesa da parte degli inserzionisti. Cosa che potrebbe fare molto piacere alle aziende, oggi più che mai attente al tema della trasparenza, e che costituisce una vera rarità nel mondo dei social. In questo settore, infatti, gli operatori di solito vendono i loro spazi esclusivamente tramite le proprie piattaforme, recintando la propria offerta pubblicitaria all’interno di cosiddetti “walled garden” non integrati col resto dell’ecosistema digitale.

Twitter starebbe testando la nuova offerta pubblicitaria con alcune aziende e agenzie ed avrebbe in piano di avviare accordi con i trading desk delle principali holding pubblicitarie, come WPP, Dentsu Aegis e Omnicom, e con varie DSP.

La società ha deciso dunque di puntare sull’ad tech per dare una spinta alle proprie performance pubblicitarie, come del resto aveva comunicato già in occasione della sua quarta trimestrale 2017 un mese fa. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, Twitter ha visto crescere solo dell’1% i propri ricavi pubblicitari, a quota 644 milioni di dollari. E adesso intende attirare nuovi inserzionisti cercando di capitalizzare al massimo le proprie risorse: un’offerta composita di formati e un patrimonio non indifferente di dati sugli utenti.

Twitter dà il via agli alpha test per un’offerta programmatica. Colloqui con varie DSP

C’è il Programmatic tra i driver della ripartenza di Twitter, o almeno è uno dei temi su cui il social network concentrerà la sua attenzione nel prossimo futuro, secondo quanto ha rivelato la società californiana in occasione della pubblicazione dei propri dati di bilancio relativi al Q3 2017.

Durante la call con gli investitori, il management di Twitter ha annunciato che tra le priorità della società ci sarà anche l’introduzione di nuove modalità di acquisto degli annunci, con la messa a punto di un’offerta programmatica.

Non si tratta solo di un’intenzione, per il social dei cinguettii: Twitter infatti avrebbe già avviato i primi alpha test per un’offerta di buying automatizzato via RTB, che, secondo quanto ha spiegato il COO Anthony Noto, consentirebbe alla società di «attingere a nuovi canali di domanda al di fuori di video e social».

«Pensiamo sia un’opportunità reale quella di riuscire ad attingere ai budget display premium delle aziende – cosa che attualmente non facciamo – e crediamo che il nostro prodotto RTB potrebbe essere molto competitivo sulla display premium da un punto di vista della domanda», ha spiegato Noto.

Twitter starebbe dunque negoziando delle partnership con varie DSP, con l’intento di costruire domanda attorno a questo nuovo prodotto, che di fatto potrebbe consentire al social di monetizzare inventory su utenti non loggati attraverso fonti di domanda terze.

Noto ha comunque sottolineato che i lavori sono ancora al livello di testing di tecnologie e che prevedibilmente non si vedranno effetti reali nell’immediato futuro, «ma pensiamo questa sia una reale opportunità su cui vale la pena investire».

Snapchat, in piano l’aumento delle inventory disponibili in programmatic

Aumenta l’inventory programmatica di Snapchat.

Secondo quanto riporta il sito Digiday, citando fonti vicine alla notizia, il social network del fantasmino avrebbe nei piani di aumentare la quantità di pubblicità acquistabile in modalità automatizzata all’interno degli show diffusi nel contenitore Snapchat Discover. Le Snap Ads su questo tipo di contenuti sono già parzialmente acquistabili in programmatic, attraverso la piattaforma Ad Manager del social, ma solo una piccola parte: la maggior parte di esse infatti è transata in modalità diretta, e in alcuni casi Snap ne gestisce la vendita in collaborazione con i responsabili dei contenuti, broadcaster del calibro di NBCUniversal e Viacom.

Una strategia che però, a detta della testata americana, non starebbe dando i risultati sperati. Dei tre/quattro spazi pubblicitari all’interno di ogni episodio, alcuni in certi casi sarebbero andati invenduti. Nonostante la popolarità di alcuni show, Snapchat avrebbe avuto problemi a riempire le inventory per due motivi: inesperienza nella vendita di questi tipo di contenuti e mancanza di dati da mostrare agli inserzionisti per testimoniare il successo dei programmi.

Per ovviare a questo problema, Snap avrebbe quindi deciso di puntare maggiormente sulla vendita programmatica, a sostegno di un business, quello dei contenuti monetizzabili, su cui il social sta accelerando fortemente: la piattaforma sta continuando a stringere importanti accordi con produttori di contenuti – ultimo quello con Eurosport per le Olimpiadi Invernali 2018 – ed è attualmente alla ricerca di un Head of Brand Integration cui affidare la responsabilità di vendere brand e product placement all’interno di questa programmazione.

Attualmente gli inserzionisti, oltre che all’interno degli show, possono acquistare Snap Ads (formati video verticali da 10 secondi) in programmatic anche sulle Stories pubbliche degli utenti, su quelle curate dallo stesso Snapchat e sui canali degli editori nello spazio Discover. Questi acquisti possono essere effettuati sia tramite la piattaforma self-service del social, che tramite i partner API pubblicitari del social, come 4C, Kenshoo e Videology.

Nasce LinkedIn Audience Network: il social estende la sua reach pubblicitaria a siti e app esterni

LinkedIn estende la sua reach pubblicitaria. Tre anni dopo Facebook (era il 2014), il social “pro” lancia il suo Audience Network, una piattaforma che consente agli inserzionisti di acquistare pubblicità su siti e app esterni al proprio feed.

Ad annunciarlo è la stessa LinkedIn, con un blog post ufficiale in cui il Product Management Divye Khilnani spiega che si tratta di un network di pubblicità nativa grazie al quale le aziende postranno posizionare Sponsored Content su property terze di alta qualità, sia su mobile che su desktop.

In tal senso, LinkedIn sfrutterà il suo legame con Microsoft (da cui è stata recentemente acquisita): tra le property esterne ci saranno infatti MSN e Outlook.com, a cui se ne aggiungeranno altre tramite integrazioni con exchange pubblicitari come MoPub, Google’s AdX, Rubicon Project e Sharethrough.

Per il momento, LinkedIn Audience Network sarà limitata ai soli post sponsorizzati, ma in cantiere c’è già la possibilità di estenderlo ad altri formati come il video native.

A garanzia dell’alta qualità dei posizionamenti, LinkedIn avrebbe predisposto una whitelist di editori desktop considerati brand-safe, e per le app starebbe lavorando con gli ad exchange partner per bloccare determinate categorie poco in linea con un pubblico business, come scommesse e dating. Khilnani ha aggiunto che la piattaforma ha investito nella progettazione di misure di brand safety per l’erogazione di pubblicità solo su contenuti di qualità.

Alla fase beta di LinkedIn Audience Network hanno partecipato 6 mila inserzionisti, che hanno raggiunto in media un aumento tra il 3% e il 13% delle impression uniche erogate e dell’80% di click unici. Alcuni di essi hanno riscontrato anche un tasso di engagement quattro volte più alto rispetto a campagne non erogate sull’Audience Network.

Creare annunci adv su Snapchat: arriva un nuovo strumento self-service

Mentre l’azienda cui fa capo, Snap Inc., si mostra particolarmente interessata all’acquisizione di startup in ambito ad tech, Snapchat annuncia ufficialmente la disponibilità di un nuovo strumento volto a facilitare la vita dei suoi inserzionisti.

Si chiama Snap Publisher e, annunciato un mese fa, è ora disponibile per tutte le aziende che investono sul social a livello globale. Si tratta di uno strumento self-service che consente di creare in pochi passi un annuncio ad hoc per la piattaforma, senza l’intervento di società terze. Tra i suoi principali vantaggi c’è quello di poter convertire un video orizzontale in un formato verticale ottimizzato per Snapchat, ma il tool permette anche di arricchire gli spot con testi e animazioni, e di generare versioni multiple di Snap Ads (video verticali di massimo 10 secondi). Tutti procedimenti che normalmente comportano dei costi aggiuntivi per le aziende.

La nuova funzione va ad arricchire Ad Manager, la piattaforma recentemente lanciata da Snapchat per consentire ad inserzionisti di tutte le dimensioni di acquistare, creare e targettizzare campagne sul social network in modalità self-service.

Non c’è dubbio che Snapchat stia ultimamente muovendosi molto sul fronte pubblicitario, con una serie di arricchimenti della propria offerta commerciale e varie partnership e acquisizioni nel campo della misurazione e dell’attribuzione. Ma bisogna vedere se la messa a disposizione degli inserzionisti di strumenti efficienti e trasparenti per l’acquisto di pubblicità sarà affiancata anche da una crescita del numero di utenti. Per quello bisognerà aspettare la prossima trimestrale della società, i cui dati verranno ufficializzati il mese prossimo.

Nel primo trimestre 2017 il social ha raggiunto i 166 milioni di utenti unici giornalieri, contro i 188 attesi dagli analisti.

Pinterest si rafforza sul fronte Programmatic con un nuovo Head of Ad Products

Ha un lungo passato in Google il nuovo Head of Ad Products di Pinterest.

Si chiama Jon Alferness ed è l’ex vp of product management dei prodotti shopping e travel di Big G. Alferness ha lavorato per 13 anni in Google, per lo più sul fronte search, mobile display e nell’ad network AdMob. In Pinterest si occuperà di guidare la strategia pubblicitaria a livello globale, sovrintendendo anche allo sviluppo di nuovi formati e di nuove tecnologie di targeting. Riporterà al presindente di Pinterest Tim Kendall.

In Pinterest arriva anche Meredith Guerriero, in qualità di head of partnerships East Region dell’area USA e come capo degli uffici di New York. Guerriero viene da Facebook, dove dal 2015 è stata direttore dei mercati pubblicitari verticali salute, grocery e politica, ma ha precedentemente lavorato per 10 anni in Google, sui prodotti search, mobile e programmatic.

La formazione programmatica dei due manager non è un caso. Da qualche tempo Pinterest ha potenziato la propria offerta sul fronte targeting, cercando di sfruttare sempre più il bacino di dati sugli utenti a sua disposizione. Solo un paio di mesi fa, il social aveva annunciato la disponibilità di un nuovo strumento di targeting basato sul riconoscimento delle immagini e alimentato da tecnologie di Intelligenza Artificiale. All’inizio dell’anno, invece, sulla piattaforma erano stati attivati gli “ad groups”, una sorta di contenitori di Promoted Pin, capaci di fornire alle aziende più controllo su come acquistare, targettizzare ed erogare le campagne.

Inventory aggregate in base alle performance: la novità di MoPub

MoPub, l’ad exchange di Twitter, mette in campo una nuova soluzione per gli acquisti di pubblicità.

La piattaforma ha lanciato, dopo cinque mesi di beta test, un nuovo prodotto di targeting che consente agli inserzionisti di aggregare tipologie di inventory in base alle performance. Le aziende potranno ad esempio scegliere di pianificare sul pacchetto “banner ad alto CTR” (i migliori banner classificati ogni 24 ore in base al CTR) se puntano ad installazioni di app, o piuttosto sul pacchetto “alto tasso di completamento video: maggiore di 15 secondi skippabile” (i formati video con più alto livello di completion rate tra quelli che durano meno di 15 secondi”) se hanno obiettivi di brand awareness.

“Con oltre 49 mila app presenti sul marketplace di MoPub (e il numero è in crescita), abbiamo percepito dai nostri inserzionisti il bisogno di avere delle modalità più facili di segmentare e targettizzare le inventory per raggiungere le audience – spiega Twitter in un blog post ufficiale -. Disegnati per far questo, i pacchetti di inventory sono delle raccolte di spazi con caratteristiche condivise, che le aziende possono targettizzare sul nostro exchange. Con questa soluzione, i nostri partner possono scoprire più facilmente nuove inventory per targettizzare i loro consumatori, allo stesso tempo effettuando acquisti in maniera scalabile per aumentare le performance delle loro campagne”.

La soluzione, disponibile a livello globale, comprende al lancio otto pacchetti, a cui se ne aggiungeranno altri nei mesi a venire, sulla base dei feedback provenienti dai partner della piattaforma. All’interno dei pacchetti sarà poi possibile targettizzare specifiche audience utilizzando gli strumenti di targeting dell’ad exchange, come i nuovi “audience packages” che sfruttano i dati di Twitter.

Le aziende potranno acquistare i pacchetti utilizzando i Deal ID, il che evita di dover manualmente creare e mantenere blacklist e whitelist.

Il 66% delle aziende conta quest’anno di aumentare gli investimenti in Programmatic

L’80% delle aziende è “in confidenza” o “estremamente in confidenza” con il programmatic advertising, e il 66% afferma che gli acquisti automatizzati portano un ROI più elevato rispetto a quelli tradizionali. Circa due terzi hanno ampliato le campagne in programmatic anche ai dispositivi mobili nel 2016, e il 68% conta di aumentare i propri investimenti in retargeting quest’anno.

Sono i risultati di uno studio di AdRoll, condotto su 1300 aziende in Europa e Nord America che usano la piattaforma di prospecting e retargeting.

Il report ha evidenziato anche come circa due terzi delle aziende coinvolte ha intenzione di aumentare la propria spesa in programmatic quest’anno e, se nel 2013 solo il 7% dei brand riservava oltre la metà della propria spesa alla pubblicità data driven, nel 2016 la quota ha superato il 50%; d’altro canto la percentuale di chi investe meno del 10% dei propri budget sul programmatic è scesa dal 40% all’8% nello stesso intervallo di tempo.

In crescita anche l’utilizzo del programmatic sui social media: AdRoll rileva che nel 2016 oltre il 75% delle aziende ha deciso di condurre campagne data driven sulle piattaforme social, e chi ha esteso le campagne dal solo web ai social ha visto un aumento medio del click-through rate di oltre il 66% e una crescita complessiva delle impression del 43%. Il 77% delle aziende intervistate ha condotto campagne in programmatic sui social media nel 2016, contro il 53% su mobile e il 37% sul video.

Per il 32% delle aziende il Programmatic è stato il canale più di successo per attrarre nuovi consumatori, al terzo posto dopo i social paid (54%) e i social owned (35%).

Tra i principali temi sollevati dalle aziende nella ricerca, quello di una corretta attribuzione, considerato “importante” o “importante in maniera critica” da circa il 75% dei brand coinvolti. Se la maggior parte degli intervistati ha ammesso di fare riferimento ai modelli di attribuzione first-click o last-click, quasi il 60% ha affermato di avere in piano per quest’anno un cambiamento di approccio rispetto a questi metodi.

RadiumOne, rebranding per il tool di social tracking Po.st: diventerà Sharing Analytics

Era il 2011 quando RadiumOne lanciava Po.st, lo strumento di social sharing che consentiva la condivisione di contenuti online su Facebook, Twitter, LinkedIn e altre piattaforme.

Ora, sei anni dopo, la società lancia un rebranding del tool, che entrerà a far parte della suite di strumenti di marketing di RadiumOne con il nuovo nome di Sharing Analytics. Le funzionalità dello strumento rimarranno le stesse: fornire un’analisi accurata dei consumatori per identificare nuovi prospect ed erogare messaggi più personalizzati.

“Sharing Analytics fornisce informazioni non solo sui primi utenti dei siti o dei canali social di un’azienda, ma anche su chi riceve il contenuto condiviso”, spiega la società sul suo sito. Attraverso lo strumento, infatti, è possibile creare brevi link brandizzati che, oltre a migliorare il click-through-rate delle campagne di marketing, consentono alle aziende di ricavare dati importanti sugli utenti che ci cliccano sopra, per una targettizzazione più efficace di messaggi e campagne.

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