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LinkedIn aggiorna Marketing Solutions: arrivano nuove funzioni per generare lead

LinkedIn ha aggiornato alcune funzioni presenti in Marketing Solutions, la sua piattaforma tecnologica dedicata agli inserzionisti. Sono state annunciate l’espansione di Lead Gen Forms alle Sponsored InMail e un nuovo formato pubblicitario dinamico.

In particolare, Lead Gen Forms per le Sponsored InMail consente alle aziende di raccogliere lead in scala utilizzando un nome di un potenziale cliente, un indirizzo email, un titolo professionale, il nome dell’azienda e altre informazioni legate a un profilo. Grazie a questo strumento sarà possibile raggiungere oltre 530 milioni di utenti con un messaggio di posta personalizzato. Il social network ha anche ufficializzato l’aggiunta di Custom Questions a Lead Gen Forms.

In aggiunta, LinkedIn ha rilasciato una nuova soluzione per gli annunci dinamici per i lead, per aiutare gli utenti a generare lead e scaricare contenuti direttamente dall’unità pubblicitaria.

“Con un paio di click sulla creatività, gli utenti possono inviare il nome completo e l’indirizzo email senza dover scrivere le informazioni con la propria mano”, spiega in un articolo pubblicato sul blog della società Jack Moore, senior product manager per LinkedIn Marketing Solutions, “Ogni volta che qualcuna manderà informazioni attraverso l’annuncio, il contenuto sarà automaticamente scaricabile”.

LinkedIn, più dati a disposizione delle aziende

Più dati sulle campagne e possibilità di targettizzazione per chi pianifica su LinkedIn.

Il social network dei professionisti ha infatti stretto un accordo con la società di data intelligence per il marketing DataSift, che consentirà ai clienti di quest’ultima – tra cui si annoverano Publicis Media, Mindshare e Motley, piattaforma di analytics di Dentsu Aegis Network – di avere più informazioni sugli annunci e più segmenti di audience nel momento in cui acquistano inventory sulla piattaforma.

In sostanza, LinkedIn “venderà” i propri dati a DataSift, anche se in effetti, da quest’ultima non avrà un tornaconto economico. L’intenzione del social network sarebbe infatti quella di spingere più inserzionisti ad acquitare pubblicità sulla sua piattaforma, e a spendere di più per essa, avendo a disposizione strumenti che consentono migliori opzioni di targeting e dunque una maggiore ottimizzazione dei propri investimenti.

Secondo i suoi più recenti dati finanziari prima dell’acquisizione da parte di Microsoft per 26,2 miliardi di dollari, LinkedIn acquisiva solo il 18% del proprio fatturato (ossia 175 milioni su 960 milioni totali) dalla raccolta adv, indicata come “Marketing Solutions”, e nei piani della società c’è adesso sicuramente una crescita del business pubblicitario.

Secondo il ceo di DataSift Tim Barker, l’accordo avrà ripercussioni positive non solo a livello di media planning, ma anche di content marketing e di native advertising. «L’obiettivo è di fornire insight che aiutino le aziende ad identificare sia il pubblico da raggiungere con le proprie campagne su LinkedIn, sia il tipo di contenuti che hanno più appeal». Di fatto, come sottolinea Sudeep Cherian, group manager di LinkedIn Marketing Solutions, la partnership rappresenta «fino ad ora il più completo accordo di data licensing» per il social.

Grazie all’intesa tra le due società, le aziende potranno ora effettuare ricerche sul comportamento di determinate fasce di pubblico di LinkedIn, analizzare segmenti di audience per carica, competenze e localizzazione geografica, e identificare i segmenti sulla base della loro interazione con contenuti sovrapponibili a propri modelli. Potranno inoltre effettuare analisi sulla concorrenza, osservando come gli utenti di LinkedIn interagiscono con gli altri brand, e targettizzare non solo i propri annunci pubblicitari ma anche i contenuti.

Pinterest rafforza l’offerta pubblicitaria con nuovi strumenti di misurazione e targeting

Pinterest rinnova il suo programma pubblicitario aprendo la sua API a 15 ad-tech esterne. L’integrazione dovrebbe permettere ai marchi di veicolare pubblicità più mirata offrendo loro, al contempo, migliori strumenti di reportistica.

Il business pubblicitario del social è decollato più lentamente rispetto a Google, Facebook e Snapchat. E per recuperare, la società ha rilasciato nell’ultimo anno nuove soluzioni per il video e il targeting.

Sul lato misurazioni, Moat sarà il partner incaricato di tracciare la viewability per gli inserzionisti; AppsFlyer, Kochava, Tune, Adjust e Apsalar sono scelti per rafforzare gli strumenti mobile. Proseguono le collaborazioni già siglate con Oracle Data Cloud e Millward Brown Digital, sempre in ambito misurazioni.

Per quanto riguarda l’utenza, Neustar, Krux, mParticle ed Experian sono stati integrati per consentire agli inserzionisti di collegare i propri dati con gli insight di Pinterest ed avviare, così, nuove tattiche di targeting.

Infine, Sprinklr, Adglow, Bidalgo e AdParlor, promuoveranno ai loro clienti le offerte pubblicitarie del sito, mentre Socialbakers opererà nell’area contenuti per i marchi.

L’ultima trovata di Twitter: usare le emoji per il targeting

Manca poco più di un mese al World Emoji Day, evento globale dedicato alle “faccine” che si celebrerà il 17 luglio, ma Twitter ha deciso di non farsi trovare impreparata per l’occasione.

Con un articolo pubblicato sul blog della rete sociale di micro-blogging, Neil Shah, Product Manager Ads API, ha comunicato l’introduzione di uno strumento di targeting basato sulle emoji all’interno Twitter Ads. D’ora in poi, gli inserzionisti possono raggiungere, in maniera mirata, le persone che hanno inviato un tweet contenente un emoji o che hanno interagito con un tweet simile con un gamma di attività che comprende il retweet, il gradimento e la risposta.

Più semplicemente, se un utente in una determinata località twitta includendo l’emoji della fetta di pizza o dell’hamburger, potrà visualizzare annunci da ristoranti locali che servono proprio quelle pietanze. E lo stesso varrà per le emoji raffiguranti passioni, interessi o stati d’animo.

Non deve stupire che Twitter intenda sfruttare il potenziale delle emoji col fine di raffinare i propri strumenti pubblicitari. Come ha fatto notare Shah nel suo post, la Parola dell’Anno eletta nel 2015 dall’Oxford Dictionary, uno tra i più autorevoli dizionari di lingua inglese, è stata proprio una faccina, e in particolare quella che ride in lacrime: una vera e propria legittimazione per questo genere di pittogrammi, ormai divenuti onnipresenti in tantissimi contesti di comunicazione. Un dato tra tutti: sono 110 miliardi le emoji twittate dal 2014 secondo un conteggio effettuato dal social guidato da Jack Dorsey.

La nuova funzionalità è disponibile globalmente a tutti i marchi attraverso i partner Ads API selezionati da Twitter, ovvero AdParlor, Amobee, HYFN, Perion, SocialCode e 4C.

Il Programmatic advertising in Italia verso un +90% nel 2015. Rappresenterà circa il 20% della Display

Per il mercato della pubblicità su internet si stima un 2015 di crescita, con un trend pari a circa un +10%. E’ questa una delle evidenze messe in luce dall’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano in occasione del convegno “Internet Advertising: verso il 30% del mercato”.

Andrea-Rangone-PoliMi
Andrea Rangone

Un titolo un programma: «Gli Internet Media potrebbero raggiungere nel 2015 una quota di mercato pari al 15% del totale mezzi, in uno scenario complessivo che in 7 anni ha bruciato quasi un quinto del suo valore», ha spiegato Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano. «È soprattutto nel mercato pubblicitario che gli Internet Media risultano sempre più decisivi. Di fatto, internet è da due anni il secondo mezzo per investimenti pubblicitari in Italia, dopo il sorpasso sulla Stampa avvenuto nel 2013; con un +11% nel 2014 (per un valore pari a 1,94 miliardi di euro, ndr), ha raggiunto una quota di mercato pari al 27% e nel 2015 stimiamo possa arrivare a valere il 30% del totale mercato pubblicitario sui Media italiani».

Tra i principali fattori che guidano il trend di crescita, come detto atteso su circa +10%, indicato anche il Programmatic advertising. In particolare, si legge nella nota diffusa alla stampa, la compravendita attraverso piattaforme automatizzate di Programmatic, si prevede crescerà quest’anno del 90% circa, passando dal 10% a quasi il 20% del Display Advertising.

Oltre al Programmatic, si confermano trainanti la pubblicità sui Social Network, che ci si aspetta registri un trend superiore al +40% (dopo il +70% del 2014), arrivando a valere circa il 20% del Display Advertising, grazie all’audience raggiunta e all’elevata capacità di profilazione; i ricavi legati al Video Advertising, che potrebbero crescere di un ulteriore 15% nel 2015; la raccolta pubblicitaria su Smartphone, che ci attendiamo aumenti di circa il 40%, avvicinandosi al 20% del mercato Internet Advertising; in ultimo, ma non ultimi, sono indicati come trainanti per la crescita del mercato adv online i ricavi pubblicitari legati alle App su Tablet, che potrebbero registrare un tasso di crescita tra il +40% e il +50%.

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